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Prosegue la partnership Barilla-Algida: 3 nuovi gelati nell’estate 2024

Prosegue la partnership Barilla-Algida: 3 nuovi gelati nell’estate 2024Milano, 4 apr. (askanews) – Prosegue la collaborazione tra Barilla e Algida per la produzione di gelati ispirati ad alcuni brand dell’azienda di Parma legati al mondo dei biscotti. L’estate 2024 vedrà, infatti, il debutto in versione ice cream dei Pavesini e il gusto Gocciole e Ringo in formato in vaschetta.


La partnership strategica tra le due aziende, iniziata nel 2021, compie così un ulteriore passo avanti con l’estensione nel segmento delle vaschette, con l’ambizione, spiegano in una nota congiunta, di attrarre nuovi consumatori e contribuire a far crescere la categoria, replicando la performance positiva come per il lancio della range dei sandwich. Pavesini, Gocciole e Ringo, tutti e tre nel nuovo formato in vaschetta, presentano strati alternati con mix di gelato e biscotti, che richiamano al biscotto originale sia nello strato centrale del gelato che nelle guarnizioni. Per i Pavesini, che per la prima volta si trasformano in un gelato, è stato scelto il gusto tiramisù, che in tanti a casa realizzano col biscotto Pavesi in alternativa al classico savoiardo. Nati da un’intuizione di Mario Pavesi nel 1948 come specialità locale con il nome di Biscottini di Novara, i Pavesini sono diventati una specialità tutta italiana. Come per tutta la gamma le confezioni dei nuuovi prodotti sono riciclabili. In particolare, la vaschetta è realizzata interamente in carta.


I nuovi gelati nel formato in vaschetta saranno disponibili in tutti le insegne della grande distribuzione.

Lollobrigida: con Conferenza internazionale valorizziamo il vino

Lollobrigida: con Conferenza internazionale valorizziamo il vinoRoma, 4 apr. (askanews) – “La Conferenza Internazionale sul Vino nasce con l’intenzione di valorizzare la nostra economia, il lavoro, la sostenibilità ambientale attraverso un prodotto di eccellenza come il vino, che è una delle nostre produzioni caratteristiche che accompagna la nostra storia, la nostra cultura e anche il nostro benessere se consumato moderatamente”. Lo ha sottolineato il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, nel corso della presentazione, al Masaf, della Conferenza Internazionale sul Vino (Wine Ministerial Meeting) in programma in Franciacorta e a Verona dall’11 al 13 aprile 2024. Si tratta della prima riunione a livello ministeriale dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, che quest’anno compie 100 anni.


Insieme al ministro, sono intervenuti il presidente dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, Luigi Moio, il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, il Professore Giorgio Calabrese, medico dietologo e consulente del Ministero della Salute, e il presidente dell’Agenzia ICE, Matteo Zoppas. Il ministro Lollobrigida ha anticipato i temi principali che verranno discussi durante i lavori in Franciacorta, che poi confluiranno a Vinitaly: “parleremo del valore del vino e di come produrlo, studiando come possa essere migliorato e valorizzato non tanto nella quantità ma nella qualità. Non mancheranno tutti i temi legati alle sfide di questo tempo, in merito a sostenibilità economica, reddito degli agricoltori, manutenzione dell’ambiente e del paesaggio, cose che a nostro avviso devono restare connesse”.


Il presidente dell’OIV Luigi Moio ha aggiunto che “l’occasione di un incontro di tale rilevanza, oltre che per il valore simbolico di celebrazione dei primi cento anni dell’OIV, è oggi di fondamentale importanza strategica per l’intera filiera vitivinicola mondiale”. “È necessario riflettere sul fatto che il vino è una bevanda unica, sia per i suoi profondi valori storici e culturali, sia per il modo in cui viene assunto”. Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, ha definito il vino “un biglietto da visita del made in Italy. Quello che cerchiamo di realizzare al Vinitaly è fare gruppo con tutti i Paesi produttori per presentare al mondo il mercato e l’eccellenza del vino, ma anche i suoi valori sociali. Dove c’è vino ci sono territori che crescono e si sviluppano, dove c’è l’attività di vitivinicola crescono intere comunità”.

