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Trenitalia: dal 21 sett no check-in su biglietti digitali regionali

Trenitalia: dal 21 sett no check-in su biglietti digitali regionaliRoma, 14 set. (askanews) – A partire da sabato 21 settembre, in anticipo rispetto a quanto comunicato nei mesi scorsi, il biglietto digitale regionale si validerà automaticamente all’orario di partenza programmata del treno acquistato e non sarà più necessario fare il check-in. Lo riferisce con un comunicato Trenitalia (Gruppo FS Italiane).


Questa novità è stata pensata per rispondere alle esigenze dei viaggiatori, offrendo una maggiore comodità e riducendo il rischio di dimenticare di validare il biglietto prima di salire a bordo. E forse anche per superare le polemiche Restano invariate le condizioni di flessibilità per il cambio di data e di orario del viaggio. I passeggeri potranno continuare a effettuare cambi illimitati di data e orario di viaggio fino alle 23:59 del giorno precedente la partenza. Il giorno del viaggio, l’orario di partenza continuerà ad essere modificabile senza limiti, purché prima dell’orario programmato del treno scelto.


Con il biglietto digitale validato automaticamente all’orario di partenza – modalità che non elimina la possibilità di viaggiare con il tradizionale biglietto cartaceo – anche l’esperienza di viaggio diventa più semplice e sostenibile, conclude Trenitalia, oltre alla possibilità per i passeggeri di ricevere sul proprio dispositivo le informazioni relative al viaggio.

Treni, riattivata linea AV Roma-Napoli, con riduzione velocità

Treni, riattivata linea AV Roma-Napoli, con riduzione velocitàRoma, 8 ago. (askanews) – È stata riattivata la linea ferroviaria ad alta velocità Roma – Napoli con riduzione di velocità. Lo comunica Rete Ferroviara Italiana, precisando che la circolazione è in graduale ripresa dopo essere stata fortemente rallentata per due incendi, il primo nelle vicinanze della linea ferroviaria tra Salone e Anagni che ha provocato danni alle barriere antirumore e ad alcuni cavi e il secondo tra Gricignano e Caserta, senza danni all’infrastruttura.


L’intervento dei Vigili del Fuoco ha permesso di spegnere i due incendi di cui il primo di grosse dimensioni, prosegue un comunicato. I treni hanno registrato ritardi, limitazioni e cancellazioni. La circolazione riprenderà gradualmente. Potenziata l’assistenza ai passeggeri, conclude Rfi. (fonte immagine: RFI).

Negli ultimi 3 anni prezzi del gelato balzati del 30%

Negli ultimi 3 anni prezzi del gelato balzati del 30%Roma, 13 lug. (askanews) – Negli ultimi 3 anni i listini del gelato sono rincarati di quasi il 30%. In pieno aumento stagionale dei consumi, a fare i conti sul segmento è il Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), che con un comunicato riferisce di aver elaborato i dati pubblicati sull’apposito osservatorio Mimit, mettendo a confronto i prezzi attuali di una vaschetta di gelato da 1 kg in tutte le città italiane con quelli in vigore nel 2021.


Il primo dato che emerge dalla ricerca è quello relativo al prezzo medio del gelato in vaschetta in Italia, si legge, che si attesta oggi a 5,86 euro al chilo, contro una media di 4,52 euro/kg del 2021, con un rincaro in tre anni del +29,6% – spiega il Crc – Aumenti quasi doppi rispetto al tasso di inflazione, che nel triennio 2021-2022-2023 si è attestata al 15,7%. Se si analizzano i listini nelle singole province, si scopre che Forlì è la città che oggi vanta il prezzo più alto del gelato, con una media di 8,28 euro al Kg, seguita da Firenze (7,79 euro), Bolzano (7,39 euro), Ancona (7,13 euro) e Milano (7,08 euro). Sul lato opposto della classifica Cuneo risulta la provincia più conveniente, con un prezzo medio di 4,21 auro al chilo, seguita da Arezzo (4,59 euro), Siena e Padova (entrambe a 4,60 euro) – afferma il Centro di formazione e ricerca sui consumi – Sul fronte dei rincari è a Lodi che si registrano gli aumenti più pesanti, pari al +48,7% sul 2021, seguita da Belluno e Ancona (+47,3%) e Verona (+46,8%). In totale 7 province segnano incrementi dei prezzi superiori al 40% rispetto al 2021. Situazione analoga nel settore dei gelati artigianali, dove i prezzi variano dai 20 ai 28 euro al kg (tra +20% e +30% sul 2021), mentre per un cono piccolo si spendono in Italia in media 2,7 euro, arrivando a sfiorare i 5 euro in alcune gelaterie del centro storico di Roma.


