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Un podcast per Rachele Padovan, che cucinava per gli scrittori

Un podcast per Rachele Padovan, che cucinava per gli scrittori

Milano, 23 feb. (askanews) – Esiste una Cortina quasi dimenticata, soprattutto quando i riflettori olimpici sono accesi, che è stata al centro del fermento culturale del ‘900 facendo incontrare per decenni tradizioni culinarie locali e grandi intellettuali nella cucina di casa di una donna: Rachele Padovan. La cuoca ampezzana, nata nel 1916 e scomparsa nel 1999, trasformò infatti la propria abitazione in una sorta di home restaurant ante litteram, frequentato da figure quali Andrea Zanzotto, Dino Buzzati, Giovanni Comisso, Ernest Hemingway, Goffredo Parise, Neri Pozza, Filippo de Pisis, Franco Zeffirelli e Vittorio Gassman. La sua storia e quella del suo cenacolo prendono nuovamente vita nel 2026 in occasione del 110 anniversario della sua nascita, con l’uscita dei primi cinque episodi del podcast “Parole nel Ven(e)to. Rachele Padovan e la Cortina dei letterati buongustai”, tra memoria, aneddoti, ricette, identità e tradizione.

Il podcast, realizzato da Madagascar Communication con il contributo di Regione del Veneto, è articolato in dieci episodi e prende avvio dalla storica stagione olimpica del 1956 per raccontare una donna che fece della propria cucina uno spazio di dialogo e scambio intellettuale. Attorno al focolare di Rachele si sono seduti scrittori, editori, registi e attori che a Cortina trovavano non solo ospitalità, ma anche un luogo di confronto autentico accompagnato dai sapori della tradizione locale: dai casunziei alla selvaggina, dalle zuppe allo strudel. Un itinerario gastronomico che la stessa Rachele raccolse nel volume “La Cucina Ampezzana”, oggi pubblicato da Tarka Edizioni, e che accompagna quello letterario, restituendo le suggestioni di un Veneto narrato anche attraverso stagioni, territorio e altri piatti e prodotti tipici come il radicchio trevigiano, i bigoli padovani, il bacalà vicentino, lo storione in umido del Polesine, fino al lesso con pearà veronese e le frittole veneziane. A guidare il racconto è la voce di Silvia Fiore Scarabello, che intreccia i ricordi di Mina Buscicchio Balsamo, nipote di Rachele e custode della memoria familiare.

I primi cinque episodi, disponibili sulle principali piattaforme di streaming, saranno seguiti dal rilascio della seconda parte il 5 marzo, inserendosi nel clima culturale che caratterizza i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026. L’impianto ricostruisce la formazione di Rachele, gli incontri giovanili, la grande stagione letteraria di Cortina nel ‘900 e il dialogo costante con le province venete attraverso la cucina e la memoria gastronomica. A Rachele Padovan, infatti, si deve la codificazione in patrimonio condiviso di un sapere domestico tramandato prima quasi solo oralmente. Dalla Treviso del poeta Andrea Zanzotto alla Padova del gastronomo e scrittore Giuseppe Maffioli, dalla Vicenza narrata da Goffredo Parise al Polesine raccontato da Giovanni Comisso e Gian Antonio Cibotto, passando per la Venezia amata e frequentata da Ernest Hemingway, fino alla Verona avventurosa di Emilio Salgari e alla Belluno sospesa e visionaria di Dino Buzzati, ogni episodio intreccia biografia, paesaggio e tradizioni culinarie venete, costruendo un itinerario che unisce parole e sapori. Ne emerge un racconto corale in cui la tavola diventa luogo di relazione, la montagna dialoga con la pianura e la storia culturale del territorio si compone attraverso voci, ricette e incontri.

“Parole nel Ven(e)to. Rachele Padovan e la Cortina dei letterati buongustai” è scritto da Anna Ferrarese e Silvia Fiore Scarabello. Sigla, musiche, sound design e post-produzione audio sono di Andrea Ascani per Globe Studio; creative producer è Giada Chervatin; fonico di presa diretta Michele Bacelle. Intervengono, inoltre, Francesco Chiamulera, giornalista e curatore di “Una Montagna di Libri”; la Consultrice dell’Accademica Italiana della Cucina ed esperta di tradizioni locali Paola Franco; il giornalista esperto di enogastronomia Renato Malaman, lo chef Riccardo Gaspari e Ludovica Rubbini del ristorante SanBrite.

