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Università, da Ferrara progetto per parità genere e lotta a dipendenze

Università, da Ferrara progetto per parità genere e lotta a dipendenzeRoma, 13 gen. (askanews) – A partire dal primo ottobre 2025 prende il via la seconda fase del progetto PRISMA (Promuovere Risorse Individuali e Sociali nel Mondo Accademico), che punta a costruire università italiane più inclusive, resilienti e attenti al benessere psicofisico di tutta la comunità accademica. Dopo il primo finanziamento di 2.750.000 euro, il progetto ha ottenuto un ulteriore sostegno dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) per 1.810.000 euro.


PRISMA 2.0, guidato dall’Università di Ferrara in partnership con otto atenei (Politecnico di Milano, Università di Genova, di Modena e Reggio Emilia, Cattolica del Sacro Cuore, di Sassari, Ca’ Foscari di Venezia, di Parma) e l’Accademia di Belle Arti di Venezia, si pone l’obiettivo di creare un ambiente accademico dove il disagio psicologico non venga stigmatizzato, ma affrontato in modo tempestivo e senza pregiudizi. La nuova fase mira a consolidare e ampliare le azioni della precedente edizione, rafforzando il supporto alla salute mentale, promuovendo l’inclusione e intervenendo su tematiche fondamentali come le disabilità, la parità di genere e le dipendenze.


Il progetto prevede il rafforzamento dei servizi di Counseling Psicologico nelle università e l’introduzione di percorsi formativi inter-Ateneo per specialisti, con un focus sul benessere psicologico e su stili di vita salutari, anche attraverso iniziative sportive e partecipative. Inoltre, PRISMA 2.0 si concentrerà sul monitoraggio continuo della salute psicologica della popolazione studentesca e sull’inclusione sociale, estendendo la ricerca a nuove aree, come la gestione dei bisogni educativi speciali e la sensibilizzazione sulle dipendenze. La seconda fase del progetto prevede anche la creazione di gruppi di supporto tra pari, attività di sensibilizzazione e formazione per tutta la comunità accademica, e il coinvolgimento diretto degli studenti in focus group e interviste, al fine di sviluppare proposte condivise di intervento.


Tra gli obiettivi principali di PRISMA 2.0, oltre alla creazione di una comunità universitaria inclusiva e consapevole, c’è la costruzione di un modello di buone pratiche replicabile in altre realtà accademiche e la promozione di una cultura del benessere come parte integrante della vita universitaria. Il progetto si propone, inoltre, di garantire la sostenibilità degli interventi attraverso una pianificazione a lungo termine, con l’obiettivo di strutturare azioni che possano essere integrati nei servizi permanenti delle università, migliorando così il benessere complessivo della comunità accademica.

Regione E-R: due dune per difendere il litorale dalle mareggiate

Regione E-R: due dune per difendere il litorale dalle mareggiateMilano, 11 gen. (askanews) – Due dune, per difendere il litorale dalle mareggiate e dal maltempo. La prima, lunga 400 metri, si estende a Cesenatico (Forlì-Cesena), in località Valverde; la seconda, di 300 metri, in comune di Cervia (Ravenna), a Milano Marittima. Due argini, di fatto, che racchiudono al proprio interno un nucleo di sabbia, protetto da un telo geotessile di rinforzo. Una sperimentazione, questa, messa in campo per la prima volta in Emilia-Romagna grazie alla collaborazione degli Uffici territoriali di Forlì-Cesena e Ravenna dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile. Lo ha comunicato in una nota la Regione Emilia-Romagna, spiegando che “c’è già un primo riscontro positivo sulla tenuta delle dune, dopo le recenti mareggiate di dicembre”.


Con la realizzazione di queste nuove opere finanziate dalla Regione con 400mila euro, si è conclusa la prima fase di interventi per consolidare gli argini invernali rendendoli più resistenti all’erosione del mare e preservare il materiale sabbioso interno in modo da “stabilizzare” il profilo della riva, così da proteggere gli abitati dal rischio di ingressione marina. I lavori hanno visto la realizzazione di due dune invernali con un nucleo interno in sabbia, protetto da un telo geotessile di rinforzo, in fibre di poliestere. A completamento delle opere, caratterizzate da pendenze molto dolci nel lato verso mare, il nucleo è stato ricoperto da uno strato di sabbia. In questo modo viene favorito il naturale flusso e riflusso dell’acqua durante le mareggiate, minimizzando al tempo stesso l’effetto erosivo di scalzamento al piede dell’argine. Prima dell’inizio della prossima stagione balneare e dell’arrivo dei turisti, ci sarà la seconda fase del progetto, che prevede lo smantellamento dell’opera di difesa, la rimozione del telo e la distesa del materiale sabbioso per il ripristino del profilo della spiaggia. Visto il carattere sperimentale, l’intervento è oggetto di monitoraggio a cominciare dalla fase di realizzazione sino allo smantellamento, in modo da poter consentire un bilancio complessivo sulla sua efficacia.

