Stupro di gruppo a Palermo, un minorenne accusato ha confessato ed è stato scarceratoPalermo, 21 ago. (askanews) – Ha confessato davanti al gip del Tribunale dei minori uno dei giovani accusato dello stupro di gruppo di una ragazza 19enne, il 7 luglio a Palermo. Il ragazzo, che quando si è consumata la violenza era minorenne, ha ammesso le sue responsabilità dopo che i carabinieri hanno trovato in uno dei cellulari degli accusati un video: le immagini dimostrerebbero la sua presenza nel cantiere abbandonato dove la giovane è stata stuprata.
Il giovane è stato scarcerato e, su disposizione del gip, trasferito in comunità. La Procura ha annunciato che ricorrerà contro il provvedimento. Oggi sono in programma gli interrogatori del gip di tre dei sette giovani palermitani arrestati venerdì scorso con l’accusa di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza di 19 anni.
Dovranno vedersela anche con le rivelazioni del loro amico Angelo Flores, il cameraman, quello che ha ripreso le scene degli abusi. Lui era stato arrestato assieme ad altri due (e a un minorenne, all’epoca del fatto) il 3 agosto: poi era stato l’unico che aveva risposto alle domande del Gip Clelia Maltese, svelando i nomi di chi aveva partecipato alla violenza sessuale. Ad incastrare i sette, oltre alla denuncia della ragazza e ai referti dei medici dell’ospedale, ci sono anche le immagini di alcune telecamere di sorveglianza che hanno ripreso il tragitto dalla Vucciria, nella zona della movida dove avevano trascorso la serata, fino al cantiere abbandonato del collettore fognario. Lì sarebbe avvenuto lo stupro.
Al Meeting di Rimini si parla anche di rinnovabili e nucleareRoma, 21 ago. (askanews) – Il tema della fusione nucleare, delle stelle e del futuro del Pianeta, delle energie rinnovabili, è posto al Meeting di Rimini, con Marcella Marconi, direttore Osservatorio astronomico di Capodimonte, Istituto Nazionale di Astrofisica, Napoli e Ambrogio Fasoli, Direttore Swiss Plasma Center (Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne) Losanna, Presidente Consorzio EUROfusion.
“Nessuno può mettere in dubbio che nel nostro futuro energetico avranno grande importanza le energie rinnovabili – ha spiegato Fasoli – ma nessuno, al giorno d’oggi, può al tempo stesso sostenere che possiamo avere esclusivamente energia rinnovabile. Vediamo il caso della Germania che oltre a implementare l’energia rinnovabile ha costruito decine di centrali a carbone o a idrocarburi – esattamente ciò che non si deve fare per mantenere la salute del nostro Paese”. Sull’importanza dell’energia rinnovabile, Fasoli ha riportato un esempio: “Milano ha circa 2 milioni di abitanti, lo stadio di San Siro ha 80mila posti. Per alimentare in energia la città di Milano con combustibili fossili – ha aggiunto – dobbiamo riempire completamente lo stadio di San Siro di carbone. Quando la fusione funzionerà sulla terra non ci vorranno dei treni, penso che con il rimorchio della mia bicicletta alimenterò l’intera città di Milano”.
Al Meeting di Rimini si parla di parrocchie “green”Roma, 20 ago. (askanews) – Parrocchie ‘green’, attente alla transizione energetica e digitale. Un’energia vera è un’energia inesauribile: è questo il focus dell’incontro dal titolo Comunità energetiche e povertà energetica: la democratizzazione dell’energia, al Meeting di Rimini. È stato monsignor Filippo Santoro, arcivescovo emerito di Taranto a lanciare il tema. “La Cei – ha detto – ha costituito un tavolo costante di lavoro per favorire in tutte le diocesi e in tutte la parrocchie la costituzione di comunità rinnovabili, proposta creata durante la 49esima Settimana Sociale che si è svolta a Taranto. Abbiamo bisogno di circa 7 gigawatt di nuova produzione da fonti rinnovabili se vogliamo raggiungere l’obiettivo di emissioni nette zero nel 2050”, ha aggiunto l’arcivescovo. “In Italia ci sono 25.610 parrocchie; se si costituisse almeno una comunità energetica che produce al massimo possibile 200 kw o facendo nascere più comunità che arrivano a quella produzione possiamo arrivare a diminuire l’emissione del 2% di CO2 nel 2030 e possiamo arrivare ad eliminare totalmente le emissioni nel 2050”. In tal senso “la Chiesa italiana si è messa in cammino per investire nelle parrocchie. Certo, non si può fare in tutte le parrocchie, c’è da studiare soluzioni e poi vanno rispettati i decreti del governo, però che grande progresso che si riuscirebbe a fare”.
