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Pronipote di Chiang Kai-shek, fondatore di Taiwan, si sposta in Cina

Pronipote di Chiang Kai-shek, fondatore di Taiwan, si sposta in CinaRoma, 24 mar. (askanews) – Il tempo passa, si susseguono le generazioni e anche alcune ferite si rimarginano. In Cina sta avendo una certa eco la notizia che il pronipote dell’ex leader nazionalista del Kuomintang e fondatore di Taiwan, Chiang Kai-shek, si sia trasferito a vivere e lavorare ad Hangzhou, nella Cina continentale. Lo riferisce oggi il South China Morning Post.


In un post pubblicato la scorsa settimana, Andrew Chiang You-ching, 35 anni — il più giovane della sua generazione della famiglia Chiang, simbolo dell’anticomunismo nel secolo scorso — ha annunciato sui social media di aver deciso di trasferirsi in Cina per avviare una carriera nella capitale della provincia orientale cinese dello Zhejiang. “Ho recentemente deciso di mettere radici e sviluppare la mia carriera sul continente”, ha detto in un breve video, senza però specificare in quale ambito professionale intenda operare. “Voglio provare un nuovo stile di vita”.


Il giovane Chiang ha studiato negli Stati uniti ed è il l’ultimo dei tre figli di Chiang Hsiao-yung — a sua volta nipote di Chiang Kai-shek. A differenza dei fratelli Demos Chiang Yiu-po ed Edward Chiang Yiu-chun, entrambi affermati designer, Andrew ha finora evitato i riflettori. Negli ultimi anni si è recato frequentemente sul continente e ha visitato la residenza storica del suo bisnonno a Ningbo, nello Zhejiang, secondo quanto riportato dai media taiwanesi.


Il sentimento verso l’ex leader del Kuomintang è notevolmente cambiato nel continente negli ultimi trent’anni: Chiang è sempre più riconosciuto come figura chiave nei legami storici tra Pechino e Taipei, nonostante la guerra civile finita nel 1949, che lo oppose al Partito comunista cinese. Diversa la questione a Taiwan. L’anno scorso il governo taiwanese guidato dal Partito democratico progressista (DPP), accusato di indipendentismo da Pechino, ha annunciato l’intenzione di rimuovere oltre 760 statue di Chiang dagli spazi pubblici.


Dopo la sconfitta nella guerra civile contro i comunisti, le truppe del Kuomintang fuggirono a Taiwan nel 1949, dove Chiang Kai-shek stabilì un governo provvisorio e governò l’isola per quasi trent’anni, fino alla sua morte nel 1975. Nonostante l’opposizione al comunismo e la percezione di avversario da parte di Pechino, Chiang restò sempre fermamente ancorato all’idea di un’unificazione sotto la Repubblica di Cina, nome ufficiale di Taiwan. Anche Wayne Chiang Wan-an, sindaco di Taipei e altro pronipote di Chiang Kai-shek, gode di un’immagine positiva nei media e nel pubblico della Cina continentale, in parte per la sua posizione relativamente conciliatoria verso Pechino. Nonostante le pressioni del governo DPP, a dicembre Chiang Wan-an ha ospitato a Taipei il Forum annuale del gemellaggio Taipei-Shanghai, evidenziando l’importanza degli scambi nonostante le tensioni nelle relazioni tra le sponde dello Stretto.

Non solo Trump, anche a Pechino sfilata di CEO multimiliardari

Non solo Trump, anche a Pechino sfilata di CEO multimiliardariRoma, 24 mar. (askanews) – Se il colpo d’occhio sulla sfilata di multimiliardari tech all’inaugurazione della seconda presidenza Trump certamente era impressionante, quella che si è vista nei giorni scorsi a Pechino in occasione dell’inaugurazione del China Development Forum non è da meno. E la leadership cinese ha accolto i leader d’impresa accorsi con un’enunciazione di fiducia anche rispetto alle prospettive di una guerra commerciale a tutto campo con gli Stati uniti.


