Skip to main content
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

Direttore degli Uffizi Schmidt nel Cda della Fondazione Mitoraj

Direttore degli Uffizi Schmidt nel Cda della Fondazione MitorajMilano, 27 ott. (askanews) – Il direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze Eike Schmidt è stato nominato dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, nel consiglio di amministrazione della Fondazione Mitoraj.

“Igor Mitoraj – ha cxetto Schmidt – è stato uno dei massimi scultori a livello mondiale a cavallo tra il Ventesimo e Ventunesimo secolo. Nelle nuove sale degli autoritratti degli Uffizi, tra l’altro, è esposto il suo autoritratto in bronzo, mentre in cima alla collina del Giardino di Boboli dal 1999 troneggia la monumentale testa di Tindaro screpolato, recentemente donata al museo. Igor Mitoraj aveva una visione tutta sua e contemporanea della tradizione classica, che mi impegno a promuovere attraverso il lavoro nel Consiglio d’amministrazione della Fondazione”.

Firenze, al via la mostra su Federigo Angeli a Palazzo Medici Riccardi

Firenze, al via la mostra su Federigo Angeli a Palazzo Medici RiccardiRoma, 7 ott. (askanews) – Apre oggi al pubblico la mostra “Federigo Angeli. Il rinascimento fiorentino nel XX secolo”, promossa dalla Città Metropolitana di Firenze, organizzata da Banca Patrimoni Sella & C. attraverso la sua Direzione Artistica e grazie alla collaborazione di Sella Sgr, società appartenenti al gruppo Sella, Associazione MUS.E e Associazione Il Palmerino e visibile nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi fino al 7 gennaio 2024.

Il progetto espositivo, curato da Francesca Baldry e Daniela Magnetti, nasce e si sviluppa attorno a due grandi dipinti in pendant di Federigo Angeli (1891-1952) dal titolo “Dama a cavallo con corteo cavalleresco” e “Signore a cavallo con corteo cavalleresco”, appartenenti alla collezione di Sella Sgr su cui il laboratorio Thierry Radelet di Torino ha effettuato un importante lavoro di restauro. Grazie alla collaborazione con diversi storici dell’arte e alla sinergia con enti pubblici e istituzioni private, le ricerche hanno permesso di giungere ad una corretta attribuzione delle opere; inoltre, attraverso le preziose testimonianze documentali conservate presso l’Associazione Il Palmerino aps, si è potuto ricostruire il viaggio dei due dipinti, riscrivendo una pagina di storia dell’arte altrimenti sconosciuta. Le tele si possono ricondurre in modo diretto al ciclo di affreschi dipinto da Benozzo Gozzoli per la Cappella dei Magi di Palazzo Medici Riccardi tra il 1459 e il 1464 circa, sia per l’impostazione complessiva della scena che per precise citazioni letterali: il destriero al passo e quello rampante, i palafrenieri in livrea, il fondale roccioso su cui campeggiano città turrite, la trattazione della vegetazione. Rispetto al precedente gozzoliano, però, la bottega di Angeli si distingue per le innovazioni e la contaminazione delle fonti. Se nelle pareti riccamente decorate della cappella di Palazzo Medici Riccardi le figure femminili sono totalmente assenti o relegate ai margini della scena, nelle due tele firmate Angeli le donne compaiono protagoniste del corteo. Ispirate al Ghirlandaio (1448-1494) della Cappella Tornabuoni nella Basilica di Santa Maria Novella, la donna a cavallo riprende il profilo di Giovanna Tornabuoni nella Nascita di Maria, mentre la canefora che stringe in braccio il coniglio è una citazione dalla Nascita di San Giovanni Battista. Accanto alle due grandi tele la mostra pone altre testimonianze dell’ampia e variegata produzione artistica della Bottega Angeli, con l’esposizione di bozzetti, dipinti e arredi riccamente decorati, in grado di raccontare l’inesauribile ricerca della famiglia di artisti intorno alle fonti d’ispirazione rinascimentale.

La mostra è occasione di approfondimento dell’artista e del contesto in cui la sua bottega si trovò a operare. A Firenze, nel periodo a cavallo tra XIX e XX secolo, si è sviluppato un vero e proprio culto per l’arte rinascimentale grazie anche alla presenza stabile in città di numerosi turisti anglo-americani, ed è proprio in questo contesto sociale che la bottega di Federigo (1891), Alberto (1897) e Achille (1899) Angeli assunse la dimensione di una grande fucina artistica in grado di soddisfare le ambiziose stravaganze della committenza: dal restauro di dipinti alle copie dall’antico, dai cassoni alle tempere, fino alla decorazione ad affresco di intere ville negli Stati Uniti, in Costa Azzurra e a Montecarlo, contribuendo a portare oltre i confini nazionali il gusto per la pittura del Trecento e Quattrocento.

Passione per la glossopoiesi, a 16 anni inventa la sua prima lingua

Passione per la glossopoiesi, a 16 anni inventa la sua prima linguaRoma, 6 ott. (askanews) – A 16 anni inventa la sua prima lingua completa, ora raccolta in un libro in vendita su Amazon. E’ la storia di Giulio Ferrarese, giovane studente di Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze. Giulio frequenta il terzo anno del liceo scientifico “Gobetti-Volta”, da grande vuol fare il fisico teorico ma alla passione per le scienze unisce quella per la linguistica e la glossopoiesi, l’arte di creare linguaggi artificiali sviluppandone la fonologia, il vocabolario e la grammatica.