Vinitaly, una colomba al Prosecco come augurio per la pace

Vinitaly, una colomba al Prosecco come augurio per la paceVerona, 6 apr. (askanews) – “In occasione del Vinitaly, presso lo stand Stefano Bottega, verrà servita una colomba al Prosecco da 3 kg, come augurio per la pace in un momento storico difficile, caratterizzato da una conflittualità diffusa”. Lo annuncia una nota diffusa dalla casa vinicola. “Questo esclusivo dolce pasquale nasce da un rapporto privilegiato con Zaghis, storica azienda dolciaria di Ponte di Piave (TV). La collaborazione è stata avviata lo scorso anno e si è concretizzata in un inedito panettone alla Grappa Riserva Privata Barricata”, prodotto di successo, che è stato commercializzato in tutta Italia e che ha fatto il tutto esaurito poco prima delle festività natalizie.


La colomba al Prosecco Bottega, risultato della ricerca di Zaghis, è stata prodotta in un pezzo unico appositamente per la fiera. Si tratta del tradizionale prodotto dolciario da forno con glassa, mandorle e canditi. “L’aggiunta di una bagna al Prosecco la arricchisce delicatamente e ne esalta la morbidezza e il profumo. Viene realizzata con una lavorazione artigianale a ridotto impatto energetico mediante lievitazione naturale, ottenuta grazie all’originale lievito madre del 1964, vero patrimonio di Zaghis”, continua la nota. Nello stesso contesto Stefano Bottega presenta “l’ultima novità, che allarga la linea di vini spumanti a suo nome. Si tratta di un Prosecco Doc Brut, che ha origine da uve Glera, coltivate in provincia di Treviso e caratterizzate da un spiccata carica aromatica. Il perlage fine e persistente introduce sentori fruttati e floreali di mela, pesca bianca, agrumi, acacia e glicine. Al palato è fresco, delicato ed equilibrato con un’acidità e una morbidezza che si integrano armoniosamente”.

Venezia, il nuovo MUNAV e la storia della marineria italiana

Venezia, il nuovo MUNAV e la storia della marineria italianaVenezia, 31 mar. (askanews) – In concomitanza con l’arrivo della nave Amerigo Vespucci, il MUNAV, Museo Storico Navale di Venezia ha presentato i nuovi servizi per il pubblico, gli allestimenti, l’immagine coordinata, l’audioguida multilingue e i nuovi progetti, come la riapertura del Padiglione delle navi all’Arsenale. A coordinare il rinnovamento del museo l’azienda D’Uva.


“Un processo di valorizzazione come quello che noi immaginiamo di fare per il Museo Storico Navale di Venezia – ha detto ad askanews Ilaria D’Uva, concessionaria della valorizzazione del MUNAV – è molto lungo. Ma vorrei anche dire che questo è un luogo che ha dal mio punto di vista un potenziale infinito perché racconta la storia di Venezia, racconta la storia della tradizione marinara veneziana, racconta la storia della regia marina, della Marina Militare Italiana, del risorgimento delle due guerre mondiali, insomma, quindi è un posto che ha tantissima storia dentro”. Dai celebri siluri a lenta corsa, i cosiddetti “Maiali”, alle galee che furono schierate nella battaglia di Lepanto, dal Bucintoro con cui il Doge sposava il mare fino alla collezione di conchiglie di Roberta Di Camerino, nelle sale del MUNAV passano le storie delle tante forme di marineria, ma con una nuova attenzione anche al pubblico. “Abbiamo iniziato – ci ha detto ancora D’Uva – partendo dalla nuova identità visiva, partendo dal nuovo logo e dal nuovo nome, perché prima non si chiamava MUNAV. Poi abbiamo proseguito allestendo un’accoglienza di tipo diverso, quindi una nuova biglietteria con un nuovo bookshop, un bookshop che in realtà prima non c’era neppure. Abbiamo aperto da subito la visita del sommergibile Enrico Dandolo che uno dei quattro sommergibili delle classe Toti di cui due sono musealizzati, uno qui e uno a Milano”.


