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Cipess approva nuovo pacchetto risorse per coesione territoriale

Cipess approva nuovo pacchetto risorse per coesione territorialeRoma, 7 nov. (askanews) – Il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess), ha approvato un nuovo pacchetto di proposte di assegnazioni di risorse finanziarie per la coesione territoriale. Secondo quanto riporta un comunicato, ha approvato la proposta di assegnazione della quota residua FSC 21-27, pari a 2,2 miliardi di euro, e delle risorse complementari a valere sul Fondo di rotazione, per ulteriori 1,2 miliardi di euro. Con quest’assegnazione, che si somma alle precedenti anticipazioni delle quote del FSC 21-27 già deliberate dal Comitato, si completa il quadro di risorse della coesione programmate per i territori della Campania, consentendo, nei prossimi anni, di avviare investimenti in infrastrutture, competitività del sistema produttivo e servizi ai cittadini per un totale di 8,3 miliardi di euro.


Inoltre, in previsione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi (1226-2026), il Governo ha proposto e il Comitato ha deliberato un’assegnazione di risorse FSC 21-27 pari a 80,5 milioni a favore dei territori umbri. Le risorse, prosegue il comunicato, sono destinate al finanziamento di interventi particolarmente strategici per la riqualificazione dei luoghi di culto e il potenziamento delle infrastrutture di trasporto all’interno della regione Umbria. In particolare, è stato finanziato il completamento della tratta ferroviaria della Ferrovia Centrale Umbra; l’allestimento del percorso ciclo-pedonale della Via di Francesco; l’abbattimento delle barriere architettoniche presso le scale mobili Porta Nuova di Assisi; la riqualificazione finalizzata alla fruizione del Sacro Convento di Assisi e dell’orto di San Francesco; la progettazione della Nuova stazione AV Medioetruria; il potenziamento e ammodernamento dell’Aeroporto internazionale dell’Umbria San Francesco di Assisi. Con quest’assegnazione, quindi, il Governo ha inteso contribuire alle celebrazioni in onore del Patrono d’Italia che si terranno nel 2026, in particolare favorendo l’afflusso dei numerosi pellegrini previsti. Secondo il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni “si tratta di interventi strategici per i territori perché lo sviluppo economico, la crescita, la competitività del tessuto produttivo si rafforzano coniugando investimenti e coesione territoriale, esattamente come ha inteso fare il Governo oggi, grazie al lavoro del Ministro Fitto, finanziando interventi strategici in particolare per la Campania, l’Umbria e per Lampedusa”. Al fine di dare seguito all’Accordo sottoscritto dal Presidente del Consiglio e il Presidente della Regione Campania lo scorso 17 settembre, oggi il CIPESS


Particolare significato assume, inoltre, l’assegnazione di risorse FSC 21-27 per 45 milioni di euro deliberata a favore del Comune di Lampedusa e Linosa. È nota la situazione di emergenza che l’isola è chiamata ad affrontare giornalmente e di cui il Governo, si legge, con il Decreto-legge 124/2023, ha inteso farsi carico, prevedendo, tra l’altro, il finanziamento di un piano di investimenti infrastrutturali atti a migliorare la vita dei cittadini isolani. Il Piano, predisposto dal Comune in sinergia con il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri, prevede la realizzazione e manutenzione straordinaria di strade e altre opere di urbanizzazione primaria, la realizzazione di impianti di depurazione e gestione delle acque reflue, il potenziamento del deposito di carburante, la costruzione di nuovi edifici pubblici tra cui una scuola, la riqualificazione e l’efficientamento energetico degli edifici esistenti. La nuova dotazione si aggiunge a quella di 20 milioni di FSC 14-20 già deliberata in precedenza, in corso di esecuzione, per un totale di investimenti pari a 65 milioni.

Bankitalia: in I sem proseguita crescita lavoro, maggiore al Sud

Bankitalia: in I sem proseguita crescita lavoro, maggiore al SudRoma, 6 nov. (askanews) – Nella prima metà del 2024 l’espansione dell’occupazione in Italia è proseguita con intensità diversa tra i territori: particolarmente pronunciata nel Mezzogiorno, è stata quasi nulla nel Nord Est, dove il rallentamento della domanda di lavoro è confermato anche dal maggiore ricorso agli strumenti di integrazione salariale. Lo segnala la Banca d’Italia nel capitolo sul mercato del lavoro inserito nel Raopporto sulle economie regionali.


