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Wang Yi: infondate le accuse della Nato contro la Cina

Wang Yi: infondate le accuse della Nato contro la CinaRoma, 12 lug. (askanews) – Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha respinto le “accuse infondate” della Nato secondo cui Pechino starebbe aiutando la Russia nella sua guerra contro l’Ucraina.


Le dichiarazioni di Wang, fatte durante una chiamata con il suo omologo olandese, sono arrivate dopo che i leader degli stati membri della Nato, nella dichiarazione finale del summit annuale che si è riunito a Washington, hanno affermato che la Cina è una “decisiva facilitatrice” della guerra russa in Ucraina, con il suo “sostegno su larga scala” all’industria della difesa di Mosca. Parlando con il nuovo ministro degli Esteri olandese, Caspar Veldkamp, Wang ha affermato che “la Cina non accetta assolutamente” le accuse e ha insistito che è “sempre stata una forza per la pace e la stabilità”. In commenti riportati dai media statali, ha detto che il diverso sistema politico e i valori della Cina “non dovrebbero essere usati come motivo per la Nato di incitare il confronto con la Cina”, e ha chiesto alla NATO di “rimanere entro i suoi limiti”.

Biden: risposta travolgente se Nordcorea sferra attacco nucleare

Biden: risposta travolgente se Nordcorea sferra attacco nucleareRoma, 11 lug. (askanews) – Il presidente Usa Joe Biden, incontrando oggi il suo omologo sudcoreano Yoon Suk-yeol, ha ribadito che un eventuale attacco nucleare da parte della Corea del Nord contro il Sud dovrà affrontare una “risposta rapida, travolgente e decisiva” da parte degli Stati uniti, con l’uso di “tutta la gamma delle capacità Usa, inclusa quella nucleare”.


I due leader – ha segnalato in un comunicato la Casa bianca – si sono incontrati oggi a margine del summit Nato a Washington per ribadire “i progressi nella cooperazione sulla sicurezza” tra i due paesi in materia di “deterrenza estesa”, a partire dalla costituzione lo scorso anno del Gruppo consultivo nucleare bilaterale permanente. “I presidenti hanno ribadito i loro impegni nella Dichiarazione di Washington Usa-Repubblica di Corea e hanno sottolineato che qualsiasi attacco nucleare da parte della Repubblica democratica popolare di Corea (Corea del Nord) contro la Repubblica di Corea sarà affrontato con una risposta rapida, travolgente e decisiva”, si legge nel comunicato. “Il presidente Biden – prosegue la Casa Bianca – ha ribadito che l’impegno degli Usa alla deterrenza estesa è sostenuto da tutta la gamma delle capacità Usa, inclusa quella nucleare”.

Portavoce Cina: Nato residuo Guerra fredda, pericolo per il mondo

Portavoce Cina: Nato residuo Guerra fredda, pericolo per il mondoRoma, 11 lug. (askanews) – La Nato è un “residuo della guerra fredda”, le cui “ansie di sicurezza” mettono “in serio pericolo il mondo”. Questa la reazione oggi del portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian, parlando nel quotidiano briefing per la stampa a Pechino, quando gli è stata chiesta una valutazione sulla parte della dichiarazione finale del summit Nato di Washington, in cui la Cina viene accusata di essere “decisiva facilitratice” della guerra russa in Ucraina.


La reazione di Li Jian viene dopo un inasprimento della formulazione della dichiarazione finale Nato per quel che riguarda la Cina rispetto al Comunicato di Vilnius, che era stato adottato lo scorso anno al summit dell’Alleanza atlantica, in cui si affermava che l’approfondimento del partenariato strategico tra Russia e Cina è “contro i nostri valori e interessi”. Nella conferenza stampa dopo il vertice, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, ha spiegato che il sostegno di Pechino alla Russia è un “cambiamento strategico rilevante”. Per questo i 32 membri della Nato hanno concordato su un “wording” più aspro del comunicato, definendo così per la prima volta in maniera puntuale una responsabilità della Cina nella guerra. La formulazione, precisamente, dice che la Cina è diventata “un facilitatore decisivo della guerra della Russia contro l’Ucraina attraverso il cosiddetto ‘partenariato senza limiti’ e il suo ampio sostegno alla base industriale della difesa della Russia”.


