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Volkswagen, profit warning e vuole chiudere una fabbrica di elettriche

Volkswagen, profit warning e vuole chiudere una fabbrica di elettricheRoma, 10 lug. (askanews) – Altalena di Volkswagen oggi in Borsa, dopo che ieri a mercati chiusi il gruppo ha diffuso un profit warning e riferito che sta considerando la chiusura di una fabbrica di auto elettriche a Bruxelles a causa della debolezza della domanda per questi veicoli. Nel pomeriggio il titolo torna positivo con un più 0,62% a 112,90 euro, dopo che nel corso delle contrattazioni era arrivato a perdere circa l’1,5% con un minimo di seduta a 110,50 euro.


La società ha riferito che ora si attende margini operativi in una forchetta tra il 6,5% e il 7% dei ricavi, a fronte del 7%-7,5% precedentemente indicato. E in linea con quello che stanno facendo altri produttori automobilistici, il gruppo riconsidera le sue attività sull’elettrico e in questo ambito ha annunciato l’avvio di consultazioni sindacali per chiudere un impianto con 3.000 addetti a Bruxelles dove viene prodotta l’Audi Q8 e-tron. Oggi Vw ha poi riportato i dati sulle consegne dei primi sei mesi: complessivamente un meno 0,6% a 4,348 milioni di veicoli per l’intero gruppo, le consegne di auto elettriche sono scese dell’1% a quota 317.000, mentre le ibride e plug-in hanno registrato un più 17% a quota 136.000 unità. (fonte immagine: Volkswagen).

Auto, dazi Ue su elettriche cinesi e i rischi per la transizione

Auto, dazi Ue su elettriche cinesi e i rischi per la transizioneBruxelles, 4 lug. (askanews) – L’obbligo di immettere sul mercato Ue, a partire dal 2035, solo auto a zero emissioni è basato sull’assunzione secondo cui il mercato di massa dell’auto elettrica sarebbe decollato in questi anni con aumenti vertiginosi delle vendite ai privati, e con la creazione di un mercato secondario dei veicoli elettrici usati, con prezzi che avrebbero permesso gli acquisti anche ai ceti meno abbienti. Ma questa transizione non sta ancora avvenendo, o non si sta realizzando comunque al ritmo atteso.


Un interrogativo chiave è se i dazi provvisori (dal 17% al 37%) sulle importazioni nell’Ue di veicoli elettrici a batteria cinesi (quelli oggi meno cari sul mercato), che entreranno in vigore da domani, 5 luglio, rischiano di aumentare i prezzi, già molto alti, delle auto elettriche nell’Unione, creando nuove difficoltà e ostacoli per la transizione alla mobilità a zero emissioni, uno degli obiettivi più importanti (e controversi) del “Green Deal” europeo. Askanews ha posto oggi queste domande a fonti qualificate della Commissione europea, che hanno risposto in modo piuttosto sorprendente: “I dazi – hanno assicurato le fonti – saranno assorbiti dalle stesse imprese”.


“Il nostro punto di vista – hanno spiegato – è che le misure proposte sono perfettamente in linea con gli obiettivi della transizione verde. Lo scopo” dei dazi “non è quello di arrestare le importazioni dei veicoli elettrici dalla Cina, né di aumentarne il prezzo per i consumatori, ma di garantire pari condizioni sul mercato, altrimenti rischiamo di perdere la nostra industria, come è già successo in passato per il comparto dei pannelli solari fotovoltaici. Abbiamo la necessità – hanno sottolineato le fonti – di mantenere la nostra base industriale per la produzione delle tecnologie pulite”. “Una volta che l’industria europea sarà in grado di produrre di più, con un’economia di scala, i prezzi andranno giù”. Con l’introduzione dei dazi, hanno concluso le fonti, “noi proteggiamo le quote di mercato dell’industria europea”.


Si tratta di risposte in gran parte sensate, soprattutto per quel che riguarda la necessità di mantenere la base industriale europea. Ma quello che sorprende è che la Commissione dia come scontata una soluzione che corrisponde a un possibile comportamento degli attori del mercato, tra diverse altre alternative possibili, che tuttavia vengono escluse. Se le imprese, contrariamente alle aspettative di Bruxelles, scaricheranno sui prezzi al consumo gli aumenti dei costi dovuti ai dazi, cosa del tutto probabile in un libero mercato, se gran parte dei consumatori non potrà permettersi di acquistare veicoli elettrici e continuerà a usare auto a combustione interna, meno care, se il mercato dell’usato non decolla, anche perché il costo delle batterie da sostituire è ancora proibitivo, quali contromisure intende proporre la Commissione?


