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Proposta direttiva Ue su suolo, Re Soil: solo un primo passo

Proposta direttiva Ue su suolo, Re Soil: solo un primo passoMilano, 6 lug. (askanews) – “Un testo che rispecchia solo parzialmente gli obiettivi giusti e ambiziosi che la Ue aveva fissato per curare il degrado del suolo, nonostante indubbiamente individui importanti azioni di monitoraggio per tracciare, entro i prossimi 5 anni, un quadro preciso della situazione dei suoli europei”; così di Debora Fino, presidente di Re Soil Foundation, ha commentato la proposta di direttiva Ue sul suolo presentata a Bruxelles dal vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, e dal commissario all’Ambiente, Virginijus Sinkevicius.

“Nella sua Strategia 2030 per il Suolo, la Commissione si era data l’obiettivo di riportare in salute tutti i terreni europei entro metà secolo – ha proseguito Fino – Per riuscirci occorrono azioni concrete e coraggiose e un deciso cambio di rotta, a partire dal consumo di suolo che procede a ritmi insostenibili in molti Paesi, Italia compresa. Nella stessa introduzione alla proposta di legge, la Commissione ricorda che il 60-70% dei suoli continentali è malato e che i terreni coltivabili si sono dimezzati in 50 anni da 0,36 ettari pro capite a 0,18”. Nel testo di proposta è contenuto qualche passo in avanti rispetto alla situazione attuale. Secondo Re Soil Foundation è ad esempio positiva la decisione di istituire un quadro coerente di monitoraggio di tutti i suolinella Ue e di obbligare gli Stati membri a dotarsi di un registro aggiornato dei siti contaminati, facendo al tempo stesso una valutazione specifica per ogni sito sulle sue ricadute per la salute umana. “Ma sappiamo bene – ha aggiunto Fino – che il monitoraggio da solo non è in grado di far invertire la tendenza al degrado della salute dei suoli. Occorre inserire dei target che siano il frutto di impact assessment, dialogo con le parti e di una visione sistemica che tenga conto degli impatti delle azioni messe in campo in ottica transettoriale”.

Altrettanto positiva è valutata da Re Soil la scelta di prevedere una sorta di “linee guida” che gli Stati dovrebbero seguire in caso di consumo di suolo. Secondo il testo della Commissione si dovrebbero ad esempio ridurre il più possibile le aree soggette a consumo di suolo, selezionare aree in cui la perdita di servizi ecosistemici sarebbe ridotta al minimo e compensare il più possibile la perdita di tale capacità. Importante poi viene sottolineata la volontà di sostenere gli agricoltori che hanno investito in pratiche agricole sostenibili (es.: rotazione colturale) anche attraverso modelli di carbon farming e sistemi premianti, con l’obiettivo di potenziare i casi virtuosi. Anche l’attenzione alla riduzione degli scarti della filiera agroalimentare (il target fissato per il 2030 è -10% nella fase di processo e -30% per distribuzione e consumo) è considerato un segnale positivo.

Walter Ganapini, presidente del Comitato Tecnico Scientifico di Re Soil Foundation, ha a sua volta sottolineato l’importanza di integrare il contenuto della direttiva nell’iter di approvazione che si aprirà nelle prossime settimane. “È necessario – ha spiegato Ganapini – che il Consiglio dei Ministri UE e il Parlamento Europeo apportino sensibili integrazioni al testo attuale in modo da renderlo coerente con la priorità di avere suoli sani. Da essi dipende il 95% della nostra produzione agricola. Una corretta gestione del suolo, la risorsa più limitata di cui disponiamo, aiuta a mitigare la crisi climatica e ottimizza l’efficienza del sequestro di carbonio. Sono sfide che non possiamo eludere”. Re Soil Foundation è la fondazione promossa dall’Università di Bologna, Coldiretti, Novamont e Politecnico di Torino, con l’obiettivo di dare impulso a reale interventi per la tutela del suolo e la rigenerazione territoriale.

Maps Group: Nasce Maps Healthcare

Maps Group: Nasce Maps HealthcareRoma, 5 lug. (askanews) – Maps Group, pmi con sede principale a Parma che produce e distribuisce software proprietari per l’analisi dei Big Data, operando su tre mercati: Healthcare, Energy e ESG, nel 2023 si è riorganizzata internamente costituendo Maps Healthcare, la Business Unit di mercato dedicata al mondo della sanità digitale; nata all’inizio del 2023, comprende le aziende Artexe, I-Tel, Iasi e SCS Computers e si pone come obiettivo quello di accompagnare le strutture sanitarie, pubbliche e private, nel percorso di digitalizzazione verso modelli “connected care” con soluzioni phygital, piattaforme e applicazioni volte al miglioramento della Patient Experience in tutti i suoi ambiti.

