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Animal Equality: “Cavalli per ippoterapia diventati carne da macello”

Animal Equality: “Cavalli per ippoterapia diventati carne da macello”Roma, 8 mar. (askanews) – Sono otto le persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al maltrattamento di animali nella provincia di Caserta: fingevano di acquistare cavalli da utilizzare per l’ippoterapia che invece venivano rivenduti per essere macellati o impiegati nelle corse clandestine. I cavalli, provenienti da vari allevamenti italiani, venivano dirottati presso un’azienda della città di Santa Maria Capua Vetere che, in base al loro stato di salute, li commerciava illegalmente mandandoli al macello.


La macellazione dei cavalli per il consumo umano è una pratica crudele, denuncia da tempo Animal Equality assieme ad altre organizzazioni per la protezione degli animali. Questo caso di cronaca dimostra ancora una volta la necessità di vietare la macellazione di questi animali in Italia. Nel nostro Paese, spesso, i cavalli non destinati al consumo alimentare (perché per esempio provenienti dalle corse ippiche) vengono comunque macellati e la loro carne venduta ai consumatori.


Una pratica che Animal Equality definisce “illegale e pericolosa”, in particolare per via dei farmaci veterinari che sono stati somministrati a questi animali nel corso della loro vita e che non sono adeguati al consumo umano. Il fatto che questa violazione della normativa avvenga in maniera sistematica dimostra che l’attuale sistema di controlli a livello nazionale non è sufficiente a garantire la tutela di questi animali né dei cittadini, esposti a rischi di salute, secondo l’organizzazione. L’Italia è il maggior importatore di carne di cavallo del mondo e il primo consumatore in tutta Europa, ricorda ancora Animal Equality. I cavalli uccisi al mattatoio sono vittime di gravi condizioni di trasporto su camion affollati dove trascorrono lunghe ore in piedi, subendo lesioni, sviluppando febbre da trasporto (una malattia respiratoria associata al trasporto su lunghe distanze), perdita di peso, affaticamento e disidratazione.


L’organizzazione internazionale per la protezione degli animali allevati a scopo alimentare Animal Equality ha rivolto una petizione al Governo per chiedere di vietare anche in Italia, come già accaduto in Grecia, la macellazione dei cavalli. Si tratta di animali sensibili e intelligenti che in molti considerano animali da compagnia, ma che sono ancora oggi condannati a soffrire durante il trasporto a lunga distanza tra i paesi che li commerciano, diretti verso un’uccisione crudele. Dopo le manifestazioni davanti al Duomo di Milano per chiedere di vietare la macellazione di questi animali, in riferimento al lavoro di Animal Equality, l’On. Carmen di Lauro, componente della Commissione Affari Sociali, ha presentato un’interrogazione parlamentare, sottoscritta anche dagli On. Andrea Quartini e Gaetano Amato e rivolta al Ministro della Salute, per chiedere il “riconoscimento dello status di ‘animale d’affezione’ anche per gli equidi”.

Il garante per la privacy ha avviato un’istruttoria su “Sora” di OpenAI

Il garante per la privacy ha avviato un’istruttoria su “Sora” di OpenAIRoma, 8 mar. (askanews) – Il Garante Privacy ha avviato una istruttoria nei confronti di OpenAI, la società statunitense che nelle scorse settimane ha annunciato il lancio di un nuovo modello di intelligenza artificiale, denominato “Sora”, in grado, da quanto annunciato, di creare scene dinamiche, realistiche e fantasiose, partendo da poche istruzioni testuali.


Considerate le possibili implicazioni che il servizio “Sora” potrebbe avere sul trattamento dei dati personali degli utenti che si trovano nell’Unione europea e in particolare in Italia, l’Autorità ha chiesto ad OpenAi di fornire una serie di chiarimenti. Entro 20 giorni, la società dovrà precisare se il nuovo modello di intelligenza artificiale sia un servizio già disponibile al pubblico e se venga o verrà offerto ad utenti che si trovano nell’Unione Europea, in particolare in Italia. OpenAI inoltre, spiega il Garante, dovrà chiarire al Garante una serie di elementi: le modalità di addestramento dell’algoritmo; i dati raccolti ed elaborati per addestrarlo, specialmente se si tratti di dati personali; se tra questi vi siano anche particolari categorie di dati (convinzioni religiose, filosofiche, opinioni politiche, dati genetici, salute, vita sessuale); quali siano le fonti utilizzate.


