Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

Al via Prossima, progetto per avvicinare nuove generazioni al lavoro in PA

Al via Prossima, progetto per avvicinare nuove generazioni al lavoro in PA

Milano, 3 mar. (askanews) – Rafforzare l’attrattività del lavoro pubblico tra le nuove generazioni. E’ questo l’obiettivo del progetto “Prossima – la PA di nuova generazione”, promosso dal ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo con il supporto del Dipartimento della Funzione Pubblica. Il progetto propone un percorso di orientamento civico e professionale rivolto a studenti delle scuole secondarie, Its Academy e giovani under 25, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza del ruolo delle istituzioni e del valore del servizio pubblico nello sviluppo del Paese. Il lancio del programma, spiega una nota, è stato ospitato dal Comune di Parma, città scelta come sede pilota anche in coerenza con il percorso legato alla Capitale Europea dei Giovani 2027.

L’evento ha visto il coinvolgimento di rappresentanti istituzionali, professionisti del settore pubblico e giovani under 35, insieme al Consiglio locale dei giovani di Parma, piattaforma di rappresentanza delle organizzazioni giovanili della città, in veste di moderatore di un dialogo intergenerazionale tra i giovani ed il ministro orientato alle competenze e all’innovazione.

L’iniziativa rappresenta l’inizio di una collaborazione istituzionale volta a coinvolgere attivamente i giovani nei processi di innovazione della pubblica amministrazione e a rafforzare il loro legame con la cittadinanza attiva.

“Siamo orgogliosi che il ministro Paolo Zangrillo abbia scelto Parma per inaugurare questo progetto, mettendolo in relazione con European Youth Capital. È proprio ai giovani che dobbiamo spiegare che cos’è la Pubblica Amministrazione, quale ruolo strategico svolge per il Paese e perché può rappresentare un ambito professionale stimolante e ricco di opportunità – commenta il sindaco di Parma, Michele Guerra – L’iniziativa promossa dal Ministero per la Pubblica Amministrazione è particolarmente significativa perché punta a valorizzare e comunicare in modo concreto l’attrattività del lavoro pubblico. Il fatto che questo tour prenda avvio proprio da Parma costituisce per noi motivo di grande soddisfazione. Essere Capitale europea dei giovani significa anche porre al centro il tema del futuro delle nuove generazioni. E parlare di futuro implica necessariamente affrontare il tema del lavoro, compreso quello pubblico, che deve tornare a essere percepito come una scelta di valore, responsabilità e crescita”.

Dopo Parma, Prossima raggiungerà altre città italiane, tra cui Milano e Roma, coinvolgendo progressivamente scuole e gruppi di studenti.

Ferrari realizza il nuovo centro diagnostico Med-Ex in 54 giorni

Ferrari realizza il nuovo centro diagnostico Med-Ex in 54 giorni

Maranello (Modena), 3 mar. (askanews) – Un nuovo polo di diagnostica avanzata dotato di tecnologie Philips di ultima generazione, al servizio dei dipendenti Ferrari e della comunità del territorio. E’ il Centro Diagnostico Med-Ex inaugurato a Maranello, nato dalla collaborazione tra Ferrari, Philips e Med-Ex in sinergia con le istituzioni locali. Un progetto realizzato in tempi record: 54 giorni di lavori.

“A fine settembre qui era un magazzino, questa strada non esisteva, non c’era la cabina elettrica né la potenza necessaria per le macchine – racconta l’amministratore delegato di Ferrari Benedetto Vigna -. Alcuni scettici parlavano di giugno-luglio, noi abbiamo cominciato i primi di ottobre e chiuso il 4 dicembre. Quando passavo di qua si vedeva la luce accesa e le persone che lavoravano su tre turni. Anche in Italia, anche in Europa si possono fare certe cose velocemente. Bisogna sapere dove si vuole andare e avere un team motivato con i capi coinvolti, vicini alle persone per capire dove serve il loro aiuto”.

Il centro è dotato di risonanza magnetica fino a 1,5 Tesla, Tac spettrale con lettino in carbonio che riduce l’esposizione ai raggi X, densitometria ossea di ultima generazione, radiografie ed ecografia. “Qui possiamo fare tutti i tipi di imaging che in genere i medici prescrivono”, spiega Vigna.

