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Videogame, arriva la Nintendo Switch 2: più grande e più social

Videogame, arriva la Nintendo Switch 2: più grande e più socialMilano, 2 apr. (askanews) – La nuova Nintendo Switch 2 arriverà il 5 giugno, come annunciato dal colosso dei videogame giapponese in un evento in diretta in cui ha svelato i dettagli della nuova generazione di Switch, la cui prima versione aveva debuttato nel 2017.


Una console ripensata dopo 8 anni nel segno della condivisione e della versatilità d’uso: fra le novità la funzione GameChat, a cui si accede tramite il nuovo tasto “c” e permette di far diventare l’esperienza di gioco ancora più collaborativa. Accedendo al menù GameChat si può parlare con gli amici mentre si gioca, anche a titoli diversi, è possibile condividere lo schermo e non solo: collegando la nuova Nintendo Switch 2 Camera, o una telecamera con usb-c, il giocatore appare sullo schermo e può video-chattare con gli altri. La funziona, dotata di parental control, è disponibile per chi ha l’abbonamento a Nintendo Switch Online, ma è in prova gratuita fino al 31 marzo 2026. Dal punto di vista dell’hardware, lo schermo diventa più grande e passa a 7.9 pollici, supporta fino a 120 fps e l’hdr . Ci sono 2 porte usb c e la memoria interna passa da 32 a 256 gb. Novità anche per i Joy Con 2: tasti più grandi, una connessione tramite magneti e la possibilità di trasformarli in mouse, funzione che arricchisce il gameplay con nuove modalità di gioco.


Nintendo si appresta ovviamente a lanciare anche una nuova tornata di giochi per la Switch 2, oltre 50, il primo in esclusiva per la nuova console sarà “Mario Kart World”, ma in arrivo c’è anche un nuovo “Donkey Kong Bananza”. Fra i titoli che avranno un upgrade per la nuova versione, “Super Mario party Jamboree” e “The legend of Zelda”. Annunciate anche tante collaborazioni con l’arrivo su Nintendo Switch 2 di Elden Ring (Tarnished edition) e Hades II. Svelato in anteprima anche il tanto atteso nuovo titolo di FromSoftware “Duskbloods” che uscirà nel 2026 e sarà disponibile solo per Nintendo Switch 2.

Debutta Salusmarket, garantisce accesso a 6 milioni prodotti farmaceutici

Debutta Salusmarket, garantisce accesso a 6 milioni prodotti farmaceuticiRoma, 3 mar. (askanews) – Il settore farmaceutico soffre di frammentazione, soprattutto per le piccole farmacie delle aree poco popolate. Per fronteggiare l’inefficienza, nasce “Salusmarket”, piattaforma di aggregazione degli acquisti che garantisce accesso a oltre 6 milioni di prodotti, a sconti significativi. “Salusmarket è un marketplace unico per venditori e acquirenti”, spiega Francesco Caterina, CEO di Av Sistemi Integrati, la digital company proprietaria della piattaforma Salusmarket e dei software di gestione collegati.


“Semplifichiamo e ottimizziamo la distribuzione, offrendo a farmacie, parafarmacie e grossisti un ambiente sicuro e vantaggioso per fare affari. La piattaforma elimina costi iniziali e di gestione per i venditori, mentre ai consumatori garantisce qualità e affidabilità. E se l’e-commerce farmaceutico, secondo gli ultimi dati, continua a crescere, Salusmarket”, prosegue Caterina, “offre ai consumatori esperienze di acquisto personalizzate e trasparenti. Inoltre consente ai venditori di operare senza investimenti iniziali, accedere a condizioni vantaggiose, migliorare la gestione degli stock e ampliare la propria clientela”. “Con “Salusmarket” ogni farmacia, indipendentemente dalle dimensioni o dalla posizione geografica, può competere in modo equo. Vogliamo rendere più democratico l’accesso ai prodotti e migliorare l’offerta”, conclude Caterina.


