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Mutti inaugura ristorante aziendale in edificio sostenibile

Mutti inaugura ristorante aziendale in edificio sostenibileRoma, 21 ott. (askanews) – Il gruppo Mutti inaugura il suo ristorante aziendale Quisimangia, progetto avviato nel 2022 e ideato dallo studio di design e architettura internazionale CRA – Carlo Ratti Associati. Lo spazio è stato concepito fin dal suo progetto per essere più di un ristorante aziendale: uno spazio in cui concretizzare, attraverso un servizio catering d’eccellenza, affidato a VCook, società della famiglia Cerea del ristorante Da Vittorio di Brusaporto, la filosofia gastronomica rispettosa dell’ambiente di Mutti.


Integrando elementi di sostenibilità e circolarità, l’edificio riutilizza i pomodori scartati dalla produzione di Mutti che, riciclati, sono stati impiegati nella creazione della resina di cui sono composti i pavimenti interni, mentre il risparmio energetico è stato massimizzato dall’implementazione di nuove tecnologie di controllo ambientale. Attorno al Quisimangia, inoltre, su una superficie ampia più di un ettaro, sorgerà un giardino dedicato esclusivamente a piante e prodotti di origine regionale, curato dall’architetto Paolo Pejrone, specializzato in progettazione paesaggistica. Dopo una prima fase in cui sarà aperto esclusivamente ai dipendenti di Mutti dell’headquarter di Montechiarugolo, l’obiettivo finale vedrà l’apertura del ristorante alla comunità, generando ulteriore indotto economico per il territorio.


Il progetto si inserisce in continuità con il masterplan già avviato da CRA – Carlo Ratti Associati e Italo Rota Studio nel 2016 per l’azienda, il cui primo tassello era stato The Greenary, la struttura abitativa costruita intorno a un albero e che dal 2021 è la residenza di Francesco Mutti.

Florovivaismo in Puglia perde 15% produzione in 10 anni

Florovivaismo in Puglia perde 15% produzione in 10 anniRoma, 21 ott. (askanews) – Sta pagando a caro prezzo gli effetti della Xylella il settore florovivaistico in Puglia, che perde in volume il 15% della produzione nel decennio 2014-2023 a causa delle restrizioni in termini di movimentazione, export e produzione stessa e della lista delle piante ospiti che continua ad allungarsi. A denunciarlo è Coldiretti Puglia, sulla base del rapporto 2024 dell’Ismea sul florovivaismo Made in Italy: il settore in Puglia rappresenta il 3% della produzione agricola, ma sta perdendo terreno, pur realizzando quasi 200 milioni di euro di produzione l’anno, oltre il 5% della produzione florovivaistica nazionale e l’8% di quella vivaistica del Paese.pugliesi.


Continua infatti ad allungarsi l’elenco delle specie di piante che hanno l’obbligo di inserire il codice di tracciabilità nei passaporti delle piante, la cui applicazione è stata fissata dal primo luglio 2025 per le specie Lavandula angustifolia, Lavandula x intermedia, Lavandula latifolia, Lavandula stoechas e Salvia rosmarinus. Gravi i danni d’immagine e sull’export di prodotti florovivaistici causati dalla Xylella fastidiosa, “spesso usata come scusa per bloccare ingiustificatamente fiori e piante in vaso Made in Italy”, insiste Coldiretti Puglia. Le esportazioni di prodotti pugliesi sono colpite spesso da blocchi e misure restrittive “giustificati ufficialmente dal rischio della diffusione di malattie e parassiti delle piante ma che non trovano spesso riscontro nella realtà e coprono invece politiche protezionistiche”.

Cia: serve piano straordinario messa in sicurezza territorio

Cia: serve piano straordinario messa in sicurezza territorioRoma, 21 ott. (askanews) – “Serve un piano straordinario di messa in sicurezza del territorio che preveda, oltre che la manutenzione dei corsi d’acqua, la realizzazione di infrastrutture atte a gestire fenomeni che sono ormai eventi ordinari. Perché è del tutto evidente che gli interventi in emergenza, seppur necessari, non sono la soluzione”. Questo il commento di Stefano Francia, presidente di Cia Emilia Romagna, al recente episodio di maltempo che, con le piogge abbondati e prolungate, ha messo in crisi il sistema idraulico con effetti devastanti su città, campagne e Appennino.


