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Bologna 30 kmh, Lepore: obiettivo non è aumentare le multe

Bologna 30 kmh, Lepore: obiettivo non è aumentare le multeRoma, 18 gen. (askanews) – “È evidente che inizialmente sorgano perplessità e disagi, alcune persone temono di essere multate ad ogni angolo. In realtà, l’obiettivo non è aumentare le multe, bensì ridurre gli incidenti e la velocità, in molte strade ma non in tute”. Così il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ospite su Rtl 102.5.

“Attualmente Bologna sta andando piano e il limite viene rispettato. Ieri sono state emesse solo due sanzioni, indice che la città è collaborativa. Il primo giorno è stato caratterizzato da cortei, molta politica e strumentalizzazione, nonché una discussione con i sindacati degli autisti degli autobus. È da tempo che abbiamo un tavolo aperto con i sindacati; dopo il periodo di stop a causa del COVID, la carenza di risorse ha generato considerevoli disagi finanziari nelle società di trasporto pubblico”, ha aggiunto. “È evidente che i sindacati sfruttino anche queste situazioni legate alla ‘città 30’ per affrontare tematiche che per loro sono di portata complessiva. Se la sperimentazione della ‘città 30’ avrà successo, lo vedremo nei prossimi mesi; da sei mesi stiamo già sperimentando senza sanzioni effettive. Adesso, con l’introduzione delle sanzioni, tutti si rendono conto degli sviluppi imminenti. Confido che, nelle prossime settimane, la comprensione del provvedimento migliori e si evidenzi che le problematiche cittadine non sono legate solo alla velocità stradale». «La questione va considerata anche da un punto di vista diverso: molte segnalazioni dei cittadini riguardano la sicurezza stradale, richiedendo dossi, rallentatori e maggiori misure di sicurezza nei quartieri. Tutti devono contribuire, ma è essenziale garantire un buon servizio pubblico ai cittadini. Va notato che, oltre ai cantieri, Bologna affronta anche il problema delle due torri e la chiusura di importanti arterie”, ha spiegato.

Gluten free, Farmo alla XX edizione di Marca a Bologna

Gluten free, Farmo alla XX edizione di Marca a BolognaRoma, 14 gen. (askanews) – La presenza alla ventesima edizione di Marca, mostra B2B dedicata al Private Label che si svolge a BolognaFiere il 16 e il 17 gennaio 2024, pone Farmo, azienda lombarda leader nel gluten free, in un ruolo di rilievo come Healthy Food Manufacturer.

In occasione di questo appuntamento che guarda al futuro, Farmo si presenta con il know-how ideale per chi vuole produrre a proprio marchio una vasta gamma d i prodotti free from e senza lattosio, dagli snack salati ai biscotti, fino alla pasta e ai mix per pane e pancake. Rispetto alla scorsa edizione, l’azienda lombarda ha lavorato intensamente per lanciare sul mercato un prodotto gluten free senza lattosio come il nuovo Choco Muffin e per essere in grado di presentare proprio a Marca i primi Keto Crackers e Keto Cookies. Grazie alla più che ventennale esperienza nel settore e alla capacità di cogliere le nuove dinamiche del mercato, Farmo vuole essere un partner ideale della distribuzione moderna organizzata che vuole proporre alla clientela cibi che possono migliorare la qualità della vita grazie a una alimentazione corretta e sana. Il team di specialisti in Ricerca & Sviluppo l’ha resa protagonista di una vera e propria rivoluzione gluten free, bio gluten free, protein gluten free creando un qualcosa che non c’era, ma che tante persone sognavano: alimenti di base sani ma con tutto il gusto tipico della tradizione alimentare italiana. Prodotti esclusivi grazie all’eccellenza di un vasto e iper moderno sito produttivo in continua espansione dove tecnologia, ricerca e sviluppo sono cardini di un processo che l’azienda svolge. Tutto viene infatti selezionato, sviluppato e prodotto all’interno dell’azienda.

All’inizio del Terzo Millennio Remo Giai ebbe l’intuizione di dedicarsi al settore degli alimenti senza glutine adatti ai celiaci, quando dalle prime farine gluten free si ricavavano sì alimenti salutistici, ma non particolarmente gustosi. Nel suo sito produttivo di 15.000 mq a cui si sono aggiunti 8.000 mq di polo distributivo a Casorezzo in provincia di Milano, lavorano oggi 90 dipendenti.

