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Coldiretti: 200mila donne in campagna, una azienda su 4 è rosa

Coldiretti: 200mila donne in campagna, una azienda su 4 è rosaRoma, 7 mar. (askanews) – Sono quasi duecentomila le donne italiane che hanno scelto campi e trattore. È quanto emerge da una analisi di Donne Coldiretti su dati del Registro delle Imprese divulgata in occasione della festa dell’8 marzo. Il risultato è che oltre un’azienda agricola italiana su quattro (28%) è oggi guidata da donne con una presenza che sta rivoluzionando il lavoro nei campi, dove sono capaci di spaziare dall’allevamento alla coltivazione, dal florovivaismo all’agriturismo, dalla trasformazione dei prodotti alla vendita diretta.


Ma il vero motore delle nuove contadine sono anche le attività sociali come le fattorie didattiche e gli agriasilo, ma anche l’importante impegno per l’inserimento nel mondo del lavoro delle donne meno fortunate, vittime di violenze e soprusi. Le Under 35 puntano sull’innovazione. Da segnalare anche la “quota giovane”, sottolinea Coldiretti, con circa 13mila aziende femminili guidate da ragazze under 35 che hanno puntato soprattutto sull’uso quotidiano della tecnologia. Le donne contadine, continua Coldiretti, sono presenti in tutto il territorio italiano e la regione con il maggior numero di imprese femminili in assoluto è la Sicilia con più di 24mila imprese di donne, ma sul podio salgono anche Puglia e Campania, che vantano rispettivamente più di 23mila e quasi 20mila aziende rosa. Seguono Piemonte e Toscana.


Secondo l’indagine condotta da Donne Coldiretti le imprenditrici agricole sono giovani e con un’alta professionalità, tanto che una su quattro (25%) è laureata, peraltro sempre più spesso non in indirizzo agrario.

Vino, Copagri: bene Masaf su indennizzi da peronospora

Vino, Copagri: bene Masaf su indennizzi da peronosporaRoma, 7 mar. (askanews) – “In attesa delle declaratorie attestanti l’eccezionalità delle infezioni di peronospora, che a quanto si apprende sono in corso di pubblicazione, ringraziamo il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste per la tempestività con cui si è attivato a seguito della grave emergenza che ha colpito il comparto vitivinicolo, il quale come noto rappresenta una delle punte di diamante dell’agroalimentare nazionale”. Lo sottolinea in una nota il presidente della Copagri Tommaso Battista a proposito dell’entrata in vigore del decreto Masaf con cui vengono concessi gli interventi compensativi previsti dal cosiddetto “DL asset” per le aree colpite da infezione da plasmopara viticola (peronospora).


“Grazie a questo fondamentale intervento, col quale viene messo in campo un primo stanziamento di 7 milioni di euro, le migliaia di imprese colpite, oltre all’indennizzo dei danni causati dall’infezione, potranno ottenere la riduzione dei contributi previdenziali e la proroga delle rate dei mutui”, evidenzia Battista, ricordando che “il settore vitivinicolo, alla fine del 2023, ha dovuto fare i conti con contrazioni produttive significative, con flessioni che su base annua hanno sfiorato il 20% nel centro e il 30% nel sud del Paese”. “Parliamo di una grave crisi fitopatica – rimarca Battista – che non ha risparmiato praticamente nessuna regione, dal Settentrione al Meridione del Paese, aree dove in molti casi le forti e continue piogge, oltre a contribuire a creare le condizioni favorevoli all’insorgere delle malattie della vite, hanno impedito l’ingresso in vigna per effettuare i trattamenti o vanificato gli effetti delle operazioni già effettuate”.


“E’ importante – conclude Battista – organizzare celermente un incontro tecnico per chiarire alcuni aspetti inerenti all’applicazione del decreto, a partire da questioni quali, ad esempio, le produzioni assicurate e i confini di compatibilità e cumulabilità dell’aiuto con altri aiuti concedibili”.