A questa domanda non c’è risposta, almeno per ora. A meno che la soluzione non ci si aspetti che venga dalla revisione, prevista nel 2026, dell’obiettivo che impone l’obbligo di commercializzare solo auto nuove a zero emissioni entro il 2035: una soluzione che preveda una marcia indietro sui tempi della transizione, e che è già reclamata a gran voce dalle forze politiche di gran parte del centro e di tutte le destre nel Parlamento europeo.

Noi Techpark, il distretto dell’innovazione di Bolzano cresce

Noi Techpark, il distretto dell’innovazione di Bolzano cresceMilano, 2 lug. (askanews) – Nato nel 2017 dalla riqualificazione della fabbrica di alluminio Alumix nel quartiere fieristico di Bolzano, Noi Techpark è il distretto dell’innovazione dell’Alto Adige focalizzato su cinque settori chiave dell’economia altoatesina Green, Food & Health, Digital e Automotive e Automation. Al posto dello stabilimento energivoro, oggi c’è un quartiere votato al futuro sostenibile integrato nella città, con un teatro, un asilo nido, un ristorante, un parco pubblico e un coworking. Il cantiere ha valorizzato l’impronta razionalista dei due edifici dell’ex fabbrica di alluminio ed è stato realizzato in soli due anni.


Il Noi abbraccia 61 aziende, 29 start-ups, 3 istituti di ricerca, 4 istituzioni e 3 facoltà di unibz, con 52 laboratori scientifici e di prototipazione e 1.200 lavoratori e lavoratrici altamente qualificati/e (per oltre il 70% laureati con master o con Phd, per il 60% under 40). L’obiettivo è di creare partnership e sinergie fra il mondo della produzione e la ricerca, come fatto ad esempio con Bmw Mini con il progetto Urban Shield per il lancio della Countryman All Electric. Il distretto dell’innovazione si stende su una superficie complessiva di 12 ettari, di cui 30% già costruito, con 15 mila metri quadri di verde pubblico ed è una realtà in continua crescita. Nell’estate del 2024 sarà inaugurata la Facoltà di Ingegneria di unibz, creando un quartiere studentesco con 800 studenti a regime. Parallelamente saranno completati i moduli edilizi D2 e D3, dove troveranno posto uffici per aziende e laboratori specializzati in Green e Food. E a seguire verranno pianificati gli edifici D4 e D5, che si focalizzeranno su Digital e AI, Automation and Robotics.


Nel 2023 è stato inaugurato il Noi Techpark di Brunico, il centro di competenza dedicato all’Automotive, settore strategico per l’economia altoatesina visto che un’auto su tre nel mondo monta componenti prodotti in Alto Adige. L’hub è stato fortemente voluto dalla rete Aes, che riunisce le aziende più importanti per le forniture automobilistiche con sede in Alto Adige. Realtà come abuscom, Alupress, Autotest, GKN Sinter Metals, GKN Driveline, Intercable e Tratter Engineering che per prime hanno richiesto un luogo in cui connettere attori della ricerca e della produzione per accelerare l’innovazione sulla mobilità del futuro. Presso il NOI Brunico è stata istituita la cattedra convenzionata per la ricerca nel campo della produzione sostenibile sotto la direzione di Erwin Rauch, professore associato di Sistemi di Produzione e Tecnologie di Fabbricazione per unibz. Della cattedra fa parte il Sustainable Manufacturing Lab, un laboratorio che oltre a svolgere attività di ricerca con partner internazionali, sostiene le imprese locali nella trasformazione green. Il Noi Techpark ha un cuore green anche nelle sue architetture: è il primo progetto in Europa e il secondo al mondo ad aver ricevuto la targa Leed ND v4:Plan Gold ed è di fatto una struttura a impatto zero grazie alla produzione di energia da fonti rinnovabili. A differenza della vecchia fabbrica ha consumi praticamente nulli.