Nel 2023, si legge, la crescita dell’occupazione è proseguita in tutte le ripartizioni ed è stata più intensa nel Mezzogiorno. Il numero degli occupati è aumentato in quest’area più che nel resto del Paese anche nel confronto con i livelli precedenti al Covid. Secondo Bankitalia vi ha inciso soprattutto l’espansione del numero di addetti nelle costruzioni e nel settore pubblico. La fase positiva del ciclo economico ha sospinto la partecipazione sull’intero territorio nazionale, in particolare nel Nord Est e nel Mezzogiorno. Il numero di persone attive è salito ovunque, prosegue lo studio, nonostante la contrazione della popolazione in età da lavoro. Il tasso di disoccupazione è diminuito in tutte le ripartizioni.


La crescita delle retribuzioni contrattuali, ancora moderata nel confronto con gli altri principali paesi dell’area dell’euro, ha interessato ogni macroarea. Riflettendo le differenze nella composizione settoriale delle attività economiche, gli incrementi salariali sono stati leggermente inferiori nel Mezzogiorno, dove prevalgono settori che hanno registrato aumenti più contenuti. Le retribuzioni di fatto, aggiunge Bankitalia, sono cresciute poco più dei minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali.

Bankitalia, in 2023 e I sem 2024 Mezzogiorno cresciuto sopra media

Bankitalia, in 2023 e I sem 2024 Mezzogiorno cresciuto sopra mediaRoma, 6 nov. (askanews) – Lo scorso anno, dopo la robusta ripresa del biennio 2021-22, l’attività economica è cresciuta solo di poco in tutte le macroaree in Italia, rispecchiando la debolezza della domanda mondiale e le condizioni monetarie più restrittive. L’incremento è stato di nuovo più accentuato nel Mezzogiorno, per effetto di una maggiore espansione dell’attività nei comparti delle costruzioni e del terziario e di una minore contrazione dell’industria. Lo riferisce la Banca d’Italia nel suo nuovo Rapporto sulle economie regionali, che accompagna studi specifici su ogni regione in corso di diffusione in questo periodo.


L’istituzione di Via Nazionale osserva che già nella fase successiva alla crisi legata a Covid, lockdown e misure restrittive imposte, mentre l’economia italiana registrava tassi di crescita medi superiori alle principali economie dell’area euro, in contrasto con quanto avvenuto nelle passate crisi, nel Mezzogiorno il prodotto e l’occupazione erano cresciuti più della media nazionale. Un elemento di novità importante, anche se potrebbe in parte riflettere fattori di natura temporanea, data la particolare rilevanza per l’economia meridionale degli ampi interventi pubblici adottati. Tornando allo scorso anno, le esportazioni reali sono aumentate nel Sud e nelle Isole, in contrasto con la riduzione registrata nel Centro Nord. Le misure di spesa del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e gli incentivi per la riqualificazione del patrimonio immobiliare hanno continuato a sostenere il settore dell’edilizia, si legge, che è risultato quello a più alta crescita nell’intero Paese.


E l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (Iter) elaborato dalla Banca d’Italia, indica anche per la prima metà del 2024 un rialzo del Pil, leggermente più marcato nelle regioni meridionali. La crescita si è mantenuta modesta in ogni ripartizione; ha risentito ancora della fragilità della domanda interna e di quella estera. La crescita dei prossimi anni è destinata a risentire del fattore demografico. Nel frattempo, le imprese in Italia prefigurano un indebolimento nella dinamica degli investimenti in tutte le macroaree. La liquidità delle aziende è ancora salita, sospinta dall’incremento di depositi e titoli.


