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Salute, presentato all’Università Guglielmo Marconi di Roma il qTest

Salute, presentato all’Università Guglielmo Marconi di Roma il qTestRoma, 13 mag. (askanews) – Torello Lotti, professore di Dermatologia e Venereologia e Presidente dell’Accademia Mondiale della Sanità, ha presentato venerdì 10 maggio il qTest, una novità assoluta nella valutazione dello stato di benessere della persona, all’Università Guglielmo Marconi di Roma. Insieme a lui, sono intervenuti Narek Sirakanyan, Presidente del Freedom International Group, e il dr. Giuseppe Marceca, segretario generale dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria. “Il qTest” spiega il professor Lotti, “è un algoritmo originale, che presentiamo oggi alla comunità scientifica e al mercato, che incrocia due diversi test basati sulla determinazione del livello di ossidazione del corpo e del pH della saliva come biomarcatore diagnostico universale.


Il livello di ossidazione, detto anche indice Redox – da Riduzione/Ossidazione -, è il meccanismo biologico fondamentale e costante di ogni cellula umana e la salute di ogni cellula è determinata dall’equilibrio di tale indice. Lo squilibrio più pericoloso è l’eccessiva ossidazione, non compensata da una riduzione sufficiente. Il pH invece indica il livello di acidità e alcalinità di una sostanza. Nel sangue di una persona sana, il pH è leggermente alcalino, con un valore appena superiore a 7 e l’intervallo normale di pH della saliva è compreso tra 6,2 e 7,6. Il qTest combina i risultati dei test Redox e pH secondo un algoritmo che ho sviluppato e in base al quale è possibile individuare le azioni correttive per riacquistare l’equilibrio del proprio corpo.


Madrina dell’evento è stata l’attrice Antonella Salvucci, a cui è stato somministrato il primo test. Appena arrivata da Los Angeles, dove stava girando un film, e prima di partire per il Festival di Cannes, Antonella ha dichiarato: “Ho voluto partecipare per sottolineare l’importanza di un controllo tempestivo e veloce del metabolismo e il ruolo fondamentale di un’alimentazione equilibrata per mantenersi sani e in forma”. Ossidazione significa “arrugginire, invecchiamento cellulare” Le cellule sottoposte ad arrugginimento sono soggette a un invecchiamento precoce e a malattie degenerative. Ipossia, shock e sepsi sono le forme più importanti e comuni di ossidazione prolungata con alterazione dell’equilibrio Redox, che il qTest della saliva può evidenziare. La ruggine enzimatica è un tipico esempio di reazioni ossidative nella frutta e nella verdura. Immediatamente dopo la comparsa della ruggine si verificano infezioni comuni. Allo stesso modo, le cellule umane rispondono all’ossidazione enzimatica, che può essere prevenuta con un adeguato intervento antiossidante. D’ora in poi, grazie al qTest per l’equilibrio pH-Redox, sarà più facile mantenere salute e benessere.


Lo sviluppo del qTest e la sua presentazione al mondo scientifico e al mercato sono stati promossi dal Freedom International Group, un fondo di investimenti specializzato in prodotti innovativi finalizzati a migliorare il benessere delle persone nella vita quotidiana e nella salute. A ulteriore conferma di questo legame, il Freedom International Group sarà partner dei Campionati Europei di atletica leggera a Roma dal 7 al 12 giugno 2024. Così commenta Narek Sirakanyan, Presidente del Freedom International Group: “Da sempre cerchiamo progetti caratterizzati da innovazione, scalabilità e rilevanza sociale. Il nostro ecosistema si sviluppa in 19 Paesi, tra i quali Stati Uniti, Hong Kong, Singapore, Vietnam, e vari stati in Europa tra cui Austria, Germania, Italia. Nel campo della salute siamo presenti con la linea di integratori alimentari Project V, con la bevanda energetica al ginseng a marchio Coffeecell, e ora con qTest, un progetto a cui lavoriamo da tempo e in cui crediamo molto”.


Giuseppe Marceca, Segretario Generale dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria, è intervenuto sottolineando l’importanza del qTest nel quadro dell’evoluzione storica della diagnostica e della cura della persona: “Credo che siamo di fronte a un nuovo metodo, rapido e facilmente impiegabile, per avere un’indicazione efficace sullo stato di benessere di una persona e quindi utile per determinare lezioni correttive, a livello comportamentale e alimentare, per ritrovare o consolidare l’equilibrio ideale. Questo test sarà utile sia per il mondo industrializzato che per tutte le altre regioni del pianeta in cui la disponibilità di laboratori è scarsa e i problemi organizzativi sono un ostacolo all’uso di test più complessi”. Il qTest può essere effettuato ovunque, anche a casa.

