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Farmaci, Schillaci: non solo distribuzione diretta ma in farmacia

Farmaci, Schillaci: non solo distribuzione diretta ma in farmaciaRoma, 7 mar. (askanews) – “Con la revisione del processo di distribuzione del farmaco prevista nella Legge di Bilancio viene introdotta la possibilità per le farmacie convenzionate di dispensare farmaci, finora reperibili solo nelle strutture ospedaliere. Portiamo avanti un cambiamento avviato nel 2022 da un’indagine conoscitiva parlamentare promossa dal Sottosegretario Marcello Gemmato” nella commissione Affari sociali della Camera che evidenziava proprio “la necessità di facilitare l’accesso al farmaco dei pazienti, superando vecchie regole ormai datate ed emanate soprattutto per tenere sotto controllo la spesa farmaceutica”. Lo ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci all’evento “Farmaco accessibile: novità legislative. Cosa cambia per il cittadino”, in corso al ministero della Salute per presentare le novità legislative per la riorganizzazione della distribuzione dei medicinali secondo la legge di Bilancio 2024: accesso più facile e veloce a farmaci essenziali, soprattutto per i pazienti cronici.


Con la manovra finanziaria 2024, ha spiegato il ministro, “abbiamo voluto rafforzare la tutela della garanzia dei cittadini ad accedere più facilmente al farmaco; abbiamo voluto dare ascolto e andare incontro alle necessità dei nostri cittadini, soprattutto degli over 65, dei disabili, dei malati oncologici che costituiscono i maggiori fruitori della distribuzione diretta e che chiedono un sistema sanitario sempre più di prossimità”. Un vantaggio anche per quanti “vivono in aree interne e in Comuni che non disponendo di farmacie ospedaliere devono percorrere lunghe distanze per poter raggiungere strutture che spesso osservano orari e giorni di apertura che possono essere limitanti per i pazienti”. Le farmacie poi “sono sempre più percepite come strutture di prossimità grazie alla loro capillarità e alla loro continuità di servizio”. Con le nuove regole per alcuni farmaci i cittadini non avranno più bisogno di rivolgersi alla farmacia ospedaliera o andare in farmacia per prenotare il medicinale che gli occorre e poi tornarci per ritirarlo, con tempi di attesa da uno a tre giorni, ma potranno trovarli direttamente nella farmacia vicino casa. Le nuove disposizioni, è stato spiegato, saranno operative dopo la revisione del prontuario farmaceutico da parte dell’Aifa. La prima revisione è prevista il prossimo 30 marzo, poi l’aggiornamento sarà annuale.


“Rivedere il processo di distribuzione del farmaco permette, inoltre, – ha aggiunto Schillaci – di valorizzare il servizio cognitivo che il farmacista svolge nella promozione dell’aderenza terapeutica, incentivando quell’ appropriatezza e persistenza nelle terapie che sono necessarie per ottenere migliori esiti, riduzione delle possibili complicanze, con un beneficio anche per la sostenibilità del sistema”. La misura sarà monitorata “con attenzione”, ha aggiunto il ministro. “Per questa ragione è stata prevista l’istituzione presso il Ministero della Salute di un tavolo tecnico – ha spiegato – che sarà responsabile di monitorare gli effetti finanziari di questo provvedimento, a garanzia della sostenibilità del servizio sanitario. Auspico, inoltre, che l’attività del tavolo si orienti ad analizzare oltre all’impatto economico, anche i reali effetti del provvedimento sull’incremento dell’aderenza e il miglioramento delle condizioni di accesso alle prestazioni farmaceutiche che, non dimentichiamolo, – ha concluso Schillaci – sono un pilastro fondamentale dei Livelli essenziali di assistenza”.

Microplastiche in placche arterie: rischio raddoppiato di infarto o ictus

Microplastiche in placche arterie: rischio raddoppiato di infarto o ictusRoma, 6 mar. (askanews) – Onnipresenti, le micro- e nanoplastiche attaccano anche il cuore con effetti dannosi fino ad oggi sconosciuti e mai provati prima. Dopo averle trovate nell’uomo in diversi organi e tessuti, tra cui la placenta, il latte materno, fegato e polmoni, compresi i tessuti cardiaci, uno studio italiano rivela per la prima volta la loro presenza perfino nelle placche aterosclerotiche, depositi di grasso nelle arterie pericolose per il cuore e fornisce soprattutto prova inedita della loro pericolosità. I dati raccolti mostrano infatti che le placche aterosclerotiche “da inquinamento” sono anche più infiammate della norma, quindi più friabili ed esposte a rischio di rottura con un aumento almeno 2 volte più alto del rischio di infarti,ictus e mortalità rispetto a placche aterosclerotiche che non sono infarcite di plastica. Lo ha verificato un ampio studio italiano coordinato da ricercatori dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, oggi pubblicato sulla rivista The New England Journal of Medicine, che dimostra come le placche aterosclerotiche contengano spesso micro e nanoplastiche a base di polietilene (PE, rilevato nel 58.4% dei casi) o polivinilcloruro (o PVC, individuato nel 12.5% dei casi), due dei composti plastici di maggior consumo nel mondo, utilizzati per realizzare prodotti che vanno dai contenitori ai rivestimenti, dalle pellicole plastificate a materiali per l’edilizia.


