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Libia, Meloni e ministri nominano unico legale Giulia Bongiorno

Libia, Meloni e ministri nominano unico legale Giulia BongiornoRoma, 29 gen. (askanews) – Secondo quanto si apprende la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi, della Giustizia, Carlo Nordio, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, Alfredo Mantovano, hanno deciso congiuntamente – rispetto al caso Almasri – di nominare quale unico legale l’avvocato Giulia Bongiorno. Una scelta che sottolineerebbe a compattezza del governo anche nell’esercizio dei propri diritti di difesa.


Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e difensore del vicepremier Matteo Salvini nel processo Open Arms, era stata vista entrare stamane a Palazzo Chigi.

Almasri, Rifugees in Lybia a Meloni: avete liberato chi ci ha torturato

Almasri, Rifugees in Lybia a Meloni: avete liberato chi ci ha torturatoRoma, 29 gen. (askanews) – “Vi scriviamo in qualità di portavoce dei Rifugiati in Libia ma anche come vittime e sopravvissuti di Osama Najim Almasri. I nostri corpi portano i segni dei suoi crimini e le nostre menti sono piene di ricordi che nessun essere umano dovrebbe sopportare. Quando Almasri è stato arrestato a Torino, abbiamo creduto, anche se per poco, che la giustizia potesse raggiungere quelli di noi che hanno conosciuto solo la sofferenza. Ma voi ci avete tolto questa speranza, rispedendolo in Libia, dove continuerà a fare del male ad altri, come ha fatto a noi”. E’ quanto si legge in una missiva indirizzata alla premier Giorgia Meloni, ai ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, firmata da David Yambio, Lam Magok e le vittime di Osama Najim Almasri che hanno lavorato con la rete Refugees in Libya. “La giustizia – sottolineano – non può essere selettiva. Non può servire i potenti mentre gli impotenti vengono scartati. L’Italia deve rispondere delle sue scelte”.


“Il dolore per questo tradimento è profondo. È lo stesso dolore che ci portiamo dietro da anni. Siamo venuti in Italia in cerca di protezione e siamo grati per la sicurezza che abbiamo trovato. Ma la nostra dignità, rubata in Libia, è stata rubata di nuovo qui. L’Italia era un Paese in cui credevamo, un Paese che parlava di giustizia e di diritti umani. Ma la giustizia non ci è stata data. Al contrario, abbiamo assistito alla liberazione dell’uomo che ci ha torturato”, proseguono. “Mentre scriviamo questa lettera, altri stanno ancora soffrendo sotto lo stesso sistema che ci ha brutalizzato. Oggi i migranti in Libia vivono in condizioni peggiori delle prigioni. Vengono torturati per ottenere un riscatto, venduti come proprietà, violentati, affamati e lasciati morire. Quelli che si trovano ancora nella prigione di Mitiga, dove Almasri ha costruito il suo impero di crudeltà, non conoscono altro che il dolore. La stessa Libia con cui lavorate, finanziate e a cui stringete la mano è diventata una terra di sofferenza infinita per chi non ha potere. Ora sappiamo che l’Italia non ha solo le dita in Libia, ma ha le mani intere sepolte nei suoi affari e può dire chi è libero o meno. Non siete solo testimoni di ciò che accade in quel Paese, ma contribuite a plasmarlo. Non si può affermare di combattere il traffico di esseri umani mentre si fanno accordi con chi ne trae profitto. Non potete definire Almasri ‘pericoloso’ mentre lo proteggete dalla giustizia. Non potete definirvi difensori dei diritti umani mentre lasciate le persone a marcire nelle prigioni libiche”, si legge nella lettera.


Quattro le richieste: “1. La cessazione immediata di tutti gli accordi tra Italia e Libia che consentono abusi nei confronti dei migranti. 2. Un impegno pubblico per chiedere il rilascio di tutti coloro che sono ancora imprigionati a Mitiga e in altri centri di detenzione in Libia. 3. Una spiegazione ufficiale del perché Almasri, che il vostro stesso Governo ha definito pericoloso, sia stato rilasciato invece di essere consegnato alla Corte penale internazionale. 4. Un percorso legale per i migranti intrappolati nei centri di detenzione libici, compresa la riapertura dell’Ambasciata Italiana a Tripoli per l’ottenimento di visti umanitari”.

Libia, Ciriani: governo non scappa, informativa solo rimandata

Libia, Ciriani: governo non scappa, informativa solo rimandataRoma, 29 gen. (askanews) – “Il governo non scappa da nessun confronto con il Parlamento, è sempre stato disponibile a riferire su questa vicenda. Semplicemente rimandiamo di qualche giorno, deciderà il governo chi e quando riferirà alla Camera e al Senato” sulla vicenda Almasri. “Al momento non mi pare opportuno che siano” i ministri Nordio e Piantedosi. Lo ha detto il ministro per i rapporti col Parlamento, Luca Ciriani, al termine della conferenza dei capigruppo della Camera.