Nel suo intervento davanti a decine di top manager – tra i quali quelli di Apple, Qualcomm, Boeing e altre grandi aziende – il premier cinese Li Qiang ha adottato un tono ottimista, chiarendo che la Cina è pronta ad affrontare ogni sfida, anche quella inattesa, e promettendo di rafforzare il sostegno politico per raggiungere l’obiettivo di crescita annuale del governo, fissato intorno al 5%, nonostante l’aumento dell’incertezza in un’economia globale sempre più frammentata. “Di fronte a possibili shock inattesi, principalmente di origine esterna, verranno introdotte nuove politiche incrementali laddove necessario per garantire il funzionamento stabile dell’economia”, ha affermato nell’inaugurazione di ieri Li.


In un incontro separato con il senatore repubblicano statunitense Steve Daines, il capo dell’esecutivo cinese ha criticato le crescenti barriere commerciali imposte dagli Stati uniti alla Cina e altri paesi, ribadendo che Pechino “seguirà la giusta direzione della globalizzazione economica”, praticherà un “autentico multilateralismo” e resisterà al protezionismo. Le dichiarazioni di Li si collocano a poco più di una settimana dall’annuncio atteso per il 2 aprile da parte di Trump di un piano di dazi reciproci verso altri paesi e dell’inasprimento delle tariffe sulle importazioni cinesi. Da gennaio, l’amministrazione statunitense ha già aumentato del 20% i dazi sui prodotti cinesi, motivando la decisione con la necessità di contrastare il flusso di droghe illegali; Pechino ha risposto imponendo dazi mirati fino al 15% sui prodotti agricoli statunitensi e ampliando i controlli alle esportazioni verso aziende Usa.


Il China Development Forum vede la partecipazione di oltre cento amministratori delegati, tra cui i massimi dirigenti americani di aziende che considerano la Cina un mercato chiave – da Tim Cook (Apple) a Cristiano Amon (Qualcomm) e Stephen Schwarzman (Blackstone) – oltre a economisti di rilievo come Stephen Roach e Masaaki Shirakawa. Li ha annunciato l’adozione di nuove leggi a sostegno del settore privato e il rafforzamento dello stato di diritto, assicurando che la Cina accoglierà le imprese straniere a “braccia aperte” e migliorerà ulteriormente l’accesso al mercato – senza però fornire dettagli operativi.


Sul fronte delle relazioni bilaterali, Li ha definito il rapporto tra Pechino e Washington “a un punto critico” durante il colloquio con il senatore Daines, auspicando cooperazione anziché competizione a somma zero: “In una guerra commerciale non c’è vincitore – ha affermato – dobbiamo affrontare lo squilibrio commerciale e altre questioni allargando la torta attraverso la collaborazione”.

Ucraina, Kim Jong Un: sostegno invariabile alla Russia

Ucraina, Kim Jong Un: sostegno invariabile alla RussiaRoma, 22 mar. (askanews) – Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha ribadito la volontà di “sostenere invariabilmente” la guerra della Russia contro l’Ucraina durante il suo incontro con il segretario del Consiglio di sicurezza russo Sergey Shoigu in visita ieri a Pyongyang. Lo scrive oggi l’agenzia ufficiale statale nordcoreana KCNA.


Kim ha avuto “discussioni importanti e utili” con Shoigu e, durante il colloquio, i due hanno scambiato opinioni su un’ampia gamma di questioni relative alla difesa degli interessi di sicurezza dei rispettivi Paesi, oltre che su temi regionali e globali, ha precisato la KCNA. Kim ha dichiarato che “sostenere invariabilmente la Russia nella lotta per difendere la sovranità nazionale, l’integrità territoriale e gli interessi di sicurezza in futuro è l’opzione ferma e la volontà risoluta del governo della Repubblica democratica popolare di Corea”.