Lo studio italiano è accompagnato da un editoriale della rivista che definisce la ricerca “una scoperta rivoluzionaria che solleva una serie di domande urgenti: l’esposizione a microplastiche e nanoplastiche può essere considerato un nuovo fattore di rischio cardiovascolare? Quali organi oltre al cuore possono essere a rischio? Come possiamo ridurre l’esposizione?”, scrive l’epidemiologo Philip J. Landrigan, fondatore e direttore del Global Public Health Program del Boston College e del Global Pollution Observatory all’interno dello Schiller Institute for Integrated Science and Society, che firma l’editoriale. “Il primo passo è riconoscere che il basso costo e la convenienza della plastica – continua – sono ingannevoli e che, di fatto, nascondono grandi danni, come il contributo della plastica agli esiti associati alla placca aterosclerotica. Dobbiamo incoraggiare i nostri pazienti a ridurre l’uso della plastica, in particolare degli articoli monouso non necessari e sostenere il Trattato Globale sulla Plastica delle Nazioni Unite per rendere obbligatorio un tetto globale alla produzione di plastica. Come per i cambiamenti climatici anche la risoluzione dei problemi associati alla plastica richiederà una transizione su larga scala dal carbonio fossile”. L’indagine è stata condotta su 257 pazienti con oltre 65 anni sottoposti a un’endoarterectomia per stenosi carotidea asintomatica, procedura chirurgica durante la quale sono state rimosse placche aterosclerotiche che poi sono state analizzate con il microscopio elettronico così da rilevare l’eventuale presenza di micro- e nanoplastiche, ovvero particelle plastiche con un diametro rispettivamente inferiore a 5 millimetri o a 1 micron (0,001 millimetri). “L’analisi ha dimostrato la presenza di particelle di PE a livelli misurabili (circa 20 microgrammi per milligrammo di placca) nel 58.4% dei pazienti e di particelle di PVC (in media 5 microgrammi per milligrammo di placca)nel 12.5% – dichiara Giuseppe Paolisso, coordinatore dello studio e Ordinario di MedicinaInterna dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” -; soprattutto, tutti i partecipanti sono stati seguiti per circa 34 mesi e si è osservato che in coloro che avevano placche ‘inquinate’ dalle plastiche il rischio di infarti, ictus o di mortalità per tutte le cause era almeno raddoppiato rispetto a chi non aveva placche aterosclerotiche contenenti micro e nanoplastiche,indipendentemente da altri fattori di rischio cardio-cerebrovascolari come età, sesso, fumo, indice dimassa corporea, valori di colesterolo, pressione e glicemia o precedenti eventi cardiovascolari. I datimostrano inoltre un incremento locale significativo di marcatori dell’infiammazione in presenza dellemicro- e nanoplastiche”. “L’effetto pro-infiammatorio potrebbe essere uno dei motivi per cui le micro e nanoplastiche comportano una maggiore instabilità delle placche e quindi un maggior rischio che si rompano, dando luogo a trombi e provocando così infarti o ictus – spiega Raffaele Marfella, ideatore dellostudio e Ordinario di Medicina Interna dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” -. Dati raccolti in vitro e negli animali da esperimento hanno già mostrato che le micro- e nanoplastiche possono promuovere lo stress ossidativo e l’infiammazione nelle cellule dell’endotelio che ricopre i vasi sanguigni, ma anche che possono alterare il ritmo cardiaco e contribuire allo sviluppo di fibrosi e alterazioni della funzionalità del cuore: questi risultati mostrano per la prima volta nell’uomo una correlazione fra la presenza di micro- e nanoplastiche e un maggior rischio cardiovascolare”.

Ospedale Bambino Gesù di Roma: cinque trapianti in 4 giorni

Ospedale Bambino Gesù di Roma: cinque trapianti in 4 giorniRoma, 6 mar. (askanews) – Cinque trapianti in 4 giorni. Cinque vite salvate grazie alla generosità di due donatori e delle rispettive famiglie. Una maratona trapiantologica si è svolta nei giorni scorsi all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, durata complessivamente circa 60 ore.


