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Tajani: l’atteggiamento della Germania nei confronti della questione migratoria è “anomalo”

Tajani: l’atteggiamento della Germania nei confronti della questione migratoria è “anomalo”Roma, 28 set. (askanews) – L’atteggiamento della Germania nei confronti della questione migratoria è “anomalo”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Mattino Cinque, perché Berlino “finanzia le ong che salvano migranti, giustamente, ma invece di portarli in Germania li portano in Italia come se fosse il posto dove accopagnare tutti i migranti che arrivano in Europa, è qualcosa di strano, oggi ne chiederò conto alla ministra degli Esteri Baerbock con cui mi incontrerò alle 13:30”. Tajani ha quindi detto che “sono partiti i primi finanziamenti da parte Ue alla Tunisia e negli ultimi giorni ci sono stati zero arrivi di migranti in Italia dalla Tunisia e dalla Libia, si va nella giusta direzione, grazie agli accordi diplomatici”. “E’ vero che c’è stato il mare più mosso ma credo che il lavoro certosino di dialogo e confronto con molti Paesi di partenza stia dando qualche risultato positivo”, ma la “questione è di grandissima portata perché c’è una situazioene esplosiva in Africa subsahariana”, ha concluso.

Il Nagorno-Karabakh ha annunciato la fine della repubblica autoproclamata

Il Nagorno-Karabakh ha annunciato la fine della repubblica autoproclamataRoma, 28 set. (askanews) – Con un comunicato il Nagorno-Karabakh ha annunciato la fine dell’autoproclamata repubblica. L’autoproclamata repubblica del Nagorno Karabakh, un’enclave a maggioranza armena situata nel territorio dell’Azerbaigian, ha posto fine giovedì ad oltre tre decenni di esistenza.

Il presidente della repubblica ribelle, Samvel Shakhramanißn, ha decretato “di sciogliere entro il 1° gennaio 2024 tutte le istituzioni pubbliche e le organizzazioni ad esse subordinate” e ha annunciato che “la Repubblica dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) cessa di esistere”. Il decreto entra in vigore immediatamente dopo la sua pubblicazione.

A Capitol Hill la prima udienza dell’inchiesta di impeachment per Biden

A Capitol Hill la prima udienza dell’inchiesta di impeachment per BidenRoma, 28 set. (askanews) – Il Comitato di sorveglianza della Camera terrà giovedì la prima udienza dell’inchiesta di impeachment contro il presidente Joe Biden per iniziare a esaminare ulteriormente la presunta attività criminale che coinvolge Hunter Biden e i suoi affari con l’estero.

L’udienza inizierà alle 10:00 EST a Capitol Hill e vedrà la partecipazione di tre testimoni, tra cui l’ex viceprocuratore generale degli Stati Uniti per la divisione fiscale del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti Eileen O’Connor, il professore della George Washington University Law School Jonathan Turley e il contabile forense Bruce Dubinsky. . L’inchiesta sull’impeachment, annunciata il 12 settembre dal presidente della Camera Kevin McCarthy, si baserà sulle precedenti indagini della commissione della Camera sulla famiglia Biden.

Il comitato di sorveglianza della Camera ha indagato su presunti casi di corruzione straniera e traffico di influenza che hanno coinvolto la famiglia Biden e entità in paesi tra cui Ucraina e Cina. Biden nega di aver mai discusso di affari esteri con suo figlio.Martedì, il comitato di sorveglianza della Camera, citando documenti bancari, ha rivelato che Hunter Biden nel 2019 ha ricevuto due pagamenti dalla Cina per un totale di 260.000 dollari, con la casa del presidente Joe Biden nel Delaware elencata come indirizzo del beneficiario. McCarthy, alla luce delle nuove scoperte, ha affermato che l’inchiesta sull’impeachment repubblicano contro Biden scoprirà tutta la verità.