La struttura non è riservata solo ai dipendenti Ferrari. “Senza questa collaborazione straordinaria tra pubblico e privato le cose non sono possibili – sottolinea il Ceo -. Io penso che società che hanno questi bilanci e vogliono davvero contribuire al territorio possono farlo. E’ un progetto nato dalla collaborazione tra le persone, una serie di circostanze che si innestano nella tradizione Ferrari della condivisione col territorio”.

L’iniziativa rientra nella strategia di responsabilità sociale dell’azienda, che Vigna sintetizza in quattro lettere: “C per cultura, con l’iniziativa Jets Open a luglio; E per education, con l’MTech che apriremo nel 2029; S per sport, con il weekend dello sport e la mezza maratona; e l’altra S per salute, la ragione per cui siamo qui oggi”.

“Spero possa essere un modello – conclude Vigna -. E’ un ottimo esempio che useremo all’interno dell’azienda per dire che se si lavora in modo unito e coeso, se ci si mette tutta l’attenzione del caso, le cose si possono fare. L’importante è non perdersi d’animo e far sentire le persone importanti, coinvolte e ascoltarle”.

Silicon Valley, l’ingegnere bolognese che guida il summit sull’hardware

Silicon Valley, l’ingegnere bolognese che guida il summit sull’hardware

Bologna, 3 mar. (askanews) – Il settore tecnologico globale è nel pieno di una rivoluzione silenziosa. Dopo un decennio in cui il software ha dominato investimenti e attenzione mediatica, i capitali stanno tornando verso l’hardware: semiconduttori, robotica, sensori, sistemi di potenza. L’infrastruttura fisica senza la quale l’intelligenza artificiale, i veicoli autonomi e la transizione energetica non potrebbero esistere.

E’ in questo scenario che imprenditori, startup e investitori di tutto il mondo sono chiamati a raccolta il 16 e 17 aprile a Menlo Park, California, per l’IEEE Hard tech venture summit: un evento internazionale che punta a far incontrare chi sviluppa tecnologie fisiche innovative con i capitali in grado di finanziarle. A guidare l’organizzazione dell’edizione Silicon Valley è un ingegnere italiano: Bruno Iafelice, bolognese, Event Chair del summit e Silicon Valley Lead per IEEE Entrepreneurship.

“Stiamo assistendo a una rinascita dell’Hard Tech guidata dall’AI, dalla robotica e dalle sfide climatiche – spiega Iafelice ad askanews -. Per anni il mondo degli investimenti ha guardato quasi esclusivamente al software. Oggi ci si è resi conto che senza hardware, senza chip, sensori, infrastrutture, l’innovazione non può funzionare. E i numeri lo confermano: il mercato dei semiconduttori punta ai mille miliardi di dollari, l’Hardware-as-a-Service è proiettato a 357 miliardi entro il 2030”.

La scelta della sede non è casuale. Il summit si terrà al SRI International, il leggendario centro di ricerca dove oltre 80 anni fa sono nati il mouse, il sistema bancario automatizzato, Arpanet – il precursore di Internet – e lo spin-off che avrebbe dato vita a Siri. “Abbiamo scelto SRI perché qui è dove tutto è iniziato – sottolinea Iafelice -. Vogliamo che investitori e fondatori costruiscano in questo luogo storico le relazioni per le prossime grandi innovazioni fisiche”.

L’evento, giunto alla seconda edizione dopo il debutto 2025 a San Francisco, si espande quest’anno in un circuito nordamericano che tocca anche Boston e Toronto. Un segnale della crescente domanda di occasioni di incontro tra il mondo della ricerca applicata e quello del venture capital specializzato in tecnologie “hard”, quelle che richiedono cicli di sviluppo lunghi, competenze ingegneristiche avanzate e capitali intensivi. Sono attesi un centinaio di partecipanti tra founder, investitori e service provider specializzati.

Per Iafelice, che opera come ponte tra l’ecosistema italiano e quello californiano, l’obiettivo è chiaro: “L’Italia ha competenze ingegneristiche di altissimo livello, ma spesso manca il collegamento con i circuiti internazionali del venture capital. Eventi come questo servono anche a costruire quei ponti”.