I primi tre trapianti sono stati effettuati tra il 28 e il 29 febbraio, con organi prelevati da un donatore deceduto di età pediatrica, i cui genitori hanno acconsentito all’espianto. Parte del fegato e i due reni hanno raggiunto tre pazienti ricoverati al Bambino Gesù. Una bambina di 5 anni, affetta da cirrosi biliare secondaria ad atresia delle vie biliari, ha ricevuto la parte sinistra del fegato. Era in lista di attesa da quattro mesi. I reni sono andati a una ragazza di 18 anni, affetta da nefronoftisi, e a un’altra ragazza di 17 anni, affetta da rene policistico e idronefrosi ostruttiva. Erano in dialisi e in lista d’attesa, rispettivamente, da 37 e 28 mesi. La sequenza trapiantologica è iniziata con la partenza dell’equipe di prelievo il giorno 28 febbraio alle ore 4:30 e è terminata il giorno 29 alle ore 14:30 quando è stato completato il secondo trapianto di rene, per un totale di 34 ore. Gli altri due trapianti sono stati realizzati in contemporanea tra il giorno 1 il 2 marzo, con un fegato prelevato da un donatore deceduto adulto. L’organo è stato prelevato intero, trasportato al Bambino Gesù e connesso alla macchina di perfusione ipotermica ossigenata. Durante la perfusione è stata effettuata una procedura di split liver con suddivisione del fegato nel lobo destro e sinistro, che sono stati trapiantati in contemporanea a due pazienti. Questa procedura, sia per la modalità di esecuzione durante perfusione, sia per come il fegato è stato diviso, è particolarmente innovativa ed eseguita sino ad ora in pochi casi sia in Italia che nel resto del mondo.


Ne hanno beneficiato una bambina di otto anni, affetta da epatite fulminante, in lista di attesa da 2 giorni. E una ragazza di 14 anni, affetta da malattia di Wilson, in lista di attesa da 50 giorni. In questo caso, la sequenza di trapianti è iniziata con la partenza dell’equipe di prelievo il giorno 1° marzo alle ore 6:00 e è terminata il giorno 2 alle ore 6:40, per un totale di 25 ore. La maratona trapiantologica ha coinvolto nei quattro giorni numerosi professionisti dell’Ospedale: chirurghi; anestesisti; rianimatori; radiologi; epatologi; nefrologi; infermieri coordinatori, di sala operatoria e dei reparti; il centro trasfusionale; il laboratorio analisi; gli autisti dei mezzi delle automediche. «Fondamentale il contributo anche dei coordinatori e dei sanitari degli ospedali dove vengono effettuati i prelievi, dei centri di coordinamento regionali e del Centro Nazionale Trapianti», commenta Marco Spada, responsabile di Chirurgia Epato-Bilio Pancreatica e dei Trapianti di Fegato e Rene al Bambino Gesù. «Un grande lavoro di coordinamento e dedizione professionale – aggiunge Sergio Giuseppe Piccardo, responsabile Anestesia, Rianimazione e Comparti Operatori del Bambino Gesù di Roma – che non sarebbe stato possibile senza la generosità dei donatori e delle loro famiglie. È loro che dobbiamo ringraziare per un gesto di grande altruismo che ha donato una nuova vita a 5 giovani pazienti».

Precari Aifa: rinnovo contratto “si faccia presto, si faccia subito”

Precari Aifa: rinnovo contratto “si faccia presto, si faccia subito”Roma, 5 mar. (askanews) – “L’incertezza regna sovrana”. Questa l’estrema sintesi della manifestazione convocata dai Precari AIFA davanti la sede dell’Agenzia del Farmaco. “I lavoratori, o ormai ex lavoratori, avevano convocato il sit-in in segno di protesta per il mancato rinnovo dei contratti precari, scaduti il 31 dicembre. A nulla sono serviti i numerosi solleciti, rivolti al governo Meloni, per non far sprofondare nell’oblio lavorativo i professionisti che hanno prestato servizio in AIFA per anni. Di fatti numerosi funzionari e dirigenti AIFA – si legge in una nota – si sono uniti alla protesta per esprimere solidarietà e vicinanza ai colleghi precari, come anche c’è da sottolineare la presenza di Guido Rasi, Direttore Esecutivo dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), il quale ha esplicitato totale appoggio. Inoltre era presente una delegazione di parlamentari del Partito Democratico”.