“Alla base dei forti rincari del gelato in Italia vi sono solo in parte gli incrementi delle quotazioni delle materie prime, dal cacao allo zucchero, che hanno influito sui costi a carico dei produttori – spiega il presidente del comitato scientifico Crc, Furio Truzzi – Gli aumenti sono semmai da attribuire ad una domanda in costante crescita, spinta anche dai turisti stranieri, al punto che per questa estate si prevedono consumi in salita del +6% con punte del +12% nelle città d’arte. Un business quello del gelato che sfiora in Italia i 2 miliardi di euro per quello industriale, con consumi pro-capite pari a 2,14 kg, e raggiunge i 3 miliardi per quello artigianale, dove la spesa annua è salita a circa 43 euro a cittadino” – conclude Truzzi.

L’economia del mare in Italia vale 178 mld, il 10,2% del Pil

L’economia del mare in Italia vale 178 mld, il 10,2% del PilRoma, 10 lug. (askanews) – Con 227.975 imprese e 1.040.172 di occupati, l’economia del mare in Italia genera un valore aggiunto diretto pari a 64,6 miliardi di euro, che, considerando anche “il valore attivato” nel resto dell’economia, raggiunge i 178,3 miliardi di euro, pari al 10,2% del Pil nazionale. Sono le stime del XII Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare a cura di Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare Ossermare, Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, presentato questa mattina a Roma, secondo quanto riporta un comunicato presso la Sala Longhi di Unioncamere alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci.


Un settore in netta crescita in ogni suo aspetto, dice lo studio. Cresce il valore aggiunto diretto con un +15,1%, pari a due volte la crescita media italiana si ferma al 6,9%. Cresce il valore aggiunto complessivo di quasi un punto percentuale rispetto a quanto rilevato dall’XI Rapporto del 2023. Cresce il moltiplicatore, pari quest’anno a 1,8, a fronte dell’1,7% della scorsa rilevazione. Ossia per ogni euro speso nei settori direttamente afferenti alla filiera mare se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia. Crescono gli addetti, con un aumento occupazionale del 6,6%, pari a quasi quattro volte quello registrato nel Paese (1,7%). Rimane, invece, stabile il numero delle imprese. Come ogni anno, la dodicesima edizione del Rapporto, punto di riferimento nazionale ed europeo nella definizione del valore della Blue Economy italiana, ha messo sotto la lente di ingrandimento i diversi settori che compongono la forza produttiva “blu”: le filiere dell’ittica e della cantieristica, i servizi di alloggio e ristorazione, le attività sportive e ricreative, l’industria delle estrazioni marine, la movimentazione di merci e passeggeri, la ricerca, regolamentazione e tutela ambiente.


All’evento di presentazione, moderato da Nunzia De Girolamo, sono intervenuti: il presidente di Unioncamere Andrea Prete, il presidente di Assonautica Italiana, Si.Camera e Camera di Commercio Frosinone Latina Giovanni Acampora, il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne Gaetano Fausto Esposito, il Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare Ossermare Antonello Testa. “La blue economy si caratterizza come uno dei settori trainanti della nostra economia con una forte connotazione imprenditoriale. Ne è una dimostrazione l’incremento della base d’impresa che è aumentata nell’ultimo biennio dell’1,5% contro una contrazione di quasi due punti di quella complessiva, con una maggiore presenza di imprenditorialità giovanile e femminile”, ha sottolineato Andrea Prete, appena riconfermato presidente di Unioncamere, che ha aggiunto “al contempo l’economia del mare rappresenta una delle filiere in cui più forte è la crescita dell’attenzione al digitale e al green. Ecco perché il sistema camerale, che già nel passato ha dato forte enfasi all’economia blu, dedicherà nei prossimi anni un crescente impegno alle imprese di questo settore attraverso policy mirate sempre più inserite nel quadro delle priorità europee”.