Fondo QuattroR entra nel caffè Segafredo: rileva 50% Massimo Zanetti

Fondo QuattroR entra nel caffè Segafredo: rileva 50% Massimo ZanettiMilano, 4 apr. (askanews) – Il fondo di private equity QuattroR ha acquisito una quota del 50% di Massimo Zanetti Beverage Group con l’obiettivo di accelerarne la crescita e la creazione di valore a lungo termine.


Fondato da Massimo Zanetti più di 50 anni fa, Massimo Zanetti Beverage Group è uno dei principali attori globali nel settore del caffè. Con un portafoglio di oltre 40 marchi, tra cui il rinomato Segafredo, il gruppo conta oggi più di 3.300 dipendenti e ha chiuso il 2023 con un fatturato di 1,1 miliardi. Nonostante le origini italiane, il mercato italiano rappresenta oggi meno del 10% del fatturato del gruppo, presente in 110 paesi, con 20 stabilimenti e un network importante di caffetterie. QuattroR entra nel gruppo principalmente attraverso la sottoscrizione di un aumento di capitale. L’obiettivo è quello di consolidare la leadership europea e rafforzare ulteriormente la sua presenza globale. Massimo Zanetti, presidente della società, continuerà a contribuire con la propria esperienza e capacità imprenditoriale allo sviluppo del gruppo. Il cda di Massimo Zanetti Beverage Group ha nominato in data odierna Pierluigi Tosato nuovo Ceo. Tosato vanta più di 25 anni di esperienza nel settore food&beverage di grandi gruppi industriali, come Ceo e membro del board di aziende tra cui Biscuits Bouvard, Continental Bakeries, Deoleo, Bolton Food, Acqua Minerale San Benedetto. “Sono davvero onorato di poter guidare il Gruppo Massimo Zanetti Beverage in questa stimolante fase di crescita e consolidamento – ha commentato Tosato – Vedo nel gruppo un notevole potenziale sia strategico che commerciale in un settore molto interessante”.


“La partnership con QuattroR rappresenta un’opportunità e uno stimolo per noi, per consolidare ulteriormente il percorso di crescita del gruppo, massimizzando la creazione di valore”, ha commenta Massimo Zanetti, fondatore e presidente di Massimo Zanetti Beverage Group. “La condivisione dei nostri valori imprenditoriali e la complementarietà di competenze agevolerà il raggiungimento degli obiettivi del gruppo”. “Con questa operazione confermiamo il nostro impegno ad affiancare e sostenere nel medio-lungo periodo imprenditori di successo, focalizzati a dare ulteriore sviluppo al proprio business”, ha sottolineato Francesco Conte, amministratore delegato di QuattroR. “L’investimento in Massimo Zanetti Beverage Group è perfettamente in linea con il nostro impegno di valorizzare importanti marchi italiani presenti su scala globale”. (Foto dal sito Web di Massimo Zanetti Beverage Group)

E’ crisi idrica nelle campagne siciliane, Cia: danni incalcolabili

E’ crisi idrica nelle campagne siciliane, Cia: danni incalcolabiliRoma, 4 apr. (askanews) – Un calo del 30% dell’acqua contenuta negli invasi rispetto allo stesso periodo del 2023 e danni incalcolabili ai terreni seminati a grano duro, ma anche al comparto zootecnico. “Le nostre migliori estensioni cerealicole delle aree rurali del centro Sicilia oggi sono una desolazione: sterminate aree seminate a grano che non andranno a maturazione perché sono già ingiallite e in alcune zone, le piante si presentano con il gambo alto solo alcuni centimetri”. A lanciare l’allarme è la Cia della Sicilia Orientale.