Secondo il rapporto di Bankitalia, lo scorso anno l’occupazione ha continuato a crescere in ogni ripartizione, anche qui più intensamente nel Mezzogiorno. Hanno influito gli sgravi contributivi, la ripresa degli investimenti pubblici e la fine del blocco del turnover del personale nella Pubblica amministrazione. È proseguito anche l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro, in particolare nel Mezzogiorno e nel Nord Est. Il tasso di disoccupazione è diminuito ovunque. La dinamica delle retribuzioni ha accelerato moderatamente nel 2023, dice ancora Bankitalia, soprattutto nelle regioni centro-settentrionali, dove maggiore è il peso dei settori che hanno beneficiato di rinnovi contrattuali.


L’incremento dell’occupazione ha sostenuto l’espansione del reddito disponibile delle famiglie, in special modo nelle regioni meridionali. L’inflazione ne ha tuttavia eroso il potere d’acquisto, frenando la crescita dei consumi. Nel 2023 l’inflazione media annua in Italia – misurata dall’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) – è scesa al 5,7 per cento, con differenze limitate tra le ripartizioni. La flessione, si legge, ha riguardato in particolare la componente del paniere dei consumi legati all’abitazione, inclusi i beni energetici, ed è stata più pronunciata nel Mezzogiorno e nel Nord Est. Nei primi nove mesi del 2024 questa tendenza è proseguita interessando tutte le macroaree. Sulla scia della stretta monetaria operata dalla Bce, i prestiti bancari al settore privato non finanziario, che avevano già rallentato dalla fine del 2022, si sono contratti in ogni ripartizione dal terzo trimestre dello scorso anno. Sull’andamento ha inciso soprattutto la significativa e generalizzata flessione dei finanziamenti al settore produttivo, prosegue Bankitalia, in particolare al Centro e nel Nord Est. Il calo ha riflesso sia la minore domanda di credito, sia la maggiore avversione al rischio degli intermediari in un contesto macroeconomico debole. I prestiti alle famiglie hanno continuato a espandersi solo nel Mezzogiorno, sebbene in rallentamento. Si sono nel complesso ridotte le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di abitazioni, a causa dell’aumentato costo del credito, rimanendo contenute anche nel primo semestre del 2024, nonostante la diminuzione dei tassi di interesse. È invece continuata la crescita del credito al consumo. A giugno del 2024 il tasso di deterioramento dei prestiti al settore privato non finanziario si collocava su valori molto moderati nel confronto storico, confermandosi più elevato nel Mezzogiorno. Bankitalia non effettua previsioni su base regionale per l’andamento dei crediti deteriorati, ma va ricordato che ad esempio per alcuni segmenti chiave dell’economia, come il manifatturiero, in cui la debolezza globale e Ue potrebbe portare a aumenti di queste poste, c’è una maggiore concentrazione di imprese nelle aree del Nord. Nel 2023 i conti delle Amministrazioni locali sono migliorati. La spesa per investimenti ha accelerato, sostenuta in particolare dall’impiego nel Mezzogiorno dei fondi di coesione europei del ciclo di programmazione 2014-20, in via di completamento, e dalla progressiva realizzazione dei progetti connessi con il Pnrr; la fase di forte espansione è proseguita anche nei primi nove mesi del 2024. In prospettiva, conclude lo studio, è verosimile attendersi un ulteriore irrobustimento degli investimenti, per effetto dell’utilizzo dei fondi del ciclo 2021-27, ancora in fase di avvio, e dell’attuazione di altre misure del Pnrr.

Acri, Azzone: fiduciosi su proseguimento interventi su territori

Acri, Azzone: fiduciosi su proseguimento interventi su territoriRoma, 29 ott. (askanews) – L’Acri è ottimista sul fatto che nonostante gli effetti dei cambiamenti normativi Ue e del provvedimento sul rinvio della detraibilità delle imposte differite attive (Dta), le fondazioni bancarie riusciranno a continuare ad effettuare interventi a sostegno dei territori. “Finora i dati usciti sono tutti in crescita, non abbiamo ancora i dati consuntivi ma siamo ottimisti che si potrà continuare a fare interventi filantropici sul territorio”, ha affermato il presidente dell’Acri, Giovanni Azzone, rispondendo ad una domanda durante la conferenza stampa di presentazione dell’idagine annuale sul risparmio realizzata con l’Ipsos.