I più conosciuti glottoteti sono J. R. R. Tolkien (l’autore de “Il signore degli anelli” di lingue ne ha create molte); il creatore dell’Esperanto Ludwik Lejzer Zamenhof; Marc Okrand, inventore tra l’altro della lingua Klingon per la serie “Star Trek”. Le lingue artificiali nascono per diversi motivi: per unire i popoli, per una sperimentazione linguistica, per motivi artistici o per semplice divertimento. Nel caso di Giulio l’idea è nata dalla curiosità per i modi di comunicare dopo aver studiato i principali sistemi linguistici del mondo. “E’ molto interessante – spiega – vedere come sono diverse le lingue e come si sviluppano anche sulla base della cultura di un popolo. La mia, che si chiama Valenx, cioè ‘lingua dei libri’, è nata per divertimento ed è pensata per essere una lingua molto razionale ma allo stesso tempo bella al suono, inserendo alcune vocali e consonanti di ispirazione esotica”.

La lingua, completa di grammatica, fonologia e un vocabolario di tremila parole è raccolta in un volume in vendita su Amazon. Il titolo, naturalmente, è “Valenx, una nuova lingua”.

A Firenze gli Stati Generali del Mecenatismo culturale e museale

A Firenze gli Stati Generali del Mecenatismo culturale e musealeRoma, 4 ott. (askanews) – Un bel momento pubblico, molto sentito e partecipato, che ha visto protagonisti rappresentanti delle istituzioni, i donatori e gli studenti della classe 3G del Liceo Classico Michelangelo di Firenze per celebrare trent’anni di proficuo operato dell’Associazione Amici degli Uffizi che, con oltre 10 milioni di euro fra attività, servizi, acquisti di opere e restauri, si conferma una delle realtà filantropiche più importanti d’Italia e d’Europa.

Questo il bilancio della prima giornata degli Stati Generali del Mecenatismo culturale e museale, promossi dalla stessa Associazione in occasione del proprio Trentennale, presso l’Auditorium Vasari delle Gallerie degli Uffizi. Un’occasione significativa per illustrare i risultati raggiunti, le attività e l’importanza del mecenatismo nel sostegno e nella valorizzazione del patrimonio artistico-culturale.

Presieduta da Maria Vittoria Rimbotti ed istituita nel 1993, in risposta all’attentato mafioso che provocò terribili lutti e danneggiò gravemente le Gallerie e le opere contenute, l’Associazione Amici degli Uffizi è un’organizzazione privata, indipendente e no-profit, la cui missione è utilizzare i fondi raccolti per contribuire ad accrescere e conservare le collezioni del museo, incrementarne le attività culturali ed espositive e provvedere, con programmi e servizi, ad accogliere soci e visitatori. Un contributo considerevole, dunque, agli straordinari risultati raggiunti dal complesso museale che, nel 2022, ha accolto oltre 4 milioni di visitatori ritornando ai livelli pre-pandemia e facendo registrare un nuovo record di incassi. “Celebrare il Trentennale dell’Associazione Amici degli Uffizi, di fronte ad autorevoli ospiti ed ai nostri donatori – dichiara la Presidente Maria Vittoria Rimbotti – è per me motivo di grande orgoglio. Rendere accessibile quanto di straordinario il patrimonio artistico, storico e culturale italiano è in grado di offrire, è per noi un dovere etico. Senza la lunga storia di mecenatismo che contraddistingue il nostro paese, l’Italia non sarebbe la culla della cultura e dell’arte occidentale che tutti conoscono. Senza la celebre eredità dell’elettrice palatina Anna Maria Luisa de’ Medici, oggi Firenze non sarebbe la città d’arte per eccellenza. In questi trent’anni di proficuo operato – prosegue Rimbotti – l’Associazione ha profuso il proprio impegno nel mantenere viva tale tradizione di mecenatismo affiancando, allo sforzo collettivo, quello di tanti individui invitandoli a sentirsi partecipi di una missione a beneficio dell’intera comunità. Tutti possono essere Mecenate”.

Sull’importanza di trasmettere ai giovani il valore e la bellezza del nostro straordinario patrimonio culturale, ripercorrendo la vita e le gesta di un personaggio del passato reinterpretato in chiave contemporanea, si è incentrata la mirabile Lectio a cura di Neri Marcorè sulla figura di Gaio Cilnio Mecenate, fondatore e precursore del mecenatismo. “Sarebbe errato pensare che dietro un grande artista ci debba per forza essere un grande mecenate… però è auspicabile che l’accesso alla produzione dell’arte e alla sua fruizione, sia sempre più semplice e incoraggiato. Dobbiamo augurarci che lo stato sia presente, le istituzioni attente, che l’ambiente sia stimolante e recettivo, che gli strumenti per creare siano a disposizione di tutti e le occasioni per condividere eventi culturali aumentino sempre di più”, recita Neri Marcorè durante la sua Lectio.