Nel caso in cui il servizio venga o verrà offerto a utenti che si trovano nell’Ue, il Garante ha chiesto in particolare alla società di indicare se le modalità previste per informare utenti e non utenti e le basi giuridiche del trattamento dei dati forniti di quanti accedono al servizio siano conformi al Regolamento europeo.

Covid ancora in calo: questa settimana 988 i nuovi positivi (-9,5%)

Covid ancora in calo: questa settimana 988 i nuovi positivi (-9,5%)Roma, 8 mar. (askanews) – In merito all’andamento della situazione epidemiologica da Covid-19, il ministero della Salute specifica che nella settimana compresa tra il 29 febbraio e il 6 marzo si registrano: 998 nuovi casi positivi con una variazione di -9,5% rispetto alla settimana precedente (erano stati 1.103), 31 deceduti con una variazione di -20,5% rispetto alla settimana precedente (39). 130.090 i tamponi effettuati con una variazione di -1,8% rispetto alla settimana precedente (132.482). Il tasso di positività dell’0,8% resta invariato rispetto alla settimana precedente. Per quanto riguarda gli accessi agli ospedali, il tasso di occupazione in area medica al 6 marzo 2024 è pari all’1,8% (1.090 ricoverati), rispetto al 1,9% (1.154 ricoverati) del 28/02/2024. Il tasso di occupazione in terapia intensiva al 6 marzo 2024 è pari allo 0,4% (31 ricoverati), rispetto allo 0,5% (45 ricoverati) del 28/02/2024.


“I numeri sono sempre più confortanti. L’impegno del Ministero della Salute continua ad essere orientato all’implementazione di processi e presidi di prevenzione per un Servizio sanitario sempre più resiliente e pronto a qualsiasi sfida”, dichiara Francesco Vaia, Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute.

Lo street artist Jorit spiega la sua foto con Putin e attacca Meloni

Lo street artist Jorit spiega la sua foto con Putin e attacca MeloniRoma, 8 mar. (askanews) – “Le foto del bacio di Meloni con Biden o Netanyahu dovrebbero far discutere quantomeno più della mia con Putin e invece la propaganda di guerra ci ha fatto credere che da una parte ci siano i buoni (Occidente) e dall’altra i cattivi (Russia, in futuro anche la Cina?) La recente visita in Russia è coerente rispetto al percorso di militanza artistica che porto avanti da anni e come le precedenti ambisce a diffondere un messaggio di pace: lo scrive lo street artist Jorit in un post su Instagram dopo le polemiche scatenate dalla sua foto assieme al presidente russo Putin. “Lungi da me elogiare Putin, ma come non rompere la bolla di propaganda che ci vuole in conflitto e sempre su più fronti? I politici europei devono immediatamente riprendere i contatti diplomatici, aprire un dialogo con la Russia. Bisogna fermare la guerra, bisogna costruire ponti tra i popoli, bisogna farlo ora!”, così sempre Jorit su Instagram.

Verbali di Amara: a Davigo 1 anno e 3 mesi anche in appello

Verbali di Amara: a Davigo 1 anno e 3 mesi anche in appelloBrescia, 7 mar. (askanews) – Nessuna revisione della condanna, nessuno sconto di pena: Piercamillo Davigo è stato condannato anche nel secondo grado di giudizio per il caso della diffusione dei verbali segreti sulla Loggia Ungheria. La Corte d’Appello di Brescia ha infatti confermato la condanna a 1 anno e 3 mesi di reclusione (con pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziario) per rivelazione del segreto d’ufficio, la stessa pena che venne inflitta all’ex consigliere del Csm nel giugno scorso nel processo di primo grado.


Davigo, ora in pensione, era presente in aula al momento della lettura del verdetto ma dopo la sentenza ha lasciato il palazzo di giustizia di Brescia senza rilasciare nessuna dichiarazione a telecamere e giornalisti. “Continuo ad essere convinto dell’innocenza del mio assistito. Leggeremo le motivazioni e ricorreremo in Cassazione”, ha commentato l’avvocato Davide Steccanella che lo difende insieme al collega Francesco Borasi. Il caso giudizario che ha travolto il magistrato simbolo della stagione delle inchieste di Tangentopoli riguarda il passaggio di mano e la successiva diffusione dei verbali con gli interrogatori segreti resi nel dicembre 2019 da Piero Amara, legale esterno di Eni, al pm milanese Paolo Storari: interrogatori in cui Amara aveva rivelato l’esistenza della cosiddetta “Loggia Ungheria”, un’associazione segreta che – secondo il legale siciliano – sarebbe stata in grado di pilotare nomine nella magistratura e nei più importanti incarichi pubblici. Rivelazioni che secondo il pm Storari andavano verificate tempestivamente, attraverso una serie atti investigativi e alcune iscrizioni nel registro degli indagati. Ma le sue richieste di procedere con indagini mirate sarebbero state ignorate dai vertici della procura Milano, tanto da spingerlo a consegnare il plico con i verbali di Amara all’allora consigliere del Csm Davigo. Dopo aver ricevuto i verbali da Storari, Davigo ne consegnò una copia all’allora vicepresidente del Csm David Ermini che nel corso della sua testimonianza nell’aula del Tribunale di Brescia assicurò: “Quei verbali li ho distrutti. Erano non utilizzabili, non firmati ed erano arrivati in modo non ufficiale”.