Omicidio Pierina, moglie Dassilva: mio marito è innocente

Omicidio Pierina, moglie Dassilva: mio marito è innocenteRoma, 7 gen. (askanews) – “Mi sono rallegrata della notizia della perizia genetica, non è stata una sorpresa come non lo è stata per Louis. Sono quindici mesi che stavamo dicendo che non poteva esserci il Dna di Louis Dassilvia sulla scena del crimine. Io mi auspico che almeno venga presa in considerazione l’idea della scarcerazione”. Lo dichiara Valeria Bartolucci, la moglie di Louis Dassilva, indagato a Rimini per l’omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa a coltellate il 3 ottobre 2023 nel garage del condominio dove viveva, in via del Ciclamino a Rimini. La donna è intervenuta in collegamento alla trasmissione Ore 14 di Milo Infante, in onda su Rai 2, commentando l’esito della perizia genetica sul Dna di Louis Dassilva.


“La sera dell’omicidio, il 3 ottobre 2023, – continua – ero qui a casa e ho mandato dei messaggi con una mia amica alle 22.11. Questa mia amica mi chiedeva quali fossero le lesioni che aveva riportato Louis e come stesse. Ricordo benissimo di aver risposto che l’incidente aveva provocato meno danni di quelli che si potevano verificare e fortunatamente quella che stava peggio era la moto”. “È stato un messaggio dettagliato di circa quattro, cinque, sei righe quindi non è l’invio di una emoticon che si può fare anche se sei in dormiveglia. Bisogna essere presenti a sé stessi altrimenti non riesci a formulare un discorso articolato mentre dormi. Mio marito non sarebbe potuto uscire di casa mentre mandavo i messaggi. La porta di ingresso era di fronte a me nel senso che la porta della camera da letto era aperta e dà sul corridoio quindi se lui si fosse alzato e fosse uscito in quei momenti avrei sentito un rumore, avrei visto l’ombra”. “Louis Dassilva sapeva benissimo che nel momento in cui si fosse innamorato di un’altra persona, io non avrei alzato un dito per impedirgli di realizzare quello che era il suo progetto di vita con la persona che amava. Non sono quel tipo di persona che vuole vicino per forza una persona che nel cuore ha qualcun’altra. Inoltre ero ignara della relazione con la Bianchi, ma che lui non fosse esattamente monogamo lo sapevo”, conclude Valeria Bartolucci.

Aggressione Rimini, Sim Carabinieri: dare il taser agli operatori

Aggressione Rimini, Sim Carabinieri: dare il taser agli operatoriRoma, 3 gen. (askanews) – I recenti fatti accaduti in provincia di Rimini, dove un uomo ha perso la vita a seguito di un intervento necessario e legittimo da parte di un Carabiniere, riportano al centro del dibattito la richiesta, avanzata da anni dal SIM Carabinieri, di dotare tutti gli operatori di Polizia del dispositivo taser.


“Mentre da una parte apprendiamo – dice Antonio Serpi, segretario Generale del Sim Carabinieri, – che la sperimentazione delle pistole elettriche per le Polizie Locali dei piccoli Comuni, proseguirà per un anno, grazie al decreto di differimento dei termini pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 2024, che proroga fino al 31 dicembre 2025 il termine entro cui anche i Comuni con meno di 20.000 abitanti potranno dotare le rispettive Polizie Locali di armi a impulso elettrico (i cosiddetti taser), dall’altra parte constatiamo con rammarico che nelle oltre 4.500 stazioni dei Carabinieri presenti in oltre 3.500 Comuni italiani, i taser non sono ancora in dotazione”. Allo stato – si spiega – i dispositivi taser nell’Arma dei Carabinieri sono forniti esclusivamente ai reparti radiomobili, nonostante le stazioni Carabinieri rappresentino un presidio fondamentale di Polizia sul territorio, garantendo ogni giorno circa il 70% dei servizi di pattugliamento e controllo. “Sono tanti gli episodi che dimostrano l’efficacia del taser come ad esempio avvenuto nel recente passato a Reggio Emilia presso la Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, dove un paziente ha aggredito violentemente un medico e danneggiato la struttura prima di fuggire all’esterno dove armato di due spranghe di ferro, ha danneggiato alcuni veicoli e minacciato una dottoressa, tentando di impossessarsi della sua autovettura sino ad arrivare a rivolgersi minacciosamente verso i carabinieri che ha cercato di colpire con le spranghe venendo bloccato grazie all’utilizzo del taser”.