Università Parma, al via nuova edizione corso latino progetto CORDA

Università Parma, al via nuova edizione corso latino progetto CORDARoma, 8 gen. (askanews) – Al via il 15 gennaio la nuova edizione del corso di latino del progetto CORDA. Proposto nel 2022-2023 come corso di base, ora è diventato un corso di approfondimento/rafforzamento.

Il progetto CORDA (Cooperazione per l’Orientamento e la Riduzione delle Difficoltà di Accesso) nasce come iniziativa di orientamento per le studentesse e gli studenti delle scuole secondarie di II grado che intendono intraprendere uno qualsiasi dei corsi di studio dell’Ateneo di Parma. Dall’a. a. 2017-2018 il progetto, inizialmente nato all’interno dell’ex Dipartimento di Matematica, è stato esteso all’area umanistica e prevede corsi CORDA di lingua inglese, e dall’a. a. 2022-2023 anche di lingua latina. Il coordinatore del progetto per l’Ateneo è Emilio Daniele Giovanni Acerbi del Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche.

Il corso di latino è organizzato dal Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Università di Parma, responsabile Simone Gibertini, in collaborazione con il Liceo Classico-Linguistico “G. D. Romagnosi” e con il Liceo Scientifico Statale “G. Marconi” di Parma. È rivolto alle studentesse e agli studenti del IV o V anno delle scuole secondarie di II grado della provincia di Parma, che possiedano buone conoscenze della grammatica normativa della lingua latina, che vogliano approfondire e/o rafforzare le loro competenze ed eventualmente iscriversi a corsi di laurea in materie umanistiche.

I corsi possono valere come ore di orientamento universitario e, se conclusi con buoni o ottimi risultati, danno diritto ad un bonus per gli esami di Lingua e Letteratura latina all’Università di Parma. Caratteristiche del corso: 40 ore; due livelli: 1) avanzato (sede: Liceo “Romagnosi”): laboratorio di commento; 2) intermedio (sede: Liceo “Marconi”): laboratorio di traduzione; min. 8, max. 25 studentesse/studenti per corso; prerequisito: buona conoscenza della grammatica normativa della lingua latina; programma: 1) avanzato (prof.sse L. Reverberi, A. Chini Liceo “G. D. Romagnosi”): La condizione femminile in età imperiale tra satira e realtà; 2) intermedio (prof.ssa O. Zecca, Liceo “G. Marconi”): Per genera, per habitus. Breve percorso attraverso i generi letterari e i comportamenti umani; supervisione del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Università di Parma; Inizio: lunedì 15 (intermedio) e martedì 16 (avanzato) gennaio 2024, ore 14.30.

Sanità, arrivano Rsa ‘Nzeb’ residenze ad elevata efficienza energetica

Sanità, arrivano Rsa ‘Nzeb’ residenze ad elevata efficienza energeticaRoma, 29 dic. (askanews) – Arrivano gli immobili ‘Nzeb’, nearly zero energy building, edifici in grado di provvedere autonomamente alla produzione del fabbisogno energetico dello stabile, riducendo al minimo i consumi e l’impatto ambientale. E’ la nuova strada intrapresa da ‘Serena Orizzonti’, specializzata in Rsa in Italia e Spagna, per le nuove residenze sanitarie in cui ospitare anziani.

Da tempo l’azienda, fondata dall’imprenditore Massimo Blasoni, ha avviato nelle proprie strutture una transizione energetica con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale. Tutte le nuove Rsa, costruite e gestite da Sereni Orizzonti, sono strutture all’avanguardia per quanto concerne gli standard qualitativi, dotate di strumenti moderni in termini di innovazione tecnologica e domotica assistenziale. Realizzate in classe energetica A2 o superiori, sono in grado di produrre autonomamente circa 162.000 kWh di energia da fonti energetiche rinnovabili (pari al 60% del loro intero fabbisogno), ciascuna con una riduzione complessiva dell’emissione in atmosfera di oltre 120 tonnellate all’anno di anidride carbonica, che equivalgono a 850 alberi. Un risultato ottenuto grazie all’isolamento termico dell’edificio, all’impianto fotovoltaico sul tetto, all’impianto solare termico per uso sanitario e riscaldamento, al recuperatore termodinamico del calore contenuto nell’aria espulsa e alla pompa di calore ad alta efficienza che in gran parte utilizza energia rinnovabile. Sono dotate di un sistema ventilazione meccanica controllata (Vmc), che consente un ricambio di aria pulita e asciutta nei locali senza dover aprire le finestre ma recuperando dall’aria il calore che viene espulso. La climatizzazione è stata studiata per offrire agli ospiti il massimo del comfort e della sicurezza: quella invernale sarà assicurata da un impianto di riscaldamento a pavimento (e quindi priva di caloriferi) mentre quella estiva sarà realizzata con un innovativo sistema a trave fredda che rinfrescherà gli ambienti senza fastidiose correnti d’aria. “La differenza di impatto sul conto economico, tra un immobile di classe G e uno equivalente di classe A2, può arrivare a un impietoso rapporto 10 a 1 e la differenza nel costo di gestione assoluto è evidentemente rilevantissima. Le nostre nuove residenze per anziani sono tutte a bassissimo impatto energetico: un investimento che si rifletterà in modo sostanziale sulla competitività e garantirà migliore qualità del servizio agli anziani a parità di rette giornaliere”, spiega Gabriele Meluzzi, amministratore della holding.

