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Il Premio Celle 2024 al poeta Gian Mario Villalta

Il Premio Celle 2024 al poeta Gian Mario VillaltaMilano, 30 mag. (askanews) – “Negli ultimi 40 anni i nostri genitori hanno dato tanta energia a questo luogo. Celle è stata custodita, protetta e rinnovata con un progetto dove l’arte e in particolar modo l’arte ambientale è stata al centro del loro interesse. Guardando al presente e a questi mesi appena trascorsi, abbiamo dimostrato di voler proseguire sulla strada già tracciata da loro. Celle è davvero un patrimonio dell’umanità e l’energia di noi quattro fratelli è indirizzata a realizzare sempre al meglio questa sua prerogativa”.Con queste parole Paolo Gori, Presidente della Giuria del Premio Celle Arte Natura, composta da Antonio Franchini, Andrea Mati, Silvio Perrella, Antonio Riccardi, Sandro Veronesi, Caterina Gori ha aperto la conferenza stampa di presentazione del Premio che si è tenuta quest’anno, come d’abitudine, alla Collezione. Domenica 2 giugno, a partire dalle ore 15, nell’anfiteatro di Beverly Peppers, dentro la fattoria di Celle, si terrà la vera e propria cerimonia di consegna del Premio. Antonio Riccardi presenterà il nuovo libro di Gian Mario Villalta Prima che l’oscurità rassicuri la sera (Edizioni Gli Ori), con opere di Vittorio Corsini. A seguire Garden in motion, spettacolo dei Kataklò Athletic Dance Theater, per la regia di Giulia Staccioli.


Spazio, anche nelle parole del vincitore, Villata, al ricordo di Giuliano Gori: “Fattoria Celle non è una collezione di opere d’arte, è un’opera difficile da classificare, ma è un’opera: di cultura, di memoria, di terra, alla quale sono veramente onorato di partecipare. Volevo scrivere “onorato di partecipare con il mio piccolo contributo”, ma non è un “contributo”, il mio, è il frutto di un’accoglienza e di un sentire che ha trovato risonanza. E non è piccolo, perché alla Fattoria Celle non c’è questa differenza, tutto quello che c’è, passato remoto, passato prossimo e presente, concorre a formare un’unità. E tra i tempi verbali di Celle – questo è il suo meglio – c’è anche l’imperfetto, che è tempo perfettissimo (non ci si lasci ingannare dal nome) perché dice la continuità dell’azione nel passato, quella continuità che nel nome di Giuliano non verrà meno, come solo può una grande idea, ovvero far sì la continuità nel passato diventi prosecuzione nel futuro”. La conferenza stampa di presentazione del Premio è stata peraltro l’occasione per presentare ai giornalisti nuove installazioni nel parco. Ha spiegato Stefania Gori che, anche quest’anno, la Collezione si arricchisce: “Quando a gennaio nostro padre è venuto a mancare stavamo già organizzando assieme a lui il nuovo premio di poesia. A noi quattro fratelli è venuto spontaneo pensare ad un luogo per fermarsi, sedersi nel verde accompagnati dalle parole dei poeti. Così è nata l’idea delle tre nuove panchine che sono scolpite con le poesie di Antonella Anedda, Giuseppe Conte e Gian Mario Villalta, già vincitori del premio. Poesie che sono un omaggio a Giuliano. Ogni panchina è collocata in un luogo iconico del parco”.


Non sono pure finite qui le sorprese. Mai esposto prima, direttamente dal sancta sanctorum del fondatore di Celle, per la prima volta ai giornalisti è stata mostrato Il viaggio della luna. “E’ un’opera delicata, mai esposta prima, di Fausto Melotti- ha spiegato Fabio Gori-, un lavoro che rappresenta molte cose per tutti noi. Per prima cosa la fraterna amicizia dei nostri genitori per l’artista, e poi sono importanti il suo significato e la sua forma che bene si accostano ad un componimento poetico. Il viaggio della luna è poesia realizzata in scultura. L’opera sarà esposta al pubblico nella Cappella Padronale di Celle, tutta restaurata e arricchita negli ultimi anni di vita da Giuliano”. Infatti, ha spiegato Patrizia Gori, non abbiamo intenzione di cambiare la vocazione e l’attitudine della Collezione a cui era affezionato nostro padre. Una vocazione pubblica anche se il parco è frutto di un’impresa privata. “Fin dal 1982 Celle è stata aperta a tutti e questo per poter condividere con tante persone la passione per l’arte e il conforto di tanti amici che ci danno la spinta a poter continuare questa bella avventura”.