Mimit convoca Regioni e Province autonome su crisi aziende il 20 nov

Mimit convoca Regioni e Province autonome su crisi aziende il 20 novRoma, 24 ott. (askanews) – Il ministero delle Imprese e del Made in Italy, su indicazione del ministro Adolfo Urso, ha convocato i rappresentanti delle Regioni e delle Province autonome per un incontro a Palazzo Piacentini il giorno 20 novembre 2024 alle ore 17.


La riunione, riporta una nota, ha la finalità di approfondire le modalità di coordinamento e di cooperazione più utili per ottimizzare la gestione delle situazioni di crisi aziendale dei territori interessati. All’incontro, presieduto da Urso, parteciperà anche il sottosegretario al Mimit con delega alle crisi di impresa, Fausta Bergamotto.

Leonardo lancia joint venture con Rheinmetall su carri armati Ue

Leonardo lancia joint venture con Rheinmetall su carri armati UeRoma, 15 ott. (askanews) – Leonardo ha annunciato il lancio di una joint venture alla pari con la tedesca Rheinmetall con l’obiettivo di formare un nuovo nucleo europeo per lo sviluppo e la produzione di veicoli militari da combattimento in Europa. Le due società saranno azionisti al 50% della nuova realtà, battezzata Leonardo Rheinmetall Military Vehicles, che avrà sede legale a Roma e sede operativa a La Spezia.


Il perfezionamento degli accordi e la costituzione della società, riporta un comunicato, sono attesi entro il primo trimestre 2025, e soggetti alle usuali autorizzazioni regolamentari per operazioni di questa natura. Obiettivo primario della joint venture è lo sviluppo industriale e la successiva commercializzazione del nuovo Main Battle Tank italiano (Mbt) e della nuova piattaforma Lynx per il programma Armored Infantry Combat System (Aics) nell’ambito del programma per i sistemi terrestri dell’Esercito Italiano. È previsto anche lo sviluppo e la produzione di altri veicoli di questa famiglia, come veicoli da recupero, da ingegneria e da posaponti. Entrambi i partner, si legge, si aspettano inoltre che i loro prodotti congiunti offrano ampie opportunità di vendita sui mercati internazionali.


“Si tratta di un passo significativo verso la creazione di un sistema della difesa europeo basato su piattaforme specializzate condivise – ha commentato l’Ad di Leonardo, Roberto Cingolani -. Rheinmetall e Leonardo puntano a sviluppare tecnologie all’avanguardia in grado di competere a livello internazionale”.

Inail: nel 2023 590mila infortuni sul lavoro -8,4%, decessi -9,5%

Inail: nel 2023 590mila infortuni sul lavoro -8,4%, decessi -9,5%Roma, 14 ott. (askanews) – Oltre 590mila denunce di infortunio, in calo del 16,1% rispetto alle circa 704mila del 2022 (113mila casi in meno) e dell’8,4% rispetto alle quasi 645mila del 2019. Gli infortuni con esito mortale denunciati sono 1.147, 121 in meno (-9,5%) rispetto ai 1.268 del 2022 e 95 in meno (-7,6%) rispetto ai 1.242 di cinque anni prima. E’ la fotografia scattata al 30 aprile 2024 dall’Inail, nella sua Relazione annuale relativa al 2023.


Secondo l’istituto a influenzare il calo degli infortuni in complesso nel 2023 è stata la pandemia, ancora molto presente nel 2022 in termini di contagi professionali denunciati. La riduzione reale, al netto dell’effetto Covid, si attesta infatti al -0,6%. Rispetto al 2019, anno che ha preceduto la pandemia, la riduzione, sempre al netto dei contagi, è di circa il 9%. Per i casi mortali, a differenza del biennio 2020-2021, l’emergenza sanitaria non ha avuto invece l’impatto rilevante osservato per le denunce in complesso. L’analisi per modalità di accadimento degli infortuni in complesso indica un aumento, rispetto al 2022, solo dei casi in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro, che sono passati da 95.078 a 98.716 (+3,8%). Sostenuta invece, a causa della pandemia, la riduzione degli infortuni avvenuti in occasione di lavoro, prosegue l’Inail, scesi da 608.505 a 491.499 (-19,2%). Il 19,5% degli infortuni denunciati nel 2023 si sono verificati “fuori dall’azienda” (cioè “in occasione di lavoro con mezzo di trasporto” o “in itinere”), percentuale in linea col 2019 e superiore al valore medio del biennio 2020-2021 (circa il 16%) quando, nelle fasi più critiche dell’emergenza, i blocchi alla circolazione stradale e il massiccio ricorso al lavoro agile li hanno fatti contrarre sensibilmente.