Mini Countryman All Electric con Noi Techpark per la sostenibilità

Mini Countryman All Electric con Noi Techpark per la sostenibilitàMilano, 2 lug. (askanews) – In occasione del lancio della Countryman All Electric, Mini sceglie Noi Techpark per realizzare un progetto all’insegna della sostenibilità insieme all’azienda Emotitech. Nato nel 2017 dalla riqualificazione dell’ex fabbrica di alluminio Alumix nel quartiere fieristico di Bolzano, Noi Techpark è il distretto dell’innovazione dell’Alto Adige in cui aziende, istituti di ricerca, università e start-up collaborano allo sviluppo di soluzioni all’avanguardia nei settori Green, Food & Health, Digital e Automotive Automation.


Esempio di architettura razionale degli anni ’30, il Noi Techpark vuole ricordare il suo passato per sancirne la distanza: da industria pesante ed energivora a luogo di idee in una struttura ad impatto zero, certificata con il più alto livello di sostenibilità, 52 laboratori e competenze elevate, con oltre 1.200 ricercatori (70% laureati con master o con Phd, per il 60% under 40). Il progetto scelto da Mini con il Noi Techpark si chiama Urban Shield ed è realizzato con l’azienda di human innovation Emotitech. Si tratta di un innovativo processo di verniciatura del cemento con vernici di lunga durata, impermeabili e capaci di catturare l’inquinamento per creare opere di arte pubblica e studi di colore. L’obiettivo è riqualificare aree urbane degradate con effetti positivi sull’estetica, quindi sul benessere delle persone, sui costi di manutenzione e sulla sostenibilità. I test sono stati condotti nei laboratori Laimburg e Eurac, all’interno del Noi Techpark, mentre Emotitech specializzata nel design di esperienze empatiche, si è occupata dell’analisi delle emozioni delle persone anche attraverso l’uso di dati biometrici per realizzare altri progetti di rigenerazione urbana.


Un esempio dell’impiego delle tecnologie di Emotitech è Noi, un’opera di street art realizzata da Luca Font all’interno del Noi Park con i colori della campagna di comunicazione di Mini: verde, blu, rosa e arancio abbinati al bianco e nero del distretto dell’innovazione. Innovazione e sostenibilità sono caratteristiche anche della All-Electric Mini Countryman E e SE che abbiamo avuto modo di guidare da Milano al Noi Techpark di Bolzano. A bordo la nuova connettività Mini fluida e abbastanza intuitiva con la mappa di navigazione che segnala le soste di ricarica ottimali in base al percorso e sistemi di assistenza alla guida di livello 2. Due le versioni entrambe con batteria da 66 kW e un peso di 2 tonnellate. La più potente Mini Countryman SE con due motori elettrici e trazione integrale ha una potenza di 313 CV, 494 Nm per uno 0-100 km/h in 5,6 secondi e una velocità massima di 180 km/h. La batteria è da 66 kWh per una autonomia di circa 300 km, considerando un consumo medio durante il test drive di 22 kW per 100 km.


Per la ricarica andando verso Bolzano ci siamo fermati ad Affi dopo aver percorso 170 km, con una autonomia residua del 30%. In 46 minuti a una potenza di 75 kW la carica è tornata al 100%. La Mini Countryman E, invece, ha più autonomia (consumi 20 kW/100 km) perché monta un solo motore elettrico da 204 CV e ha la trazione anteriore. Lo 0-100 viene coperto in 8,6 secondi e la velocità massima è di 170 km/h. Con la ricarica rapida a corrente continua fino a 130 kW, servono circa 30 minuti per caricare la batteria dal 10% all’80%. I prezzi partono da 40.700 per la E in versione Essential, mentre la SE parte da 46.900 fino ai 54.380 della top di gamma Jcw.

Auto, vendite usato aprile +17%, diesel primo, elettriche ultime

Auto, vendite usato aprile +17%, diesel primo, elettriche ultimeRoma, 25 giu. (askanews) – Dopo la flessione di marzo, ad aprile sono tornate a crescere le compravendite di auto usate, segnando un più 17% su base annua a quota 435.319 trasferimenti di proprietà. Il livello resta tuttavia inferiore del 6,8% rispetto allo stesso mese del 2019, secondo l’ultima elaborazione dell’Unrae (Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri). I primi quattro mesi dell’anno si sono chiusi con un più 10,6% (1.829.874 passaggi complessivi).