I danni si sommano ai danni, ancor più evidenti nelle aree già toccate dall’alluvione dello scorso anno. La furia dell’acqua, oltre ad aver invaso strade e centri abitati, in molte zone si è portata via ciò che era rimasto in campo: pomodoro da industria, soia e uve da vendemmiare. “Crediamo che la messa in sicurezza del territorio, in tutte le aree fragili della nostra regione e della penisola, debbano diventare la priorità assoluta di ogni iniziativa e investimento – sottolinea Francia – e questo deve avvenire a ogni livello istituzionale. Certo è che non possiamo lasciare soli gli agricoltori, tra i primi a subire le devastazioni delle bizze climatiche”.

Roma Capitale affida a Az. ag. Marina lotto bando Terre Pubbliche

Roma Capitale affida a Az. ag. Marina lotto bando Terre PubblicheRoma, 21 ott. (askanews) – Firmato oggi il contratto di affidamento tra Roma Capitale e l’azienda agricola Marina, già operativa sul territorio dal 2021 con un vasto appezzamento e ora aggiudicatrice del bando “Terre Pubbliche” per la gestione di un terreno di circa 46 ettari nel parco della Marcigliana, nel Municipio III. Il bando, pubblicato lo scorso ottobre dal Dipartimento Tutela Ambientale, è volto a incentivare la nuova imprenditoria agricola e recuperare terreni abbandonati favorendo progetti multifunzionali che producano cibo di qualità e offrano servizi innovativi.


Il progetto dell’Azienda Agricola Marina prevede l’avvio di un allevamento di ovini da carne in regime biologico, la bonifica di un laghetto artificiale, la realizzazione di un’area pic-nic attrezzata, orti sociali e percorsi didattici per le scuole. Per l’implementazione del progetto, Gaetano Buglisi, titolare dell’azienda, ha scelto di farsi affiancare da Coldiretti la quale offrirà supporto nell’ambito tecnico, organizzativo e tutela del personale addetto. “Sono molto soddisfatta per questo affidamento, che rappresenta un passo importante verso la valorizzazione dell’Agro romano,” ha dichiarato l’Assessora all’Agricoltura, Ambiente e ciclo dei rifiuti Sabrina Alfonsi. “Il progetto non solo risponde agli obiettivi del bando, ma contribuirà a preservare il territorio e a promuovere nuove opportunità di formazione e integrazione”.

In II trimestre export agroalimentare +8,2% a oltre 16,8 mld

In II trimestre export agroalimentare +8,2% a oltre 16,8 mldRoma, 21 ott. (askanews) – Crescono ancora nel secondo trimestre del 2024 le esportazioni agroalimentari nel periodo considerato, superando i 16,8 miliardi di euro (+8,2% circa rispetto al II trimestre 2023), verso tutti i principali mercati esteri (in particolare la Stati Uniti (+16,3%) e Polonia (+21,2%). In aumento anche le importazioni, che raggiungono i 17,1 miliardi (+4,1%) con andamenti differenziati: in crescita verso Spagna (+16%), Germania (+6,1%) e Ungheria (12,2%) e in diminuzione verso Brasile (-3,4%) e, soprattutto, Grecia (-20,7%). E’ quanto riporta l’ultimo bollettino CREAgritrend, il bollettino trimestrale messo a punto dal Crea, con il suo Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia.


I prodotti maggiormente esportati sono stati i derivati dei cereali (+10% in valore e quantità) e il vino (+2,9% in valore e +2,4% in quantità). Sul fronte delle importazioni si segnalano aumenti in valore elevati per “oli e grassi” (11,6% rispetto allo stesso trimestre 2023) e caffè greggio, mentre le carni fresche e congelate si riducono in valore (-3%). Rispetto allo stesso periodo del 2023, fra aprile e giugno 2024, l’indice della produzione è cresciuto per l’industria alimentare (+2,8%) con il picco a giugno (+3,6%), mentre decresce per l’industria delle bevande (-2,3%). L’indice del fatturato cresce sul mercato estero sia per l’industria alimentare (+7%) sia per quella della bevande (+4%); sul fronte interno, invece, l’industria alimentare subisce una flessione (-3%) mentre quella della bevande si conferma stazionaria.