“Al momento i ministri Nordio e Piantedosi e la premier Meloni non riferiscono perché sono stati raggiunti da questa informazione di garanzia. Si sta valutando se opportuno o inopportuno che siano loro a riferire e questo vale a maggior ragione per la presidente del Consiglio”, ha sottolineato Ciriani. “C’è stato qualche equivoco e un po’ di confusione rispetto a una mia possibile disponibilità a riferire oggi ma è una notizia destituita di fondamento. Non c’era una mia disponibilità oggi, non avrebbe avuto senso, attendiamo e poi comunichiamo nei termini più rapidi possibili chi riferirà”, ha concluso.

Libia, Nordio-Piantedosi: no informativa oggi, c’è segreto istruttorio

Libia, Nordio-Piantedosi: no informativa oggi, c’è segreto istruttorioRoma, 29 gen. (askanews) – “A seguito dell’informazione di garanzia ricevuta dai sottoscritti riguardanti le vicende in oggetto in ossequio alla procedura e nel rispetto del segreto istruttorio non sarà possibile rendere le informative previste nella giornata di oggi”. Lo scrivono i ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, in una lettera inviata al presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Della missiva ha dato notizia il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, al termine della conferenza dei capigruppo della Camera.

Libia, Gribaudo: premier ha mentito, venga in Aula a dire verità

Libia, Gribaudo: premier ha mentito, venga in Aula a dire veritàRoma, 29 gen. (askanews) – “Meloni ha mentito al Paese. Non è vero che lei, Piantedosi, Nordio e Mantovano abbiano ricevuto un avviso di garanzia ma una semplice comunicazione come prevede la legge per informare che è stato presentato un esposto. Non c’è nessun complotto di una presunta magistratura politicizzata, come la premier vuole far credere: è solo un atto dovuto che la destra cavalca politicamente”. Lo scrive sui social la vicepresidente del Pd Chiara Gribaudo.


Prosegue la parlamentare dem: “La premier ha mentito perché non sa rispondere a due domande ben precise: perché hanno liberato il torturatore libico Almasri? Perché un trafficante di essere umani, accusato dalla Corte Penale Internazionale di crimini gravissimi, è stato rimpatriato con un volo di Stato?”. “Il giochino – sostiene – è chiaro, siamo di fronte a un’arma di distrazione di massa. Infatti hanno preso la palla al balzo per evitare di affrontare l’aula di Montecitorio, dopo la pessima figura di Piantedosi la settimana scorsa al Senato. Bugie e vittimismo sono la cifra stilistica di questa pessima destra. Possono provare a mentire sui social ma ora la Premier deve venire in Parlamento a riferire e, per cortesia, a dire la verità”, conclude Gribaudo.

Libia, Conte: nessun avviso garanzia a Meloni, anche io a Chigi denunciato

Libia, Conte: nessun avviso garanzia a Meloni, anche io a Chigi denunciatoRoma, 29 gen. (askanews) – “Smontiano uno a uno tutti i passaggi fallaci e bugiardi. Ieri in video solenne, con il tono impostato, la premier ha detto di aver ricevuto un avviso di garanzia: è falso, non è un avviso di garanzia. Invece è un avviso dovuto per legge, a sua tutela, con cui il procuratore di Roma Lo Voi, applicando la legge costituzionale, ha informato di aver ricevuto una denuncia, di non poterla esaminare, quindi ‘omessa ogni indagine’ la trasmette al Pribunale dei ministri”. Così il presidente M5s, Giuseppe Conte, in un video puntualizza quanto raccontato ieri da Giorgia Meloni in un video sui social in merito alla vicenda di Almasri.


“Lei non è un’esperta di diritto – ammette Conte – ma a fianco a lei c’è come sottosegretaria un magistrato, che ha ricevuto lo stesso avviso, quindi non può non essere informata”. Quindi l’ex premier racconta la sua vicenda a palazzo Chigi: “Sapete da premier quanti avvisi del genere ho ricevuto? Una infinità. Quante volte sono stato denunciato durante il periodo Covid? Lavoravo di giorno e di notte perchè mi sono dovuto difendere, ma mi avete sentito qualche volta fare un video in cui accusavo la magistratura e dicevo di non essere ricattabile? Mai, mai, eppure questa cosa è stata molto pesante – prosegue Conte – perchè le denunce sono state tantissime”.