Da parte sua il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha ricordato che “fin dal 2019 la Regione Puglia ha emanato una legge sulle comunità energetiche, che ha ispirato immediatamente diversi luoghi tra cui Biccari che è già partita in questa direzione. Nonostante in Puglia siano già stati investiti 14 milioni di euro per sostenere la creazione delle Comunità energetica il processo è ancora bloccato”, ha però denunciato Emiliano. “Se escludiamo l’idroelettrico su cui non siamo competitivi, per fotovoltaico ed eolico siamo la prima regione italiana come capacità produttiva”. Emiliano ha poi sottolineato: “La Regione ha messo a disposizione qualche milione di euro – potremmo fare molto di più con l’aiuto del governo centrale – consentendo alle famiglie a basso reddito di installare su propria abitazione impianti di produzione di energia, di immettere surplus nella rete e con quello si riesce a ‘guadagnare’ dal surplus ri-alimentare il fondo”.
Per Fabrizio Iaccarino, Responsabile Sostenibilità e Affari Istituzionali Enel Italia, occorre “rimanere al passo con i tempi”. “Oggi Enel produce solo il 18% dell’energia elettrica italiana perché abbiamo quasi 2 milioni di produttori che siamo noi. Come società di distribuzione dell’energia elettrica – ha aggiunto – allacciavamo circa 60mila impianti da rinnovabili l’anno in tutta Italia, l’anno scorso 200mila, quest’anno al 30 luglio siamo a 220mila e supereremo le 350mila proiezione a fine anno”. Infine, Mario Antonio Scino, Capo di Gabinetto Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha ribadito: “I soldi ci sono, gli incentivi ci sono, l’11 settembre scade il termine per la nostra risposta, stiamo organizzando una delegazione per andare a chiudere la vicenda a Bruxelles”.
Meeting, cento anni fa nasceva Testori: la sua amicizia era liberaRimini, 20 ago. (askanews) – Il video che apre l’incontro sul centenario testoriano è quello dell’intervento di Testori al Meeting del 1989: “Cl non mi ha preso per teorie ma mi ha preso quando sono venuti tre o quattro a trovarmi, per una tenerezza che gran parte della società anche cristiana ha buttato via per inseguire uno stramorto progressismo”. Nella Sala Neri in Fiera a Rimini la sua voce ‘nebbiosa’ prosegue: “La cosa che mi ha fatto più dolcezza è vedere quanti giovani ci lavorano da chi lo costruisce e chi lo mette in atto a chi è lì e portano in auto, tutto gratuitamente, questa offerta di sé”.