Cosa sarebbe accaduto a Reggio Emilia se l’intervento non fosse stato curato dai colleghi delle radiomobile ma magari dalla pattuglia di una stazione? SIM Carabinieri non ha dubbi: ci sarebbe stato l’ennesimo “atto dovuto”. Per il Sim Carabinieri non c’è più tempo questo è un provvedimento che deve essere adottato nell’immediato onde scongiurare situazioni che come quelle verificatisi a Capodanno. “Ci risulta come associazione che i colleghi delle stazioni abbiano iniziato i corsi per l’utilizzo del taser – conclude de Serpi – ed auspichiamo ora che ci sia la dovuta accelerazione per dotare subito tutti i colleghi dello strumento”.

Caso Paganelli, Dassilva denuncia ex avvocato e consulente

Caso Paganelli, Dassilva denuncia ex avvocato e consulenteRoma, 6 dic. (askanews) – Louis Dassilva, in carcere con l’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli a Rimini, ha denunciato l’avvocato Nunzia Barzan e il consulente Davide Barzan, che già assistono la nuora della vittima, Manuela Bianchi, e il fratello Loris. La notizia è stata data in esclusiva dalla trasmissione Ore 14, condotta da Milo Infante su Rai 2. Ieri era stata la moglie di Dassilva, Valeria Bartolucci, ad aver dato notizia di aver denunciato Barzan.


“Dassilva si legge in una nota del programma – ha presentato una denuncia nei confronti dell’avvocato Nunzia Barzan e del consulente Davide Barzan per il reato di cui all’articolo 381 comma 2 del codice penale, in quanto lo avevano assistito nella prima fase del procedimento ma una volta iscritto quale indagato i due hanno continuato la difesa di Manuela Bianchi, nuora di Pierina. Ieri anche la moglie di Dassilva aveva denunciato Davide Barzan, stavolta per esercizio abusivo della professione forense. Sempre nel corso di Ore 14 la replica di Nunzia e Davide Barzan: “Davide Barzan precisa che Dassilva non mi ha mai nominato suo consulente tecnico quindi manca il presupposto del reato di patrocinio infedele. Nunzia Barzan inoltre è stata revocata dal mandato nel novembre 2023 quando Dassilva non era neppure indagato”.

Scienza, ricerca: per sopravvivere anguille puntano su diversità

Scienza, ricerca: per sopravvivere anguille puntano su diversitàRoma, 19 nov. (askanews) – Anche nel mondo delle anguille, la diversità è resilienza. A rischio di estinzione a causa della pesca illegale e di altre molteplici minacce, questi pesci dalla caratteristica forma che ricorda un serpente, sembrano però avere un asso nella pinna: comportamenti migratori dissimili che li aiutano ad adattarsi colonizzando habitat distinti. Ed è proprio questa varietà di strategie che potrebbe fare la differenza per la loro conservazione.


Un recente studio condotto dall’Università di Ferrara, insieme all’Università di Padova e all’Istituto di biofisica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ibf), ha infatti scoperto che non tutte le anguille si comportano allo stesso modo durante la migrazione. Alcune sono esploratrici instancabili, pronte a risalire forti correnti, altre sono più “scalatrici”, esperte nel superare barriere come dighe e sbarramenti. Un bel vantaggio, visto che questo approccio individualizzato riduce la competizione per le risorse e aumenta le probabilità di sopravvivenza della specie. La ricerca, che offre nuove prospettive per comprendere meglio le esigenze ecologiche delle anguille e contribuire alla loro tutela, è stata pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.


