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IA, Seeweb e Clastix lanciano Serverless GPU

IA, Seeweb e Clastix lanciano Serverless GPURoma, 10 set. (askanews) – Un servizio che permette alle aziende che stanno sviluppando modelli di Intelligenza Artificiale di accadere alle GPU in cloud, in questo modo si utilizza solo la potenza di calcolo di cui si ha bisogno, e si ottimizzano gli investimenti, senza preoccuparsi dei cali nelle forniture hardware. Il tutto, informa una nota, può essere integrato in qualsiasi ambiente di calcolo già esistente, senza quindi dover effettuare nessuna migrazione o modifica alle pipeline.


Si chiama Serverless GPU, il servizio è stato ideato da Seeweb – azienda italiana del Gruppo Dominion Hosting Holding – insieme a Clastix, tech startup anch’essa italiana specializzata in soluzioni Kubernetes multitenancy. Dopo una proficua fase di test con le community tech in early adoption, il servizio è ora accessibile a tutte le aziende, attraverso il sito Seeweb. Seeweb è da sempre impegnata per supportare le community di sviluppatori che operano nell’ambito dell’AI. Già nei mesi scorsi – per prima nel contesto europeo – ha lanciato il servizio cloud per AI basato sugli innovativi chip Tenstorrent, offrendo così un’alternativa più efficiente e più economica per i piccoli modelli di linguaggio. Il servizio Serverless GPU – che già a giugno è stato messo a disposizione di una selezione di early adopter – è nato per rispondere alle esigenze dei team che sfruttano Kubernetes per eseguire codice su più infrastrutture, sfruttando il vantaggio dei microservizi. Consente di accedere immediatamente a delle GPU deployabili, lo sviluppatore quindi – in qualunque parte del mondo si trovi – attraverso il proprio pannello vedrà le schede grafiche come fossero remote al proprio cluster Kubernetes. “Seeweb cerca da sempre l’innovazione sostenibile, in tutto quello che fa – commenta Marco Cristofanilli, Head of AI Cloud di Seeweb. – Attraverso Serverless GPU, è possibile ottimizzare l’esecuzione di codice AI consentendo ai team di sviluppo di avere a disposizione in pochi secondi nuove istanza cloud con schede grafiche estremamente potenti, mettendo a disposizione il primo nodo disponibile”.


“Grazie alla collaborazione con Clastix e a un enorme lavoro di squadra – prosegue Cristofanilli, – siamo riusciti a mettere in campo con successo, visti anche i primi riscontri positivi da parte degli early adopter del servizio, una soluzione di GPU provisioning in grado di togliere qualsiasi problema di approvvigionamento di unità di elaborazione grafiche. E questo, con il vantaggio per le aziende di ottimizzare i costi e di non dover migrare alcun processo sul nuovo cluster. Un sogno possibile grazie alla tecnologia opensource Kubernetes, che ci permette ogni giorno di sfruttare il modello multi-tenancy in modo proficuo e vantaggioso”.

Visa: 67% Pmi Ue accetta pagamenti con carte di credito o di debito

Visa: 67% Pmi Ue accetta pagamenti con carte di credito o di debitoRoma, 5 set. (askanews) – In occasione del Visa Payments Forum, l’annuale evento internazionale in corso a Parigi, Visa ha presentato uno studio, il primo di questo tipo realizzato dalla società, che mostra come i pagamenti digitali possano avere un impatto in termini di efficienza economica e di creazione di un tessuto sociale più connesso e inclusivo.


Secondo questo studio, che delinea cinque trend chiave che stanno plasmando il futuro dei pagamenti – digital ID, miliardi di consumatori che si trasformano anche in potenziali venditori, servizi configurabili, embedded finance e intelligenza artificiale – gran parte della tecnologia per la loro realizzazione esiste già, ma, spiega una nota, non è distribuita in modo uniforme. “In questo scenario, la chiave è rappresentata dai dati. Occorre fare di più per semplificarne e standardizzarne la condivisione e mettere la scelta nelle mani dei consumatori e delle piccole imprese. Per essere ancora più specifici, riteniamo che la democratizzazione dei dati, ossia l’adozione di misure che diano ai consumatori il controllo su quali informazioni condividere, come, quando e con chi, aumenterà il grado di fiducia nelle tecnologie stesse.” ha commentato Charlotte Hogg, Chief Executive Officer di Visa Europe.


A riscontrare maggiori benefici dall’utilizzo dei pagamenti digitali saranno soprattutto le PMI. Secondo lo studio, oggi il 67% delle piccole e medie imprese europee accetta pagamenti con carte di credito o di debito e, sempre secondo quanto riportato, l’accettazione tramite carta o mobile potrà avere un impatto positivo sui loro profitti. “La completa digitalizzazione delle PMI europee potrebbe potenzialmente aumentare i ricavi di oltre 200 miliardi di euro all’anno in termini reali, di cui il 5%, circa 10 miliardi all’anno, a beneficio delle piccole e medie imprese italiane. È anche per questo motivo che negli ultimi quattro anni ci siamo impegnati ad accelerare la digitalizzazione di 13,5 milioni di PMI in Europa.” ha spiegato Charlotte Hogg.