Ermini parlò comunque della vicenda con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mentre Davigo rivelò il contenuto dei verbali all’allora procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, all’ex presidente della Suprema Corte, Pietro Curzio, e tre componenti del comitato di Presidenza del Csm. Tra gli altri, fu messo al corrente della vicenda anche l’allora presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, il senatore pentastellato Nicola Morra. Una copia di quei verbali secretati che fu anche consegnata ad alcuni organi di stampa: una fuga di notizie che ha portato sotto processo a Roma Marcella Contraffatto, ex segretaria di Davigo al Csm, poi prosciolta dalle accuse. Tra i presunti iscritti alla Loggia Ungheria figurava anche il nome dell’ex consigliere del Csm Sebastiano Ardita che, nella convinzione di aver subito un pesante danno di immagine dalla diffusione dei verbali, si è poi costituito parte civile nel processo contro Davigo. “Non c’è da sorpredersi, visto che in fondo l’imputato aveva anche confessato di aver commesso i reati per i quali oggi è stata confermata la condanna”, ha puntualizzato dopo la lettura della sentenza l’avvocato di parte civile Fabio Repici che assiste Ardita. Secondo il legale, la sentenza di secondo grado ha “anche confermato che Davigo ha agito al fine di screditare Ardita in un momento delicato della vita del Csm e in un momento in cui Ardita al Csm era un ostacolo da abbattere”. La speranza, ora, è che “si possa mettere un punto su questo”. Perciò, ha sottolineato ancora Repici, “confido che a Milano si potranno individuare ed accertare le ragioni che portarono Piero Amara a verbalizzare le calunnie che furono poi divulgate da Davigo. Penso che si potranno individuare sia gli interessi che hanno mosso Amara sia i danti causa del suo operato”.


L’altro protagonista della vicenda, il pm Storari, è finito sotto processo per la stessa accusa ma è già stato assolto in via definitiva. Il magistrato milanese raccontò di aver consegnato i verbali con gli interrogatori secretati di Amara a Davigo come atto di “autotutela” di fronte al presunto “immobilismo” dei suoi diretti superiori che non intendevano – sempre secondo Storari – minare la credibilità di Amara, uno dei testimoni chiave della procura di Milano nel processo sulla presunta maxi corruzione di Eni e Shell in Nigeria che si è chiuso con l’assoluzione dell’ad di Eni, Claudio Descalzi, del suo predecessore Paolo Scaroni e di tutti agli altri imputati. Quanto è bastato per spingere la procura di Brescia, titolare nelle indagini che coinvolgono le “toghe” milanesi, ad avviare un’indagine nei confronti dell’allora procuratore di Milano, Francesco Greco, per far luce su eventuali omissioni nella gestione dell’inchiesta sulla Loggia Ungheria. Ma il fascicolo che vedeva l’ex capo della procura meneghina indagato per omissione d’atti d’ufficio è stato archiviato su richiesta degli stessi pm di Brescia. Di Francesco Catanzaro

Papa Francesco non legge il discorso: sono ancora raffreddato

Papa Francesco non legge il discorso: sono ancora raffreddatoRoma, 7 mar. (askanews) – Il Papa continua ad essere raffreddato. Anche questa mattina, ricevendo in udienza i membri della Pontificia Commissione per la tutela dei Minori, non ha letto il discorso e ha ammesso: “Sono ancora raffreddato”, lasciando poi la parola per la lettura del discorso a un suo collaboratore. Un raffreddamento che si trascinata da alcuni giorni. Anche ieri mattina, per l’udienza generale del mercoledì, il Papa aveva sottolineato: “Carissimi fratelli e sorelle, la catechesi di oggi la leggerà un mio aiutante perché ancora sono raffreddato e ancora non posso leggere bene, grazie”.