“Nella convocazione della manifestazione – prosegue la nota – c’era l’auspicio che il Ministro Schillaci ed il Sottosegretario Gemmato si presentassero per mostrare palesemente in primis la ferma volontà di risolvere l’annoso problema ed in secondo luogo un reale piano d’azione. Purtroppo, con rammarico, non è avvenuto né uno né l’altro. Quantomeno i precari sono stati ricevuti dalla neo dirigenza di AIFA, frutto della nuova organizzazione, nelle persone del Direttore Amministrativo Dr. Pavesi e dal Direttore Sanitario Dr. Russo, i quali hanno esposto la loro intenzione di porre fine a questa squallida situazione. Il loro intento è quello di proporre al Governo una norma omnibus per il rilancio dell’Agenzia che comprenda la proroga dei contratti precari ed il processo di stabilizzazione, così come fuoriuscito dall’ODG al Milleproroghe approvato dal Parlamento. L’incertezza – ribadisce la nota dei precari Aifa – sta nel fatto che non si hanno tempistiche certe, la Dirigenza ha dato aggiornamento ad un mese da oggi, ma soprattutto c’è da superare lo scoglio del Ministero dell’Economia, che ha più e più volte bloccato la proroga e la stabilizzazione. Salvo poi acconsentire proroghe e stabilizzazioni di personale precario in svariate amministrazioni. Eppure i costi per la sola proroga di 30 contratti precari costerebbe poco più di 1 milione di €, mentre attivare il processo di stabilizzazione richiederebbe all’incirca 7 milioni”. “Ciò che non si capisce o che si fa finta di non voler capire che la mancanza di personale in AIFA rallenta la performance ma soprattutto fa perder soldi allo Stato. Poiché AIFA è una Agenzia Governativa che più produce e più incassa, più tecnici specializzati vi sono più introiti entrano dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e più attrattiva c’è per le Industrie farmaceutiche nel voler svolgere trial clinici sul territorio italiano, con conseguente possibilità di avere farmaci costosi totalmente gratuiti a beneficio dei pazienti. Pertanto i precari AIFA – conclude la nota . chiedono che nel primo provvedimento utile, che fuoriesca dal Parlamento o dal Consiglio dei Ministri, vi sia la norma per la proroga immediata dei contratti scaduti a fine 2023 e che successivamente si parta con tutto l’iter burocratico per la stabilizzazione. Non è più accettabile questo stillicidio sociale e lavorativo, dove 30 persone e 30 famiglie non hanno un orizzonte né possono programmare un futuro. Si faccia in fretta, si faccia presto”.

Campus Bio-Medico: big data e robot chirurgo per protesi anca e ginocchio

Campus Bio-Medico: big data e robot chirurgo per protesi anca e ginocchioRoma, 5 mar. (askanews) – Cento parametri, da quelli delle TC preoperatorie a quelli dell’analisi del cammino dopo l’intervento, per analizzare tutte le fasi del percorso clinico dei pazienti sottoposti a impianto di protesi d’anca o di ginocchio dagli specialisti della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico: questa l’unicità della presa in carico di questi pazienti presso l’Ospedale romano che facilita una veloce ripresa, come dimostra il fatto che il 98% di loro sia in grado di camminare già il giorno dopo l’intervento. Tra i suoi punti di forza, vi è in particolare un innovativo sistema robotico, chiamato Mako.


Per parlare di alcune delle principali novità nell’ambito della chirurgia robotica ortopedica e condividere l’esperienza maturata con l’utilizzo di queste tecnologie la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico ha organizzato oggi il convegno “Nuove frontiere in chirurgia ortopedica tra tecnologia e innovazione”. La tecnologia consente una maggiore precisione rispetto alle tecniche tradizionali perché la protesi è impiantata in modo personalizzato: grazie alla raccolta di un numero così elevato di dati, al software del robot e alle immagini TC, lo specialista ortopedico realizza un iter chirurgico unico per il paziente per l’anatomia, i legamenti, l’articolazione e lo spessore della cartilagine. In sala operatoria, poi, l’utilizzo del robot Mako, costituito da un innovativo braccio robotico, offre la possibilità al chirurgo di correggere e calibrare l’inserimento della protesi, eliminando l’errore manuale. Grazie a queste innovazioni, l’intervento si riduce in durata, passando da un’ora e mezza di media a un’ora, con un conseguente minore affaticamento del paziente.


Spiega Rocco Papalia, direttore dell’Unità di Ortopedia e traumatologia della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico: “L’intervento effettuato con questa tecnologia robotica garantisce un’elevata tutela del paziente per la maggiore precisione nel collocamento e nell’allineamento della protesi e per una riduzione di rischi di infezione, del sanguinamento della ferita, del dolore post-operatorio e di tempi di ospedalizzazione. Si tratta di un dato di rilievo perché la platea dei pazienti che possono beneficiarne è ampia: sono diverse le patologie per cui è indicato il suo impiego in sala operatoria, dall’artrosi, osteoartrosi e artrosi post-traumatica del ginocchio all’ artrosi e alle fratture del collo del femore per l’intervento di protesi all’anca”. Secondo Vincenzo Denaro, direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico: “Nel futuro della chirurgia, la robotica sarà sempre più protagonista e l’intelligenza artificiale sarà al centro di questa innovazione, dando vita a una nuova generazione di robot intelligenti che consentirà di ampliare l’accesso a questa tecnica. La Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico è impegnata da tempo anche nello sviluppo di queste nuove tecnologie, sia nelle sperimentazioni cliniche sia nello sviluppo di nuovi strumenti. Anche questo è parte del grande impegno della Fondazione nello sviluppo della ricerca, con l’obiettivo di conseguire nei prossimi anni il riconoscimento di Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico”.


La Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico è dotata, oltre del robot Mako per gli interventi ortopedici, del robot Hugo per interventi prevalentemente urologici ma anche di chirurgia generale e, sempre per la chirurgia ortopedica, del sistema di navigazione Loop-X che, pur non essendo un robot, esegue tutta la pianificazione necessaria per l’introduzione precisa e sicura delle viti negli interventi alla colonna vertebrale. I

8 marzo, alle Terme di Saturnia lo Yoga si tinge di rosa

8 marzo, alle Terme di Saturnia lo Yoga si tinge di rosaRoma, 5 mar. (askanews) – Alle Terme di Saturnia, nel cuore della Maremma toscana, si salutano l’arrivo della primavera e la Festa della Donna nel segno della rinascita interiore e della rigenerazione della propria energia. Vero tempio di longevity naturale con oltre 3000 anni di storia e immersa in 120 ettari di natura attorno a una sorgente millenaria fonte di salute, Terme di Saturnia è la location ideale per attività dedicate al riequilibrio interiore e fisico come lo yoga e la meditazione.


Dal 7 al 10 marzo l’Hotel ospita lo speciale Yoga Retreat | Feminine Energy, un’occasione di ritrovo tutta al femminile pensata per riscoprire e abbracciare una nuova e rafforzata consapevolezza di sé. Un’opportunità per provare a liberarsi dai pensieri superflui e dalle emozioni negative, per rivelare e lasciar fluire il potere creativo delle donne.

Prevenzione cardiologica: ecco Cardioteam “una vela per il cuore”

Prevenzione cardiologica: ecco Cardioteam “una vela per il cuore”Roma, 5 mar. (askanews) – Una barca, Dulcinea; 12 mesi; 30 tappe, da Genova a Venezia; centinaia di volontari; oltre tremila miglia nautiche da percorrere; più di 3000 ecocardiogrammi gratuiti da effettuare. Sono questi i numeri di Cardioteam – Una vela per il cuore, un progetto unico in Europa che nasce dall’idea del cardiochirurgo Marco Diena, presidente di Cardioteam Foundation Onlus, e che prosegue il grande viaggio di screening svolto dal Cardiovan di Cardioteam. Dal 2014 ad oggi Cardioteam Foundation Onlus, grazie all’aiuto di cardiochirurghi e cardiologi e professionisti non medici che fanno parte della fondazione, ha raggiunto 48 città italiane e sono stati effettuati più di 16.000 ecocardiogrammi gratuiti per informare sull’importanza della prevenzione nel ridurre il numero di decessi causati da attacchi cardiaci e ictus, che rappresentano tutt’oggi le principali cause di mortalità e invalidità.


La campagna on the road allarga i propri orizzonti e si sposta sul mare per un’impresa unica: circumnavigare l’Italia grazie al supporto operativo e logistico delle strutture e dei soci della Lega Navale Italiana, da 126 anni impegnata in attività socio-solidali, portando la cultura della prevenzione in oltre 30 porti italiani ed effettuando ecocardiogrammi gratuiti alla popolazione. Tutte le persone dai 50 ai 75 anni che saranno sottoposte ad ecocardiogramma riceveranno l’esito del test e una brochure sullo stile di vita da adottare per prevenire infarto e ictus. Nella tenda di Cardioteam Foundation Onlus, allestita per circa una settimana in ogni porto di approdo, si farà formazione su alimentazione, attività fisica, controllo della pressione arteriosa, del diabete e del colesterolo nel sangue. A percorrere le oltre tremila miglia nautiche sarà Dulcinea, una barca a vela storica di 14 metri in legno costruita nel 1991 dal cantiere Carlini su progetto di Carlo Sciarelli e iscritta al registro del naviglio della Lega Navale Italiana, che ha vinto diverse regate in Italia e all’estero nella classe “Spirit of Tradition”. “La prevenzione – afferma Marco Diena – salva più delle cure! Credo fortemente nell’importanza della prevenzione. Le malattie cardiovascolari hanno il triste primato di essere la prima causa di morte per infarto e di invalidità per ictus superando tutti i tumori messi assieme. Ma le malattie cardiache non sono una fatalità, possono essere individuate e curate. Nessuna fascia di popolazione è totalmente esente dal rischio, neppure quella giovanile. È importante però che tutti sappiano che ai fattori di rischio non modificabili, riconducibili all’età, al sesso e alla familiarità, si aggiungono quelli cosiddetti modificabili, che dipendono esclusivamente dallo stile di vita. Nel tour Cardioteam- Una Vela per il Cuore portiamo la cultura della prevenzione in mezzo alla gente, distribuiamo a tutti materiale informativo, così che ogni tappa ci consenta di raggiungere migliaia di persone, i loro amici, i loro familiari… Più gente riusciamo ad informare, più gente riusciremo a salvare!”