L’azienda gestisce oltre 5.600 posti letto distribuiti in 80 Rsa in Italia (Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lombardia e Sardegna) e Spagna e ha oltre 3.500 dipendenti. Nel 2023 ha superato i 200 milioni di euro di fatturato.

Illumia e Bologna Festival fanno danzare 500 droni sulla città

Illumia e Bologna Festival fanno danzare 500 droni sulla cittàBologna, 14 dic. (askanews) – Alzare lo sguardo, dimenticare per qualche minuto i problemi quotidiani e ammirare le stelle. Non quelle cadenti, ma quelle prodotte da 500 droni, che si alzeranno in cielo sul centro storico di Bologna e “danzeranno” sulle note di Cajkovskij e Strauss e accompagnati dalla musica pop di Cesare Cremonini a pochi giorni dal Natale. È il primo drone show in Emilia l’omaggio che Illumia dedica a tutti i dipendenti, ai bolognesi e a chi la sera di mercoledì 20 dicembre passeggiando in piazza VIII Agosto si fermerà per fissare il cielo sopra la Montagnola. L’evento, a un anno dal concerto regalato alla città con il maestro Muti che ha eseguito il Requiem di Verdi, è organizzato dalla family business che opera nel mercato libero dell’energia elettrica assieme a Bologna Festival. Uno spettacolo complessissimo da realizzare – per le autorizzazioni richieste, per la complessità tecnologica che verrà utilizzata e per il lavoro preparatorio – che coinvolge circa 50 professionisti di Dronisos sotto la regia Luca Toscano di Artech, re degli effetti speciali e artefice di altre drone show realizzati in altre città italiane.

“Spesso siamo affannati dalla quotidianità e ci accontentiamo delle cose piccole – ha spiegato il presidente di Illumia, Marco Bernardi -. Con questo progetto vogliamo invitare la cittadinanza a tornare a mettere al centro la propria vocazione e desiderare le cose grandi, desiderare l’infinito, guardare alla cose grandi”. Un regalo rivolto a tutti, piccoli e adulti, che potranno assistere allo spettacolo di 12 minuti replicato tre volte, alle 17,30, alle 19,30 e alle 21,30 per dare il tempo alle batterie dei droni di ricaricarsi. “Usciamo dai teatri per allargare quanto più possibile il pubblico al quale ci rivolgiamo – ha commentato Maddalena da Lisca, soprintendente e direttore artistico di Bologna Festival -. Sarà una sfida molto impegnativa che realizziamo in una piazza che solitamente è utilizzata solo per il commercio. Le figure prodotte dai droni danzeranno nel cielo, con la musica di sottofondo, e per la prima volta la musica classica si fonderà con la musica pop. Non potevamo voltarci indietro rispetto la possibilità di celebrare Bologna avendo qui Cremonini, uno degli autori più rappresentativi della musica pop d’Italia che spesso nelle sue canzoni celebra Bologna”.

Piazza VIII per una sera diventerà il salotto della città, per questo via Irnerio verrà interrotta al traffico per una sera (e per qualche ora la notte del 18 e 19 dicembre quando verranno eseguite le prove ufficiali). I 500 droni decolleranno accanto alla fontana della Montagnola, impiegheranno qualche decina di secondi per cominciare a volare, anzi danzare, sulla testa dei bolognesi. Se piove o c’è vento lo spettacolo verrà spostato al 21 dicembre.