La Corea del Nord, secondo le intelligence della Corea del Sud e degli Stati uniti, ha inviato più di 11mila soldati in Russia per sostenere lo sforzo bellico contro l’Ucraina. Shoigu ha consegnato a Kim una “importante lettera firmata”dal presidente russo Vladimir Putin, ma la KCNA non ha fornito dettagli.


Gli esperti ritengono che Shoigu sia probabilmente giunto in Corea del Nord per illustrare la posizione della Russia su un eventuale cessate il fuoco nella guerra in Ucraina e su cosa Mosca è disposta a offrire a Pyongyang in cambio del dispiegamento di truppe nordcoreane in Russia. La visita di Shoigu è avvenuta mentre ci sono voci secondo cui Kim potrebbe recarsi in Russia, probabilmente a maggio, in occasione dell’80mo anniversario della Festa della Vittoria russa. Putin ha invitato Kim a Mosca durante il suo viaggio a Pyongyang lo scorso giugno.

A Tokyo trilaterale ministri Esteri Giappone-Sudcorea-Cina

A Tokyo trilaterale ministri Esteri Giappone-Sudcorea-CinaRoma, 22 mar. (askanews) – Giappone, Corea del Sud e Cina hanno concordato oggi in una riunione trilaterale dei ministri degli Esteri che la pace nella Penisola coreana è una responsabilità condivisa. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Tae-yul, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Yonhap.


Il vertice si è svolto a Tokyo, pochi mesi dopo un raro summit trilaterale tenutosi a maggio a Seoul, durante il quale i tre vicini — divisi da dispute storiche e territoriali — hanno deciso di approfondire i legami e ribadito l’obiettivo di una penisola coreana denuclearizzata. Cho ha parlato in una conferenza stampa al termine dei colloqui trilaterali a Tokyo con l’omologo cinese Wang Yi e il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya, sottolineando l’importanza di mantenere lo slancio della cooperazione trilaterale. “Abbiamo ribadito che mantenere pace e stabilità nella penisola coreana è un interesse e una responsabilità condivisi dai tre Paesi”, ha detto Cho.


“E’ significativo e opportuno – ha aggiunto – che questi colloqui trilaterali si svolgano nel contesto di uno slancio rinnovato della cooperazione, rilanciata dal vertice di Seoul dello scorso anno dopo una pausa di quattro anni e mezzo”. Tuttavia, l’incontro arriva in un contesto di tensioni legate ai dazi commerciali statunitensi sulla regione e alle crescenti preoccupazioni per i test di armi della Corea del Nord e il dispiegamento di truppe nordcoreane a sostegno della guerra della Russia in Ucraina.


Cho ha inoltre sollecitato che la Corea del Nord non venga in alcun modo premiata per il suo coinvolgimento nel conflitto in Ucraina, dove ha dispiegato truppe a sostegno della Russia. “Ho sottolineato durante i nostri colloqui che la Corea del Nord non deve essere ricompensata per il suo comportamento scorretto nel corso della guerra in Ucraina”, ha spiegato. “E’ importante – ha detto ancora – che Corea del Sud, Giappone e Cina attuino fedelmente le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro la Corea del Nord, facciano sforzi per fermarne le provocazioni e conseguire la sua completa denuclearizzazione”. Wang Yi ha esortato i tre Paesi a rafforzare la stabilità regionale attraverso un maggiore dialogo, fiducia reciproca e cooperazione. “Abbiamo concordato di promuovere l’integrazione economica regionale, inclusa la ripresa dei negoziati per un accordo di libero scambio”, ha affermato. Iwaya, dal canto suo, ha detto di aver concordato con i colleghi di accelerare i preparativi per convocare un vertice trilaterale dei leader “al più presto e nel momento più opportuno”. Sulla questione nordcoreana, il ministro giapponese ha espresso preoccupazione per le attività nucleari e missilistiche di Pyongyang. “La denuclearizzazione della Corea del Nord è un obiettivo condiviso e il Giappone è pronto a comunicare strettamente per attuare pienamente le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”, ha dichiarato.