“Il nostro Rapporto nazionale” – ha dichiarato Giovanni Acampora, Presidente Assonautica Italiana, Si.Camera e Camera di Commercio Frosinone Latina – “è diventato il documento di riferimento del sistema mare italiano, perché offre un’analisi puntuale del valore e del peso dell’Economia blu del nostro Paese, che mettiamo a disposizione di tutti: operatori del settore, Istituzioni, associazioni, imprese e dell’intero cluster del mare. Si tratta di un elemento imprescindibile per dare la giusta importanza alla Blue Economy italiana e affermare la sua leadership nel contesto euro-mediterraneo, in linea con il lavoro che stiamo portando avanti con il Piano del mare”. “In un Paese che è al primo posto in Europa tra le grandi economie per rapporto coste/superficie, la blue economy si caratterizza per essere “controcorrente” non solo perché ottiene risultati in termini di sviluppo e di occupazione superiori rispetto a quelli dell’economia complessiva, ma anche perché la crescita del valore aggiunto e degli occupati nel Mezzogiorno è stata di oltre due punti superiore a quella media italiana, grazie in particolare alle ottime performances del turismo”. Lo ha detto Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, secondo il quale “resta comunque da evidenziare che sia la produttività della filiera blu che la capacità di moltiplicare le risorse è inferiore nel Meridione, e che se entrambi i valori fossero allineati a quello dell’Italia settentrionale ci sarebbe un incremento di valore aggiunto locale di circa ulteriori 15 miliardi, pari a più di un quarto dell’attuale complessiva produzione blu al Sud”.


Secondo Antonello Testa, Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare Ossermare: “L’Economia del mare italiana conferma il suo trend di crescita superando i 178 miliardi di euro di valore aggiunto. I dati confermano la leadership dell’Italia in Europa, a differenza di quanto registrato dal EU Blue Economy Report 2024 che ci colloca al 4° posto come valore aggiunto dopo Germania, Francia e Spagna, guardando a un perimetro diverso dal nostro. La sfida dell’Italia si vince solo avendo la piena conoscenza dello scenario marittimo in cui ci muoviamo e della sua evoluzione in modo rapido e puntuale ed è quello che noi istituzionalmente, insieme al Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne – Unioncamere, facciamo da più di dieci anni”. Le imprese giovanili in Italia sono pari al 9,0% dell’economia blu, le imprese femminili al 22,4% e le imprese straniere al 7,4%. Secondo l’analisi la top 5 per incidenza del valore aggiunto dell’Economia del mare sul totale dell’economia territoriale vede a livello regionale: Liguria (11,9%), Friuli-Venezia Giulia (7,2%), Sardegna (7,1%), Lazio (6,0%) e Sicilia (5,7%). A livello provinciale: Trieste (18,9%), Livorno (17,6%), La Spezia (16,8%), Gorizia (13,7%) e Rimini (13,0%). Il Sud Italia consolida il suo primato di area a maggiore produzione di valore aggiunto con quasi 21 miliardi di euro di produzione diretta, pari a circa un terzo dell’intero “prodotto blu” nazionale. Lo stesso vale per l’occupazione, concentrata per oltre il 37% al Sud, nonché per le imprese, che addirittura superano nel Mezzogiorno le 111 mila unità, oltre il 48% dell’intera base imprenditoriale blu del Paese. Più basso invece il moltiplicatore pari all’1,6, a fronte del 2 del Nord-Est, dell’1,9 del Nord-Ovest e dell’1,7 del Centro.

Ciclovie, Corte Conti: sviluppo del sistema nazionale in ritardo

Ciclovie, Corte Conti: sviluppo del sistema nazionale in ritardoRoma, 25 giu. (askanews) – Sono numerosi i ritardi rilevati nella progettazione e nella realizzazione del Sistema nazionale delle ciclovie turistiche e degli interventi a sostegno della ciclabilità cittadina, con riflessi critici sulla gestione delle ingenti risorse messe a disposizione tra il 2018 e il 2023. Lo afferma la Corte dei conti, secondo quanto riporta un comunicato nella relazione che la Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, analizzando lo stato di avanzamento complessivo delle 10 ciclovie nazionali.


Tra queste la Ciclovia del Sole Firenze-Verona, ricordano i giudici contabili, la ciclovia Venezia-Torino, quella dell’acquedotto pugliese e il Grande raccordo anulare delle biciclette a Roma. Tutti progetti che puntano alla realizzazione di altrettanti itinerari archeologico-culturali a bassa velocità, con la titolarità dei ministeri delle infrastrutture e trasporti, della cultura e del turismo. Sul piano della programmazione, specifica la Corte, le carenze emerse sono legate anche alla tardiva adozione (agosto 2022) del Piano Generale della mobilità ciclistica, atteso sin dal 2018, e le lentezze procedurali osservate hanno inciso direttamente sulla gestione delle risorse, con numerose criticità inerenti al loro effettivo utilizzo e indicative di una capacità di spesa davvero ridotta.


