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L’astronauta dell’ESA Andreas Mogensen torna sulla Terra

L’astronauta dell’ESA Andreas Mogensen torna sulla TerraRoma, 12 mar. (askanews) – L’astronauta dell’ESA di nazionalità danese Andreas Mogensen è tornato sulla Terra come membro dell’equipaggio Crew-7, segnando la fine della sua missione Huginn e la sua seconda permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale.


Il veicolo spaziale Dragon di SpaceX si è sganciato autonomamente dalla Stazione Spaziale il 11 marzo 2024 alle ore 16:20 CET. Dopo aver completato una serie di manovre (burns) di deorbita, il veicolo spaziale è rientrato nell’atmosfera terrestre e ha dispiegato i suoi paracadute per un ammaraggio al largo della costa della Florida il 12 marzo alle 10:47 CET. L’equipaggio Crew-7, che comprende Andreas, l’astronauta della NASA Jasmin Moghbeli, l’astronauta della JAXA Satoshi Furukawa e il cosmonauta di Roscosmos Konstantin Borisov, è stato lanciato verso la Stazione il 26 agosto 2023 e ha trascorso più di sei mesi vivendo e lavorando in orbita come membri delle Spedizione 69 e 70.


Andreas era il pilota del veicolo Dragon, responsabile quindi di garantire le prestazioni e i sistemi del veicolo spaziale mentre si dirigevano verso la Stazione Spaziale. Per la prima volta un astronauta europeo ha ricoperto questo ruolo su un veicolo spaziale Dragon. All’inizio di quest’anno Andreas ha anche accolto il collega astronauta dell’ESA Marcus Wandt a bordo della Stazione per la sua missione Muninn.

Spazio, stadi Ariane 6 in fase di assemblaggio per volo inaugurale

Spazio, stadi Ariane 6 in fase di assemblaggio per volo inauguraleRoma, 5 mar. (askanews) – Lo stadio principale e lo stadio superiore per il volo inaugurale di Ariane 6 sono attualmente nella linea di assemblaggio finale del corpo centrale all’Edificio Assemblaggio Lanciatore (BAL) situato nel complesso di lancio ELA4. Il corpo centrale è costituito dallo stadio principale e dallo stadio superiore, assemblati insieme grazie a una struttura di interfaccia tra gli stadi. Una volta assemblato, sarà trasferito dal BAL alla rampa di lancio.


Una volta sulla rampa di lancio, il corpo centrale sarà sollevato in posizione verticale e collocato sul piano di lancio. Lì saranno aggiunti i due booster, uno per lato, per formare un Ariane 62. Anche questi due booster a combustibile solido sono in fase di integrazione finale da parte dei team di ArianeGroup in un edificio appositamente allestito presso lo spazioporto europeo. Infine, il composito superiore, costituito dalla carenatura e dai carichi utili, sarà aggiunto al lanciatore sulla rampa di lancio. Lo stadio principale e lo stadio superiore sono arrivati in Guyana francese a bordo di Canopée il 21 febbraio, dai siti di ArianeGroup di Les Mureaux e Brema.


Il programma Ariane 6 è gestito e finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). In qualità di appaltatore e di autorità di progettazione principale del lanciatore, ArianeGroup è responsabile del suo sviluppo e della sua produzione con i suoi partner industriali, nonché della sua commercializzazione attraverso la sua filiale Arianespace. L’Agenzia spaziale francese, CNES, e i suoi partner contrattuali sono responsabili della costruzione della rampa di lancio dedicata ad Ariane 6 a Kourou, nella Guyana francese. Il CNES, in collaborazione con ArianeGroup, conduce anche i test combinati sotto la responsabilità dell’ESA.

MWC, Lenovo tra democrazia della tecnologia ed etica per l’AI

MWC, Lenovo tra democrazia della tecnologia ed etica per l’AIBarcellona, 1 mar. (askanews) – Sfidare il futuro in una gara ai concept più sorprendenti, è quello che accade in un grande evento tecnologico come il MWC – Mobile World Congress di Barcellona. Tra le aziende presenti c’è anche Lenovo, che ha presentato un computer con display trasparente, ma anche nuovi pc con intelligenza artificiale. Accanto ai prodotti, però, abbiamo cercato di capire la filosofia che questi hanno alle spalle, la visione. E ne abbiamo parlato con Tom Butler, Executive Director of ThinkPad Portfolio and Product Management, Intelligent Devices Group dell’azienda. “La visione di Lenovo – ha detto ad askanews – è nel motto ‘Tecnologia moderna per tutti’. Questa è l’idea che applichiamo nel nostro lavoro, sui device, sulle soluzioni e su tutti gli aspetti che possiamo considerare nell’uso della tecnologia”.