Un momento celebrativo che, in linea con lo spirito che anima le attività dell’Associazione, non vuol essere fine a sé stesso bensì orientato verso le nuove generazioni e il loro linguaggio. Giunti alla loro terza edizione, gli Stati Generali del Mecenatismo museale e culturale costituiscono un momento di confronto e dibattito tra attori pubblici e privati al fine di esplorare nuove opportunità di crescita e trend internazionali, ripensando il modello filantropico alla luce delle attuali tendenze e delle rinnovate modalità di interazione, di fruizione e di valorizzazione dei beni culturali. A celebrare i trent’anni dell’Associazione Amici degli Uffizi in questa prima giornata di lavori molti rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura, a partire da chi, negli anni, ne ha seguito l’intero percorso, come l’allora Direttrice Anna Maria Petrioli Tofani e Cristina Acidini, già Soprintendente Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e come l’attuale Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, molto attivo nel proporre progetti da sostenere. Ad affiancare l’Associazione “Amici degli Uffizi”, dal 2006, nella propria missione di finanziamento di opere di restauro ed accrescimento delle collezioni delle Gallerie, la “Friends of the Uffizi Gallery”: organizzazione americana “gemella” della stessa Associazione fortemente voluta dalla Presidente Maria Vittoria Rimbotti a fronte dei forti legami USA-Italia. Il programma degli Stati Generali del Mecenatismo culturale e museale – organizzati grazie al sostegno di Fondazione CR Firenze ed alla collaborazione di UnipolSai, Fondazione Industria e Cultura, Progenia Spa, The Place e l’azienda agricola Famiglia Cotarella – prosegue nella giornata di domani, giovedì 5 ottobre, con un Forum a porte chiuse di rilievo internazionale con la partecipazione di attori pubblici e privati di altro profilo. Un’occasione di confronto significativa fra direttori di musei, mecenati, personalità del mondo della cultura e prestigiose organizzazioni italiane ed estere che si confronteranno su strategie e best practice di sostegno alle istituzioni culturali. Moderato da Marilena Pirrelli, giornalista de “Il Sole 24 Ore” ed introdotto da Massimo Osanna, il Forum vede la partecipazione di: Michela Babini, Presidente Fondazione The Place of Wonders, Maite Bulgari, Mecenate Roman Heritage e Royal Opera House Londra, Lath Carlson, Direttore Generale Museum of the Future Dubai, Tania Coen-Uzzielli, Direttrice Tel Aviv Museum of Art, Angelo Crespi, Presidente Fondazione Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Silvio Zanella” di Gallarate, Giovanna Forlanelli, Presidente Fondazione Luigi Rovati, Stefano Karadjov, Direttore Fondazione Brescia Musei – Capitale Italiana della Cultura 2023, Giovanni Lombardi, Presidente Advisory Board Museo e Real Bosco di Capodimonte, Christine Macel, Direttrice Musée des Arts Décoratifs di Parigi ed Aibek Zheksenalyuly Sydykov, Direttore Museo Nazionale della Repubblica del Kazakistan.

Una reliquia del saio di san Francesco sarà custodita ad Anghiari

Una reliquia del saio di san Francesco sarà custodita ad AnghiariRoma, 4 ott. (askanews) – L’unità pastorale di Anghiari sarà custode di una reliquia del saio di san Francesco. Lo ha annunciato il vescovo di Arezzo monsignor Andrea Migliavacca a conclusione della Messa celebrata nella basilica del santuario di La Verna in occasione della solennità di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. La reliquia verrà collocata all’inizio del 2024, in data ancora da definire, nella chiesa di Santa Croce in Anghiari.

“Sono molto contento che questa reliquia così preziosa giunga ad Anghiari perché è un’occasione di particolare ricchezza spirituale e di possibile devozione a san Francesco – dice il vescovo Andrea Migliavacca -. È un grande arricchimento per la comunità e la parrocchia di Anghiari. La nuova collocazione consentirà sia la custodia che la preghiera e l’incontro con la testimonianza di san Francesco. Ringrazio a questo riguardo don Alessandro Bivignani, la parrocchia, la famiglia Barbolani e la congregazione delle Suore del Cenacolo, che con le loro diverse responsabilità hanno reso possibile questa presenza. Inoltre, l’arrivo delle reliquie avviene nell’anno in cui ci apprestiamo a vivere gli 800 anni delle stimmate di san Francesco, quindi una ricchezza ancora più grande”. Nel suo peregrinare verso La Verna, san Francesco era solito sostare presso il castello di Montauto, nei pressi di Anghiari, ospite del conte e amico Alberto Barbolani. Anche nel 1224, dopo aver ricevuto le stimmate, vi sostò per alcuni giorni. Qui il conte Alberto gli donò un nuovo saio ricevendo in cambio il vecchio e logoro abito. La famiglia Barbolani custodì la reliquia fino al 1502 quando il saio fu preso con le armi dalla Repubblica fiorentina e trasferito prima nel convento del Monte alle Croci presso Firenze e poi nella chiesa di Ognissanti. Soltanto nel 2001 fu trasferito alla Verna.