L’attesa nel braccio della morte, le mostra fotografica di Luisa Menazzi Moretti a Firenze

L’attesa nel braccio della morte, le mostra fotografica di Luisa Menazzi Moretti a FirenzeRoma, 24 mar. (askanews) – Condannati ad aspettare la morte per dieci anni e ottantasette giorni, in solitudine, in celle che misurano due metri per tre, avendo a disposizione solo una radio. Questo è il tempo medio e la condizione che attende un prigioniero nel braccio della morte di Livingstone, in Texas, prima dell’esecuzione. Diciassette immagini interpretano la condizione dei condannati in quel limbo, che poi è un inferno. Il progetto fotografico di Luisa Menazzi Moretti torna in Toscana, questa volta a Firenze, dopo essere stato a Berlino, Siena, Treviso e Brescia. La mostra intitolata Ten Years and Eighty-Seven Days, menzione speciale all’International Photography Awards di New York, sarà esposta presso la RFK International House of Human Rights del capoluogo toscano.


Le fotografie di Menazzi Moretti danno forma ai pensieri degli uomini e delle donne che li hanno scritti e pronunciati in quella condizione di drammatica sospensione: una sorta di antologia visiva dei travagli interiori dei condannati a morte. L’opera di Luisa Menazzi Moretti immortala la solitudine, i silenzi, la sofferenza del lunghissimo tempo sospeso, crea uno stato d’animo e innesca una comunicazione non verbale. Non ci sono i volti dei condannati, né la loro vita ritratta dentro le celle. Ci sono però immagini ispirate dalle parole nell’attesa che l’artista estrapola da lettere, diari, ultime dichiarazioni prima dell’iniezione letale, per ricavarne un’installazione attraverso fotografie che nascono e si ispirano a quelle parole. La fotografa, con i suoi scatti, si allontana da ogni intenzione di realismo e di reportage e, per accentuare l’effetto di una profonda riflessione sulla crudeltà e disumanità della pena capitale, sceglie di trasporre le storie e i testi con cui i condannati, nel limbo del braccio della morte, hanno voluto raccontare la loro condizione, descrivere le emozioni, gli stati d’animo, i tormenti delle loro giornate nel carcere texano.


Dal braccio della morte del carcere di Livingston, i detenuti vengono trasportati per essere giustiziati nella vicina cittadina di Huntsville, che registra ancor oggi il più alto numero di esecuzioni capitali nel mondo democratico occidentale. Ad Huntsville, a partire dal 1982, quando è stata introdotta l’iniezione letale, sono stati giustiziati 583 detenuti. “Sono grata alla RFK Human Rights Italia che mi permette di presentare il mio lavoro a Firenze, – dichiara Luisa Menazzi Moretti – anche perché il Granducato di Toscana fu il primo Stato al mondo che abolì la pena capitale. Nel 1786 adottò un nuovo Codice Penale in cui, per la prima volta, se ne decretava l’abolizione. Fu una riforma rivoluzionaria per l’epoca, voluta dal Granduca Pietro Leopoldo che condivideva le istanze di Cesare Beccaria nel suo “Dei delitti e delle Pene” (1764). Sono passati quasi 250 anni da allora, ma nel 2024, in 27 dei 50 Stati americani, la pena di morte è ancora praticata. E il Texas, che è la mia seconda patria, è lo Stato più attivo in questa crudele punizione. Questa mostra vuole invitare a riflettere su questa contraddizione, a riconsiderare la necessità di diversi modi per considerare questa pena irrevocabile e disumana”.