La tecnologia al servizio di imprese e consumatori Offrire un’ampia libertà di scelta di pagamenti digitali contribuisce ad aumentare anche le opportunità di vendita. L’introduzione di Click to Pay, per esempio, potrebbe ridurre il tempo del check-out fino al 40% durante gli acquisti online, rendendo l’esperienza dei clienti più rapida e agevole. Infatti, questa soluzione consente di inserire i dati della carta di credito, debito o prepagata nell’app di pagamento solo la prima volta, in modo da poter poi pagare in seguito con un solo click su tutti i siti in cui è disponibile Click to Pay. Un rivenditore che adotta Click to Pay potrebbe aumentare i propri ricavi fino al 30%. Un risultato significativo che, per le PMI dell’Unione Europea e del Regno Unito, potrebbe generare un aumento annuale di 51 miliardi di euro nelle vendite via e-commerce. Anche i pagamenti biometrici sono destinati ad accelerare, soprattutto in Italia, dove quasi 2 consumatori su 5 sono disposti a sostituire i propri oggetti di uso quotidiano con dispositivi a funzione biometrica. Sempre secondo lo studio, una volta divenuta di uso quotidiano e diffusa, la biometria potrebbe ridurre le frodi fino a 483 milioni di euro all’anno, mentre le PMI dell’UE e del Regno Unito potrebbero ottenere fino a 43 miliardi di euro di vendite aggiuntive all’anno, di cui il 5% solo in Italia.


I pagamenti digitali riducono inoltre il rischio di frodi e furti, grazie a sistemi di crittografia avanzati e tecnologie di autenticazione più sicure. La tracciabilità delle transazioni digitali garantisce una maggiore trasparenza, creando un ambiente economico più affidabile e più protetto per tutti gli attori coinvolti. Ulteriori dati dello studio rivelano come l’adozione di strumenti digitali, quali l’intelligenza artificiale, possano aiutare i consumatori nella gestione delle proprie finanze, con un potenziale aumento dei risparmi tra i 130 e i 250 miliardi di euro all’anno in tutta Europa. Particolarmente ottimiste riguardo l’uso dell’IA sono le generazioni più giovani, soprattutto in Italia, dove il 44% delle persone tra i 18 e i 34 anni ritiene che questa tecnologia avrà un impatto positivo sul loro stile di vita. Inoltre, l’IA è considerata la chiave per sbloccare nuove opportunità imprenditoriali, con oltre la metà degli intervistati in Italia (52%) che ha dichiarato che prenderebbe in considerazione la gestione di un’attività online e/o la vendita di articoli online per ottenere qualche guadagno in più nel caso in cui l’IA potesse aiutarli ad avviarla.

Lavoro, lingue e benessere al centro del rientro degli italiani

Lavoro, lingue e benessere al centro del rientro degli italianiRoma, 2 set. (askanews) – Il mese di settembre segna per molte persone la fine delle vacanze estive e comporta la necessità di doversi riadattare ai ritmi della routine lavorativa. Questo rientro al lavoro può essere vissuto in modi diversi, con un certo senso di malinconia oppure come un’opportunità per ricominciare, con nuovi stimoli e nuovi obiettivi.


Un italiano su cinque (19%) dichiara, infatti, di sentirsi in ansia in vista del ritorno al lavoro (percentuale che sale al 28% nei GenZers e al 23% per i Baby Boomers) e quasi 2 su 5 (36%) credono che l’effetto benefico delle vacanze durerà poco (41% tra i Millennials). Vi è però un 32% che afferma di sentirsi pieno di energie e pronto a ricominciare, con picchi del 39% per la Gen Z e i Millennials e del 37% per la Gen X. Sono questi i primi dati che emergono da una ricerca condotta da Babbel for Business, la piattaforma di Babbel che offre corsi di lingua per le aziende, commissionata all’istituto di ricerca Censuswide, volta ad individuare l’impatto della conoscenza delle lingue straniere nell’ambito lavorativo, tra buoni propositi, candidature per nuove posizioni lavorative e competenze “esagerate”. In generale, in merito al “back to work”, a preoccupare maggiormente gli italiani sono la necessità di dover ricominciare ad un ritmo serrato (30%) e la difficoltà di bilanciare vita privata e lavorativa (26%). Questo ordine di priorità rimane invariato per le generazioni più adulte (per la Gen X rispettivamente 37% e 33% e per i Baby Boomer 33% e 26%), mentre cambia tra i più giovani, che mettono al primo posto la difficoltà di mantenere l’equilibrio vita-lavoro (40% tra i Millennials e 32% tra i GenZers) rispetto al dover lavorare intensamente (32% e 27% rispettivamente).


Oltre la metà degli italiani (57%) ritiene che imparare una lingua straniera possa aiutare ad affrontare lo stress da rientro al lavoro, percentuale che aumenta per i GenZers (73%) e i Millennials (66%). Per 6 italiani su 10 (61%, 64% per Gen Z e 72% per i Millennials), inoltre, vi è la convinzione che imparare una lingua straniera possa permettere di incrementare anche la fiducia in sé stessi e di migliorare la performance lavorativa. Ed è forse proprio per questo che tra i buoni propositi del back to work spiccano la volontà di concentrarsi sull’imparare una nuova lingua (25% di preferenze) e migliorare quella che già si conosce (23%), preceduti solo dall’obiettivo di dedicare più tempo ad attività che possano aumentare il proprio benessere fisico e mentale (32%). Meno diffusi invece il voler ottenere una promozione (14%) e la volontà di cambiare lavoro (8%).