La reliquia del saio di san Francesco che verrà custodita in Anghiari è un lembo di questo saio oggi collocato a La Verna e ha una dimensione di circa 5 centimetri per 10. Fino ad oggi si trovava nel convento di Montauto, edificato con forme cinquecentesche da Federigo Barbolani nei pressi del castello, per ribadire la vicinanza della famiglia a san Francesco. La reliquia verrà adesso sistemata all’interno della chiesa di Santa Croce, nel centro storico in Anghiari, dove la tradizione vuole che san Francesco, di ritorno ad Assisi dalla Verna, abbia piantato una croce di legno a terra per benedire il paese. Fra il 1499 e il 1534 fu poi edificata la chiesa con l’annesso convento francescano dal beato Bartolomeo Magi. “La comunità di Anghiari è estremamente felice per questo storico avvenimento. Nella chiesa che il beato Bartolomeo volle a perenne monumento del passaggio di san Francesco in paese, dimorerà, assieme alla reliquia del beato, anche il saio del Poverello di Assisi. Grazie al vescovo Andrea per la sensibilità dimostrata verso la comunità di Anghiari; grazie anche alla famiglia Barbolani e alla congregazione delle Suore del Cenacolo con le quali abbiamo dialogato molto in questi anni per giungere a questo felice esito. L’augurio è che Anghiari possa essere un luogo di spiritualità francescana e attorno alla reliquia di san Francesco possa esserci un rinnovamento della fede delle nostre comunità parrocchiali”.

Valdichiana, a Lucignano rinvenute porzioni dell’Albero d’oro

Valdichiana, a Lucignano rinvenute porzioni dell’Albero d’oroRoma, 1 ott. (askanews) – A Lucignano, Arezzo, sono state recentemente rinvenute, grazie alla collaborazione del Nucleo Carabinieri per la Tutela dei Beni Culturali (TPC) di Firenze, alcune importanti porzioni del cosiddetto Albero d’oro di Lucignano, il fiabesco, colossale reliquiario considerato tra i capolavori assoluti dell’arte orafa italiana. A oltre cento anni dal furto del 1914, il recupero di alcuni elementi dati per perduti costituisce un evento di grande importanza.

L’annuncio del rinvenimento è stato dato, nel corso di una conferenza stampa accolta dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dal Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze Cap. Claudio Mauti intervenuto anche in rappresentanza del Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale Generale di Brigata Vincenzo Molinese, dal Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, dalla Sindaca del Comune di Lucignano Roberta Casini, dal Soprintendente ABAP per le province di Siena, Grosseto e Arezzo Gabriele Nannetti e dalla Soprintendente dell’Opificio Emanuela Daffra. “Ad essere rinvenute sono state – ha dichiarato il Comandante Mauti – quattro placche in rame dorato e argento smaltato, 16 ex voto in argento, un tempo collocati sulla base, una miniatura su pergamena e un cristallo di rocca molato”.

“Il ritrovamento ha i caratteri dell’eccezionalità perché avvenuto ad oltre un secolo dal clamoroso furto dell’opera, avvenuto nel 1914. Come testimoniano immagini d’epoca, solo piccole porzioni dei rami e il pesante basamento furono all’epoca risparmiati, seppure depauperati degli elementi più preziosi”. “Tra il 1927 e il 1929 molti frammenti dell’Albero, fatto a pezzi dai ladri per facilitarne il trasporto, vennero ritrovati – a ricordalo è il Soprintendente Gabriele Nannetti – nelle campagne del comune di Sarteano, in provincia di Siena, dove erano stati nascosti dagli autori del furto. Non furono recuperati invece elementi di grande importanza come il crocifisso terminale, il pellicano, uno dei rami, quattro dei medaglioni circolari, cinque placche d’argento, almeno tre miniature e la parte superiore del nodo a tempietto. Andarono perduti anche quei pochi rametti di corallo che il reliquiario ancora presentava al momento del furto”.

“Su incarico dell’allora Regia Soprintendenza di Firenze il restauro dell’opera fu affidato all’Opificio delle Pietre Dure – ricorda l’attuale Soprintendente dell’Opificio Emanuela Daffra – Si trattò di un intervento complesso e delicato, che vide la partecipazione di diverse figure professionali impegnate nella ricomposizione di oltre cento frammenti e nella reintegrazione di tutte le parti mancanti, crocifisso e pellicano compresi, mediante copie realizzate sulla base delle fotografie risalenti alla fine dell’Ottocento. Per ovviare alla perdita quasi totale dei coralli presso la ditta Ascione di Torre del Greco furono acquistate e messe in opera piccole branche, simili per colore ai frammenti dei rametti originali rinvenuti nei castoni. Per sostituire le miniature sottratte all’interno dei medaglioni circolari rimasti vuoti furono inseriti dischi di carta pecora dipinti per armonizzarsi con gli esemplari superstiti”. Dopo tre anni di intenso lavoro, il restauro fu concluso il 9 settembre 1933. Riprese così forma un manufatto orafo unico al mondo.

