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Assitol: filiera punta su extravergine e benefici per salute

Assitol: filiera punta su extravergine e benefici per saluteRoma, 5 mar. (askanews) – La filiera italiana dell’olio punta sull’extravergine e sulle sue qualità salutistiche. E’ quanto emerso nel corso di Olio Officina Festival a Milano, dove Assitol ha discusso di come mettere al centro della strategia di filiera il valore dell’olio extra vergine, puntando soprattutto sui benefici salutistici. Nell’ultima campagna olearia la minore disponibilità di materia prima, causata dal cambiamento climatico, ha provocato l’aumento delle quotazioni ed il calo dei consumi, in Italia come all’estero. Nonostante la Puglia, la regione a maggiore vocazione olivicola, abbia registrato una produzione superiore alle aspettative, le previsioni per il futuro appaiono poco brillanti. Tutto il Mediterraneo ha sofferto per mesi la siccità, che ha dimezzato i quantitativi della Spagna, il più grande produttore al mondo.


Nel talk “Mercato dell’olio in fibrillazione, le possibili strategie per il futuro”, Andrea Carrassi, direttore generale di Assitol, ha ricordato questo quadro complesso, rilanciando sulla necessità di promuovere le grandi qualità dell’extra vergine. “L’olio d’oliva è una spremuta di olive, non un detersivo, è inaccettabile trattarlo da commodity, la sua capacità di regalare benessere è unica. Questo è il momento storico giusto per trasmettere al consumatore che l’extra vergine ha un valore ben preciso, quindi va pagato in modo adeguato, come già succede con il vino”, ha spiegato. In questo senso, la prossima “frontiera” del mercato oleario è il ristorante, vetrina finora poco utilizzata anche a causa della scarsa conoscenza che gli stessi operatori hanno del prodotto. “Abbiamo proposto già in passato di presentare l’olio in piccole confezioni, da assaggiare a tavola e acquistare – ha ricordato Carrassi – Un altro modo per raccontare l’olio nella ristorazione potrebbe essere il Pane e Olio di benvenuto, abbinando il pane fresco artigianale all’extra vergine all’inizio del pasto”.


L’impatto positivo dell’olio sulla salute è certamente il driver da privilegiare. Peccato, però, che non sia così semplice adottare i claim salutistici autorizzati dall’Unione europea per l’extra vergine. Durante il talk “Succo di olive. E’ tutta salute”, Dora Desantis, vicepresidente del gruppo olio di oliva di Assitol, ha illustrato i risultati della ricerca, svolta presso l’Università degli studi “Aldo Moro” di Bari, sulle criticità di applicazione del claim collegato ai polifenoli, gli agenti anti-ossidanti dell’olio. Il vero problema, però, è normativo: i claim, che in sostanza sono messaggi da inserire in etichetta, sono scritti in un linguaggio troppo scientifico ed i consumatori non li comprendono. In questi anni ASSITOL ha promosso una migliore conoscenza del prodotto-olio, attraverso pubblicazioni e iniziative specifiche. Ora, però, “il pericolo è che, oltre a perdere quote di mercato, si metta a rischio la salute degli italiani. Per questa ragione abbiamo chiesto alle istituzioni di lanciare una grande campagna di promozione dedicata all’olio d’oliva, evitando così che l’olio scompaia dalle nostre tavole”.

Fedagripesca: direttiva Imballaggi, no stop monouso in ortofrutta

Fedagripesca: direttiva Imballaggi, no stop monouso in ortofruttaRoma, 5 mar. (askanews) – “Accogliamo con soddisfazione l’appello rivolto dal Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida al Consiglio Ue per invitarlo a mantenere nel testo finale del Regolamento imballaggi una maggiore flessibilità, scongiurando il divieto di confezioni monouso per prodotti ortofrutticoli di peso inferiore a 1,5 kg. Se il divieto dovesse infatti essere confermato nel testo finale, si tratterebbe di una sconfitta per l’intera filiera ortofrutticola europea”. Così il presidente di Confcooperative Fedagripesca Carlo Piccinini in merito agli esiti del trilogo che ieri sera hanno portato all’approvazione di un primo testo di compromesso sul Regolamento degli imballaggi.