“E’ per noi un piacere ed un onore ospitare questa mostra. – sottolinea Federico Moro, Segretario Generale RFK Human Rights Italia. Probabilmente non c’è luogo migliore della nostra Casa dei Diritti Umani, qui presso il complesso delle Murate, un ex carcere che ora invece è diventato simbolo di inclusione, di scambio sociale e culturale. In questo mese in cui ospiteremo la mostra, vogliamo invitare la cittadinanza a riflettere su un tema forte quale quello della pena capitale. Ci auguriamo che saranno in molti i visitatori, a partire dai più giovani, perché da loro parte il cambiamento. Firenze è storicamente culla della difesa dei diritti e della libertà, lo ha dimostrato e continuerà a farlo. La RFK International House of Human Rights opera sul territorio da più di dieci anni, abbiamo ottenuto importanti risultati e vogliamo proseguire con questo spirito per dare un contributo attivo e concreto”.

Il con-vivere Carrara Festival 2024 dedicato al “cambiamento”

Il con-vivere Carrara Festival 2024 dedicato al “cambiamento”Roma, 19 mar. (askanews) – L’edizione 2024 di con-vivere Carrara Festival – dal 5 all’8 settembre promosso da Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara – avrà come tema il “cambiamento” e vedrà la consulenza scientifica di Mauro Ceruti. Il festival – fondato da Remo Bodei – avrà anche quest’anno la direzione di Emanuela Mazzi. Il “panta rei” di Eraclito descrive l’inarrestabile divenire delle cose: tutto è in movimento, cambia e si trasforma.


L’immagine scelta per raffigurare il tema di questa edizione è una fotografia di Mimmo Jodice dal titolo “Demetra”, che ritrae la testa di una statua romana del I secolo d.C. rinvenuta a Ercolano e raffigurante la dea della terra, della natura e dell’agricoltura, deturpata da una lacerazione che le attraversa la guancia destra; è inquadrata mentre una mano la solleva ricomponendola con il frammento mancante davanti all’obiettivo del fotografo. Per l’edizione 2024 di con-vivere, la forza dell’immagine che Mimmo Jodice ha gentilmente concesso al festival, invita a interrogarci su cosa significa “cambiamento”: ogni cambiamento passa innanzitutto da un mutamento di sguardo e di prospettiva che cerca di ricomporre eventuali lacerazioni e riconnetterci alla dimensione naturale. Ceruti è attualmente professore ordinario di Filosofia della Scienza e direttore del Centro di Ricerca sui Sistemi Complessi (CRiSiCo) presso l’Università IULM di Milano. Tra le sue ultime pubblicazioni: Il tempo della complessità (2018); Sulla stessa barca (2020); Abitare la complessità. La sfida di un destino comune (2020); Umanizzare la modernità. Un modo nuovo di pensare il futuro (con Francesco Bellusci, 2023). A dicembre 2023 è uscito un volume interamente dedicato alla sua filosofia, con numerosi contributi di studiosi: La danza della complessità. Dialoghi con la filosofia di Mauro Ceruti, a cura di Luisa Damiano e Francesco Bellusci, con una prefazione di Edgar Morin.


Il festival è sostenuto e promosso da un Comitato per il festival con-vivere, costituito da Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, Comune di Carrara, Accademia di Belle Arti, Camera di Commercio Toscana Nord Ovest, Fondazione Marmo Onlus.

Teatro Lamporecchio, torna Fiesta commedia-tributo a Raffaella Carrà

Teatro Lamporecchio, torna Fiesta commedia-tributo a Raffaella CarràRoma, 9 mar. (askanews) – A distanza di 20 anni, Fabio Canino, popolare attore, conduttore TV e radiofonico, riporta in scena Fiesta, la commedia-tributo ad un mito come l’amatissima Raffaella Carrà, in programma al Teatro di Lamporecchio sabato 9 marzo (alle 21), terzo appuntamento della Stagione Teatrale, promossa dall’Amministrazione Comunale con Teatri di Pistoia.