Rappresenta il mistico Lignum Vitae, soggetto tipicamente francescano ispirato ad uno scritto di san Bonaventura, in dimensioni monumentali: misura 2 metri e 70 centimetri di altezza. Destinata alla chiesa di san Francesco a Lucignano l’opera venne iniziata nel 1350 e portata a termine nel 1471, grazie al generoso lascito di una Madonna Giacoma. Ignoto il maestro trecentesco che ideò e diede inizio all’opera, mentre è documentato che a completarla fu l’orafo senese Gabriello d’Antonio. Davanti ad esso, per antichissima tradizione, gli abitanti di Lucignano continuano a scambiarsi le promesse di matrimonio. Il rinvenimento attuale obbliga ad una revisione della ricomposizione realizzata negli anni Trenta e sarà occasione di un restauro complessivo. “Non è soltanto uno straordinario frutto dell’arte orafa italiana, l’Albero della vita di Lucignano è molto di più: è una di quelle opere la cui esistenza si intreccia in modo intimo e profondo con la vita e i sentimenti della comunità che la custodisce, contribuendo a definirne gli stessi tratti di identità. Anche per questo la Regione Toscana ha deciso di finanziare il lavoro di restauro di questo capolavoro, che, affidato all’Opificio delle Pietre Dure, autentica eccellenza toscana e nazionale, ne esalterà ancor più la preziosa unicità”. A sottolinearlo è Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana. “L’intervento, annuncia la Sindaca di Lucignano Roberta Casini, sarà integralmente finanziato dalla Regione Toscana”. Nell’annunciare il determinante appoggio regionale, la Sindaca ha anche auspicato che possano riemergere le parti ancora mancanti dell’Albero d’oro, e “in particolare il Cristo che domina il reliquario”. Il Presidente della Giunta Regionale Eugenio Giani e la Soprintendente dell’Opificio Emanuela Daffra hanno brevemente descritto gli interventi che saranno condotti sul capolavoro affidato ai restauratori del Settore Oreficerie dell’Opificio, diretto da Riccardo Gennaioli. L’Albero attualmente composto da una sessantina di parti sarà smontato a lotti, per non privare del tutto il Museo di Lucignano di un’opera identitaria, ricollocando di volta in volta le parti restaurate così da garantire ai visitatori una visione almeno parziale dell’opera. L’intervento non sarà semplice, in primo luogo per la pluralità dei materiali costitutivi, metalli (rame dorato e argento), pergamene miniate, cristallo di rocca, corallo, smalti e legno, in secondo luogo perché presenta necessità, se non uniche, certo molto rare. “Il momento culminante del restauro sarà rappresentato – evidenzia Emanuela Daffra – dalla ricollocazione degli elementi recuperati. Lo studio della documentazione fotografica storica sarà di fondamentale aiuto nell’individuare l’originaria posizione di tali elementi. Ciò comporterà, chiaramente, la riformulazione del sistema di montaggio di alcune parti, la rimozione delle corrispondenti integrazioni eseguite dall’Opificio, una attenta verifica della statica e degli equilibri complessivi”. “Il restauro di un’opera eccezionale del nostro patrimonio culturale è, ancora una volta, affidato alla cura dell’Opificio delle pietre dure, istituto d’eccellenza del Ministero della cultura, afferente alla Direzione da me presieduta, nei settori della conservazione, del restauro e della ricerca. Mi auguro che si possano al più presto recuperare anche le parti non ancora rinvenute dell’Albero d’oro per restituire finalmente alla collettività quest’opera, unica nel suo genere, nella sua interezza”, ha ribadito il dottor Andrea Di Pasquale, Direttore generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero della Cultura. Tempi? “Quando si tratta di interventi tanto complessi indicare tempi di conclusione certi è poco attendibile. Sulla carta ipotizziamo che l’Albero possa tornare, in tutte le sue parti, a Lucignano alla fine della prossima primavera. Salvo sorprese. Con l’auspicio che, a lavori in corso, si possa rinvenire anche il Cristo mancante: questa sarebbe una sorpresa magnifica”.

Valdichiana, a Lucignano il Festival dei Borghi più belli d’Italia

Valdichiana, a Lucignano il Festival dei Borghi più belli d’ItaliaRoma, 30 ago. (askanews) – Si terrà in Toscana il XV Festival dei Borghi più belli d’Italia, l’iniziativa più importante dell’associazione nazionale in programma da venerdì 8 settembre a domenica 10 settembre nel Borgo di Lucignano, nel cuore della Valdichiana aretina. Saranno tre giorni di eventi con dibattiti, promozione, riflessioni sulla qualità della vita nei piccoli borghi, vera e propria miniera di vivibilità e sostenibilità per il presente e il futuro.

Il programma, tra intrattenimento e approfondimenti, è stato presentato in Sala Pegaso alla presenza del presidente Eugenio Giani. Con Giani il sindaco di Lucignano, Roberta Casini, con l’assessore Stefano Cresti; il direttore nazionale dell’associazione “I Borghi più belli d’Italia”, Umberto Forte, la vicepresidente Rosalba Cardinale e la coordinatrice dell’associazione in Toscana, Elisabetta Giudrinetti. “L’associazione sta acquisendo un ruolo di assoluta autorevolezza nel promuovere il lato bello del nostro Paese, la bellezza che richiama turismo, che stimola cultura, che offre un senso di identità – dichiara Giani – Trecentocinquantaquattro Borghi associati in Italia, ventinove nella nostra Toscana: il fatto che il momento clou a livello nazionale si svolga nella nostra regione è un grande onore. La città di Lucignano si presenta esattamente come era il 3 agosto del 1554, quando le chiavi della Fortezza furono consegnate ai fiorentini: è dunque il borgo ideale per vivere questo momento a livello nazionale”.