Tornando e guardando alle tipologie di propulsori, seppure con una quota in calo di 3,2 punti percentuali, il diesel ricopre sempre la prima posizione fra le motorizzazioni preferite nel mercato dell’usato, prosegue l’Unrae, con il 45,4% (45,5% nei 4 mesi). Seguono le auto a benzina (38,7%), terze le ibride (7,2%), poi Gpl (4,8%), metano (2,3%), mentre ultime risultano le auto elettriche e le plug-in, rispettivamente con lo 0,7% e l’1% del totale di compravendite sull’usato. In leggera flessione gli scambi tra privati/aziende, che rimangono largamente predominanti e in aprile rappresentano il 55,9% di tutti i passaggi di proprietà. Recuperano leggermente quelli da operatore a cliente finale, al 39,7%. In crescita gli scambi provenienti da Km0 (3,6%), mentre cedono quelli provenienti dal noleggio (0,7% complessivo nel mese e 0,8% nel quadrimestre).


Secondo l’Unrae l’analisi per regione conferma in aprile l’immutabile leadership della Lombardia con il 15,7% dei trasferimenti (+0,3 punti), seguita dal Lazio al 9,6% (-0,4 punti) e dalla Campania al 9,5% di quota (+0,6 punti). Poco meno di una compravendite su due riguarda auto con oltre 10 anni: ad aprile la loro quota è scesa di 1,5 punti al 48,6% del totale. Sale al 16,9% la quota delle auto da 6 a 10 anni e cresce di 1 punto quella delle auto più fresche da 0 a 1 anno (al 6,7%).

Ivass, Signorini: sale ancora raccolta ramo danni assicurazioni

Ivass, Signorini: sale ancora raccolta ramo danni assicurazioniRoma, 24 giu. (askanews) – Lo scorso anno in Italia nei rami Danni del settore assicurativo “la raccolta diretta è aumentata per il terzo anno consecutivo (6,6 per cento), raggiungendo i 38 miliardi di euro. Di particolare interesse la prosecuzione della crescita delle coperture per i rischi diversi dall’assicurazione obbligatoria per la r.c. auto; questa tendenza sta contribuendo ad attenuare il divario nella copertura di tali rischi che si osserva in Italia rispetto alla media dell’Ocse. Tra il 2014 e il 2023 l’incidenza complessiva dei comparti salute (malattia e infortuni) e property (incendio ed elementi naturali, nonché altri danni ai beni) è salita dal 32 al 40 per cento, un valore ormai prossimo a quello del comparto auto (42); all’interno di quest’ultimo, nello stesso periodo la quota della copertura obbligatoria è scesa di oltre 10 punti percentuali, al 75 per cento”. Lo ha rilevato il presidente dell’Ivass, Luigi Federico Signorini nelle sue considerazioni alla Relazione annuale dell’istituzione.


Il “Roe”, una misura delle redditività, per il comparto Danni “è diminuito nell’anno appena trascorso dal 9 all’8 per cento, un valore che rimane pressoché in linea con la media dell’ultimo decennio – ha proseguito -. L’aumento del costo nominale dei risarcimenti dovuto all’inflazione nonché l’infittirsi dei danni legati a eventi climatici hanno avuto un impatto significativo sull’onere dei sinistri. Dato che i premi si adeguano con ritardo, è salito di 14 punti percentuali il rapporto tra sinistri e premi (dal 62 al 76 per cento); si è portato al 105 per cento, al lordo della riassicurazione, il combined ratio, che tiene conto anche delle spese di gestione. Il contributo della riassicurazione ha consentito di mantenere il valore di quest’ultimo indicatore, al netto, appena al di sotto del 100 per cento”. Signorini ha poi rimarcato come “dopo dieci anni di diminuzioni, dalla seconda metà del 2022 l’inflazione ha cominciato a spingere verso l’alto i premi della r.c. auto. Alla fine del 2023 i prezzi delle relative polizze erano cresciuti del 7,9 per cento rispetto a un anno prima. La crescita è proseguita nei primi mesi del 2024 – ha detto – sta ora rallentando. A maggio il premio medio è stato pari a 400 euro, un valore che resta peraltro, seppure di poco, inferiore a quello dell’anno precedente la pandemia”.