Salus Market nasce come start app nel 2024 dalla collaborazione tra Rcf Impex e Av sistemi integrati srL. Operando nel settore della cura della persona, cosmetica, parafarmacia e salute, si propone come un marketplace digitale innovativo e affidabile. Con sede principale a Francoforte sul Meno e una rappresentanza a Cassino (FR), SalusMarket ha come missione dell’azienda offrire prodotti di alta qualità con il supporto della tecnologia, garantendo un’esperienza d’acquisto sicura e intuitiva. L’obiettivo è diventare un punto di riferimento nel settore del benessere, rendendo i migliori prodotti accessibili a tutti.

Il Ces di Las Vegas chiude le porte con 141mila presenze

Il Ces di Las Vegas chiude le porte con 141mila presenzeLas Vegas, 11 gen. (askanews) – A Las Vegas ha chiuso le porte l’edizione 2025 del Ces (Consumer electronics show) che anche quest’anno si è confermato l’evento dedicato alla tecnologia di consumo più rilevante al mondo. Il bilancio finale registra 141.000 partecipanti, di cui il 40% internazionali provenienti da oltre 150 paesi, regioni e territori, 6.000 fra rappresentanti dei media, content creator e analisti, 4.500 espositori, con otre il 60% delle aziende Fortune 500, 1.400 startup, fra cui una importante presenza italiana.


In scena innovazioni e le tendenze tecnologiche del futuro che hanno l’ambizione di affrontare le sfide globali e di plasmare il modo in cui vivremo, ci cureremo, viaggeremo e consumeremo contenuti in futuro. “Il Ces è il luogo in cui l’innovazione prende vita”, ha dichiarato Gary Shapiro, ceo e vicepresidente della Consumer Technology Association (CTA), proprietaria e organizzatrice del Ces. “Dalle più grandi aziende alle startup all’avanguardia, l’intero ecosistema tecnologico è presente alla fiera. Il CES è il palcoscenico per i lanci di prodotti rivoluzionari, per le collaborazioni trasformative e per i momenti d’affari che definiscono il futuro della tecnologia”.


“Dalle innovazioni rivoluzionarie che migliorano la vita alle idee trasformative che ridefiniscono le industrie, il Ces è una celebrazione dell’arte del possibile, che mostra come la tecnologia arricchisca il nostro mondo e ispiri un futuro più luminoso per tutti”, ha sottolineato Kinsey Fabrizio, presidente Cta. “L’evoluzione del Ces ha avuto un’impennata nella fiera di quest’anno, dove la creatività, la connettività e l’innovazione vengono ispirate con keynote visionari, sessioni di conferenze stimolanti e mostre sbalorditive”. “Il Ces riafferma il suo status di maggiore evento commerciale annuale sottoposto a revisione”, ha aggiunto Fabrizio, spiegando che la fiera aderisce ai rigorosi standard di revisione stabiliti dall’Ufi, l’associazione globale dell’industria fieristica. “Non vediamo l’ora di rilasciare la conferma in primavera, perché al Cta crediamo che l’audit non sia solo una cosa piacevole, ma il gold standard per gli eventi aziendali globali”.


Appuntamento all’anno prossimo, le date sono già state annunciate: dal 6 al 10 gennaio 2026 l’innovazione da tutto il mondo è pronta per ritrovarsi sul palcoscenico di Las Vegas.

Al via il Ces a Las Vegas: 4.500 espositori e 1.400 startup

Al via il Ces a Las Vegas: 4.500 espositori e 1.400 startupLas Vegas (Nevada), 7 gen. (askanews) – Il Ces di Las Vegas ha aperto le porte. All’edizione 2025 del Consumer Electronics Show, l’evento tech organizzato da Cta fra i più attesi dell’anno, partecipano 4.500 espositori e 1.400 startup, fra cui anche una rappresentanza italiana guidata dall’Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese).