Davide Dall’Ombra, direttore dell’Associazione culturale Casa Testori, chiede: “Come si arriva a quel 1989?”. Riccardo Bonacina, giornalista, fondatore anche di Vita, il primo settimanale dedicato interamente al mondo del volontariato, era fra quei tre ragazzi citati da testori, che andarono a trovarlo. Volevano conoscerlo dopo averlo letto nel Corsera sulla strage di Via Fani. “Ci lasciò senza fiato. Aveva scritto di non avere reperito, nella cronaca della strage, ‘una domanda: non ci è stato concesso di imbatterci in una sola domanda religiosa’. Nacque un’amicizia che non è finita”. Diceva loro: non svendete la vita, il pensiero, le parole, prendetevi tutte le libertà che solo il sì all’unico Mistero vi permette di prendervi. Il rapporto con Testori è stata un’amicizia “senza dipendenza, un uomo che si è fatto padre di noi e figlio del nostro incontro”. Anche Emilia Guarnieri, cofondatrice del Meeting per l’amicizia fra i popoli, parte dagli editoriali: “Ci aveva colpito trovare qualcuno che poneva la questione del senso in un momento in cui la cultura ideologizzata nemmeno metteva in conto che il cristianesimo potesse essere un fattore nella vita. Nel marzo 78 mancavano due anni all’inizio del Meeting e quegli editoriali avevano a che fare con la gestazione del Meeting”. E con lui niente era scontato, arrivò anche il momento dell’incomprensione. “Leggendo i giornali qualcosa l’aveva disturbato, venni a saperlo e andai a trovarlo. Non ci siamo chiariti, abbiamo ritrovato il punto di tensione alla verità, e da lì siamo ripartiti, è partita una storia con Branciaroli e altri, storia che ha dato tantissimo al Meeting”.
La presenza di Testori al Meeting è continuata anche con la mostra nel 2013 dei suoi ‘Pugilatori’ e la pubblicazione dei suoi scritti nel volume ‘La maestà della vita’ a cura di Giuseppe Frangi e Davide Rondoni. Angela Demattè, drammaturga e attrice, interpreta dal vivo l’incipit della Monaca di Monza, dramma scritto da Testori, e afferma: “Questa monaca cerca l’amore in tutti i modi anche non leciti. Come faccio a stare al mondo con le mie contraddizioni, i miei dilemmi? Non lo so, ma posso metterli in gioco, che è quello che faceva Testori”.
Meeting, Zuppi striglia l’Ue: ha fatto poco per soluzione in UcrainaRimini, 20 ago. (askanews) – Ripete la parola pace senza mai stancarsi; chiede con forza una “pace giusta e sicura”, distinguendo tra aggressore e aggredito. Condanna “nazionalismi, razzismi e intolleranze” definendoli veleni di “menti e mani”. E accusa l’Unione europea di “aver fatto poco” nella ricerca di una soluzione della guerra in Ucraina. Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, apre il Meeting di Rimini in una giornata segnata da tre momenti principali: dapprima una intervista a IlSussidiario.net, il sito della Fondazione per la Sussidiarietà presieduta da Giorgio Vittadini; poi l’omelia alla solenne celebrazione che ha aperto ufficialmente la kermesse estiva; infine l’intervento alla tavola rotonda intitolata “Fratelli tutti. Testimonianza di un’amicizia operativa sulle orme di Papa Francesco”.
“Immaginare un mondo senza guerra non è una ingenuità. Il dialogo – sottolinea il porporato – non è accettare una pace ingiusta, ma trovare una pace giusta e sicura, non con le armi ma con il dialogo. Papa Francesco ci chiede di non abituarci alla guerra. A me, ma penso a tanti, ha commosso la commozione di Papa Francesco l’8 dicembre in piazza di Spagna, con tutto lo struggimento di far proprio il dolore del popolo ucraino, della sofferenza del popolo colpito dalla guerra. Dobbiamo continuare ad avere lo stesso struggimento, perché ogni giorno che passa tante persone che muoiono, è un odio che diventa ancora più profondo, è un inquinamento, davvero è una guerra mondiale a pezzi”, aggiunge l’arcivescovo di Bologna. “Pace non significa tradimento. Pace richiede giustizia e sicurezza. Non ci può essere una pace ingiusta. Non dimentichiamo che c’è un aggressore e un aggredito e deve esserci una pace sicura che possa permettere alle persone di guardare con speranza al futuro”.