Nello stand si sente più volte risuonare il concetto di una “democrazia della tecnologia”, che vuole significare accessibilità e inclusione, che vanno di pari passo con lo sviluppo del business, ovviamente. Ma, qui come ovunque nella fiera catalana, le parole che ritornano più spesso sono sempre “Intelligenza artificiale”. “Portare l’intelligenza artificiale nei nostri device – ha aggiunto il direttore – significa guadagnare tempo, ed è il più grande benefit che posiamo immaginare. L’intelligenza artificiale ci aiuta a essere più veloci nello svolger alcune operazioni e quindi ci permette di avere più tempo da dedicare agli aspetti creativi che noi esseri umani possiamo mettere nel lavoro”. Il ragionamento di Lenovo è molto chiaro, ma è altrettanto evidente che intorno all’intelligenza artificiale ci possono essere ancora incertezze e legittime preoccupazioni. Cosa si risponde a chi ne ha un po’ paura? “Quello che facciamo come compagnia globale – ha risposto Tom Butler – è concentrarci su un uso dell’intelligenza artificiale sicuro, rispettoso della privacy ed etico. Per questo pensiamo di poter sviluppare responsabilmente delle soluzioni AI per le nostre tecnologie”.


Una delle grandi partite che si giocano al MWC 2024 sta proprio nelle risposte che verranno date a questa domanda, oggi certamente, ma anche nel futuro.

Spazio, arrivata in Guyana francese la nave con stadi Ariane6

Spazio, arrivata in Guyana francese la nave con stadi Ariane6Roma, 22 feb. (askanews) – E’ arrivata nel porto di Pariacabo, a Kourou, nella Guyana francese, la nave da trasporto Canopée con gli stadi di Ariane 6.


La nave a propulsione ibrida è costruita su misura per il trasporto di Ariane 6 ed è in grado di trasportare tutte le parti dell’intero lanciatore in un’unica traversata atlantica, dopo averle raccolte in Europa. A Kourou saranno assemblati dai team di ArianeGroup per formare il corpo centrale del lanciatore. Il lanciatore sarà poi trasferito dal Launcher Assembly Building alla rampa di lancio. Una volta sulla rampa di lancio, il corpo centrale sarà sollevato in posizione verticale e posizionato sulla rampa di lancio. A questo si aggiungeranno i due booster, che saranno installati su entrambi i lati per formare l’Ariane 62. Anche questi due booster a razzo solido sono in fase di integrazione finale da parte dei team di ArianeGroup in un edificio dedicato presso il Centro Spaziale della Guyana. Il composito superiore, che comprende il fairing e i carichi utili, si unirà poi al lanciatore sulla rampa di lancio.


Lo stadio superiore criogenico, dotato del motore Vinci, è integrato presso il sito ArianeGroup di Brema, in Germania. Lo stadio principale criogenico, dotato del motore Vulcain 2.1, è integrato presso il sito ArianeGroup di Les Mureaux, vicino a Parigi. Dopo essere stati sottoposti a una serie di test funzionali al termine dei lavori di integrazione, i due stadi sono partiti per il porto di Brema il 5 febbraio e per Le Havre il 10 febbraio. Ariane 6 è un programma gestito e finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). In qualità di capocommessa e autorità di progettazione del lanciatore, ArianeGroup è responsabile dello sviluppo e della produzione con i suoi partner industriali, nonché della commercializzazione attraverso la sua filiale Arianespace. Il CNES e i suoi partner contrattuali sono responsabili della costruzione della rampa di lancio a Kourou, nella Guyana francese. Inoltre, il CNES sta effettuando i test combinati in collaborazione con ArianeGroup e sotto la responsabilità dell’ESA.