La Cina viene così associata più strettamente alla Russia, diventando di fatto una “minaccia” per l’Alleanza, mentre fino al summit dell’anno scorso era descritta più come una “sfida sistemica”. Pechino, dal canto suo, ha percepito il colpo. Lin Jian ha accusato la Nato di aver esagerato nella dichiarazione le tensioni nella regione Asia-Pacifico; di aver prodotto un documento “intriso di mentalità da Guerra Fredda e di retorica bellicosa, pieno di pregiudizi, diffamazioni e provocazioni”.


Secondo l’analisi del portavoce cinese, questa formulazione risente del fatto che, nel suo 75mo anniversario della fondazione, la Nato ha bisogno di giustificare la sua esistenza “esaltando la sua unità e la sua gloria, dipingendosi come organizzazione dedita alla pace”. Invece, ha continuato il portavoce, “è un residuo della Guerra freddo, un prodotto della contrapposizione tra i blocchi”. E ha ricordato come, “col pretesto di evitare catastrofi umanitarie”, ha “bombardato la Jugoslavia per 78 giorni”. O ha segnalato “le tragiche situazioni in Afghanistan e Libia”, le quali “dimostrano che dove la Nato estende la sua mano nera, si producono instabilità e caos”. Insomma – ha continuato Lin – “la cosiddetta ‘sicurezza’ della NATO viene ottenuta a spese della sicurezza di altri paesi: molte delle ansie di sicurezza che la Nati vende sono autoindotte, e il ‘successo’ e la ‘forza’ della Nato rappresentano un grande pericolo per il mondo. Mantenere la sua esistenza creando nemici immaginari e espandendo il proprio potere è una tattica abituale della Nato. La sua errata percezione sistematica della Cina, il suo denigrare la politica interna ed estera della Cina, ne è un esempio”.


Entrando nel dettaglio della questione ucraina, Lin ha definito “irragionevole” che la Nato attribuisca delle responsabuilità alla Cina. “La posizione obiettiva e giusta della Cina e il suo ruolo costruttivo nella questione ucraina sono ampiamente riconosciuti dalla comunità internazionale”, ha sostenuto il portavoce. “La Nato continua a diffondere disinformazione fabbricata dagli Stati uniti senza alcuna prova, calunniando apertamente la Cina, esacerbando le relazioni sino-europee e danneggiando la cooperazione tra Cina e Europa. La crisi ucraina viene prolungata e la comunità internazionale è ben consapevole di chi soffia sul fuoco e chi spinge per l’escalation”, ha segnalato il volto del ministero degli Esteri di Pechino. Ma, soprattutto, a Pechino interessa molto come la Nato si stia saldando con gli alleati asiatici degli Usa, Giappone e Corea del Sud in particolare, i cui leader partecipano ormai in pianta stabile ai summit e sono anche a Washington in questi giorni. “L’espansione della Nato nell’Asia-Pacifico, il rafforzamento dei legami militari con i paesi vicini alla Cina e con gli alleati degli Stati uniti per attuare la strategia indo-pacifica americana, danneggino gli interessi della Cina e minano la pace e la stabilità nella regione Asia-Pacifico, suscitando dubbi e opposizione tra i paesi della regione”, ha affermato Lin Jian. Lin Jian ha quindi “concluso ribadendo che la Cina esorta la Nato ad abbandonare la mentalità della Guerra Fredda, la contrapposizione tra blocchi e il gioco a somma zero, a correggere la sua errata percezione della Cina, a smettere di interferire negli affari interni della Cina, a smettere di diffamare la Cina e a smettere di interferire nelle relazioni sino-europee. La Cina non permetterà che l’Europa sia destabilizzata e poi si tenti di destabilizzare l’Asia-Pacifico”.

Cina-Usa, rapporti in crisi: ma su estradizioni collaborano

Cina-Usa, rapporti in crisi: ma su estradizioni collaboranoRoma, 11 lug. (askanews) – In un momento di alta tensione tra Pechino e Washington, almeno sul fronte della giustizia ci sono sforzi delle due parti di mantenere un livello di collaborazione. Secondo quanto hanno riferito oggi i media cinesi, oggi è stato estradato un cittadino Usa che era ricercato in America per abuso sessuale su minori.


Il ministero della Pubblica sicurezza cinese ha dichiarato oggi di aver deportato verso gli Usa il cittadino americano identificato solo col nome di “Scott”. Secondo l’emittente statale CCTV, il sospettato è stato consegnato agli agenti del Dipartimento di sicurezza diplomatica degli Stati uniti all’Aeroporto internazionale di Shanghai Pudong mercoledì.