Salire a bordo è facilissimo. Per chi ha tra i 50 e i 75 anni e vuole sottoporsi all’ecocardiogramma gratuito è necessario prenotarsi sul sito https://cardioteamfoundation.org/ . L’agenda delle prenotazioni è disponibile 15 giorni prima dell’approdo in ogni porto. “Tutti possono contribuire donando uno o più miglia nautiche sul sito della Rete del Dono, nella pagina dedicata al progetto https://www.retedeldono.it/it/cardioteam/una-vela-per-il-cuore. Un modo per essere vicini a Cardioteam – Una vela per il cuore e soffiare sulle vele della solidarietà”, sottolineano gli organizzatori.

8 marzo, Pediatri Sipps: educare bambini al rispetto degli altri

8 marzo, Pediatri Sipps: educare bambini al rispetto degli altriRoma, 5 mar. (askanews) – “Una donna non si tocca nemmeno con un fiore. Una frase che andrebbe insegnata a tutti fin da piccoli, a scuola e in famiglia. Una frase da ricordare soprattutto in questi giorni, a poche ore dalla Giornata della Donna”. Così, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale che sottolinea in una nota “l’importanza di una corretta educazione dei bambini al rispetto e alla non violenza fin dalla più tenera età”.


“L’educazione deve cominciare fin dai primissimi anni di vita ma non può essere una educazione finalizzata al genere – spiega Maria Carmen Verga, pediatra di libera scelta della Asl Salerno – Vietri sul Mare e segretario nazionale della SIPPS – perché la percezione della differenza di genere nei bambini non c’è, matura man mano con il passare degli anni, e perché sull’educazione influiscono molteplici fattori. L’educazione deve, dunque, essere comprensiva del rispetto della persona in generale e deve rendere il bambino capace di instaurare con tutti relazioni sane, prive di pregiudizi e di prevaricazioni’. ‘Sugli interventi da adottare – prosegue – abbiamo da tempo prove di efficacia, che rientrano in quella che viene definita ‘educazione sessuale completa’. È il tipo di educazione su cui l’Unesco ha stilato vere e proprie Linee guida: prima ancora della sessualità, si deve imparare il rispetto alla propria dignità, a sviluppare relazioni sociali corrette, a capire quali siano le scelte che influenzano il proprio benessere per comprendere poi i diritti propri e quelli altrui e per tutelarli per tutta la vita”. Maria Carmen Verga sottolinea che “gli interventi educativi finalizzati alla prevenzione della violenza e della disuguaglianza di genere sono in realtà diversi ed a più livelli. Ne cito due, per esempio: è importante che i genitori abbiano una relazione affettiva e di confidenza sicura con i propri figli e il livello di istruzione dei bambini e adolescenti. Alzare il livello culturale, o anche semplicemente di istruzione delle bambine e dei bambini – informa la pediatra – è infatti, documentatamente, un fattore protettivo anche rispetto a comportamenti insani nell’ambito di un rapporto di coppia e tra maschi e femmine”. Bisogna poi considerare il contesto ambientale, perché l’educazione non si esaurisce nel rapporto genitori-figli. “Per contesto ambientale – evidenzia Maria Carmen Verga – intendiamo non soltanto il contesto delle relazioni degli amici, dei parenti e dell’ambiente in cui la persona vive, ma anche i social. Non dimentichiamo, infatti, che i social sono un fattore che influenza la psiche dei nostri ragazzi in modo molto potente e su cui i genitori devono avere maggiore consapevolezza e maggiore controllo. Bisognerebbe inoltre chiedere alla politica di regolamentare in maniera efficace anche l’accesso dei minori al mondo dei social”. L’impegno dei pediatri della SIPPS si riflette anche su come le bambine e i bambini debbano essere educati ad affrontare le contrarietà e i problemi quotidiani. “Abbiamo spesso a che fare con bambini che poi diventano adolescenti molto fragili – dichiara Verga – e che non sono capaci di tollerare un rifiuto, una contrarietà: mi riferisco al semplice giocattolo del bimbo o al capriccio di stare davanti alla televisione fino a problemi più seri, come il rifiuto della fine di una relazione affettiva. Riuscire a rendere questi ragazzi più forti rispetto alle contrarietà della vita è una cosa che poi può avere ricadute positive anche in una relazione tra uomini e donne”.

