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Salone Mobile, Feltrin: edizione eccezionale, premiato lavoro espositori

Salone Mobile, Feltrin: edizione eccezionale, premiato lavoro espositoriMilano, 21 apr. (askanews) – “È stata un’edizione davvero eccezionale che premia lo straordinario lavoro portato avanti dagli espositori in un anno. Ancora una volta gli imprenditori hanno accettato la sfida e dopo ben 62 anni, possiamo dire con certezza di essere i leader indiscussi, capaci di attrarre nei padiglioni di Fiera Milano a Rho il design di tutto il mondo, confermando il Salone di Milano come la fiera di settore più importante a livello internazionale”. Così Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo commenta i dati sulla affluenza alla 62esima edizione del Salone che si chiude oggi.


“Il segreto? Genio, visione, determinazione e quell’irripetibile ‘artigianalità industriale’ che solo i nostri prodotti sanno esprimere. Sono le aziende e la filiera del legno-arredo il motore economico di questo ennesimo successo di cui andiamo orgogliosi – ha aggiunto – che è nostro dovere continuare a valorizzare, quale espressione del grande sistema che è il design italiano. Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo consapevoli che il Salone del mobile Milano è prima di tutto una fiera di business che consente, anche ai più piccoli, di mostrarsi a un pubblico così vasto e specializzato, che difcilmente sarebbero in grado di raggiungere singolarmente”.

Netanyahu: Israele aumenterà la pressione su Hamas a Gaza

Netanyahu: Israele aumenterà la pressione su Hamas a GazaRoma, 21 apr. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’intenzione di aumentare la pressione su Hamas a Gaza, anche colpendo il gruppo palestinese con “attacchi dolorosi”. “Faremo ulteriori e dolorosi attacchi a suo carico. Questo accadrà nel prossimo futuro. Nei prossimi giorni aumenteremo la pressione militare e politica su Hamas perché è l’unico modo per garantire il rilascio dei nostri ostaggi e la nostra vittoria”, ha dichiarato in un discorso video alla nazione.


Netanyahu ha anche promesso di “combattere con tutte le mie forze” contro qualsiasi potenziale sanzione imposta ai reparti militari israeliani. Il sito web statunitense Axios ha riferito ieri che gli Stati Uniti stavano valutando sanzioni contro Netzah Yehuda, battaglione di destra ultraortodosso che Washington sospetta di commettere violazioni dei diritti umani nella Cisgiordania occupata da Israele.

M.O., la sorella di Haniyeh incriminata per istigazione al terrorismo

M.O., la sorella di Haniyeh incriminata per istigazione al terrorismoRoma, 21 apr. (askanews) – Una sorella del leader dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, è stata incriminata con l’accusa di identificazione con un’organizzazione terroristica bandita e di istigazione al terrorismo.


L’incriminazione contro Sabah al Salem Haniyeh, 57 anni, residente nella città meridionale di Tel Sheva, la accusa di aver inviato due messaggi WhatsApp a decine di suoi contatti, tra cui lo stesso Haniyeh, “lodando, incoraggiando e sostenendo” le azioni di Hamas del 7 ottobre, quando il movimento integralista islamico palestinese ha massacrato circa 1.200 persone, ne ha rapite altre 253 e ha commesso atrocità di massa nel sud di Israele. Il 10 ottobre ha inviato un messaggio a due gruppi WhatsApp, uno con 116 membri e l’altro con nove, dicendo loro di diffondere una preghiera che avrebbe aiutato a “distruggere il nemico”. La preghiera chiedeva a Dio di “disperderli e separarli e…distruggerli e distruggere i loro edifici…e avvicinare la loro fine e tagliare le loro vite e lasciarli occupati con i loro cadaveri e portarli via… O Dio contali e uccidili e non lasciare nessuno di loro. O Dio, fa la loro strage e tienici lontani dal loro male”.


Per questo messaggio e per un altro inviato il 9 ottobre, la donna è accusata di due capi d’accusa per identificazione con un’organizzazione terroristica, che comporta una pena detentiva di tre anni in caso di condanna, e di tre capi d’accusa per istigazione al terrorismo, che comporta una pena detentiva di cinque anni. L’atto di accusa è stato depositato presso la Corte di Beersheba e l’Ufficio del Procuratore di Stato chiede che il tribunale ordini la detenzione di Sabah al Salem Haniyeh fino alla fine del procedimento giudiziario a suo carico.