Scott è ricercato dagli Stati Uniti dal 2014 ed è stato oggetto di una “red notice” – un mandato di cattura internazionale – dell’Interpol nel 2018. Le autorità cinesi hanno localizzato il sospettato e lo hanno detenuto su richiesta degli Stati uniti, aggiungendo che il sospettato non ha commesso crimini sessuali su minori in Cina. La consegna viene dopo che gli Stati uniti a giugno per rimandare in Cina due fuggitivi sospettati di “reati gravi”.


Usa e Cina non hanno un accordo di estradizione, ma Washington ha consegnato alcuni fuggitivi ricercati dalle autorità cinesi da quando il presidente Xi Jinping ha avviato la sua campagna anti-corruzione. Tra questi anche Xu Chaofan, un ex banchiere ricercato in Cina per il suo coinvolgimento nel più grande caso di corruzione nel settore bancario cinese. La Cina e gli Stati uniti hanno intensificato la cooperazione nel campo della giustizia da quando Xi ha incontrato il presidente Usa Joe Biden a San Francisco a novembre e i due hanno concordato di collaborare in diversi ambiti.


Un altro dossier sul quale tra Pechino e Washington è ripartita la collaborazione è quello sulla crisi del fentanyl. Dopo che per molto anni gli Usa hanno chiesto alla Cina di aiutare, colpendo le aziende cinesi accusate di vendere i precursori del fentanyl, con il vertice Xi-Biden Pechino ha accettato di intervenire. La scorsa settimana, un totale di 116 immigrati illegali cinesi sono stati deportati dagli Stati Uniti nel primo grande volo charter dal 2018.

Incontro Kishida-Yoon: preoccupati per rapporti Putin-Kim

Incontro Kishida-Yoon: preoccupati per rapporti Putin-KimRoma, 11 lug. (askanews) – Il primo ministro giapponese Fumio Kishida e il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol hanno espresso oggi preoccupazione per l’avvicinamento tra la Russia di Vladimir Putin e la Corea del Nord di Kim Jong Un, alla luce della riconfigurazione in blocchi del mondo.


I due leader si sono incontrati a Washington, a margine del summit Nato, al quale sono invitati come partner asiatici degli Usa e del blocco atlantico, pur non essendo parte dell’Alleanza atlantica. L’incontro viene in un momento di forte rafforzamento delle relazioni tra i due alleati regionali degli Stati uniti, i quali hanno questioni territoriali e storiche ancora aperte tra di loro e per lunghi periodi hanno vissuto una situazione di rapporti congelati.


“Considerando la situazione internazionale attuale, è significativo che i leader di Giappone e Corea del Sud collaborino strettamente, condividendo una solida relazione di fiducia e una consapevolezza strategica delle problematiche. Vorrei scambiare opinioni franche sulle recenti questioni di sicurezza, inclusa la situazione in Corea del Nord, e altre questioni internazionali”, ha detto Kishida aprendo l’incontro con Yoon. Questa settimana fa Giappone e Sudcorea hanno rafforzato i loro rapporti militari, con un nuovo accordo che rende più facile l’accesso reciproco per i soldati.


Durante l’incontro, Kishida ha sottolineato la forte preoccupazione dell’impatto sulla sicurezza regionale derivante dal recente incontro tra i leader di Russia e Corea del Nord. I due hanno concordato di continuare a collaborare strettamente tra Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud per contrastare queste dinamiche regionali. I due leader hanno anche condiviso la consapevolezza che la sicurezza dell’Europa e dell’Indo-Pacifico sono inseparabili e hanno concordato di rafforzare la collaborazione con la Nato.


Kishida e Yoon hanno inoltre confermato l’intenzione di potenziare ulteriormente le relazioni bilaterali in vista del 60mo anniversario della normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Corea del Sud, che sarà celebrato l’anno prossimo.