In Italia ansia, depressione e disagio per 700 mila adolescenti

In Italia ansia, depressione e disagio per 700 mila adolescentiRoma, 13 mag. (askanews) – “Il disagio che riguarda i ragazzi può vedere l’implicazione di diversi fattori, alcuni anche di entità lieve se presi singolarmente, che dopo la pandemia hanno preso il sopravvento. L’esperienza del lockdown ha visto l’emergere di altre patologie, somatiche e psichiche, con un forte impatto di natura sociale, ambientale, relazionale, con cui oggi e domani ci troveremo a fare i conti. Sono tanti i giovani e giovanissimi che soffrono di malattie mentali e soprattutto depressione, parliamo di oltre 700 mila ragazzi in Italia: i dati Unicef diffusi oggi ne sono la conferma. La depressione, inoltre, proprio nei giovani e negli anziani è la principale causa di suicidio”. E’ quanto dichiarano in una nota le presidenti della Società Italiana di Psichiatria, Liliana Dell’Osso ed Emi Bondi a commento dei dati Unicef.


“Paradossalmente, pur vivendo in un mondo iperconnesso – osservano – di fronte a queste situazioni spesso vince la solitudine, per paura del giudizio e dello stigma che colpisce chi soffre di malattie mentali. Questo è quello che dobbiamo cambiare, perché i nostri giovani non abbiano timore a confrontarsi con un possibile disagio, lasciando che la necessità di aiuto resti dentro. I sintomi di una possibile depressione non devono mai essere sottovalutati, perché può essere affrontata e curata. La depressione è una malattia, non una scelta, non una colpa, non solo un malessere o tristezza, come può apparire dall’esterno o ai non addetti ai lavori. Molti personaggi pubblici, anche giovanissimi, stanno trovando il coraggio di parlarne, di esporsi, di raccontare il loro passato e la loro battaglia contro la depressione. I ragazzi devono fare come loro: alzare la voce. Noi come psichiatri possiamo e dobbiamo, a nostra volta, alzare la voce perché le Istituzioni ci mettano a disposizione risorse e strumenti per fare al meglio il nostro lavoro. Il nostro congresso di fine mese, dal 29 maggio al 1° giugno, celebrerà a Verona i 150 anni della psichiatria italiana, anni un cui grazie al lavoro di tanti medici possiamo dire di avere affilato molte armi per affrontare con successo le malattie mentali”.

Unicef, 11 milioni di under 19 in Ue soffrono di disturbi mentali

Unicef, 11 milioni di under 19 in Ue soffrono di disturbi mentaliRoma, 13 mag. (askanews) – Circa 11,2 milioni di bambini e giovani entro i 19 anni nell’Unione Europea (ovvero il 13%) soffrono di un problema di salute mentale. In particolare il problema riguarda circa 5,9 milioni di maschi e 5,3 milioni di femmine. Tra le persone di età compresa tra i 15 e i 19 anni, circa l’8% soffre di ansia e il 4% di depressione. Lo rende noto l’Unicef, in occasione della Settimana europea della salute mentale (13-19 maggio), citando la pubblicazione “Child and adolescent mental health – The State of Children in the European Union 2024”.


Il suicidio è la seconda causa di morte (dopo gli incidenti stradali) tra i giovani fra i 15 e i 19 anni nell’Unione Europea. Nel 2020, circa 931 giovani sono morti per suicidio nell’Ue, equivalenti alla perdita di circa 18 vite a settimana. La prevalenza del suicidio – prosegue Unicef – è diminuita nel corso del tempo nell’Ue, con il 20% dei suicidi in meno nel 2020 rispetto al 2011. Circa il 70% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni nell’Ue che muoiono per suicidio sono maschi. In Italia, tra i ragazzi tra i 15 e i 19 anni che hanno perso la vita intenzionalmente tra il 2011 e il 2020 il 43% erano ragazzi e circa il 36% ragazze. Circa la metà (48%) di tutti i problemi di salute mentale a livello globale si manifesta entro i 18 anni, eppure molti casi rimangono non individuati e non trattati. Nell’Unione Europea i dati sull’accesso ai servizi per la salute mentale da parte dei bambini sono limitati, ma le evidenze indicano che, nel 2022, per quasi la metà dei giovani adulti (tra i 18 e i 29 anni) i bisogni di assistenza per la salute mentale non erano soddisfatti.


I livelli di alta soddisfazione della vita tra i quindicenni sono scesi da circa il 74% nel 2018 al 69% nel 2022 nei 23 Paesi per i quali sono disponibili i dati (oltre 220.000 ragazzi di 15 anni in meno). L’Unicef “accoglie con favore l’attenzione costante e crescente dell’Ue all’agenda sulla salute mentale negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia di Covid-19. Ma attualmente, nei Paesi dell’Ue gli investimenti nei servizi per la salute mentale sono esigui rispetto a quelli per la salute fisica. È necessario porre maggiore enfasi sull’affrontare le cause profonde dei problemi di salute mentale attraverso iniziative di prevenzione e la promozione di una salute mentale e di un benessere positivi”.