Per la magistratura contabile, inoltre, l’insufficiente coordinamento fra le Pa interessate è stato elemento di particolare problematicità sul versante realizzativo, anche in considerazione delle tempistiche dell’intervento Pnrr sul “Rafforzamento della mobilità ciclistica”, tuttora in corso. La differenza, infine, tra costi medi sostenuti per le varie ciclovie, oltre a rendere indispensabili interventi all’insegna di una maggiore economicità, evidenzia, secondo la Corte, la necessità di un controllo centrale più efficace e coordinato nella gestione delle risorse e delle procedure, per il rispetto dei criteri programmatici e, in caso di interventi non più avviabili, per il recupero delle risorse erogate e l’eventuale riutilizzo, che renderanno fondamentale la collaborazione con il Mef.

Balneari, Ue: discutiamo con Italia, preferiamo accordi a deferimenti

Balneari, Ue: discutiamo con Italia, preferiamo accordi a deferimentiRoma, 3 mag. (askanews) – La Commissione europea “prende atto” della sentenza del Consiglio di Stato sul contenzioso in corso con l’Italia sulle concessioni balneari, e, spiegando che le discussioni con Roma restano aperte, ricorda che la decisione di avviare questa procedura di infrazione è stata presa “perché gli Stati hanno un obbligo di assicurare che le autorizzazioni su risorse naturali su cui vi sia scarsità nella disponibilità, e limitatezza nel numero, siano concesse per durate limitate e mediante procedure pubbliche aperte, aggiudicate sulla base di criteri obiettivi”. Lo ha riferito una portavoce della Commissione europea, Johanna Bernsel, rispondendo ad una domanda sul tema durante il briefing di metà giornata con la stampa.


“Non posso andare sui dettagli delle discussioni in corso, ma riguarda la salvaguardia di questi principi”. E eloquentemente ha aggiunto che in generale su questi temi “preferiamo gli accordi ai deferimenti alla Corte Ue”, ha detto. La portavoce ha ricordato che sul nodo dei balneari e degli stabilimenti la Commissione aveva emanato un parere motivato il 16 novembre dello scorso anno e che successivamente, a fine gennaio, aveva ricevuto una risposta dall’Italia. “Abbiamo ancora discussioni in corso”.


Incalzata sui tempi di queste discussioni, in particolare sulla possibilità che si voglia evitare un attrito sul caso prima delle elezioni europee, un’altra portavoce, Arianna Podesta ha replicato: “sapete molto bene che queste questioni richiedono tempo ad entrambe le parti, dato che sono correlate a diversi fattori. Abbiamo ricevuto la replica e ci vuole tempo per valutarla, è una questione complicata e discutiamo con gli Stati in maniera molto stretta per cercare una strada avanti. Ci vuole il tempo che ci vuole”, ha detto.

Edilizia, Anci e Cni firmano protocollo su rigenerazione urbana

Edilizia, Anci e Cni firmano protocollo su rigenerazione urbanaRoma, 22 apr. (askanews) – Il Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni) e l’Associazione nazionale dei comuni italiani (Aanci) hanno firmato oggi a Bari un protocollo d’intesa sul tema della rigenerazione urbana.


L’accordo, valido un anno – spiega una nota -, prevede sviluppo di percorsi di aggiornamento professionale, elaborazione di emendamenti e documenti sulle tematiche della rigenerazione urbana e del recupero edilizio; valutazione di eventuali proposte di legge atte a migliorare la vita dei Comuni e degli amministratori locali; promozione di tavoli di lavoro finalizzati allo studio delle normative, all’elaborazione di comuni progetti e di iniziative, volte a favorire la divulgazione e la uniforme applicazione della normativa tecnica sul territorio; attività di ricerca e divulgazione nel settore della rigenerazione urbana e del recupero edilizio; organizzazione di convegni, seminari e giornate di studio atte alla diffusione della cultura della rigenerazione urbana e del recupero edilizio e ogni altra forma di valorizzazione del patrimonio informativo; istituzione di borse di studio. Nel mettere in pratica i propri obiettivi Cni e Anci si avvarranno anche del supporto del centro nazionale di studi urbanistici (Censu) ed eventualmente anche della collaborazione di enti pubblici di ricerca.