La ricetta proposta dal cardinale Zuppi è “l’amicizia”, che è proprio la parola che dà il titolo alla 44esima edizione del Meeting di Rimini. “Il sogno di un’amicizia di tutti i popoli si scontra con razzismi e intolleranze, mai innocui e inermi perché sappiamo quanto avvelenano e armano menti, cuori e mani”. E quando “uno è intossicato” da inimicizie “non se ne rende più conto”, avverte Zuppi. “Quanto c’è bisogno di un mondo che diventa amico, in cui ognuno può essere amico, custodendo comunione per l’intera famiglia umana. Il sogno di un’amicizia fra tutti i popoli” però “si scontra con la tentazione di restare ripiegati su se stessi, o peggio di cercare sicurezza alzando nuove frontiere con antagonismi e polarizzazioni che perdono l’insieme, sempre pericoloso”. Inoltre si scontra “con pregiudizi che danno sicurezza, resistenti e amplificati dal digitale; con razzismi e intolleranze mai innocui e inermi perché sappiamo quanto avvelenano e armano menti, cuori e mani”. E “l’aria è inquinata da tante epidemie di inimicizia – conclude il cardinale di Bologna -. Quando uno è intossicato non se ne rende più conto, peggio, vuol dire che non ti rendi più conto, non ci sono più i sensori”. Non manca, da parte del presidente dei vescovi italiani, una stoccata all’Unione europea che, dice, “fa troppo poco”, mentre “dovrebbe fare molto di più”. “Deve cercare in tutti i modi di aiutare iniziative per la pace, seguendo l’invito di Papa Francesco a una pace creativa”. Di Serena Sartini e Paolo Tomassone
Ucraina, card. Zuppi: nostra missione è far tornare bimbi a casaRimini, 20 ago. (askanews) – La missione principale della Chiesa in Ucraina è quella “umanitaria”: “provare a capire cosa si può fare per il ritorno dei bambini ucraini nelle proprie case”. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Matteo Zuppi, all’incontro ‘Fratelli tutti. Testimonianza di un’amicizia operativa sulle orme di papa Francesco’ al Meeting di Rimini, durante il quale si è soffermato sui viaggi in Ucraina e in Russia fatti recentemente per conto di Papa Francesco: “Vivo con la consapevolezza di quanta gente prega per la pace”.
“L’amicizia sociale – ha detto Zuppi – è un liberare da tanta rabbia, odio, individualismo. La ‘Fratelli tutti’ di Papa Francesco raccoglie i tanti sogni della generazione che ci ha preceduto, che ci ha consegnato dopo la tragedia della Seconda Guerra mondiale i desideri e gli strumenti per un mondo di pace”. Una missione mossa dallo struggimento: “Papa Francesco ci chiede di non abituarci alla guerra – ha proseguito l’arcivescovo di Bologna -. A me ha commosso la commozione di Papa Francesco l’8 dicembre in Piazza di Spagna. Dobbiamo continuare ad avere lo stesso struggimento: ogni giorno che passa vuol dire tante persone che muoiono, l’odio diventa più profondo, l’inquinamento diventa più insopportabile. E’ davvero una guerra mondiale, non solo a pezzi, che già coinvolge tanto”.
La missione del card. Zuppi nasce da questo. E di fronte all’attesa che in tanti ripongono in questa missione, il presidente dei vescovi italiani ricorda: “Pace non significa tradimento. La pace richiede la giustizia e la sicurezza. Non ci può essere una pace ingiusta, premessa di altri conflitti, c’è un aggressore e un aggredito, e serve una pace sicura per il futuro”. “Vivo con la consapevolezza di quanta gente prega per la pace – ha concluso il cardinale -. Mi dà una responsabilità in più, ma anche il senso di una grande invocazione che ci spinge a trovare la via della pace”. Come per la pandemia, “dobbiamo fare tesoro anche di questo per trovare gli strumenti che possano comporre i conflitti”.
Ucraina, Zuppi: c’è aggressore e aggredito, pace sia sicura e giustaRimini, 20 ago. (askanews) – “Immaginare un mondo senza guerra non è una ingenuità. Il dialogo non è accettare una pace ingiusta, ma trovare una pace giusta e sicura, non con le armi ma con il dialogo”. Ne è convinto il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, che ha presieduto il dibatto Fratelli Tutti. Testimonianza di un’amicizia operativa sulle orme di Papa Francesco, nella giornata di apertura del Meeting di Rimini.