Lo scorso 6 marzo, una delegazione dell’Unicef Italia e dell’Ufficio Regionale Unicef per l’Europa e l’Asia Centrale hanno incontrato il Ministro della Salute Orazio Schillaci, al quale sono state consegnate le oltre 21.000 adesioni raccolte per la petizione Unicef “Salute per la mente di bambini e adolescenti” per chiedere azioni a sostegno del benessere psicosociale e della salute mentale di bambine, bambini e adolescenti.

Tumori, CIPOMO: un paziente su 4 percorre oltre 30 km per curarsi

Tumori, CIPOMO: un paziente su 4 percorre oltre 30 km per curarsiRoma, 10 mag. (askanews) – Se accettare una diagnosi di cancro non fosse già abbastanza difficile, a complicare ulteriormente la vita di molti malati in Italia sono anche le distanze, sia quelle fisiche dai luoghi di cura che quelle emotive con la difficoltà di comunicazione con gli operatori sanitari coinvolti. Il 20% dei pazienti con un tumore, infatti, è costretto a percorrere oltre 30 chilometri per raggiungere il centro dove è in cura. Mentre circa il 50% dei malati avverte il bisogno di una maggiore attenzione di quella ricevuta da parte degli operatori sanitari e una migliore qualità della comunicazione medico-paziente. Questi sono alcuni dei dati emersi da una ricerca condotta da CIPOMO su quasi 1000 pazienti con il cancro, con età media di 65 anni, seguiti nelle strutture di oncologia distribite nelle diverse realtà regionali del Paese. Dati che mostrano come il 96% dei pazienti abbia sperimentato diverse criticità lungo tutto il percorso di cura, dalla diagnosi ai controlli. La maggior parte dei pazienti ha dichiarato di raggiungere il centro oncologico di riferimento dopo un viaggio medio-lungo. La distanza media percorsa dal 32% dei pazienti si aggira tra i 10 e i 30 chilometri, ma per il 20% il luogo di cura è lontano oltre i 30 chilometri. Il 63% dei pazienti ha raggiunto il centro in auto insieme a un familiare o a un amico e il 23% ha dichiarato che, mediamente, il tempo di attesa per la visita supera i 60 minuti. E’ anche su tali temi e sulla raccolta di esperienze nel libro “I medici raccontano. Storie di vita e di malattia” che si sono confrontati i primari di oncologia in occasione del 28esimo congresso nazionale CIPOMO, in corso a Siracusa fino a domani, a dimostrazione che le competenze scientifiche e la comunicazione non sono due saperi distinti.


“Ricevere una diagnosi di cancro può sconvolgere la vita di un paziente, sia sotto il profilo emotivo che pratico – spiega Luisa Fioretto, Presidente CIPOMO e Socio fondatore della Scuola Humanities in Oncology, Direttore del Dipartimento Oncologico dell’Azienda Sanitaria Toscana Centro -. Le cure, i controlli e la nuova quotidianeità con la malattia possono mettere alla prova anche i pazienti più resilienti, i quali molto spesso si trovano a dover affrontare ostacoli pratici, inclusi quelli economici, e disagi emotivi. In questo contesto il nostro compito non è quindi solo curare la malattia, ma la persona nella sua interezza. Dalla voce dei pazienti dal nord al sud del Paese emerge la necessità di cure assistenziali più orientate alla persona”. Per il 50% dei pazienti la fase più impegnativa è stata quella della diagnosi, seguita dalla cura (22%), dalla recidiva della malattia (15%) e dal follow-up (1%). A pesare sono le distanze, anche emotive. “L’indagine ci ha anche permesso di esplorare quali siano le attività di supporto ed espressive più richieste dai pazienti – sottolinea Paolo Tralongo, direttore del dipartimento di oncologia dell’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa -. Tra le preferenze sono state citate attività artistiche espressive, attività fisiche e servizi relativi all’immagine corporea. In sintesi due le questioni significative emerse: una richiesta di maggiore attenzione da parte degli operatori sanitari, in termini di tempo e capacità di ascolto, e di una maggiore diffusione di servizi di psiconcologia”.


I pazienti sembrano dunque avere molto ben chiari i propri bisogni e cosa si aspettano dagli operatori sanitari che li hanno in cura. “C’è un gran bisogno di una buona comunicazione, elemento fondamentale nel percorso di cura – evidenziano Fioretto e Tralongo – Accanto alle competenze tecnicoscientifiche, all’oncologo è richiesto di acquisire anche competenze comunicativo-relazionali. La comunicazione medico-paziente, così come quella con i famigliari e i caregiver, assume sempre di più un’importanza strategica nella lotta ai tumori. E’ alla base della costruzione di una alleanza terapeutica tra il medico e il malato e tra il medico e i caregiver, a beneficio dei pazienti e anche dell’operatore stesso”.