Iraq, esplosione in una base di gruppi filo-Iran: un morto

Iraq, esplosione in una base di gruppi filo-Iran: un mortoRoma, 20 apr. (askanews) – Un morto, diverse persone ferite. È questo il bilancio di un’esplosione che ha investito nella notte una base militare irachena che ospita una coalizione di gruppi armati filo-iraniani. Lo hanno dichiarato fonti della sicurezza.


L’esplosione – riportano i media – ha colpito la base militare di Calso, nel governatorato di Babil, a sud di Baghdad, dove sono di stanza le Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf) irachene, o Hashed al Shaabi: lo hanno indicato una fonte del ministero degli Interni e un responsabile militare. Non sono stati rilevati droni o jet da combattimento nello spazio aereo dell’area di Babil prima o durante l’esplosione, ha confermato l’esercito in un comunicato. In un’altra nota, Hashed al Shaabi ha affermato che un’”esplosione” ha inflitto “perdite materiali” e vittime, senza specificare il numero di feriti.


Il gruppo ha confermato che i suoi locali nella base militare sono stati colpiti e che sono stati inviati degli investigatori sul posto. Rispondendo alle domande della France Presse, le fonti della sicurezza non hanno voluto identificare chi o cosa fosse responsabile. “L’esplosione ha colpito attrezzature, armi e veicoli”, ha indicato la fonte del ministero.


Poco dopo l’esplosione, l’esercito statunitense ha dichiarato che le sue forze non erano responsabili dell’accaduto. “Gli Stati Uniti non hanno effettuato attacchi aerei in Iraq oggi”, ha scritto il Comando centrale statunitense (Centcom) sul social network X, aggiungendo che le notizie secondo cui le forze americane avrebbero effettuato un attacco sono “non vere”. Negli ultimi mesi, alcuni gruppi membri delle Pmf hanno inscenato attacchi contro le forze statunitensi di stanza in Iraq e in Siria, a loro dire ritorsione per il sostegno di Washington a Israele nella guerra contro il gruppo terroristico Hamas a Gaza.


Israele non ha alcun legame con le esplosioni in Iraq, ha dichiarato un funzionario dello stato ebraico alla Cnn. Raggiunte dalla France Presse, le Forze di Difesa Israeliane hanno dichiarato di “non commentare le informazioni pubblicate dai media stranieri”. L’ufficiale militare iracheno, che ha parlato a condizione di anonimato a causa della delicatezza dell’argomento, ha detto che l’esplosione della notte è avvenuta in “magazzini che ospitavano attrezzature”. L’incendio “è ancora in corso e la ricerca dei feriti continua”, ha detto la fonte. Hashed al Shaabi, un’alleanza di gruppi armati prevalentemente sciiti formatasi per combattere il gruppo dello Stato Islamico, è stata integrata nell’apparato di sicurezza regolare dell’Iraq. L’esplosione nella base militare irachena arriva in un contesto di crescenti tensioni regionali.

Israele attacca l’Iran, appello del G7: “Serve un passo indietro”

Israele attacca l’Iran, appello del G7: “Serve un passo indietro”Capri, 19 apr. (askanews) – E’ mattina presto, in Italia, quando la notizia dell’attacco israeliano all’Iran irrompe al G7 dei ministri degli Esteri a Capri. Antonio Tajani sente le ambasciate a Teheran e Tel Aviv, è rassicurato sugli italiani nei due Paesi. Nessuno è rimasto coinvolto. L’offensiva dello Stato ebraico è stata circoscritta all’area di Isfahan. Non ha fatto troppi danni, ma tanto è bastato per sconvolgere l’agenda dell’ultimo giorno dei lavori sull’isola nel Golfo di Napoli. E mentre gli sherpa cercavano di limare il comunicato finale dedicato al Medio Oriente, i ministri discutevano dei rischi di una nuova escalation. Tutti, tranne il francese Stephane Sejourne, ripartito per impegni pregressi già di prima mattina. Poi sono arrivate le rassicurazioni degli Usa. “Non siamo coinvolti in alcuna operazione offensiva”, ha detto il segretario di Stato Antony Blinken. Ma Washington sapeva. L’amministrazione di Joe Biden è stata “informata” da Israele all’ultimo minuto e “non ha condiviso le informazioni. E’ stata una mera comunicazione”, ha precisato Tajani.