Expo Osaka, accordo Confindustria e commissariato generale Italia

Expo Osaka, accordo Confindustria e commissariato generale ItaliaRoma, 10 lug. (askanews) – Garantire la massima partecipazione delle imprese del sistema industriale italiano a Expo 2025 Osaka. Questo il principale obiettivo del Protocollo d’Intesa siglato oggi da Confindustria e Commissariato Generale per l’Italia a Expo 2025 Osaka, a Roma nella sede di Confindustria. L’accordo permetterà inoltre di promuovere turismo e territori, sostenere l’internazionalizzazione delle filiere produttive e attrarre investimenti, valorizzando le nostre tecnologie e il saper fare italiano. L’accordo, firmato da Barbara Cimmino, Vice Presidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli investimenti, e da Mario Vattani, Commissario Generale per l’Italia a Expo 2025 Osaka, in vista dell’Esposizione Universale, consolida la collaborazione tra le due istituzioni nello sviluppo delle connessioni tra aziende italiane e nuovi potenziali partner esteri per facilitare lo sviluppo di relazioni economiche e accordi commerciali.


Presente all’incontro anche Matteo Zoppas, Presidente Agenzia ICE, per sottolineare l’impegno dell’Agenzia nella promozione delle attività imprenditoriali sui mercati esteri. Il supporto è fondamentale per valorizzare il Made in Italy e contribuire all’internazionalizzazione delle aziende nell’area asiatica di cui Expo 2025 Osaka sarà importante volano. “Identificare progetti da coinvolgere, in stretto raccordo con le Associazioni del Sistema, privilegiando quelli più significativi in relazione all’Area Asia-Pacifico e ai Paesi considerati strategici, creare momenti di incontro e condivisione con le imprese associate, con gli enti, le istituzioni, le accademie con cui il Commissariato ha instaurato accordi di collaborazione, promuovere, in partnership con il sistema pubblico, l’organizzazione di missioni outgoing in Giappone e incoming per avviare collaborazioni dirette con enti e operatori dell’Area e favorire i contatti delle imprese italiane con le controparti di interesse. Questi alcuni degli obiettivi del Protocollo d’Intesa firmato oggi con il Commissario Generale per l’Italia a Expo 2025 Osaka, Mario Vattani, che ci vedrà impegnati per i prossimi mesi nel definire un piano condiviso di attività per facilitare l’aggregazione di risorse e competenze nel mondo imprenditoriale italiano, in cui le aziende saranno le vere protagoniste, in relazione ai temi e ai progetti della partecipazione italiana a Expo 2025”, ha detto la Vice Presidente di Confindustria, Barbara Cimmino. “Per un semestre il Padiglione Italia a Expo 2025 Osaka sarà uno strumento efficace per promuovere le nostre eccellenze in Giappone e in Asia, regione caratterizzata da mercati giovani e in forte crescita” ha commentato il Commissario Generale per l’Italia a Expo 2025 Osaka, Amb. Mario Vattani. “Oltre a spazi dedicati nei quali è possibile presentare progetti e organizzare eventi, le imprese che verranno a Expo si troveranno supportate dai servizi offerti da una rete di Istituzioni e Associazioni di categoria con le quali in questi mesi abbiamo stretto accordi di collaborazione. La partnership con Confindustria è un elemento importante di questo percorso di internazionalizzazione”.


Per Matteo Zoppas, Presidente Agenzia ICE: “L’Expo 2025 Osaka è un evento che unisce promozione e sviluppo del Made in Italy, che rappresentano le principali attività dell’Agenzia ICE. L’Esposizione Universale è infatti una vetrina unica per le produzioni italiane e per la crescita delle esportazioni, non solo nel mercato locale ma anche in Giappone e in tutto il Continente asiatico. Agenzia ICE attraverso la sua rete di uffici potrebbe contribuire all’Expo di Osaka organizzando l’incoming di operatori e buyer qualificati con l’obiettivo di creare momenti di business matching e porre le basi per un ulteriore sviluppo delle aziende italiane nell’area. In Giappone l’Export Made in Italy nel 2023 ha raggiunto gli 8 miliardi di euro composto da prodotti di eccellenza dal punto di vista della qualità, dell’innovazione e della tecnologia con grandi prospettive di crescita. Expo 2025 Osaka sarà quindi un’occasione da non perdere per capitalizzare la capacità di attrazione del Made in Italy attraverso il contributo che tutto il Sistema Paese, rappresentato da ICE, Sace, Simest e Cdp, insieme al grande impegno del Governo, offrirà alle aziende e alle associazioni che vi parteciperanno. Il migliore ambasciatore all’Expo delle cose belle e ben fatte in Italia: il Made in Italy”. Expo 2025 si terrà a Osaka dal 13 aprile al 13 ottobre 2025 sotto il tema “Disegnare la società del futuro per le nostre vite”. L’Italia si presenta con un Padiglione disegnato dall’architetto Mario Cucinella che ha come slogan “L’Arte rigenera la vita”. Sono previsti oltre 30 milioni di visitatori. Questa Esposizione Universale sarà un’importante opportunità di promozione integrata per le aziende italiane nell’area dell’Asia-Pacifico nel quale presentare “lo stato dell’arte” del nostro Paese: dal design all’agroalimentare, dalla moda alla tecnologia, dalle infrastrutture e dall’urbanistica all’energia, dalla scienza all’industria con approfondimenti su aerospazio, robotica, scienze della vita e alta tecnologia fino alla farmaceutica e al biomedicale.