A Umbriafiera le razze bovine che rappresentano biodiversità

A Umbriafiera le razze bovine che rappresentano biodiversitàRoma, 7 mar. (askanews) – Ci sono anche le razze bovine meno note come la mucca Pisana, la Pontremolese e la Garfagnina, che rappresentano la biodiversità del patrimonio zootecnico italiano in mostra quest’anno ad AgriumbriaCarni, dove sarà in mostra il meglio della zootecnia nella 55esima edizione di Agriumbria, di scena a Bastia Umbra, dal 5 al 7 aprile. Saranno ospitate oltre 450 aziende in rappresentanza di oltre 2.800 marchi.


Riuniti i migliori capi e migliori allevamenti italiani nei diversi concorsi e rassegne. Al centro, anche grazie alla partnership tra la fiera e l’Associazione italiana allevatori (A.I.A.), i bovini da carne. Non mancheranno le razze da latte e quelle a doppia attitudine. Nel programma di Bastia Umbra le due mostre nazionali curate da ANABIC dedicate alla razza Chianina, con la 37a edizione, e alla Romagnola. Mentre le altre tre razze del circuito, Marchigiana, Podolica e Maremmana saranno presenti nell’ambito della tradizionale esposizione degli animali di Italialleva, cuore di Agriumbria. Restando ai concorsi tecnici, molto attesa dagli allevatori di tutta Italia la mostra nazionale di ANACLI, giunta alla diciannovesima edizione per la razza Limousine e alla undicesima edizione per la Charolaise. Spazio anche alla Frisona Italiana, regina delle bovine da latte, che insieme a Chianina e Limousine sarà anche al centro della giornata didattica con la gara di valutazione morfologica riservata agli studenti degli Istituti agrari e professionali d’Italia.


Nel quadro delle razze in vetrina, oltre alla Frisona italiana, nell’area Italialleva sarà presente la Pezzata Rossa Italiana, simbolo della duplice attitudine (latte e carne) e per la prima volta ad Agriumbria a rappresentare la ricca biodiversità, le razze bovine Mucca Pisana, Pontremolese e Garfagnina. Altro comparto importante per la zootecnia del Centro Italia e non solo è sicuramente quello ovicaprino e la filiera cunicola, ma saranno rappresentate anche le razze equine e asinine.


Quello di Bastia Umbra, con esposizioni, mercato, aste, gare di valutazione e analisi morfologiche, si conferma come uno dei momenti più importanti a livello nazionale per il settore zootecnico.

Comm. Ue: sondaggio tra agricoltori su riduzione peso burocrazia

Comm. Ue: sondaggio tra agricoltori su riduzione peso burocraziaRoma, 7 mar. (askanews) – La Commissione Europea ha lanciato oggi un sondaggio online per raccogliere direttamente le opinioni degli agricoltori dell’Ue su come ridurre il peso della buracrazia legata agli obblighi della Pac. L’indagine è aperta dal 7 marzo all’8 aprile e porrà brevi domande, disponibili in tutte le lingue dell’UE, come ad esempio: “Quanto tempo viene dedicato ogni anno ai compiti amministrativi legati all’applicazione degli aiuti e agli obblighi di rendicontazione?”.


Con questa indagine, la Commissione europea si rivolge direttamente agli agricoltori, “per ottenere informazioni sugli oneri amministrativi che devono affrontare nel loro lavoro quotidiano. Queste informazioni forniranno un quadro più chiaro delle problematiche specifiche affrontate dagli agricoltori in tutta l’UE, consentendoci di sviluppare risposte mirate che riducano la complessità e favoriscano la semplificazione. Incoraggio pertanto tutti gli agricoltori a condividere le proprie opinioni e a contribuire con la propria voce a questo sondaggio”, ha detto Janusz Wojciechowski, commissario Ue all’Agricoltura. L’indagine, spiega la Commissione, aiuterà a identificare le fonti degli oneri amministrativi e della complessità derivanti dalle norme della PAC e da altre norme per l’alimentazione e l’agricoltura, sia in relazione alla loro applicazione a livello nazionale che agli obblighi di registrazione e rendicontazione ad esse collegati. I risultati preliminari saranno presentati già entro la metà di aprile. Parallelamente, verranno organizzate interviste con le organizzazioni degli agricoltori per completare il quadro.