All’Ivass “ci attendiamo che la tendenza al rallentamento prosegua nei prossimi mesi. In una recente audizione abbiamo fornito un quadro più completo dell’andamento dei prezzi delle polizze r.c. auto su un orizzonte di medio periodo. Tra il 2014 e la prima metà del 2022 vi è stata una significativa riduzione, resa possibile da un aumento di efficienza del settore, ma frutto anche di interventi normativi. Tenuto conto di questo, e guardando al futuro, abbiamo suggerito la possibilità di introdurre nuovi strumenti per tornare a comprimere i prezzi, accrescendo la concorrenza e incentivando l’adozione di comportamenti di mitigazione del rischio. Il caso della ‘scatola nera’, di cui ho già avuto in passato occasione di parlare in questa sede, esemplifica entrambi gli aspetti. Chi sceglie di installare la scatola nera ottiene sconti notevoli dalla propria compagnia, perché è incentivato a rispettare attentamente le norme di circolazione e quindi ridurre il rischio di incidenti; ma poiché non esiste attualmente una prassi di scambio di dati fra le compagnie, la sua adozione può creare effetti di lock-in, a detrimento della concorrenza, perché i benefici acquisiti dimostrando un comportamento di guida prudente possono andare persi se si cambia assicuratore”. L’autorità ha quindi “suggerito di rendere sistematico il trasferimento fra compagnie di alcuni dati chiave registrati dalle scatole nere. L’anno scorso anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato è intervenuta sul tema, prospettando un’analoga soluzione. Stiamo riflettendo sul modo di fare progressi in questa direzione”. (fonte immagine: Ivass).

Ferrari inaugura e-building: 200 mln investimenti, operativo in 2025

Ferrari inaugura e-building: 200 mln investimenti, operativo in 2025Maranello, 21 giu. (askanews) – A due anni dall’annuncio al Capital Market Day, Ferrari inaugura l’e-building, l’edificio dove nasceranno vetture con motore termico, ibrido e la prima auto elettrica, che sarà presentata nel quarto trimestre del 2025. “L’e-building è la prova concreta che in Ferrari manteniamo le promesse. Due anni dopo averlo annunciato al Capital Market siamo qui”, ha detto il presidente di Ferrari, John Elkann, all’inaugurazione del nuovo impianto a Maranello.


L’e-building, un parallelepipedo di 42mila mq, 3 piani e 25 metri di altezza progettato da Mario Cucinella, è costato 200 milioni di euro. Esempio di industria 4.0 con robot collaborativi e digital twin, che creano una replica digitale di prodotti e processi, l’e-building servirà “per aumentare la flessibilità produttiva, ridurre i tempi di sviluppo, accogliere più richieste di personalizzazione e ridurre le emissioni per ogni auto prodotta. Le linee di produzione esistenti resteranno in funzione”, ha detto il Ceo, Benedetto Vigna. La produzione dell’e-building andrà a regime a gennaio 2025 con la SF90 Stradale e la Purosangue, mentre a inizio 2026 inizierà la produzione dell’auto elettrica e di vari componenti strategici come batteria, assale e motore elettrico. In vista dell’apertura del nuovo impianto Ferrari ha fatto 250 assunzioni da inizio anno, portando l’organico a quota 5mila addetti, e altre sono previste nei prossimi mesi.


All’inaugurazione dell’e-building, ha partecipato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accolto dal presidente Ferrari John Elkann, dal vice presidente Piero Ferrari e dal Ceo Benedetto Vigna. “Siamo onorati di avere con noi il Presidente Mattarella per l’inaugurazione dell’e-building, uno stabilimento che unisce la centralità della persona nel luogo di lavoro al rispetto dell’ambiente,” ha detto il presidente di Ferrari John Elkann. Focus anche sulla sostenibilità. L’edificio è alimentato da più di 3mila pannelli solari da 1,3 MW installati sul tetto. Con lo spegnimento dell’impianto di trigenerazione, previsto entro la fine dell’anno, l’edificio sarà interamente alimentato da energia rinnovabile. Sono state adottate anche diverse soluzioni per il riutilizzo dell’energia e dell’acqua piovana nel ciclo produttivo. “L’impianto è uno step importante nel percorso verso l’obiettivo di neutralità carbonica entro la fine del decennio. Da gennaio non compreremo più gas per l’impianto e utilizzeremo solo elettricità green”, ha detto Vigna.