Per quanto riguarda invece il conflitto in Ucraina, il ministro giapponese ha sottolineato “la necessità che la comunità internazionale si unisca per condannare ogni tentativo di cambiare unilateralmente lo status quo con la forza, che non sarà tollerato in nessuna parte del mondo”.

Shoigu in Corea del Nord, incontra Kim Jong Un

Shoigu in Corea del Nord, incontra Kim Jong UnRoma, 21 mar. (askanews) – Il segretario del Consiglio di Sicurezza russo Sergey Shoigu ha incontrato oggi il leader nordcoreano Kim Jong Un e gli ha trasmesso un messaggio del presidente russo Vladimir Putin, di cui è uno dei principali collaboratori, confermando gli impegni di partenariato strategico che includono la difesa reciproca.


“Vorrei porgere i saluti e i migliori auguri da parte del presidente Vladimir Putin. Egli presta la massima attenzione all’attuazione degli accordi raggiunti con voi”, ha dichiarato Shoigu al leader nordcoreano, secondo i media russi. La Russia conferma che rispetterà l’accordo di partenariato strategico con la Corea del Nord, ha aggiunto Shoigu, sottolineando che il documento soddisfa pienamente gli interessi di entrambi i Paesi.


La visita segue una serie di scambi di alto livello fra Russia e Corea del Nord, i cui rapporti si sono intensificati negli ultimi mesi, fino all’invio di migliaia di soldati nordcoreani a sostegno della Russia nel conflitto in Ucraina. All’inizio di marzo, il vice ministro degli Esteri russo Andrey Rudenko si è recato a Pyongyang, dove ha incontrato la ministra degli Esteri nordcoreana Choe Son Hui per discutere dell’organizzazione di “contatti politici di alto e altissimo livello”, aveva riferito Tass.


In particolare, in ballo c’è la possibilità di una visita a Mosca di Kim Jong Un. Fra le date possibili per un viaggio c’è la Giornata della Vittoria russa del 9 maggio — anniversario dell’ottantesimo della vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista — che quest’anno ricorre mentre la Russia celebra l’80mo anniversario della vittoria del 1945. Durante il viaggio di Putin a Pyongyang dello scorso anno, i due leader hanno firmato un trattato di partenariato strategico che prevede la mutua difesa, dopo il quale c’è stato l’invio di truppe nordcoreane in Russia. Tale accordo ha sollevato preoccupazioni internazionali circa la possibilità che la Russia trasferisca tecnologie missilistiche e altre armi avanzate alla Corea del Nord in cambio del sostegno militare ricevuto.

Manove militari cinesi attorno a Taiwan

Manove militari cinesi attorno a TaiwanRoma, 18 mar. (askanews) – La Cina ha avviato ieri esercitazioni militari vicino a Taiwan. L’ha annunciato oggi il ministero della Difesa dell’isola, pochi giorni dopo che il presidente taiwanese Jimmy Lai ha definito Pechino una “forza ostile straniera” e promesso di contrastare i suoi tentativi di infiltrazione. Lo riferisce il South China Morning Post.


Una mappa dei voli diffusa dal ministero ha rilevato 59 aerei da guerra e droni, oltre a nove navi cinesi nelle vicinanze dell’isola, con 43 velivoli che hanno attraversato la linea mediana dello Stretto di Taiwan, mentre altri sono entrati nella zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan. Due palloni hanno inoltre orbitato intorno all’isola. In risposta, Taipei ha dichiarato d’aver lanciato pattugliamenti aerei e navali da combattimento e di aver dispiegato sistemi missilistici difensivi per monitorare gli aerei militari cinesi.


Giovedì scorso Lai ha parlato ai giornalisti dopo aver ospitato una conferenza sulla sicurezza nazionale, attaccando la Cina per quello che ha definito tentativi incessanti di influenzare la società taiwanese. “Le azioni della Cina sono la definizione stessa di forza ostile straniera secondo la nostra Legge anti-infiltrazione”, ha detto Lai. “Non abbiamo altra scelta che adottare misure più attive”, ha aggiunto, promettendo di inasprire le normative sul commercio e i viaggi verso la Cina, nonché sui cittadini cinesi che richiedono la residenza a Taiwan.