“Questa indagine – spiega la Commissione – fornirà entro l’estate un quadro più chiaro dei principali ostacoli amministrativi percepiti e affrontati dagli agricoltori”. I suoi risultati saranno inclusi in un’analisi più dettagliata che sarà pubblicata nell’autunno 2024, con l’obiettivo di chiarire le fonti di complessità per gli agricoltori a livello dell’UE, a livello nazionale e a livello di PAC. Il sondaggio rientra tra le azioni a breve termine a favore degli agricoltori, che da mesi si mobilitano in tutta Europa, insieme alla semplificazione di alcuni controlli e al chiarimento del concetto di forza maggiore e di circostanze eccezionali. Su questi ultimi due punti si sono già svolte discussioni con gli Stati membri.


Entro metà marzo la Commissione presenterà ulteriori proposte sulle azioni a medio termine da intraprendere, nonché azioni per migliorare la posizione degli agricoltori nella filiera alimentare.

Sindacati: bene regolamento attività pesca sportiva e ricreativa

Sindacati: bene regolamento attività pesca sportiva e ricreativaRoma, 7 mar. (askanews) – Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Pesca valutano positivamente la decisione del ministro Francesco Lollobrigida di regolamentare le attività di pesca sportiva e ricreativa, riducendo il numero di ami autorizzati per i palamiti e vietando l’impiego di verricelli salpa-reti elettrici o collegati a motori termici.


Una scelta, quella del ministero, tesa a facilitare l’azione delle autorità preposte al controllo nel sanzionare coloro i quali, mascherati da pescatori ricreativi o sportivi, “conducono vere e proprie attività commerciali illegali che, oltre ad eludere ogni tipo di fiscalità e ad operare una concorrenza sleale nei confronti dei pescatori professionali, rischiano di mettere nei piatti degli italiani prodotti non sottoposti ad alcun controllo dal punto di vista igienico e sanitario”, spiegano i sindacati in una nota congiunta. Questo provvedimento va anche nella direzione di una maggior tutela delle risorse ittiche, intervenendo sul prelievo non valutabile e difendendo, al contempo, i pescatori professionali, che rispettano e tutelano l’ambiente marino.


“Riteniamo necessario, infine, che il Decreto trovi piena applicazione attraverso controlli serrati e maggiormente incisivi, finalizzati ad individuare e sanzionare i soggetti che commercializzano illegalmente il prodotto pescato, ma anche e soprattutto coloro che, allo stesso modo, lo acquistano. È necessario – concludono i sindacati – continuare a promuovere ogni iniziativa utile a garantire sul mercato la trasparenza e la tracciabilità delle produzioni ittiche, valorizzando il nostro Made in Italy realizzato anche nel rispetto dei contratti di lavoro e della legislazione sociale”.

Al via coordinamento tra Regioni confinanti sulla Psa

Al via coordinamento tra Regioni confinanti sulla PsaRoma, 7 mar. (askanews) – Le strategie di contrasto alla diffusione della peste suina africana sul territorio nazionale sono state al centro dell’incontro, richiesto dalla Regione Emilia-Romagna, che l’assessore all’Agricoltura, Alessio Mammi, ha tenuto ieri al ministero dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e foreste.


Alla presenza dei sottosegretari alla Salute, Marcello Gemmato, e all’Agricoltura, Patrizio Giacomo La Pietra, sono state illustrate e condivise le misure per il depopolamento dei cinghiali, necessarie per ridurre la circolazione del virus in coordinamento fra le diverse Regioni. La strategia rientra nel Piano nazionale di contenimento, redatto dal commissario straordinario, Vincenzo Caputo, e approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. “Dal confronto – ha spiegato l’assessore Mammi – è emersa ed è stata accettata la proposta dell’Emilia-Romagna di un coordinamento più stretto fra gli assessori delle Regioni confinanti: Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto. Nei prossimi giorni i rappresentanti del Governo procederanno a una prima convocazione che dovrebbe poi proseguire con un tavolo permanente”.


Per quanto riguarda l’Emilia Romagna, “in questi giorni -aggiunge Mammi – uscirà un terzo bando che abbiamo deciso di fare come Regione per aumentare i livelli di biosicurezza, il terzo in ordine di tempo che vede complessivamente per questi interventi un impegno di oltre 7 milioni di euro permettendo di dare risposta a tutte le domande ricevute”.