Dalla schiusa delle uova nel lontano Mar dei Sargassi, le larve di anguille europee, trasparenti e a forma di foglia di salice, vengono trasportate dalle correnti marine attraverso l’Oceano Atlantico e, dopo aver superato lo Stretto di Gibilterra, raggiungono ogni anno le nostre coste. Ma qui non finisce la loro straordinaria avventura: le larve si trasformano in piccole anguille, note come “ceche”, pronte a vivere in acque dolci e a diventare nuotatrici attive. Una volta giunte alle foci dei fiumi, le ceche iniziano la risalita, spingendosi sempre più a monte fino a trovare l’habitat ideale per la crescita e la maturazione sessuale. Questo percorso fluviale è pieno di ostacoli: le giovani anguille devono superare barriere naturali e artificiali come dighe e sbarramenti, imparare a evitare predatori, cercare nuove fonti di cibo e infine individuare i luoghi più adatti alla loro crescita e sopravvivenza. E come riescono a farlo? Semplice: ciascuna con la propria strategia.


Secondo il team di ricerca, che ha condotto una serie di osservazioni su un gruppo di ceche campionate nel delta del Po, questa diversità di comportamento – o “personalità migratorie” – è un elemento cruciale per la sopravvivenza della specie. “Contrariamente a quanto si pensa, una migrazione non è sempre un movimento coordinato di massa – spiega il dottor Paolo Domenici del Cnr-Ibf -. In alcune specie, per esempio, ci sono individui che migrano prima, seguiti da altri, o individui che scelgono di non migrare ogni anno. È il caso del salmone, dove alcuni individui maturano nei fiumi e nelle loro foci, mentre altri si spostano fino al mare aperto. Nello studio sulle anguille, ci siamo concentrati proprio su queste differenze”.


Le anguille campionate nel fiume Po sono state collocate in vasche sperimentali che simulavano l’ambiente fluviale. In metà degli esperimenti il flusso d’acqua era continuo, mentre nell’altra metà era presente uno scivolo d’acqua, a imitare una barriera come uno sbarramento o una diga. I risultati hanno mostrato che alcuni individui erano molto abili nel risalire il flusso continuo, ma trovavano difficoltà con le barriere; al contrario, altri individui avevano successo sugli sbarramenti ma faticavano nel flusso d’acqua. Il gruppo di ricerca ha dunque concluso che le anguille adottano strategie migratorie diverse, che potenzialmente permettono ai diversi individui di raggiungere habitat distinti del fiume. Gaia De Russi, dottoranda del Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie di Unife, spiega: “Distribuirsi in ambienti diversi non solo aiuta a ridurre la competizione per le risorse, ma offre anche una garanzia: se un habitat diventa inospitale, ci sono anguille in altri luoghi che possono sopravvivere e mantenere viva la specie”. Insomma, quando si dice che la diversità è ricchezza, le anguille lo prendono alla lettera. Non solo cercano strade diverse, ma ognuna ha i propri metodi per cavarsela nel vasto mondo fluviale.

Piacenza, mamma tredicenne morta: istituzioni sono state leggere

Piacenza, mamma tredicenne morta: istituzioni sono state leggereRoma, 29 ott. (askanews) – “Credo che la giustizia debba fare il suo corso, l’abbia fatto e che vada avanti a farlo. Non era il ragazzo specifico, ma l’ex ragazzo che non ha accettato di essere stato lasciato da mia figlia. Il quale probabilmente, se è stato arrestato, è stato lui l’assassino di mia figlia. Purtroppo non mi ero fatta un’idea precisa di quello che era successo altrimenti non sarei qui davanti all’obitorio a sperare di vedere mia figlia”. Lo afferma la mamma della 13enne deceduta dopo una caduta dal settimo piano in uno stabile di Piacenza e per la cui morte l’ex ragazzo quindicenne è stato fermato e indagato. La donna è stata intervistata dalla trasmissione Ore 14 in onda su Rai 2 condotta da Milo Infante


“Quella mattina l’ho salutata come ogni mattina – continua la madre della vittima – sarebbe dovuta andare a scuola dopo un’ora che aveva fatto colazione con le amiche, alle otto è uscita di casa. Io invece da casa ho appreso dai carabinieri che era morta per le mani di un ragazzo”. “Il ragazzo che diceva di amarla e di proteggerla, è stato il ragazzo che l’ha uccisa. Doveva essere protetta da quel ragazzo e dalle istituzioni che sono state troppo leggere quando abbiamo detto attenzione, questo ragazzo è pericoloso. È stato segnalato ai servizi sociali, parlato anche con la psicologa di competenza dell’Asl perciò la ragazza aveva espresso più volte ansie e problematiche varie. Ha parlato tanto con tanti amici. Queste ansie e queste paure c’erano. Sottovalutate, perché era piccolo, ce ne saranno tanti di ragazzi così sulla sua strada, questo è stato il primo e ultimo”, conclude la donna.