Dentisti SIdP: sorriso perfetto non espone oltre 3 millimetri di gengiva

Dentisti SIdP: sorriso perfetto non espone oltre 3 millimetri di gengivaRoma, 10 mag. (askanews) – Tanti vip hanno il ‘sorriso cavallino’ o ‘gummy smile’, che scopre un po’ troppo le gengive. Ma se per loro è una caratteristica distintiva, per chi si ritrova il sorriso alterato dopo un impianto dentale può diventare un serio problema, creando disagio e imbarazzo quando si sorride. Oltre una persona su due ha infatti le gengive molto sottili e questo aumenta il rischio di risultati esteticamente sfavorevoli dopo un impianto, se questo non viene ben programmato ed eseguito, tanto che si stima che a 6 mesi da un intervento non preciso, il 60% dei pazienti possa ritrovarsi con un sorriso gengivale. Lo segnalano gli esperti della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) durante il corso di aggiornamento in Chirurgia plastica parodontale e peri-implantare, a Firenze il 10 e 11 maggio, sottolineando che un impianto posizionato male, per esempio, aumenta 14 volte la probabilità che il margine della gengiva si ritragga cambiando il sorriso. “Il sorriso gengivale, o cavallino, è una condizione di nascita per circa il 10-12% delle persone e si definisce tale quando sorridendo si scoprono oltre 3 millimetri di gengiva – osserva Francesco Cairo, presidente SIdP e Professore di Parodontologia dell’Università di Firenze -. Molti ci convivono senza farsene un cruccio, ma intercettando il problema durante la crescita lo si può efficacemente correggere, per esempio con semplici interventi poco invasivi di gengivectomia per rimuovere e riposizionare il tessuto gengivale in eccesso, se questa è la causa dell’inestetismo. Si può intervenire anche in altri modi, per esempio con l’iniezione di filler o botulino per consentire al labbro superiore di coprire di più la gengiva, ma con effetti di durata limitata che svaniscono dopo 6 mesi. Peraltro, con il passare degli anni in alcuni casi il problema si risolve da sé, perché il labbro più cadente torna a nascondere la gengiva. Un sorriso perfetto non scopre oltre 3 millimetri di gengive a partire dal bordo del labbro superiore, che devono essere sane, rosee e uniformi”. La faccenda cambia quando ci si ritrova con un sorriso diverso dopo un impianto dentale: almeno il 50% delle persone ha infatti gengive costituzionalmente sottili, un tratto anatomico che le rende più a rischio di recessione se si è sottoposti a un impianto dentale non ben progettato. “In queste persone un impianto posizionato male aumenta di 14 volte la probabilità di avere poi un sorriso cavallino, con radici dentali molto scoperte – specifica Cairo -. Un impianto troppo inclinato, in caso di gengive sottili, comporta la recessione delle gengive stesse: per ogni errore di posizionamento di 10 gradi, per esempio, aumenta il rischio che la gengiva si ritragga di 0.25 millimetri. L’antidoto però esiste – rassicura -, basta rivolgersi a parodontologi esperti: attraverso un’accurata progettazione tridimensionale del posizionamento dell’impianto con Rx o Tac 3D il rischio di inserirlo ‘storto’ si azzera e con questo anche la probabilità di avere un problema estetico dopo. Soprattutto nei casi in cui l’impianto deve essere inserito in un’area visibile ed esteticamente rilevante, è molto importante che ci sia un’attenta valutazione dello spessore dei tessuti molli e dei tessuti duri attraverso Tac e scansioni digitali, così da valutarne accuratamente tutti i dettagli per evitare che uno spessore troppo sottile possa avere ripercussioni negative sull’esito dell’intervento. Infine, nei casi più difficili in cui le gengive sono sottili e l’impianto potrebbe effettivamente comportare modifiche del sorriso nonostante tutte le precauzioni e cautele, si può optare per l’utilizzo di specifici biomateriali e per innesti gengivali, in cui il tessuto mancante viene ricostruito prelevando piccoli lembi di tessuto molle dal palato e innestandoli nelle aree che necessitano di trattamento, dando luogo alla graduale formazione di un nuovo strato di gengiva. In questo modo non si interferisce con l’estetica del sorriso, che anzi risulta migliorato”.

Fecondazione, Ubaldi: con linee guida legge 40 chiarezza per centri Pma

Fecondazione, Ubaldi: con linee guida legge 40 chiarezza per centri PmaRoma, 10 mag. (askanews) -“La pubblicazione delle nuove linee guida sulla legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta un contributo importante affinché tutti i centri specializzati abbiano indicazioni precise e messe ‘nero su bianco’ su quanto accaduto a livello scientifico e normativo negli ultimi anni in questo settore”. Ad affermarlo Filippo Maria Ubaldi, direttore scientifico del gruppo Genera, past president della Società Italiana di Fertilità e Sterilità (SIFES), membro della commissione tecnica che ha redatto le linee guida pubblicate oggi in Gazzetta ufficiale.