“Un progetto, pensato e costruito a partire dal 2018, che, in pochi anni, ha portato a bordo diverse realtà tra loro complementari, che oggi ci permettono di presentare sul mercato un’offerta solida, innovativa e disegnata per rispondere alle esigenze di una sanità sempre più digitale e connessa con i pazienti” commenta Fabrizio Biotti, Sales&Marketing Director di Maps Healthcare. La sinergia di competenze, prodotti e applicativi ha permesso la progettazione di una soluzione phygital, SISMart, dedicata specificatamente al settore sanitario privato midsize; unica nel suo genere perché si caratterizza per la capacità di gestire in modo integrato patient experience, processi amministrativi, clinici e di governo del dato, supportando le strutture sanitarie ad avere un sistema che facilita il coinvolgimento dei pazienti, l’erogazione di cure basate sul valore, la garanzia di pronto adeguamento ai cambiamenti normativi e alle esigenze di crescita funzionale richieste dall’attuale scenario economico. La soluzione, nata dall’esperienza maturata nell’ambito dei grandi gruppi della sanità privata italiana, si integra in un ecosistema consolidato di offering che comprende soluzioni phygital per la patient experience e la telemedicina, piattaforme di data driven governance specifiche per i processi sanitari, applicativi per la digitalizzazione dei flussi di lavoro dei servizi di diagnostica, relativi alla radiologia, agli esami di laboratorio e all’anatomia patologica e la suite per la gestione integrata dei processi amministrativi, organizzativi e clinici.

La riorganizzazione operativa è accompagnata anche da una nuova comunicazione e una diversa identità visiva. Il logo arancione e blu della BU richiama sia l’appartenenza a Maps Group sia alle aziende che compongono Maps Healthcare.

Il 90% dei crediti ‘non performing’ sono a rischio

Il 90% dei crediti ‘non performing’ sono a rischioRoma, 4 lug. (askanews) – Trecentoquaranta miliardi di euro. Una cifra pazzesca che dà conto del valore, in Italia, dei cosiddetti crediti non performing. Crediti che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente e per i quali il recupero è incerto sia in termini di rispetto della scadenza sia per l’ammontare dell’esposizione di capitale: “Fino a oggi -spiega Graziano Meloni, presidente e amministratore delegato di Manteia-Memar srl, società fintech specializzata in tecnologia avanzata e servizi per banche e asset manager- quando quei crediti vengono ceduti a fondi e servicer specializzati sono analizzati e presi in carico dai gestori, ma il vaglio e l’attività specializzata, vista la mole di documentazione, si limita al 10% del totale. Il che ovviamente offre una efficacia parziale e spesso incompleta con ricadute economiche di non poco conto”.

La pandemia prima e la guerra in Ucraina poi hanno ovviamente aggravato l’ineffcienza del settore che tuttavia già esisteva: “Il rimedio -afferma Meloni- è nella tecnologia avanzata e, in particolare, nell’uso dell’Intelligenza artificiale che aiuta a estrarre e ordinare le informazioni più o meno complesse, così da renderne più dettagliata l’analisi. I portafogli di credito contengono diverse tipologie di titoli, come crediti appunto problematici e inesigibili, ma anche incagli e debiti ancora performanti ma da attenzionare. Ad analizzare la documentazione sono di solito pool di specialisti che devono limitarsi a controllarne solo in parte, mentre il resto viene preso, diciamo così, a scatola chiusa. Una mancanza tecnica, quindi, che penalizza tutte le parti coinvolte, impedendo di fatto la possibilità di trovare nel credito una risorsa”. Ma non basta. Si chiama Imola il nuovo strumento che ha come proprio obiettivo quello di agevolare il percorso e di mettere mano a quel 90% di crediti che spesso vengono, in qualche modo, dimenticati. Si tratta di una virtual data room di nuova generazione a supporto di due diligence e gestione dei portafogli del credito. “Grazie all’automazione dei processi -sostiene Meloni- è possibile analizzare l’intera mole di informazioni, che diventa accessibile e governabile tramite il supporto di dashboard, alert e altri strumenti di gestione, compresi quelli per effettuare la bonifica documentale e informativa. Un supporto essenziale che di fatto movimenta il settore e lo rende decisamente più efficace e performante. Si dà così vita ad una gestione del credito esperto, crediti cioè che sono oggetto di una profonda analisi e che, come tali, danno vita a diverse tipologie di intervento. Sia rispetto a crediti complessi, sia in via preventiva nel decidere se finanziare o meno una persona fisica o giuridica”.

Diversi dunque i benefici che coinvolgono tutte le parti in causa: l’istituto di credito, il fondo che acquista il portafoglio e i singoli debitori. “Con una maggiore conoscenza delle informazioni a disposizione -dice Meloni- è possibile far emergere il doppio del valore, senza aumentare i costi di gestione. Ed è possibile soprattutto porre le basi per un mondo in cui la finanza possa essere strumento di valorizzazione delle storie dei singoli e complessivamente di miglioramento economico e produttivo delle nostre comunità. Il credito, del resto, ha sempre rappresentato una risorsa irrinunciabile per privati, aziende e istituzioni. Un’opportunità per realizzare i loro progetti e migliorare la qualità della loro vita. Ma perché ciò accada -conclude Meloni- è necessario eliminare i tratti patologici che, non solo in Italia, ancora persistono e che ne compromettono la sua natura originaria. La strada è appunto quella del credito esperto, grazie al quale si ragiona su come aiutare chi è in difficoltà e capire se è ancora meritorio di fiducia ma si valuta anche, non affidandosi più solo agli algoritmi di un computer, se è opportuno o meno sposare i progetti di privati o di aziende. Una valutazione profonda grazie alla quale le stesse banche non chiuderanno a priori i rubinetti per evitare crac stile Silicon Valley o Credit Suisse”.