Elemento importante del progetto la nuova audioguida che accompagnerà la visita. “La nostra guida immaginaria – ha concluso Ilaria D’Uva – si chiama Isotta, perché nella nostra fantasia il nonno lavorava all’Isotta Fraschini. In questo museo si trovano tantissimi motori Isotta Fraschini e quindi abbiamo deciso di chiamarla Isotta. Nel nostro racconto lei incontra 57 personaggi, come per esempio Casanova, che parla con il suo gondoliere, parla di quanto era bella Venezia, di come era bello stare in gondola protetto nelle sue fughe d’amore e non solo d’amore, nelle sue fughe da chi non lo amava”. Altro elemento centrale del progetto di rinnovamento è la riapertura del Padiglione delle navi, un grande hangar, originariamente dedicato alla realizzazione dei remi, che oggi ospita le imbarcazioni di grandi dimensioni, con anche una parte importante dell’Elettra di Guglielmo Marconi, uno dei pezzi in assoluto più affascinanti del museo, simbolo di una modernità che stava per arrivare, ma che ancora portava con sé una componente di mistero.

”Moonkillers”, cinque artisti italiani e una pittura selvaggia

”Moonkillers”, cinque artisti italiani e una pittura selvaggiaVenezia, 7 feb. (askanews) – “Moonkillers” è un titolo affascinante e rimanda a un’idea di “pittura selvaggia” e addirittura a “una visione del mondo” che la mostra vuole provare a raccontare attraverso cinque artisti italiani di oggi. La galleria Tommaso Calabro di Venezia ha aperto le sue porte al contemporaneo con un progetto di ricerca e scoperta sulla scena del nostro Paese.


“Questa è la prima mostra contemporanea che facciamo qui a Venezia – ha detto il gallerista ad askanews -. È una mostra curata da Antonio Grulli: è una collettiva con Flaminia Veronesi, Emilio Gola, i Canemorto, Alessandro Miotti e Michele Bubacco, che sono degli artisti che Antonio ha voluto unire in un’ottica del loro utilizzo del colore, gli ha voluti chiamare i nuovi Fauves. E sono molto orgoglioso anche del fatto che presentiamo qui a Venezia cinque artisti, cioè degli artisti, perché sono più di cinque italiani, che nel contemporaneo stanno facendo delle carriere veramente molto interessanti e che spero con questa mostra possano crescere ancora di più”. Le opere si collocano tutte sul terreno del figurativo, ma riescono a smuovere qualcosa di ulteriore, sia che si tratti di una scena da interni con due ragazze di Gola, sia che ci si sposti su un registro più fantastico e immaginario con Flaminia Veronesi. Il messaggio che si sente vibrare è quello di una rappresentazione che nasce dall’urgenza del tempo, la cui mediazione con lo spettatore è lasciata per intero al medium della pittura.


“Io sono partito nel 2018 e ho una storia espositiva molto legata al moderno – ha aggiunto Tommaso Calabro – e questo focus moderno continuerà anche in futuro. Detto questo, avendo adesso tre spazi espositivi, è giunta l’ora di poter allargare un po’ gli orizzonti e di iniziare a lavorare anche con tanti amici e artisti che ritengo validissimi e che hanno sicuramente qualcosa da dire e penso che comunque poter offrire, in un’ottica anche di commistione tra contemporaneo e moderno, delle mostre interessanti possa dare un valore aggiunto anche alla galleria”. “Moonkillers” è aperta a Palazzo Donà Brusa in Campo San Polo fino al 15 marzo.

Far Fading West di Luisa Menazzi Moretti, mondi che scompaiono

Far Fading West di Luisa Menazzi Moretti, mondi che scompaionoRoma, 4 feb. (askanews) – Far Fading West di Luisa Menazzi Moretti, edizioni Artem, è un libro fotografico, ma è anche una mostra, e un incontro per una riflessione su mondi che scompaiono, in un viaggio per immagini che dal Texas parla all’Italia.