Attenzione anche alla formazione e il benessere dei lavoratori. Il percorso educativo per le persone selezionate per le nuove linee è iniziato due anni fa, con lo scopo di approfondire le caratteristiche e i processi legati ai nuovi impianti e prodotti come motore elettrico e batterie.

Antitrust, DR: mai celata delocalizzazione in Estremo Oriente

Antitrust, DR: mai celata delocalizzazione in Estremo OrienteMilano, 20 giu. (askanews) – DR Automobiles Groupe prende atto della decisione dell’Agcm, pur non condividendola nel merito, ragione per cui si accinge ad impugnarla. Nel corso del procedimento DR ha offerto la massima disponibilità, proponendo impegni tangibili volti a rimediare alle preoccupazioni espresse dall’Autorità, che però non sono stati accettati da quest’ultima.


Nel merito, DR osserva che la delocalizzazione in Estremo Oriente di parte della produzione delle autovetture (pratica comune nel settore automotive) commercializzate da DR Automobiles Groupe non è mai stata celata al pubblico, come testimoniato da numerosi articoli di stampa e servizi televisivi, nonché dalle informazioni divulgate attraverso i canali ufficiali web e social del gruppo. Al tempo stesso, le campagne advertising non hanno mai inteso pubblicizzare una pretesa integrale fabbricazione delle autovetture in Italia, quanto sottolineare il forte legame del gruppo automobilistico con il nostro Paese e la regione Molise sotto il profilo proprietario e storico. Oltre ad evidenziare le importanti fasi che si svolgono nell’HQ di Macchia d’Isernia (IS) in termini di ricerca e sviluppo, design, progettazione, aggiunta di funzionalità, rifinitura e completamento delle autovetture commercializzate.


Tutti aspetti che non sono stati adeguatamente valorizzati dal provvedimento dell’AGCM. DR Automobiles Groupe intende, ad ogni modo, accrescere le fasi di lavorazioni in Italia, ampliando a tal proposito il proprio polo industriale di Macchia d’Isernia con un nuovo stabilimento produttivo, nella prospettiva dello sviluppo di nuovi modelli, anche ad alimentazione integralmente elettrica.


Per quanto riguarda le condotte sanzionate sotto il profilo dell’assistenza post-vendita, l’AGCM ha contestato al Gruppo DR i tempi di attesa sofferti da alcuni consumatori per la riparazione delle proprie autovetture, omettendo di considerare che ciò è derivato dalla indisponibilità oggettiva di alcuni pezzi di ricambio a causa della nota disruption della catena di approvvigionamento del settore automotive avvenuta nel periodo post-pandemico. Situazione comune a tutto il settore e comunque ormai in fase di assorbimento, come provano i dati registrati dal Gruppo già dal 2023 e ulteriormente migliorati nel primo trimestre del 2024, che mostrano tempi medi di consegna dei pezzi di ricambio di poco superiori ai 2 giorni.

Auto, Csp: difficoltà elettrico deprimono vendite a maggio

Auto, Csp: difficoltà elettrico deprimono vendite a maggioMilano, 20 giu. (askanews) – L’andamento negativo del mercato dell’auto europeo a maggio (-2,6% Ue+Efta+UK) “è dovuto in misura considerevole ad una frenata delle immatricolazioni di auto elettriche che hanno fatto registrare nel mese un calo del 10,8% rispetto allo stesso periodo del 2023 con veri e propri crolli in alcuni mercati importanti come quello della Germania (-30,6%) e dell’Italia (-18,3%) e con una contrazione della quota delle vendite di elettriche pure, che è passata dal 15,2% del 2023 al 13,9%”. Così Gian Primo Quagliano presidente del Centro Studi Promotor


“Questa frenata delle elettriche è dovuta soprattutto al venir meno degli incentivi in alcuni grandi paesi e per quanto riguarda l’Italia dovrebbe quantomeno attenuarsi proprio perché, come è noto, lo stanziamento per gli incentivi per le elettriche disponibile sulla piattaforma del Ministero competente dal 3 giugno, è stato “bruciato” integralmente già il 3 giugno”. “Mentre è ancora viva la polemica sull’opportunità di adottare pesanti dazi per le importazioni di auto dalla Cina, da più parti si sollecita una ridefinizione della politica della Ue per quanto riguarda la transizione energetica nell’auto e ciò anche in considerazione del fatto che in alcuni mercati importanti, come quello del Regno Unito, si segnala che l’acquisto di auto elettriche è ancora trainato soprattutto dal settore delle flotte, che adottano l’elettrico non solo per sensibilità alle tematiche dell’ambiente, ma anche, e soprattutto, per questioni di immagine, questioni di immagine che interessano molto meno i privati”.