“Non è più solo un grido di allarme quello che proviene dalle campagne siciliane, ma una tragica conferma della perdita irreversibile delle produzioni agricole che getta nello sconforto i nostri agricoltori. Alte temperature e siccità hanno messo all’angolo la Sicilia”, spiega l’organizzazione che lancia l’ennesimo appello al Governo regionale e nazionale. “La richiesta dello stato di emergenza Nazionale decisa dalla Giunta Regionale, non ancora approvata dal Consiglio dei Ministri – si legge nella nota sottoscritta dalla Giunta CIA Sicilia Orientale – dovrà garantire un approvvigionamento idrico e potabile ai cittadini e alle aziende agricole e zootecniche della Sicilia, e mettere in campo una serie di interventi finanziari mirati al sostegno delle aziende agricole per compensare la perdita secca di reddito, con uno sgravio immediato dei ruoli consortili ordinari ed irrigui e altri oneri fiscali, contributivi e di moratoria, sospensione dei mutui che pesano sulle imprese del settore agricolo e zootecnico”.


“Il comparto zootecnico vive la stessa drammatica situazione – conferma Donatella Vanadia, che conduce una strutturata azienda zootecnica in territorio di Vizzini con centinaia di capi di bovini – Allevatori esasperati e animali sfiancati dalla mancanza di foraggio e di acqua per il minimo sostegno vitale”. “Ribadiamo con forza che urge un Piano Straordinario per affrontare le emergenze – conclude la nota di Cia Sicilia Orientale – e, seppur consapevoli delle difficoltà del momento e degli sforzi che si stanno facendo per colmare i ritardi del passato, bisogna pianificare gli interventi necessari a medio e lungo periodo per rilanciare il comparto e il reddito degli agricoltori”.

Domani la pasta alla carbonara festeggia 70 anni

Domani la pasta alla carbonara festeggia 70 anniRoma, 4 apr. (askanews) – Domani, 6 aprile, festeggia 70 anni la Carbonara, la cui ricetta fu pubblicata per la prima volta in Italia nel 1954 sul mensile “La Cucina Italiana”. E, come ogni anno, il 6 aprile i pastai di Unione Italiana Food tornano a celebrare il piatto di pasta più goloso con l’ottava edizione del #CarbonaraDay.


Secondo il rapporto dell’Accademia Italiana della Cucina è la ricetta più interpretata all’estero. C’è chi è fedele all’originale, chi propone variazioni sul tema e chi la stravolge con versioni irriconoscibili. Per i puristi esiste solo una maniera per farla e 5 ingredienti canonici: pasta, guanciale, pecorino, uovo, pepe. Gli innovatori invece credono che non debbano esserci limiti alle reinterpretazioni di questa ricetta. Secondo Unione Italiana Food, la Carbonara risulta il laboratorio della pasta che intercetta nuovi stili di vita alimentare e modalità di consumo, tra rielaborazioni e improvvisazioni dell’ultimo minuto e ingredienti nuovi e non convenzionali. Tolte le varianti e le eccezioni, ci siamo attestati oggi su una ricetta che in questo secondo decennio del XXI secolo si può considerare quella più diffusa per la carbonara. Non la migliore, non la tradizionale, non la “perfetta” ma quella più diffusa e apprezzata, la “classica” in contrapposizione alla “tradizionale”, quella del ’54, per intenderci.


Da un’indagine condotta da AstraRicerche su un campione di 1.000 italiani (18-65enni) emerge che 7 su 10 conoscono gli ingredienti necessari, considerando come imprescindibili guanciale (e, con una discreta tolleranza, pancetta), uova, pecorino o parmigiano e pepe. Ma se 6 italiani su 10 si dichiarano fedeli alla ricetta classica, non manca un certo estro interpretativo: 1 italiano su 5 (soprattutto uomini) si avventura nelle “diversamente carbonare” con un ingrediente fuori dagli schemi: panna (6,5%) o latte (3,1%), peperoncino (5,2%), prezzemolo (4,4%), pomodoro (3,8%). C’è chi utilizza il prosciutto al posto del guanciale (3,5%) o componenti ‘veg’ (funghi 2,5%, pisellini 2,2%, zucchine 2,1%).