Durante i 4 giorni di esposizione (dal 7 al 10 gennaio) si alternano 1.100 relatori in 300 conferenze. Grande attesa per il keynote della compagnia aerea Usa Delta che festeggia i 100 anni con un evento nello “Sphere” di Las Vegas, la sfera, in una esperienza immersiva che si concluderà con un concerto di Lenny Kravitz. Fra i temi caldi quest’anno il quantum computing, la salute digitale, mobilità, sostenibilità con l’intelligenza artificiale che anima tutti settori, come ha raccontato Kinsey Fabrizio, presidente di Cta, anticipando qualche novità fra i settori in ascesa. “La tecnologia della moda è una categoria che mi entusiasma molto, quest’anno, per la prima volta, abbiamo aggiunto il fashion tech agli Innovation Awards e stiamo anche collaborando con il Council of Fashion Designers – ha spiegato – sia che si tratti di sviluppo della moda o del modo in cui i consumatori acquistano, guardano o provano i prodotti stessi, credo che questa sia un’area in crescita che continueremo a vedere al Ces.


È una nuova era dell’innovazione, ha sottolineato, quella “dell’innovazione trasformativa, l’innovazione che risolve le più grandi sfide del mondo e migliora le nostre vite”.

Droni, Seguirini: monitoraggio cieli evitava allarme New Jersey

Droni, Seguirini: monitoraggio cieli evitava allarme New JerseyRoma, 19 dic. (askanews) – “Le recenti notizie provenienti dal New Jersey, relative all’avvistamento di oggetti volanti non identificati e, in determinati casi, droni, hanno messo in luce l’urgente necessità di un sistema efficace per l’identificazione e il monitoraggio dei cieli per velivoli di bassa quota. Se immaginassimo un paese in cui il Network Remote ID, un sistema cruciale per garantire la sicurezza dello spazio aereo, fosse attivo su tutto il territorio, episodi come quelli riportati dal New Jersey potrebbero essere gestiti in modo strategico e preventivo, evitando situazioni di allarme o criticità”. Lo ha dichiarato Giulio Segurini, CEO di STRADAai, commentando i recenti avvistamenti di presunti droni avvenuti negli Stati Uniti.


L’importanza di un sistema di controllo aereo per i droni va ben oltre la semplice gestione operativa. “Attraverso l’installazione di semplici antenne – ha aggiunto Segurini – è possibile monitorare capillarmente cosa circola a bassa quota nei nostri cieli. Questo sistema non solo sarebbe utile in situazioni come quella avvenuta nel New Jersey, ma garantirebbe anche il regolare flusso di droni per fini commerciali, come il trasporto di merci o farmaci, e per la sicurezza nazionale, anticipando o evitando eventuali intromissioni non autorizzate nel nostro spazio aereo”. Secondo Segurini un sistema di monitoraggio avanzato dello spazio aereo di bassa quota è fondamentale per prevenire situazioni di rischio e garantire una gestione efficiente del traffico aereo non tradizionale. “STRADAai – ha proseguito – sta già lavorando per diffondere in Italia l’adozione di antenne passive in grado di ricevere il Direct Remote ID, cioè il sistema di identificazione obbligatorio per tutti i droni messi in commercio dal 2024. Questi dispositivi, già operativi a Roma, rappresentano una prima implementazione concreta di questa visione”.


“Il futuro della sicurezza aerea – ha concluso Segurini – non può prescindere da un approccio integrato che coinvolga istituzioni pubbliche, aziende private e gestori dello spazio aereo. Solo attraverso una collaborazione stretta e mirata potremo garantire la sicurezza nei cieli e sostenere lo sviluppo di tecnologie che migliorano la vita quotidiana e la protezione nazionale”.