Il vertice, che ha fatto registrare “unità di intenti” e “convergenza” sui grandi dossier internazionali, si è chiuso con un “messaggio politico molto chiaro”: i Sette Grandi lavorano per “una de-escalation” in Medio Oriente e non intendono arretrare dal convinto sostegno alla sovranità, indipendenza e ricostruzione dell’Ucraina. Sul tavolo ci sono anche le sanzioni. Proprio ieri, gli Stati Uniti hanno deciso misure sanzionatorie nei confronti di Teheran: “i Paesi membri del G7 ne potranno adottare altre nei prossimi giorni”, ha confermato Blinken. Segnali, quelli lanciati da Capri, che si accompagnano a decisi appelli alla “moderazione” e “alla prudenza”. L’attacco israeliano di questa notte contro l’Iran è stato perlopiù dimostrativo e sembra essersi risolto senza troppe conseguenze. “Mi pare che il clima oggi sia migliore di questa notte”, ha commentato Tajani. Le azioni di Teheran dello scorso fine settimana restano comunque “un passo inaccettabile verso la destabilizzazione della regione” e il G7 ha così invitato “tutte le parti, sia nella regione che oltre”, a “offrire il proprio contributo positivo” allo sforzo collettivo per una de-escalation. Non è escluso, ovviamente, Israele, che ha il diritto a difendersi, ma deve “rispettare pienamente il diritto internazionale, compreso il diritto umanitario internazionale”.


Il cessate il fuoco a Gaza, d’altra parte, resta l’obiettivo di tutti. E con esso, il rilascio degli ostaggi e un maggiore e più rapido accesso degli aiuti umanitari. La guerra con Hamas, accusato da Washington di essere “l’unico responsabile” del mancato accordo di tregua con Israele, ha già provocato un numero inaccettabile di civili, hanno concordato i capi della diplomazia. Tra le vittime figurano migliaia di donne, bambini e persone in situazioni vulnerabili. Un bilancio che la più volte annunciata offensiva israeliana a Rafah potrebbe solo aggravare terribilmente. Sarebbe inaccettabile, perché avrebbe “conseguenze catastrofiche sulla popolazione palestinese. “Gli Stati Uniti non possono sostenerla”, ha chiarito Blinken. Quanto all’Ucraina, per raggiungere gli obiettivi prefissati, centrale sarà, nei prossimi giorni, la capacità di Ue, Usa, G7 e Nato di soddisfare le richieste di Kiev sul rafforzamento della propria difesa aerea. I capi della diplomazia hanno confermato la loro determinazione a sostenere il diritto all’autodifesa delle forze ucraine, anche “a lungo termine”. L’approvazione del pacchetto di aiuti Usa da 61 miliardi di dollari, che dovrebbe arrivare nel fine settimana, è stata definita da Blinken come un passo capace di fare “una differenza profonda” sul terreno. “Non è troppo tardi”, ha detto. E pure l’Italia farà la sua parte. Il nostro Paese farà “tutto il possibile per aiutare l’Ucraina anche dal punto di vista della protezione area”, ha confermato alla fine dei lavori Tajani, senza sbilanciarsi sulla possibilità di fornire a Kiev il sistema antimissile Samp/T, considerato vitale da Volodymyr Zelensky e Dmytro Kuleba, arrivato su invito della presidenza italiana.


Di certo, i ministri hanno concordato sull’esigenza di “attuare e far rispettare pienamente” le sanzioni già imposte nei confronti di Mosca, confermando anche la disponibilità “ad adottarne di nuove, se necessario”. Mentre un appello è stato rivolto alla Cina, affinché eserciti la sua influenza su Vladimir Putin e ponga fine al tentativo di “alimentare” la sua macchina da guerra. “Anche questo lo abbiamo fatto capire chiaramente a Pechino, qui, insieme”, ha precisato la ministra tedesca Annalena Baerbock. Infine, i capi della diplomazia hanno convenuto sulla necessità di registrare progressi sull’eventuale utilizzo degli asset sovrani della Russia per la ricostruzione dell’Ucraina. I Sette Grandi stanno già lavorando per trovare un accordo che sia coerente con le leggi dei diversi Paesi e con il diritto internazionale. Tutte le possibilità esplorate saranno messe a disposizione dei leader dei Paesi membri del Gruppo, che ne discuteranno al vertice dei capi di Stato e di Governo a giugno. (di Corrado Accaputo)

Lufthansa ha sospeso i voli per Israele e Iraq fino a sabato

Lufthansa ha sospeso i voli per Israele e Iraq fino a sabatoRoma, 19 apr. (askanews) – La compagnia aerea Lufthansa ha annunciato oggi la sospensione dei suoi voli verso Israele e Iraq fino a sabato mattina. “Abbiamo cancellato i voli a causa della situazione attuale”, ha spiegato un portavoce all’Afp, precisando che questa misura sarà in vigore fino alle 7 di sabato.