Grande tensione in Sudcorea in attesa del verdetto destituzione Yoon

Grande tensione in Sudcorea in attesa del verdetto destituzione YoonRoma, 14 mar. (askanews) – La Corea del Sud è con il fiato sospeso, nell’attesa di capire quale sarà lo sbocco politico della lunga e pesante crisi politica che l’attanaglia, il tutto mentre il mondo attorno corre a folle velocità e richiede decisioni politiche rapide e autorevoli. Il paese attende a giorni il verdetto della Corte costituzionale che deciderà se confermare la destituzione del presidente sospeso Yoon Suk-yeol e le strade sono spesso teatro di grandi manifestazioni di piazza pro e contro.


La Corte Costituzionale ha tenuto l’udienza finale e, secondo le previsioni basate sui precedenti, ci si attendeva un verdetto entro due settimane. Ma a oggi non è stata ancora annunciata una data. Yoon è stato sottoposto dall’Assemblea nazionale a procedura d’impeachment in seguito alla sua decisione di proclamare il 3 dicembre la legge marziale, rovesciata poche ore dopo da un voto parlamentare. Il presidente è stato in seguito sottoposto a procedura d’impeachment, con voto parlamentare, ed è stato arrestato in base a un’inchiesta per abuso di potere, per essere in seguito liberato alcuni giorni fa sulla base di una questione procedurale.


Per domani è attesa un’importante manifestazione pro-Yoon e l’intera polizia della metropoli è in allerta per mantenere l’ordine. Ma si tratta di un passaggio di una mobilitazione che da settimane si manifesta, tra pro e contro Yoon. C’è anche chi, come Kim Kyung-soo, ex governatore provinciale, sta facendo uno sciopero della fame per spingere per la destituzione di Yoon che, a quanto ha detto a Nikkei Asia, “ha istigato” il conflitto tra i cittadini “con il suo stato d’emergenza”. I parlamentari del principale partito d’opposizione a Yoon (che è maggioranza in parlamento), il Partito democratico (PD), e membri di gruppi civici di destra hanno, questa settimana, tenuto cerimonie pubbliche durante le quali si sono rasati i capelli, in un gesto che in Corea del Sud simboleggia estrema disperazione e determinazione.


Il rischio che la pentola in ebollizione esploda è concreto, secondo gli osservatori, e c’è chi teme che vi siano spargimenti di sangue. Ogni fine settimana, da mesi, i gruppi di destra hanno organizzato raduni nei pressi di piazza Gwanghwamun, a Seoul, con predicatori e attivisti che hanno esortato i partecipanti a resistere fisicamente agli sforzi di rimozione di Yoon. Ci sono stati anche incidenti, come quando a gennaio sostenitori di Yoon hanno fatto irruzione nel tribunale di Seoul, dopo che questo aveva prorogato l’arresto del presidente sospeso.


C’è stato anche il caso di un anziano che si è dato fuoco nel centro di Seoul, lasciando un biglietto in cui affermava che, con la rimozione di Yoon, i comunisti prendevano il potere in Corea del Sud. A quanto pare, l’uomo sopravviverà. L’altro ieri il Partito democratico ha denunciato l’esistenza di “un complotto terroristico” per uccidere il leader della formazione progressista, Lee Jae-myung, e ha sostenuto di aver ricevuto prove di questa trama. Molti osservatori vedono Lee come il massimo favorito tra i futuri potenziali candidati alla presidenza sudcoreana nelle elezioni che potrebbero seguire di qualche mese un eventuale verdetto di destituzione. All’inizio dello scorso anno, Lee è stato accoltellato al collo da un aggressore che si spacciava per un suo sostenitore. L’aggressore ha ammesso di aver tentato di uccidere Lee per impedirgli di diventare presidente.