Per quanto riguarda il clima di fiducia delle imprese, i dati raccolti su X dal 1° luglio al 15 settembre 2024 evidenziano una diminuzione del 2,5% rispetto al trimestre precedente del clima di fiducia nei confronti del settore, seppur con una prevalenza dei giudizi positivi e molto positivi pari al 69,6%. I giudizi negativi e molto negativi (pari al 28,5%) hanno registrato un aumento del 2,6% mentre i neutrali (2%) rimangono stabili.

In Sicilia biologico oltre 25% produzione, ma consumi sono bassi

In Sicilia biologico oltre 25% produzione, ma consumi sono bassiRoma, 21 ott. (askanews) – La Sicilia, una delle regioni che ha investito maggiormente nella produzione biologica, in largo anticipo ha già raggiunto e superato l’obiettivo fissato dal Green Deal per il 2030 del 25% di superficie agricola utilizzata per il biologico. Tuttavia, nonostante questi risultati sul piano produttivo, il consumo di prodotti biologici in Sicilia resta ancora troppo basso, e l’uso di prodotti bio nella ristorazione pubblica è ancora molto limitato.


Di biologico e consumi si è discusso al CREA-OFA di Acireale nel corso del seminario dal titolo “Focus sull’agrumicoltura biologica nel Mediterraneo: Strategie di adattamento e mitigazione al cambiamento climatico applicate all’agroecosistema agrumicolo biologico nel Mediterraneo”, organizzato dal Distretto produttivo Agrumi di Sicilia in collaborazione con Ciheam e Crea. Durante il seminario, è stata posta particolare attenzione sulla necessità di strategie efficaci per affrontare il cambiamento climatico nell’ambito dell’agrumicoltura biologica. Nel pomeriggio, il seminario ha proseguito con una tavola rotonda dal titolo “La voce ai produttori bio: esperienze, problematiche, attese e prospettive a confronto con la ricerca scientifica e non solo”, offrendo un confronto diretto tra i produttori biologici e il mondo accademico.


Federica Argentati, presidente del Distretto produttivo Agrumi di Sicilia, ha spiegato: “se vogliamo davvero promuovere una cultura del biologico, è essenziale far comprendere ai consumatori quanto sia importante ciò che mettono nel piatto. Purtroppo, l’agricoltura biologica ha incontrato ostacoli, spesso dovuti alle pressioni delle lobby, che ne hanno rallentato lo sviluppo. Tuttavia, è arrivato il momento di fare un salto di qualità, sensibilizzando non solo la popolazione, ma anche le istituzioni. Per rendere il biologico accessibile a tutti, è fondamentale rivedere i costi lungo la filiera, garantendo un prezzo giusto che rifletta la qualità del prodotto”. “Se vogliamo davvero incentivare il consumo di prodotti biologici – propone la presidente del Distretto – dobbiamo creare una sinergia tra filiera, organizzazioni e istituzioni. Questo significa non solo migliorare la tracciabilità e garantire che ciò che il consumatore acquista sia effettivamente biologico, ma anche adottare misure concrete, come la detassazione al consumo dei prodotti biologici certificati. Solo attraverso un impegno congiunto riusciremo a rendere il biologico una scelta accessibile e sostenibile per tutti”.

Rinnovato accordo fornitura Sibeg e Italia Zuccheri-Coprob

Rinnovato accordo fornitura Sibeg e Italia Zuccheri-CoprobRoma, 21 ott. (askanews) – Sibeg Coca-Cola e Italia Zuccheri-Coprob, unico produttore di zucchero 100% italiano, hanno rinnovato l’accordo a sostegno delle filiere agroalimentari italiane che, nato nel 2021, “ci consente di valorizzare un’eccellenza del nostro Paese e la tradizione saccarifera, all’insegna della volontà di dialogo con le filiere agricole”. Lo annuncia in una nota Luca Busi, amministratore delegato di Sibeg Coca-Cola, azienda che dal 1960 produce, imbottiglia e distribuisce in esclusiva per la Sicilia le bevande di The Coca-Cola Company.