Altra colpa della premier, secondo Conte, “vuole alludere che viene attaccata sul piano politico, ma io nonostante i ripetuti attacchi proprio da Fdi quando ero al governo ho sempre risposto con dignità, segna frignare come fa lei”.

Caso Almasri, Meloni: in gioco la sicurezza della Nazione, non c’è spazio per i passi indietro

Caso Almasri, Meloni: in gioco la sicurezza della Nazione, non c’è spazio per i passi indietroRoma, 29 gen. (askanews) – “Il nostro impegno per difendere l’Italia proseguirà, come sempre, con determinazione e senza esitazioni. Quando sono in gioco la sicurezza della Nazione e l’interesse degli italiani, non esiste spazio per passi indietro. Dritti per la nostra strada”. Lo scrive su Facebook la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, all’indomani della ricezione delle comunicazione di iscrizione nel registro degli indagati per il caso della scarcerazione del generale libico Almasri. Intanto, un vertice di governo è previsto questa mattina a Palazzo Chigi, presieduto dalla premier Giorgia Meloni. E’ prevista la partecipazione del vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e di altri ministri.

Almasri, Meloni: io indagata per aver difeso la sicurezza della nazione

Almasri, Meloni: io indagata per aver difeso la sicurezza della nazioneRoma, 28 gen. (askanews) – “Il procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi, lo stesso del fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona, mi ha appena inviato un avviso di garanzia per i reati di favoreggiamento e peculato in relazione alla vicenda del rimpatrio del cittadino libico Al Masri”. L’annuncio su facebook della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di essere indagata dalla Procura di Roma, insieme ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano, contiene già le premesse, nel riferimento “a quel fallimentare processo”, per l’ulteriore escalation contro la magistratura, contraria alle riforme della giustizia volute dal governo.


E se la premier prende forse un abbaglio riferendosi alla figura di chi ha presentato la denuncia, l’avvocato Luigi Li Gotti “ex politico di sinistra molto vicino a Romano Prodi” – perché in realtà Li Gotti ha un trascorso nel Movimento Sociale italiano e poi in Alleanza nazionale prima di passare con l’Italia dei Valori – il bersaglio grosso delle sue parole, cioè la magistratura, a giudizio della premier palesemente avversa al governo di centrodestra, rimane intatto. Tanto che, tra i primi a commentare, il vicepremier Salvini sintetizza: “Vergogna, vergogna, vergogna. Riforma della giustizia, subito”. E l’altro vicepremier, Antonio Tajani, è ancora più esplicito: “Mi sembra veramente una reazione alla riforma del governo sulla separazione delle carriere”. Questi avvisi di garanzia sono “un segnale, un attacco al governo che va respinto totalmente”.


Ripercorrendo la vicenda Al Masri Meloni spiega che “la Corte penale internazionale, dopo mesi di riflessione, emette un mandato di arresto internazionale nei confronti del capo della polizia giudiziaria di Tripoli curiosamente proprio quando questa persona stava per entrare sul territorio italiano dopo che aveva serenamente soggiornato per circa 12 giorni in altri tre stati europei. La richiesta di arresto della procura della Cpi – sottolinea la premier – non è stata trasmessa al Ministero italiano della Giustizia, come invece è previsto dalla legge, e per questo la Corte d’Appello di Roma decide di non procedere alla sua convalida. A questo punto, piuttosto che lasciare questo soggetto libero, noi – sottolinea Meloni riferendosi alla scelta compiuta dal governo – decidiamo di espellerlo e rimpatriarlo immediatamente per ragioni di sicurezza con un volo apposito, come accade in altri casi analoghi. Questa è la ragione per la quale la procura di Roma oggi indaga me, il sottosegretario Mantovano e due ministri”, spiega la premier. Ma “io non sono ricattabile, non mi faccio intimidire. E’ possibile che per questo io sia invisa a chi non vuole che l’Italia cambi e diventi migliore ma anche e soprattutto per questo io intendo andare avanti per la mia strada a difesa degli italiani, soprattutto quando è in gioco la sicurezza della nazione”, assicura la premier.


Forse la sintesi più efficace della vicenda la fa il deputato di Forza Italia Enrico Costa: quella degli avvisi di garanzia alla premier è “una scelta plateale, di marketing giudiziario allo stato puro, diametralmente opposta ad un riserbo istruttorio, che in simili circostanze sarebbe doveroso. Per agghiacciante distacco, il più riuscito spot per la separazione delle carriere”.

Almasri, Meloni: io indagata per aver difeso sicurezza nazione

Almasri, Meloni: io indagata per aver difeso sicurezza nazioneRoma, 28 gen. (askanews) – “Il procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi, lo stesso del fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona, mi ha appena inviato un avviso di garanzia per i reati di favoreggiamento e peculato in relazione alla vicenda del rimpatrio del cittadino libico Al Masri”. L’annuncio su facebook della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di essere indagata dalla Procura di Roma, insieme ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano, contiene già le premesse, nel riferimento “a quel fallimentare processo”, per l’ulteriore escalation contro la magistratura, contraria alle riforme della giustizia volute dal governo.