Spazio, bandiera Ordine di Malta verso Iss con Missione Axiom 3

Spazio, bandiera Ordine di Malta verso Iss con Missione Axiom 3Roma, 19 gen. (askanews) – È partita da Cape Canaveral, in Florida, – ieri alle 22.49 ora italiana – la missione Axiom 3 diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Dopo un viaggio di 36 ore, l’equipaggio si aggancerà alla ISS domani mattina, sabato 20 gennaio. Ad accompagnare gli astronauti – tra cui il colonello dell’Aeronautica italiana Walter Villadei – anche la bandiera con la croce bianca a otto punte del Sovrano Militare Ordine di Malta.

“Dopo essere stata dispiegata nel corso di nove secoli nei cinque continenti, la nostra bandiera ha varcato anche i confini terrestri. Per noi è motivo di grande orgoglio sapere che la bandiera che sventola sui nostri ospedali, centri medici e ambulatori nonché là dove operano i nostri volontari e dipendenti – anche in zone di guerra – sia ora in orbita, parte di una missione dal grande valore scientifico volto alla realizzazione di un mondo migliore per tutti” ha dichiarato il Ricevitore del Sovrano Ordine di Malta, Fabrizio Colonna, commentando la partenza della missione. La bandiera con la croce ottagona, anche nota come “bandiera delle Opere”, è il vessillo sotto il quale da quasi mille anni si adoperano in 120 paesi del mondo oltre 150mila persone, tra membri, volontari e dipendenti dell’Ordine di Malta, al fine di alleviare la sofferenza del prossimo e per diffondere il messaggio di pace e di speranza proveniente dal Sommo Pontefice.

In occasione dell’iniziativa, le Poste Magistrali dell’Ordine di Malta hanno dedicato uno speciale annullo postale che riproduce una immagine della Stazione Spaziale Internazionale in orbita terrestre, affiancata dalla bandiera della attività dell’Ordine di Malta. Completano l’annullo le scritte “Sovrano Militare Ordine Di Malta” e “Poste Magistrali”, la leggenda “Lancio Axiom Mission 3” e la data “19.I.2024”. Al termine della missione spaziale – che avrà una durata prevista di 14 giorni – la bandiera sarà riconsegnata all’Ordine di Malta nell’ambito di una cerimonia dedicata al Palazzo Magistrale, sede del governo dell’Ordine di Malta a Roma.

Missione Hera, pronti a volare i pannelli solari di Leonardo

Missione Hera, pronti a volare i pannelli solari di LeonardoRoma, 12 dic. (askanews) – La missione Hera dell’Agenzia spaziale europea (ESA) per la difesa planetaria ha appena completato tutti i test dei pannelli solari. Le ali di Hera saranno conservate al sicuro, in attesa di dispiegarsi dopo il lancio nel 2024. La missione Hera percorrerà oltre 450 milioni di km e, una volta raggiunto l’asteroide binario Didymos potrà operare grazie anche al contributo di Leonardo. Leonardo ha realizzato i pannelli della missione (PVA) a Nerviano (Milano), mentre Beyond Gravity è responsabile del solar array, ovvero la struttura e i meccanismi che muovono i pannelli. Due ali con tre pannelli ciascuna per un totale di circa 14 m2 e oltre 1.600 celle, ciascuna grande quasi il doppio di una carta di credito, alimenteranno la sonda.

Progettati e qualificati per funzionare a temperature comprese tra -100°C e +140°C, i pannelli continueranno a erogare energia anche con il Sole molto lontano, ricevendo solo il 17% della luce solare rispetto a un satellite posto nell’orbita terrestre. Nelle fasi della missione in cui la sonda sarà più distante, i pannelli solari genereranno circa 800 W, pari all’energia necessaria per alimentare un piccolo forno a microonde. Per Leonardo, Hera è la terza missione ESA che richiede pannelli fotovoltaici in grado di operare in condizioni di così scarsa illuminazione e a una distanza così elevata dal Sole: il primo esempio è stata ROSETTA (verso una cometa), e il caso più recente, JUICE (verso Giove, a 800 milioni di chilometri dal Sole!). Come si testano i pannelli solari per lo spazio? Tutti i satelliti e le sonde nello spazio necessitano di ali speciali per volare: potenti pannelli solari che forniscono energia all’intera missione. Come tutte le componenti della missione Hera, anche i pannelli fotovoltaici hanno dovuto superare diversi test prima di potersi considerare pronti per il lancio. Innanzitutto, vengono eseguiti test di termovuoto sui singoli pannelli per verificare la resistenza delle celle e di tutte le altre componenti alle temperature estreme, calde e fredde, ed in condizioni di vuoto.

