La Polonia invierà a Kiev “solo le forniture di armi concordate in precedenza”Milano, 21 set. (askanews) – Il portavoce del governo polacco, Piotr Mueller ha dichiarato alla Pap che per quanto riguarda le questioni relative alla fornitura di armi “la Polonia effettua solo le forniture di munizioni e armamenti concordate in precedenza, comprese quelle risultanti dai contratti firmati con l’Ucraina”. Mueller non ha esitato a sottolineare che “da parte ucraina sono apparse una serie di dichiarazioni assolutamente inaccettabili”.
Mueller ha poi aggiunto che fra le forniture di armi vi è pure “il più grande contratto firmato con un paese estero dall’industria polacca delle armi dopo il 1989 I fornitura di obice Krab”, ha detto il portavoce, intendendo cannoni semoventi da 155 mm AHS Krab. Infine Mueller ha osservato che “in Polonia opera ancora un centro di aiuti internazionali”, ha detto. “Vorremmo ricordare che nei primi mesi di guerra, la Polonia ha fornito carri armati, veicoli blindati, aerei e munizioni fondamentali per la difesa dell’Ucraina, necessari per impedire alla Russia di attaccare l’Ucraina e, in futuro, altri paesi dell’UE, tra cui la Polonia. Nei primi mesi della guerra, quando gli altri paesi dell’UE discutevano di sostegno, la Polonia ha contribuito costantemente a respingere l’attacco della Russia”, ha sottolineato.
Onu, Tajani: Consiglio sicurezza sia più rappresentativo e giustoNew York, 20 set. (askanews) – Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu “è bloccato da decenni. La posizione del governo italiano è molto chiara: abbiamo bisogno di un Consiglio di Sicurezza che sia più giusto, rappresentativo e inclusivo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo al Consiglio di sicurezza dell’Onu dedicato all’Ucraina.
“Dobbiamo ammettere che qualcosa non ha funzionato. Pensavamo che la pace e la sicurezza internazionale fossero date per scontate”, ha aggiunto il ministro. Serve quindi una riforma per una maggiore “rappresentatività” che “significa per noi dare più possibilità di sedere nel Consiglio all’Africa, all’Asia, all’America Latina e agli Stati insulari, senza però creare nuove gerarchie e privilegi”.
Migranti, Frontex annuncia più sostegno all’ItaliaRoma, 20 set. (askanews) – L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, Frontex, ha annunciato oggi che “rafforzerà il proprio sostegno all’Italia dopo il recente aumento del numero di arrivi di migranti irregolari sull’isola di Lampedusa”.
In una nota, Frontex ha fatto sapere di aver già accettato di “raddoppiare il numero di ore di volo dei suoi aerei che monitorano il Mar Mediterraneo centrale” e di aver offerto “altre immagini satellitari delle principali aree di partenza dei migranti dalla Tunisia”. “L’agenzia ha inoltre offerto ulteriore supporto nella registrazione e identificazione dei migranti, con l’invio di squadre mobili, composte da circa 30 esperti, nelle città portuali di Reggio Calabria e Messina, dove sono stati trasportati molti migranti”, prosegue la nota.
“Stiamo collaborando attivamente con le autorità italiane e siamo pronti a rafforzare il nostro sostegno”, ha detto il direttore esecutivo di Frontex, Hans Leijtens, rimarcando che non si tratta “solo di una sfida italiana, ma di una sfida collettiva per l’Europa”. “Insieme – ha aggiunto Leijtens – ci facciamo carico della responsabilità condivisa di salvaguardare le frontiere esterne dell’Ue”.
Nella nota si precisa che Frontex conta già quasi 40 agenti e membri del proprio staff a Lampedusa per aiutare le autorità italiane nell’identificazione e registrazione delle persone che arrivano sull’isola, oltre a una nave pattuglia. Inoltre, l’agenzia ha due aerei a Lampedusa e un drone a Malta. “Frontex sta ora valutando la possibilità di inviare altri agenti a Lampedusa e di aumentare il numero di ore di pattugliamento delle navi dispiegate nell’area e di sostenere gli sforzi per combattere i gruppi criminali coinvolti nel traffico di esseri umani – prosegue la nota – l’agenzia è inoltre pronta a intensificare il proprio sostegno nelle attività di rimpatrio”.
Riguardo ai rimpatri, ha precisato l’agenzia Ue, “oltre a inviare altri esperti in materia di rimpatrio e a fornire formazione, Frontex potrebbe organizzare missioni di identificazione in paesi terzi in base alle esigenze delle autorità italiane per facilitare le procedure di rimpatrio”.
Zelensky al Consiglio di Sicurezza Onu: basta potere di veto alla Russia. Il seggio che occupa è in mano a bugiardiRoma, 20 set. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha iniziato il suo discorso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite parlando dell’aggressione della Russia “che per qualche motivo è ancora presente qui al Consiglio di sicurezza Onu” e detiene il seggio “illegalmente”.