E se la premier prende forse un abbaglio riferendosi alla figura di chi ha presentato la denuncia, l’avvocato Luigi Li Gotti “ex politico di sinistra molto vicino a Romano Prodi” – perché in realtà Li Gotti ha un trascorso nel Movimento Sociale italiano e poi in Alleanza nazionale prima di passare con l’Italia dei Valori – il bersaglio grosso delle sue parole, cioè la magistratura, a giudizio della premier palesemente avversa al governo di centrodestra, rimane intatto. Tanto che, tra i primi a commentare, il vicepremier Salvini sintetizza: “Vergogna, vergogna, vergogna. Riforma della giustizia, subito”. E l’altro vicepremier, Antonio Tajani, è ancora più esplicito: “Mi sembra veramente una reazione alla riforma del governo sulla separazione delle carriere”. Questi avvisi di garanzia sono “un segnale, un attacco al governo che va respinto totalmente”.


Ripercorrendo la vicenda Al Masri Meloni spiega che “la Corte penale internazionale, dopo mesi di riflessione, emette un mandato di arresto internazionale nei confronti del capo della polizia giudiziaria di Tripoli curiosamente proprio quando questa persona stava per entrare sul territorio italiano dopo che aveva serenamente soggiornato per circa 12 giorni in altri tre stati europei. La richiesta di arresto della procura della Cpi – sottolinea la premier – non è stata trasmessa al Ministero italiano della Giustizia, come invece è previsto dalla legge, e per questo la Corte d’Appello di Roma decide di non procedere alla sua convalida. A questo punto, piuttosto che lasciare questo soggetto libero, noi – sottolinea Meloni riferendosi alla scelta compiuta dal governo – decidiamo di espellerlo e rimpatriarlo immediatamente per ragioni di sicurezza con un volo apposito, come accade in altri casi analoghi. Questa è la ragione per la quale la procura di Roma oggi indaga me, il sottosegretario Mantovano e due ministri”, spiega la premier. Ma “io non sono ricattabile, non mi faccio intimidire. E’ possibile che per questo io sia invisa a chi non vuole che l’Italia cambi e diventi migliore ma anche e soprattutto per questo io intendo andare avanti per la mia strada a difesa degli italiani, soprattutto quando è in gioco la sicurezza della nazione”, assicura la premier.


Forse la sintesi più efficace della vicenda la fa il deputato di Forza Italia Enrico Costa: quella degli avvisi di garanzia alla premier è “una scelta plateale, di marketing giudiziario allo stato puro, diametralmente opposta ad un riserbo istruttorio, che in simili circostanze sarebbe doveroso. Per agghiacciante distacco, il più riuscito spot per la separazione delle carriere”.

Libia, Li Gotti: mia la denuncia, da cittadino, su Meloni. Avviso della Procura è dovuto

Libia, Li Gotti: mia la denuncia, da cittadino, su Meloni. Avviso della Procura è dovutoRoma, 28 gen. (askanews) – Cinque giorni fa, “da cittadino”, Luigi Li Gotti ha depositato in Procura a Roma la denuncia sul caso Almasri che ha portato all’avviso di garanzia reso pubblico dalla premier: “favoreggiamento personale” e “peculato” i reati ipotizzati “nei confronti della Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro della Giustizia, del Ministro dell’Interno e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega ai servizi segreti, in relazione – è scritto nel testo consegnato a piazzale Clodio il 23 gennaio scorso – alla liberazione di Osama Almasri, catturato su mandato della Corte Penale Internazionale, con l’accusa di tortura, assassinio, violenza sessuale, minaccia, lavori forzati, lesioni in danno di un numero imprecisato di vittime detenute in centri di detenzione libiche”.


“Si chiede che vengano svolte indagini sulle decisioni adottate e favoreggiatrici del suddetto Osama Almasri, nonché sulla decisione di utilizzare un aereo di stato per prelevare il catturato (e liberato) a Torino e condurlo in Libia”, ha scritto ancora l’avvocato Li Gotti nella denuncia.“Io mi sono limitato – spiega oggi il legale – a presentare una denuncia, da cittadino, ipotizzando dei reati. Non è certo anomalo che, come atto dovuto, la Procura di Roma abbia iscritto nel registro la premier e i ministri. Ora la Procura dovrà fare le sue valutazioni e decidere come proseguire”, eventualmente anche decidendo di trasmettere gli atti al Tribunale dei ministri.