Poi c’è la campagna meccanica, dove i pannelli sono integrati all’ala e sottoposti a forti vibrazioni e carichi acustici (un subwoofer è posizionato davanti all’ala, emettendo suoni forti come in un concerto rock). Questo test ha lo scopo di simulare le sollecitazioni del lancio, soprattutto considerando che i pannelli solari, essendo montati all’esterno del satellite, sono esposti a maggiori rischi. Per verificare eventuali danni, oltre ad osservare le celle ad occhio nudo, gli ingegneri e i tecnici effettuano ulteriori test per verificare che non sia sfuggito nulla. Si inizia con il flasher test durante il quale si illumina il pannello con una lampada che simula la luce del Sole per verificare che generi la potenza prevista dalla missione. Dopo il flasher test, viene eseguito il test dell’elettroluminescenza (ELM), uno dei test principali che evidenzia anche le più piccole imperfezioni delle celle fotovoltaiche. Il test consiste nel far passare corrente attraverso le celle solari del pannello che quindi si accendono. Alimentandole si comportano come se fossero LED e, una volta illuminatesi, è possibile ispezionarle attentamente, rilevando anche il più piccolo difetto nella loro struttura. In caso di anomalie durante tutti questi test, le celle possono essere sostituite. 2 I test finali sono i “deployment test”, che vengono svolti a seguito del montaggio delle “ali” al satellite. In questo caso i test sono due: cold e hot deployment test. Entrambi verificano che le “ali” siano state agganciate correttamente al corpo del satellite e si aprono e si chiudono come previsto.

Tutti i giunti devono essere perfettamente allineati e coordinati. Il cold deployment test è un test più cauto, eseguito manualmente da tecnici esperti. L’hot deployment è invece il test finale per i pannelli solari durante il quale i meccanismi si aprono controllandoli direttamente dal satellite come se fosse in configurazione di volo. Una volta completato l’ultimo test, i pannelli vengono smontati dal satellite e chiusi in una “cassaforte” fino alla data di lancio. La missione Hera dell’ESA Hera è una missione di difesa planetaria dell’Agenzia spaziale europea (ESA), il cui lancio è previsto nell’ottobre 2024. Si incontrerà alla fine del 2026 con l’asteroide binario Didymos e la sua luna Dimorphos, che, nel settembre 2022, è stata colpita dalla missione DART della NASA, effettuando con successo il primo test nella storia di deflessione di un asteroide spostando la sua orbita. Le due missioni, DART ed Hera, supportate dagli stessi team internazionali di scienziati e astronomi attraverso la collaborazione Asteroid Impact and Deflection Assessment (AIDA), hanno l’obiettivo comune di testare e studiare la fattibilità di modificare intenzionalmente il movimento di un corpo celeste per essere pronti, un giorno, a tutelare la sicurezza del nostro pianeta. Dopo il successo di DART della NASA, che ha raggiunto l’obiettivo, anche grazie all’accuratezza del sensore d’assetto stellare di Leonardo, la sonda Hera dell’ESA tornerà sull’asteroide binario per condurre un’indagine ravvicinata del cratere lasciato da DART. Acquisendo dati ravvicinati, Hera contribuirà a trasformare l’esperimento di impatto su larga scala di DART in una tecnica di deflessione consolidata e ripetibile, pronta per essere utilizzata nel caso in cui venga rilevato un asteroide diretto verso la Terra. Non solo, Hera studierà anche le caratteristiche di Didymos e Dimorphos perché anche gli asteroidi sono considerati fonti di metalli rari. Gli asteroidi sono un pericolo reale?

Secondo l’ESA, ad oggi sono stati scoperti circa 33.800 asteroidi che orbitano “vicino” alla Terra (Near-Earth asteroids, NEAs) con una traiettoria entro 45 milioni di km dall’orbita del nostro pianeta. Tuttavia, gli asteroidi per cui c’è una probabilità di impatto sono circa 1.500 (NEAs in risk list). Anche se gli studi e le statistiche fino ad oggi non destano preoccupazione, è comunque possibile che, prima o poi, un asteroide possa incrociare la rotta del pianeta Terra e rappresentare una vera minaccia per le popolazioni.