Venerdì 7 febbraio ore 18.00, alle Librerie.coop di Mestre, in Piazza Ferretto, l’autrice Luisa Menazzi Moretti presenta il suo lavoro insieme a Roberta Valtorta, critica e storica della fotografia, curatrice del volume. Con loro apre la riflessione, Vanni Pettinà, professore di Storia e istituzioni delle Americhe, Ca’ Foscari. Modera l’incontro Domenico Lanzilotta, giornalista e direttore di City Vision. Far Fading West è un viaggio mistico attraverso 169 scatti che raccontano la dissoluzione di un mondo. Tappeti scoloriti dalla polvere, intonaci sbiaditi, assi di legno mangiate dai tarli, strade spaccate dal sole, villaggi fantasma nel grigiore bucato da sprazzi di colore di murales e vecchi cartelloni, un Texas che va scomparendo, nell’ombra di poche figure umane, che solitarie si aggirano tra ciò che resta, che si aggrappano allo scheletro di un mondo che non può ritornare. Come il cowboy (nella foto) che lentamente, in sella al suo cavallo, percorre una modernissima, deserta autostrada di Houston. Solitudini catturate dal lavoro di Luisa Menazzi Moretti, l’autrice, italo americana, che di questa dualità di identità e cultura arricchisce lo sguardo nel passaggio delle immagini attraverso l’obiettivo. Ma la dissoluzione di questo mondo – un mondo, il West, che per tanti anni è stata iconografia viva nell’immaginario collettivo italiano – la sua solitudine, questo ultimo tentativo di restare attaccati, senza forza, con un gesto quasi necessario a ciò che sta scomparendo, raccontato negli scatti di Far Fading West è qualcosa che non è lontano, non è solo Texas e non è solo un luogo. È uno stato mentale. È una “mistica” universale, che – attraverso il rispetto e la delicatezza dell’obiettivo dell’artista che ha raccolto queste immagini – parla a tutti. Parla alla solitudine e al disgregarsi delle periferie italiane, all’abbandono di aree industriali, al disfacimento di un tessuto sociale, di un’economia, manifatturiera ma anche agricola, che ancora non è riuscita a reinventarsi, in bilico fra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere, oltre le tenaglie della “modernità”.


Far Fading West parte dal Texas ma parla anche all’Italia, per questo dal libro fotografico è nato un progetto di dialogo, attraverso la presentazione del lavoro in librerie e biblioteche, selezionate in base alla loro attenzione all’arte e al sociale. Incontri per parlare di un mondo, quello del Texas, ma anche per riflettere sul racconto universale dell’uomo che cerca di non perdere il suo passato, mentre lotta per prendersi il futuro, della solitudine che spesso attraversa il cambiamento, di una crisi economica e sociale che ha cambiato anche i nostri paesaggi. E Mestre, con le Librerie.coop è il punto di partenza di questo nuovo viaggio.

Rinasce la rivista della Biennale di Venezia, dopo 53 anni

Rinasce la rivista della Biennale di Venezia, dopo 53 anniMilano, 24 ott. (askanews) – Rinasce la storica rivista edita dalla Biennale di Venezia, dopo 53 anni dalla sua ultima pubblicazione. Il numero 1/24, intitolato Diluvi prossimi venturi / The Coming Floods, e il progetto della nuova rivista trimestrale – che si innesta nell’attività dell’Archivio Storico della Biennale – sono stati presentati oggi a Venezia alla Biblioteca della Biennale (Giardini) dal Presidente Pietrangelo Buttafuoco e dalla responsabile dell’Archivio Debora Rossi. È intervenuto il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Una lectio magistralis è stata tenuta da Aziza Chaouni, docente di Architettura all’Università di Toronto, tra gli architetti invitati alla Biennale Architettura 2023, specializzata nella progettazione di tecnologie sostenibili per climi aridi. Suo il contributo dal titolo Designing for an Arid Future presente tra le pagine nel numero 1 della rivista, tutto dedicato al tema dell’Acqua.


“La Rivista – spiega Debora Rossi – rinasce con lo stesso spirito e natura che la contraddistingueva sin dalla prima edizione, ovvero retta da una parola guida, ‘ricerca’, termine che ricorre nella stessa legge istitutiva della Biennale. Rappresenta uno spazio di riflessione e discussione intorno all’oggi, sempre con la prospettiva di meglio comprendere e immaginare il futuro”. Concepita e realizzata in edizione cartacea, dotata di un significativo apparato iconografico che attinge in buona parte dall’Archivio Storico della Biennale e da ricerche fotografiche nazionali e internazionali, la rivista avrà cadenza trimestrale, con trattazione monografica per ogni numero, facendo dialogare le discipline proprie della Biennale di Venezia – arti visive, architettura, danza, musica, teatro, cinema – ma anche scienze e letteratura. Come nella prima rivista, anche la moda rientra nei mondi di riferimento, proprio per la relazione del suo processo creativo con l’arte, gli archivi, la sperimentazione.