“Lucignano, con le sue eccellenze e la sua proverbiale capacità di accoglienza, è pronta a dare il benvenuto ai delegati de I Borghi più belli provenienti da tutta Italia”, così Roberta Casini – sindaco della cittadina in provincia di Arezzo, famosa per la sua singolare forma ellittica che ne contraddistingue il centro abitato, per l’Albero d’Oro e per la Maggiolata – annuncia orgogliosamente l’appuntamento settembrino del Festival Nazionale de I Borghi più belli d’Italia, giunto alla quindicesima edizione. Un week end full immersion, da venerdì 8 a domenica 10 settembre, in cui il Borgo toscano – nel cuore della Valdichiana aretina – sarà sede del Festival nazionale dell’associazione presieduta da Fiorello Primi: “Lucignano è un luogo splendido, capace, come tanti piccoli centri italiani, di svolgere un ruolo importante per rimettere in gioco le giuste economie atte a valorizzare il territorio e la qualità della vita”.

Un programma convegnistico articolato su temi variegati, le intense quanto suggestive esibizioni di alcuni tra i Gruppi Storici più rappresentativi dei Borghi toscani, costituiscono una cornice di grande eccellenza ai grandi protagonisti del Festival: gli oltre 350 Borghi che fanno parte dell’Associazione. Suddivisi in aree regionali, si presentano all’appuntamento lucignanese con le loro specificità identitarie, permettendo al visitatore di cogliere una straordinaria visione d’insieme della Bellezza italiana, rappresentata dai suo(I) Borghi più belli. Nel pomeriggio di venerdì 8 settembre, l’apertura del Festival, a cura del sindaco di Lucignano Roberta Casini e del presidente nazionale dell’associazione Fiorello Primi, dà il via alla kermesse. A seguire, la trattazione di un tema di grande attualità, che costituisce una sorta di leit motiv dell’intero Festival, ovvero, la sostenibilità. Tema assai caro ai 29 Borghi toscani aderenti all’associazione che, lo scorso 31 maggio, proprio a Lucignano, hanno firmato il Manifesto sulla sostenibilità, ormai conosciuto come Manifesto di Lucignano, fermamente impegnati a “promuovere una sostenibilità a tutto campo, affrontando temi fondamentali per i Borghi, da quelli sociali agli economici, non trascurando il dissesto idrogeologico, la questione sismica e lo spopolamento dei piccoli centri”, come sottolineò lo stesso presidente Primi alla firma del documento, impegnandosi anche ad estenderne la partecipazione a tutti i Borghi italiani ed europei appartenenti alla Federazione Internazionale Les Plus Beaux Villages de la Terre. Il convegno, moderato dalla coordinatrice toscana dell’associazione Elisabetta Giudrinetti, si articola con gli interventi di Mauro Guerra, esperto di comunità energetiche rinnovabili, del sindaco di Loro Ciuffenna, Moreno Botti, ispiratore del Manifesto stesso e di Giorgio Santini, responsabile delle relazioni con i Comuni e Regioni in Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), presente al Festival anche con il proprio patrocinio.

Due vanti locali, il Gruppo Storico e quello Folcloristico di Lucignano, alla presenza delle Autorità presenti, sono la cornice folkloristica attorno alla quale si apre ufficialmente il Festival, sabato 9 settembre. Spazio poi a vari momenti convegnistici e di riflessione, anche in collaborazione con Toscana Promozione: Gli italiani nel mondo, partenza e ritorno nei borghi d’origine, alla presenza di Angelo Sollazzo, presidente Confederazione Italiani nel Mondo. Riccardo Cuomo, direttore Borsa Merci Telematica Italiana, fa il focus sul Progetto M.I.B. per la tutela delle produzioni e del paesaggio culturale delle aree interne. L’esperienza di Vetrina Toscana è al centro del convegno con Mauro Carbone, esperto di turismo enogastronomico, che ci suggerisce che è il “gusto che motiva il viaggio nei piccoli centri”. Il post covid, la riscoperta e la rinascita dei piccoli borghi da dove è possibile lavorare in smart working, sono l’argomento della presentazione dei libri di Francesco Spanò e Antonio Luna, mentre Serena Pellegrino tratta della Bellezza in Costituzione. Dopo il contributo di Massimo Bray, già ministro per i Beni culturali e attuale direttore editoriale dell’Enciclopedia Treccani, il giornalista Osvaldo Bevilacqua assieme ad Alessandro Pappalardo, consigliere ENIT, incontrano gli Ambassador de I Borghi più belli d’Italia. Infine, il ruolo della governance a livello territoriale per politiche di promozione di tutta la filiera è il tema trattato da Magda Antonioli (consigliere ENIT) e da Confagricoltura, conclude la seconda giornata del Festival. Il filone ambientale è l’abbrivio domenicale con Alessandra Bonfanti di Legambiente e la sua riflessione su Mobilità dolce per un turismo sostenibile. Grande attesa per l’intervento del presidente nazionale della Coldiretti, Ettore Prandini (Combattere lo spopolamento con lo sviluppo e la valorizzazione delle produzioni agricole), uno degli interventi clou per il futuro dei Borghi. Prima della cerimonia finale della tre giorni lucignanese – che si conclude con la consegna della bandiera dei Borghi ai rappresentanti della Calabria, Regione che ospiterà la prossima edizione del Festival dei Borghi più belli d’Italia, nei comuni di Oriolo e di Rocca Imperiale – i Borghi partecipanti al Festival consegnano al Comune di Lucignano un arbusto, proveniente dal loro territorio, per la realizzazione del Parco della biodiversità dei Borghi più belli d’Italia in Lucignano. Presenti al Festival non solo i Borghi – suddivisi per provenienza regionale – ma anche artigiani e produttori enogastronomici dai quali è possibile degustare la variegata offerta e migliore tipicità enogastronomica borghigiana, nella suggestiva atmosfera dei vicoli lucignanesi, animata da musica live e da gruppi folkloristici storici. “Il Festival Nazionale che quest’anno è ospitato in questa meravigliosa terra, che è la Toscana – dichiara il Presidente de I Borghi più belli d’Italia, Fiorello Primi – è una tra le numerose occasioni che l’Associazione offre ai Comuni aderenti per raccontarsi e raccontare insieme la Bellezza dell’Italia dei Borghi e delle loro comunità”. Il Festival nazionale de I Borghi più belli d’Italia è organizzato dall’omonima associazione nazionale e dal comune di Lucignano. Gode del patrocinio della Regione Toscana, di Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), enciclopedia Treccani e della Camera di Commercio Arezzo-Siena.