Per i casi mortali si registra, rispetto al 2022, un calo sia delle denunce in itinere, passate da 341 a 265 (-76 casi), sia di quelle in occasione di lavoro, da 927 a 882 casi (-45). Il 40,5% dei decessi denunciati nel 2023 si sono verificati “fuori dall’azienda”. L’Inail poi riporta come il 79,2% degli infortuni in complesso del 2023 si concentra nella gestione assicu­rativa Industria e servizi, il 4,5% in Agricoltura e il 16,3% nel conto Stato (per que­st’ultima circa sette infortuni su 10 riguardano gli studenti delle scuole pubbli­che statali). Mentre nell’Industria e servizi si assiste, tra il 2022 e il 2023, a una riduzione degli infortuni (-19,8%), si osservano lievi aumenti in Agricoltura (+0,1%) e nel conto Stato (+1,8%, sintesi di una diminuzione per i dipendenti statali e di un aumento per gli studenti delle scuole/università statali, anche a causa dell’effetto dell’estensione assicurativa Inail disposta dall’art. 18 del decreto legge n. 48/2023). Anche per i casi mortali il maggior numero di denunce si concentra nell’Industria e servizi (85,3%), seguita dall’Agricoltura (11,6%) e dal conto Stato (3,1%).


L’analisi per settore di attività economica della gestione Industria e servizi evidenzia, al netto dei casi non codificati, che un quarto degli infortuni in occasione di lavoro del 2023 è concentrato nel comparto manifatturiero, seguito da Sanità e assistenza sociale (14%), Costruzioni (13%), Trasporto e magazzinaggio (12%) e Commercio (11%). Quasi tutti i settori sono in calo rispetto al 2022, in particolare la Sanità e assistenza sociale, che scende dai circa 135mila casi del 2022 ai quasi 44mila del 2023 (-67,5%), dopo aver registrato il picco di 157mila infortuni nel 2020 a causa degli infortuni sul lavoro da Covid-19. Il più elevato numero di decessi in occasione di lavoro si registra nelle Costruzioni (176 casi, in linea con i 175 del 2022), nel Trasporto e magazzinaggio (125, -17 decessi) e nel comparto Manifatturiero (111, -11). La Sanità e assistenza sociale, con 14 decessi, è in calo rispetto ai 29 del 2022 e, soprattutto, rispetto ai 200 denunciati nel 2020, nella fase più acuta della pandemia. In ottica di genere, per l’insieme delle gestioni assicurative e inclusi gli infortuni in itinere la maggioranza degli infortuni e la schiacciante maggioranza di decessi riguarda uomini, con l’Inail che riporta che oltre un terzo degli infortuni in complesso e un decesso su 12 riguardano le donne. Si osserva, in particolare, un significativo decremento delle denunce di infortunio delle lavoratrici (-27,6%, pari a 80mila casi in meno) rispetto ai lavoratori (-8,1%, circa 34 mila casi in meno) e anche per i casi mortali il calo rispetto al 2022 è più marcato per la componente femminile (-31,9%, da 135 a 92 casi) rispetto a quella maschile (-6,9%, da 1.133 a 1.055).