Cina, il mistero della caduta dell’ex ministro Difesa Wei Fenghe

Cina, il mistero della caduta dell’ex ministro Difesa Wei FengheRoma, 10 lug. (askanews) – La campagna anti-corruzione voluta dal presidente cinese Xi Jinping non ha risparmiato, in questi anni, anche alti papaveri della nomenklatura. Tuttavia, la vicenda che ha portato alla sbarra recentemente due ex ministri della Difesa e membri del Politburo, il sancta sanctorum del Partito comunista cinese, appare curiosa e potrebbe suggerire il fatto che uno di questi, Wei Fenghe, potrebbe essersi compromesso con una forza ostile, forse straniera. Lo racconta oggi il South China Morning Post.


Wei e Li Shangfu sono stati ufficialmente destituiti il 27 giugno scorso e quasi certamente dovranno ora affrontare un doloroso procedimento legale che, già in alcuni casi recenti, è sfociato in gravi condanne, tra le quali quella a morte. I dettagli delle accuse che sono piovute nei confronti degli alti esponenti politici e militari non sono stati forniti. Tuttavia la formulazione utilizzata per definire la colpa di Wei ha attirato l’attenzione degli esperti di cose cinesi, perché è dissimile da quella solitamente utilizzata peri casi di corruzione. In cinese tale formulazione si legge “zhongcheng shi jie”, cioè Wei “è stato sleale e ha perso l’onore della propria funzione”.


La seconda parte della formula – “shi jie” – ha una storia particolare nella giurisdizione cinese, perché indicava una particolare colpa nella Cina classica, attribuibile agli studiosi-letterati che facevano da spina dorsale del potere imperiale. Nel IV secolo a.C. lo “jie” era uno scettro di bambù o di bronzo che veniva affidato ai funzionari per rappresentare l’autorità imperiale. Invece “shi” è un verbo che vuol dire “perdere”. Quindi “shi jie” voleva dire “perdere lo scettro”. Durante la dinastia Song (X-XIII secolo), invece, la stessa formula veniva usata per indicare il comportamento allora deprecato delle vedove che osavano risposarsi, Il sospetto avanzato dagli esperti di cose cinesi, ascoltati dal SCMP, è che questa particolare formula sia stata utilizzata in maniera eufemistica per indicare un tradimento e la compromissione con una forza ostile.


Di certo, Wei è l’unico indagato dall’onnipotente Commissione centrale per l’ispezione di disciplina, il braccio armato della campagna anticorruzione, almeno nell’ultimo decennio. Uno storico, che ha chiesto di restare anonimo, ha ricordato a SCMP un altro caso famoso in cui l’accusa fu “shi jie”, quello di Xiang Zhongfa. Xiang era segretario generale del Partito comunista, quando fu catturato dai nemici del Kuomintang nella guerra civile. Prima di essere giustiziato, tradì il Partito spifferando ai suoi carcerieri tutta la rete clandestina comunista a Shanghai. Pechino considera questo ex alto esponente come una vergogna.