La conoscenza delle lingue straniere influisce anche sulla sicurezza con cui ci si candida per una posizione lavorativa: quasi 2 italiani su 3 (63%) hanno infatti dichiarato di aver rinunciato ad inviare la propria candidatura poiché ritenevano che la propria padronanza linguistica non corrispondesse ai requisiti richiesti. La percentuale sale fino al 75% nel caso dei Millennials e sfiora l’80% nel settore sanitario, in cui addirittura il 46% delle persone dichiara di dover rinunciare spesso a candidarsi. Una diretta conseguenza di questa paura può essere il fatto che quasi 4 italiani su 10 (37%) ammettono di aver mentito sulle proprie competenze linguistiche nel proprio curriculum o durante un colloquio di lavoro. L’incidenza di questa scelta cresce arrivando addirittura al 50% per la Gen Z e al 48% tra i Millennials. I settori in cui si tende a mentire di più sono risultati essere quello sanitario (con un 53% di persone che afferma di aver mentito) e quello legale (con il 51%, il 27% dei quali ammette addirittura di mentire spesso). “Dall’interessante ricerca che abbiamo condotto è emerso anche come, nonostante il 43% degli intervistati dichiari che la propria azienda non stia ancora investendo in attività per i propri dipendenti, il 29% sarebbe interessato a seguire dei corsi di lingua se venissero proposti dal proprio datore di lavoro. Considerando l’importanza della conoscenza delle lingue per affrontare il rientro al lavoro e, più in generale, per sentirsi più sicuri e competenti in ambito lavorativo, le aziende potrebbero considerare l’opzione di offrire corsi linguistici. Questi non solo migliorerebbero le competenze dei propri dipendenti, ma contribuirebbero a migliorare la performance aziendale” dichiara Roberta Riva, Senior Manager di Babbel for Business.

Indeed, mercato del lavoro sempre più ibrido, anche in Italia

Indeed, mercato del lavoro sempre più ibrido, anche in ItaliaRoma, 2 set. (askanews) – Nonostante alcune grandi aziende nel mondo, negli ultimi due anni, si siano espresse a favore di un rientro full time in ufficio, il mercato del lavoro sembra andare in un’altra direzione, sia in Italia, sia in altre economie avanzate in Europa e nel mondo. L’analisi delle ricerche di lavoro e delle offerte di lavoro su Indeed – portale numero uno al mondo per chi cerca e offre lavoro – evidenzia come in Italia le ricerche di lavoro ibrido e da remoto continuino a crescere.


La quota di ricerche di lavoro a distanza e ibrido è più che quadruplicata rispetto ai livelli pre-pandemici ed è aumentata del 12,8% dall’inizio dell’anno (dall’1,97% di gennaio 2024 al 2,22% di luglio 2024). Allo stesso tempo, molte aziende continuano a offrire opzioni di lavoro ibrido o a distanza: la quota di annunci di lavoro su Indeed in Italia in cui viene contemplata questa modalità di lavoro si è stabilizzata intorno al 10% nel 2024, una quota significativamente più alta rispetto al 2,5% del pre-pandemia. Chi cerca lavoro online molto spesso approccia la propria ricerca utilizzando parole chiave molto generiche, o, in alcuni casi, non ne utilizza addirittura nessuna. Tuttavia, è interessante notare come sul portale italiano di Indeed, la curva delle ricerche di lavoro contenenti un riferimento specifico alla possibilità di lavorare (anche) da remoto, registri un andamento crescente, senza accennare a diminuire.


In Italia, a fine luglio 2024, si è raggiunto il massimo storico di ricerche di occupazioni che consentano modalità di lavoro ibrido, pari al 2,2% sul totale delle ricerche effettuate. Ciò rappresenta un aumento dell’1,95% da gennaio 2020 e dello 0,25% rispetto all’inizio del 2024, indicando che la percentuale di lavoratori interessati alle possibilità offerte dal lavoro ibrido è in costante espansione. L’andamento è simile anche nel resto d’Europa. In particolare, la curva registra un andamento crescente, con il picco delle ricerche per lavoro ibrido registrato a fine luglio 2024 in Germania (3,3%) e Spagna (2,8%). Seppur il trend si sia stabilizzato nel Regno Unito e in Francia, si evidenzia ancora un radicato interesse per il lavoro ibrido anche da parte dei lavoratori di questi Paesi.


Un desiderio, quello dei lavoratori (italiani e non), che trova riscontro nel mercato. Per quanto si sia lontani dal picco registrato nel 2021, in Italia, le offerte di lavoro postate dalle aziende che contemplano modalità di lavoro ibrido si attestano intorno al 10% del totale, un dato significativamente più alto rispetto al periodo pre-pandemico (2,5%). Sebbene esistano differenze strutturali nei diversi Paesi, la tendenza generale rimane costante anche in altre importanti economie europee. Anche in queste economie si registra una progressione nell’aumento delle offerte di lavoro che offrono opzioni di lavoro ibrido o a distanza. La Spagna è il paese in cui i datori di lavoro propongono più spesso il lavoro da remoto negli annunci, con il 19,9% di offerte che offrono questa opzione. In Germania, Francia e Regno Unito, la quota di lavoro ibrido nelle offerte rimane ai livelli più alti nel periodo considerato, intorno al 11,5% del totale per la Francia e intorno al 14-15% per Regno Unito e Germania. Pawel Adrjan, Direttore Economic Research EMEA di Indeed, ha commentato: “I candidati rimangono molto interessati al lavoro a distanza e ibrido; quindi, non sorprende che le aziende continuino a offrirlo. È chiaro che, sebbene inizialmente il ricorso ai modelli di lavoro ibrido sia stato ampliato per far fronte alle restrizioni imposte dalla pandemia, questa modalità di lavoro è destinata a rimanere. Il lavoro a distanza e ibrido continua a essere in primo piano in Europa, consolidandosi come una modalità apprezzata sia dalle aziende che dai candidati. È un fenomeno che è partito con le grandi aziende, ma non riguarda più solo quelle. Ne stiamo vedendo l’adozione persistente anche in Italia, ad esempio, dove il tessuto economico comprende un’alta percentuale di piccole e medie imprese. La mobilità limitata causata dall’aumento dei costi immobiliari nelle grandi città e l’impatto dell’inflazione sui salari rendono il lavoro a distanza un’opzione interessante per chi cerca flessibilità e un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata”.