Ogni numero conterrà interventi, testimonianze, interviste, dialoghi e contributi inediti ed esclusivi a cura di artisti, studiosi, personalità italiane e internazionali del mondo della cultura e della società civile. Diverse saranno le modalità espressive, che daranno spazio alla grafica e alle contaminazioni tra i linguaggi. I contributi del n. 1/24 sono di Manal AlDowayan, Engin Akyurek, Carlo Barbante, Davide Brullo, Carolyn Carlson, Aziza Chaouni, Giovanni Lindo Ferretti, Giulia Foscari, Chiara Ianeselli, John Kinsella, Piersandro Pallavicini, Francesco Palmieri, Gilda Palusci, Orhan Pamuk, Mariagrazia Pontorno, Elena Pettinelli, Andrea Rinaldo, Emanuele Rosa, Stenio Solinas, José Tolentino de Mendonça, Lorenzo Toso, Luciano Violante, Peter Weir, Kongjian Yu. La copertina è illustrata con un’immagine fotografica di Yuri Ancarani realizzata durante le riprese del film Atlantide. Il volume è illustrato con le fotografie provenienti dall’Archivio della Biennale e con le fotografie di Chiara Arturo, Alessandro Cinque, Antonio Martinelli, Paolo Pellegrin, Italo Rondinella, Paolo Verzone, Federico Vespignani, Francesco Zizola. Direttore editoriale della rivista è Debora Rossi. La direzione è affidata a Luigi Mascheroni, giornalista e scrittore. La Redazione è composta dall’Ufficio Attività Editoriali, gli Uffici stampa e da una squadra di figure professionali proveniente dai diversi Settori della Biennale. Il progetto grafico è a cura di Tomo Tomo, studio di design della comunicazione fondato a Milano da Davide Di Gennaro e Luca Pitoni.

Premio Letterario “Il Libro della Vita” annuncia terna finalista

Premio Letterario “Il Libro della Vita” annuncia terna finalistaRoma, 16 ott. (askanews) – La Basilica Palladiana è un luogo iconico non solo per Vicenza, ma per il mondo intero. Patrimonio Unesco e prezioso gioiello palladiano, è stata scelta con forza e passione da Vera Slepoj, stimata e conosciuta psicologa recentemente scomparsa, come palcoscenico della serata finale del Premio Letterario “Il libro della vita” da lei istituito assieme a Diego De Leo, presidente di De Leo Fund.


Il premio è nato per dare un concreto riconoscimento a romanzi o saggi che, promuovendo contenuti che danno valore positivo alla vita e all’esistenza, celebrano il meglio della letteratura contemporanea. Sabato 19 ottobre la Basilica sarà la splendida protagonista della nomina del vincitore del Premio, giunto alla sua seconda edizione e frutto della scelta di una selezionata giuria di letterati e giornalisti. Nella difficoltà di un’epoca travagliata da evoluzioni e contraddizioni, un libro può diventare un filo conduttore di valori significativi e importanti. Da questa consapevolezza è nato il Premio Letterario “Il Libro della Vita”: il contenuto importante che il Premio vuole celebrare è un testo ed un autore capaci di contribuire a delineare i principi, i contenuti, le interpretazioni, le riflessioni sul significato della vita. Tutto ciò nasce dalla casualità, ma al tempo stesso dalla consapevolezza dell’importanza di dare vita a un evento culturale dedicato alla letteratura che esalta il valore della vita, coinvolgendo figure di alto prestigio. Il Premio vedrà assegnato un riconoscimento ad un romanzo, o ad un saggio, pubblicato per la prima volta in volume cartaceo nel periodo dal 1° gennaio 2023 al 30 luglio 2024.