Dai veicoli del futuro ai sensori smart: 46 startup italiane al Ces

Dai veicoli del futuro ai sensori smart: 46 startup italiane al CesMilano, 19 dic. (askanews) – Dai veicoli del futuro ai sensori smart. L’Italia si appresta a tornare al Ces, il più atteso evento tech dell’anno in scena a Las Vegas dal 7 al 10 gennaio, con decine di idee per migliorare il futuro.


La missione italiana, guidata dall’Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), riunisce 46 startup provenienti da tutto il Paese nel padiglione Eureka park, dove condivideranno il palcoscenico con le startup più innovative di tutto il mondo. Fra le tecnologie presentate tanta sensoristica avanzata per la computer vision, la manutenzione predittiva nelle fabbriche, la gestione intelligente dei rifiuti, ma anche space tech, con il progetto della prima costellazione italiana privata di picosatelliti (satelliti di massa inferiore a 1 kg) per le telecomunicazioni IoT.


E poi la mobilità intelligente: dai supercondensatori solidi per veicoli elettrici ad alte prestazioni a un robotaxi a guida autonoma; e ancora tecnologie per marketing e business, come la piattaforma per community che realizzano video per una campagna e quella per automatizzare la creazione di contenuti per la formazione aziendale. Grande attenzione anche per la sostenibilità ambientale: dai pannelli solari leggeri, portatili e pieghevoli, a un sistema di sensori per la presenza di gas inquinanti, con la possibilità di prevenire gli incendi; una soluzione IoT per abbattere i costi energetici dei macchinari industriali senza sostituirli e un’altra per la manifattura additiva che rende obsoleta la produzione massiva di componentistica. E ancora la salute, con tecnologie AI per aiutare i medici in fase di anamnesi, nelle visite veterinarie, o i pazienti per la riabilitazione.


Ci sono anche un “concierge virtuale”, un robot che accompagna le visite al museo e un assistente AI virtuale nello smartwatch. Le startup arrivano da 14 regioni, con la Sardegna in testa per presenze e che, come nelle precedenti edizioni sostiene la missione anche a livello istituzionale, così come il Piemonte. Tante realtà provengono dal Nord, ma il Sud è ben rappresentato da Campania, Sicilia, Molise, Puglia e Calabria.


Anche quest’anno partner della missione è l’ente nazionale di ricerca Area Science Park, che ha tenuto la consueta academy, percorso di formazione per insegnar loro come trarre il massimo dall’esperienza al CES. Le startup presenti sono: 221e, 3dnextech, AI4IV, Apogeo Space, Certy, Coderblock, Èlevit, EMC Gems, Enphos, Eye2Drive, Friendz, Ganiga, GeniAi, Icarus, In Quattro, Innova, Kintana, Laika, Levante, Lieu.city, Mathclick, MIA, Novac, Planybuild, PopulaRise, Proke, Radoff, Rem Montenapoleone, SeismicGuard, Sensor ID, SLY, SnapAll, SpaceVerse, The Thinking Clouds, Tinental, TokNox, ToMove, Travel Verse, Truesense, TUC, Viber Alert, Viralba, Volumio, WiData, WhoTeach, Zephorum.

Svelato il Dna dei Piceni, studio coordinato dalla Sapienza

Svelato il Dna dei Piceni, studio coordinato dalla SapienzaRoma, 22 nov. (askanews) – Uno studio condotto da un team internazionale, coordinato da Sapienza Università di Roma e dal Cnr, rivela le origini genetiche dei Piceni e descrive la struttura genetica di una delle civiltà più affascinanti dell’Italia pre-romana. I risultati, pubblicati sulla rivista Genome Biology, mostrano che esisteva una piccola ma significativa differenziazione tra i popoli Tirrenici e quelli Adriatici, e aiutano a comprendere meglio le migrazioni, le interazioni e l’evoluzione delle popolazioni nel corso dei millenni. “Noi abbiamo un grande fantasma che ci perseguita da molti decenni: sull’Adriatico questo fantasma sono i Piceni” — così si esprimeva, nel 1975, Massimo Pallottino, lo studioso che ha contribuito più di ogni altro allo studio dell’Italia preromana. Oggi, grazie ad uno studio interdisciplinare che ha visto la collaborazione sinergica di archeologi e genetisti, quel “fantasma” torna a vivere, permettendoci di esplorare in profondità le origini, i contatti e l’evoluzione dei Piceni, una delle civiltà più affascinanti dell’Italia preromana.