Anche la sua filiale austriaca, Austrian Airlines, ha annunciato oggi l’interruzione dei suoi voli per Erbil in Iraq e Tel Aviv in Israele “come misura precauzionale”. Colpita anche la capitale giordana, Amman. “La situazione della sicurezza sarà rivalutata in modo approfondito”, ha affermato la società in una dichiarazione inviata all’Afp. Le due compagnie avevano già sospeso i collegamenti con Teheran fino a giovedì 30 aprile.

Tajani: l’obiettivo politico del G7 si chiama de-escalation

Tajani: l’obiettivo politico del G7 si chiama de-escalationCapri, 19 apr. (askanews) – “Stamane abbiamo cambiato l’ordine dei lavori” della ministeriale Esteri del G7 a Capri e “abbiamo deciso di affrontare subito la questione Israele-Iran. Ho voluto che ci fosse un messaggio chiaro del G7. L’obiettivo politico del G7 si chiama de-escalation” e “continueremo ad essere protagonisti attivi in tutta l’area del Medio Oriente”, ha detto oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani nella conferenza stampa finale della ministeriale G7 a Capri.

Il comunicato finale del G7 di Capri sull’Ucraina in sintesi

Il comunicato finale del G7 di Capri sull’Ucraina in sintesiRoma, 19 apr. (askanews) – I ministri degli Esteri del G7, riuniti a Capri assieme all’Alto Rappresentante dell’Unione Europea Josep Borrell, condannano fermamente “la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina” e riaffermano “la ferma determinazione a sostenere l’Ucraina democratica mentre difende la sua libertà, sovranità, indipendenza e integrità territoriale, all’interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale”. E’ quanto si legge in un comunicato finale del vertice dedicato all’Ucraina.


“Rendiamo omaggio al coraggio e alla resilienza del popolo ucraino, che lotta per la propria libertà e il futuro democratico”, sottolineano i ministri. “Dieci anni dopo l’occupazione illegale della Crimea da parte della Russia e l’istituzione di regimi per procura non riconosciuti in alcune parti del Donbass e nel terzo anno della sua invasione su vasta scala dell’Ucraina, chiediamo che la Federazione Russa ritiri immediatamente, completamente e incondizionatamente tutte le delle sue forze e attrezzature militari dal territorio internazionalmente riconosciuto dell’Ucraina”. “Esprimiamo la nostra determinazione in particolare a rafforzare le capacità di difesa aerea dell’Ucraina per salvare vite umane e proteggere le infrastrutture critiche. Lavoreremo anche con i partner a questo scopo”. Così i ministri degli Esteri del G7 nel comunicato finale della ministeriale di Capri.


“Continueremo a sostenere il diritto all’autodifesa dell’Ucraina e a ribadire il nostro impegno per la sicurezza a lungo termine dell’Ucraina”, aggiungono i ministri. “Sulla base della Dichiarazione congiunta di sostegno all’Ucraina che abbiamo approvato a Vilnius nel luglio 2023, siamo pienamente impegnati a finalizzare e attuare impegni e accordi di sicurezza specifici, bilaterali e a lungo termine con l’Ucraina, che diversi paesi del G7 e altri partner hanno già firmato. Stiamo intensificando la nostra assistenza in materia di difesa e sicurezza all’Ucraina e stiamo aumentando le nostre capacità di produzione e consegna per assistere il Paese. Sosteniamo inoltre gli sforzi volti ad aiutare l’Ucraina a costruire una futura forza capace di autodifesa e deterrenza contro ogni aggressione”, si legge. “Rimaniamo impegnati ad attuare e far rispettare pienamente le nostre sanzioni contro la Russia e ad adottare nuove misure, se necessario”. I ministri degli Esteri del G7 hanno anche espresso la loro “forte preoccupazione per i trasferimenti alla Russia da parte delle imprese della Repubblica popolare cinese di materiali a duplice uso e componenti di armi che la Russia sta utilizzando per promuovere la sua produzione militare”.