“L’obiettivo quanto mai importante di questo testo – prosegue – è proprio raccogliere tutte le novità avvenute in questi anni nel campo della PMA affinché l’applicazione delle tecniche avvenga nel rispetto di quanto dettato dalla legge, che si è aperta in più occasioni all’allargamento delle opzioni disponibili per le coppie con problemi di infertilità: dalla cancellazione del divieto di fecondazione eterologa, alla quale oggi ricorrono circa 8.000 coppie italiane l’anno, alla possibilità di accesso alle tecniche anche per le coppie fertili ma portatrici di malattie ereditarie. Fino all’aspetto quanto mai delicato, soprattutto per un counselling chiaro dei pazienti all’interno del centri di PMA, dell’impossibilità di revoca del consenso da parte del partner maschile. Certamente i centri specializzati nel periodo di ‘vacanza’ fra le vecchie e le nuove linee guida non sono rimasti a guardare, e hanno aggiornato costantemente i loro protocolli e anche i loro consensi informati sulla base delle importanti sentenze e direttive emanate in questi 9 anni. Ma si attendeva da tempo che il ministero della Salute emanasse questo documento di riferimento, per dare un ulteriore supporto ai centri e alle coppie che vi si rivolgono ogni giorno, e di questo siamo grati perché dimostra che le istituzioni hanno acceso una luce su questo tema, in un periodo di serissima crisi demografica per il nostro Paese, che celebra proprio oggi gli Stati generali della Natalità”.

PMA, pubblicate in G.U. le nuove linee guida sulla legge 40

PMA, pubblicate in G.U. le nuove linee guida sulla legge 40Roma, 10 mag. (askanews) – Sono state pubblicate oggi in Gazzetta Ufficiale le nuove Linee Guida sulla legge 40 del 2004 in materia di procreazione medicalmente assistita (PMA). Definite con proprio decreto dal ministro della salute, avvalendosi dell’Istituto superiore di sanità, e previo parere del Consiglio superiore di sanità, contengono l’indicazione delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita.


“Le linee guida – si legge nel documento – sono vincolanti per tutte le strutture autorizzate” e vengono “aggiornate periodicamente, almeno ogni tre anni, in rapporto all’evoluzione tecnico-scientifica”. Il testo, che sostituisce il precedente emanato nel 2015 dall’allora ministro Lorenzin, ha lo “scopo di fornire chiare indicazioni agli operatori delle strutture autorizzate all’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita affinchè sia assicurato il pieno rispetto di quanto dettato dalla legge”. Tra le numerose novità previste dal documento, nella maggior parte dei casi derivate da sentenze della Corte Costituzionale e direttive europee, il fatto che “dopo la fecondazione assistita dell’ovulo, il consenso alla procreazione medicalmente assistita non può essere più revocato e la donna può richiedere l’impianto dell’embrione anche se il partner sia deceduto o se è cessato il loro rapporto”.

Infermiere madri fra difficoltà economiche e conciliazione vita-lavoro

Infermiere madri fra difficoltà economiche e conciliazione vita-lavoroRoma, 10 mag. (askanews) – Problemi di natura economica, e quindi stipendi bassi, difficoltà di conciliare tempi di vita e lavoro, ma anche carenza di personale. Sono questi i principali problemi che condizionano pesantemente l’operato delle infermiere madri. Il Centro studi Nursind tira le somme al termine della survey che ha lanciato tra le sue iscritte la settimana scorsa, in vista della Giornata internazionale dell’infermiere che quest’anno coincide con la ricorrenza della festa della mamma. In soli sette giorni hanno risposto al sondaggio 1.962 professioniste, di cui 1.874 (95,6%) infermiere, 58 (3,3%) ostetriche e 17 (1%) operatrici sociosanitarie. Il 95,67% del campione lavora nel Ssn e il 78,70 è mamma (oltre la metà ha almeno due figli, un terzo ne ha uno solo). Proprio guardando alle madri, nonostante spettasse loro di diritto nei primi tre anni di vita del bambino, ben il 53% delle intervistate ha rinunciato all’astensione dal lavoro notturno solo per motivi economici, mentre per le stesse ragioni il 28% ha detto no al congedo parentale. “Si tratta di risposte che, è inutile girarci intorno, sono solo un’ulteriore prova di quanto denunciamo da anni e cioè che gli stipendi degli infermieri in Italia, oltre ad essere al di sotto della media Ue, sono tutto tranne che dignitosi – sottolinea il segretario nazionale Nursind Andrea Bottega – .E non serve un particolare acume per capire che anche le basse percentuali odierne di lavoro part time per le infermiere madri siano dovute in gran parte alle difficoltà di far quadrare i conti. Oltre che, naturalmente, a ragioni aziendali di tipo organizzativo, visto che il Ssn è piagato da una cronica carenza di organico”. Dal sondaggio, infatti, emerge come attualmente il 17,7% delle lavoratrici madri sia in part time (di cui solo il 2,91% è in part time al 50% e il 7,38% al 75%) mentre tutte le altre lavorano a tempo pieno. Sempre sul fronte organizzativo, inoltre, non sfugge che da un lavoro a turni qual è quello infermieristico conseguono anche altre difficoltà di conciliazione con i tempi di vita: basti pensare che seppure il 45,92% delle mamme, terminato il periodo di gravidanza, abbia affidato i propri figli all’asilo nido, il 38% ha comunque riscontrato problemi di incompatibilità tra gli orari dei nidi e quelli di servizio. Dalla rilevazione si evince infine un altro dato “che deve far riflettere – conclude Donato Cosi, responsabile del Centro studi e membro della direzione nazionale Nursind – e cioè che il 30,62% delle donne senza prole imputa al lavoro la colpa della mancata maternità. Senza contare che tra le madri ben l’83,81% dichiara di non pensare ad un altro figlio. Segnali spia delle condizioni in cui opera oggi la categoria, che dovrebbero scuotere le nostre istituzioni e spingerle tanto per cominciare a riconoscere il nostro lavoro come usurante”.