Ironia e intelligenza e tanta musica sono la cifra di Fiesta, spettacolo esilarante, un vero e proprio concentrato di battute, che fa divertire, riflettendo sulla società e su argomenti di attualità e che coinvolgerà anche il pubblico in sala. Scritto da Roberto Biondi, Fabio Canino, Paolo Lanfredini e diretto da Piero Di Blasio, vede, accanto a Canino, anche Mariano Gallo e Sandro Stefanini, Simone Veltroni, Samuele Picchi. (segue)

Arezzo, in mostra l’arte astratta e informale di Intesa Sanpoalo

Arezzo, in mostra l’arte astratta e informale di Intesa SanpoaloMilano, 4 mar. (askanews) – Presso la Casa Museo dell’Antiquariato di Arezzo, parte del patrimonio di Intesa Sanpaolo, è aperta al pubblico fino al 9 giugno 2024, la mostra “La libera maniera. Arte astratta e informale nelle collezioni Intesa Sanpaolo” organizzata e promossa da Intesa Sanpaolo, Fondazione Ivan Bruschi e Fondazione CR Jesi, in sinergia con Gallerie d’Italia.


L’esposizione – di cui è curatore Marco Bazzini attinge alle collezioni di Intesa Sanpaolo, nel quadro di una collaborazione che anche nel 2023 è stata attivata con le due Fondazioni e che avvia un innovativo percorso espositivo in due tappe, prima ad Arezzo e poi a Jesi, dal 7 dicembre 2024 al 5 maggio 2025. La mostra, attraverso una selezione di trentaquattro opere che costituiscono il nucleo centrale delle due tappe espositive, prende in considerazione il periodo tra la fine della Seconda guerra mondiale e l’inizio dei favolosi anni Sessanta in Italia. Un decennio o poco più in cui si ricostruisce il Paese per lasciarsi alle spalle le rovine materiali delle città, dell’economia e della società civile e allo stesso tempo, in quello che può essere immaginato come un abbandonato e incolto territorio, inizia anche la ricostruzione di una coscienza culturale che aveva pesantemente sofferto le restrizioni del Ventennio.


Gli anni Cinquanta sono gli anni della rinascita del Paese, della formazione della Repubblica, del risvegliarsi delle arti attraverso molteplici esperienze che non risparmiano accese polemiche. Il dibattito guidato da fronti opposti che non ignorano differenti orientamenti politici, oltre che poetici, è la prova di una vera vitalità e ripresa dell’arte italiana. Luca Benvenuti, presidente della Fondazione Ivan Bruschi: “Un’esposizione che offre l’opportunità ai visitatori di godere di opere di artisti di caratura internazionale come tra i tanti Afro, Burri e Fontana, oltre a una selezione di rilievo di importanti artiste come Carla Accardi e Carol Rama. Un progetto che arricchisce la proposta culturale e turistica della nostra città, che siamo molto lieti possa proseguire da fine anno nella tappa di Jesi”.


“La condivisione delle opere d’arte di proprietà, anche al di fuori di Gallerie d’Italia, oltre le sedi di rappresentanza e i caveau aperti al pubblico, racconta l’impegno di Intesa Sanpaolo nel mettere sempre più a disposizione un patrimonio di forte significato identitario. Il lavoro di valorizzazione intorno alle collezioni diventa a sua volta momento prezioso di dialogo con i territori e ragione di sinergia con le principali realtà del Paese. Ne è prova significativa “La libera maniera” realizzata insieme a Fondazione Ivan Bruschi e Fondazione CR Jesi che, nella sua prima tappa ad Arezzo, conferma la presenza della Banca a fianco della Casa Museo per contribuire ad arricchire la bellezza della città toscana” ha aggiunto Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo.

La cura di un capolavoro: spolverare il David di Michelangelo

La cura di un capolavoro: spolverare il David di MichelangeloFirenze, 19 feb. (askanews) – Un capolavoro universale e la sua conservazione. Alla Galleria dell’Accademia di Firenze abbiamo potuto assistere alla periodica spolveratura del David di Michelangelo, un’operazione condotta da una restauratrice esperta di interventi sul marmo che, muovendosi con un’impalcatura mobile intorno alla scultura, rimuove la polvere dall’opera e ne monitora la condizione.