L’indagine sull’impeachment è condotta dal presidente del comitato di sorveglianza della Camera James Comer, dal presidente della magistratura della Camera Jim Jordan e dal presidente della House Ways and Means Jason Smith. Il comitato ha richiesto agli Archivi nazionali e-mail non oscurate in cui Biden avrebbe utilizzato uno pseudonimo. La commissione spera anche di ottenere ulteriori documenti sui conti bancari della famiglia Biden.

I legislatori statunitensi cercano anche di intervistare testimoni che potrebbero essere a conoscenza di presunti affari corrotti che coinvolgono la famiglia Biden. All’inizio di questo mese, ex funzionari del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno detto a Sputnik che è improbabile che i repubblicani della Camera abbiano prove sufficienti per mettere sotto accusa Joe Biden, ma sarà importante che l’opinione pubblica statunitense comprenda meglio le preoccupazioni sul suo presunto ruolo negli affari esteri di Hunter Biden. “Penso che a questo punto sia improbabile un vero e proprio impeachment, ma è importante che il pubblico capisca cosa stava succedendo attraverso i pagamenti a suo figlio da parte di entità straniere”, ha detto a Sputnik l’ex procuratore del Dipartimento di Giustizia americano Ronald Sievert. “Scoprire che la decisione specifica di un politico è stata determinata esclusivamente dal fatto che il denaro è andato a un parente o a una campagna elettorale è sempre difficile, indipendentemente dai sospetti logici”. Sievert ha spiegato che ci sono molte prove per aprire un’indagine di impeachment per esaminare il motivo per cui milioni di dollari sono stati inviati alla sua famiglia e nascosti con società di comodo. Sievert ha aggiunto che l’inchiesta sull’impeachment potrebbe anche consentire un esame di quanti soldi potrebbero essere stati presumibilmente incanalati a Joe Biden da suo figlio. Anche l’ex funzionario del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e professoressa di diritto di Stanford Pamela Karlan ha detto a Sputnik che al momento non ci sono prove sufficienti per mettere sotto accusa il presidente degli Stati Uniti. Il deputato repubblicano Andy Biggs in un’intervista a Fox News ha affermato di aver “già scoperto l’oro” nelle loro indagini sulla famiglia Biden. Spera anche che Hunter Biden venga eventualmente citato in giudizio durante l’inchiesta sull’impeachment. Biggs ha detto che crede che i repubblicani possano dimostrare che Joe Biden era fortemente coinvolto nei rapporti d’affari di Hunter Biden. Tuttavia, ha accusato il Dipartimento di Giustizia, compreso l’FBI, di ostacolare le indagini del Congresso sulla famiglia Biden.

Ucraina, Kiev: il gruppo Wagner è tornato a Bakhmut

Ucraina, Kiev: il gruppo Wagner è tornato a BakhmutRoma, 27 set. (askanews) – Il gruppo dei mercenari della Wagner, che combatte con l’esercito russo, è tornato a Bakhmut, nell’est dell’Ucraina, teatro di sanguinosi scontri lo scorso inverno. Lo hanno riferito le forze ucraine all’emittente americana Cnn che le ha affiancate durante un assalto notturno.

“Sì anche Wagner è qui – ha detto un pilota di droni che si fa chiamare ‘Groove’ – sono tornati, hanno cambiato rapidamente i loro comandanti e sono tornati qui”, ha spiegato, sottolineando il cambio dei leader in campo dopo la morte di Yevgeny Prigozhin. Secondo Groove, la presenza del gruppo servirebbe in parte a compensare la carenza di personale da parte russa.

Il governo in Spagna: il Parlamento boccia il leader conservatore Feijóo, si avvicina l’ora di Pedro Sanchez

Il governo in Spagna: il Parlamento boccia il leader conservatore Feijóo, si avvicina l’ora di Pedro SanchezRoma, 27 set. (askanews) – Come previsto, Alberto Nunñez Feijóo esce sconfitto dal primo voto di investitura – e salvo sorprese dell’ultima ora, farà altrettanto venerdì: il Parlamento spagnolo ha bocciato l’investitura a presidente del governo del leader conservatore Alberto Nuñez Feijóo, che si è fermato a 172 voti (quelli con cui era entrato), quattro meno della maggioranza assoluta necessaria per approdare alla Moncloa.