Secondo Margherita Mastromauro, presidente dei pastai di Unione Italiana Food, “la carbonara rappresenta il piatto della Rinascita, che segna l’uscita dalla guerra e l’inizio del boom economico. È sinonimo di libertà e le tante versioni in tutto il mondo di questo piatto ne sono la prova”.

Granlatte definisce prezzo latte per il prossimo trimestre

Granlatte definisce prezzo latte per il prossimo trimestreRoma, 4 apr. (askanews) – Il cda di Granlatte, riunitosi lo scorso 28 marzo, ha approvato il bilancio e deliberato il prezzo del latte alla stalla per il prossimo trimestre aprile-giugno: 51,5 euro/hl ad aprile, 51,5 euro/hl a maggio, 52 euro/hl a giugno cui verrà aggiunta l’iva e il premio qualità, che per le stalle del centro e sud Italia prevede un ulteriore 0,5 euro/hl.


“Il prezzo del latte alla stalla riconosciuto agli allevatori della filiera è da attribuire al permanere di elevati costi di produzione alla stalla e alla contenuta produzione di latte sia in Europa sia in Italia. Dalle analisi sui dati in nostro possesso emerge in modo chiaro che non è possibile prevedere repentine inversioni di tendenza”, ha detto la presidente di Granlatte Simona Caselli. “In un contesto di grande volatilità delle materie prime e di incertezza geopolitica è sempre più importante avere un orizzonte temporale di un trimestre sia per gi allevatori soci della cooperativa sia per Granarolo. Sono convinta che al fine di salvaguardare la agro-zootecnia italiana, provata dalla perma-crisi cui assistiamo, occorra abbandonare la prassi diffusa di un prezzo del latte contrattato di mese in mese”.


Granlatte rinnova quindi la richiesta che la rappresentanza della filiera lattiero casearia “lavori ad un indice che con frequenza almeno mensile fornisca i costi medi della produzione del latte alla stalla al fine di eliminare le asimmetrie informative che da tempo influenzano pesantemente la filiera italiana del latte”. In occasione del Consiglio di Amministrazione Granlatte è stata inoltre deliberata la proposta della liquidazione del 2023 che sarà portata all’assemblea di bilancio, prevista per il prossimo 14 maggio. Essa prevede una liquidazione media di 63 euro/hl compresa iva.

Al via a Torino i lavori per il nuovo stabilimento Leone 2857

Al via a Torino i lavori per il nuovo stabilimento Leone 2857Roma, 4 apr. (askanews) – Sono ufficialmente iniziati i lavori al cantiere della nuova fabbrica di Leone 1857, la storica azienda dolciaria italiana che oggi, a Collegno, nel torinese, ha tagliato il nasttro per la realizzazione del nuovo stabilimento, di fianco all’attuale sede, alla presenza delle autorità regionali e locali e dei principali stakeholders del territorio, accolti dalla presidente di Leone, Michela Petronio insieme al marito Luca Barilla. L’inaugurazione della nuova Fabbrica è prevista per l’autunno del 2025.


L’azienda ha chiuso il 2023 con un fatturato di 12 milioni di euro, in crescita del 10% rispetto al 2022 e, nei primi mesi del 2024 il trend di crescita è confermato. La “Fabbrica della Felicità” sarà di 7.000 mq di superficie, di cui una parte destinata all’area esperienziale e l’altra alla produzione e ambisce a diventare una vera e propria destinazione turistica. “La decisione di investire in Leone – spiega Michela Petronio, presidente del brand – è stata motivata dalla volontà di rilanciare un marchio storico del food italiano, celebre per la sua qualità e autenticità. Leone rappresenta non solo un prodotto di alta qualità, ma anche un simbolo dell’italianità nel mondo. Questo ambizioso progetto consentirà al pubblico di immergersi nel magico processo di trasformazione delle materie prime in caramelle e cioccolato, offrendo un’esperienza coinvolgente, senza precedenti”.