I finalisti di quest’anno sono: Anita Likmeta con “Le favole del comunismo” (Marsilio Editori). Nel libro l’autrice racconta con tenerezza ed ironia della sua infanzia e quella di un’intera generazione in Albania, paese stremato dalla dittatura e dalla povertà; Antonio Franchini con “Il fuoco che ti porti dentro” (Marsilio Editori) Finalista al Campiello. Il libro racconta la vita e la morte di Angela, madre dell’autore. Il romanzo è un’indagine nella vita, nelle passioni e negli odi di una donna dal carattere tormentato, alla ricerca di una spiegazione possibile ed Emanuele Trevi con “La casa del mago” (Ponte delle Grazie). L’autore è figlio di Mario Trevi, noto studioso e psicanalista. In questo libro, muovendosi tra autobiografia, riflessioni sul senso dei rapporti e dell’esistenza Trevi offre il suo libro più personale. A giudicare le opere letterarie sono state personalità ed eccellenze italiane legate al mondo della cultura come Mons. Vincenzo Paglia (Presidente onorario), Marina Valensise (Presidente della Giuria), Alessandra Kustermann, Maria Pia Garavaglia, Lamberto Iezzi, Don Renzo Pegoraro, Claudio Cutuli, Vincenzo Pepe e Filippo Scianna.

Il miglior Tiramisù del mondo è di due veneziane

Il miglior Tiramisù del mondo è di due venezianeRoma, 14 ott. (askanews) – Si conclude la Tiramisù World Cup 24, dedicata al tema “Treviso e le Radici”, nell’anno delle Radici Italiane all’estero, l’iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Fra i 240 concorrenti iscritti al Grand Final, l’hanno dunque spuntata Nadia Ceoldo di Salzano (per la ricetta originale) e Isabella Bucciol di Portogruaro (per la ricetta creativa) con la sua creazione alla polvere di liquirizia, marmellata di arance e croccante di arachidi.


In questa golosa 3-giorni a Treviso hanno gareggiato 240 concorrenti sfidandosi chi nella ricetta originale (sei ingredienti: uova, zucchero, mascarpone, savoiardi, caffè e cacao) chi in quella creativa (con la possibilità di aggiungere tre ingredienti e di sostituire il biscotto). L’8ª edizione ha visto anche un ricco programma di appuntamenti a cui hanno partecipato appassionati da tutto il mondo del celebre dolce: in particolare, un momento è stato dedicato a Roberto “Loli” Linguanotto, padre del Tiramisù di Treviso recentemente scomparso.


“È stata un’altra edizione di cui siamo davvero contenti, abbiamo visto tanto entusiasmo e tanta passione da parte di concorrenti, giudici, pubblico e tutti gli attori coinvolti – spiega Francesco Redi di Twissen che organizza l’evento – . La manifestazione, già al lavoro con l’associazione Radici Venete, cresce sempre più a livello internazionale (solo quest’anno, oltre il 30% di iscritti dall’estero): abbiamo anche già aperto le iscrizioni per la TWC 2025, ripartiamo ancora più carichi”. LA CLASSIFICA FINALE


Ricetta originale Nadia Ceoldo di Salzano (VE), 45 anni, architetto; Stefania Bovo di Vicenza, 52 anni, impiegata commerciale; Mauro Akio Kamiguchi di San Paolo (Brasile), 63 anni, ingegnere aeronautico. Ricetta creativa Isabella Bucciol, 44 anni di Portogruaro, impiegata, con la sua creazione alla polvere di liquirizia, marmellata di arance e croccante di arachidi; Antonio Panzetta di Noventa di Piave (Venezia), 50 anni, consulente informatico con la sua ricetta di Tiramisù con rosmarino, lime e zenzero; Miriam Pressato di Padova, 50 anni, impiegata, con la ricetta alle nocciole pralinate, cioccolato fondente e amaretti.

Ca’ Rezzonico, acquisiti i disegni della collezione Paolo Galli

Ca’ Rezzonico, acquisiti i disegni della collezione Paolo GalliVenezia, 11 ott. (askanews) – Il mese di Ca’ Rezzonico a Venezia presenta la donazione dell’ambasciatore Paolo Galli che entra a far parte del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Fondazione Musei Civici di Venezia. 216 fogli di maestri italiani dal Cinquecento al Novecento che costituiscono la più importante acquisizione nel campo della grafica dal 1967.