Piacenza, avvocato ragazza morta: possessività e morbosità

Piacenza, avvocato ragazza morta: possessività e morbositàRoma, 28 ott. (askanews) – “Questa storia coinvolge due ragazzini veramente giovanissimi, lei avrebbe compiuto 14 anni il 9 novembre, lui ne aveva da poco fatti 15, avevano una relazione che se accaduta tra adulti avremmo definito tutti tossica, c’erano una gelosia morbosa e un senso di possessività molto frequente negli adulti e che credevo, fino a venerdì scorso, fossero più rare negli adolescenti”. Lo ha affermato Lorenza Dordoni, avvocato della famiglia della tredicenne morta dopo la caduta dell’ultimo piano del suo palazzo a Piacenza. L’avvocato ha parlato con la trasmissione Ore 14 in onda su Rai 2 condotta da Milo Infante.


“I sospetti della famiglia contro il fidanzato – ha continuato Dordoni – si fondano sul vissuto della ragazza, sul racconto che lei aveva fatto, sui messaggi che sono arrivati alla famiglia da parte delle amiche e da parte di alcuni genitori che hanno raccolto i racconti delle figlie e le hanno riferite alla famiglia”. “Questa ragazza – ha concluso Dordoni – non è stata silente, non ha trattenuto e non ha nascosto la paura, l’ha condivisa con la sorella e le amiche, con la madre che era presente quando ne ha parlato ai servizi sociali. Perché non è stata sporta denuncia? Non dimentichiamo che aveva 13 anni, era molto giovane e non era strutturata per comunicare in un certo modo, riferire all’autorità giudiziaria è altra cosa”.

Ricercatori: anche pesci sono pigri ma se ‘studiano’ stanno meglio

Ricercatori: anche pesci sono pigri ma se ‘studiano’ stanno meglioRoma, 22 ott. (askanews) – La pigrizia non è solo una prerogativa umana: anche i pesci tendono a evitare la fatica. Una ricerca dell’Università di Ferrara ha rivelato che gli zebrafish, proprio come noi, preferiscono soluzioni rapide e semplici quando ne hanno la possibilità, schivando compiti più complessi. Tuttavia, quando si “ingegnano” e affrontano sfide più impegnative, ne traggono un beneficio. Anche per loro, quindi, lo sforzo cognitivo sembra avere effetti positivi: stimolare la mente, insomma, è vantaggioso perfino in fondo al mare.


Lo studio, condotto dal Laboratorio di Biologia Comportamentale del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie di Unife e pubblicato su Applied Animal Behaviour Science, ha utilizzato zebrafish per indagarne le abilità cognitive. I pesci protagonisti della ricerca hanno dimostrato di saper apprendere rapidamente come risolvere semplici puzzle per ottenere una ricompensa alimentare, rimuovendo piccoli dischi di plastica che bloccavano l’apertura di un distributore di cibo. “L’efficienza dei pesci in compiti di questo tipo può sorprendere molti, ma non è una novità per i ricercatori”, spiega il Professor Tyrone Lucon-Xiccato del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie, ideatore dello studio. “Da alcuni decenni stiamo iniziando a comprendere le abilità cognitive dei pesci, scoprendo sorprendenti somiglianze con quelle degli altri vertebrati. I pesci non solo imparano velocemente, ma sono anche in grado di adattarsi rapidamente a nuove situazioni, ‘dimenticando’ le informazioni apprese in precedenza. Alcune specie risolvono problemi come quello descritto in questo studio con facilità, e alcune arrivano persino a ‘contare’, distinguendo le quantità meglio di un infante. Queste scoperte stanno portando a una rivalutazione delle capacità cognitive dei pesci. Già nel gruppo dei pesci, che si colloca alla base dell’albero filogenetico che conduce all’uomo e agli altri mammiferi, l’evoluzione sembra aver dotato i vertebrati di un prototipo efficiente del nostro sistema cognitivo: una sorta di ‘mente ittica’”.