Produttività e Pmi, kermesse “La Piazza”: una lente dal macro al micro

Produttività e Pmi, kermesse “La Piazza”: una lente dal macro al microRoma, 2 set. (askanews) – Piazza Plebiscito di Ceglie Messapica (Brindisi) ha fatto ancora una volta da sfondo alla kermesse organizzata da Affaritaliani, uno snodo importante per riflessioni e confronti di un’Italia tra la fine della pausa estiva e la ripresa dei lavori. In questo tempo “di mezzo” diventa fondamentale avviare un dialogo costruttivo a tutti i livelli decisionali per affrontare l’autunno con strategie mirate e una visione condivisa, orientata al miglioramento in ogni ambito. Collaborare sin da ora consente di prepararsi al meglio per le sfide future, creando solide basi per la crescita.


Ed è proprio sul concetto di “collaborazione” tra i vari attori dello scenario produttivo che è intervenuto Marco Travaglini, CEO di Mama Industry, società orientata al benessere delle PMI, ospite nella prima serata di “La Piazza: Il Bene Comune”. “E mo…? Che succede…?”, tipica espressione pugliese ma ormai utilizzata ovunque nel paese, ha scandito i diversi gruppi-panel che si sono alternati sul palco sotto la guida del Direttore di Affari.it, Angelo Maria Perrino, in un dialogo su temi importanti per l’Italia, alla maniera “socratica”, come da lui stesso definito lo stile di questa tre giorni. Dopo l’inaugurazione della kermesse, il confronto sul “Mo…? Che succede…?” ha attraversato il Paese approfondendo i temi caldi dalla Puglia al Mezzogiorno, dall’Italia all’Europa. All’interno del panel di discussione sul mondo industriale e imprenditoriale, Marco Travaglini riporta il focus dal macro-industriale al “piccolo” del mondo imprenditoriale nostrano, parlando di produttività come il primo problema sociale del Paese.


Come “rappresentante” del mondo della piccola imprenditoria, il “mondo del fare”, come da lui stesso definito, Travaglini invita a metter sul campo un’altra parola chiave per il Paese. “Oggi secondo me la parola che dovrebbe stare sulla bocca di tutti, perché dovremmo cercare di raccontare, di far capire, di diffondere, e anche di semplificare, è ‘produttività’”, esordisce, definendola “il primo problema sociale del Paese” perché può essere causa della bassa natalità, della precarietà, delle disuguaglianze. Secondo Travaglini una lente speciale deve essere posta sul problema della scarsa produttività delle piccole imprese perché, se i dati dell’OCSE dicono che la produttività in Italia è bassissima, bisogna pensare che l’Italia è fatta di piccole attività: su quattro milioni e mezzo di imprese che abbiamo, 4,2 milioni hanno meno di 10 dipendenti. Infatti nelle imprese grandi ed industriali siamo più produttivi della Francia e della Germania, nelle imprese piccole invece siamo improduttivi perché è un problema di cambiamento e velocità dello stesso. 


Per questo invita a riflettere sull’importanza di concentrarsi su queste realtà perché, se si parla sempre “in grande”, si rischia di coprire solamente la grande industria, ovvero la parte macro dell’economia portandoci indietro però “una zavorra molto, molto importante”. Secondo Travaglini, le proposte politiche, da destra a sinistra, non sono riuscite ad avere grande impatto su questo mondo che è rimasto indietro e che necessita di essere accompagnato diversamente, preso per mano, dal ‘900 ai nostri giorni. “Noi come Mama Industry lavoriamo molto con aziende piccole, le prendiamo per mano, cerchiamo di fargli portare a terra le loro idee, il loro prodotto. E poi cerchiamo di raccontarlo, di raccogliere fondi…fargli fare un salto verso il mondo moderno”.


Continua poi mettendo in ballo il Made in Italy e la sua forza qualitativa da portare avanti, sostenendo però anche l’importanza della consapevolezza per le mPMI che il mondo è cambiato, “è un mondo di processi, di organizzazione, di comunicazione, di finanza, di intelligenza artificiale, di immaterialità, di heritage del marchio. Se noi non guardiamo tutto ciò e non diffondiamo a questi imprenditori la cultura di questo, la produttività sarà sempre bassa”.  Queste imprese, focalizzandosi solamente sul prodotto, rimangono isolate ed ostaggio di subappalti o “subfiliere”, dipendenti da altri contesti. Qual è dunque la “ricetta” proposta da Travaglini per superare questa immensa criticità e rendere più produttive queste realtà? Un salto di paradigma e la diffusione di una nuova cultura di fare impresa.  “Se noi non facciamo questo salto e non rendiamo consapevoli milioni di imprenditori verso il nuovo mondo, il nostro prodotto e la nostra storia non basta più. La soluzione ci sarebbe, che è quella di avvicinare il mondo del terziario avanzato al mondo della consulenza o della tecnologia dei saperi. Quel mondo che sa come si fa impresa oggi, come si crea valore aggiunto. Ecco, avviciniamoci al mondo produttivo, troviamo sistemi, strumenti, azioni, persone che avvicinano quel mondo lì al mondo della consulenza, al mondo della tecnologia, trasferendo i saperi dal mondo del terziario avanzato al mondo produttivo per migliorare la produttività dei piccoli. Altrimenti avremo ancora il peso delle zavorre che ci portiamo dietro da anni”.