Run for Liver 2024, Campus Bio-Medico “corre” per la salute del fegato

Run for Liver 2024, Campus Bio-Medico “corre” per la salute del fegatoRoma, 10 mag. (askanews) – Sabato 11 maggio 2024, la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma organizza la sesta edizione di Run for Liver, una corsa non competitiva di 5 km, aperta a tutti, che – spiegano gli organizzatori – vuole promuovere la consapevolezza dell’importanza dell’esercizio fisico e dei corretti stili di vita per la prevenzione di sindrome metabolica, diabete e patologie del fegato e del cuore. Promosso dall’Unità di medicina clinica ed epatologia della Fondazione, l’evento si svolgerà nella Riserva naturale di Decima Malafede, offrendo ai partecipanti l’opzione di correre o camminare in uno degli spazi verdi più belli di Roma. Non solo, gli iscritti all’evento potranno effettuare un consulto gratuito con nutrizionista, medico sportivo, epatologo, endocrinologo e cardiologo. Saranno anche eseguiti gratuitamente elettrocardiogramma di screening con un dispositivo portile e un test per valutare se il fegato è grasso. Nel corso della mattinata gli specialisti della Fondazione Policlinico Universitario Campus BioMedico illustreranno le più recenti scoperte sulla sindrome metabolica e la malattia del fegato grasso e saranno presentati i risultati del programma di allenamento “Run for Liver” che ha coinvolto quattro persone, selezionate tra oltre 800 candidati. Il programma, destinato a persone con disturbi metabolici controllati, ha già mostrato risultati promettenti nel migliorare la salute dei partecipanti attraverso un regime personalizzato di nutrizione, esercizio e supervisione medica. La giornata includerà anche contributi creativi dalle scuole locali nel concorso “Liver Art”, promuovendo la salute del fegato attraverso l’espressione artistica. Commenta Giovanni Galati, epatologo clinico ed ecografista della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico: “Run for Liver non è solo una corsa o camminata è anche un’occasione per prendere un impegno verso la propria salute, adottando corretti stili di vita. Come hanno fatto i quattro pazienti da noi seguiti. Con il loro impegno hanno dimostrato che è possibile tornare attivi, anche dopo un lungo periodo di sedentarietà, e migliorare il proprio stato di salute complessivo, favorendo la prevenzione di patologie rilevanti come il fegato grasso e la sindrome metabolica. Speriamo che programmi come questo possano essere sempre più largamente adottati ed essere di libero accesso per tutta la popolazione al fine di ridurre le malattie cardiovascolari, epatiche e di sindrome metabolica”.

”Melanoma day”, convegno alla Camera: troppe diagnosi tardive

”Melanoma day”, convegno alla Camera: troppe diagnosi tardiveRoma, 10 mag. (askanews) – Il melanoma cutaneo rappresenta una forma di cancro della pelle che origina dalle cellule pigmentate, i melanociti, responsabili della produzione di melanina. Sebbene il melanoma costituisca solo una frazione dei casi totali di tumori cutanei, la sua incidenza è in costante aumento, sottolineando la rilevanza cruciale di comprenderne a fondo le dinamiche e le sfide associate. La principale causa del melanoma è rappresentata dall’esposizione eccessiva ai raggi UV, sia da fonti naturali, come il sole, sia da fonti artificiali, come le lampade abbronzanti.