Un esito di fatto scontato, dal momento che oltre ai voti del suo Partido Popular, di Vox e di due altre formazioni minori Feijóo non è riuscito a convincere nessuno della bontà del suo progetto politico: gli unici altri conservatori potenzialmente suscettibili, quelli del Partito nazionalista basco, gli hanno chiuso la porta in faccia. Per questo motivo, Feijóo è arrivato al dibattito di investitura presentandosi già come leader dell’opposizione, più che come candidato alla presidenza del goervno: ha dedicato la maggior parte del suo discorso non alle sue proposte di legislatura – in gran parte peraltro contrarie alla prassi del Pp nelle regioni in cui governa – ma a denunciare le eventuali concessioni del Partito socialista per confermare l’attuale coalizione. Una denuncia preventiva che ha il duplice scopo di rendere più difficile far accettare all’opinione pubblica l’amnistia agli indipendentisti catalani che questi hanno posto come condizione per un sì a Pedro Sanchez, e – se anche il premier uscente dovesse fallire – di posizionarsi come leader più coerente in vista delle successive elezioni, che si terrebbero a gennaio.

Una strategia che tuttavia non sembra promettere grandi risultati: da una parte, i sondaggi effettuati nelle ultime settimane dicono che oltre il 90% degli spagnoli non cambierebbe il proprio voto alle urne, il che lascia pensare che il risultato rimarrebbe sostanzialmente lo stesso; dall’altra, nulla garantisce a Feijóo che il Pp – proprio per questo motivo – non scelga un altro candidato. Dietro le quinte infatti il Pp madrileno – di gran lunga l’ala più potente del partito – si prepara da tempo a proporre sia la governatrice della comunità autonoma della capitale, Isabel Díaz Ayuso, sia il sindaco José Luís Martínez Almeida – due figure di popolarità ben maggiore anche se considerate troppo Madrid-centriche per una parte dell’elettorato.

Stando così le cose – e presumendo che il secondo voto non produca alcuna sorpresa – Feijóo getterà ufficialmente la spugna e sarà di nuovo re Felipe VI a dover procedere ad un nuovo incarico: il designato non potrà che essere Pedro Sanchez, che ha più volte assicurato che il nuovo governo progressista nascerà senza alcun dubbio. Quanto l’ottimismo prevalga sul realismo è difficile da stabilire: i negoziati con gli indipendentisti catalani sono ormai ben avviati, e a Barcellona si dà per scontato che l’amnistia è cosa fatta e si parla addirittura di referendum di autodeterminazione – che a Madrid è politicamente letale anche solo menzionare.