Dossieraggio, il procuratore nazionale antimafia Melillo: fatti di “estrema gravità” ma evitare “insinuazioni”

Dossieraggio, il procuratore nazionale antimafia Melillo: fatti di “estrema gravità” ma evitare “insinuazioni”Roma, 6 mar. (askanews) – “La richiesta di convocazione nasce anche da un esigenza dell’interesse pubblico a un’informazione completa, che eviti letture strumentali o insinuazioni”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo, Giovanni Melillo, nel corso dell’audizione in commissione parlamentare antimafia riguardo l’inchiesta di Perugia. “Ho chiesto di essere ascoltato affinché vengano colti i fatti e i problemi, e per allontanare il pericolo di disinformazione, di speculazione e di letture strumentali di vicende che riguardano delicate funzioni statuali”, ha spiegato.


“Per tacere delle punte di scomposta polemica – ha detto ancora Melillo – che sembrano mirare non ad analizzare la realtà e contribuire alla sua comprensione e all’avanzamento degli equilibri del sistema, ma ad incrinare l’immagine dell’ufficio e a delegittimare l’idea di istituzioni neutrali come la Procura nazionale antimafia e magari anche la Banca d’Italia”. Comunque “il nostro sistema antiriciclaggio è visto con ammirazione da tutto il mondo”. “Tutto ciò non toglie nulla alla gravità delle cose in corso di individuazione nell’inchiesta del collega Cantone, che è estrema. Ma è estrema anche la complessità dell’uso delle banche dati nelle quali confluiscono queste e non meno delicate informazioni che è necessario raccogliere a fini di prevenzione e repressione dei reati”. Lo ha detto Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, nel corso della audizione in Commissione parlamentare antimafia. Comunque “le Sos sono strumenti delicatissimi e importantissimi. Contengono dati, notizie, informazioni in grado di profilare chiunque, e rivelare la natura delle nostre relazioni sociali”. Per questo serve “il massimo rigore nelle procedure di accesso e di controllo successivo”.

Dossieraggio, Lotito chiede di essere ascoltato dai pm sul caso della Salernitana

Dossieraggio, Lotito chiede di essere ascoltato dai pm sul caso della SalernitanaRoma, 5 mar. (askanews) – Il presidente della Lazio Claudio Lotito, nelle prossime ore, chiederà di essere sentito dai pubblici ministeri di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulle accuse rivolte al presidente della Figc, Gabriele Gravina. Il legale storico del manager biancoceleste e senatore di Forza Italia, l’avvocato Gian Michele Gentile, spiega: “Chiederà di essere sentito per la questione della Salernitana calcio che ancora oggi è una ferita aperta per il presidente e ha comportato molti danni”.


Il fascicolo seguito dal pm Maria Sabina Calabretta e dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, al momento senza indagati o ipotesi di reato, è all’attenzione della procura in relazione ad una segnalazione della Dnaa e che avrebbe ad oggetto “presunte attività illecite – come emerge dalle carte dell’indagine di Perugia – poste in essere da Gabriele Gravina”, il presidente della Figc. Nei mesi scorsi – si ricorda – Lotito era già stato ascoltato dai magistrati di Perugia e dopo l’atto istruttorio “la Guardia di Finanza – ha spiegato il penalista – ha acquisito la documentazione che abbiamo messo a disposizione”. Comunque – ha ribadito l’avvocato Gentile – “Lotito chiederà di essere sentito per la questione della Salernitana Calcio che ancora oggi è una ferita aperta per il presidente e ha comportato molti danni anche in sede civile”.


“La richiesta di essere ascoltato in procura a Roma non riguarderà certo le presunte accuse a Gravina, ma avrà ad oggetto la vicenda della vendita della Salernitana Calcio e in particolare sui comportamenti messi in atto dai trustee”, ribadisce l’avvocato Gian Michele Gentile, difensore del presidente della Lazio, Claudio Lotito. Da parte sua, oggi, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, in un intervento al Tg1 in relazione a quanto affermato dai media nell’inchiesta di Perugia, ha detto: “Confondono strumentalmente il piano politico con fatti personali sono due cose diverse. Lo fanno strumentalmente”.

Morta l’ex brigatista rossa Barbara Balzerani (partecipò al sequestro Moro)

Morta l’ex brigatista rossa Barbara Balzerani (partecipò al sequestro Moro)Roma, 4 mar. (askanews) – L’ex terrorista ed appartenente alle Brigate rosse, Barbara Balzerani, è morta oggi a Roma, al termine di una lunga malattia. Dal 2011 era tornata definitivamente in libertà.