L’economia del mare risorsa strategica: Italia potenziale leader globale

L’economia del mare risorsa strategica: Italia potenziale leader globaleMilano, 27 ago. (askanews) – Con oltre 7.500 chilometri di costa, l’Italia ha il potenziale per essere un leader globale nella blue economy, detta anche economia del mare, che contribuisce con circa 70 miliardi di euro all’economia nazionale e impiega oltre 400.000 persone, secondo i dati dell’ultimo rapporto UE. Questo settore valorizza le risorse marine e costiere in modo sostenibile, offrendo materie prime, energia, cibo e turismo, e contribuendo alla conservazione della biodiversità e alla prevenzione dei rischi naturali.


Ecomondo 2024, hub di riferimento in Europa per la green e circular economy, organizzato da Italian exhibition group (Ieg) e in programma alla Fiera di Rimini dal 5 all’8 novembre, offrirà una piattaforma per esplorare questi temi e le soluzioni innovative nella gestione delle risorse marine, con particolare attenzione alle energie rinnovabili marine e alla biotecnologia blu. Questi settori emergenti offrono una grande opportunità di crescita per le imprese italiane. “La Blue Economy – ha dichiarato Alessandra Astolfi, direttore divisione Green & technology di Ieg – è vitale per il nostro futuro sostenibile, gli investimenti in tecnologie a basse emissioni e la gestione sostenibile delle risorse marine sono cruciali per mantenere e ampliare il suo impatto positivo”. A oggi Liguria e la Sicilia si distinguono in Italia per la blue economy. La Liguria, grazie alla cantieristica navale e alla rete portuale, registra un fatturato annuale di 5 miliardi di euro. La Sicilia, sostenuta dal turismo e dal trasporto marittimo, segue con 4,5 miliardi di euro (fonte Rapporto UE sulla Blue economy 2023 Rapporto Istat).


Oltre a Liguria e Sicilia, anche regioni come Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Puglia e Veneto rappresentano poli significativi, ciascuna con un fatturato che si avvicina o supera i 3 miliardi di euro distinguendosi per la solida infrastruttura portuale e il turismo marittimo. Altre regioni contribuiscono in modo rilevante, ma con fatturati inferiori: Sardegna (2,9 miliardi di euro), Friuli-Venezia Giulia (2,7 miliardi), Calabria (2,4 miliardi), Lombardia (2,2 miliardi), e Piemonte (2 miliardi di euro). Globalmente, la blue economy vale circa 1.300 miliardi di euro e si prevede che possa raddoppiare entro il 2030. In Europa, genera circa 665 miliardi di euro di fatturato, rappresentando il 5% del pil dell’Ue, e crea quasi 5 milioni di posti di lavoro. L’Italia, insieme a Spagna e Grecia, è tra i principali Paesi per posti di lavoro nel turismo costiero e ha una forte presenza nella pesca e acquacoltura.


La blue economy comprende settori tradizionali come pesca, acquacoltura, trasporto marittimo e turismo costiero, e settori emergenti come energie rinnovabili marine, come l’energia eolica offshore e biotecnologia blu, robotica e intelligenza artificiale. I settori abilitanti includono porti, reti di comunicazione, formazione e istruzione, governance e pianificazione marittima. Il turismo costiero e marittimo, in particolare, si conferma un settore di grande rilievo per l’occupazione, seguito dalla pesca e dall’acquacoltura, dove la gestione sostenibile delle risorse è cruciale. “Ecomondo 2024 – spiega Astolfi – approfondirà temi chiave come la riduzione delle emissioni, la gestione sostenibile delle risorse marine e la promozione dell’economia circolare. Il settore marittimo italiano non solo supporta economicamente il Paese ma si impegna attivamente nella protezione ambientale e nella formazione di una nuova generazione di professionisti consapevoli”.

Zalando, Ebit secondo trimestre sale a 171,6 mln

Zalando, Ebit secondo trimestre sale a 171,6 mlnRoma, 6 ago. (askanews) – Zalando ha registrato nel secondo trimestre un’accelerazione della crescita ed un miglioramento della redditività grazie all’ampliamento dell’offerta lifestyle con una forte crescita nelle categorie Sport, Designer e Beauty, alla maggiore rilevanza dell’assortimento tramite l’aggiunta di nuovi marchi, all’investimento in nuove esperienze basate sull’intelligenza artificiale per l’intrattenimento dei clienti ed all’espansione del proprio segmento B2B. Il numero di clienti attivi è cresciuto di 300.000 unità, raggiungendo i 49.8 milioni, dalla fine del primo trimestre del 2024.