Il protocollo, inoltre, potrà essere adottato come modello e punto di riferimento per analoghe attività e iniziative locali che possono coinvolgere, su base volontaria e tramite decisione libera ed autonoma, gli ordini territoriali degli ingegneri e le associazioni territoriali dell’Anci. “Sono molto contento che Cni e Anci abbiano assunto l’iniziativa di questo protocollo d’intesa – commenta il presidente dell’Anci, Antonio Decaro – e lo dico sia nella mia veste di rappresentante dei sindaci italiani sia in quella, per me se possibile ancor più sentita, di ingegnere che nella sua professione si è sempre occupato di opere pubbliche. La mia doppia esperienza personale mi ha insegnato quanto siano essenziali, per il governo del territorio, l’intesa e la collaborazione tra amministratori, tecnici e professionisti dotati delle più alte competenze. La rigenerazione urbana e il recupero del patrimonio edilizio sono processi tanto importanti per la crescita delle nostre comunità quanto complessi e articolati. Per questo è necessario che le politiche pubbliche si appoggino sulle migliori conoscenze relative alle nuove tecnologie disponibili e alle problematiche di opere che, nell’interesse dei cittadini, devono avere caratteristiche di alta qualità, sostenibilità e sicurezza. A questo fine sono sicuro che la collaborazione tra Cni e Anci si rivelerà utile alle amministrazioni e ai loro territori”.


“Cni e Anci – spiega Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni – sono due enti istituzionali accomunati dal perseguire l’obiettivo dello sviluppo della cultura della rigenerazione urbana e del recupero edilizio nel nostro paese. Ciò può essere realizzato attraverso svariate attività quali ricerca, studio, comunicazione e promozione di questi temi. In questo senso, il protocollo che abbiamo firmato oggi punta a stabilire una stretta collaborazione tra Cni e Anci per divulgare nella maniera più appropriata le informazioni e sensibilizzare le amministrazioni rispetto a questi temi, attraverso lo studio dei fenomeni e della statistica, la puntuale analisi normativa, l’analisi e la promozione delle evoluzioni tecniche e delle buone pratiche. Il tutto anche attraverso la promozione di convegni, seminari e borse di studio”.

Urso: l’Ue deve proiettarsi nel Mediterrano attaverso l’Italia

Urso: l’Ue deve proiettarsi nel Mediterrano attaverso l’ItaliaRoma, 11 apr. (askanews) – Al governo, in coordinamento tra i diversi ministeri coinvolti “dobbiamo realizzare prima della pausa estiva la legge quadro sull’economia del mare, la blue economy, che sicuramente è importante per concentrare l’attenzione delle imprese e del nostro Paese sull’economia del mare. Tanto più che gli assetti geopolitici e economici e globali impongono all’Italia e all’Europa di guardare e lavorare sul mare”. Lo ha affermato il ministro di Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso nel suo intervento a Gaeta al terzo Summit nazionale sull’Economia del Mare (Blue Forum).


“Assistiamo a una guerra devastante nel confine orientale d’Europa, con l’invasione della Russia in Ucraina che ormai perdura da oltre due anni, con centinaia di migliaia di vittime: di fatto è stata rialzata un’altra cortina di ferro. Questo significa che verosimilmente l’Europa non potrà più crescere e crescere con l’Oriente, non potrà più approvvigionarsi lì di gas e materie prime e dovrà necessariamente nei prossimi anni sempre più crescere verso Sud e con il Sud, attraverso l’Italia – ha detto – e il Mediterraneo con l’Africa”. Secondo Urso si tratta di “una proiezione epocale, non durerà pochi mesi: è un processo che inevitabilmente sarà perseguito nei prossimi anni. E di conseguenza in questa prospettiva, che è una prospettiva obbligata, l’Italia è al centro e il Mare Mediterraneo è il mare che collega il continente”.


Un quadro che vede un ruolo strategico per il porto di Taranto. “Questa è un’opportunità che chiaramente obbligherà l’Europa proiettarsi verso il bacino del Mediterraneo e attraversare le rotte marittime italiane e l’Italia, che con la sua vocazione mediterranea diventerà centrale negli assetti europei. Di conseguenza noi dobbiamo riappropriarci del nostro mare e della forza che il mare esprime – ha proseguito il ministro – sia per quanto riguarda le risorse straordinarie, i più grandi giacimenti di petrolio e gas oggi sono nei sottosuoli marittimi, sia per quanto riguarda i traffici che dovranno alimentare il nostro Continente”. “Per questo noi crediamo estremamente importante investire nell’economia del mare, essendone uno dei grandi attori storici. Insomma noi abbiamo tutti gli elementi per diventare e per tornare ad essere una grande potenza marittima. Ce lo chiede l’Europa e risponde pienamente ai nuovi assetti geopolitici e economici del pianeta”. Urso ha assicurato che nell’elaborare questa legge quadro, su cui il Mimit ha un ruolo rilevante “le idee che vengono in questo summit verranno recepite, per realizzare sostanzialmente e per migliorare l’attività che le imprese fanno nell’economia del mare, dalla nautica, alla cantieristica”. (fonte immagine: Forum Economia del Mare)