Boschi montani capaci contrasto frane e inondazioni ma in stato abbandono

Boschi montani capaci contrasto frane e inondazioni ma in stato abbandonoRoma, 12 dic. (askanews) – L’Accademia Nazionale di Agricoltura ed i Carabinieri Forestali lanciano l’allarme: in Italia sono 11 milioni gli ettari di superficie coperti da foreste, ma la gran parte di queste sono abbandonate. Incrementare la presenza di boschi ben conservati, capaci di funzionare alla stregua di vere e proprie “spugne naturali”, contribuirebbe a regolare il deflusso delle acque ed a ridurre l’erosione dei suoli. È tempo di pensare alla stesura di un testo unico nazionale sul dissesto idrogeologico, che sappia valorizzare ed incentivare la gestione del territorio montano anche come utile strumento per salvaguardare le zone vallive e di pianura.

Le recenti alluvioni, che hanno interessato il territorio dell’Emilia-Romagna e della Toscana, hanno richiamato l’attenzione su alcuni dei problemi più contingenti e gravi del nostro Paese: il dissesto idrogeologico e la mancanza di una adeguata pianificazione territoriale capace di far fronte ai distruttivi fenomeni alluvionali indotti dal cambiamento climatico antropogenico. L’Accademia Nazionale di Agricoltura ed il Comando Carabinieri Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari hanno fatto il punto della situazione a Bologna, presso la Sala dello Stabat Mater di Palazzo dell’Archiginnasio, riunendo i principali esperti italiani per la giornata su: “Risanamento e bonifica del territorio italiano nel centenario della Legge forestale Serpieri”. I dati presentati durante il Convegno sono, come visto, allarmanti e forniscono un quadro desolante della attuale situazione idrogeologica nazionale: ben 7.423 comuni italiani (93,9% del totale) sono a rischio per frane, alluvioni e/o erosione costiera. Complessivamente il 18,4% (55.609 km2) del territorio nazionale è classificato a pericolosità frane elevata, molto elevata e/o a pericolosità idraulica media. Sono 2 milioni gli abitanti a rischio frane (2,2%) e 7 milioni quelli a rischio alluvioni (11,5%). Ben l’83% delle frane europee si trovano in Italia (fonte ANBI-ISPRA). Una situazione grave ed in continua evoluzione che, secondo i relatori intervenuti alla giornata, deve necessariamente portare ad un deciso cambio di rotta nella pianificazione del territorio. Occorre abbandonare la logica dei cd. “interventi mirati” per potenziare, invece, in una visione d’insieme, le forme di pianificazione territoriale su larga scala. Si rende auspicabile puntare ad un nuovo grande quadro di interventi di sistemazione dei bacini montani che, ponendo al centro la gestione sostenibile dei boschi e delle foreste, possano garantire la stabilità dei versanti nella fascia collinare e montana e, al contempo, contenere il rischio idraulico in quella basale. I boschi e le foreste, infatti, si comportano alla stregua di vere e proprie “spugne naturali”, capaci di drenare il deflusso delle acque meteoriche e di ridurre notevolmente il fenomeno del ruscellamento verso valle (che è colpevole dell’aumento delle portate dei fiumi in pianura). Certo, la naturale funzione drenante di boschi e foreste montani non può essere considerata, da sola, la soluzione al problema del dissesto idrogeologico, ma rappresenta comunque un valido strumento di aiuto, che necessita di essere coadiuvato da una corretta sistemazione e cura del territorio. Il bosco, inoltre, è capace di ridurre anche l’erosione del terreno. In Europa il 95% dei terreni boschivi non è soggetto ad erosione a differenza, ad esempio, di quelli dedicati alla coltivazione, che risultano molto più difficili da gestire.

In Italia la riforestazione ha visto un notevole incremento dal 1950 in poi: in circa 70 anni, siamo passati da 4 a 11 milioni di ettari coperti da boschi, che si estendono, soprattutto, nei territori montani e collinari, apportando un sensibile aumento della biodiversità. D’altra parte, nell’ultimo cinquantennio, si è registrato anche un progressivo e costante abbandono della montagna: i boschi non sono più stati curati con regolarità ed i versanti non sono più stati soggetti ad interventi di regimazione della rete scolante superficiale. In altre parole, è venuta a mancare la necessaria cura e gestione di vaste aree montane, che hanno perso la loro centralità nel quadro della pianificazione territoriale. In un simile contesto, gli eventi atmosferici degli ultimi anni “consigliano”, nuovamente, di portare la montagna al centro delle politiche ambientali e di gestione del territorio, anche per tutelare la sicurezza idraulica nelle zone vallive e di pianura. Di seguito quanto emerso dai principali interventi che si sono succeduti nel corso della giornata.