In assenza di effettivi dettagli, se Sanchez avesse effettivamente ricevuto dei segnali positivi riguardo alle sue proposte rimangono però da superare alcuni scogli che riguardano le rivalità e le divisioni all’interno della sua stessa coalizione, il cui punto debole è di fatto la saldezza a lungo termine. In primis, fra le sinistre di Sumar e Podemos non corre buonissimo sangue: Podemos accusa la formazione della vicepremier Yolanda Díaz di voler imporre la propria egemonia (di fatto, Podemos non ha avuto diritto di replica durante il dibattito di investitura: a parlare è stata una deputata di Sumar). Difficle però ipotizzare una rottura che possa andare a favore della destra: il rischio però potrebbe presentarsi in caso di un ritorno alle urne. I nazionalisti e indipendentisti baschi sono d’accordo nel non volere un governo sostenuto dall’ultradestra di Vox: ma incombono le elezioni regionali, e dunque l’ansia di differenziazione fra i conservatori del Pnv e i radicali di Bildu (anche in Euskadi,come in catalogna, gli assi nazionalismo/unionismo e destra/sinistra non coincidono). Un fattore che potrebbe incidere sul sostegno di lungo periodo della coalizione, almeno fino a che non saranno chiari gli equilibri interni alla comunità autonoma. Infine, gli indipendentisti catalani: Junts e Erc finora non hanno negoziato insieme, hanno forti problemi di equilibrio interno nel governo regionale a cui si aggiunge oltretutto il punto di vista – decisivo – di Carles Puigdemont, esiliato in Belgio. Anche in questo caso, l’ansia di differenziare le proprie posizioni potrebbe portare a richieste che Sanchez non sarebbe in grado di accettare politicamente. Per questo motivo negli ultimi giorni sono girate ipotesi di un team negoziale unificato, che per quanto logica peraltro al momento rimane solo un’ipotesi. Senza contare che nel caso di un’effettiva amnistia, il ritorno di Puigdemont nella’ran politica catalana rischia di provocare un terremoto nella coalizione al governo nella regione, guidata da Erc. Comunque sia, Sanchez ha dalla sua l’istituto della sfiducia costruttiva: una volta insediato, è molto difficile far cadere un governo – di fatto, lo steso Sanchez è stato l’unico a riuscirci – ma il margine di cui dispone il leader socialista è effettivamente esiguo, un paio di voti sopra la maggioranza assoluta: la stabilità rimane uno dei requisiti fondamentali e mantenere la pace nella coalizione potrebbe rivelarsi il compito più difficile. Per tutto questo tuttavia occorrerà attendere l’esito dei vari negoziati e il prossimo dibattito di investitura. Il tempo di fatto stringe, poiché il voto di oggi ha fatto scattare il cronometro istituzionale: se entro due mesi non vi sarà un nuovo governo, si tornerà alle urne.

Min. interni Gb: su diritto asilo convenzione Ginevra ‘obsoleta’

Min. interni Gb: su diritto asilo convenzione Ginevra ‘obsoleta’Roma, 27 set. (askanews) – Il ministro dell’Interno britannico Suella Braverman, che ha fatto della lotta all’immigrazione clandestina una delle priorità della sua politica, sotto la guida del primo ministro Rishi Sunak, ha tenuto martedì 26 settembre un discorso all’American Enterprise Institute sulla crisi dei rifugiati in Europa. Di fronte a questo think tank neoconservatore, i cui membri esercitavano una grande influenza sulla politica degli Stati Uniti sotto l’amministrazione di George Bush, Suella Braverman ha osservato che il diritto d’asilo è stato notevolmente distorto dalla sua istituzione all’indomani della Seconda Guerra Mondiale e che la Convenzione di Ginevra è ormai obsoleta, innescando polemiche nel Regno Unito e non solo. Dura la replica dell’alto commissario Onu per i rifugiati Filippo Grandi. Il problema, ha detto Grandi, “non è riformare o interpretare la Convenzione di Ginevra in senso più restrittivo, ma applicarla con più scrupolo”.

Dopo aver descritto la situazione di crisi che vive da diversi giorni l’Italia, di fronte al massiccio arrivo di immigrati clandestini sull’isola di Lampedusa, Suella Braverman ha stimato che il fenomeno non potrà che aumentare nei prossimi anni. L’economia e la demografia sono, secondo lei, i due maggiori determinanti dell’equilibrio del mondo odierno, ed entrambe spingeranno un numero sempre crescente di persone a intraprendere rotte migratorie. Il ministro dell’Interno britannico ha poi spiegato diffusamente il suo punto di vista sulla distinzione, secondo lei necessaria, che i paesi occidentali devono operare tra i rifugiati che possono legittimamente rivendicare il diritto di asilo, e gli altri migranti che sperano solo in una vita migliore di quella che è promesso loro nel paese d’origine. “Volere asilo o volere condizioni di vita migliori non è la stessa cosa! ha insistito. Cercare rifugio nel primo paese sicuro che raggiungi o fare shopping per scegliere la meta che preferisci non è la stessa cosa! Essere vittima della tratta, essere stato trasportato contro la propria volontà o venduto come schiavo sessuale, o pagare i trafficanti per essere portato in un paese sviluppato, non è la stessa cosa!