Quasi tutte le fasce di età presentano riduzioni tra il 2022 e il 2023 con l’unica eccezione, per le denunce in complesso, di quella degli under 20, soprattutto studenti (+11,6%), e per i casi mortali della classe 20-24 anni (+12 decessi) e degli over 65enni (+15). Metà delle denunce di infortunio si concentra nella fascia 40-64 anni, mentre per i decessi la fascia più colpita è quella tra i 50 e i 64 anni. Quasi otto infortuni su 10 riguardano i lavoratori italiani (in calo del 18,9% sull’anno precedente), il 17% gli extracomunitari (-0,2%) e il 4% i comunitari (-13,7%). Sempre circa otto su 10 sono i decessi denunciati per lavoratori italiani (-9,1% sul 2022), il 15% per quelli extracomunitari (-8,2%) e il 4% per i comunitari (-20,3%). Dal punto di vista della distribuzione territoriale, dice l’istituto, il 61% degli infortuni si concentra al Nord, il 20% al Centro e il 19% nel Meridione. Il calo registrato rispetto al 2022 ha interessato tutte le aree del Paese, a partire dal Sud (-20,5%), seguito da Nord-Ovest (-19,6%), Isole (-18,7%), Centro (-15,9%) e Nord-Est (-9,9%). Tutte le Regioni hanno visto contrarsi il fenomeno infortunistico, con i decrementi più significativi in Campania (-35,3%), Liguria (-31,4%) e Molise (-26,5%). Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana raccolgono oltre la metà delle denunce. Nei casi mortali, l’incidenza del Nord scende al 48%, mentre aumenta, rispetto ai casi in complesso, il peso del Mezzogiorno (33%), con il Centro che conferma la stessa quota (un caso su cinque) sia per il totale degli infor­tuni che per quelli mortali. La diminuzione del 9,5% delle morti sul lavoro rispetto al 2022 è la sintesi dei cali registrati al Centro (-18,7%), Nord-Ovest (-13,6%), Nord-Est (-11,3%) e Isole (-9,3%) e dell’aumento rilevato al Sud (+6,3%). Gli infortuni accertati sul lavoro. Gli infortuni riconosciuti sul lavoro nel 2023 sono provvisoriamente 375.578, pari al 64% delle denunce, di cui il 18,1% avvenuti “fuori dall’azienda”, cioè “in occasione di lavoro con mezzo di trasporto” o “in itinere”. Restano da definire ancora 29mila casi in istruttoria. Gli infortuni mortali accertati sul lavoro sono, al momento, 550 (il 48% delle denunce), di cui oltre la metà (52,2%) “fuori dall’azienda”. I casi in istruttoria sono 51. Per quanto riguarda gli indici di frequenza infortunistica, calcolati prendendo in considerazione gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro indennizzati e il numero di addetti Inail, l’analisi dell’ultimo triennio consolidato (2019-2021) presenta per il complesso delle attività dell’Industria e servizi un indice pari a 15,26 infortuni indennizzati per mille addetti, in calo dell’1,5% rispetto all’indice di frequenza del triennio 2018-2020. Il settore più a rischio è la Sanità e assistenza sociale con 42,95 infortuni indennizzati ogni mille addetti, conseguenza dell’elevata incidenza dei contagi da Covid-19. Tra gli altri settori più a rischio, anche nel periodo che ha preceduto la pandemia, quello della gestione dei Rifiuti/reti fognarie/fornitura d’acqua (32,15), del Tra­sporto e magazzinaggio (23,39), dei Servizi di supporto alle imprese (20,29), delle Costruzioni (18,01) e dell’Alloggio e ristorazione (16,90). Concentrando l’attenzione sulle conseguenze più gravi dell’in­fortunio indennizzato (menomazioni permanenti ed esiti mortali), il primato negativo spetta alle Costruzioni, conclude l’Inail, con un indice di 2,87, più del doppio della media dell’Industria e servizi (1,16). Per la gestione Agricoltura l’indice di frequenza è risultato negli anni sempre decrescente, passando da 20,72 infortuni indennizzati ogni mille addetti nel triennio 2016-2018 a 17,47 nel triennio 2019-2021. (fonte immagine: Inail).