In attesa di conoscere i contenuti del documento, il presidente Piccinini esprime inoltre perplessità rispetto alla “situazione di confusione ed incertezza che potrebbe venire a prospettarsi con il nuovo Regolamento in merito alle condizioni, alle varie deroghe e alla stessa tempistica di applicazione. Ciò potrebbe anche dar luogo molto probabilmente a difficoltà e oggettive limitazioni anche nel commercio tra i vari Stati della Ue”, conclude.

Ok a progetto multifiliera del Distretto rurale Toscana Sud

Ok a progetto multifiliera del Distretto rurale Toscana SudRoma, 5 mar. (askanews) – Al via il primo Progetto Integrato di Distretto Multifiliera dal titolo “Innovazione e tradizione delle filiere del Distretto Rurale della Toscana del Sud”. Lo ha approvato la Regione, un sì che adesso permetterà la liquidazione di un contributo complessivo di 4,5 milioni a fronte di oltre 13 milioni di investimenti, a favore di 20 aziende che operano nel comparto agroalimentare (vitivinicolo, oleicolo, ortofrutticolo, cerealicolo e zootecnico), localizzate in Val di Cornia, Maremma e Val di Chiana Senese.


“Di fatto con questo riconoscimento si stanziano e si liquidano le prime risorse alle aziende agricole toscane direttamente associate al concetto di Distretto Rurale, a distanza di 30 anni dai primi approcci teorici sull’argomento”, ha detto la vicepresidente e assessora all’agroalimentare Stefania Saccardi. L’approvazione del PID della Toscana del Sud è l’atto finale di un progetto ampio, finanziato nel Giugno 2020 nell’ambito delle risorse del PSR 2014/2022, in cui la Regione Toscana ha creduto per prima in Italia. L’arco di tempo impiegato per portare a termine il percorso è stato di tre anni e mezzo che, al netto delle proroghe richieste direttamente dal capofila per conto dei partecipanti diretti, rende l’idea di quanto siano stati compressi, praticamente inesistenti, i tempi morti degli uffici regionali. Il risultato è stato ottenuto grazie all’apporto di tutti gli uffici regionali e potrebbe rappresentare un modello utile e ripetibile per la corretta gestione dei flussi, fondato su un presidio costante di tutte le fasi procedimentali e sulla collaborazione tra diversi settori”.


Il rispetto, per quanto possibile, dei tempi istruttori indicati nei bandi è un valore sia per la Regione Toscana che per le aziende beneficiarie, che hanno così la possibilità di programmare gli investimenti finanziati con maggiore sicurezza e tranquillità e di rientrare, almeno per una parte delle spese sostenute, entro scadenze ragionevoli.

Le lenticchie di Gotland, in Svezia, iscritte in registro Dop

Le lenticchie di Gotland, in Svezia, iscritte in registro DopRoma, 5 mar. (askanews) – Le ‘Gotlandslins’, ovveroo il seme essiccato della lenticchia tradizionalmente coltivata a Gotland, in Svezia, sono state iscritte nel registro delle denominazioni di origine protetta (DOP).


Grazie all’adattamento delle piante di lenticchie alle condizioni naturali di Gotland, la ‘Gotlandslins’ presenta alcune caratteristiche tipiche: è una lenticchia relativamente piccola, con buccia sottile e polpa soda. Data la sua variazione genetica, presenta una gamma unica di sfumature di colore, dall’arancione puro all’arancione con sfumature gialle e/o verdi. La zona di produzione comprende le isole di Gotland e Fårö, nonché le isole minori adiacenti, ad eccezione di Stora Karlsö e Lilla Karlsö. A causa della crescita relativamente lenta della pianta della lenticchia, le ‘Gotlandslins’ hanno un profilo gustativo complesso, con ricordi di legumi e note di burro, semi di girasole tostati e nocciole che passano a un leggero erbaceo, note minerali marcate e un sapore speziato, rotondo e tocco aromatico. Inoltre, queste lenticchie richiedono un tempo di cottura relativamente breve, che contribuisce a conferire un sapore più intenso e una sensazione in bocca più elegante.