Suella Braverman ha poi sviluppato l’idea che il diritto internazionale relativo ai richiedenti asilo “non è più adatto ai nostri tempi”, ritenendo che “la crescita di questo diritto crea incentivi molto forti per l’immigrazione clandestina”. Ricordando che lo status di rifugiato è stato introdotto nel diritto internazionale umanitario dalla Convenzione di Ginevra del 1951, ha dichiarato: “queste disposizioni sono state create dopo la Seconda Guerra Mondiale per consentire alle persone di fuggire dalle persecuzioni e dall’olocausto, e hanno rappresentato un incredibile passo avanti per il tempo!” Ma Suella Braverman ha anche chiarito che la Convenzione di Ginevra è stata concepita inizialmente per applicarsi “all’interno dell’Europa”. E che “70 anni dopo, viviamo in un mondo completamente diverso”. Secondo lei, la definizione giuridica di rifugiato è troppo flessibile e crea confusione. Ha citato la Convenzione di Ginevra, che intende così proteggere chiunque fugga dal proprio Paese perché “teme di essere perseguitato a causa della sua razza, della sua religione, della sua nazionalità, della sua appartenenza ad un certo gruppo sociale o delle sue opinioni politiche.

“Si è verificato uno spostamento, per effetto dell’interpretazione fornita dalla giurisprudenza da allora, dalla nozione di persecuzione verso qualcosa che è più simile alla discriminazione. E un secondo spostamento, dall’idea di paura certa verso solo paura probabile o plausibile” analizza Suella Braverman. “Quindi sempre più persone possono oggi avere diritto allo status di rifugiato”. Il ministro britannico ha aggiunto: “Sarò molto chiaro, ci sono vaste parti del mondo dove è estremamente difficile essere omosessuali o essere donna. E quando le persone sono perseguitate, è giusto che offriamo loro rifugio. Ma il nostro sistema di asilo non è sostenibile a lungo termine se, infatti, il semplice fatto di essere omosessuale o di essere donna e di temere discriminazioni nel proprio Paese di origine è sufficiente per beneficiare di una protezione.”

Come era prevedibile, i commenti di Suella Braverman hanno scatenato una cascata di proteste, a cominciare da quella dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, che ha risposto con un comunicato stampa al ministro. L’Alto Commissario Filippo Grandi ha scritto al relatore: “l’urgenza non è riformare o interpretare la Convenzione di Ginevra in senso più restrittivo, ma applicarla con più scrupolo”. Ma è stata più specificamente la frase di Suella Braverman sui gay a innescare il problema. Il cantante britannico Elton John si è indignato in un messaggio pubblicato su Instagram. Si è detto “molto preoccupato per le dichiarazioni” del ministro. “ignorare il pericolo reale affrontato dalle comunità LGBTQ+ rischia di legittimare ulteriormente l’odio e la violenza contro di loro”, ha aggiunto il musicista in questa dichiarazione co-firmata dal marito David Furllong e dalla Elton Fondazione John Aids. Anche l’opposizione laburista ha criticato la ministra, tramite la deputata Yvette Cooper, che l’ha accusata di aver “rinunciato a riparare il caos provocato dai conservatori” sul diritto d’asilo e di cercare, con la Convenzione di Ginevra, “qualcun altro da incolpare”.

Il Cremlino: Usa e Gb sono coinvolti “in qualche modo” nell’attacco al Nord Stream

Il Cremlino: Usa e Gb sono coinvolti “in qualche modo” nell’attacco al Nord StreamRoma, 27 set. (askanews) – L’attacco terroristico ai gasdotti Nord Stream è stato “in qualche modo” organizzato dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Lo ha detto oggi il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Ria.

Ieri il giornalista investigativo americano Seymour Hersh ha pubblicato un articolo sulla piattaforma Substack in cui afferma che gli Stati Uniti, responsabili dell’attacco, non hanno lasciato tracce e che nessuna informazione sulla missione è stata inserita in nessun computer negli Stati Uniti. Interpellato oggi sull’articolo nel corso del briefing, Peskov ha detto: “Non è così tanto importante chi ha scritto su quali macchine da scrivere meccaniche, è importante che de facto un simile attacco terroristico contro un’infrastruttura energetica critica, che appartiene ad una joint venture internazionale, è stato in qualche modo organizzato dagli Stati Uniti, dal Regno Unito, naturalmente. E sono in qualche modo coinvolti in questo attacco terroristico”.