Ipsos: 31% italiani fanno acquisti sostenibili anche se più costosi

Ipsos: 31% italiani fanno acquisti sostenibili anche se più costosiMilano, 3 lug. (askanews) – La sostenibilità costa, ma è un costo che sempre più soggetti sono disposti a sostenere nella consapevolezza che nessuna cambiamento, nessuna evoluzione, è senza contropartita. E’ una valutazione suggerita dai dati di un nuovo sondaggio realizzato da Ipsos per l’edizione 2023 de Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale, condotto a maggio 2023. Ben il 46% degli italiani – è evidenziato nel sondaggio – è pronto a cambiare stile di vita a beneficio dell’ambiente, ad esempio consumando meno energia, mangiando meno carne o limitando la plastica monouso. E il 31% è disposto a fare acquisti sostenibili, anche se questo ha un impatto sulle sue finanze. I risultati complessivi del report verranno presentati in anteprima all’edizione nazionale del Salone della Csr e dell’innovazione sociale, il 4 ottobre all’università Bocconi di Milano, durante la prima delle tre giornate di incontri e confronti dedicati al tema “Abitare il cambiamento”.

I primi dati diffusi, però, già ora definiscono in modo sempre più netto una tendenza ormai consolidata: per la gran parte dei cittadini è chiaro che la transizione sostenibile ha un costo, e che perseguirla richiede e richiederà di distogliere risorse da altri ambiti o di aumentare il prelievo fiscale, se non addirittura entrambe le azioni. E non si tira indietro impegnandosi già da tempo nel quotidiano per perseguire uno stile di vita più sostenibile: l’89% delle famiglie si impegna nella raccolta differenziata, l’88% nel risparmio energetico, l’87% nel ridurre il consumo idrico. Inoltre il 60% acquista prodotti biologici, pur con un’ampia forbice tra chi lo fa abitualmente (19%) e chi “abbastanza” (41%). Il quadro è identico nella scelta dei prodotti del marcato equo e solidale, che si attesta al 56% con un 17% di consumatori abituali e un 39% che diversifica maggiormente l’acquisto. “Quello che non cambia, invece, è la consapevolezza che abitare il cambiamento è impegnativo e richiede di uscire dalle proprie abitudini – commenta Andrea Alemanno, principal di Ipsos Strategy3 – Molti si sentono pronti a ‘traslocare’, ma questa disposizione ideale è frenata dalle conseguenze negative, se comparate con un effetto non altrettanto certo. Infatti per il 58% degli italiani sarà impossibile realizzare transizioni energetiche, ambientali, digitali e sociali senza avere ripercussioni negative su alcuni membri o settori della società. Quasi la metà, il 45%, si attende ripercussioni limitate e gestibili, e solo il 18% ritiene che i benefici supereranno largamente i disagi. Accelerare questa fase di trasformazione è fondamentale”.

La maturazione di una consapevolezza collettiva sulle transizioni in atto, dunque sta accelerand; e Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale è testimone e attore di questo cambio di velocità: con il Giro d’Italia della Csr, nel corso del 2023, ha infatti portato la sostenibilità al centro della scena in 10 città italiane, coinvolgendo 113 diverse organizzazioni, 133 relatori e oltre 2300 partecipanti che hanno preso parte ai dibattiti sia dal vivo che online. “L’edizione nazionale, che si terrà a Milano dal 4 al 6 ottobre 2023, ha già raccolto l’adesione di 280 organizzazioni superando i numeri dell’edizione del decennale – spiega Rossella Sobrero, del Gruppo Promotore del Salone della Csr – Il programma del 2023 è articolato 12 aree tematiche che toccheranno diversi ambiti: dalla gestione sostenibile della casa all’innovazione nell’agrifood, dall’energia alla comunicazione, dalla finanza alla cultura. Un tema centrale sarà la valutazione degli impatti generati: anche per questo il Salone promuove la seconda edizione del Premio Impatto. Dopo il successo del 2022 ci auguriamo di poter contare sulla partecipazione di un numero ancor maggiore di imprese e di associazioni non profit che decidano di raccontare come e perché è importante misurare il valore creato dalle proprie attività.” Sono diverse le novità dell’undicesima edizione nazionale del Salone della Csr e dell’innovazione sociale, La prima riguarda un ulteriore coinvolgimento attivo dei giovani, che saranno protagonisti di numerose iniziative nei tre giorni dell’evento. L’ultima giornata del Salone nazionale, il 6 ottobre, ospiterà infatti la sfida finale tra i vincitori della prima edizione di “Hackathon for Impact”, che ha coinvolto i giovani nei tre contest di Udine, Napoli e Bologna che si sono svolti durante il Giro d’Italia della Csr. Saranno i partecipanti del Salone nazionale a scegliere i vincitori finali di questa maratona creativa che ha permesso a studenti universitari e giovani lavoratori di creare soluzioni innovative di economia circolare. “Hackathon for Impact” è stato realizzato con la collaborazione di Big Bloom e il supporto di CiAl, Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio. Sarà inoltre affidata ai ragazzi di CSRnatives la progettazione e l’organizzazione di tre eventi all’interno del Salone dedicati al lavoro, alla crisi climatica e all’economia di prossimità. CSRnatives è il network nato nel 2015 che conta oltre 600 membri e rappresenta la prima e unica rete in Italia di giovani professionisti e studenti “CSR addicted”.