Questi risultati dimostrano i progressi compiuti nell’attuazione della strategia aggiornata di Zalando, annunciata a marzo, volta a costruire il principale ecosistema paneuropeo di e-commerce di moda e lifestyle lungo due principali vettori di crescita: Business-to-Consumer (B2C) e Business-to-Business (B2B). Il Gross Merchandise Volume (GMV) è aumentato del 2.8% a 3,8 miliardi di euro nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre il fatturato è cresciuto del 3.4% a 2,6 miliardi di euro rispetto al secondo trimestre dell’anno precedente. L’utile rettificato prima di interessi e imposte (EBIT rettificato) è salito a 171,6 milioni di euro nel secondo trimestre, in linea con le aspettative del mercato, rispetto ai 144,8 milioni di euro dello stesso trimestre dello scorso anno. Il miglioramento della redditività è stato determinato da una gestione più efficace dell’inventario e da una riduzione dei costi di fulfilment, con un aumento del margine EBIT di 0,8 punti percentuali al 6.5% del fatturato.


Zalando conferma la guidance per l’interno anno 2024 e prevede che quest’anno sia il GMV sia il fatturato cresceranno dallo 0% al 5% rispetto al 2023. L’azienda continuerà a concentrarsi su una crescita redditizia, con una continua progressione dei margini. L’EBIT dovrebbe attestarsi tra 380 e 450 milioni di euro. “La strategia di ecosistema permette a Zalando di coprire una quota maggiore del mercato dell’e-commerce di moda e lifestyle. La risposta positiva di clienti e brand partner nel secondo trimestre conferma proprio questa visione”, ha dichiarato Robert Gentz, co-CEO di Zalando “I nostri clienti B2C sono entusiasti dei marchi di qualità aggiunti su Zalando, di trascorrere del tempo con nuovi strumenti e contenuti digitali e di abbracciare l’offerta lifestyle in espansione in categorie come lo sport, il design e il beauty. Abbiamo registrato una crescita a doppia cifra anche nel B2B a dimostrazione del fatto che entrambi i vettori di crescita stanno dando buoni risultati”.


Il fatturato del vettore di crescita B2C è aumentato del 2.8% a 2,4 miliardi di euro nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo di un anno fa, mentre l’EBIT rettificato è salito a 165,2 milioni di euro, con un margine EBIT rettificato del 6.8% nel trimestre. Nel secondo trimestre, il fatturato del vettore di crescita B2B è aumentato del 10.3% a 233,8 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’EBIT rettificato è sceso a 7,1 milioni di euro dai 15,5 milioni di euro del Q2 2023, con un margine EBIT rettificato del 3.1%. Il calo è stato causato principalmente dagli investimenti anticipati.


Ulteriori investimenti nelle funzionalità tecnologiche Per accelerare l’esecuzione della strategia dell’ecosistema, Zalando continua a investire nelle proprie funzionalità tecnologiche. Nel 2023 Zalando ha lanciato lo Zalando Assistant, alimentato dai modelli linguistici di grandi dimensioni della società di ricerca e implementazione dell’intelligenza artificiale generativa, OpenAI. Dopo mesi di proficua collaborazione, le due aziende si sono impegnate a proseguire la loro solida cooperazione con l’obiettivo di sviluppare insieme soluzioni di IA generativa sempre più innovative e personalizzate per il settore della moda. In aggiunta, Zalando ha in programma di consolidare la propria rete di centri tecnologici e di aprire una nuova sede nel cuore tecnologico della Cina, Shenzhen. In questo nuovo centro Zalando potrà impiegare l’esperienza locale nel social commerce e combinarla con la profonda conoscenza del mercato europeo così da offrire ai clienti europei ispirazione e intrattenimento sempre più personalizzati. Il Supervisory Board di Zalando annuncia oggi di avere confermato la dott.ssa Astrid Arndt come Chief People Officer per un altro mandato di quattro anni, a partire dal 1° settembre 2024. Astrid Arndt ricoprirà compiti più estesi con l’incarico di rafforzare le funzioni aziendali di Zalando, consentendo così l’efficace esecuzione della strategia dell’ecosistema dell’azienda. Il Supervisory Board ha anche espresso la propria profonda gratitudine alla dott.ssa Sandra Dembeck, Chief Financial Officer, che ha deciso di non rinnovare il proprio contratto oltre l’attuale mandato che terminerà il prossimo 28 febbraio, per dedicarsi ad una nuova opportunità di carriera. “A 16 anni dalla fondazione di Zalando, si stanno aprendo nuove opportunità commerciali, poiché i consumatori e i brand partner hanno nuove aspettative ed esigenze. Sono entusiasta di poter contribuire a queste nuove opportunità, implementando la strategia di ecosistema dell’azienda con funzioni aziendali ancora più forti e sviluppando ulteriormente la cultura unica di Zalando”, ha dichiarato la dott.ssa Astrid Arndt. “Sono orgogliosa di aver contribuito alla straordinaria storia di successo di Zalando. La disciplina finanziaria ha messo l’azienda in una posizione di forza e Zalando dispone di un ottimo team per accelerare e investire nella sua crescita a lungo termine. Sono ora entusiasta di abbracciare una nuova opportunità di carriera”, ha affermato la dott.ssa Sandra Dembeck.

Condotte 1880: in 2023 utile netto a 1,65 mln

Condotte 1880: in 2023 utile netto a 1,65 mlnRoma, 5 ago. (askanews) – Il primo bilancio al 31 dicembre 2023 della Società Italiana per le Condotte d’Acqua 1880 (in breve Condotte 1880), approvato dall’assemblea dei soci del 30 luglio, si chiude con un utile netto di 1 milione e 650 mila euro e un valore della produzione di 71 milioni e 300 mila (per 6 mesi di attività, da luglio a dicembre 2023), nonché un perimetro di lavoratori diretti e indiretti di circa 2.500 unità. La previsione di fatturato per il 2024, risultante dal Piano Industriale, è di 140 milioni di euro.