Filiera Italia: accordo stop lavoro forzato tutela agroalimentare

Filiera Italia: accordo stop lavoro forzato tutela agroalimentareRoma, 5 mar. (askanews) – “Il divieto di importazione da Paesi terzi di prodotti ottenuti attraverso lo sfruttamento del lavoro è un passo importante di tutela e salvaguardia dell’intera filiera agroalimentare, dalla produzione agricola, all’industria ed i consumatori, dalla concorrenza sleale”: così Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, alla luce dell’accordo raggiunto tra Consiglio Ue e Parlamento sul Regolamento Ue, che vieta l’immissione e la messa a disposizione nel mercato comunitario di qualsiasi prodotto realizzato attraverso una moderna forma di schiavitù, che si ricorda riguarda oltre 26 milioni di persone in tutto il mondo, tra cui minori.


“Abbiamo da tempo fortemente sollecitato l’Unione Europea affinché fossero bloccate le importazioni di qualsiasi prodotto, a partire da quelli agroalimentari, ottenuti irregolarmente dal punto di vista sociale e ambientale”, aggiunge Scordamaglia, “a partire dal caso del concentrato di pomodoro proveniente dalla regione cinese dello Xinjiang, dove è noto che il governo cinese pratica da tempo politiche di repressione e lavoro forzato della popolazione locale degli Uiguri”. E continua Scordamaglia, “le importazioni in Italia di tale prodotto sono in costante aumento con un differenziale di prezzo crescente rispetto al pomodoro italiano e ciò genera un inaccettabile effetto dumping a danno di aziende agricole e imprese di trasformazione italiane”. “Ci auguriamo che con l’applicazione di tale Regolamento tutto questo abbia fine: far valere il principio di reciprocità, a cominciare dal lavoro regolare, è una battaglia che deve vedere l’Europa sempre più compatta e determinata”, conclude Scordamaglia.

Bonvicini confermato a presidenza Confagri Emilia Romagna

Bonvicini confermato a presidenza Confagri Emilia RomagnaRoma, 5 mar. (askanews) – L’imprenditore reggiano Marcello Bonvicini è stato confermato alla presidenza di Confagricoltura Emilia Romagna, proseguirà il suo mandato per altri quattro anni fino al 2027. Lo ha stabilito l’assemblea dei delegati svoltasi stamattina a Bologna che ha visto la partecipazione del presidente nazionale e del direttore generale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti e Annamaria Barrile.


Bonvicini ricopre la stessa carica anche in Confagricoltura Reggio Emilia e conduce dal 1996 la cooperativa agricola “La Libertà” a Santa Vittoria di Gualtieri (RE), produttrice di cereali, barbabietole da zucchero, riso e orticole. Saranno al suo fianco in qualità di vicepresidenti Andrea Betti, al secondo mandato, che produce vino a Riolo Terme ed è l’attuale numero uno di Confagricoltura Ravenna e Roberto Gelfi, allevatore parmense e produttore di latte per il Parmigiano Reggiano nonché presidente di Confagricoltura Parma.


“Ripartiamo coesi impegnandoci per il territorio, coinvolgendo la nostra base associativa nell’attività sindacale con l’obiettivo di orientare sempre più l’impresa al mercato e riscrivere la Politica agricola comune – ha detto Bonvicini – Vogliamo raggiungere una reale coesistenza tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica perché le norme in vigore mettono a rischio l’indipendenza alimentare della UE assottigliando i margini degli agricoltori. Priorità sarà riconoscere il giusto prezzo all’origine ma anche tutelare le produzioni varando il ‘terzo pilastro’ della Pac per la gestione comune dei rischi e dei danni provocati dagli eventi climatici estremi”.