In arrivo 7 mln per le aree montane della Regione Toscana

In arrivo 7 mln per le aree montane della Regione ToscanaRoma, 7 mar. (askanews) – Sostenere, salvaguardare e promuovere le aree montane della Toscana. E’ questa la finalità cui saranno destinati i 7 milioni di euro provenienti dal Fondo nazionale per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT). La giunta regionale, su proposta dell’assessora all’agricoltura Stefania Saccardi, ha stabilito di destinare queste risorse a due misure: un bando rivolto a interventi di prevenzione del rischio idrogeologico, e uno per interventi di salvaguardia e valorizzazione della montagna.


Beneficiari di entrambi gli avvisi saranno le Unioni di comunità montane e i comuni classificati come montani o parzialmente montani e non facenti parte di unioni. Il primo bando finanzierà azioni di prevenzione del rischio di dissesto idrogeologico, stabilendo una priorità per gli enti rientranti in almeno una delle ordinanze commissariali a seguito degli eventi alluvionali dello scorso novembre. Complessivamente il budget disponibile sarà di 3,9 milioni.


Il secondo, utilizzerà 3,1 milioni di risorse per finanziare progetti molto eterogenei, volti a tutelare i territori montani e a promuoverli, a contrastare lo spopolamento, a salvaguardare l’ambiente e la biodiversità, a valorizzare l’energia da fonti rinnovabili, a consentire interventi su viabilità e sentieristica. “Si tratta di risorse preziose – dice il presidente Eugenio Giani – per sostenere le aree montane affinché diventino sempre più un elemento di crescita economica e sviluppo sociale. Per noi le zone montane hanno un’importanza strategica anche in ottica di interesse regionale per favorire i giovani e il ripopolamento di questi territori”.

Ita.Bio: cresce in Europa l’export del biologico made in Italy

Ita.Bio: cresce in Europa l’export del biologico made in ItalyRoma, 7 mar. (askanews) – Cresce l’export di prodotti biologici Made in Italy nel mondo. Nel 2023 si registra un aumento a valore del +8% sul 2022, con un peso del biologico sull’export agroalimentare italiano del 6%. Relativamente all’Europa, la Germania si conferma al primo posto assoluto come mercato di destinazione dei prodotti BIO italiani sia per quanto riguarda il food (il 69% delle aziende intervistate esporta bio in questo mercato) sia per il wine (il 66%).


Al secondo posto si colloca il Benelux, con il 39% delle aziende food e il 52% di quelle vitivinicole presenti in questo mercato, seguito a ruota dai Nordics, rispettivamente con il 31% e il 52%. Il Benelux, assieme a Germania e Nordics, viene nuovamente citato dalle imprese tra i mercati europei che presentano le maggiori prospettive di crescita per i prodotti biologici italiani. Sono i risultati del focus effettuato da ITA.BIO, la prima piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy curata da Nomisma e promossa da Ice Agenzia e FederBio, che ha previsto un approfondimento proprio sui Paesi dell’area Benelux (Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo).


L’analisi presentata oggi in occasione del webinar “Internazionalizzazione del BIO Made in Italy: focus Benelux” ha confermato che il trend del settore biologico è positivo nel lungo periodo su tutti i Paesi considerati: i Paesi Bassi contano oltre 1,4 miliardi di euro di vendite di prodotti biologici nel 2022 (+81% rispetto al 2012) e rappresentano il primo mercato europeo per import di prodotti bio. In Belgio il bio sfiora il miliardo, con una variazione a tre cifre negli ultimi dieci anni (+144% nel 2022 rispetto al 2012). Il Lussemburgo, seppur con una quota di mercato evidentemente più ridotta (164 milioni di euro), è il Paese dell’area con l’incidenza del bio sul totale della spesa alimentare più elevata (8% rispetto al 4% del Belgio e il 4% dei Paesi Bassi) e la spesa pro-capite per prodotti alimentari bio più rilevante (259 euro a persona, contro gli 81 euro dei Paesi Bassi e gli 84 euro del Belgio).