Per far fronte alla necessità di forza lavoro qualificata, si legge in una nota, è stata realizzata “Condotte 1880 Academy” che mira a offrire ai giovani, che hanno o sono in procinto di concludere il loro percorso scolastico o universitario, l’opportunità di acquisire le competenze e l’esperienza necessarie per entrare a far parte di un’azienda leader nel settore delle costruzioni. La relazione al bilancio rileva che i dati dimostrano l’efficacia della gestione, ma non sono significativi rispetto al posizionamento di mercato che spetta alla società, tenuto conto del portafoglio di lavori di oltre 6 miliardi e 880 milioni di euro e considerato che il rilancio dell’attività è iniziato solo nel luglio 2023, quando è stato rilevato il ramo core del settore delle costruzioni di grandi opere da Condotte d’Acqua spa in amministrazione straordinaria. In particolare, lo sforzo prodotto dalla nuova gestione, guidata dal Presidente Valter Mainetti, è stato finalizzato a rinsaldare i rapporti con le stazioni appaltanti titolari dei contratti. Altrettanto proficuo è stato il lavoro sviluppato per accelerare le commesse in essere, favorire l’avvio delle concessioni e partecipare a nuove gare d’appalto. Valter Mainetti: siamo impegnati nell’acquisizione di nuovi lavori. Accelerate le commesse in corso e avviate le concessioni “L’acquisizione di nuovi contratti – rileva il Presidente Mainetti – è uno tra gli obiettivi principali della Società; la Direzione Commerciale è stata potenziata con nuove assunzioni al fine di svolgere un attento lavoro sulle gare di appalto, in Italia e all’estero, per individuare e selezionare i progetti che rispondano ai requisiti stabiliti dal Consiglio di Amministrazione in termini di dimensione, contenuto tecnico e area geografica e per migliorare le possibilità di acquisizioni e ottimizzare la marginalità attesa”.


Per quanto riguarda i tre lotti operativi in Italia (Nuovo Policlinico di Caserta, Viabilità LioniGrottaminarda in Campania, Città della Salute e della Ricerca a Milano) e i tre lotti all’estero (l’autostrada e la linea ferroviaria in Algeria e la viabilità in Kuwait) è stata stabilizzata e accelerata la prosecuzione dei lavori e, laddove necessario, è stata richiesta una revisione dei prezzi per l’aumento delle materie prime, o sono stati affidati lavori a terzi qualificati, come la grande impresa cinese CRCC, per incrementare la produzione nella realizzazione dell’autostrada in Algeria. Fra le concessioni da avviare ci sono la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina da parte del consorzio Eurolink, al quale Condotte partecipa col 15%. Il nuovo progetto è all’esame della conferenza dei servizi e poi del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) per l’approvazione del nuovo importo del contratto, che si stima nell’ordine di 12 miliardi di euro. Per il Porto Turistico di Otranto si attende il nulla osta ambientale che si ritiene possa essere ottenuto entro l’anno. Anche per il nuovo carcere di Bolzano, Condotte è risultata aggiudicataria, ma si attende che si sblocchi il contributo governativo previsto di 18 milioni di euro. Per entrambe le opere Condotte 1880, attraverso la capogruppo Tiberiade Holding S.p.a. ha già avviato negoziazioni con Fondi Internazionali richiedendo la loro partecipazione al sostegno finanziario per la realizzazione dei progetti. Infine, per la Linea D della Metropolitana di Roma, per la quale Condotte SpA e Pizzarotti Spa di Parma, con quote paritarie, tramite lo strumento della finanza di progetto, nel 2006, sono risultate promotrici definitive, sono in corso colloqui con il Comune di Roma per concordare la modalità per proseguire le procedure necessarie alla realizzazione dei lavori, fortemente voluti dalla attuale Amministrazione.


Potenziata la struttura commerciale all’estero per nuovi mercati Condotte 1880 guarda oltre ai grandi lavori acquisiti o da avviare. La Relazione al bilancio sottolinea infatti che è già iniziata un’intensa attività commerciale, aprendo filiali e partecipando alle prime gare di appalto in Albania, Algeria, Arabia Saudita, Azerbaigian, Guinea Equatoriale, India, Libia, Marocco, Romania, Rwanda e Kenya. In particolare, in Algeria, Albania e Marocco la Società è interessata all’acquisizione di lavori ferroviari, come anche in India, dove sono stati approvati oltre 8 mila chilometri di tratte ferroviarie. In Romania, dove la Società ha già operato, si sta valutando di partecipare alle gare d’appalto per nuovi tratti autostradali e ferroviari. Mentre sono in corso le analisi tecniche per progetti in Paesi dell’Africa Centrale: Kenya, Rwanda e Guinea Equatoriale. In questi Paesi sono state già avviate, o verranno avviate a breve, le procedure per l’affidamento di lavori idraulici, dighe, infrastrutture e strutture ospedaliere. In Libia vi sono concrete aspettative per la realizzazione di progetti di grande rilievo, a partire dalla Strada della Pace. Particolare attenzione è rivolta all’Azerbaigian che ha necessità di importanti opere infrastrutturali. L’Italia è il primo partner commerciale, con il 45% delle esportazioni azerbaigiane, soprattutto di gas e petrolio per 15 miliardi di dollari. Tuttavia – conclude la relazione – resta di grande interesse la partecipazione a bandi di gara nel territorio nazionale, anche se le condizioni economiche imposte dai bandi gara non consentono di raggiungere le marginalità indicate dall’Organo Amministrativo.