La scrittrice, Silvia De Bernardinis, su facebook, è stata tra le prime oggi ad informare del decesso di Barbara Balzerani: “Ciao Barbara, comunista rivoluzionaria – dice – più semplicemente e soprattutto ‘sorella a me’, come mi dicevi, come ci dicevamo”.Dal giorno del suo arresto, nel mezzo del 1985, fino alla concessione della libertà vigilata nel 2006 mentre infuriava l’inchiesta Calciopoli, non si è mai pentita per il coinvolgimento con le Brigate rosse, la partecipazione ad azioni eversive. Questo dato viene ripetuto dai familiari delle vittime degli anni di piombo e dagli inquirenti dell’epoca che non dimenticano “l’importante ruolo svolto dalle donne nell’organizzazione che stava facendo crollare l’Italia”, come dice un ex pubblico ministero che per tanti anni si è confrontato con indagini e processi e che oggi vuole rimanere anonimo. “Perché quella guerra è finita”, aggiunge.


Barbara Balzerani aveva 75 anni. Il ruolo svolto nel sequestro e nell’uccisione del segretario della Democrazia cristiana, Aldo Moro, ne contrassegnò senza dubbio il percorso. Il suo nome di battaglia, allora, era ‘Sara’ e con quello prese parte, nel 1981, anche al sequestro del generale americano James Lee Dozier. Dopo l’arresto, in carcere, assunse il ruolo di sostanziale portavoce dell’organizzazione. Così rivendicò l’omicidio dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti.Gli archivi ricordano che nel ’93 la Balzerani, in un’intervista, ammise di provare “un profondo rammarico per quanti sono stati colpiti nei loro affetti a causa di quegli avvenimenti e che continuano a sentirsi offesi ad ogni apparizione pubblica di chi, come me, se ne è reso e dichiarato responsabile”. Conclusa o quasi la detenzione era diventata scrittrice. Nell’ultimo testo scritto, nel 2020, ‘Lettera a mio padre’, si legge: “Mi chiedevi dove avessi fallito con me. Come fosse stato possibile che non mi avessi fermata in tempo. Ti dicevo che non avevi colpe. Che non avresti potuto fare nulla”.


 

Terrorismo, morta l’ex brigatista rossa Barbara Balzerani

Terrorismo, morta l’ex brigatista rossa Barbara BalzeraniRoma, 4 mar. (askanews) – L’ex terrorista ed appartenente alle Brigate rosse, Barbara Balzerani, è morta oggi a Roma, al termine di una lunga malattia. Dal 2011 era tornata definitivamente in libertà.


Dal giorno del suo arresto, nel mezzo del 1985, fino alla concessione della libertà vigilata nel 2006 mentre infuriava l’inchiesta Calciopoli, non si è mai pentita per il coinvolgimento con le Brigate rosse, la partecipazione ad azioni eversive. Questo dato viene ripetuto dai familiari delle vittime degli anni di piombo e dagli inquirenti dell’epoca che non dimenticano “l’importante ruolo svolto dalle donne nell’organizzazione che stava facendo crollare l’Italia”, come dice un ex pubblico ministero che per tanti anni si è confrontato con indagini e processi e che oggi vuole rimanere anonimo. “Perché quella guerra è finita”, aggiunge. Barbara Balzerani aveva 75 anni. Il ruolo svolto nel sequestro e nell’uccisione del segretario della Democrazia cristiana, Aldo Moro, ne contrassegnò senza dubbio il percorso. Il suo nome di battaglia, allora, era ‘Sara’ e con quello prese parte, nel 1981, anche al sequestro del generale americano James Lee Dozier. Dopo l’arresto, in carcere, assunse il ruolo di sostanziale portavoce dell’organizzazione. Così rivendicò l’omicidio dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti.


Gli archivi ricordano che nel ’93 la Balzerani, in un’intervista, ammise di provare “un profondo rammarico per quanti sono stati colpiti nei loro affetti a causa di quegli avvenimenti e che continuano a sentirsi offesi ad ogni apparizione pubblica di chi, come me, se ne è reso e dichiarato responsabile”. Conclusa o quasi la detenzione era diventata scrittrice. Nell’ultimo testo scritto, nel 2020, ‘Lettera a mio padre’, si legge: “Mi chiedevi dove avessi fallito con me. Come fosse stato possibile che non mi avessi fermata in tempo. Ti dicevo che non avevi colpe. Che non avresti potuto fare nulla”.