“La maggior parte del mondo riconosce la verità su questa guerra. Ci sono stati 574 giorni di dolore, perdite e lotta”, dall’inizio dell’invasione, in cui Mosca ha ucciso almeno “decine di migliaia di ucraini e trasformato milioni in rifugiati”. Zelensky ha ringraziato i paesi che hanno riconosciuto l’aggressione russa come una violazione della Carta delle Nazioni Unite, ma ciò “non ha cambiato nulla” per la Russia all’interno dell’Onu, che è “in una situazione di stallo” sul tema dell’aggressione.
“L’umanità non pone più le sue speranze nell’Onu quando si tratta della difesa dei confini sovrani delle nazioni”, ha sottolineato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky parlando dello stallo con la Russia e della possibilità di Mosca di porre il veto. Il seggio al Consiglio di sicurezza Onu che la Russia “occupa illegalmente” è controllato da “bugiardi il cui compito è nascondere l’aggressione e il genocidio” compiuto dalla Russia in Ucraina, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nella sessione speciale del Consiglio. E questo comporta che con l’attuale sistema dell’Onu altri membri sono meno influenti di Mosca. Zelensky ha invitato nuovamente a sostenere una riforma delle Nazioni unite: “So che l’Onu può fare di più” e che la Carta “può lavorare per la pace e la sicurezza globale”.
Il presidente ucraino ha anche proposto delle modifiche alle norme sulle votazioni in seno all’Onu. Zelensky ha spiegato, elencando i punti delle sue proposte, che all’Assemblea generale Onu dovrebbe essere dato il potere reale di superare il veto del Consiglio di sicurezza quando un membro dimostra di essere aggressivo: nel caso in cui 2/3 dei voti riflettessero la volontà delle nazioni dell’Asia, dell’Africa, dell’Europa, delle Americhe e del Pacifico, il veto potrebbe essere superato.
L’Europarlamento sospende il negoziato sul Patto Ue per l’immigrazione (ecco cosa succede a Bruxelles)Bruxelles, 20 set. (askanews) – I negoziatori del Parlamento europeo hanno deciso di sospendere le trattative in corso con gli Stati membri e con la Commissione europea su due delle proposte legislative meno controverse del Patto Ue sull’immigrazione e asilo, i due regolamenti “Eurodac” (sulla banca dati per i migranti e le richieste d’asilo) e “Screening” (per l’identificazione, i controlli sanitari e di sicurezza, le impronte digitali e la registrazione nella banca dati dei migranti in arrivo).
La decisione, comunicata oggi ufficialmente dai membri del Gruppo di Contatto sull’Asilo del Parlamento europeo, è stata presa come forma di pressione sul Consiglio Ue, in cui diversi Stati membri continuano a bloccare un’altra parte del Patto sull’immigrazione: il “regolamento sulle crisi” che prevede, in determinati casi di emergenza (riconosciuti e dichiarati dalla Commissione europea), una forma di solidarietà obbligatoria, con la redistribuzione dei migranti irregolari fra gli Stati membri o contributi finanziari ai paesi più esposti ai flussi migratori. La presidente del Gruppo di contatto sull’asilo, la socialista bulgara Elena Yoncheva, ha spiegato in una dichiarazione pubblicata oggi a Bruxelles a nome dei negoziatori dell’Europarlamento che “mentre i negoziati sulla maggior parte delle proposte legislative del nuovo Patto Ue sulla migrazione e l’asilo avanzano a ritmo sostenuto, abbiamo appreso con rammarico che sono in fase di stallo gli sforzi della presidenza spagnola di turno del Consiglio Ue, per conseguire dagli Stati membri “un mandato negoziale sul regolamento sulle crisi”.
Il Parlamento europeo, ricorda Yoncheva nella nota, “ha più volte sottolineato il suo impegno verso una riforma complessiva della politica di asilo e migrazione dell’Unione europea. Ma questo è possibile solo se vengono affrontati tutti gli aspetti di questa riforma, anche quelli riguardanti la solidarietà e l’equa condivisione di responsabilità tra gli Stati membri dell’Ue. È su questa base che il Parlamento ha adottato con una forte maggioranza i suoi mandati negoziali sulle proposte legislative del nuovo Patto Ue sulla migrazione e l’asilo nell’aprile 2023”. “Il Regolamento sulle crisi è un elemento essenziale di questa riforma, poiché stabilisce un meccanismo prevedibile dell’Ue per sostenere gli Stati membri che affrontano improvvise situazioni di emergenza nel campo della migrazione e dell’asilo”, sottolinea ancora la presidente del Gruppo di contatto, e avverte: “A pochi mesi dalla fine dell’attuale legislatura ogni giorno conta. Finché il Consiglio Ue non concorda la sua posizione negoziale, non saremo in grado di avviare un dialogo tra le istituzioni in vista di raggiungere un accordo di compromesso”. “È quindi con grande rammarico che oggi – riferisce Yoncheva nella sua dichiarazione – abbiamo informato le presidenze di turno” del Consiglio Ue (quella spagnola e quella belga che la seguirà nel primo semestre 2024) “della nostra decisione di sospendere i negoziati con il Consiglio sui regolamenti Eurodac e Screening, in assenza di un mandato del Consiglio sulla regolamentazione delle crisi”.