Trump nomina DeSombre come punto di riferimento politiche sulla Cina

Trump nomina DeSombre come punto di riferimento politiche sulla CinaRoma, 14 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha nominato Michael DeSombre, ex ambasciatore in Thailandia, come suo principale collaboratore per gli affari dell’Asia orientale, in particolare per la Cina. Si tratta di una scelta che combina la fedeltà al capo e, nello stesso tempo, la competenza, visto che DeSombre ha avuto a che fare a lungo con la Cina nella sua esperienza professionale.


DeSombre andrà formalmente a guidare la politica estera americana rispetto all’Asia orientale con la mansione si assistente segretario di Stato e guiderà l’Ufficio per il coordinamento con la Cina (China House), che coordina tutta la strategia diplomatica di Washington nei confronti di Pechino. “So che Michael lavorerà incredibilmente duro per il nostro Paese. Congratulazioni Michael!” ha detto Trump. La nomina dovrà essere confermata anche dal Senato.


Il ruolo di assistente segretario è spesso ricoperto da diplomatici di carriera, per dare un supporto tecnico al livello politico. La decisione di Trump è in linea con la sua politica di attorniarsi di fedelissimi. DeSombre, infatti, è un donatore di lungo corso e organizzatore di raccolte fondi per il Partito repubblicano, cofondatore del gruppo Republicans Overseas e presidente della sua sezione di Hong Kong. DeSombre è un avvocato laureato ad Harvard, che si è trasferito a Hong Kong nel 1997, dove ha lavorato su fusioni e acquisizioni nello studio legale Sullivan & Cromwell.


E’ stato consulente finanziario anche per il gruppo Alibaba, lavorando in affari importanti nell’ambito delle fintech. Poi è stato nominato da Trump nel suo primo mandato ambasciatore in Thailandia, per tornare all’attività privata nel 2021.

Trump considera Nordcorea “potenza nucleare”? Una questione delicata

Trump considera Nordcorea “potenza nucleare”? Una questione delicataRoma, 14 mar. (askanews) – Nel profluvio di dichiarazioni fatte dal presidente Usa Donald Trump ieri, nello Studio ovale dove ha accolto il segretario generale della Nato Mark Rutte, ce n’è una che potrebbe essere sfuggita ai più, ma non certo alla confusa leadership a Seoul: il numero uno della Casa bianca ha di nuovo affermato che la Corea del Nord è “una potenza nucleare”.


Non è la prima volta che a Trump e ad alcuni dei suoi collaboratori “scappa” questa definizione, che è vista in Corea del Sud come un problema, perché il riconoscimento del regime di Kim Jong Un – che effettivamente ha armi nucleari – come una “potenza nucleare” creerebbe un tavolo specifico di dialogo tra nazioni armate con l’atomica in base ai trattati internazionali, che sostanzialmente bypasserebbe Seoul. Ieri Trump è stato molto chiaro, rispondendo a una domanda sulle sue relazioni col capo supremo di Pyongyang, Kim Jong Un. “Io ho un ottimo rapporto con Kim e vedremo come andrà, ma sicuramente lui è una potenza nucleare”, ha dichiarato, ricordando i suoi tre incontri organizzati durante il primo mandato trumpiano, che hanno creato grandi aspettative ma che alla fine hanno prodotto solo un mancato accordo. Da allora, il regime di Kim si è chiuso ulteriormente – anche a causa dell’arrivo del Covid-19 – e non ha avuto alcun dialogo con Washington.


Kim dal canto suo ha insistito con i test missilistici e in ogni dichiarazione ha chiarito che la linea ufficiale è quella del rafforzamento della deterrenza nucleare. Ha inoltre visitato almeno due volte negli ultimi mesi l’impianto per lo sviluppo di armi nucleari nordcoreano e lo si è visto passeggiare tra le centrifughe necessarie per l’arricchimento del materiale fissile da usare nelle bombe. In questo senso, il riconoscimento che la Corea del Nord è una potenza nucleare, potrebbe preludere alla messa da parte dell’obiettivo della denuclearizzazione e la focalizzazione sulla necessità di incanalare i rapporti di sicurezza con Pyongyang all’interno dei meccanismi di controllo. Dalla non proliferazione al dialogo tra potenze.