L’IEEE, Institute of electrical and electronics engineers, è la più grande organizzazione professionale tecnica al mondo, con oltre 500.000 membri in più di 190 Paesi.

In E-R deroga per pesca specie eurialine in acque interne

In E-R deroga per pesca specie eurialine in acque interne

Roma, 26 feb. (askanews) – Anguille, cefali, spigole, orate, granchi e gamberi. Sono alcuni esemplari appartenenti alle cosiddette specie eurialine, che potranno continuare ad essere oggetto della pesca professionale in alcune delle acque interne dell’Emilia-Romagna, prima fra tutte quelle del Po, dal Ponte di Mesola, nel Ferrarese, fino al confine regionale piacentino. La Regione ha scelto infatti di derogare, come previsto peraltro dalla norma stessa, alla legge 154 del 2016, che sancisce il divieto di esercizio della pesca professionale nelle acque interne, consentendo tuttavia, laddove è già esercitata in forma cooperativa o tradizionale, la pesca delle specie eurialine, nei limiti e con le modalità previste dalle disposizioni dell’Unione europea e regionali. Si tratta di organismi acquatici (pesci, crostacei) in grado di adattarsi a variazioni significative della salinità, vivendo sia in ambienti marini che in acque salmastre o dolci, come lagune e foci.

“Abbiamo deciso di intervenire in deroga, come consentito dalla normativa nazionale, per sostenere un comparto importante – afferma l’assessore regionale all’Agricoltura e Pesca, Alessio Mammi – che coinvolge nella nostra regione tante imprese, lavoratrici e lavoratori. È una risposta concreta ai nostri pescatori, professionisti che, grazie alla loro attività, mantengono viva una tradizione millenaria garantendo allo stesso tempo un monitoraggio costante della salute delle nostre acque. Il Po e i suoi tratti terminali rappresentano un ecosistema unico, dove il confine tra acqua dolce e salmastra crea una biodiversità straordinaria. Permettere il prelievo regolamentato di specie come l’anguilla, il cefalo o la passera significa sostenere una filiera che porta sulle tavole dei consumatori un prodotto a chilometro zero, tracciato e di altissima qualità”.

La deroga verrà applicata lungo l’asta principale del fiume Po, nel tratto dal ponte di Mesola, sulla Strada Statale 309 Romea, fino al confine regionale piacentino (è la zona classificata come “A” nella delibera di Giunta 185 del 2025). Sarà valida anche nei tratti appositamente individuati dal Programma ittico annuale come “zone classificate ‘B’ accessibili per la pesca professionale” del territorio ferrarese, nonché nelle lanche adiacenti al Po del territorio reggiano e parmense, nel tratto compreso tra la località Gramignazzo di Sissa e la foce del torrente Crostolo, e nei tratti di foce dei fiumi Taro e Parma per gli ultimi 600 metri dalla confluenza con il Po. Le acque salse o salmastre o lagunari (zone sempre classificate “A” nella delibera di Giunta 185 del 2025) non rientrano nel provvedimento di deroga in quanto per questa aree non trova applicazione il divieto di esercizio della pesca professionale disposto dalla norma nazionale.

La Regione ha previsto, inoltre in base alla deroga, che per le specie autoctone e parautoctone vengano comunque applicate le disposizioni relative alle dimensioni minime prelevabili, ai periodi di divieto e ai limiti di detenzione previsti dal regolamento regionale in materia e, per quanto riguarda l’anguilla, dalla normativa nazionale. Tutte queste disposizioni, già entrate in vigore, saranno efficaci per tutta la durata dell’attuale Programma ittico e troveranno applicazione anche nel prossimo Programma ittico regionale, per l’annualità 2026-2027.

Emilia Romagna a Vinitaly per raccontare territorio, Dop e turismo

Emilia Romagna a Vinitaly per raccontare territorio, Dop e turismo

Roma, 25 feb. (askanews) – Novanta espositori, +13% rispetto all’edizione 2025, 16 masterclass (quattro per ogni giornata), due format curati dallo chef stellato Carlo Cracco e uno stand tutto rinnovato. La Regione Emilia-Romagna, con Enoteca regionale e Apt servizi, si presenta così alla 58esima edizione di Vinitaly 2026, il Salone internazionale dei vini e dei distillati, che si terrà a Verona dal 12 al 15 aprile.