“Papa Francesco ci chiede di non abituarci alla guerra – ha aggiunto Zuppi-. A me, ma penso a tanti, ha commosso la commozione di Papa Francesco l’8 dicembre in piazza di Spagna, con tutto lo struggimento di far proprio il dolore del popolo ucraino, della sofferenza del popolo colpito dalla guerra. Dobbiamo continuare ad avere lo stesso struggimento, perché ogni giorno che passa tante persone che muoiono, è un odio che diventa ancora più profondo, è un inquinamento, davvero è una guerra mondiale a pezzi”:“Pace non significa tradimento – ha spiegato il porporato – la pace richiede a giustizia e richiede la sicurezza. Non ci può essere la pace ingiusta, ma deve essere giusta. Non dimentichiamo che c’è un aggressore e un aggredito e deve esserci una pace sicura che possa permettere alle persone di guardare con speranza al futuro”.
Meeting, Zuppi: amicizia non sia intimismo egoisticoRimini, 20 ago. (askanews) – E’ “l’amicizia” che “non deve essere intimismo egoistico” la parola chiave che utilizza il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, come fil rouge del suo intervento al dibattito “Fratelli Tutti. Testimonianza di un’amicizia operativa sulle orme di Papa Francesco”, prima giornata del Meeting di Rimini.
“La bellezza non è la perfezione – ha aggiunto Zuppi -. Ci sono purtroppo a volte, anche per motivi commerciali, tante immagini pornografiche, di stereotipi, di un’immaginario fasullo che crea delle sofferenze terribili”. Il porporato ha ricordato l’importanza “della bellezza dell’amicizia sociale che apre alla vita, che cambia la storia, che cambia la vita anche soltanto di un ragazzo che trova la propria dignità, il proprio valore, il valore di ognuno, che richiede anche una grande passione”, ha concluso Zuppi.
Papa Francesco invoca la pace in Ucraina, la preoccupazione per il NigerRoma, 20 ago. (askanews) – “Invochiamo la pace per tutte le popolazioni afflitte da guerre e violenze. Specialmente preghiamo per l’Ucraina, che da tanto tempo soffre”. Lo ha detto, tra le altre cose, Papa Francesco oggi all’Angelus. “Seguo con preoccupazione – ha anche affermato nella stessa sede il Pontefice – quanto sta accadendo in Niger e mi unisco all’appello dei vescovi per la pace e la stabilita nel Sahel. Prego per gli sforzi della comunità internazionale per trovare al più presto una soluzione pacifica per il bene di tutti. Preghiamo per il caro popolo nigeriano – ha anche detto – e invochiamo la pace anche per tutte le popolazioni ferite da guerre e violenze”.
Card. Zuppi: razzismi e intolleranze avvelenano menti e maniRimini, 20 ago. (askanews) – “Il sogno di un’amicizia tutti i popoli si scontra con razzismi e intolleranze, mai innocui e inermi perché sappiamo quanto avvelenano e armano menti, cuori e mani”. E quando “quando uno è intossicato” da inimicizie “non se ne rende più conto”. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Matteo Zuppi, nell’omelia della messa nel giorno d’apertura del Meeting di Comunione e liberazione a Rimini.
“Quanto c’è bisogno di un mondo che diventa amico, in cui ognuno può essere amico, custodendo comunione per l’intera famiglia umana – ha detto il card. Zuppi -. Il sogno di un’amicizia tutti i popoli” però “si scontra con la tentazione di restare ripiegati su se stessi, o peggio di cercare sicurezza alzando nuove frontiere con antagonismi e polarizzazioni che perdono l’insieme, sempre pericoloso”. Inoltre si scontra “con pregiudizi che danno sicurezza, resistenti e amplificati dal digitale; con razzismi e intolleranze mai innocui e inermi perché sappiamo quanto avvelenano e armano menti, cuori e mani”. E “l’aria è inquinata da tante epidemie di inimicizia – ha aggiunto il cardinale di Bologna -. Quando uno è intossicato non se ne rende più conto, peggio, vuol dire che non ti rendi più conto, non ci sono più i sensori”. “L’impegno dei cristiani, figli di un Dio amico degli uomini – secondo il presidente della Cei – è perché cresca il senso dell’appartenenza alla famiglia, all’unica famiglia umana”.