Tuttavia, fattori genetici, antecedenti familiari di melanoma, pelle chiara e un sistema immunitario indebolito sono tutti elementi che possono aumentare il rischio di sviluppare questa forma di cancro della pelle. Il melanoma cutaneo è piuttosto raro nei bambini e colpisce soprattutto intorno ai 45-50 anni, anche se l’età media alla diagnosi si è abbassata negli ultimi decenni. L’incidenza è in continua crescita ed è raddoppiata negli ultimi 10 anni. È opportuno ricordare che il melanoma cutaneo rappresenta solo una piccola percentuale (circa il 5%) di tutti i tumori che colpiscono la pelle. In Italia, la stima dei melanomi si aggira attorno a 12.000 casi l’anno. Il melanoma cutaneo rappresenta una sfida sempre più rilevante in ambito oncologico, con un aumento costante della sua incidenza e una complessità molecolare che richiede approcci multidisciplinari per la sua gestione. Questi i temi affrontati nella Conferenza di presentazione del ‘Melanoma day’ (domani, 11 maggio), promossa dall’omonima associazione fondata da Gianluca Pistore. L’evento è stato organizzato, su iniziativa di Luciano Ciocchetti (Vice Presidente Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati), dalla DreamCom, con il patrocinio di importanti realtà tra cui Sidemast (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e di Malattie Sessualmente Trasmesse), ADOI (Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica), IMI (Intergruppo Melanoma Italiano) e IDI (Istituto Dermopatico dell’Immacolata), e il contributo non condizionante di MSD Italia e Banca Popolare del Cassinate. L’incontro, svoltosi presso la Sala stampa della Camera dei deputati lo scorso 7 maggio, ha visto il confronto tra rappresentanti istituzionali, esperti del settore e associazioni dei pazienti, che hanno analizzato le sfide legate al settore dei melanomi e dell’oncologia.


Il prof. Aldo Morrone (Direttore Scientifico IISMAS – Istituto Internazionale Scienze Mediche, Antropologiche e Sociali e già Direttore Scientifico IRCCS IFO Istituto San Gallicano) ha moderato l’evento, ricordando che ‘in molti Paesi del mondo non ci sono medici, dermatologi e infermieri, quindi le diagnosi e le conseguenze riportate sono sottostimate. Il melanoma è un dramma per tutte le popolazioni del mondo, in particolare per quelle in cui le diagnosi sono tardive o non vengono eseguite’. ‘Scommettere in prevenzione, sviluppare politiche per la prevenzione e accelerare il percorso nei centri di riferimento della dermatologia, anche al di fuori delle sedi ospedaliere, è fondamentale. Ho presentato in Parlamento una proposta di legge per far riconoscere il Melanoma Day, che spero sia approvata al più presto, in modo che ci sia un riconoscimento istituzionale a questo importante momento di prevenzione e formazione’, ha affermato il deputato Luciano Ciocchetti.


A partecipare al confronto è stata anche Beatrice Lorenzin (Senatrice della Repubblica, già Ministro della Salute): ‘Dobbiamo darci come priorità un aggiornamento costante dei LEA: abbiamo già la legge, per cui dobbiamo trovare il modo di rendere la norma operativa in modo pratico. Sul cancro abbiamo bisogno di continuare con un obiettivo ad hoc, con un Piano Nazionale sul cancro, LEA, screening diffusi e accesso alle terapie, che dovrebbero essere sostenibili allo stesso modo per ogni cittadino’. Secondo Fabrizio d’Alba (Direttore Generale Policlinico Umberto I), ‘oggi la miglior cura è prevenire l’avvio della malattia, almeno in una fase severa. Abbiamo la possibilità di una diagnosi precoce, che ci permette di pensare che, anche per il melanoma, si possa ragionare in una logica strutturata di screening di prevenzione. La sanità di prossimità vede nel cittadino non più un soggetto passivo delle iniziative delle istituzioni ma un soggetto attivo. La sanità del futuro vuole un cittadino informato, consapevole e ingaggiato sul tema della propria salute, che sia attore del cambiamento’.