Oggi, a Casa Maria Luigia di Massimo Bottura, nel Modenese, la presentazione ufficiale della collettiva regionale che trasformerà il Padiglione 1 di Veronafiere, storica casa dei vini emiliano-romagnoli, in un grande racconto corale. Un’opportunità, in un momento complesso per il mondo del vino, per promuovere il sistema produttivo e le rappresentanze della filiera unite nel rilancio di un comparto che è identità, cultura e valore economico dell’intero territorio regionale. E un’occasione per rafforzare il posizionamento dei vini regionali sui mercati, affiancando alla promozione il racconto di un ‘ecosistema’ agroalimentare unico, fondato sulle Indicazioni geografiche e sulla Food Valley, forte dei 44 prodotti Dop e Igp sui quali può contare l’Emilia-Romagna a cui si aggiunge l’arrivo del 45esimo, l’Erbazzone Reggiano Igp.

“L’Emilia-Romagna arriva a Vinitaly 2026 con la forza della propria identità e con la responsabilità di un territorio che sa fare squadra, unendo istituzioni, consorzi, produttori e sistema turistico in un’unica narrazione che tiene insieme economia, cultura e comunità – afferma il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale – La nostra Dop economy vale 3,9 miliardi di euro, di cui 455 milioni generati dal comparto vitivinicolo, dentro un agroalimentare che ha raggiunto i 37 miliardi di valore e rappresenta la seconda voce dell’export regionale, con circa 10 miliardi di euro. Sono numeri che raccontano non solo la qualità delle nostre produzioni, ma la solidità di un modello fondato su lavoro, coesione e apertura ai mercati internazionali”.

“La presenza al Vinitaly della Regione Emilia-Romagna – conclude de Pascale – è una scelta strategica che contribuisce a rafforzare il posizionamento dei nostri vini sui mercati, accompagnare le imprese nell’internazionalizzazione e valorizzare l’integrazione sempre più stretta tra enogastronomia, turismo ed esperienza territoriale; un grande racconto collettivo che sceglie di investire sulla qualità, sull’innovazione e sulla promozione, per consolidare sempre più il ruolo dei vini emiliano-romagnoli sui mercati globali”.

Accanto alla forza economica delle IG, a Vinitaly la Regione ribadirà la centralità della filiera vitivinicola confermando un approccio basato su responsabilità e promozione: colpire l’abuso e non il consumo moderato, sostenere campagne educative e difendere produzioni che rappresentano tradizione e identità dei territori.

Sul fronte degli investimenti, la Regione rafforza il proprio impegno a sostegno della competitività e dell’apertura ai mercati con risorse dedicate alla promozione dei prodotti a indicazione geografica nei Paesi extra-Ue, alla valorizzazione delle Dop e Igp e alle attività di promozione nazionale.

Barbabietola zucchero: raccolto dalle Marche all’E-R su rotaia

Barbabietola zucchero: raccolto dalle Marche all’E-R su rotaiaRoma, 16 apr. (askanews) – Il raccolto dei 2.500 ettari di barbabetola da zucchero di Coprob Italia coltivati nelle Marche arriverà in Emilia Romagna su rotaia anziché su gomma, garantendo fino a 50 autotreni al giorno in meno per 60 giorni sulle strade delle due regioni, ovvero per tutta la durata della campagna bieticolo-saccarifera. Il tutto se saranno positivi gli esiti del tavolo tecnico, che si aprirà tra pochi giorni, nato a seguito dell’incontro istituzionale nel pomeriggio di ieri tra Regione Marche, Interporto Marche spa, Coldiretti Marche, Confcooperative Marche e Coprob-Italia Zuccheri. Un traguardo che, se supportato dalle positive analisi costi-benefici, ora sotto la lente dei tecnici potrebbe, già da quest’anno, garantire un rilevante beneficio economico e ambientale.