Archeotrekking e non solo, torna a Murlo il Festival BluEtrusco

Archeotrekking e non solo, torna a Murlo il Festival BluEtruscoMilano, 25 ago. (askanews) – Conferenze, escursioni di archeotrekking, archeologia sperimentale, cucina tradizionale, laboratori e ricostruzioni didattiche. Sono alcune delle attività previste per la due giorni del festival internazionale BluEtrusco, la manifestazione, giunta all’VIII edizione, nata per promuovere e far conoscere la cultura etrusca. Il tema di quest’anno è “Signori d’Etruria”, una linea narrativa che collegherà tutte le attività presenti. La manifestazione, sotto il patrocinio del ministero del Turismo, si svolgerà il 26 e il 27 agosto nell’ambito dei festeggiamenti regionali della Giornata degli Etruschi.

Per due giorni sarà coinvolto l’intero castello di Murlo, in Provincia di Siena. Le sale del museo prenderanno vita come fossero le stanze private dei signori etruschi che nel VI secolo a.C. vivevano nel principesco palazzo di Poggio Civitate, sui tre piani del museo sarà possibile approfondire ed esplorare tematiche specifiche attraverso la ricostruzione di differenti ambientazioni rievocative; nella piazza del castello, invece, sarà idealmente rievocato un giorno di mercato, con i banchi degli artigiani all’opera, la scuola militare e la scuola scrittoria. Le attività di archeologia sperimentale, operata da archeologi specializzati accompagneranno nella bottega di un fabbro di VI secolo e mostreranno come venissero realizzati alcuni monili e utensili in bronzo, artigiani della ceramica sveleranno i segreti sulla come fossero prodotte alcune delle ricche decorazioni architettoniche che abbellivano i palazzi dei signori etruschi e oggi conservate all’interno del museo archeologico. Altre sezioni sperimentali saranno dedicate alla realizzazione di profumi e unguenti da corpo, uguali a quelli prodotti nell’ambito del Mediterraneo antico.

All’interno del museo, distribuiti sui piani, sarà possibile scoprire le installazioni didattiche delle associazioni Suodales ed Herentas che racconteranno alcuni aspetti della vita dei signori etruschi all’interno del Palazzo di Poggio Civitate. Fuori dal museo, nella piazza delle Carceri e negli spazi contigui sarà proposta una ideale rievocazione di della vita attorno al palazzo, in particolare si tenterà di ricostruire un giorno di mercato all’interno del grande cortile della residenza di Poggio Civitate, sovrapponendo idealmente il perimetro del cortile antico con l’attuale area della piazzetta. Da sabato pomeriggio a tutta la giornata di domenica, mattina inclusa, saranno organizzate varie aree tematiche dedicate ai molteplici aspetti della vita quotidiana del mondo antico. Sarà possibile vedere all’opera un fabbro specializzato nella lavorazione dei metalli, con la sua forgia per le armi e il suo tavolo con tutti gli strumenti (Herentas). Si potranno osservare tutti gli allestimenti didattici presenti di varia tipologia: da quello dedicato alla guerra e al combattimento nel mondo etrusco (Suodales), alle dimostrazioni e didattiche sul tiro con l’arco – dove sarà possibile tirare! – degli Avxilia legionis.

Per il programma dettagliato della due giorni: https://www.visitmurlo.it/it/bluetrusco https://www.facebook.com/BluEtruscoMurlo

Livorno, fino al 27 agosto il IV Festival Mascagni 2023

Livorno, fino al 27 agosto il IV Festival Mascagni 2023Milano, 24 ago. (askanews) – E’ partito il rush finale della IV edizione del Mascagni Festival a Livorno con l’opera Silvano, il dramma marinaresco di Mascagni che ebbe la sua première alla Scala di Milano nel marzo 1895 su versi di Giovanni Targioni Tozzetti, il fedele librettista coautore della più fortunata e celebre Cavalleria rusticana di soli 5 anni precedente. “Si tratta di un titolo mascagnano poco frequentato anche nella sua città natale” – ha spiegato il direttore artistico del Festival Marco Voleri – Un’opera dagli ampi pregi musicali che ha, sicuramente, meritato di essere riascoltata e riscoperta poiché inserita in quella dimensione verista che il nostro Festival vuole mantenere, come campo di studio e di analisi, all’interno della Mascagni Academy”. Il Festival gode del patrocinio del Comitato Promotore Maestro Pietro Mascagni.