Un altro esponente famoso incorso nella stessa accusa fu Gu Shunzhang, capo della rete di spionaggio del Partito, che disertò a vantaggio dei nazionalisti di Chiang Kai-shek, mettendo in pericolo l’esistenza stessa della formazione che poi fonderà la Repubblica popolare cinese. Questo fa pensare agli esperti che le accuse di Wei vadano oltre un semplice caso di tangenti, mentre quelle di Li sono gravi, ma più consuete. Al momento, è impossibile dire nello specifico quali siano le accuse nei confronti di Wei. E’ chiaro che però si tratta di qualcosa di grave. Il generale era uomo potente, il primo ufficiale promosso ai massimi gradi dallo stesso Xi pochi giorni dopo essere salito al potere nel 2012. Un esponente militare strettamernte legato al presidente, il che fa pensare che la sua caduta rovinosa sia motivata da una situazione percepita come molto grave. Alfred Wu, professore associato alla Lee Kuan Yew School of Public Policy dell’Università Nazionale di Singapore, ha detto al SCMP che il linguaggio suggerisce un rapporto con l’esterno di Wei. “La parola ‘shi jie’ non è applicabile quando il CCDI descrive solo comportamenti criminali che hanno causato danni interni all’interno del partito o all’interno della Cina,” ha detto Wu. L’accusa nei confronti di Wei, tra l’altro dice che l’alto ufficiale ha “tradito la fiducia” della leadership del partito e della Commissione militare centrale, “inquinando seriamente l’ambiente politico dell’esercito e causando grandi danni alla causa del partito, alla difesa nazionale e alla costruzione militare, così come all’immagine dei suoi superiori”.

I giapponesi non amano la divisa: reclutamento esercito va male

I giapponesi non amano la divisa: reclutamento esercito va maleRoma, 10 lug. (askanews) – Le Forze di Autodifesa del Giappone, cioè le forze armate nipponiche, vivono una crisi di vocazioni. Secondo quanto ha riferito il ministero della Difesa di Tokyo, il reclutamento per l’anno fiscale 2023, finito ad aprile, è riuscito a intercettare solo 9.959 nuovi membri, cioè il 51% del fabbisogno.


Infatti i comandi giapponesi avevano bisogno di reclutare 19.598 persone per coprire l’intero organico previsto. In particolare, i gradi inferiori vedono ricoperto non più del 30% del target previsto. “Dobbiamo considerare prontamente misure per rafforzare la base umana necessaria a potenziare fondamentalmente le nostre capacità di difesa,” ha dichiarato Makoto Oniki, viceministro alla difesa e capo del comitato per aumentare il reclutamento.


Per ridurre i deficit nel reclutamento, il Ministero della Difesa prenderà in considerazione il miglioramento della retribuzione e dei benefit per rendere i lavori nelle SDF più attraenti. Potrebbe anche semplificare e automatizzare più compiti tramite l’intelligenza artificiale e attingere al personale in pensione e al settore privato. Il governo ha dichiarato che non aumenterà il totale del personale delle SDF, che è di circa 247.000 unità, entro la fine dell’anno fiscale 2027.

Giappone, corte approva cambiamento genere senza chirurgia

Giappone, corte approva cambiamento genere senza chirurgiaRoma, 10 lug. (askanews) – Una corte di secondo grado giapponese ha approvato un cambiamento legale di genere per una donna transgender che non ha subito l’intervento chirurgico di riassegnazione del sesso, come richiesto legalmente. Lo riferisce l’agenzia di stampa Kyodo, segnalando come si tratti di una sentenza rara.


La clausola che richiede l’intervento chirurgico di conferma è “sospettata di essere incostituzionale” poiché costringe un individuo a scegliere tra sottoporsi a un intervento chirurgico o rinunciare al cambiamento di genere, ha dichiarato la Corte d’Appello di Hiroshima. La corte ha riconosciuto che la terapia ormonale può alterare l’aspetto dei genitali anche senza chirurgia e ha ammesso che le parti del corpo della ricorrente, assegnata maschio alla nascita, sono già “femminilizzate”.


La ricorrente ha dichiarato attraverso il suo avvocato di essere “felice di essere libera dalle difficoltà” derivanti dalla discrepanza tra il suo stato di genere ufficiale e il genere con cui si identifica. La corte d’appello ha approvato il cambiamento di genere per la ricorrente riesaminando un caso rimandato dalla Corte Suprema. La sentenza è definitiva, ma valida solo per la ricorrente, perché non è stato proposto appello.


E’ estremamente raro che un cambiamento di genere venga approvato per la transizione da maschio a femmina senza l’intervento chirurgico di conferma del genere, come la rimozione dei testicoli, secondo l’avvocato. L’alta corte ha comunque confermarto che lo scopo della clausola sulla chirurgia di conferma del genere, che è prevenire l’esposizione dei genitali del sesso opposto in luoghi come i bagni pubblici, è legittimo.