L’Accademia Italiana Videogiochi protagonista a Maker Faire

L’Accademia Italiana Videogiochi protagonista a Maker Faire


L’Accademia Italiana Videogiochi protagonista a Maker Faire


L’Accademia Italiana Videogiochi protagonista a Maker Faire – askanews.it

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Roma, 19 ott. (askanews) – L’Accademia Italiana Videogiochi (AIV) è tra le realtà protagoniste di Maker Faire Rome 2023 “The European Edition”, in programma dal 20 al 22 ottobre 2023 alla Fiera di Roma. La grande rassegna che celebra l’innovazione darà, infatti, ampio spazio al videogaming dedicandogli l’area EdTech, con l’obiettivo di diffondere una maggiore conoscenza e consapevolezza delle opportunità che questo settore può offrire. Per realizzare questa nuova area – la Camera di Commercio di Roma che promuove e organizza la kermesse – ha coinvolto l’Accademia Italiana Videogiochi riconoscendola come uno dei più importanti attori dell’industria italiana dei videogiochi. L’Accademia si conferma così come un punto di riferimento nel panorama italiano e internazionale per la formazione e lo sviluppo di talenti nel settore dei videogiochi. La sua collaborazione con Maker Faire Rome 2023 è un perfetto esempio di come il gaming possa essere utilizzato non solo come forma di intrattenimento, ma anche come strumento educativo e culturale. Per l’occasione, l’Accademia Italiana Videogiochi (AIV) celebrerà la creatività declinandola nel mondo del gaming.

Si chiama ‘Perfect Human Experience’ l’installazione pensata da AIV per Maker Faire Rome 2023, e permetterà a tutti i visitatori di compiere un percorso alla riscoperta del genio e del seme creativo che si cela in tutti noi, conciliando intelligenza artificiale ed emotiva.  La performance esperienziale potrà essere vissuta in quattro aree distinte dello stand, con un effetto a crescere che lo porterà passo dopo passo a ripercorrere un viaggio fatto di emozioni e sorprese, le stesse che vivono studentesse e studenti a partire dal loro primo approdo in Accademia fino all’inserimento nel mondo del lavoro. Sarà un percorso immersivo e altamente coinvolgente, che ogni visitatore potrà sperimentare in prima persona. La performance sarà attiva in quattro momenti di ogni giornata: due la mattina e due il pomeriggio, per la durata di un’ora. Ma ci saranno tanti altri buoni motivi per visitare lo stand dell’Accademia: demo giocabili, sviluppo e illustrazione di nuovi software, game jam, playtest e talk divulgativi sullo sviluppo di videogiochi.

Il viaggio svolto durante i tre giorni alla Maker Faire proseguirà con il progetto AIV CAMP: giornate aperte a ragazzi, docenti e genitori che avranno lo scopo di raccontare quel che sottende allo sviluppo di un prodotto di intrattenimento interattivo. Descrivendo l’industria dei videogiochi, le dinamiche aziendali dello sviluppo e le professioni coinvolte, i partecipanti avranno modo di comprendere quali sono le competenze necessarie per inserirsi sia nell’industria della produzione di videogiochi, sia negli ambiti produttivi diversi dall’intrattenimento (simulazione, architettura, formazione ecc) in cui tali competenze possono essere applicate. L’obiettivo specifico del progetto è la diffusione della cultura digitale e l’orientamento alla professionalizzazione dei suoi giovani, contribuendo alla conoscenza di scienze, tecnologie, linguaggi dell’interattività, simulazioni virtuali e opere interattive, con particolare attenzione alle competenze professionali richieste nell’industria videoludica e audiovisiva in genere (hard/soft skills). L’obiettivo generale è infondere la consapevolezza del videogioco non solo come passatempo, ma come prodotto industriale; non solo come intrattenimento, ma come piattaforma utile a campi come quello formativo o terapeutico e quindi per sbocchi professionali in settori diversi da quello di riferimento. La presenza di AIV a questa edizione di Maker Faire coincide con il ventennale dell’Accademia, che in questi anni si è costruita una posizione di leadership nella formazione in ambito videoludico, diventando una riconosciuta eccellenza nel settore. La base del successo è l’aver puntato su innovazione, tecnologia e creatività, incentrando il lavoro sulla persona intesa come “perfect human”, dotata di creatività tecnica (hard skills) e intelligenza emotiva ( soft skills).