Questa sera il secondo appuntamento su Terrazza Mascagni con il reading musicale in prima assoluta “Mascagni incontra D’Annunzio”, con Alessandro Haber e Giampiero Ingrassia. Prodotto dal Mascagni Festival, con il patrocinio del Comitato Promotore Pietro Mascagni, lo spettacolo si avvarrà della mise en scene di Marco Voleri, direttore artistico del Festival, con la partecipazione del soprano giapponese Yuko Tsuchiya e Massimo Salotti al pianoforte: “Già nella passata edizione del Festival – sottolinea Voleri – affrontammo il racconto, non senza punte ironiche, delle personalità di due dei più grandi mostri sacri del panorama culturale italiano di tutti i tempi: Giovanni Verga e Pietro Mascagni, legati dalle vicende di Cavalleria rusticana. Dicemmo, allora, come lo spettacolo intendesse aprire un percorso teso all’approfondimento della vita di Mascagni e dei suoi rapporti con alcuni illustri profili culturali del suo tempo, con il preciso scopo di aprire il festival ad una serie di contaminazioni tra lirica, musica e prosa. È il caso delle vicende legate alla nascita dell’opera Parisina e della ricchezza di rapporti umani ed artistici (e spesso di scontri) con Gabriele D’Annunzio, ancora una volta grazie alla brillante drammaturgia di Alessandro Rossi”.

Arezzo, dal 22 al 26 agosto il Concorso Polifonico Internazionale

Arezzo, dal 22 al 26 agosto il Concorso Polifonico InternazionaleRoma, 12 ago. (askanews) – Una settimana di concerti, concorsi, convegni e masterclass con approfondimenti sul mondo della coralità, che si svolgeranno in diversi luoghi di Arezzo: Caurum Hall – Auditorium Guido d’Arezzo; Basilica di San Domenico; Chiesa dei Santi Michele e Adriano; Teatro Pietro Aretino; Fortezza Medicea; Fondazione Guido d’Arezzo.

Dal 22 al 26 agosto torna ad Arezzo la settimana del Concorso Polifonico Internazionale Guido d’Arezzo giunto alla sua 71esima edizione: sei giorni di concerti, concorsi, workshop e approfondimento sul mondo della coralità a livello internazionale. Anche quest’anno un rinnovato interesse internazionale nei confronti della manifestazione attestato dalla presenza di ben 13 cori in concorso: Hots Abesbatza, Paesi Baschi – Spagna; The Archipelago Singers, Tangerang Selatan – Indonesia; VU-Kamerkoor, Amsterdam – Paesi Bassi; Coro da Camera di Torino; Coro Musicanova, Roma; Palawan State University Singers (PSUS), Puerto Princesa City – Filippine; Coro de Dones de la Universidad de Ia Islas Baleares (UIB), Palma – Spagna; Coro Feminino do Conservatório do Vale Suousa (CVS), Lousada – Portogallo; Rondo Vocal Ensemble, Wroclaw – Polonia; Evoke, Londra – Regno Unito; Lund Academic Choir, Lund – Svezia; New Dublin Voices, Dunboyne, Meath – Irlanda; Madrid Youth Choir, Madrid – Spagna. 

“Nel ‘cammino’ di Arezzo verso l’affermazione di ‘Città della Musica’, il Polifonico occupa un posto privilegiato per storia, tradizione, vocazione primaria, caratterizzando ormai da oltre sette decenni il nostro panorama musicale e artistico con le voci più belle, capaci di offrire un ventaglio incomparabile di repertori, stili, autori, ispirato ad una rigorosa ricerca interpretativa – dichiara il sindaco e presidente della Fondazione Guido d’Arezzo Alessandro Ghinelli -. La prossima si annuncia ancora una edizione di altissima qualità, a conferma di una manifestazione che si distingue per unicità in Italia e nel mondo”. “Il Polifonico di quest’anno, arrivato alla sua 71ª edizione, si apre all’insegna di una interessantissima novità – dichiara il direttore delle attività polifoniche Luigi Marzola – la maggior parte delle sezioni del concorso si svolgerà all’interno della Caurum Hall – Auditorium Guido d’Arezzo, in cui, dopo anni di completo inutilizzo e grazie alla Fondazione Guido d’Arezzo in collaborazione col Politecnico di Milano, è stato rimesso in funzione il sistema di riverberazione computerizzato progettato specificamente per quella sala nello stesso momento della sua edificazione. Naturalmente le giornate del Polifonico non si dimenticano della storia e della bellezza di alcuni luoghi del centro storico di Arezzo in cui si svolgeranno convegni, concerti, masterclass e festival dedicati alla musica corale. Non mancheranno inoltre i concerti in provincia ospitati quest’anno dai comuni di Sansepolcro, Castiglion Fibocchi e Castel Focognano. Vi aspettiamo quindi per condividere la bellezza della cultura della diversità, dell’integrazione, dell’interferenza e dell’incontro che i cori presenti sapranno regalarvi attraverso un magico caleidoscopio sonoro”.

Come sempre la giuria del Concorso Polifonico Internazionale Guido d’Arezzo sarà formata da illustri professionisti provenienti da tutto il mondo: Brady Allred (Stati Uniti), Toh Ban Sheng (Singapore), Ambrož Copi (Slovenia), Petra Grassi (Italia), Ko Matsushita (Giappone), Piero Monti (Italia), Mats Nilsson (Svezia).  Info e programma: www.fondazioneguidodarezzo.com; www.polifonico.org