“Per quanto riguarda la Germania, dove gli acquisti di auto elettriche, come sopra si segnalava, hanno fatto registrare un drastico calo, Reinhard Zirpel, presidente dell’associazione tedesca dei costruttori di autoveicoli, segnala che “il crollo a maggio delle immatricolazioni dei veicoli completamente elettrici è massiccio” e che “sono ora necessari piani politici e contromisure per ripristinare la fiducia dei consumatori sulla mobilità elettrica””. Queste considerazioni, conclude Quagliano “valgono anche per l’Italia che nella graduatoria per la diffusione di auto elettriche non è all’ultimo posto nell’Europa Occidentale, ma poco ci manca in quanto la quota delle elettriche in maggio è pari al 3,6% contro il 4,1% del maggio 2023 e contro il 13,9% dell’intera Europa Occidentale”.

Auto, Anfia: mettere a terra politiche emerse da Tavolo settore

Auto, Anfia: mettere a terra politiche emerse da Tavolo settoreMilano, 20 giu. (askanews) – “A maggio 2024, il mercato europeo dell’auto, dopo la ripresa di aprile (+12%), inverte la tendenza e registra una flessione, seppure contenuta, -2,6%”, afferma Gianmarco Giorda, Direttore Generale di Anfia. Nel quinto mese dell’anno, guardando ai cinque major market (incluso UK), rallentano Italia (-6,6%), Germania (-4,3%) e Francia (-2,9%), mentre si mantengono positivi Spagna (+3,4%) e Regno Unito (+1%).


“A maggio, la quota di penetrazione delle vetture elettriche pure (Bev), pari al 13,9%, supera nuovamente la quota delle vetture diesel (11,6%), come nel mese precedente. In Italia, invece, l’immatricolato diesel pesa per il 14,4% delle vendite nel mese, contro l’appena 3,6% delle Bev (in miglioramento rispetto al 2,4% di aprile). Nel nostro Paese, l’entrata in vigore, dal 3 giugno scorso, del nuovo ecobonus, il cui impatto effettivo sarà misurabile nei prossimi mesi, ha già portato ad un rapido esaurimento dei fondi per l’acquisto delle auto nella fascia 0-20 g/Km di CO2 e dei veicoli commerciali elettrici”. “Per quanto riguarda l’Italia, in questo momento si evidenzia la necessità di mettere a terra, insieme al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le proposte di politica industriale emerse dai lavori del Tavolo Sviluppo Automotive per accrescere la competitività sia dei produttori di autoveicoli, sia della componentistica. Tra le misure prioritarie, quelle volte a favorire un incremento dei volumi produttivi annuali di autoveicoli e un fattivo coinvolgimento della componentistica in questo processo di rilancio della produzione”, conclude Giorda.


In Italia, i volumi totalizzati a maggio 2024 si attestano a 139.509 (-6,6%). Nei primi cinque mesi del 2024, le immatricolazioni complessive ammontano a 725.751 unità, con un rialzo del 3,4% rispetto ai volumi dello stesso periodo del 2023. Analizzando il mercato per alimentazione, le autovetture a benzina chiudono maggio in crescita del 4,1%, con una quota di mercato del 32,2%. Calano, invece, le autovetture diesel (-30,5% su maggio 2023), con una quota del 14,4%. Le immatricolazioni delle auto ad alimentazione alternativa rappresentano il 53,4% del mercato del solo mese di maggio, con volumi in calo rispetto allo stesso mese del 2023 (-3,6%). Nel dettaglio, le auto elettriche hanno una quota del 3,6% e calano del 18,3% nel mese. In flessione anche le ibride plug-in: -30,6%, con il 3,3% di quota del mercato del mese. Anche nel cumulato, entrambe le alimentazioni risultano in calo, rispettivamente, -18,7% (quota: 3%) e -25,7% (quota: 3,2%).