La legge per le persone con disforia di genere, entrata in vigore nel 2004, stabilisce cinque condizioni per coloro che desiderano registrare un cambiamento di genere, oltre a una diagnosi di disforia di genere da parte di almeno due medici. Le cinque condizioni sono che un individuo abbia almeno 18 anni, non sia sposato, non abbia figli minorenni, non abbia “ghiandole riproduttive” o possieda ghiandole riproduttive che “hanno perso permanentemente la loro funzione” e possieda “un corpo che appare avere parti che somigliano agli organi genitali di quelli del genere opposto”. In una sentenza di ottobre, la Corte Suprema ha dichiarato che il requisito della sterilizzazione viola l’Articolo 13 della Costituzione, che garantisce agli individui la libertà da “invasione nel loro corpo contro la loro volontà.” La consapevolezza pubblica riguardo alla protezione dei diritti delle minoranze di genere è in crescita in Giappone, l’unico membro dei paesi del G7 che non ha legalizzato i matrimoni o le unioni civili tra persone dello stesso sesso. A marzo, un’altra corte d’appello ha dichiarato che la mancanza di riconoscimento legale per i matrimoni tra persone dello stesso sesso è incostituzionale, confermando una decisione di un tribunale inferiore e in linea con altre sentenze di tribunali distrettuali sulla questione.

Cina-Ue, si scalda il confronto: verso dazi contrapposti

Cina-Ue, si scalda il confronto: verso dazi contrappostiRoma, 10 lug. (askanews) – Le relazioni tra Cina e Unione europea vanno verso un ulteriore inasprimento, nonostante la visita di due giorni fa di Viktor Orban, il premier dell’Ungheria, che detiene la presidenza di turno Ue. E il campo di battaglia è la questione delle auto elettriche.


Dopo che l’Ue ha innalzato barriere doganali contro la sovracapacità produttivaRoma, 10 lug. (askanews) – cinese, aumentando i dazi – già al 10% – fino a un ulteriore 37,6%, Pechino ha annunciato oggi un’indagine sulle batterie commerciali prodotte nell’Ue. Si tratta di un’azione simmetrica a quella europea, che prima di aumentare i dazi, ha condotto un’indagine sulle auto elettriche cinesi, avendo nel mirino i sussidi governativi forniti da Pechino all’industria dell’auto elettrica. Il ministero del Commercio, in una dichiarazione online, ha chiarito che lla mossa viene dopo che la Camera di commercio cinese ha presentato reclami contro le pratiche commerciali Ue e l’indagine sarà composta di interviste agli operatori cinesi di mercato e analisi.


I dazi provvisori dell’Ue sui produttori cinesi di veicoli elettrici sono entrati in vigore venerdì, sebbene la questione sia ancora in fase di negoziazione con la parte cinese e un verdetto finale sia atteso entro quattro mesi. Ma, intanto, gli effetti si stanno già vedendo su un piano commerciale. Secondo quanto ha riferito l’Associazione dei produttori di auto cinesi, le esportazioni di veicoli elettrici dalla Cina a giugnosono diminuite del 13,2% rispetto al mese precedente, scendendo a 86.000 veicoli. La visita a sorpresa di Orban, arrivata dopo un passaggio del premier magiaro in Russia con il presidente russo Vladimir Putin, è stata incentrata in particolare sulla questione ucraina – a giudicare dal resoconto ufficiale fornito da Pechino – e non ha toccato la specifica questione delle auto elettriche. Tuttavia la vicenda s’inquadra in un deterioramento delle relazioni tra Ue e Cina che va di pari passo a una frammentazione a blocchi della politica internazionale.


L’Europa sta cercando di rafforzare la sua presenza nell’Indo-Pacifico, in rapporto con i suoi tradizionali alleati Stati uniti e Giappone e in una prospettiva di contenimento della crescente potenza cinese, anche da un punto di vista militare. Da giugno ad agosto quasi 50 velivoli delle forze aeree tedesche, francesi e spagnole partecipano a una serie di esercitazioni nella regione dell’Indo-Pacifico, in coordinamento con l’Aeronautica degli Stati Uniti.


Anche l’Italia è presente nella regione Indo-Pacifico con il gruppo d’attacco incentrato con la portaerei Cavour, assieme alla fregata Alpino, dove prenderà parte all’addestramento Pitch Black 2024 in Australia e Rising Sun 2024 in Giappone.