La progettazione, a opera dello studio di architettura milanese Piuarch, ha avuto come obiettivo quello di esaltare, attraverso l’espressione artistica del nuovo fabbricato, l’”anima” dell’industria dolciaria. L’impianto, insignito della certificazione “Leed Gold” per la sostenibilità in materia di risparmio energetico e idrico, ospiterà il nuovo shop aziendale, la caffetteria e la reception oltre al percorso di visita esperienziale strutturato su più livelli.

Puglia, al via modifica piano anti Xylella con varietà resistenti

Puglia, al via modifica piano anti Xylella con varietà resistentiRoma, 4 apr. (askanews) – Al via in Puglia le modifiche del Piano anti Xylella con le nuove varietà Lecciana e Leccio del Corno resistenti al batterio killer degli ulivi, la Xylella fastidosia sottospecie pauca, che a partire da oggi apriranno nuove prospettive per la rigenerazione del Salento. A darne notizia, in una nota, è Coldiretti Puglia, in relazione alle modifiche al Piano anti Xylella stabilito dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia di concerto con l’Osservatorio fitosanitario regionale, che hanno accolto la richiesta di Unaprol e Coldiretti di introdurre le due varietà resistenti Leccio e Leccio del Corno nei Rigenerazione olivicola delle aree pugliesi interessate dall’epidemia di Xylella fastidiosa con cultivar resistenti e/o tolleranti.


“Siamo fermamente convinti che le strategie di contenimento e di contrasto alla diffusione della Xylella fastidiosa e di rilancio dell’olivicoltura pugliese debbano necessariamente poter contare su germoplasma olivicolo resistente – ha detto David Granieri, presidente di Unaprol – Ed in questo senso l’attuale possibilità di impianto limitata alle sole 2 cultivar, oggi autorizzate, Leccino ed FS-17, risulta alquanto inadeguata e rischiosa ai fini di una campagna di rigenerazione olivicola su larga scala”. Il settore olivicolo è uno osservato speciale di CAI Consorzi Agrari d’Italia con “investimenti – ha annunciato Gianluca Lelli amministratore delegato di CAI – per la realizzazione di un nuovo polo che, facendo leva sulle expertise già consolidate, accompagnerà le aziende olivicole nella realizzazione dei nuovi impianti e in una gestione olivicola al passo con i tempi, con mezzi e conoscenze tali da agire tempestivamente e efficacemente sul territorio”.


Proseguono inoltre gli studi in Puglia, dove sono già oltre 35.000 i semenzali spontanei osservati, numerosi semenzali già a frutto che hanno superato la fase giovanile, di cui 190 asintomatici selezionati ed analizzati con PCR quantitativa, 33 semenzali risultati privi del batterio a 3/4 successive analisi, di cui 23 già riprodotti e pronti per essere sottoposti ai test di patogenicità, dove “i risultati attesi – ha detto Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia – riguardano nuove fonti di resistenza nuove varietà, uniche e nate in loco da genitori autoctoni, nuovi genitori locali per attività di incrocio, alla base del progetto di ricerca e sperimentazione ‘Resixo’ condotto dal CNR-Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante”.

Erbazzone reggiano, al via percorso certificazione Igp a Bruxelles

Erbazzone reggiano, al via percorso certificazione Igp a BruxellesRoma, 4 apr. (askanews) – “La notizia che il Ministero ha dato parere favorevole alla registrazione del nome Erbazzone reggiano come Igp ci riempie di soddisfazione. Ora il dossier verrà trasferito a Bruxelles per passare al vaglio degli uffici della Commissione europea. Si tratta di un ulteriore passo verso l’ottenimento della quarantacinquesima Dop e Igp della Regione Emilia-Romagna, con un prodotto che appartiene alla storia e all’identità delle famiglie reggiane e ha tutti gli elementi per essere promosso e diffuso nel mondo”.