Seoul, impelagata in una complessa crisi politica interna e quindi in questo momento non guidata da una leadership chiara che possa dettare la linea e trattare con autorevolezza con Washington, in questo senso è in affanno. E anche il Giappone, altro alleato regionale, ha un governo poco solido al momento e sembra più preoccupato al conflitto con Washington sul terreno commerciale dei dazi. Trump ha definito Pyongyang una “potenza nucleare” già immediatamente dopo il suo insediamento, il 20 gennaio. In seguito, la Casa bianca ha ribadito l’obiettivo della completa denuclearizzazione della Corea del Nord, mettendo a tacere le proteste da Seoul. Un funzionario della Casa Bianca aveva dichiarato: “Il presidente Trump perseguirà la completa denuclearizzazione della Corea del Nord, proprio come ha fatto nel suo primo mandato”. Inoltre, in una riunione congiunta a Monaco lo scorso mese, il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Tae-yul, il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya hanno ribadito il loro “risoluto” impegno per la “completa denuclearizzazione” della Corea del Nord, denunciando violazioni “sistematiche, diffuse e gravi” dei diritti umani nel Nord.


Diversi osservatori hanno sottolineato come un eventuale abbandono dell’obiettivo della denuclearizzazione nordcoreana potrebbe spingere anche la Corea del Sud a dotarsi dell’arma nucleare e quindi all’inizio a una corsa agli armamenti nella regione.

Ministro giapponese: dazi su acciaio di Trump sono “deplorevoli”

Ministro giapponese: dazi su acciaio di Trump sono “deplorevoli”Roma, 14 mar. (askanews) – Il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya ha dichiarato di aver detto al segretario di Stato statunitense Marco Rubio che l’imposizione di dazi su tutte le importazioni di acciaio e alluminio da parte del presidente Donald Trump è “deplorevole”. Lo riferisce l’agenzia di stampa Kyodo.


Iwaya ha incontrato Rubio a margine del G7 dei ministri degli Esteri nella piccola località turistica canadese di La Malbaie, in Québec, e ha riferito ai giornalisti di aver chiesto all’amministrazione Trump di esentare il Giappone dai dazi previsti sul settore automobilistico e da quelli reciproci. Il ministro giapponese ha anche affermato di aver detto a Rubio che i due paesi dovrebbero rafforzare ulteriormente l’alleanza bilaterale in linea con l’accordo raggiunto tra il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba e il presidente Usa Donald Trump a febbraio durante il vertice alla Casa Bianca.


Tra i dazi pianificati da Trump, che colpiscono sia alleati statunitensi che rivali, il Giappone è particolarmente preoccupato per quelle intorno al 25 percento sui veicoli importati, rispetto all’attuale 2,5 percento. Insieme ai dazi reciproci, che mirano a colpire le importazioni da tutti i paesi con tariffe corrispondenti, Trump ha annunciato che le imposte sull’automobile saranno introdotte il 2 aprile, una mossa che colpirebbe duramente l’industria automobilistica giapponese. Nel 2024, il Giappone ha esportato circa 1,37 milioni di autoveicoli negli Stati uniti, rappresentando il 28,3 percento del totale delle sue esportazioni verso la più grande economia mondiale in termini di valore, secondo i dati commerciali ufficiali giapponesi.


Il Giappone non applica dazi su auto, camion o autobus importati, ma Trump ha costantemente criticato il fatto che pochissime automobili americane vengano guidate in Giappone e in molti altri paesi. Per quanto riguarda il Giappone, collaboratori di Trump hanno affermato che i marchi automobilistici americani sono impopolari a causa di barriere strutturali, come le normative sulla sicurezza.