Lo spazio di AIV sarà allestito nella nuova area LEARN uno spazio speciale sull’universo dei videogiochi all’interno della mostra organizzata dalla Camera di Commercio di Roma. Da anni l’Accademia è impegnata nel supportare istituzioni scolastiche, istituzioni e MDL (Mondo Del Lavoro) nella creazione di percorsi professionalizzanti allineati con le richieste del mercato globale dell’industry dei videogiochi, attraverso la promozione di progetti educativi che utilizzano i videogiochi come strumento di apprendimento interdisciplinare. Grazie al suo approccio distintivo, AIV cura la crescita professionale dei propri studenti, valorizzando e rafforzando le loro attitudini personali. Il punto forte di AIV a Maker Faire sarà proprio la presenza degli studenti, veri protagonisti dell’evento, che effettueranno dimostrazioni pratiche, spiegheranno metodi e flussi di lavoro e si metteranno a disposizione per fare rete e creare nuove connessioni. L’Accademia Italiana Videogiochi nasce nel 2004 ed è il primo centro formativo in Italia dove gli appassionati del videogioco, sia come arte che come forma di intrattenimento, possono apprendere la professione dello sviluppatore, lavorare in maniera creativa e flessibile e acquisire competenze aggiornate agli ultimi standard. Nel 2005 AIV diviene eccellenza del settore secondo la Relazione Informativa del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie e raccoglie l’interesse di tutti i maggiori media nazionali di rilievo. Attualmente, nelle sedi di Roma e Milano, svolge corsi di Game Programming, 3D Art, Game Design, Narrative Design, Character Animation, Strategic Writing e Musica. Dal 2023 AIV è ufficialmente UATC: Centro di Formazione di Unreal Engine autorizzato da Epic.

OpenAI tratta col designer dell’iPhone per un primo device IA

OpenAI tratta col designer dell’iPhone per un primo device IARoma, 28 set. (askanews) – OpenAI vuole costruire l’”iPhone” dell’intelligenza artificiale e a questo scopo è in trattativa con il designer Jony Ive – l’ex designer della Apple – e con la SoftBank di Masayoshi Son per lanciare il device che dovrà rendere popolare l’IA. Il fondo giapponese, in particolare, dovrebbe finanziare l’operazione con un miliardo di dollari. Lo riferisce oggi il Financial Times.

Sam Altman, il numero uno di OpenAI, ha intercettato Ive – che dopo essere uscito da Apple ha fondato LoveFrom – per chiedergli di sviluppare il primo device consumer, secondo tre fonti interpellate da FT. E i due avrebbero già avuto delle riunioni a San Francisco per mettere assieme le idee. L’idea è quella di creare un oggetto che consenta agli utenti un’esperienza intuitiva e diretta, così come Apple fece con l’iPhone.

Masayoshi Son entra nell’operazione perché vorrebbe un ruolo centrale per il designer di chip Arm, di proprietà di SoftBank, recentemente sbarcato in borsa con la IPO più ricca dell’anno. La prospettiva è quella di creare una nuova compagnia con la presenza delle tre entità, in cui SoftBank metterebbe un miliardo di dollari. Le discussioni sono state definite “serie”.

Secondo la Nasa la prossima eclissi solare consentirà grandi scoperte

Secondo la Nasa la prossima eclissi solare consentirà grandi scoperteRoma, 27 set. (askanews) – L’eclissi solare totale in arrivo la prossima settimana che coprirà parti degli Stati Uniti occidentali offre un’opportunità “mozzafiato” per sondare i continui misteri dell’interno della nostra stella e l’impatto che la radiazione solare ha sull’atmosfera terrestre, Lo ha detto lo scienziato del programma eliofisico della NASA Madhulika Guhathakurta.