Bankitalia, Panetta: completare razionalizzazione strutture e processi

Bankitalia, Panetta: completare razionalizzazione strutture e processiRoma, 28 mar. (askanews) – La Banca d’Italia deve “proseguire e completare la razionalizzazione di strutture e processi, mantenendo l’assetto organizzativo allineato all’evoluzione delle attività istituzionali e alla ricerca dell’efficienza”. Lo afferma il governatore, Fabio Panetta, nella sua relazione all’Assemblea dei partecipati al capitale, sul bilancio 2023 dell’istituzione.


“All’atto del mio insediamento ho rivolto al personale della Banca d’Italia un messaggio in cui auspicavo l’apertura al cambiamento e all’innovazione – ha ricordato – senza disperdere tuttavia i valori che hanno sorretto nel tempo l’autorevolezza e il prestigio dell’Istituto. Coniugare la continuità con l’innovazione è l’obiettivo a cui ispirare il disegno organizzativo, i metodi di lavoro, le procedure operative. Vanno colte le opportunità offerte dalla digitalizzazione”. Occorre “una speciale attenzione all’utilizzo consapevole delle risorse finanziarie, per tenere costantemente sotto controllo la dinamica dei costi”. Inoltre, secondo Panetta “mettendo a frutto l’esperienza acquisita con il modello di lavoro ibrido, che comporta un minor fabbisogno di spazi negli uffici, è stato definito un programma di riallocazione delle strutture che produrrà un sensibile calo dei costi immobiliari”.


“Va poi data risposta alle aspettative che si sono formate negli ultimi anni sul dimensionamento e sulle attività della rete territoriale. La presenza diffusa sul territorio nazionale è un valore che riflette le origini storiche della Banca e ne rinsalda i legami con la società civile; ma – ha detto il governatore – bisogna essere consapevoli che molte delle funzioni tradizionalmente svolte a livello locale hanno perduto nel tempo la loro ragione d’essere”. “È in fase di valutazione un progetto per continuare ad assicurare i servizi che oggi l’Istituto fornisce sul territorio attraverso una maggiore integrazione con gli uffici centrali, con aggiustamenti che non alterino in modo significativo la configurazione della rete”. Su questo progetto “e sugli altri temi che possono promuovere la modernizzazione dei sistemi gestionali e il miglioramento delle condizioni di lavoro non mancherà il dialogo con le organizzazioni sindacali – ha assicurato – che è condizione essenziale per il buon funzionamento dell’Istituto se si realizza con un confronto aperto, leale e costruttivo”.

Abi, il sindaco di Firenze consegna il Fiorino d’Oro a Patuelli

Abi, il sindaco di Firenze consegna il Fiorino d’Oro a PatuelliRoma, 13 gen. (askanews) – Questa mattina, nella Sala degli Elementi di Palazzo Vecchio a Firenze, il Sindaco Dario Nardella ha consegnato il Fiorino d’Oro ad Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana.

“Ad Antonio Patuelli, presidente Abi – recitano le motivazioni del premio – personalità di grande caratura intellettuale, che a Firenze ha scritto una pagina importante della sua storia, anche in virtù dei profondi studi danteschi, e grazie a un intenso legame di formazione culturale, la laurea in giurisprudenza con Paolo Grossi e l’attività di giornalista, a passioni personali, alla presenza qualificata in diverse istituzioni culturali fra cui l’Accademia dei Georgofili, il Gabinetto Vieusseux, l’Accademia della Crusca. Un riconoscimento alla persona, alla competenza, allo stile, agli alti valori etici con cui ha interpretato le diverse funzioni ricoperte”. Il Fiorino d’Oro, riporta l’Abi con un comunicato, è la massima onorificenza della Città di Firenze, assegnato su proposta del Sindaco, a cittadini che per la “notoria opera nell’ambito della cultura, delle arti, del lavoro in ogni sua espressione, della politica, dell’assistenza, della filantropia, dello sport e delle attività internazionali abbiano dato lustro particolare alla Città ed alle istituzioni e reso servizio alla comunità nazionale ed internazionale e siano degni, pertanto di essere additati al pubblico encomio”.