Pichetto: “Se vogliamo le rinnovabili da qualche parte vanno fatte”

Pichetto: “Se vogliamo le rinnovabili da qualche parte vanno fatte”Roma, 14 ott. (askanews) – Sugli attriti con la Sardegna sugli impianti energetici e in generale su possibili frizioni con le Regioni “ho una preoccupazione che devono avere tutti gli amministratori regionali e tutti coloro che affrontano la questione: noi paghiamo l’energia elettrica il doppio di Francia e Spagna e il 40% in più della Germania, sono i nostri competitori. La scelta è vogliamo rinnovabili? Se vogliamo le rinnovabili da qualche parte le dobbiamo fare”. Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, durante un’intervista a Radio 24.


“Dobbiamo trovare il punto di equilibrio – ha proseguito -. Certamente le cautele, ma da qualche parte vanno fatte. E certamente è più facile farle dove c’è il sole ma l’idroelettricolo dobbiamo farlo sulle Alpi. Tra l’altro io sono convinto che le Regioni si raccorderanno tra loro per evitare di avere 22 regolamentazioni diverse che sarebbe un danno per l’economia del Paese. Su questo sono convinto che ci sarà un raccordo positivo”.

Trasporti, nuovo brand per i treni regionali di Trenitalia

Trasporti, nuovo brand per i treni regionali di TrenitaliaRoma, 2 ott. (askanews) – Nasce “Regionale”, il nuovo brand che i passeggeri troveranno sui treni di Trenitalia muovendosi nella propria città o regione. Il nuovo brand Regionale è caratterizzato dal colore verde e da linee morbide e pulite, per definire un approccio semplice e orientato alla sostenibilità, valori distintivi del servizio.


“Non è solo un nome, o il colore del treno che sarà verde, ma sta a signifcare anche lo sforzo di Trenitalia, insieme alle Regioni, fatti negli anni scorsi e che faremo ancora nei prossimi anni, per ammordernare la flotta – ha detto l’ad di Trenitalia, Luigi Corradi, alla presentazione del nuovo brand -. Abbiamo un obiettivo: quello di raggiungere l’80% della flotta con i treni completamente nuovi, quindi sostituire i treni vecchi con treni nuovi. Abbiamo già superato il 60%, quindi penso che sia veramente un momento per iniziare a celebrare questa cosa e farla conoscere sempre di più, perché poi l’obiettivo di questo lavoro sono i nostri clienti, i nostri passeggeri. Convincere sempre più gente che il trasporto regionale in Italia è molto migliorato, è uno dei migliori al mondo”. Entro il 2027, il numero di nuovi convogli supererà quota 700 fra treni elettrici a doppio piano, monopiano e ibridi. Un investimento che, dal 2018 al 2027, ammonta a oltre 7 miliardi di euro per il rinnovo della flotta, ai quali si aggiungono altri 3 miliardi destinati all’implementazione di tecnologie e alla manutenzione avanzata.

Confcooperative Habitat, Maggioni: in 10 anni 87mila alloggi

Confcooperative Habitat, Maggioni: in 10 anni 87mila alloggiRoma, 24 set. (askanews) – Cooperative di abitanti, cura del suolo, cooperative di comunità a dispetto dell’over tourism e della speculazione. Sono alcuni dei temi su cui è impegnata la Cooperazione di Abitanti che, come alle sue origini, punta a tutelare il diritto alla casa e nell’impegno per comunità e società più eque, vero valore di un’economia sociale. Sono le tematiche al centro della conferenza per il 70esimo anniversario di Confcooperative Habitat, la Federazione di Confcooperative che raggruppa le cooperative di abitazione e le nuove cooperative di comunità.


“Solo negli ultimi 10 anni la cooperazione di abitanti ha realizzato 87.000 nuovi alloggi con prezzi, tra proprietà e affitto, inferiori almeno del 30% rispetto a quelli medi di mercato, con picchi anche dell’80%. Una politica di social housing ante litteram per far fronte al disagio abitativo e alla domanda messa a rischio”. Lo ha affermato Alessandro Maggioni, presidente di Confcooperative Habitat, secondo quanto riporta un comunicato in apertura della conferenza “Cooperare per l’eternità”. All’evento sono attesi gli interventi di: Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro dei Trasporti; Alessandro Morelli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio; Massimo Bitonci, sottosegretario al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e di Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative.