Il comunicato finale del G7 di Capri su Iran, Israele e Gaza in sintesi

Il comunicato finale del G7 di Capri su Iran, Israele e Gaza in sintesiCapri, 19 apr. (askanews) – I ministri degli Esteri del G7 condannano con la massima fermezza “l’attacco diretto e senza precedenti dell’Iran contro Israele” dello scorso 13-14 aprile. “Le azioni dell’Iran segnano un passo inaccettabile verso la destabilizzazione della regione e un’ulteriore escalation, che deve essere evitata”, si legge in un comunicato sul Medio Oriente rilasciato al termine della ministeriale di Capri. “Alla luce delle notizie sui raid del 19 aprile (oggi, ndr), invitiamo tutte le parti a lavorare per prevenire un’ulteriore escalation. Il G7 continuerà a lavorare a tal fine”, si aggiunge nel comunicato che invita “tutte le parti, sia nella regione che oltre”, a “offrire il loro contributo positivo a questo sforzo collettivo”.


“Condanniamo con la massima fermezza i brutali attacchi terroristici condotti da Hamas e altri gruppi terroristici contro Israele a partire dal 7 ottobre 2023. Nell’esercitare il proprio diritto a difendersi, Israele deve rispettare pienamente il diritto internazionale, compreso il diritto umanitario internazionale”. E’ quanto si legge nel comunicato finale sul Medio Oriente. “Hamas deve rilasciare tutti gli ostaggi immediatamente e senza condizioni. Continuiamo a insistere affinché venga condotta un’indagine approfondita sulle orribili denunce di violenza sessuale commesse da Hamas e da altri gruppi terroristici e affinché i responsabili siano ritenuti responsabili”, si aggiunge. I ministri degli Esteri del G7 da Capri ribadiscono la loro “opposizione ad un’operazione militare su vasta scala a Rafah che avrebbe conseguenze catastrofiche sulla popolazione civile”. “Ribadiamo il nostro appello per un piano credibile e attuabile per proteggere la popolazione civile locale e rispondere ai loro bisogni umanitari”, si aggiunge. “Siamo profondamente preoccupati per lo sfollamento interno a Gaza e per il rischio di sfollamento forzato da Gaza. Israele deve agire in conformità con i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale e trattare gli individui umanamente e con dignità, e dovrebbe indagare in modo approfondito e trasparente sulle accuse credibili di illeciti e garantire la responsabilità per eventuali abusi o violazioni”, commentano i ministri.


“Siamo estremamente preoccupati dalle notizie secondo cui l’Iran sta valutando la possibilità di trasferire missili balistici e relativa tecnologia alla Russia. Chiediamo all’Iran di non farlo, poiché rappresenterebbe una sostanziale escalation materiale nel suo sostegno alla guerra della Russia in Ucraina. Se l’Iran dovesse procedere con la fornitura di missili balistici o tecnologie correlate alla Russia, siamo pronti a rispondere in modo rapido e coordinato, anche con nuove e significative misure contro l’Iran”. E’ quanto si legge nel comunicato finale sul Medio Oriente diramato dai ministri degli Esteri del G7, riuniti a Capri.

Processo a Trump, chi sono i giurati

Processo a Trump, chi sono i giuratiRoma, 19 apr. (askanews) – Alla fine la giuria è stata composta. Sono stati trovati, riferisce La Voce di New York, i 12 giurati che decideranno il destino dell’ex presidente Donald Trump accusato di aver ordinato al suo ex avvocato e fixer Michael Cohen di pagare due donne che lo avevano accusato, a pochi giorni dalle elezioni del 2016, di aver avuto una relazione con loro.


Ora si dovranno scegliere altri cinque dei sei giurati “supplenti” perché uno è stato selezionato prima che il magistrato sospendesse l’udienza. Si riprenderà domattina con la ricerca degli ultimi “supplenti”. Il magistrato Juan Merchan ha detto di essere sicuro che la fase dibattimentale del processo potrà iniziare lunedì.