Moda e tessile, da Ecomondo la vera sfida per il futuro del settore

Moda e tessile, da Ecomondo la vera sfida per il futuro del settoreRoma, 5 ago. (askanews) – Con un fatturato di oltre 102 miliardi di euro nel 2023, circa 60mila imprese, 600mila addetti e un’incidenza del 4% del PIL nazionale, di cui il 90% è generato dall’export , l’industria della moda rappresenta il terzo settore manifatturiero dell’Italia. Tuttavia, il comparto tessile è anche uno di quelli con il maggior impatto ecologico: a livello globale è la seconda industria più inquinante dopo quella petrolifera, consumando ogni anno 93 miliardi di metri cubi d’acqua, ed è responsabile del 20% dell’inquinamento delle acque potabili della Terra e del 10% delle emissioni di CO2.


In occasione del tavolo sulla moda, convocato per martedì 6 agosto dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per discutere della crisi del comparto tessile e delle possibili soluzioni, Ecomondo- la manifestazione leader nel bacino mediterraneo per il settore della green e circular economy, che si terrà alla fiera di Rimini dal 5 all’8 novembre prossimi, organizzata da Italian Exhibition Group (IEG) – si offre come hub di confronto per affrontare tematiche legate alle sfide ambientali che la filiera tessile si trova a fronteggiare. Una delle maggiori criticità del settore è, infatti, la gestione del fine vita dei vestiti e delle fibre tessili non riutilizzabili. A livello globale meno dell’1% dei rifiuti tessili viene riciclato. Gran parte di questi rifiuti viene esportato e finisce in grandi discariche in Asia, Africa e Sud America. In Italia, secondo i dati Ispra , nel 2022 sono state prodotte 160 mila tonnellate di rifiuti tessili, con una media di circa 2,7 kg per abitante di cui solo il 22% viene raccolto per il riutilizzo o il riciclo.


All’introduzione, da parte dell’Unione Europea, dei Regimi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per i prodotti tessili, che obbligheranno i produttori a coprire i costi della gestione dei rifiuti tessili, e l’obbligo di raccolta differenziata per i prodotti tessili dal 2025, bisognerebbe infatti affiancare soluzioni normative, infrastrutturali e tecnologiche per una transizione del comparto verso un modello di produzione circolare e sostenibile. Un possibile incentivo alla circolarità del settore potrebbe derivare dall’introduzione di regimi minimi di fibre riciclate presenti in tutti i nuovi prodotti, da una eventuale deroga alla normativa REACH e al regolamento attuale, per facilitare la gestione del fine vita di questi materiali evitando la dispersione di rifiuti.


Le sfide e le possibili soluzioni nel settore tessile saranno discusse in occasione di Ecomondo 2024, dedicata alle tecnologie, ai servizi e alle soluzioni industriali nei settori della green e circular economy, che grazie alle proposte di innovazione e dialogo del Textile District, un’area tematica dedicata alla sostenibilità nel mondo della moda, affronterà anche le criticità ambientali del comparto tessile. Tra le iniziative di questa edizione spicca, infatti, il tema dei rifiuti prodotti dalla filiera, che sarà al centro del convegno “Rifiuti tessili urbani: raccolta, riuso e riciclo. A che punto siamo?”, organizzato dal Comitato Tecnico Scientifico di Ecomondo e UNIRAU, dove esperti del settore discuteranno di modelli di raccolta differenziata, tecnologie di selezione e riciclo, ecodesign, blockchain e passaporto digitale nel settore tessile. Particolare attenzione sarà dedicata all’aggiornamento del quadro normativo e alle criticità tecnologiche del riciclo tessile.

Superbonus, Confedercontribuenti: blocco crediti favorisce usura e riciclaggio

Superbonus, Confedercontribuenti: blocco crediti favorisce usura e riciclaggioRoma, 5 ago. (askanews) – “La premier Gorgia Meloni ci convochi a un tavolo tecnico per discutere l’impasse sui crediti del Superbonus e convochi un Consiglio dei Ministri per imporre alle banche di riprendere l’acquisto, creando delle condizioni che consentano agli istituti di credito di anticipare le liquidità necessarie”. Lo chiede Carmelo Finocchiaro, Presidente di Confedercontribuenti, sottolineando che le misure adottate dal governo nei mesi scorsi hanno gettato sull’orlo del baratro l’intero settore dell’edilizia.


“Le imprese che hanno ancora questi crediti – spiega Finocchiaro – devono rinunciare al 30-35% degli importi. Sono infatti costrette a rivolgersi a faccendieri senza scrupoli, nella maggior parte dei casi devono coinvolgere 4 o 5 intermediari differenti, ognuno dei quali pretende la propria provvigione. Alla fine i crediti vengono acquistati da finanziarie poco trasparenti. Inutile dire che con le sue decisioni il governo sta favorendo un mercato usuraio e probabilmente anche il riciclaggio di denaro sporco”. “Se delle imprese edili hanno commesso delle truffe – prosegue il Presidente di Confedercontribuenti – vanno perseguite e condannate, ma non si può massacrare un intero settore. Se si è creato un problema di bilancio, non può essere scaricato sulle imprese. Il ministro Giorgetti dovrebbe smetterla di fare il ragioniere e trovare una soluzione, come il suo ruolo gli impone”.