“Non è una decisione che abbiamo preso alla leggera, ma è necessaria. I dossier del Patto sono interconnessi, e fare progressi su alcune proposte piuttosto che su altre rischia di portare a un collo di bottiglia nei negoziati, mettendo a repentaglio il sottilissimo equilibrio che ha assicurato un ampio sostegno alla riforma in Parlamento europeo”. Yoncheva conclude la sua dichiarazione riconoscendo gli sforzi compiuti dalla presidenza di turno spagnola del Consiglio Ue negli ultimi mesi, confidando “che gli Stati membri siano pienamente consapevoli dell’urgenza e intensifichino i loro sforzi nelle prossime settimane per stabilire la loro posizione negoziale”, ed esprimendo la determinazione “a lavorare intensamente con il Consiglio per finalizzare i negoziati sul Patto entro la primavera del prossimo anno”.
Della questione ha discusso oggi a Bruxelles il Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’Ue (Coreper), l’organismo tecnico che prepara le riunioni ministeriali del Consiglio, in vista del prossimo Consiglio Giustizia e Affari interni, previsto per il 28 settembre a Bruxelles. Come riferiscono fonti diplomatiche a Bruxelles, la presidenza di turno spagnola ha fornito una relazione sullo stato di avanzamento dei negoziati sul Patto su migrazione e asilo. In particolare, ha riferito dello stallo sul regolamento per la gestione delle crisi e dell’impatto che questo ha sul resto del negoziato con il Parlamento europeo, con la sua decisione di sospendere i negoziati sui regolamenti Eurodac e Screening finché non vi sarà uno sblocco del regolamento sulle crisi. Secondo le fonti, “una larga parte degli Stati membri” ha esortato a superare rapidamente lo stallo. Vi è stato anche “un ampio scambio di vedute” sulla cosiddetta “dimensione esterna”. Sempre secondo le fonti, “numerosi Stati membri hanno offerto solidarietà all’Italia ed evidenziato la necessità di attuare tempestivamente le misure indicate dalla Commissione europea nel piano di dieci punti, e di dare seguito al Memorandum con la Tunisia”. Su spinta soprattutto di Italia, Francia e Olanda, è emerso, inoltre, “un generale consenso sull’esigenza che l’agenda del Consiglio Giustizia e Affari interni possa essere aggiornata a seguito degli sviluppi recenti, e che pertanto i ministri possano ricevere dalla Commissione una informativa completa sullo stato dell’arte della situazione, e in particolare sul Memorandum d’intesa Ue-Tunisia e sul Piano in 10 punti presentato a Lampedusa domenica scorsa” dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. E’ stato chiesto, inoltre, di dedicare a questo tema non più solo un punto informativo dalla presidenza, durante il Consiglio, ma “uno scambio di vedute effettivo, all’altezza della situazione”.
Nagorno Karabakh, Tajani: necessario tornare a dialogo costruttivoRoma, 20 set. (askanews) – Il vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha visto ieri a New York, in separati incontri, i ministri degli Esteri dell’Azerbaigian, Jeyhun Bayramov, e dell’Armenia, Ararat Mirzoyan, a margine della Settimana di alto livello della 78ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
“Ho voluto incontrare oggi qui a New York i ministri degli Esteri azero e armeno, alla luce delle tensioni delle ultime ore”, ha dichiarato Tajani, secondo quanto si legge oggi in una nota. “Ho invitato l’Azerbaigian a cessare immediatamente l’azione militare. È necessario ritornare a un dialogo costruttivo per trovare una soluzione diplomatica in Nagorno Karabakh. L’ho detto chiaramente ai Ministri Bayramov e Mirzoyan, cui ho offerto la mediazione di Roma e anche proposto di valutare il modello di successo dell’Alto Adige”. Nel corso dell’incontro con il ministro azero, Tajani e Beyramov hanno convenuto sull’importanza di rafforzare i rapporti bilaterali, in particolare la cooperazione economico-commerciale e sul dossier migrazioni. “L’Azerbaigian è un partner anche in campo migratorio”, ha commentato Tajani, “con il quale vogliamo intensificare la collaborazione nella lotta contro i trafficanti di esseri umani.”