Così l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi sulla decisione favorevole del ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali alla richiesta di registrazione come Igp, Indicazione geografica protetta, della torta salata di origine medievale nata come piatto povero contadino e oggi vanto della cucina reggiana. “La Food Valley dell’Emilia-Romagna, con le sue 44 Dop e Igp – aggiunge Mammi – vale 3,6 miliardi di euro alla produzione su 8,5 miliardi a livello nazionale, e il comparto agro-alimentare della regione ha raggiunto nel complesso 34 miliardi di euro di volume produttivo, di cui quasi 10 miliardi esportati. Ottenere certificazioni di qualità significa poter garantire cibo buono, sicuro e controllato secondo un disciplinare specifico. Allo stesso tempo ci permette di tutelare i nostri prodotti dalle imitazioni e di poterli promuovere al meglio”.

Parmigiano Reggiano, a Roma bilancio dei 90 anni del Consorzio

Parmigiano Reggiano, a Roma bilancio dei 90 anni del ConsorzioRoma, 4 apr. (askanews) – Un bilancio dei 90 anni del Consorzio del Parmigiano Reggiano in un momento di incontro a Palazzo Piacentini, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza del ministro Adolfo Urso. Il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli, ha ricordato che dalla nascita del Consorzio, a cui aderirono oltre 2.000 caseifici che lavoravano circa 37.000 tonnellate di Parmigiano Reggiano, la produzione è più che quadruplicata.


Nel 2023, infatti, i 292 caseifici aderenti (situati nella zona di origine della Dop, che comprende le province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova a destra del fiume Po e Bologna a sinistra del fiume Reno) hanno prodotto 4,014 milioni di forme, pari a circa 161.000 tonnellate. Il giro d’affari al consumo ha toccato il massimo storico di 3,05 miliardi di euro (+5% sul 2022) con risultati positivi per le vendite totali a volume (+8,4%), sostenute da un andamento positivo dell’export (+5,7%), e, soprattutto, delle vendite in Italia (+10,9%). Il ministro Urso ha spiegato che il Consorzio “rappresenta una importante realtà della filiera agroalimentare italiana. Il 15 aprile, con oltre 300 eventi, festeggeremo la prima Giornata Nazionale del Made in Italy, che nasce grazie all’omonima legge quadro, fortemente voluta dal governo Meloni, per valorizzare, promuovere e tutelare le realtà produttive italiane. Il nostro brand non è solo il biglietto da visita dell’Italia nel mondo, ma ne rappresenta il patrimonio identitario, una somma di tante realtà straordinarie che compongono la nostra penisola”, ha detto.


Il Consorzio è infatti tra i protagonisti della mostra Identitalia, The Iconic Italian Brands, esposta nell’atrio principale del Ministero fino a sabato 6 aprile, dedicata ai più importanti marchi che hanno fatto e stanno facendo la storia del Paese. L’iniziativa, alla quale hanno aderito 100 aziende per un totale di 113 marchi dei settori agroalimentare, abbigliamento, cura della persona, arredamento e automotive, nasce per celebrare i 140 anni dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, che nel 2019 si è arricchito del “Registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale”, contenente i brand iscritti da più di 50 anni e ancora attivi.


Tra questi ultimi anche il Consorzio del Parmigiano reggiano Dop, il più antico d’Italia per quanto concerne i prodotti alimentari, fondato il 27 luglio 1934 con la funzione di tutelare, difendere e promuovere un prodotto millenario le cui antiche e nobili origini risalgono addirittura al Medioevo, salvaguardandone la tipicità e pubblicizzandone la conoscenza nel mondo. “Siamo fieri che il Ministero ospiti questo incontro nella sua splendida sede e di essere tra i protagonisti della mostra dedicata ai più importanti marchi della storia d’Italia – ha detto Bertinelli – La nostra Dop è un prodotto che nasce da un sogno: quello della comunità della zona di origine, di coloro che in un piccolo territorio sono stati capaci di creare un’icona del Made in Italy amata dai consumatori in Italia e all’estero, unica e inimitabile proprio perché inscindibilmente legata alle sue radici”.