Dello stesso parere Gian Antonio Girelli (Membro della Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati): ‘Dobbiamo iniziare a ragionare in termini di investimento e non di spesa sanitaria. Futuro significa fare un cambio di paradigma e immettere risorse nella prevenzione, che è il modo diretto per far star bene le persone’. Il sostegno della Regione Lazio è stato portato da Antonello Aurigemma (Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Coordinatore della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province autonome): ‘Porto la vicinanza dell’amministrazione regionale a un argomento così importante. La prevenzione non è un costo ma è un investimento: migliaia di persone possono incorrere in patologie che, se vaccinate, potrebbero avere delle conseguenze molto inferiori, anche in termini di costi, prevenendo malattie, ricoveri e consumo di farmaci. Come amministrazione regionale continueremo a portare avanti ogni tipo di iniziativa che possa supportare le associazioni che vogliono andare avanti sulla strada della prevenzione’. Il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, che non è potuto intervenire personalmente, ha inviato una sua dichiarazione scritta in occasione dell’evento: ‘Le recenti stime ci restituiscono il dato di 12.700 nuove diagnosi di melanoma solo lo scorso anno. Parliamo di uno dei principali tumori con esordio in giovane età, il terzo tumore più frequente in Italia negli uomini e nelle donne sotto i 50 anni di età. I progressi nel campo della ricerca medico scientifica ci consentono di poter usufruire di terapie di ultima generazione come i farmaci immunoterapici; tuttavia è fondamentale agire con la corretta prevenzione, attuabile tramite screening mirati e tempestivi e stili di vita sani. È importante conoscere i fattori di rischio che possono concorrere all’insorgenza del melanoma attraverso momenti di informazione come quello promosso grazie al Melanoma Day e programmi strutturati di educazione sanitaria. Perché dobbiamo invertire quanto possibile il trend che oggi vede lo Stato investire il 95% delle sue risorse nelle cure e il restante 5% nella prevenzione. In questo modo favoriremo la salute pubblica agendo per tempo sul conclamarsi delle malattie, con evidenti ricadute positive per la sostenibilità economica del nostro servizio sanitario nazionale, in cui tutti noi ci riconosciamo e che vogliamo continuare a sostenere e migliorare’. A portare un suo saluto scritto pure Francesco Vaia (Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria presso il Ministero della Salute): ‘La nostra sensibilizzazione deve soffermarsi sulla buona notizia che si tratta di un tumore ampiamente prevenibile attraverso la riduzione dell’esposizione ai raggi ultravioletti e la cui aggressività può essere notevolmente ridotta attraverso efficaci programmi di screening, e per il quale esistono terapie e metodologie estremamente efficaci verso cui gli scenari di ricerca sono entusiasmanti, come emerge anche dai recenti studi sull’utilizzo della tecnologia mRNA’. A ribadire l’importanza della prevenzione è stata Annarita Patriarca (Membro della Commissione Giustizia e Affari Sociali Camera dei Deputati): ‘Il melanoma è una patologia molto delicata in cui prevenzione e screening sono elementi fondamentali. Siamo consapevoli di dover recuperare un gap determinato dal periodo Covid che ci ha fatto tornare indietro rispetto a una cultura della prevenzione che si era raggiunta nel nostro Paese. Dobbiamo lavorare per recuperare lo screening precoce perché dalla diagnosi precoce nasce la possibilità di attivare un sistema di cure fondamentali per il paziente. La sfida è anche garantire l’omogeneità dell’offerta di cure di qualità su tutto il territorio nazionale’. All’incontro ha partecipato anche Goffredo Freddi (Executive Director Policy & Communication, ESG Strategy, MSD Italia): ‘Rappresento l’azienda farmaceutica MSD Italia, il suo claim è ‘Inventare per la vita’, quindi il nostro compito è mettere a disposizione del paziente soluzioni innovative nell’ambito della prevenzione e della cura. Inventare per la vita significa sostenere uno sforzo concreto e importante nella Ricerca e Sviluppo: ogni anno investiamo circa 30 miliardi di dollari e abbiamo 22.000 ricercatori. In Italia investiamo 105 milioni di euro in ricerca clinica, circa il 15% del totale investito in Italia’. ‘Abbiamo una misura di eccellenza in Italia che potrebbe essere utile ma è sottoutilizzata – ha aggiunto -: il Fondo per i Farmaci Innovativi, istituito nel 2017 dalla Senatrice Lorenzin, che ha rappresentato un importante segnale di attenzione nei confronti di alcune patologie, in primis quella oncologia, garantendo ai cittadini un accesso più rapido ai farmaci innovativi’. Dal canto suo, il prof. Walter Ricciardi (Docente di Igiene e Medicina Preventiva Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma) ha affermato: ‘L’invecchiamento della popolazione e l’incremento dei fattori di rischio per il tumore sono in aumento in Europa. La Commissione Europea ha elaborato un documento basato su tre pilastri: la prevenzione primaria e secondaria, l’ottimizzazione della diagnosi e delle cure e il miglioramento della qualità della vita dei pazienti, con un occhio all’equità tra tutti i Paesi Europei’. ‘Nel Piano Nazionale Oncologico italiano non ci sono né gli obiettivi né le risorse messe a disposizione, e questo rappresenta un ostacolo’, ha aggiunto Ricciardi, rimarcando poi il lavoro delle Associazioni, definendolo ‘importante per incalzare i diversi attori ad allinearsi tra loro e lavorare nell’interesse dei cittadini, e non nei legittimi ma specifici interessi di ognuno’.