Un’altra occasione sarà offerta ai ragazzi che hanno scelto di mettersi in rete per confrontarsi, studiare per diventare operatori consapevoli, dialogare con imprese e istituzioni. A loro sarà dedicata una nuova edizione di “Meet the Csr Leaders”, un progetto di orientamento realizzato in collaborazione con Amapola per permettere ai più giovani di incontrare esperti del settore e indirizzare il proprio percorso professionale nell’ambito della sostenibilità. Fra le novità dell’edizione 2023, infine, il nuovo format “ping pong”, dedicato alle organizzazioni protagoniste del Salone. Un incontro-confronto di 30 minuti tra due organizzazioni che, accompagnate da un moderatore, discuteranno delle opportunità e delle criticità di un percorso non sempre facile verso la sostenibilità. Gli incontri si focalizzeranno in particolare su tre ambiti dell’abitare il cambiamento: la finanza, l’energia, la cultura. Fin dalla sua nascita Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale si è proposto infatti come piattaforma di confronto sulle opportunità ma anche sulle difficoltà dell’impegno verso lo sviluppo sostenibile, con l’obiettivo di far nascere, proprio dal confronto, idee e soluzioni innovative. Il Salone della Csr e dell’innovazione sociale è promosso da Università Bocconi, Sustainability Makers, Fondazione Global Compact Network Italia, ASVIS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Fondazione Sodalitas, Unioncamere, Koinètica.

Grazie alla collaborazione con Bureau Veritas Italia, anche nel 2022 il Salone ha ottenuto la certificazione ISO 20121, norma internazionale che definisce i requisiti di gestione della sostenibilità degli eventi.

Sisal presenta il bilancio di sostenibilità 2022

Sisal presenta il bilancio di sostenibilità 2022Milano, 20 giu. (askanews) – Sisal rinnova il suo impegno sulla sostenibilità inaugurando il ciclo di eventi Sisal Talk per rafforzare il dialogo con gli stakeholder sui temi chiave della strategia di crescita di lungo periodo.

Al centro del dibattito – che ha visto la partecipazione di Enrico Giovannini, Direttore Scientifico ASviS, Sergio Amati, direttore generale IAB Italia, Stefano Mainetti, professore aggregato Polimi Graduate School of Management e Laura Nacci, Direttrice della Formazione SheTech – gli impatti dell’innovazione sull’agenda di sostenibilità: dal rapporto tra etica e innovazione al gender gap nelle competenze tecnologiche passando per la crescente attenzione ai temi della sostenibilità ambientale del digitale. L’evento è stato anche l’occasione per presentare il Bilancio di Sostenibilità 2022 di Sisal, il report annuale che definisce l’impegno dell’azienda per costruire un futuro più responsabile. “Il 2022 è stato un anno molto positivo per Sisal con il consolidamento della nostra posizione di leadership nel mercato online, l’aggiudicazione di due nuove concessioni in Marocco e Tunisia e risultati importanti nella realizzazione della nostra agenda di sostenibilità 2030.” – ha dichiarato Francesco Durante, CEO di Sisal – “È stato anche un anno di grandi investimenti in persone e competenze, con mille nuovi colleghi che hanno iniziato una nuova esperienza professionale in Sisal. Oggi sentiamo ancora più forte la responsabilità di avere un ruolo sociale ed è anche per questo che la sostenibilità è sempre più integrata nel nostro modello di business e nella nostra strategia di crescita di lungo periodo”.

Mexedia, i 5 elementi essenziali per una Customer Experience di successo

Mexedia, i 5 elementi essenziali per una Customer Experience di successoRoma, 16 giu. (askanews) – Le necessità degli utenti online evolvono rapidamente e costantemente, spingendo le aziende all’adozione di nuovi approcci per soddisfare le aspettative. Per questo, la Customer Experience è diventata un aspetto cruciale a cui prestare attenzione per interagire in modo efficace con consumatori sempre più esigenti e in cerca di un rapporto diretto e personalizzato con l’azienda stessa. Mexedia, società benefit specializzata nell’erogazione di servizi tecnologici avanzati, illustra quali sono gli elementi imprescindibili affinché una piattaforma di Customer Experience si dimostri efficace ed efficiente nel mercato di oggi, che si contraddistingue per una molteplicità senza precedenti di canali di interazione disponibili. Dall’assistenza telefonica alla chat online, dai social media al punto di vendita fisico, è fondamentale garantire che l’esperienza del cliente sia coerente su tutti i canali.