Grazie agli scambi ferroviari intermodali infatti Coprob Italia Zuccheri potrà gestire il trasporto della barbabietola dall’Interporto Marche di Jesi allungando la campagna anche nello stabilimento veneto di Pontelongo, oltre che in quello più vicino di Minerbio, nel Bolognese. La filiera agricola della barbabietola nel comprensorio Marchigiano coinvolge centinaia di imprese per oltre 2500 ettari coltivati, tutti soci conferenti della cooperativa Coprob che stagionalmente trasporta il raccolto nei due stabilimenti di Minerbio (Bo) e Pontelongo nel padovano, dove viene eseguito, da 60 anni, il processo di trasformazione in zucchero certificato. Al summit sulla gestione del trasporto della barbabietola hanno preso parte tra gli altri il presidente di Regione Marche Francesco Acquaroli, Luigi Maccaferri presidente Coprob Italia Zuccheri, il direttore dell’Interporto Marche spa Massimo Stronati, il direttore di Coldiretti Marche Alberto Frau, il direttore di Coldiretti Macerata David Donninelli, il direttore di Confcooperative Marche Mauro Scattolini.


Maccaferri ha sottolineato che il tavolo tecnico “potrebbe portare ad un risultato estremamente proficuo sia per la nostra filiera sia per l’ambiente in cui operiamo con un beneficio per le imprese agricole e con una rinnovata attenzione per la sostenibilità del territorio”. E c’è già la massima disponibilità da parte dell’Interporto, ha garantito Stronati, ad attivarsi per “concorrere alla realizzazione dei collegamenti più utili attraverso l’intermodalità favorendo il trasporto ferroviario. La struttura interportuale, già qualche anno fa, aveva organizzato per la barbabietola altri collegamenti per altri zuccherifici”.

Fedagripesca E-R: 80% produzione vino da cantine cooperative

Fedagripesca E-R: 80% produzione vino da cantine cooperativeRoma, 8 apr. (askanews) – Oltre l’80% dell’uva da vino prodotta in Emilia-Romagna viene conferito dalle aziende agricole alle cantine cooperative e sociali presenti in regione che si occupano delle fasi di trasformazione, imbottigliamento e commercializzazione, anche con la forza di noti marchi del Made in Italy. Cantine che in alcuni casi possono vantare storie ultracentenarie. E la superficie dedicata alla coltivazione di uva da vino in Emilia-Romagna si attesta su 50.182 ettari, pari al 7,6% sul totale a livello nazionale. È quanto emerge da una elaborazione di Confcooperative Fedagripesca Emilia Romagna relativa al focus Censis-Confcooperative dal titolo “L’Italia del vino: superfici, costi ed export”, presentato in occasione del Vinitaly in corso a Verona, dove sono presenti 12 cantine cooperative aderenti alla Federazione regionale.


Per quanto riguarda la produzione regionale di vino, nel 2024 in Emilia-Romagna si è attestata a 6 milioni 903mila e 977 ettolitri pari al 14,4% della produzione nazionale: un dato che pone la regione sul podio italiano, al terzo posto dopo Veneto e Puglia, con un aumento dell’11,1% rispetto al 2023 e di quasi il 20% (19,4%) rispetto al 2019. A determinare questi dati sono in particolare province come quella di Ravenna, dove si producono 2,9 milioni di ettolitri, e di Reggio Emilia (1,4 milioni). Se si considera il rapporto fra produzione e superficie coltivata, l’Emilia Romagna è al primo posto con 137,6 ettolitri per ettaro. “Questi numeri confermano il ruolo fondamentale della cooperazione nel comparto vitivinicolo regionale”, ha spiegato dalla Aristide Castellari, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca Emilia Romagna e presidente della cooperativa Agrintesa, per il quale oggi due sono le priorità.


“Da un lato difendere le produzioni dalle avversità determinate da nuove patologie delle piante – ha detto – effetti dei cambiamenti climatici e norme europee spesso in contrasto con le necessità produttive, un imperativo dettato dalla necessità di continuare a presidiare i mercati”. Dall’altro, occorre “promuovere il nostro vino a livello internazionale con il supporto delle Istituzioni, a partire dalla Regione”. Pesa ovviamente l’introduzione di dazi da parte degli Usa, che sono il primo mercato di destinazione delle esportazioni anche di numerose eccellenze emiliano-romagnole. L’auspicio è che l’Unione Europea “si muova in maniera coesa scongiurando guerre commerciali che possono solo moltiplicare i danni alle aziende, avviando negoziati e cercando di aprire nuovi canali commerciali anche con altri Paesi”.