Hpv, condilomi in calo in Italia grazie a vaccino: dimezzati nei 15-24enni

Hpv, condilomi in calo in Italia grazie a vaccino: dimezzati nei 15-24enniRoma, 4 mar. (askanews) – L’infezione da HPV (Human Papillomavirus) è quella sessualmente trasmessa di natura virale più diffusa al mondo, ed è causa di varie patologie tumorali ma anche di patologie benigne come i condilomi ano-genitali. Proprio quest’ultima malattia, che a differenza dei tumori si manifesta a breve distanza dall’infezione, è in diminuzione nel nostro paese negli ultimi anni grazie alle campagne vaccinali. Lo affermano i dati della Sorveglianza sentinella delle infezioni sessualmente trasmesse coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, presentati oggi durante un convegno in occasione della Giornata internazionale di sensibilizzazione sull’HPV che si celebra il 4 marzo. In Italia i condilomi sono la patologia a trasmissione sessuale più frequentemente diagnosticata: nel 2021 sono stati 3-4 volte più numerosi dei casi segnalati di gonorrea e sifilide. Tra il 2004 e il 2013 le diagnosi di condilomatosi sono aumentate costantemente, con un numero di casi quasi triplicato. Ma dopo il 2013 il numero si è stabilizzato, e tra il 2018 e il 2021 si è osservata una riduzione del 30%, che arriva al 50% nei giovani di 15-24 anni. “In considerazione del fatto che nel 2008 è iniziata la campagna di vaccinazione anti-HPV delle dodicenni – hanno spiegato gli esperti del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss durante la sessione dedicata -, appare plausibile ritenere che la diminuzione osservata tra i giovani 15-24 anni a partire dal 2013 possa essere attribuibile a tale campagna vaccinale. Infatti, le ragazze che avevano 12 anni nel 2008 arrivano ad avere 17 anni nel 2013, età media dell’inizio dell’attività sessuale nel nostro Paese. Quindi, le coorti di ragazze e ragazzi (il vaccino viene raccomandato anche ai maschi a partire dal 2013-2016) vaccinati per HPV sono stati protetti anche dai condilomi ano-genitali. Infatti, sebbene il vaccino abbia come obiettivo primario la prevenzione del tumore del collo dell’utero, protegge anche dai tipi di HPV che causano i condilomi”. Durante l’evento, che è stato dedicato al professor Massimo Tommasino, uno scienziato che ha contribuito in modo fondamentale alle conoscenze sugli HPV, sono state illustrate le misure di salute pubblica in atto nel nostro paese per contrastare l’infezione e ridurre il cancro da essi causato, che comprendono oltre alla vaccinazione anche gli screening, e sono stati riportati e discussi i recenti progressi della ricerca. “La sensibilizzazione, l’educazione e la riduzione dello stigma sulla malattia sono le prime azioni per fermare l’HPV – ha ricordato Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento -. I Papillomavirus infettano 4 persone su 5 nel corso della vita. Sebbene la maggior parte di noi non manifesti mai i sintomi, il virus può causare il cancro. Quasi mezzo milione di persone muoiono nel mondo ogni anno a causa dell’Hpv, molte di queste morti possono essere evitate”.

Giornata mondiale dell’obesità, mostra fotografica a Montecitorio

Giornata mondiale dell’obesità, mostra fotografica a MontecitorioRoma, 4 mar. (askanews) – Immagini e storie emozionanti di persone con obesità, quelle che sono riuscite a riprendere in mano le loro vite e quelle che ancora lottano ogni giorno contro il peso. Un vissuto di sofferenza e di isolamento che si tramuta in rinascita per chi ce l’ha fatta. È quanto racconta in maniera toccante, la Mostra fotografica itinerante “Chiave di (S)volta – Storie e percorsi di persone con obesità” che, in concomitanza con la Giornata mondiale dell’obesità, è arrivata per la prima volta nel cuore delle Istituzioni del nostro Paese, ospitata da oggi fino a martedì 12 marzo nella Galleria dei Presidenti della Camera dei Deputati e, in contemporanea, esposta da mercoledì 6 fino a mercoledì 20 marzo presso Spazio Europa, sede gestita dall’Ufficio in Italia del Parlamento Europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.


“Siamo felici di accogliere la Mostra fotografica dell’Associazione Amici Obesi in una importante sede istituzionale quale la Galleria dei Presidenti della Camera dei Deputati per sostenere le loro attività a supporto dei pazienti affetti da obesità – ha dichiarato l’On. Annarita Patriarca, Segretario della Presidenza della Camera dei Deputati – l’obesità è una patologia cronica che impatta in modo negativo sulla salute di un italiano su 3 e che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito come la ‘pandemia’ del nuovo millennio. Il nostro impegno per definire nuove strategie di contrasto all’obesità è forte, crediamo che solo attraverso la collaborazione tra Istituzioni, associazioni dei pazienti, mondo scientifico e industriale, si possa arrivare a tagliare traguardi importanti”. La Mostra fotografica, nata in epoca Covid, ideata e realizzata dall’Associazione Amici Obesi con il patrocinio scientifico di Fondazione ADI – Associazione di Dietetica e Nutrizione Clinica, è stata presentata a Milano nel 2021, in seguito ha fatto tappa a Bergamo, Bologna e attualmente è esposta a Riccione e Messina. Attraverso gli scatti di Stefano Barattini e le narrazioni raccolte da Daniela Consonni, la Mostra ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle Istituzioni politiche e dell’opinione pubblica sulla necessità di contrastare lo stigma sociale che accompagna le persone affette da obesità ed è spesso concausa del suo aggravamento, e innescare un cambiamento culturale di questa patologia nella popolazione. L’On. Roberto Pella, Presidente alla Camera dell’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete, ha sottolineato: “la nostra priorità è il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica invalidante. Come firmatario della proposta di legge sulla prevenzione e cura dell’obesità, attualmente in votazione in Commissione Affari Sociali, intendiamo proprio andare in questa direzione affinché i pazienti affetti da obesità possano, auspicabilmente entro fine anno, vedere la loro patologia riconosciuta e accedere alle cure offerte dal Servizio Sanitario Nazionale tramite i Livelli Essenziali di Assistenza”.