Il primo elemento, spiega una nota, è la gestione efficiente del tempo dei clienti: gli utenti online desiderano infatti ottimizzare il loro tempo, avendo la certezza di essere compresi a fondo e che le informazioni fornite non vengano perse. Una Customer Experience Platform deve quindi assicurare che lo storico delle interazioni venga mantenuto e sia sempre accessibile e noto all’interlocutore dell’azienda, così da garantire un servizio efficiente e personalizzato e una soddisfazione tempestiva della richiesta. A questo, segue l’adozione di un approccio omnicanale grazie al quale gli utenti possono raggiungere l’azienda attraverso tutti i canali disponibili, in modo fluido e senza intoppi. La Customer Experience deve quindi essere articolata su tutti i touchpoint possibili, senza soluzione di continuità. Il terzo elemento è la Business automation: per le aziende è importante snellire i processi interni e migliorare l’efficienza operativa. Una piattaforma dedicata alla Customer Experience deve quindi integrare strumenti di business automation, come l’automazione dei processi aziendali (BPA), l’automazione dei processi robotici (RPA) e l’automazione basata sull’intelligenza artificiale (AI), per riuscire ad automatizzare tutti i processi più ripetitivi e lasciare che i collaboratori possano dedicarsi alle attività è più strategiche e ad alto valore. Un ulteriore elemento cruciale è la personalizzazione che passa da una profilazione dei clienti precisa e accurata. Ogni azienda desidera infatti instaurare un rapporto duraturo con i propri clienti: riuscire ad offrire loro unicità e ascolto è fondamentale per garantire un’esperienza piacevole e personale e per costruire una relazione solida e duratura nel tempo. Infine, occorre adottare uno strumento dedicato alla gestione della Customer Experience che raccolga tutte le informazioni degli utenti da tutti i touchpoint, così da favorire la fidelizzazione del cliente e permetta di misurare il successo delle iniziative intraprese.

“Oggigiorno siamo abituati ad interagire attraverso moltissimi canali di comunicazione molto diversi fra loro sia nella sfera privata che in quella professionale. Questo approccio ha sicuramente aumentato da un lato la rapidità di comunicazione tra i brand e i clienti, abbattendo quella sorta di barriera fra le due parti. Ma se da un lato i clienti hanno avuto la possibilità di comunicare più rapidamente con i brand, dall’altro questo modus operandi ha aumentato la frammentazione nell’ambito della customer experience. Diviene quindi sempre più importante oggi poter comunicare con i propri clienti attraverso tutti i touchpoint disponibili e garantire loro il medesimo livello di ascolto e supporto, a prescindere dal canale. L’impatto della Customer Experience sul business non è più trascurabile, anzi è divenuto un pillar di business di estremo valore e affidarsi a piattaforme innovative che permettano alle aziende di ascoltare i clienti, analizzare i dati per anticipare le esigenze future e soddisfare velocemente le richieste è la chiave per creare un’esperienza cliente davvero unica e di valore”, afferma Giovanni Mannarino, Head of Tech and Enterprise in Mexedia.

Non è solo una questione di innovazione, la transizione digitale deve essere anche culturale

Non è solo una questione di innovazione, la transizione digitale deve essere anche culturaleRoma, 16 giu. (askanews) – Se prima del Covid-19, la transizione digitale poteva essere considerata un’opportunità per le imprese, oggi è una priorità sulla quale investire, a prescindere dalla dimensione aziendale. Ma per poter rendere le imprese 4.0, occorre infatti stabilire una connessione tra sistemi fisici e digitali, definendo nuovi modelli di business in un contesto sempre più fluido ed interconnesso. Il processo non è semplice. Fortunatamente si può contare sull’aiuto di alcune società in grado di promuovere progetti di innovazione di processo e di prodotto, ingegneria e progettazione, finanza agevolata e servizi per le Imprese. Parliamo di professionisti in grado di accompagnare i clienti nel percorso di transizione digitale attraverso soluzioni IT complesse, rivolte sia alla Pubblica amministrazione sia alle aziende private.