Nello stesso studio, il gruppo di ricerca si è posto un ulteriore quesito: i pesci sono davvero coinvolti nei compiti cognitivi proposti, oppure agiscono solo per necessità, spinti unicamente dalla ricerca di cibo? “Esiste ormai una solida letteratura sulle preferenze degli animali in cattività, studiata nell’ambito dell’etologia applicata – spiega il Dottor Elia Gatto, ricercatore del Dipartimento di Scienze chimiche, farmaceutiche ed agrarie di Unife, esperto di benessere animale -. Questa disciplina si concentra sull’osservazione del comportamento e delle preferenze degli animali in ambienti confinati. Una delle principali scoperte è che quando gli animali vivono in cattività mostrano un notevole interesse per eventuali giochi messi a disposizione, specialmente se questi giochi richiedono di risolvere un problema per ottenere del cibo. Si parla in questo caso di ‘arricchimenti cognitivi’”. “Si potrebbe pensare che gli animali in cattività si annoiano”, continua il Prof. Lucon-Xiccato. “Tuttavia, sembrano esserci precise basi evolutive per le preferenze per arricchimenti cognitivi. In natura, non esistono ciotole di cibo o acqua pronte all’uso: per nutrirsi, così come per svolgere molte altre attività, gli animali devono affrontare una serie di sfide cognitive, come orientarsi nel territorio o catturare e manipolare le prede. L’evoluzione ha quindi modellato la mente animale per risolvere questi compiti. L’allevamento in cattività rappresenta spesso una situazione innaturale in cui la mente, non adeguatamente stimolata, può causare sofferenza nell’animale. Le prove di ciò sono numerose: scimpanzé, macachi, maiali, cani, ratti, giraffe, polli e piccioni, quando hanno la scelta tra cibo servito in una ciotola o cibo che richiede la risoluzione di un piccolo compito cognitivo, preferiscono quest’ultimo. È per questo motivo che recentemente si propone di usare gli arricchimenti cognitivi per migliorare il benessere degli animali in cattività.”


Con grande sorpresa del gruppo di ricerca, sei zebrafish già esperti, che avevano imparato a risolvere il puzzle senza difficoltà, quando messi di fronte alla scelta tra cibo facilmente accessibile e quello nascosto all’interno del puzzle, hanno scelto la via più semplice quasi nel 90% dei casi. Il gruppo di ricerca si è poi chiesto cosa accadrebbe se gli animali dovessero risolvere un rompicapo ogni volta per ottenere il cibo. Hanno quindi suddiviso un gruppo di zebrafish in due condizioni: un gruppo poteva accedere al cibo liberamente, mentre l’altro poteva alimentarsi solo dopo aver risolto un puzzle che implicava l’apertura di un distributore di cibo. In questo modo, il secondo gruppo era costantemente esposto a un compito cognitivo. Successivamente, il benessere dei pesci di entrambi i gruppi è stato valutato tramite specifici indicatori comportamentali. “Dopo 14 giorni, spiega la Dott.ssa Varracchio, i pesci sottoposti al compito cognitivo hanno mostrato livelli di stress inferiori rispetto al gruppo di controllo, esibendo comportamenti più naturali e rilassati durante le nostre osservazioni. Questo ci porta a concludere che gli arricchimenti cognitivi migliorano il benessere dei pesci in cattività”.

IA, arriva il premio per l’innovazione nel turismo

IA, arriva il premio per l’innovazione nel turismoRoma, 15 ott. (askanews) – Turismi.AI, l’associazione italiana impegnata a promuovere l’intelligenza artificiale nel settore turistico, ha annunciato il Premio Speciale Turismi.AI durante il TTG Travel Experience di Rimini nel corso del talk ‘Formazione e Intelligenza Artificiale nel Turismo’.


Il riconoscimento, che verrà assegnato nell’ambito di 2031, la principale piattaforma italiana dedicata all’innovazione, rappresenta la prima volta che il turismo viene premiato in questo contesto. Il premio sarà destinato a startup e aziende che sviluppano soluzioni tecnologiche avanzate per migliorare l’esperienza dei viaggiatori, ottimizzare i servizi delle destinazioni e promuovere la sostenibilità nel settore turistico. “Con il Premio Speciale Turismi.AI, vogliamo riconoscere quelle realtà che utilizzano l’innovazione e l’intelligenza artificiale per trasformare il turismo, rendendolo più efficiente e sostenibile – ha dichiarato Edoardo Colombo, presidente di Turismi.AI -. È la prima volta che 2031 include il turismo tra i settori premiati, segnale importante del crescente valore dell’innovazione in questo ambito”.


Savona è la prima città italiana a entrare nel network dell’associazione, pronta per progetti di promozione turistica basati sull’intelligenza artificiale: Turismi.AI ha stretto una partnership strategica con la città in vista della candidatura a Capitale italiana della cultura 2027; Savona punterà a valorizzare il proprio patrimonio culturale e naturale attraverso tecnologie innovative.