Lollobrigida a Tokyo: cucina italiana radicata in tutto il mondo

Lollobrigida a Tokyo: cucina italiana radicata in tutto il mondoRoma, 5 mar. (askanews) – I ristoranti italiani in Giappone “dimostrano quanto sia radicata la cucina italiana in tutto il mondo e, in particolare, nelle nazioni dove viene apprezzata la qualità”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, intervistato ai microfoni della Rai in occasione dell’inaugurazione della fiera Foodex di Tokyo, la più importante manifestazione fieristica agroalimentare del Giappone, dove l’Italia è presente con un padiglione di oltre 3mila mq e quasi 200 aziende, contribuendo a rafforzare anche la candidatura della Cucina italiana a Patrimonio Immateriale dell’Unesco.


Per il ministro i ristoranti italini sparsi per il mondo “sono delle piccole ambasciate nelle quali poter distribuire i nostri prodotti eccezionali, perché la buona cucina è frutto di cultura, tradizione, trasformazioni, ma anche ovviamente prodotti alla cui base c’è rispetto per il lavoro, per l’ambiente, per i disciplinari di qualità, ed è per questo che siamo così forti e dobbiamo esserlo ancora di più: generare ricchezza per avere una nazione che possa creare equità sociale senza dover fare debito o svendere le cose più importanti che ha”, conclude Lollobrigida.

A Tirreno C.T. la miglior colomba classica arriva da Foggia

A Tirreno C.T. la miglior colomba classica arriva da FoggiaRoma, 5 mar. (askanews) – Arriva dalla Puglia, da San Marco in Lamis, nel foggiano per l’esattezza, la miglior colomba classica italiana del 2024. A realizzarla e presentarla al campionato nazionale dedicato al dolce pasquale per eccellenza organizzato dalla Federazione Internazionale di Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria (Fipgc) a Tirreno C.T, in corso di svolgimento a Carrarafiere, è stato Michele Pirro. Il maestro pasticcere di San Marco in Lamis si è piazzato al primo posto assoluto di categoria per il secondo anno consecutivo.


Premiato invece nella categoria Colomba innovativa Andrea Ceracchi, pasticciere di Cori (Lt) che ha trionfato con una colomba a base di frutta fresca. Al concorso sono stati presentati oltre 100 dolci. Secondo i dati raccolti da Unione Italiana Food, lo scorso anno la produzione complessiva della colomba è stata di 23.443 tonnellate pari a 96,1 milioni di euro, con un consumo di circa 29,1 milioni di pezzi. Un recente studio condotto da AstraRicerche per Unione Italiana Food mostra come a consumare la colomba siano più di 7 italiani su 10, in particolare le famiglie con bambini e adolescenti (76%), con una percentuale lievemente maggiore nel Centro-Sud.


La preferenza va alla tradizione, 65,3%, mentre il 9,7% sceglie colombe arricchite da farciture e glasse. Quasi la metà dei consumatori (49,9%) sceglie quelle dell’industria di marca mentre mentre uno su cinque (20,7%) preferisce la produzione artigianale.

Sistema agroalimentare Ue dipende da import per soia e derivati

Sistema agroalimentare Ue dipende da import per soia e derivatiRoma, 5 mar. (askanews) – Il sistema agroalimentare UE dipende dalle importazioni di fattori produttivi e materie prime e soprattutto per quanto riguarda la soia ed i suoi derivati, i fertilizzanti fosfatici ed i minerali ferrosi. L’84% dei semi di soia impiegati nell’UE sono importati infatti da paesi terzi: il 50% delle importazioni proviene dal Brasile, il 35% dagli USA. La dipendenza dalle importazioni raggiunge il 97% degli impieghi per le farine di soia, considerando anche quelle ottenute nell’UE da semi importati. Il 68% dei fertilizzanti fosfatici impiegati nell’UE deriva direttamente o indirettamente da importazioni provenienti in prevalenza dal Marocco, che pesa per il 28% sul totale delle importazioni, e dalla Russia, col 23%. Sono alcuni dei dati contenuti nello studio “The dependency of the EU’s food system on inputs and their sources” condotto da Areté, specialista nell’analisi di policy per l’agrifood, per il Parlamento Europeo.