Fruitimprese E-R: per ortofrutta priorità è continuare a produrre

Fruitimprese E-R: per ortofrutta priorità è continuare a produrreRoma, 4 apr. (askanews) – “Penso che per la nostra ortofrutta la soluzione sia quella di togliere la miriade di divieti all’utilizzo di molecole che non ci permettono più di difendere le nostre produzioni ortofrutticole. Noi operatori del settore chiediamo con forza all’Europa, attraverso il nostro governo, di difendere la nostra frutticoltura, è questa per noi la priorità”. Così in una nota il presidente di Fruitimprese Emilia Romagna, Giancarlo Minguzzi, commenta i dazi imposti dal governo americano: “sicuramente ci penalizzeranno e credo che, come il nostro governo ha già pensato di fare, la scelta migliore e più saggia sia quella di non fare una guerra commerciale che sarebbe come quella fra Davide e Golia”.


Minguzzi ricorda il record di oltre 6 miliardi di euro di valore esportato raggiunto dal settore degli ortofrutticoli freschi nel 2024, “un primato che assume un significato ancora più rilevante al cospetto delle crescenti difficoltà che stanno affliggendo gli operatori”. Di fatto, però, il comparto ortofrutticolo da tempo sta attraversando una inesorabile e progressiva riduzione delle produzioni: “negli ultimi 10 anni abbiamo perso il 80% del raccolto di pere, il 75% di kiwi e il 25% pesche. Il nostro problema principale sui mercati internazionali ormai non è collocare il prodotto ad un prezzo remunerativo, ma avere il prodotto da vendere”, spiega.


Sulla nostra ortofrutta è infatti in atto “una tempesta perfetta dovuta ai cambiamenti climatici con periodi di siccità e alluvioni, all’aumento di fitopatie e attacchi di insetti alieni, aggravata dalle misure che l’Unione Europea ha messo in campo per limitare l’uso degli agrofarmaci, senza fornire soluzioni alternative percorribili”. Come ha rilevato recentemente anche CSO Italy, conclude Minguzzi, “il primo imputato è l’Unione Europea che con una politica demagogica ha lasciato i produttori senza mezzi di difesa efficaci e, cosa più grave, senza valide ed efficaci alternative. Dai circa 1000 principi attivi che erano a disposizione dell’agricoltura, in pochi anni si è passati a meno di 300: una riduzione di oltre il 70%. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti”, conclude.

Confagri Bologna: colpite da dazi le filiere di eccellenza

Confagri Bologna: colpite da dazi le filiere di eccellenzaRoma, 3 apr. (askanews) – I dazi al 20% annunciati ieri sera dal presidente Trump sui prodotti agroalimentari europei esportati negli Stati Uniti “rappresentano un duro colpo per le produzioni di eccellenza del sistema agroalimentare bolognese. Saranno colpite alcune filiere strategiche per il nostro territorio, a partire dal Parmigiano Reggiano e quella vitivinicola fino alle conserve vegetali e alle carni, con il rischio di ricadute soprattutto sulle aree collinari e di montagna dove si trovano molte aziende dei comparti lattiero-caseario e vitivinicolo. È necessario che l’Italia difenda i propri prodotti insieme all’Unione Europea, adottando una strategia uniforme per arrivare ad un negoziato costruttivo a beneficio di tutti”. È questo il commento di Davide Venturi, presidente di Confagricoltura Bologna, a seguito dell’introduzione dei dazi al 20% da parte del Governo USA sull’importazione di prodotti alimentari provenienti dall’Europa.