“È una straordinaria collezione colorata – ha detto ad askanews Alberto Craievich, responsabile di Ca’ Rezzonico – che in qualche modo sfata quelli che sono i luoghi comuni sulla grafica, il disegno, il bianco e il nero. Sono artisti di quattro secoli, di un po’ tutte le scuole italiane e questo è uno dei momenti più interessanti per noi perché le nostre collezioni di solito sono strettamente legate a Verezia. In questo caso apriamo gli artisti emiliani, toscani, c’è Vasari, ci sono Agostino Carracci, Carlo Maratta, il cavaliere d’Arpino, Baglione, quindi un po’ tutti i grandi nomi del 6-700 che sono disegnatori straordinari e diversissimi”. Ovviamente la collezione presenta anche artisti veneziani come Giambattista e Giandomenico Tiepolo, Giambattista Piazzetta, Antonio e Francesco Guardi. Ma a colpire di più, e a rendere importante la collezione di Paolo Galli, è la varietà dei pezzi, che saranno esposti al pubblico di Ca’ Rezzonico fino al 20 gennaio 2025.

Un palazzo di Treviso del 1200 diventa primo coworking al mondo

Un palazzo di Treviso del 1200 diventa primo coworking al mondoRoma, 4 ott. (askanews) – Si chiamerà Palazzo dei Maestri e sarà il primo coworking al mondo ricavato all’interno di un palazzo del 1200. L’immobile medievale ristrutturato del centro storico di Treviso, risalente al XIII secolo, sarà presentato al pubblico venerdì 4 ottobre 2024 alle ore 11,30 con una cerimonia inaugurale per illustrarne la nuova destinazione e funzionalità: sede congiunta, ipertecnologica e condivisa in tutti i 4 piani, di studi professionali di altissimo profilo. Il palazzo viene restituito alla comunità dopo un accurato restauro conservativo durato due anni su idea e interessamento dell’imprenditore Patrizio Bof, già autore di un altro intervento importante di recupero su una dimora cinquecentesca sempre nel capoluogo della Marca. 


Palazzo dei Maestri, durante il Medioevo, era la magnifica residenza con archi a tutto sesto, affrescata sia dentro che fuori, di religiosi, giudici, notai, artigiani e accademici. Dedicato ai maestri di ieri e di oggi E proprio queste personalità esemplari intende oggi celebrare Patrizio Bof riassunte nel nome Palazzo dei Maestri, rendendo così omaggio a quanti si sono avvicendati nei secoli tra quelle stesse mura: notai, vetrai e intagliatori che hanno tramandato le loro arti e i loro saperi e che idealmente passano il testimone della loro opera alle professionalità attuali, dotate degli strumenti più all’avanguardia del presente e del futuro.  Un luogo unico nel suo genere, arricchito di un design ricercato ed essenziale che lascia parlare gli ambienti originari e allo stesso tempo sa raccontarne l’evoluzione.


“Riconsegniamo alla città un bene culturale importante, un altro gioiello prezioso collocato all’interno delle mura civiche che andrà ad aggiungersi alla nostra collezione Diamonds Secret – annuncia l’imprenditore Patrizio Bof-. Palazzo dei Maestri e Palazzo della Luce sono i nostri scrigni nei quali proponiamo un nuovo modello di luogo dedicato al lavoro, mettendo a disposizione il meglio della strumentazione digitale e domotica”. Non si tratta della sola iniziativa di riqualificazione ad opera dell’imprenditore Patrizio Bof, da sempre legato al mondo dell’innovazione. “Mi trovo d’accordo con Maria Grazia Chiuri della maison Dior quando dice: ‘capisco sempre di più che a me piace restaurare, non mi piace l’idea di fare qualcosa di nuovo, mi piace l’idea di recuperare, aggiornare, far evolvere quello che già c’è’”.


Dapprima Palazzo della Luce e adesso Palazzo dei Maestri: c’è sempre il richiamo a un faro – in senso fisico o concettuale – come elemento centrale nelle scelte creative di Patrizio Bof, per dare un nome alle sue infinite idee, per utilizzare l’aggettivo principe con cui ha battezzato la sua holding: Infinite Area.