Necessario un testo unico nazionale contro il dissesto idrogeologico Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Nazionale di Agricoltura: “Propongo un testo unico contro gli effetti del cambiamento climatico e il dissesto idrogeologico, a tutela dell’ambiente e del territorio, in particolare la montagna, che sia al di sopra di tutto. Tutti gli interlocutori e gli addetti ai lavori devono sedersi intorno a un tavolo per contribuire ad avere una nuova riforma del territorio e dell’ambiente. Il dissesto idrogeologico è anche una conseguenza di comportamenti errati dell’uomo quindi ripristinare i luoghi è sicuramente importante, ma dobbiamo lavorare prima sulla prevenzione, accettandone anche i sacrifici. Nel prossimo futuro le emergenze mondiali saranno la siccità e la mancanza di suolo”.

L’importanza dell’attività di prevenzione messa in campo dai Carabinieri Forestali Generale di Divisione Nazario Palmieri, Comandante Carabinieri Tutela Forestale e Parchi: “La specialità Forestale dell’Arma dei Carabinieri concorre alla prevenzione del dissesto idrogeologico esercitando compiti d’istituto relativi alla polizia idraulica e forestale attraverso i controlli di polizia amministrativa e giudiziaria espletati quotidianamente dagli oltre 900 Nuclei Carabinieri Forestali dislocati su tutto il territorio nazionale. Campagne mirate annuali di controllo come le operazioni “Bosco Sicuro e Fiume sicuro” hanno lo scopo di vigilare sull’applicazione del vincolo idrogeologico, istituito dalla legge Serpieri, prevenire furti di inerti, escavazioni o rettifiche di alvei di torrenti e fiumi, impedire disboscamenti o scorrette pratiche di utilizzazioni forestali affinché non venga alterato il regime idrogeologico dei versanti e il turbamento al buon regime delle acque, aggravato anche da fenomeni di abusivismo edilizio in aree golenali”. I numeri su frane e alluvioni in Emilia-Romagna Ing. Paolo Ferrecchi, Direttore Generale Cura del Territorio e dell’Ambiente della Regione Emilia-Romagna: “I dati riassuntivi sul rischio geologico regionale: oltre 80.000 frane recensite, circa 9.000 frane hanno almeno un edificio interessato, circa 7.000 fabbricati sono coinvolti in frane attive, ben 347 località sono classificate a rischio molto elevato e 122 sono gli abitati classificati da consolidare. Nel solo maggio 2023, durante l’alluvione, il numero totale di frane è stato di 65.020, dati allarmanti che fanno comprendere la necessita di tornare a ripensare il sistema di manutenzione della montagna”. Italia prima in urbanizzazione e si spendono 3,7 miliardi per ripristinare i danni Dott. Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI: “L’Italia è prima in Europa con il 7,13% di territorio urbanizzato, pari circa a 2 milioni di ettari. Il terreno costruito perde le sue capacità di drenare acqua, ma continuiamo a edificare 24 ettari al giorno per case, zone commerciali o industriali, strade senza una minima concezione territoriale. Si abbandonano così le aree interne e montane, lasciate senza imprese e servizi, che diventano fragili e portano a quel dissesto idrogeologico che tanto ci sta colpendo. Ricordiamo che degli 8,2 miliardi che l’UE stanzia annualmente per il dissesto idrogeologico, ben 3,7 vanno all’Italia, che li utilizza non per fare prevenzione ma solo per riparare i danni. Una visione miope che non capisce l’importanza della montagna, della collina e dell’innovazione necessaria in campo ambientale”. L’alluvione in E.R. diventi un caso di studio nazionale. Non esiste rischio zero. Dott.ssa Irene Priolo, Vice Presidente Regione Emilia-Romagna: “Abbiamo assoluto bisogno di momenti di riflessione come quello di oggi. L’evento che abbiamo avuto in E.R. diventerà un caso di studio per ingegneri idraulici e geologi italiani. Avevamo già censito quasi 80.000 frane, prima dell’alluvione, sappiamo della fragilità del nostro territorio, l’evento di maggio è uno spartiacque che consegnerà al sistema paese le chiavi di lettura del territorio nazionale. Non esiste il rischio zero e pensare il territorio in ottica di gestione del rischio residuo è il nuovo approccio. Propongo di tenere aperta questa sessione e aggiornarci a inizio 2024 per analizzare il report, che la Commissione di evento consegnerà, per nuovi lavori da fare insieme con la struttura commissariale e l’Accademia con le sue conoscenze. E’ tempo di ripensare il territorio.” Necessario potenziare i sistemi di Early Warning Carlo Cacciamanni, Direttore Agenzia Italia Meteo: “Le condizioni di pericolosità date dal clima che sta cambiando impattano sul rischio dato dalla vulnerabilità dei terreni. Siamo in condizione di pericolo crescente e i rischi idrogeologico e alluvionale sono sempre più probabili. In Italia dal 1980 la temperatura è in continuo aumento e sono necessari interventi strutturali che possano mitigare il rischio di inondazione, ma anche non strutturali, come l’ottimizzazione dei sistemi di Early Warning per allontanare preventivamente e in anticipo le popolazioni, a fronte di fenomeni idrometeo intensi che possano colpirle. E’ necessario attuare, meglio di quanto si stia facendo oggi, piani di emergenza a livello territoriale, coinvolgendo i cittadini, affinché divengano parte attiva del sistema di protezione civile.”