“Dal secondo dopoguerra a oggi la cooperazione è stata una grande protagonista della risposta abitativa, consegnando alloggi sia in proprietà sia in affitto a oltre 930mila famiglie; 70 anni di vita sono un traguardo importante, un momento per guardarsi dentro, riflettere e orientarsi ad un futuro incerto. Abbiamo trasformato l’Italia che usciva dalle macerie del secondo conflitto mondiale, grazie all’articolo 45 della Costituzione che riconosce il ruolo della cooperazione. Oggi – continua Maggioni – ci troviamo ad affrontare un altro tipo di macerie, quelle prodotte dalle crescenti disuguaglianze: stipendi bassi, costo della vita in crescita, mutui alle stelle e locazioni introvabili. E, quando si trovano, i canoni insostenibili stanno drammaticamente erodendo il diritto all’abitare giusto per molte famiglie, soprattutto quelle esposte a maggiore vulnerabilità”. Queste le sfide per il futuro: rendere città e territori ospitali, far convivere turismo e cittadini senza dover arrivare a illogici conflitti; coinvolgere con coraggio i giovani, dando loro voce e risorse per progettare un futuro migliore e più giusto. Territori belli, ma anche accoglienti per tutti.


In questo quadro l’associazione sottolinea anche il ruolo delle Cooperative di comunità: “Oltre 250 cooperative, più di 6.500 soci, circa 335.000 tra utenti e beneficiari garantite da un migliaio di occupati, in prevalenza donne. È questo l’identikit di un fenomeno che sta ridando energia e speranza ai territori delle aree interne. Sono imprese promosse da chi vive nei territori che rischiano lo spopolamento, con l’obiettivo di creare economie locali preservando natura, abitabilità, ospitalità e agricoltura. È urgente però una legge quadro nazionale – ribadisce Maggioni – che, qui come nella legislazione urbanistica, armonizzi il caos indotto dalle varie normative regionali. Sono interessati, tra gli altri, 5.500 comuni che rappresentano oltre il 60% della superficie nazionale”. Nel pomeriggio si terrà la presentazione e la premiazione dei progetti dei due bandi di Padova e di Torino dell’ultima edizione di AAAarchitetticercasi, il concorso per progettisti Under33 ideato e promosso da Confcooperative Habitat.


“La nostra politica abitativa è impegnata nel contrasto di consumo di suolo, privilegiando interventi di recupero di aree urbane degradate o dismesse. Un’azione che risponde alla necessità sempre più urgente di arrestare il consumo che nel nostro paese – continua Maggioni – secondo l’ultimo rapporto Ispra ha registrato una brusca accelerata a ritmi che non vedevamo più da 10 anni. Nell’ultimo anno infatti i fenomeni di trasformazione del territorio agricolo e naturale in aree artificiali hanno sfiorato i 2,5 metri quadrati al secondo e riguardato quasi 77 km quadrati in un solo anno (oltre 21 ettari al giorno): registrando un +10%”. “Il contrasto al dissesto idrogeologico parte dalle aree interne, 5.500 comuni che rappresentano il 67% della superficie nazionale. I cambiamenti climatici – sottolinea Maggioni – hanno prodotto danni per 111 miliardi, di cui 57,1 miliardi di euro solo per alluvioni. Negli ultimi 40 anni 1/3 del valore dei danni provocati da eventi estremi nella Ue è stato “pagato” dall’Italia (Fonte Censis)”. Mentre “il consumo di suolo e di paesaggio non è determinato da una spinta demografica. Per questo è necessario regolare al meglio le trasformazioni territoriali, riducendo l’intasamento delle città, oggi sempre meno vivibili, con tempi di percorrenza casa – lavoro troppo elevati che minano la qualità della vita. Siamo tra i meno virtuosi in Europa. Insieme alla Francia – conclude Maggioni – i lavoratori italiani impiegano in media 45 minuti per andare da casa al lavoro. Gli italiani bruciano quasi 8 ore a settimana per andare e tornare dal lavoro. Come se trascorressero 4 giorni lavorativi al mese nel traffico tanto che quasi 1 su 2 desidera cambiare lavoro per avvicinarsi a casa”.