La Lituania punta sul biotech: un hub per le scienze della vita

La Lituania punta sul biotech: un hub per le scienze della vitaVilnius, 20 set. (askanews) – La Lituania rilancia la propria scommessa sulle Scienze della vita e sul biotech e lo fa con l’evento Life Sciences Baltics in corso nella capitale Vilnius. Una due giorni che ha riunito attori istituzionali, ricercatori e molte aziende e che è stata aperta dalla ministra dell’Economia della Lituania, Ausrinè Armonaitè. “Siamo molto felici di organizzare questo evento internazionale sulle Scienze della vita – ha detto ad askanews -; siamo sicuri di avere qualcosa da dare in questo campo ai nostri partner globali. Entro il 2030 la Lituania si è data l’obiettivo di arrivare al 5% del PIL prodotto dalle Life Sciences, siamo consapevoli che è un traguardo molto impegnativo, ma avendo le nostre università, le nostre imprese, la nostra ambizione e i nostri sogni, e anche amici da tutto il mondo, pensiamo che sia un obiettivo raggiungibile”.

Grazie a una storica vocazione del Paese verso la ricerca, in particolare quella nel settore della biologia, unita anche a un regime di tasse vantaggioso, la Lituania si presenta come un attrattore di investimenti internazionali e l’obiettivo dichiarato è quello di vederli crescere ancora di più. Partendo dai successo delle aziende e delle startup locali che stanno ottenendo riconoscimento in Europa e nel mondo e che portano oggi l’industria delle life sciences a valere il 3% del Pil della Lituania, rispetto a una media europea intorno all’1%. “La ricerca per noi è molto importante – ha aggiunto la ministra dell’Economia – e il nostro obiettivo è di attrarre nelle nostre università sempre più talenti da tutto il mondo”. Tra questi, per esempio, Stephen Knox Jones, genetista statunitense che ha portato il proprio laboratorio di ricerca che studia le modifiche al DNA all’università di Vilnius e ha preso parte a Life Sciences Baltics. “Ci concentriamo in particolare sui modi più sicuri ed efficaci – ci ha spiegato il professore – per fare queste modifiche al codice genetico. Nello specifico ci occupiamo di due aspetti: il modo in cui identificare il punto sul quale si deve intervenire e, soprattutto, come garantire che la modifica sia quella che vogliamo fare e non riguardi altri aspetti del genoma”. È chiaro, anche da questi temi di ricerca, che le implicazioni sono enormi e riguardano certamente la scienza, ma anche l’etica, oltre che il confronto con il grande business. Temi che sono importanti da ribadire, soprattutto qui, perché si punta molto sulla collaborazione tra università e imprese. Le università della Lituania producono ogni anno tra 5 e 7mila esperti in materie STEM e la domanda di posti di lavoro nei settori tecnologici, del biotech in particolare, è in forte crescita, così come in crescita sono le retribuzioni. “Oggi – ha spiegato Tomas Andrejaukskas, presidente della LithuaniaBIO, Associazione di Biotecnologia del Paese – il settore è molto attrattivo per gli aspetti finanziari e, soprattutto, per le prospettive che offre”. Prospettive che riguardano le scienze della vita, ma anche altri ambiti di ricerca, come per esempio l’intelligenza artificiale, tema verso il quale la ministra Armonaitè ha mostrato attenzione “dal punto di vista dell’innovazione. Non si può pensare di gestirlo solo dal punto di vista regolatorio”. E anche questo esempio si inserisce alla perfezione nel solco dell’apertura al nuovo che la Lituania rivendica con forza: più innovazione e meno burocrazia, per dirla con uno slogan. “Siamo un Paese piccolo, ma con una storia secolare di popolo di mercanti. Quello che produciamo qui deve essere applicabile su scala globale. Essendo piccoli dobbiamo per forza essere locali, ma dobbiamo pensare in modo globale”, ha concluso la ministra dell’Economia.

Un passo in questo senso è la volontà di fare di Vilnius un vero e proprio hub delle scienze della vita, unendo e rinforzando tutti gli elementi che già esistono, a partire dalle eccellenze accademiche. Eventi come questa nuova edizione di Life Science Baltics vanno nel senso di promuovere il Paese, potenziare le sinergie e le relazioni, oltre che di dare un quadro dello stato della ricerca. E che tutto ciò avvenga all’interno dell’Unione europea, ma anche a circa 50 km dal confine, piuttosto caldo, con la Bielorussia di Lukashenko è un altro elemento significativo di questa storia. (Leonardo Merlini)