“Trasferire e diffondere la sensibilità della transizione digitale è prima di ogni altra cosa un problema culturale più tecnologico”, ammonisce Giovanni Riefoli, fondatore e amministratore unico di Plus Innovation di Bari. “Dipende da come ogni uomo, non per forza l’imprenditore, si pone davanti alle cose con lo sguardo aperto, senza dare nulla per scontato. E’ una visione quasi filosofica. ‘Io so di non sapere’ diceva del resto Socrate. Ma se gli imprenditori, nel 90% dei casi dicono ‘noi abbiamo sempre fatto così’, questo atteggiamento non consente di affrontare il tema dell’innovazione e del cambiamento in maniera adeguata”. Come si può far comprendere loro che si possono tentare strade alternative e soprattutto vincenti? La risposta arriva ancora una volta dal leader della società barese. “Noi svolgiamo un’attività di tipo quasi educativo: andiamo nelle imprese e condividiamo la nostra filosofia. Poi recepiamo le loro obiezioni, considerazioni, idee e soprattutto bisogni che nel 90% sono sconosciuti agli stessi imprenditori. Migliorare l’esperienza del cliente è il fattore discriminante più importante per il rendimento di ogni azienda, incluse le piccole medie imprese, che rappresentano l’ossatura dell’economia italiana”. Ma perché la rivoluzione culturale di cui parla Riefoli è così importante? “Abbiamo una grande sfida da affrontare, il tempo sta accelerando e con esso anche la spinta al cambiamento, fattore insito nella stessa possibilità di mantenersi vivi e non semplicemente di sopravvivere”. L’avvertimento è abbastanza chiaro. Se un’azienda non riesce a evolversi e adeguarsi al nuovo che avanza, può correre il rischio di fallire. “Adottare tecnologie di ultima generazione non basta- incalza il Ceo- Bisogna comprendere realmente l’evoluzione del mercato e acquisire la capacità di ridefinire i processi aziendali, in un’ottica di modularità e riconfigurabilità continua, per garantire il corretto funzionamento di tutta la ‘macchina’, indicando e condividendo mission, valori e obiettivi da raggiungere”. Concetti non proprio chiari ai più. “Per molte Pmi italiane, la gestione del cambiamento è un argomento ancora in stand by, con livelli di adozione dell’Ict di molto al di sotto della media europea, gap che potrebbe determinare la loro estinzione nel prossimo futuro. L’integrazione delle tecnologie digitali al ‘fare impresa’, come nuovo modello produttivo, si basa sull’interconnessione tra diverse componenti produttive e su una vision orientata all’innovazione di prodotto e di processo che include anche concetti di sostenibilità, privacy, trasparenza, green economy. Aspetti che devono necessariamente contribuire alla ridefinizione dell’intero ecosistema socio-economico. Non si tratta di uno scenario futuristico, ma di una realtà che sta investendo la sfera imprenditoriale in maniera esponenziale e trasversale”, sottolinea l’amministratore di Plus Innovation.

Cosa si può fare per condurre la propria azienda verso la Transizione digitale, divenendo una realtà 4.0? Il consiglio di Riefoli non lascia spazio a interpretazioni “intraprendere un cambiamento di questa portata deve partire innanzitutto da una presa di coscienza, in primis a livello manageriale. Questo cambio di paradigma è molto complesso e può richiedere l’assistenza di terzi, non solo per l’implementazione di nuovi strumenti tecnologici, ma anche per strutturare processi interni più snelli ed efficienti, per diffondere una cultura aziendale orientata al rinnovamento che coinvolga tutti gli attori della filiera e, non da ultimo, rispondere alle rinnovate esigenze dei clienti, offrendo soluzioni che generino valore condiviso”. Ma entriamo nel dettaglio per comprendere su cosa lavorano gli esperti. “A noi interessa conoscere i dati aziendali, perché solo in questo modo è possibile essere competitivi e mantenere un livello di efficienza importante”, afferma Riefoli. Tradotto in parole povere, si devono esaminare attentamente i cosiddetti “cigni neri” (pandemia, Guerra in Ucraina, etc;) che da quattro anni a questa parte incidono negativamente sull’andamento economico delle imprese. Quali sono i dati che dovrebbero invece conoscere le aziende? “Noi abbiamo sperimentato che spesso le aziende hanno difficoltà a gestire e verificare, nell’immediato, lo stato di salute dell’azienda. Talora non conoscono i dati base della loro organizzazione (il costo del personale, il costo delle materie prime, i costi dell’energia e in generale i costi indiretti che sostengono mediante terzi). Ebbene, se il mio business si impatta in una filiera, attraverso costi di terzi o viceversa e io devo vendere il prodotto a terzi, tutti questi andamenti dovrei non dico prevenirli (il che sarebbe l’optimum), ma almeno conoscere in tempo reale lo stato attuale della situazione. Ribadisco che il tema fondamentale è conoscere, per competere e per crescere. La transizione digitale dovrebbe iniziare con una dichiarazione del problema, una chiara opportunità o un obiettivo ambizioso. Potrebbe riguardare il miglioramento dell’esperienza del cliente, la riduzione dell’attrito, l’aumento della produttività o l’aumento della redditività, ad esempio, utilizzando tecnologie digitali abilitanti che non erano disponibili anni fa”, continua il manager. Ma quali sono le novità, le innovazioni da portare in un’azienda? “La prima cosa sicuramente è quella di introdurre delle tecnologie di gestione della conoscenza dei fenomeni. Porto qualche esempio reale. Se un addetto vendita di un supermercato ha bisogno di conoscere lo stock e la giacenza di un prodotto sullo scaffale, rivolgere la domanda a un palmare dotato di Intelligenza artificiale e avrà la risposta in tempo reale. O ancora, un nostro cliente assume molti dipendenti. Non si tratta di una società di lavoro interinale, ma di una grossa azienda che lavora su commesse. Il principale problema è rappresentato dalla selezione delle candidature che arrivano sul sito. Noi abbiamo creato un sistema per cui i curriculum pervenuti vengono scaricati e letti in maniera sommaria da una intelligenza artificiale, da un sistema che prende delle parole chiave. In questo modo i CV vengono smistati in liste di appropriatezza rispetto all’incarico che si va a determinare. Ma è anche possibile creare sistemi per la gestione dei resi, del venduto. Lo facciamo per diverse attività commerciali, inclusi i ristoranti. Monitoriamo, cataloghiamo la merce acquistata e calcoliamo il prezzo finale in modo che il nostro cliente possa ottenere profitto e non rimetterci”, conclude. Insomma, la posta in gioco è alta. Accogliere questo cambiamento significa far crescere la propria azienda in linea con una trasformazione inevitabile, a livello globale.