Partnership strategiche con i Paesi terzi principali esportatori di materie prime, innovazione tecnologica per aumentare l’efficienza nell’uso dei fattori, l’attento “dosaggio” delle misure PAC, vengono indicate come le principali soluzioni al problema. Lo studio indaga il grado di dipendenza del sistema agroalimentare UE dall’importazione di fattori produttivi e materie prime, analizzando le principali vulnerabilità che derivano da un’elevata dipendenza dalle importazioni, specialmente se provenienti da un numero molto ridotto di Paesi terzi.


Lo studio individua anche i principali fattori esterni che possono ulteriormente aggravare queste vulnerabilità, come ad esempio le recenti difficoltà dei sistemi logistici globali a seguito della situazione nel Mar Rosso. Ma indaga anche gli strumenti più interessanti e percorribili per ovviare a queste vulnerabilità, formulando una serie di raccomandazioni per aumentare la resilienza del sistema agroalimentare UE e ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di commodity da Paesi terzi. Queste includono lo sviluppo di partnership strategiche con i Paesi terzi principali fornitori di materie prime, la promozione di innovazioni tecnologiche che aumentino la produttività senza un maggiore impiego di mezzi di produzione, ed un sostegno rafforzato della PAC alla coltivazione di piante proteiche e a quanti scelgano di adottare pratiche agricole a basso impiego di inputs.

Per sostenere ingresso Ucraina in Ue servono 100 mld in più a Pac

Per sostenere ingresso Ucraina in Ue servono 100 mld in più a PacRoma, 5 mar. (askanews) – 100 miliardi per salvare la PAC. Ecco quanto servirebbe per sostenere la Politica Agricola Comune se l’Ucraina entrasse nell’Unione Europea. Perchè se l’Ucraina entrasse in UE oggi e alle condizioni attuali dovrebbe ricevere, in base agli ettari coltivati, fondi per oltre il 20% del budget annuale dell’intera Europa dedicato al sostegno agli agricoltori. E’ stato questo il tema al centro dell’evento, organizzato dalla piattaforma editoriale Withub, tenutosi oggi a Bruxelles, dal titolo “#AGRIFOOD24, nuove coordinate per la sostenibilità dell’agricoltura UE”. All’evento hanno partecipato le principali associazioni di categoria Cia, Coldiretti, Confagricotura, Eat Europe e Filiera Italia, nonchè il Commissario Europeo per l’Agricoltura, Janusz Wojciechowski.


La premessa è capire quali sarebbero gli effetti sulla PAC dell’ingresso in Europa di un gigante agricolo come l’Ucraina, visto che l’Europa assegna i finanziamenti ai paesi membri prevalentemente in base all’estensione in ettari della superficie agricola. Oggi, i 27 Stati dell’UE hanno una superficie agricola di 157 milioni di ettari, la sola superficie coltivabile dell’Ucraina è di 41 milioni di ettari. Secondo l’elaborazione del Centro Studi GEA su una simulazione a cura del professor Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia, basata su un calcolo effettuato sui criteri della Pac attuale, se l’Ucraina entrasse in UE oggi, dovrebbe ricevere, in base agli ettari coltivati, fondi per oltre il 20% del budget annuale dell’intera Europa dedicato al sostegno agli agricoltori. Una proiezione fatta ipotizzando l’ingresso dell’Ucraina alle stesse condizioni degli attuali Paesi membri dell’Ue. Si tratta, quindi di un’importante, ma necessaria, semplificazione dello scenario secondo la quale, tuttavia, l’equilibrio degli altri Paesi UE sarebbe sconvolto. In un’Unione Europea a 28 Stati, infatti, gli ettari coltivati salirebbero a 198 milioni e mezzo rispetto ai 157 milioni e mezzo attuali. A parità di budget, stando alla simulazione, per ogni ettaro coltivato si riceverebbero 272,34 euro anziché gli attuali 343,52.