Una decisione che rischia di generare ripercussioni nell’area metropolitana bolognese, dove diversi produttori agricoli, a partire da quelli legati alla filiera del Parmigiano Reggiano, per il quale gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato estero di riferimento. E anche il settore vitivinicolo bolognese, infatti, teme importanti riflessi negativi, in particolar modo i produttori del Pignoletto, che negli ultimi anni hanno investito con decisione per espandere la propria presenza sul mercato americano, anche con campagne marketing e di comunicazione mirate ai consumatori statunitensi. “Ora tutto questo lavoro rischia di essere vanificato – prosegue Venturi – A livello nazionale alcune stime hanno indicato che l’introduzione delle tariffe del 20% potrebbe comportare un danno diretto di circa 470 milioni di euro sul comparto vitivinicolo, con effetti indiretti sull’export globale che raggiungerebbero rapidamente il miliardo di euro. È inevitabile che anche le aziende bolognesi si troveranno ad affrontare forti difficoltà. Diversi nostri soci hanno investito risorse nell’internazionalizzazione dei mercati, avviando processi di sviluppo commerciale lunghi, laboriosi e costosi, che ora rischiano di venire fortemente penalizzati o ridimensionati dall’effetto a catena che possono genere questi dazi”.


Per Confagricoltura Bologna diventa quindi fondamentale “una presa di posizione netta e soprattutto coesa da parte dell’Unione Europea, con l’Italia che deve difendere i propri prodotti d’eccellenza che sono riconosciuti per la loro grande qualità dal mercato americano. La reazione – spiega – deve essere quella di adottare una strategia unitaria e condivisa, rispondendo in maniera ferma e autorevole a quanto fatto dagli Stati Uniti per arrivare al più presto ad un negoziato che riequilibri la situazione. Gli USA rappresentano un mercato difficilmente sostituibile per molte nostre imprese, e certamente non in tempi così rapidi. Siamo impegnati a fare di tutto per tutelare le nostre produzioni”, conclude Venturi.

Confcooperative E-R: Usa primo mercato export Regione, duro colpo

Confcooperative E-R: Usa primo mercato export Regione, duro colpoRoma, 3 apr. (askanews) – L’annuncio del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di introdurre dazi del 20% sulle merci importate dall’Unione Europea rappresenta un duro colpo per l’export emiliano-romagnolo, che nel 2024 ha visto proprio gli USA diventare il primo mercato estero di beni per le imprese della regione. Con un valore di 10,5 miliardi di euro di beni esportati, l’Emilia-Romagna si colloca al secondo posto dopo la Lombardia su scala nazionale.


“Questa decisione – commenta Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna – rischia di penalizzare fortemente le nostre imprese, in particolare le cooperative agroalimentari che trovano negli USA un mercato di riferimento. Le esportazioni agroalimentari emiliano-romagnole negli Stati Uniti hanno raggiunto un valore complessivo di 815 milioni di euro”. Ed è quindi evidente per la confederazione agricola la necessità di una strategia condivisa a livello europeo che tuteli l’export e garantisca alle imprese le migliori condizioni per continuare a competere a livello internazionale. Guardando alle DOP regionali, “il Parmigiano Reggiano vede oltre il 20% delle forme esportate destinate proprio negli USA. Altri settori strategici per le nostre filiere produttive, come quello vitivinicolo e ortofrutticolo, hanno avviato importanti relazioni commerciali nel mercato nord-americano e ora rischiano di vedere compromesso l’impegnativo sforzo portato avanti per anni”.


Per Confcooperative Emilia Romagna è fondamentale che Governo e Regione facciano sistema, insieme ai rappresentanti italiani in Unione Europea, affinché la Commissione UE promuova un negoziato che scongiuri una guerra commerciale dagli esiti imprevedibili. “Allo stesso tempo – aggiunge Milza – occorre che l’UE investa con maggiore determinazione nella competitività delle imprese, intervenendo sui costi energetici, promuovendo rapporti bilaterali reciprocamente vantaggiosi che agevolino gli scambi commerciali, investendo nella promozione, semplificando la burocrazia ed evitando provvedimenti pseudo-ambientalisti. Non possiamo permetterci – conclude Milza – di ridimensionare la nostra capacità produttiva per le difficoltà geopolitiche internazionali: perdere quote di mercato significherebbe compromettere il futuro di interi settori e delle migliaia di lavoratori coinvolti”.