“Siamo molto felici di utilizzare anche zucchero italiano per la preparazione delle nostre bevande – continua Busi – rafforzando l’identità della nostra realtà: un’azienda familiare a km0, che interagisce costantemente con il territorio e che sta lavorando senza sosta per raggiungere l’obiettivo della Carbon Neutrality entro il 2030. Già quattro anni fa abbiamo fortemente creduto in questo progetto: per noi di Sibeg è il tassello di un percorso che ci vede attenti alla nostra comunità di riferimento, come nel caso del dialogo di lunga data con la filiera agrumicola siciliana per Fanta, ambiziosi nel porci sempre nuovi traguardi da raggiugere”.

Coldiretti: in Emilia Romagna ancora campi sott’acqua e danni

Coldiretti: in Emilia Romagna ancora campi sott’acqua e danniRoma, 21 ott. (askanews) – Decine di migliaia di ettari invasi dall’acqua e dal fango con danni alle produzioni di frutta, ortaggi, mais, barbabietole da zucchero e altri cereali, frutteti e vigneti sradicati, agriturismi, serre, cantine, fabbricati e capannoni invasi dall’acqua, strade rurali franate. E’ il primo bilancio dell’ondata di maltempo che ha colpito le campagne italiane secondo il monitoraggio della Coldiretti, con la situazione più grave che si registra in Emilia Romagna.


Nella Bassa piacentina e nel Reggiano l’acqua ha inondato i terreni appena seminati a cereali e quelli con leguminose e mais ancora da raccogliere. Danni anche ad alcuni fabbricati di aziende agricole. Sono a rischio – rileva Coldiretti – anche importanti estensioni di terreni con la presenza di serre e strutture agricole. Campi allagati anche nel Bolognese, nel Parmense, nel Ferrarese. Migliaia gli ettari interessati ma il bilancio sembra destinato ad aggravarsi. Molte delle aziende agricole colpite avevano subito danni anche dalle precedente alluvioni dalle quali stavano faticosamente cercando di rialzarsi. Dinanzi a una situazione sempre più grave Coldiretti chiede alle istituzioni, da quelle nazionali a quelle europee, di garantire l’erogazione rapida di aiuti a sostegno delle imprese danneggiate. È inaccettabile che la burocrazia non riesca a rispondere con la rapidità necessaria per affrontare le emergenze che affliggono i nostri agricoltori.


Ma il maltempo ha causato seri problemi anche in Lombardia dove i nubifragi hanno di fatto paralizzato le attività di raccolta di riso, mais e soia, con i campi ridotti a paludi. Seminate in ritardo a causa delle piogge primaverili, su queste coltivazioni ora si temono cali produttivi al momento stimati tra il 20% e il 30% in meno rispetto ad annate normali. Ma il rischio potrebbe essere anche quello di perdere completamente la produzione rimasta in campo, se le condizioni meteo sfavorevoli dovesse perdurare ancora. Ritardi si registrano anche negli sfalci dei prati, oltre che nella maturazione e nella raccolta delle olive. Con i terreni impraticabili – sottolinea Coldiretti – non si può neppure procedere con le semine dei cereali autunno-vernini, come frumento e orzo, che andrebbero fatte in questo periodo.


In Toscana, invece, va avanti la conta dei danni dopo che migliaia di ettari di campi sono stati sommersi da acqua e fango tra Livorno, Grosseto e Pisa in seguito all’esondazione di fiumi e canali, tra cui il Cornia, lo Sterza ed il Cecina. Pesantissimi i contraccolpi per le coltivazioni e le strutture con ortaggi andati completamente distrutti, olivi e vigneti sradicati e recinzioni spazzate via dalla violenza dell’acqua e del fango fuoriuscita da canali e fossi.