Cecilie Hollberg, direttrice Galleria dell’Accademia di Firenze, ha accolto la stampa internazionale: “Stiamo facendo la spolveratura del David – ha spiegato ad askanews – che facciamo ogni due mesi proprio per conservarlo, per garantire un monitoraggio regolare di questa scultura, è un lavoro che facciamo su ogni singola opera del museo e David per la sua dimensione è un lavoro più complesso: si inizia dall’alto, la restauratrice di lapidio, dedicata al marmo, comincia con dei pennelli a setole sintetiche a togliere la polvere dall’alto, polvere che viene poi assorbita da questo aspirapolvere che sentiamo in sottofondo”. L’operazione è suggestiva, mette in relazione una scultura che è parte dell’immaginario collettivo con un intervento umano, che sottolinea tanto la scala poderosa del David quanto la necessità di manutenzione di cui anche un’opera così maestosa ha costantemente bisogno. Un’attenzione che la Galleria fiorentina dedica a tutto il proprio patrimonio, di cui il David è il simbolo più noto, e che mette in evidenza il grande lavoro che nei musei contemporanei avviene a riflettori spenti, quando il pubblico non c’è. Ma è un lavoro che permette poi allo stesso pubblico, e nel caso della Galleria dell’Accademia stiamo parlando per il 2023 di oltre due milioni di visitatori, di poter incontrare le opere d’arte al loro meglio. E di rinnovare la meraviglia e lo stupore, senza polvere.

Uffizi, da oggi in carica il nuovo direttore Simone Verde

Uffizi, da oggi in carica il nuovo direttore Simone VerdeMilano, 15 gen. (askanews) – Questa mattina si è insediato il nuovo direttore delle Gallerie degli Uffizi a Firenze, Simone Verde. Dopo aver effettuato un sopralluogo generale agli Uffizi, a Palazzo Pitti e al Giardino di Boboli ha subito iniziato ad approfondire i principali dossier. Nei prossimi giorni incontrerà i curatori, gli architetti e i funzionari per passare alla fase esecutiva del progetto sulla cui base è stato nominato.

“Ringrazio innanzitutto il ministro Gennaro Sangiuliano per la fiducia – dice il neo direttore – In questi primi giorni verranno effettuate le prime verifiche progettuali con il personale. Possiamo dire che la visione a cui ci ispireremo è quella di un consolidamento degli importanti risultati conseguiti da Eike Schmidt e un investimento poderoso sui servizi, sulla qualità museografica e museologica, sostenuta da una puntuale attività di ricerca scientifica”. Romano, 48 anni, museologo e storico dell’arte, dal 2014 al 2016 è stato responsabile ricerca scientifica del Louvre di Abu Dhabi, dal 2016 al 2023 ha diretto il Complesso Monumentale della Pilotta, del quale ha portato a termine il totale restauro e riallestimento.

Palazzo Strozzi, oltre 100mila visitatori per Anish Kapoor

Palazzo Strozzi, oltre 100mila visitatori per Anish KapoorMilano, 10 gen. (askanews) – A un mese della chiusura la mostra di Palazzo Strozzi a Firenze dedicata ad Anish Kapoor ha superato i 100mila visitatori. Curata dal direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, Arturo Galansino, l’esposizioone “Untrue Unreal” propone un percorso tra monumentali installazioni, ambienti intimi e forme conturbanti, che creano dialogo tra l’arte di Kapoor, l’architettura e il pubblico di Palazzo Strozzi. Attraverso opere storiche e recenti, tra cui una nuova produzione specificatamente ideata in dialogo con l’architettura del cortile rinascimentale, la mostra rappresenta l’opportunità di entrare in contatto diretto il lavoro dell’artista anglo indiano nella sua versatilità, discordanza, entropia ed effimerità. Palazzo Strozzi diviene un luogo concavo e convesso, integro e frantumato allo stesso tempo in cui il visitatore è chiamato a mettere in discussione i propri sensi.

La mostra è aperta al pubblico fino al 4 febbraio.

Francesca Giannone vince il premio “Amo Questo Libro” 2023

Francesca Giannone vince il premio “Amo Questo Libro” 2023Milano, 4 dic. (askanews) – Francesca Giannone, con “La portalettere” (Nord, Narrativa Nord, 416 pp., 19 euro), è la vincitrice della sesta edizione del Premio “Amo Questo libro”. Il riconoscimento è assegnato dalle libraie e dai librai della catena Giunti al Punto (oltre 260 punti vendita nel Paese). Circa un migliaio i votanti. Al concorso hanno partecipato tutti i titoli usciti nell’ultimo anno, tra il novembre 2022 e l’ottobre 2023 in Italia.