Dl sicurezza, De Vanna: dal governo solo populismo penale

Dl sicurezza, De Vanna: dal governo solo populismo penaleBologna, 27 nov. (askanews) – Il governo Meloni è convinto che “l’inasprimento delle pene e l’introduzione di nuove pene possa essere la soluzione” ai problemi legati alla sicurezza. Questo “populismo penale” non tiene conto del sovraffollamento delle carceri e, soprattutto, distoglie lo sguardo dai problemi reali che si trovano ad affrontare gli amministratori locali, i quali invece dovrebbero poter contare su un “maggior numero di poliziotti e carabinieri dotati di maggiori strumenti” per garantire la sicurezza sul territorio. Ne è convinto Francesco De Vanna, docente di Didattica del diritto all’Università di Parma e assessore con delega alla Sicurezza del Comune di Parma: “A noi sono arrivati dieci agenti in più, quando ne avremmo bisogno di almeno cinquanta in più” ha spiegato ad askanews commentando i contenuti del Decreto immigrazione e sicurezza in discussione in Parlamento.

“La parte che mi convince del decreto sicurezza, sulla quale spero di avere delle conferme col processo di conversione in Parlamento – ha detto De Vanna – è quella relativa all’aumento delle retribuzioni delle forze di polizia. L’altro elemento che considero positivo è quello relativo al contrasto alle forme di truffe, in particolare quelle online, ai danni degli anziani che sono diventate molto pervasive negli ultimi anni. A Parma è un fenomeno da non sottovalutare, anzi in alcuni casi anche preoccupante”. Quello che non convince l’assessore, invece, sono le novità normative che mettono al centro di una strategia complessiva il rilancio dello strumento penale come leva di risoluzioni di problemi che hanno una dimensione sociale in molti casi anche forte. Mi lascia davvero molto scettico l’idea di utilizzare il diritto penale come lo strumento che risolve problemi non soltanto strettamente di sicurezza ma anche di decoro e di sicurezza sociale in senso ampio”. Secondo il docente universitario “c’è una sorta di populismo penale per cui l’inasprimento e l’introduzione di nuove pene possa essere la soluzione di tutto”, mentre “sappiamo che agiamo in un contesto caratterizzato da un forte sovraffollamento carcerario che è a sua volta generatore di problemi importanti” come si è visto con le rivolte in alcuni istituti penitenziari scoppiate durante l’emergenza Covid. “Il governo pensa che lavorare sull’allungamento delle pene, sull’inasprimento e sull’introduzione di nuove pene possa essere la soluzione”. Questo, ha precisato De Vanna, dà l’idea di un “uso simbolico del diritto” che “lascia davvero molto perplessi”. Infatti “ciò di cui avremmo bisogno sarebbe la certezza della pena e poi la possibilità di poter contare su forze dell’ordine, carabinieri e polizia, dotati dei numeri di cui hanno bisogno, di un rilancio delle assunzioni di polizia e mettere nelle condizioni di chi deve garantire la sicurezza delle nostre città di poter svolgere il proprio lavoro avendo gli uomini e i mezzi per farlo”.