Nello Stato di New York essere chiamati a fare parte di una giuria processuale è un dovere civico molto controverso. Ed è una questione di lavoro e di soldi. Il settore pubblico è generoso con i dipendenti che sono chiamati dal tribunale concedendo tempo illimitato e piena retribuzione. Il settore privato, molto meno. Non essendoci negli Stati Uniti i contratti nazionali, i datori di lavoro possono offrire tra i benefici lavorativi anche il compenso salariale se si dovesse essere chiamati per fare il giurato. Ma non tutte le aziende seguono questo trend. Non si può licenziare un dipendente chiamato a far parte della giuria, né può essere obbligato a prendere le ferie. Viene concessa una assenza non retribuita. Chi fa parte della giuria riceve dallo Stato 40 dollari al giorno, per un massimo di 3 giorni che vanno direttamente al datore di lavoro se nell’azienda ci sono più di 10 dipendenti. Se invece nel posto dove si lavora ci sono meno di 10 dipendenti, o se si è un lavoratore autonomo o se una persona è disoccupata, lo Stato pagherà direttamente il giurato. Dopo i 120 dollari non ci sono più aiuti. Ed ecco che fare il giurato è un “lusso” che non tutti i cittadini si possono permettere. Tra i potenziali giurati interrogati uno ha detto di essere nato e cresciuto in Italia. E’ stato escluso dopo che aveva paragonato Donald Trump a Silvio Berlusconi, affermando che “in Italia Berlusconi era noto per i suoi scandali sessuali e per la corruzione”.


Un’altra persona interrogata far parte della giuria ha detto di avere una piccola azienda di costruzioni, ha detto di essere un fan dell’ex presidente, colpito dalla sua ascesa come uomo d’affari e politico. E anche questo è stato scartato. Un altro giurato ha detto al giudice che è impossibile non aver espresso giudizi o aver avuto conversazioni su Trump durante i quattro anni della sua presidenza e dopo l’assalto al Campidoglio. E anche questo non è stato preso come giurato.


Chi sono i giurati Il primo giurato, che sarà il leader della giuria, è nato in Irlanda. Naturalizzato americano è laureato e lavora nel settore delle vendite. È sposato ma non ha figli. Legge il New York Times e il Daily Mail e guarda Fox News e MSNBC. Il giurato due è un investment banker che ha un master. Vive con la moglie e non ha figli. Segue i post di Trump su TruthSocial e di Michael Cohen su X. Ha detto che segue Trump da quando è stato eletto presidente e ha letto il libro di Trump, “The Art of the Deal”. Il giurato tre è un avvocato aziendale originario dell’Oregon. Legge il New York Times, il Wall Street Journal e Google News. Non è mai stato sposato e non ha figli. Il giurato quattro è un tecnico della sicurezza dei computer. Sposato, ha tre figli. Ha il diploma di high school, niente social media e legge poco e male i giornali. La giurata cinque è una giovane donna nera che insegna inglese in un scuolaa pubblica. Ha un master in pedagogia, non è sposata e non ha figli. La giurata sei è un ingegnere informatico di una grande società di comunicazione che si è recentemente laureata al college. Non ha espresso forti sentimenti né a favore nè contro Trump. Non è sposata, non ha figli e attualmente vive con tre amiche con cui condivide l’appartamento a Chelsea. La giurata riceve notizie dal New York Times, Google, Facebook e TikTok. Il giurato sette è un avvocato civilista, sposato, con due figli e vive nell’Upper East Side a Manhattan. Originario della Carolina del Nord, legge il New York Times, il Wall Street Journal, il New York Post e il Washington Post. Ha detto di avere “opinioni politiche riguardo alla presidenza Trump” e che ci sono decisioni politiche dell’amministrazione Trump con cui non è d’accordo. Il giurato otto è un amministratore patrimoniale in pensione sposato con due figli. I suoi hobby sono la pesca nei fiumi e lo yoga. La giurata nove è una logopedista con un master nei disturbi della comunicazione. Non è sposata e vive da sola. Il giurato 10 lavora per un’azienda di e-commerce e afferma di non seguire realmente le notizie. Tuttavia, ascolta podcast sulla psicologia comportamentale. È nato e cresciuto in Ohio, non è sposato e vive con un altro adulto. Dice che ama passare il tempo all’aria aperta e con gli animali. La giurata 11 è stata imposta dal giudice Juan Merchan il quale ha negato la richiesta degli avvocati di Trump di rimuoverla che sostenevano che era prevenuta poiché aveva affermato che Trump non le piace come “personaggio”. La giurata lavora per una multinazionale dell’abbigliamento, non è originaria di New York, non è sposata e non ha figli. Non segue realmente le notizie ma occasionalmente segue i titoli dei giornali e legge pubblicazioni specifiche del settore. Il giurato 12 è un fisioterapista. Ha un dottorato in fisioterapia e medicina sportiva riabilitativa. Legge il New York Times, USA Today e segue la CNN. La prima giurata supplente è una analista di una società di gestione patrimoniale cresciuta in Inghilterra. Vive con il suo compagno a New York. Legge il Wall Street Journal e il New York Times.