Feduf, Lucchini: educazione finanziaria strumento indispensabile

Feduf, Lucchini: educazione finanziaria strumento indispensabileRoma, 15 giu. (askanews) – Una mattinata di confronto a tutto campo sul tema dell’educazione finanziaria. “Siamo alla nostra terza assemblea e questa volta abbiamo deciso di mettere nei nostri panel una serie di figure importanti”. Lo ha affermato Stefano Lucchini, presidente della FEduF, la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio aprendo l’assemblea 2023. Lucchini ha ricordato come l’educazione finanziaria sia uno strumento indispensabile per tutelare l’accesso al risparmio, un diritto previsto dalla Costituzione all’articolo 47.

Ai lavori sono intervenuti il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, l’economista della Bocconi Donato Masciandaro, la vicepresidente della Luiss, Paola Severino, l’Arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il presidente dell’Ipsos Nando Pagnoncelli ma anche il celebre ballerino della Scala di Milano, Roberto Bolle. Partendo da una molteoplicità di punti di vista hanno spiegato perché l’educazione sia fondamentale. “E’ uno strumento indispensabile perché questo diritto costituzionale sia tutelato – ha affermato Lucchini -. Non solo perché risparmiare oggi richiede consapevolezza oltre che competenze, ma anche perché avere la giusta tutela-redditività del proprio risparmio o dei propri investimenti corrisponde ad un interesse più generale, quello di una società che non deve perdere il benessere che ha conquistato e che per farlo innanzitutto non deve arretrare sui fondamentali”.

Nei lavori è stata messa in rilievo la necessità di incrementare le competenze finanziarie degli italiani attraverso un percorso formativo completo che parta dalla scuola (60%) e prosegua sul luogo di lavoro (35%), sfatando la convinzione che sia solo per addetti ai lavori o per coloro che hanno la possibilità di approcciare investimenti finanziari. “E’ esattamente quello che è che fa questa questa fondazione – ha rivendicato Lucchini – questa è un’opportunità che che deve essere data a tutti”.

Angelini Industries, ricavi 2022 oltre 2 miliardi

Angelini Industries, ricavi 2022 oltre 2 miliardiRoma, 15 giu. (askanews) – Angelini Industries, il gruppo industriale italiano attivo in 21 paesi con 5.800 dipendenti nei settori salute, tecnologia industriale e largo consumo, ha chiuso il bilancio consolidato del 2022 con un valore dei ricavi complessivi mai raggiunto prima, pari a 2,057 miliardi di euro, in aumento del 14,88% rispetto al 2021 (1,790 miliardi). Il margine operativo lordo è di 254,7 milioni, il risultato operativo è di 39 milioni, il risultato netto di 80 milioni. Il 54% dei ricavi di Angelini Industries, è generato in Italia, mentre il 46% è prodotto all’estero, di cui il 37% in Europa e il 9% nel resto del mondo. “I risultati registrati nel 2022 – commenta il Ceo Sergio Marullo di Condojanni – confermano la solidità del nostro Gruppo e le scelte strategiche che abbiamo operato in questi tre anni di lavoro. La nostra è una visione imprenditoriale di lungo periodo, che quindi ci dà agio di investire pensando veramente al futuro, immaginandone le sfide e decidendo di conseguenza. In questa chiave è possibile quindi leggere gli 800 milioni di euro che abbiamo investito nel triennio e che ci hanno permesso di rafforzarci ulteriormente nell’area della brain health – dove puntiamo a dare risposte concrete ai pazienti affetti da epilessia resistente ai farmaci. Al contempo nell’area della tecnologia industriale puntiamo a cogliere le grandi opportunità di sviluppo nella robotica e nell’automazione che il commercio online ha aperto e progressivamente fatto crescere durante la pandemia, con un focus particolare sul Nord America dove intendiamo concentrare i nostri sforzi nel prossimo anno. Una menzione particolare, in quanto fattore chiave in questo percorso di crescita, va a tutti i nostri collaboratori che, con passione e determinazione, hanno messo a disposizione del nostro Gruppo le proprie competenze”.