La “strategia rivoluzionaria” è “quella più semplice”. “Mentre non abbiamo un rilancio del piano di reclutamento delle forze di polizia – ha proseguito l’assessore – si chiede loro di fare più di quanto non abbiano già fatto fin qui, quindi si aggrava il lavoro con ulteriori incombenze senza dare loro ulteriori strumenti per farlo. Una risposta che è incentrata quanti esclusivamente su una dimensione strettamente penalistica e carceraria”. In un momento in cui sono evidenti le condizioni critiche degli istituti penitenziari in Italia. “A Parma abbiamo un istituto penitenziario di primo livello che avrebbe bisogno di strumenti deflativi, di sicurezza e certezza della pena ma anche di percorsi di riabilitazione nei confronti di chi ha commesso reati minori, mentre l’impianto generale del decreto adottato dal governo va verso un inasprimento delle pene proprio nei confronti di chi oggi costituisce nelle nostre città elemento di marginalizzazione, marginalità sociale, povertà, vagabondaggio, problemi che hanno una dimensione sociale molto forte”. “Ci sono alcuni elementi ancora più discutibili – ha precisato De Vanna – per esempio la possibilità di far saltare l’automatismo del rinvio della pena nei confronti delle donne incinta o l’inasprimento delle pene per chi organizza proteste in carcere o chi realizza forme di protesta di natura ambientale: ci sono degli obiettivi di natura politica che il governo mette nel mirino e che forse noi amministratori sul territorio non consideriamo l’emergenza del momento. Ciò che si intuisce è che il governo, attraverso queste misure, lancia dei segnali, dei simboli e sinceramente faccio fatica a pensare che possa esserci una svolta consistente nella gestione della sicurezza nelle nostre città”.

Sanità, Asl Romagna vince “Oscar” Lean Healthcare Award

Sanità, Asl Romagna vince “Oscar” Lean Healthcare AwardRoma, 17 nov. (askanews) – E’ l’Asl Romagna a vincere la sesta edizione del Lean Healthcare Award 2023, il premio delle eccellenze sanitarie pubbliche e private italiane, giunto quest’anno alla sesta edizione. Oltre 90 aziende sanitarie partecipanti da tutta Italia e 31 progetti finalisti su 222 in concorso, selezionati da una giuria altamente qualificata, composta da sessanta esperti fra direttori generali di aziende sanitarie, professori universitari e amministratori delegati del settore healthcare.

Con il progetto ‘Digital (he)ART Network’, l’Asl Romagna si è aggiudicata l”Oscar della sanità’ 2023 per aver migliorato il percorso del paziente con scompenso cardiaco, monitorandolo con un device cardiaco gestito da remoto. Un esempio di innovazione digitale applicata alle cure sanitarie di alta complessità. Grazie a questo programma l’Asl Romagna è la realtà che quest’anno ha saputo meglio rappresentare lo spirito del Lean Healthcare Award il cui scopo è promuovere una sanità efficiente a misura di paziente e di personale sanitario, riducendo gli sprechi laddove esistano. Nella categoria Lean Project è arrivata prima l’ASL Napoli 1 Centro, grazie al nuovo modello organizzativo per la gestione delle sale operatorie dell’Ospedale del Mare. La Korian Kinetika Sardegna si è aggiudicata il premio per il Progetto più complesso con ‘Per migliorare, guardiamoci dentro’ che mette al centro il percorso del paziente chirurgico dal pre-ricovero al blocco operatorio. Mentre nella categoria ‘Progetto con maggiori risultati’ sale sul podio l’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo, con uno studio sull’ottimizzazione percorso paziente maculopatico.

“Grande successo per la manifestazione di riorganizzazione sanitaria, diventata un punto di riferimento per le aziende del settore: confrontarsi per capire come e dove migliorare i servizi per i cittadini. Applicare le metodologie Lean e Value Based significa infatti aumentare il valore per il paziente, eliminando sprechi e inefficienze – commenta Alessandro Bacci, docente di Lean Management all’Università di Siena e responsabile scientifico del premio -. Oggi è più evidente che mai la necessità di garantire una risposta efficace ai problemi di salute e di continuare a riorganizzare i processi nell’offerta sanitaria”.

Bologna, Alta cucina per sostenere le famiglie in difficoltà

Bologna, Alta cucina per sostenere le famiglie in difficoltàRoma, 3 nov. (askanews) – Alta cucina, musica e solidarietà si incontrano anche quest’anno per la tradizionale Cena di Natale dell’Antoniano di Bologna. Lunedì 4 dicembre la Sala Borsa del Comune di Bologna, per la prima volta, ospita Un Piatto d’Oro, Un gesto d’amore. Cena di Raccolta Fondi di Antoniano e Zecchino d’Oro a sostegno delle famiglie in difficoltà.