“La portalettere” è la storia di Anna, un’ostinata donna del Nord che si trasferisce in Salento, la terra di suo marito, e lotta per assecondare la sua natura e non rimanere vittima delle leggi non scritte che imprigionano le donne al Sud. Ci riuscirà anche grazie all’amore che la lega al marito, Carlo, e al lavoro da portalettere del paese, che le permetterà di diventare il filo invisibile che collega gli abitanti e le storie di un pezzetto di mondo evocativo, suggestivo. La portalettere è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni ’30 fino agli anni ’50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe. E poi di due fratelli, destinati ad amare la stessa donna. Il premio “Amo Questo Libro” si configura ormai come una delle principali iniziative di promozione alla lettura portate avanti dalle libraie e dai librai Giunti al Punto. “Tutti i giorni il nostro lavoro è quello di portare, con passione e dedizione, libri e letture ai diversi clienti che frequentano le nostre librerie. È la cifra di Giunti al Punto: unire editoria e libreria, è quello che amiamo fare più di ogni altra cosa. Quest’anno, più che mai, siamo lieti di conferire il premio a una storia bellissima di indipendenza e di libertà, appunto La portalettere di Francesca Giannone. Un titolo che è stato scelto con un consenso larghissimo, un esordio che ha scaldato i cuori della grande maggioranza delle nostre libraie e dei nostri librai come libro più amato dell’anno” ha dichiara Jacopo Gori, direttore generale di Giunti al Punto.

Lunedì 11 dicembre alle 18.30, ci sarà peraltro la presentazione del libro vincitore presso il nuovo Giunti Odeon, il cinema-libreria appena inaugurato nel cuore storico di Firenze. “Questo premio – ha detto Francesca Giannone – è un onore, e rappresenta il finale perfetto di un anno che, per me e La portalettere, è stato incredibile. Fin dall’uscita, a gennaio, i librai hanno accolto il mio romanzo con un affetto straordinario, e dopo tutti questi mesi continuano a prendersene cura con una gentilezza che mi scalda il cuore. Il successo de La portalettere deve tantissimo al lavoro delle librerie; mi sento grata a ogni singolo libraio per tutte le volte che l’ha consigliato, esposto, messo in vetrina, raccontato. Grazie, grazie di vero cuore”.

Willem Dafoe alla serata conclusiva dello Schermo dell’arte

Willem Dafoe alla serata conclusiva dello Schermo dell’arteFirenze, 17 nov. (askanews) – L’attore Willem Dafoe sarà ospite della Closing Night della sedicesima edizione del Festival Lo schermo dell’arte per partecipare all’Italian theatrical premiere di Inside (2023) di Vasilis Katsoupis, insieme al regista e a Giorgos Karnavas, produttore del film, domenica 19 novembre alle ore 21, presso il Cinema La Compagnia di Firenze.

Il film vede l’attore nei panni di Nemo, un ladro d’arte che, durante un tentativo di furto, rimane intrappolato e totalmente isolato in un lussuoso attico newyorkese. In un crescendo di suspense, la casa diventa una prigione, una gabbia dorata dove il protagonista deve lottare con la fame e la sete per sopravvivere. L’unica interazione possibile diventa quella con le opere d’arte che lo circondano. Queste giocheranno un ruolo fondamentale e attivo nella storia, come dei personaggi coprotagonisti, fino a un finale a sorpresa. La collezione di arte contemporanea che compare nel film ha l’unicità di essere stata concepita come una vera e propria mostra che interagisce con la sceneggiatura: curata da Leonardo Bigazzi, contiene 38 opere, tra pittura, scultura, disegno, fotografia e video, alcune delle quali appositamente commissionate per Inside, con artisti quali Maxwell Alexandre, John Armleder, Breda Beban, Maurizio Cattelan, Lynn Chadwick, Julian Charrie’re e Julius von Bismarck, Francesco Clemente, Jonathas de Andrade, Albrecht Fuchs, Petrit Halilaj, David Horvitz, Cinthia Marcelle e Tiago Mata Machado, MASBEDO, Adrian Paci, Amalia Pica, Joanna Piotrowska, Janis Rafa, Stefanos Rokos, Egon Schiele, Superstudio, Rayyane Tabet, Luc Tuymans, Alvaro Urbano.