Uno studio condotto dal Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza Università di Roma in collaborazione con l’Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Ibpm) ha, infatti, analizzato il DNA antico di oltre 100 resti scheletrici provenienti da diverse necropoli dell’Italia Centrale, coprendo un arco temporale di più di 1000 anni, dall’età del ferro alla tarda antichità. I risultati, pubblicati sulla rivista Genome Biology, hanno rivelato una storia genetica sorprendente che differenzia i popoli dell’Adriatico da quelli del Tirreno e che fornisce nuovi spunti di riflessione sull’eredità genetica dell’Impero Romano, e sul suo ruolo nel plasmare i cambiamenti genetici e fenotipici in tutta la penisola italiana. “Negli ultimi anni, lo studio del DNA antico sta divenendo uno strumento insostituibile per ricostruire la storia dell’umanità. Attraverso l’analisi del materiale genetico estratto da reperti umani, possiamo comprendere meglio le migrazioni, le interazioni e l’evoluzione delle popolazioni nel corso dei millenni. Questi dati offrono oggi una visione senza precedenti del nostro passato e delle dinamiche che hanno plasmato le società antiche” spiega Fulvio Cruciani, docente di Genetica delle Popolazioni presso Sapienza e coautore dell’articolo.


“L’analisi genomica delle necropoli Picene, di cui la principale è stata quella di Novilara, ha mostrato che, sebbene culturalmente distinto, questo popolo condivideva un patrimonio genetico comune con altre culture coeve ed in continuità con le precedenti culture italiche. Tuttavia, le popolazioni adriatiche presentavano caratteristiche peculiari, legate ai continui scambi commerciali e culturali attraverso l’Adriatico, riflettendo un mosaico complesso di interazioni che hanno plasmato il pool genetico piceno in modo diverso rispetto a quello delle popolazioni tirreniche”, aggiunge Eugenia D’Atanasio, ricercatrice Cnr-Ibpm e co-coordinatrice dello studio. Uno degli aspetti più affascinanti emersi dalla ricerca è la diversità fenotipica dei Piceni rispetto ai loro vicini. Lo studio ha evidenziato che questi mostravano una maggiore prevalenza di tratti fenotipici come occhi azzurri e capelli chiari, caratteristiche molto meno comuni tra le popolazioni coeve come gli Etruschi e i Latini. Questa diversità fisica, unita ai contatti genetici con popolazioni del Nord Europa e del Vicino Oriente, rende i Piceni un caso unico nello studio dell’Italia preromana.


“Questo studio multidisciplinare rappresenta un passo cruciale nella comprensione dell’evoluzione del pool genetico dell’Italia preromana, evidenziando sia la complessità dei movimenti di popolazione che gli scambi culturali che caratterizzavano le società antiche. I risultati aprono nuove prospettive sulla storia demografica dell’intera penisola suggerendo che una società cosmopolita iniziò a emergere e persistette in Italia durante l’età del ferro, raggiungendo il suo apice durante l’epoca imperiale romana”, spiega Beniamino Trombetta, professore di Genetica Umana della Sapienza e responsabile scientifico del progetto. Le analisi sul DNA antico, sebbene ancora agli albori, stanno aprendo nuove e affascinanti prospettive, non solo nel campo dell’archeologia e dell’evoluzione umana, ma anche in quello medico, come dimostrato dal Premio Nobel per la Medicina del 2022, conferito a studi di questo tipo. Seguendo questa tendenza, la pubblicazione di questa ricerca segna una pietra miliare per l’archeogenetica italiana e pone le basi per ulteriori ricerche che potrebbero riscrivere la storia delle nostre origini.