Al via edizione 2025 di Agricoltura 100 con Confagri e Reale Mutua

Al via edizione 2025 di Agricoltura 100 con Confagri e Reale MutuaRoma, 21 ott. (askanews) – Al via l’edizione 2025 dell’indice AGRIcoltura100, l’iniziativa di Reale Mutua e Confagricoltura dedicata a supportare e valorizzare l’impegno delle imprese agricole italiane sul fronte della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.


AGRIcoltura 100, attraverso il Rapporto finale elaborato da MBS Consulting sulla base dell’indagine, fornisce un quadro altamente dettagliato del settore primario italiano partendo dall’esperienza diretta delle aziende su alcuni asset. I principali sono l’innovazione come fattore di sostenibilità e l’impatto di quest’ultima sui risultati economici; la tecnologia e la ricerca applicata in campo, l’agricoltura 4.0, la gestione dei rischi idrogeologici, ma anche il lavoro e la manodopera, l’economia circolare e l’autosufficienza energetica. Tutti temi di grande attualità che vedono impegnate, ciascuna per il proprio core business, Confagricoltura e Reale Mutua. Le aziende possono partecipare compilando un questionario che raccoglie informazioni sulle loro pratiche sostenibili, con una valutazione gratuita che misura i risultati raggiunti. Questo strumento permette inoltre alle imprese di confrontarsi con realtà simili, evidenziando il proprio percorso verso un futuro sempre più responsabile.


Quest’anno l’indice AGRIcoltura100 si arricchisce di novità significative: il questionario è stato semplificato per ampliare la partecipazione e sono stati introdotti nuovi temi, tra cui una sezione approfondita sulla gestione del rischio. Quest’ultimo aspetto è di particolare rilevanza sia per Confagricoltura, sia per Reale Mutua, che da sempre si impegna a favorire la consapevolezza dei rischi e a promuovere pratiche di prevenzione e protezione per le aziende agricole.

Grande Impero trasforma 1.539mila kg pane invenduto in biogas

Grande Impero trasforma 1.539mila kg pane invenduto in biogasRoma, 17 ott. (askanews) – Grande Impero, azienda leader nella pianificazione artigianale, destina 1 milione 539mila kg del pane invenduto al riutilizzo con conseguente trasformazione in biogas, che si traduce in un’energia di circa 70mila kW, pari all’energia assorbita in un’ora da oltre 7 milioni di lampadine led. Inoltre, più del 50% dei ruoli di responsabilità sono ricoperti da donne. I dati sono stati resi noti in occasione della World Bread Day, la Giornata Mondiale del Pane, che si è celebrata ieri.


Attualmente il pane è uno dei più importanti elementi al centro dei dibattiti politici ed economici. Dal grano al pane i prezzi aumentano anche di dieci volte a causa di speculazioni e distorsioni all’interno delle filiere. Da un monitoraggio Eurostat su agosto emerge che il costo in Ue è cresciuto mediamente del 18% rispetto allo stesso mese del 2021, con l’Italia che si attesta a un +13,5%. Antonella Rizzato, presidente Holding Glamour Food, spiega: “la nostra storia ci ha insegnato che bisogna perseverare nel mantenere salde le origini e la tradizione, attraverso scelte quotidiane consapevoli , che vedono in primis una attenta selezione delle materie prime, l’adozione di tecnologie innovative. Ciò si è reso possibile anche grazie ad una virtuosa collaborazione con la distribuzione, che sposa identici valori, ed è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi e per la soddisfazione del consumatore”.


Grande Impero si occupa anche di formare i panettieri del domani, con particolare attenzione proprio all’inclusione multietnica. Nei suoi laboratori, infatti, Grande Impero annovera oltre 23 etnie diverse tra i propri lavoratori, molti dei quali reclutati anche grazie ai corsi di panificazione organizzati con diverse organizzazioni di volontariato e umanitarie. Tra questi spicca il corso organizzato in collaborazione con i Salesiani Don Bosco all’interno del progetto Borgo Ragazzi. Un progetto di formazione lavorativa che mira all’integrazione e all’avviamento alla professione per ragazzi prossimi alla maggiore età, provenienti da situazione di disagio.