Una cena solidale con le creazioni gastronomiche degli chef Simone Salvini, Lulù Gargari, Sebastian Fitarau, Dany Resconi e di un giovane chef della S. Pellegrino Young Academy. A partire da venerdì 3 novembre e fino a venerdì 1° dicembre, è possibile prenotare un tavolo a fronte di una donazione inviando una mail all’indirizzo eventi@antoniano.it o compilando il format sul sito https://eventi.antoniano.it/. L’intero ricavato della serata andrà a sostenere le tante famiglie in difficoltà che l’Antoniano accoglie ogni giorno. Nel 2023 Antoniano ha già supportato 120 famiglie, garantendo loro aiuti alimentari e sostenendole nelle tante spese quotidiane. Per loro, nella Mensa Padre Ernesto, Antoniano ha, inoltre, pensato un appuntamento speciale: la cena del lunedì. Da ben 7 anni, ogni lunedì, le famiglie si ritrovano insieme davanti a un pasto caldo. “La cena è diventata un appuntamento significativo per le tante famiglie che si rivolgono ad Antoniano per trovare supporto – commenta fr. Giampaolo Cavalli, direttore dell’Antoniano – ogni settimana invitiamo circa 70 persone tra adulti e bambini. Qui i più piccoli possono giocare insieme e i genitori confrontarsi sulle sfide di ogni giorno insieme ai volontari e agli operatori”.

L’Antoniano inaugura con la cena del 4 dicembre le celebrazioni per il suo 70esimo compleanno, che ricorrerà nel 2024. “Un traguardo importante, raggiunto nella città di Bologna, grazie a Bologna. Alla sua città l’Antoniano è legato da sempre – continua fr. Giampaolo Cavalli – per questo siamo molto felici di poter tenere la cena di Natale in Sala Borsa, un posto così significativo e nel cuore della città. Questa cena di Natale ci auguriamo ci permetterà di rafforzare ulteriormente il legame e l’affetto con la nostra città e con tutti i bolognesi”. In una serata così speciale non poteva mancare la musica dello Zecchino d’Oro. Alcuni piccoli solisti dell’ultima edizione interpreteranno i brani di Zecchino d’Oro 2023, diretti da Sabrina Simoni. Le voci dei bambini testimonieranno ancora una volta come, da sempre, in Antoniano la musica e la solidarietà si tengano per mano. Ogni canzone si trasforma in un pasto donato, in un aiuto per le famiglie in difficoltà. Perché la musica può e in Antoniano la musica diventa pane.

La Cena di Raccolta Fondi di Antoniano e Zecchino d’Oro è resa possibile grazie all’importante sostegno di Food for Soul. E con il contributo speciale di Alce Nero e la partecipazione di Zenzero Talent Agency e S. Pellegrino Young Chef Academy.

Università, a Ferrara nuovo Polo didattico

Università, a Ferrara nuovo Polo didatticoRoma, 27 ott. (askanews) – Da oggi le studentesse e gli studenti dell’area medico-sanitaria dell’Università di Ferrara avranno un nuovo polo didattico. Un Campus futuristico che consentirà alle studentesse e agli studenti dei corsi di Medicina e Chirurgia ma anche dell’Area Bio-medica, delle Professioni Sanitarie e di Scienze Motorie di avere spazi adeguati alle attività didattiche, di studio, di relazione e per svolgere attività di tirocinio e di specializzazione.

Progettata e realizzata secondo tutte le nuove norme ambientali e sostenibili, il Centro didattico di Cona, che sorge su una superficie di 5mila e duecento metri quadrati, è stato realizzato a forma di elle con due piani fuori terra. Al piano terra una sala conferenze da 482 posti, due aule didattiche, una da 240 ed una da 190 posti, due sale studio ed una palestra, di 300 metri quadrati, a disposizione di studenti e personale. Al primo piano si trovano due aule una da 208 posti ed una da 52 posti, un laboratorio di informatica da 63 posti, un laboratorio di simulazione chirurgica, uno di pratica, oltre ad un’ampia sala studio su due livelli 10 uffici ed una sala riunioni. A disposizione anche due aule video per partecipazione in streaming delle attività. Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza della rettrice, Laura Ramaciotti, della direttrice generale della formazione superiore al ministero dell’Università e della Ricerca, Marcella Gargano, della direttrice generale delle aziende sanitarie ferraresi Monica Calamai e delll’assessora con delega alle politiche sociali del Comune di Ferrara Cristina Coletti.

“È per me un onore inaugurare una struttura così all’avanguardia che va ad arricchire significativamente il patrimonio architettonico del nostro Ateneo a beneficio dell’intera comunità. Un’opera che abbiamo portato a compimento in due anni e mezzo di lavoro nonostante le difficoltà del settore delle costruzioni derivanti dalla pandemia e dai conflitti internazionali”, ha dichiarato Ramaciotti.