Il Vicepremier ha manifestato anche al ministro armeno l’interesse dell’Italia a continuare a coltivare gli ottimi rapporti bilaterali di amicizia, puntando a far crescere ulteriormente il partenariato economico bilaterale.
L’offensiva-lampo dell’Azerbaigian contro i separatisti armeni del Nagorno Karabakh (qual è la situazione)Roma, 20 set. (askanews) – Poco più di 24 ore dopo l’inizio di una massiccia “operazione antiterrorismo” contro i separatisti armeni del Nagorno Karabakh, e dopo ripetuti appelli dei leader mondiali per la fine delle ostilità – in ultimo il Papa, questa mattina – il governo di Baku ha annunciato oggi un accordo per il cessate il fuoco. Le formazioni armene hanno accettato di deporre le armi, come richiesto dall’Azerbaigian, anche grazie alla mediazione dei peacekepeers russi nella regione, e domani, a Evlakh, le due parti si ritroveranno attorno a un tavolo per nuovi negoziati.
Nell’operazione, che l’Azerbaigian ha detto essere rivolta solo contro obiettivi militari di Erevan, risparmiando i civili, hanno perso la vita almeno una trentina di persone. I soldati di pace russi, da parte loro, hanno evacuato oltre 2.000 civili, tra cui 1.049 bambini, a cui sono stati forniti alloggi tempoiranei e pasti caldi. Per l’ex capo del governo regionale armeno, Ruben Vardanyan, il bilancio di questo giorno di scontri sarebbero però molto più alto: almeno 100 le vittime e alcune centinaia i feriti. “Questa è una grande guerra”, ha detto. “In pratica ci stanno dicendo che dobbiamo andarcene, non restare qui, o accettare che questa sia una parte dell’Azerbaigian: questa è fondamentalmente una tipica operazione di pulizia etnica e una guerra in cui molti civili vengono uccisi”. Una dura presa di posizione che domani dovrebbe lasciare spazio al negoziato. A Evlakh, secondo quanto reso noto da Baku, saranno discusse le questioni sollevate dalla parte azerbaigiana sulla reintegrazione, sulla garanzia dei diritti e sulla sicurezza degli armeni del Nagorno Karabakh, nonché sulla questione di garantire il sostentamento della popolazione del Nagorno Karabakh nel quadro della Costituzione dell’Azerbaigian. Parallelamente, è atteso un colloquio telefonico tra il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il leader del Cremlino Vladimir Putin.
Cremlino, che attraverso le parole del suo portavoce Dimitri Peskov, ha respinto con decisione le critiche armene per il mancato intervento a difesa del Nagorno Karabakh. “Non accettiamo tali rimproveri contro di noi, soprattutto dopo la decisione ufficiale della parte armena di riconoscere il Karabakh come parte dell’Azerbaigian. De iure, ora stiamo parlando delle azioni della Repubblica dell’Azerbaigian sul suo territorio. Pertanto, tali accuse contro di noi sono assolutamente infondate”, ha commentato Peskov.
Il Cremlino: la visita di Putin in Cina è “in preparazione”Roma, 20 set. (askanews) – I preparativi per la visita del presidente russo Vladimir Putin in Cina sono in corso, ha detto oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dalla Ria Novosti. “La visita è in preparazione”, ha confermato il portavoce ai giornalisti.
Intanto, oggi, Putin avrà oggi un incontro con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi a San Pietroburgo, ha riferito ancora Peskov. “Oggi Putin riceverà il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, in visita in Russia. Sapete che Wang Yi ha avuto negoziati molto fruttuosi con il segretario del Consiglio di Sicurezza
I separatisti del Nagorno Karabakh depongono le armi (come richiesto dall’Azerbaigian): cessate-il-fuoco e negoziatiRoma, 20 set. (askanews) – I separatisti del Nagorno Karabakh hanno deciso di deporre le armi come richiesto dall’Azerbaigian: lo riferisce l’agenzia russa Interfax. Le ostilità sono cessate grazie alla mediazione del comando del contingente russo di mantenimento della pace dalle 12.00, ora di Mosca, ha riferito il centro unificato di informazione della non riconosciuta Repubblica del Nagorno Karabakh.
“Attraverso la mediazione del comando del contingente russo di mantenimento della pace di stanza nel Nagorno-Karabakh, è stato raggiunto un accordo sulla completa cessazione delle ostilità dalle 13.00 (12.00) del 20 settembre 2023”, si legge nel messaggio. L’amministrazione del presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha annunciato che un incontro con i rappresentanti dell’Armenia nel Nagorno Karabakh avrà luogo domani, 21 settembre, a Evlakh. Un ex alto funzionario dell’amministrazione armena del Nagorno Karabakh ha detto oggi che quasi 100 persone sono state uccise e altre centinaia sono rimaste ferite nella regione dopo che l’Azerbaigian ha iniziato l’offensiva.