Ad agosto prosegue il calo dei prestiti alle imprese e alle famiglie dell’eurozona

Ad agosto prosegue il calo dei prestiti alle imprese e alle famiglie dell’eurozonaRoma, 27 set. (askanews) – Prosegue la contrazione del credito bancario nell’eurozona, innescata dalla stretta monetaria operata dalla Banca centrale europea. Ad agosto i prestiti alle famiglie hanno registrato una dinamica di calo dell’1 per cento su base annua, secondo l’ultima rilevazione della Bce, dopo il meno 1,3 per cento già registrato a luglio.

I prestiti bancari alle imprese non finanziarie hanno segnato un meno 0,6 per cento su base annua, dopo il -2,2% di luglio. E secondo la Bce il generale aggregato monetario M3 ha mostrato una accentuazione del calo, al meno 1,3 per cento annuo ad agosto dal meno 0,4 per cento di luglio. Questi dati vanno tenuti presenti perché diversi esponenti della stessa Bce hanno più volte affermato che, per assumere le prossime decisioni, un fattore sotto particolare attenzione sarà proprio la forza della trasmissione della politica monetaria sull’economia reale e sul credito.

Secondo un rapporto ucraino al G7 i droni Shahed iraniani hanno componenti europee

Secondo un rapporto ucraino al G7 i droni Shahed iraniani hanno componenti europeeRoma, 27 set. (askanews) – I droni kamikaze iraniani utilizzati dalla Russia negli attacchi alle città ucraine sono pieni di componenti europei, secondo un documento segreto inviato da Kiev ai suoi alleati occidentali in cui si chiede che missili a lungo raggio attacchino i siti di produzione in Russia, Iran e Siria.

In un documento di 47 pagine presentato dal governo ucraino ai governi del G7 in agosto, si afferma che nei tre mesi precedenti ci sono stati più di 600 raid sulle città utilizzando velivoli senza pilota (UAV) contenenti tecnologia occidentale. Secondo il rapporto ottenuto dal Guardian, 52 componenti elettrici prodotti da aziende occidentali sono stati rinvenuti nel drone Shahed-131 e altri 57 nel modello Shahed-136, che ha un’autonomia di volo di 2.000 km e una velocità di crociera di 180 km/h. Cinque società europee, tra cui una filiale polacca di una multinazionale britannica, vengono nominate come i produttori originali dei componenti identificati. “Tra i produttori ci sono aziende con sede nei paesi della coalizione delle sanzioni: Stati Uniti, Svizzera, Paesi Bassi, Germania, Canada, Giappone e Polonia”, si afferma inoltre. Secondo il rapporto, l`Iran avrebbe già diversificato la propria produzione utilizzando una fabbrica siriana nel porto di Novorossiysk ma la produzione di droni si starebbe spostando in Russia, nella regione centrale tartara di Alabuga, anche se Teheran continua a fornire i componenti.

In Iraq un incendio durante un matrimonio provoca 100 morti e oltre 150 feriti

In Iraq un incendio durante un matrimonio provoca 100 morti e oltre 150 feritiRoma, 27 set. (askanews) – Un incendio scoppiato durante un matrimonio in Iraq ha fatto almeno 100 morti e si segnalano oltre 150 feriti. Lo riferiscono le autorità sanitarie.

L’incendio in una sala per feste a Hamdaniyah, una cittadina nella provincia di Ninive, nel nord del paese. Il bilancio è stato dato dall’agenzia di stampa Ina specificando che si tratta di una valutazione ‘preliminare’ e quindi ancora provvisoria. Il bilancio è stato confermato all’agenzia Afp dal portavoce del ministero della salute Saif al-Badr. Secondo le prime ricostruzioni durante la festa di matrimonio sarebbero stati usati fuochi di artificio.