L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha classificato l’obesità come malattia fin dal 1948, nel 1997 l’ha riconosciuta come malattia cronica e nel 2021 ha aggiornato la definizione in “malattia cronica, progressiva e recidivante”. L’obesità è una malattia che porta ad un peggioramento della qualità e dell’aspettativa di vita, le sue cause sono multifattoriali e complesse, per questo il vissuto degli obesi è segnato da traumi emotivi che necessitano anche di un supporto psicologico. Negli ultimi anni l’attenzione dei politici, dei clinici e delle società scientifiche è cresciuta, si avverte il bisogno di una maggiore consapevolezza da parte dell’opinione pubblica. La persona obesa ha bisogno di aiuto non di essere giudicata. “Abbiamo pensato alla Mostra fotografica itinerante “Chiave di (S)volta”, come ad uno strumento capace, attraverso i volti e i corpi dei pazienti e le loro narrazioni, di sensibilizzare le Istituzioni e la popolazione generale – ha detto Iris Zani, Presidente Associazione Amici Obesi – per creare conoscenza sull’obesità e per scardinare il pensiero comune secondo cui una persona obesa sia colpevole del suo stato e che manchi di forza di volontà per guarire. Dobbiamo sfatare il sentimento che accomuna l’obesità a comportamenti e scelte di vita sbagliati. La necessità di perdere peso non è meramente legata ad un fattore estetico ma alla salute. Il paziente obeso è vittima di una malattia cronica e spesso recidivante con complicanze importanti. Purtroppo, nel nostro Paese vengono gestite le comorbidità ad essa correlate ma non si cura la malattia e le sue cause. La nostra organizzazione, oltre ad essere un valido supporto informativo ed emotivo per i pazienti, è impegnata da anni nella battaglia per il riconoscimento politico e sociale dell’obesità. Partecipiamo ogni giorno ai tavoli tecnici per il suo riconoscimento burocratico, perché ancora oggi questa malattia non è inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza, generando anche uno stigma clinico. Per queste ragioni il percorso di cura dei pazienti è in salita ed è colmo di ostacoli burocratici, clinici e socio-economici. Occorre disinnescare il meccanismo di disapprovazione sociale e, agendo tutti insieme, promuovere una cultura e una visione diverse, meno superficiale, dell’obesità”. Nell’ambito della Mostra fotografica è stata offerta ai parlamentari l’opportunità di poter usufruire all’interno dell’Ambulatorio medico della Camera dei Deputati di uno screening gratuito e di una consulenza clinica con la partecipazione di un medico esperto in nutrizione e obesità, sono state affrontate tematiche inerenti il peso corporeo, la misurazione del Body Mass Index (BMI), la corretta alimentazione e l’importanza della prevenzione primaria per aumentare la conoscenza e la consapevolezza sull’obesità come patologia complessa che richiede una gestione di lungo termine. “Confermiamo e rafforziamo il nostro impegno contro l’obesità e i disturbi del comportamento alimentare – ha sottolineato l’On. Stefano Benigni, Commissione Affari Sociali – abbiamo chiesto al Ministro della Salute di costituire un Osservatorio dedicato a queste patologie e ci aspettiamo a breve una risposta concreta con formale impegno del Governo a supporto dei molti pazienti italiani, tra cui numerosi giovani”.


L’iniziativa ha inteso promuovere un messaggio in sintonia con quello della Giornata mondiale: diffondere tra i cittadini e l’opinione pubblica la cultura dell’obesità, ma anche sensibilizzare il Parlamento, e collocare il tema dell’obesità al centro dell’agenda politica. “Siamo lieti di affiancare l’Associazione Amici Obesi con la quale collaboriamo da molto tempo e di essere partner scientifico della Mostra fotografica itinerante “Chiave di (S)volta” – ha commentato Antonio Caretto, Presidente Fondazione ADI – Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, Medico specialista in Scienze della alimentazione e dietologia, specialista in Endocrinologia, Responsabile Endocrinologia Diabetologica e Nutrizionale Clinica, Città di Lecce Hospital – riteniamo fondamentale sensibilizzare la politica su una malattia così impattante come l’obesità per stimolare l’attenzione del legislatore sulla necessità di un fattivo riconoscimento dell’obesità dal punto di vista politico, sociale e burocratico. È necessario che l’alleanza tra associazioni dei pazienti e società scientifiche prosegua attraverso un costante dialogo con le Istituzioni e la popolazione”.