Cia: import cereali minaccia produzione made in Italy

Cia: import cereali minaccia produzione made in ItalyRoma, 7 mar. (askanews) – La massiccia importazione di frumento da Paesi come Turchia, Russia e Ucraina, rappresenta un’ulteriore e seria minaccia per le produzioni Made in Italy. Crollano i prezzi all’origine e le semine nazionali sono al minimo storico. Serve maggiore trasparenza sui mercati e il riconoscimento dei costi ai cerealicoltori. Così in una nota Cia-Agricoltori Italiani, ricordando le richieste già avanzate al Governo e sempre più in allarme per le sorti di un settore già costretto a lavorare in perdita e senza strumenti adeguati per uscire dalla crisi.


Per l’ennesima volta, Cia fa riferimento all’inconcepibile mancata istituzione del registro telematico sulle giacenze dei cereali, Granaio Italia, importante in termini di maggiore trasparenza e la cui entrata in vigore viene continuamente rinviata. Così come si attende da tempo uno strumento che certifichi i costi di produzione per definire, in modo chiaro, anche i termini di contrattazione. L’Italia, ricorda Cia, importa il 40% del fabbisogno di grano duro, il 65% di tenero e il 55% del mais. Eppure, nonostante la carenza di prodotto nazionale e la continua richiesta da parte dei consumatori di prodotti 100% italiani, le quotazioni dei maggiori cereali sono sempre più mortificanti per gli agricoltori. Oggi, considerando le ultime quotazioni sul grano duro pari a circa 34 euro al quintale e le rese degli agricoltori di circa 30 quintali a ettaro, si arriva di fatto a una produzione lorda vendibile di 1.100 euro a ettaro, ma con costi di produzione di gran lunga superiori ai 1.400 euro a ettaro.


Non solo, i primi dati Cia sulle nuove semine segnalano un preoccupante calo delle superfici coltivate a grano duro di circa 130 mila ettari. Anche a causa dei cambiamenti climatici, si prospettare per il Paese un raccolto tra i più bassi di sempre. E la situazione non è differente per il grano tenero e il mais. “Non è pensabile andare avanti senza politiche di contenimento da parte dell’Europa – dice il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini – le aziende stanno abbandonando le colture. Le istituzioni tutte agiscano rapidamente, il Governo ci dia risposte immediate rispetto alle istanze presentate da troppo tempo, con un documento concreto di proposte, una mobilitazione in piazza e una petizione online ‘salva-grano’ Made in Italy, che supera le 75mila firme. Non si trascurino ancora i rischi economici, sociali e ambientali di questa crisi, non solo per il comparto cerealicolo, ma per l’intero Paese”.

Federpesca: da Masaf segnale positivo sui limiti a pesca sportiva

Federpesca: da Masaf segnale positivo sui limiti a pesca sportivaRoma, 7 mar. (askanews) – E’ stato apprezzato da Federpesca il provvedimento del Masaf che ha ridotto da 200 a 50 il numero massimo degli ami dei palangari utilizzati su imbarcazioni da diporto dai pescatori ricreativi e sportivi. Un’attività “che poco aveva a che fare con la pesca ricreativa e che utilizzava attrezzature proprie della pesca professionale eludendo i controlli delle autorità marittime e spesso vendendo illegalmente il prodotto pescato e facendo così concorrenza sleale alle imprese della pesca”, spiega Federpesca in una nota.


In un momento in cui la pesca professionale è in crisi e la tutela dei mari e delle risorse è a rischio, “riteniamo corretta una stretta sulla pesca ricreativa e sportiva volta a contenere un eccessivo prelievo delle risorse ittiche da parte di chi non vive di questo mestiere e non ha il duro compito di garantire reddito e occupazione per imprese e famiglie”, prosegue Federpesca. “Per troppi anni – aggiunge la Federazione Nazionale delle Imprese di Pesca – abbiamo assistito ad una disparità di trattamento tra pescatori professionali e pescatori sportivi. Il provvedimento del Ministro Lollobrigida rappresenta un segnale importante per quanti operano onestamente nel settore della pesca professionale. Siamo certi che questo provvedimento oltre a garantire maggiori controlli e a proteggere i nostri mari, tutelerà anche quei pescatori sportivi e ricreativi che operano nella legalità”.