I laboratori multidisciplinari di Balzan: scienza, etica e giovani

I laboratori multidisciplinari di Balzan: scienza, etica e giovaniMilano, 11 set. (askanews) – Laboratori internazionali e interdisciplinari di ricerca per promuovere ulteriormente il messaggio dei Premi Balzan: a Milano si è tenuta l’11esima edizione degli IinteR-LaB, che nascono dalla collaborazione tra la Fondazione Balzan, l’Accademia nazionale dei Lincei e l’Accademia Svizzera di Arti e scienze. A idearli il professor Alberto Quadrio Curzio.


“L’interdisciplinarietà nel contesto della Balzan – ha detto ad askanews Quadrio Curzio, presidente emerito dell’Accademia dei Lincei, già docente alla Cattolica – è nata ascoltando i primi vincitori dei premi Balzan e rendendomi conto che il dialogo andava accentuato e l’accentuazione poteva venire soprattutto attraverso le giovani generazioni di studiosi, da un lato delle scienze fisiche e matematici naturali e dall’altro delle scienze morali. L’accentuazione attraverso i giovani secondo me è stato il grande successo di questa iniziativa. Si è creata una comunità vivente, quindi non è quindi non è una serie di episodi, ma via via che gli episodi sono cresciuti in numero si è creata anche una comunità di giovani”. L’intento dei laboratori, in questo caso dedicato all’evoluzione, è quello di promuovere la collaborazione tra le scienze, nei loro aspetti teoretici e pratici, con una forte componente anche di intergenerazionalità. Prestando grande attenzione anche agli aspetti etici, nel senso più ampio del termine. Per questo viene naturale domandare al professore qualcosa sul tema dell’intelligenza artificiale. “Una sfida enorme – ci ha risposto Quadrio Curzio – i cui profili anche etico-morali, etico-istituzionali, non per fare dell’etica una parola chiave, ma per spiegare che senza un’etica, ovviamente laica, la scienza può diventare una entità misteriosa che crea problemi enormi per il futuro dell’umanità”.


E sono proprio questi grandi temi che riguardano l’umanità a essere rilevanti per la Fondazione Balzan e per i laboratori.

Electric cars, new material for safer and more sustainable batteries

Electric cars, new material for safer and more sustainable batteriesRoma, 2 mag. (askanews) – A new composite material for lithium batteries cases of electric vehicles to make them safer, more efficient and sustainable is the first outcome of the FENICE project, coordinated by ENEA, comprising 10 partners, including the Fiat Research Center (CRF).


The new fibre-reinforced composite material, developed at the ENEA laboratories, is based on a recyclable pre-preg patented by the Italian company Crossfire, a project partner, and could be a promising alternative to the materials currently on the market in battery casing manufacturing. In recent years car manufacturers, starting from sports car and racing sectors, have been engaged in a technological challenge to reduce the weight of vehicles, especially electric ones, increase their autonomy and contain CO2 emissions. So much so that the market for lightweight composite materials for vehicles is experiencing exponential growth. “Composite materials suitable for mass production, however, must be produced quickly and without generating waste or toxic substances” explained Claudio Mingazzini, researcher at the ENEA Faenza Materials Technologies Laboratory and coordinator of the project. “Furthermore – he said – the raw materials must be low cost, recyclable and, preferably come from a European supply chain”


The Italian company TACITA, specialized in motorcycles and electric vehicles, has already conducted a series of tests in real conditions and in the sporting sector, as a replacement for the current aluminum battery boxes, also on the motorcycles that participated in the Paris – Dakar 2024. This technology will soon be transferred to on-road motorcycles. The battery box prototypes, developed as part of the FENICE project, use a new resin that has all these characteristics, created by Crossfire starting from PET, the plastic material of which common bottles are made. Thanks to an innovative formulation and design, the material has proven to meet the requirements to manufacture various structural components of electric cars, including the battery casing. The casing, made up of alternating layers of fibre-reinforced composite material and aluminium, also ensures high fire resistance.