Imprese, Visa: oltre il 70% delle Pmi accetta pagamenti digitali

Imprese, Visa: oltre il 70% delle Pmi accetta pagamenti digitaliRoma, 14 giu. (askanews) – L’accettazione dei pagamenti con carta tra le PMI e i piccoli esercenti in Italia continua a crescere: + 7% rispetto allo scorso anno (67% nel 2021 vs 74% nel 2022). I settori retail, food & beverage e health & wellness guidano la classifica. I vantaggi indicati sono chiari e, tra questi, spiccano la sicurezza, la semplicità d’uso rispetto ad altri metodi di pagamento, l’incremento di fatturato. È quanto emerge dallo studio Visa sulle PMI, condotto in 14 Paesi europei, tra cui l’Italia, per meglio comprendere le sfide e le aspettative dei micro e piccoli esercenti nel contesto dei pagamenti.

Come emerge dalla ricerca, spiega una nota, le piccole imprese italiane sono state pesantemente colpite dall’incertezza economica, dall’inflazione e dalle difficoltà di approvvigionamento che hanno generato un aumento dei costi per il 58% di esse. Inoltre, il 32% delle PMI ha dovuto aumentare i prezzi, il 21% ha registrato una riduzione del carrello della spesa e il 10% ha dovuto ridimensionare la propria attività. Solo una percentuale minore ha saputo resistere e ha scoperto nuove opportunità (6%). A determinare il successo di queste piccole imprese è la maggiore propensione ad accettare pagamenti con carta, il rapporto con clienti internazionali, la presenza online e la disponibilità a investire in strumenti che aumentino l’efficienza e permettano di risparmiare tempo. Rimane la consapevolezza che la tecnologia possa essere un prezioso alleato in tempi di crisi: per questo motivo, più della metà degli intervistati (57%) si aspetta un supporto nella digitalizzazione da parte dei fornitori di servizi di pagamento. “In Visa, negli ultimi anni, abbiamo contribuito ad accelerare la digitalizzazione di 8 milioni di PMI in Europa, fornendo loro una rete di pagamento globale, veloce e sicura – sottolinea Stefano M. Stoppani, country manager Visa Italia. – “Aiutiamo le piccole imprese a crescere migliorando le loro capacità digitali e collegandole alla nostra rete di pagamenti, mettendole in contatto con un maggior numero di clienti, migliorandone l’esperienza complessiva e contribuendo ad aumentare le vendite. La nostra ricerca conferma che il digitale rappresenta una leva per la crescita, anche in contesti difficili”.

Per le PMI che accettano pagamenti con carta, il valore che ne deriva è evidente: il 66% li considera più semplici rispetto ad altri metodi di pagamento, il 67% è del parere che riducano il rischio di non essere pagati, mentre per il 29% l’accettazione dei pagamenti con carta ha comportato un aumento del fatturato compreso tra il 6 e il 15%. La ricerca segnala inoltre la necessità di aumentare la digitalizzazione delle PMI italiane: più di una 1 su 4 non accetta ancora pagamenti con carta (26%) e si distingue per essere attiva solo sul mercato domestico (59%) e sui clienti business (56%).

Mentre le esigenze gestionali delle PMI diventano sempre più sofisticate, il tempo per occuparsene si riduce sempre di più. Non a caso cresce la necessità di disporre di soluzioni tecnologiche a supporto del business: il 57% delle PMI italiane utilizza piattaforme software e quasi la metà chiede soluzioni innovative. Il 49% ha bisogno di una piattaforma software che includa tutte le funzionalità in modo integrato, il 47% richiede che sia personalizzata in base alle specifiche esigenze aziendali. Tra gli elementi principali per le PMI in un’offerta di pagamento, indipendentemente dal fatto che accettino o meno pagamenti con carta, la riconciliazione in giornata e gli strumenti di sicurezza contro le frodi sono in cima alla lista.

E tra i driver che spingerebbero i non utenti a prendere in considerazione l’accettazione di pagamenti con carta, al primo posto la possibilità di farlo senza l’acquisto di tecnologia aggiuntiva (21%), come nel caso di Visa Tap to Phone che permette di accettare pagamenti su dispositivi Android dotati di NFC senza la necessità di ulteriore hardware. “Le PMI devono gestire situazioni complesse, spesso con poche risorse a disposizione,” continua Stoppani. “Quello che cercano è una controparte tecnologica che offra loro tutti i servizi di cui hanno bisogno, un unico punto di riferimento che risponda alle loro esigenze con flessibilità. Per questo lavoriamo insieme a partner selezionati per dotarle di strumenti di accettazione di nuova generazione, semplificando la complessità attraverso strumenti come Tap to Phone, che non richiedono un terminale dedicato”.