“Although statistics show that electric vehicles are already much less likely to set on fire than their petrol and diesel equivalents, the aim is for increasingly higher safety levels, which also take into account road accidents, off-roads, flooding and fires caused by external sources. For these reasons the new battery boxes are designed to be resistant to the most extreme conditions” said the researcher. “It is only a first result, but it is an important phase in accelerating electrification and decarbonisation of transportation means” concluded Mingazzini.


The FENICE project will also study possible applications of the same materials (and similar ones based on different resins) in sectors ranging from nautical to railways, from construction to wind power, always with the aim of combining mass production and sustainability. Source: Eneainform

Nuove finestre fotovoltaiche “smart” per la gren energy

Nuove finestre fotovoltaiche “smart” per la gren energyRoma, 12 mar. (askanews) – L’Università di Milano-Bicocca e l’Istituto Nazionale di Ottica del Cnr, in collaborazione con Glass to Power SpA e il Laboratorio LENS, hanno realizzato la prima finestra “ibrida” intelligente, capace di generare energia elettrica dalla luce solare e di ricevere dati attraverso la luce visibile in modalità wireless. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Advanced Energy Materials.


La sostenibilità energetica e l’interconnessione sono i due pilastri principali su cui si baseranno le smart cities del futuro, con dispositivi energetici intelligenti e connessi, completamente integrati negli edifici, capaci di soddisfare rigorose normative e di avere un impatto energetico minimo. In quest’ambito, nel lavoro pubblicato sulla rivista Advanced Energy Materials, il team composto da ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca e di Cnr-Ino, in collaborazione Glass to Power SpA e LENS, ha realizzato e studiato il primo esempio di finestra fotovoltaica dotata anche della capacità di scambiare dati attraverso la luce mediante la tecnologia VLC (Visible Light Communication). “Il dispositivo è stato realizzato sfruttando nuovi concentratori solari luminescenti a Quantum Dots, soddisfa tutte le normative internazionali sugli elementi fotovoltaici e edilizi, ed è stato caratterizzato dal punto di vista di resa energetica di conversione solare secondo i più alti standard internazionali”, spiega Sergio Brovelli, docente dell’Università di Milano-Bicocca e Presidente del Consiglio Scientifico di Glass to Power SpA.


“La finestra “ibrida” messa a punto ha una funzione duale: viene sfruttata non solo come elemento fotovoltaico per la conversione di energia solare in elettrica, ma per la prima volta anche come efficace sistema di ricezione di dati wireless codificati come modulazione di intensità nella luce emessa dalle comuni sorgenti LED, a frequenze impercettibili per l’occhio umano, sfruttando la tecnologia VLC”, continua Jacopo Catani, primo ricercatore del Cnr-Ino. L’uso di sorgenti LED bianche per comunicare dati, oltreché per illuminare, prende anche il nome di Light-Fidelity (Li-Fi). Il dispositivo è in grado di funzionare come ricevitore VLC anche sotto la luce solare diretta, combinando così funzioni di energia e connettività wireless in una soluzione realistica per edifici intelligenti e sostenibili. La capacità di generare energia elettrica raccogliendo la luce solare o artificiale e al contempo di trasmettere dati apre anche la possibilità di realizzare dispositivi intelligenti autoalimentati, che possano scambiare dati in modo pervasivo e sostenibile senza sostanziale impatto energetico o sulla salute umana.


Questo risultato pionieristico rappresenta un importante passo verso l’utilizzo sostenibile e green delle tecnologie ottiche nelle smart cities e nell’implementazione dell’Internet of Things (IoT) e della rivoluzione promessa dai sistemi di comunicazione di sesta generazione (6G). Credits immagine: Rivista Advanced. Energy Materials 2024