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Firmato a Roma accordo collaborazione Antonianum-Centro Islamico

Firmato a Roma accordo collaborazione Antonianum-Centro Islamico

Durante convegno “Energie di pace. Fare energia per la pace”

Roma, 13 mar. (askanews) – E’ stato firmato durante il convegno “Energie di pace. Fare energia per la pace” organizzato alla Pontificia Università Antonianum a Roma nel decennale dell’elezione di Papa Francesco, un accordo quadro di collaborazione tra la Pontificia Università Antonianum e dal Centro Islamico Culturale D’Italia, che sovrintende la Grande Moschea di Roma, per una collaborazione nell’ambito del quale dare vita ad una comunità energetica. Sullo sfondo si collocano importanti testi quali: la costituzione apostolica di Papa Francesco Veritatis gaudium relativa alle università e facoltà ecclesiastiche, il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019 da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb nel quale si sottolinea che “il dialogo, la comprensione, la diffusione della cultura della tolleranza, dell’accettazione dell’altro e della convivenza tra gli esseri umani contribuirebbero notevolmente a ridurre molti problemi economici, sociali, politici e ambientali che assediano grande parte del genere umano” e la Lettera Enciclica Fratelli Tutti del Papa nella quale si indica che “l’arrivo di persone diverse, che provengono da un contesto vitale e culturale differente, si trasforma in un dono”.
Erano presenti fr. John Puodziunas, Economo Generale dell’Ordine dei Frati Minori, l’Imam Nader Akkad, Grande Moschea di Roma, il dott. Abdellah Redouane, Segretario Generale del Centro Islamico Culturale d’Italia – Grande Moschea di Roma, fr. Massimo Fusarelli, Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori, il prof. Augustin Hernandez Vidales Rettore Magnifico della Pontificia Università Antonianum.
Un progetto condiviso di comunità energetica tra la Pontificia Università Antonianum ed il Centro Culturale Islamico d’Italia come primo esempio vivente di profonda collaborazione e sinergia tra le comunità di appartenenza: il progetto si colloca nel desiderio delle parti di dare concretezza alla Fratellanza Umana con buone e leali volontà, per invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una prima opportunità concreta per l’Italia, con particolare riguardo alla comunità cittadina di Roma Capitale, innesco progettuale aperto alle nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli.
Specificamente, il progetto congiunto di comunità energetica si pone come strumento attivo di diplomazia della cultura nel sentiero di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio. Tutti gli intervenuti hanno sottolineato la storicità del momento. Il Magnifico Rettore dell’Antonianum prof. Augustin Hernandez Vidales in apertura di convegno ha richiamato i tre ambiti della dimensione accademica: la ricerca, l’insegnamento e la ricaduta dell’attività accademica sul territorio. Occorre “Unire intenti per fare sì che le idee accademiche confluiscano insieme per un cambio di paradigma, desiderio auspicato dal Papa per il bene di tutto il mondo” e ricordando l’idea di fare rete a tutto campo come ripetuto nel cap. 4 della Veritatis Gaudium, ha sottolineato che l’Università non deve essere a se stante ma deve fare rete dove si trova perché più fitta è la rete meglio si realizza il desiderio del Papa, effettuare il cambio di paradigma.
Il Ministro generale fr. Massimo Fusarelli ha espresso grande soddisfazione per questo momento, significativo anche per la sua coincidenza con l’anniversario dell’elezione di Papa Francesco che dà la misura del cammino fatto in questi anni, “riuscire a coniugare il dato della fede con la storia, come un dato che appartiene alla profondità della nostra azione”. Fr. Fusarelli, che ha ricordato che nel 2025 saranno 800 anni dalla composizione del Cantico delle creature di san Francesco, citando Origene, “nova semper innovanda sunt”, le cose nuove devono sempre essere innovate, ha concluso: “Non ci limitiamo oggi ad aprire solo una porta, vogliamo rimanere su questo percorso”.
Il Segretario Generale del Centro Islamico Culturale d’Italia – Grande Moschea di Roma, dott. Abdellah Redouane, ha sottolineato come negli ultimi dieci anni i rapporti con il Vaticano si sono rafforzati: “Con la firma di oggi si aggiunge un nuovo tassello. Firmare un’intesa fra un ente islamico e uno cattolico è per noi molto importante perché si traccia esempio per altri da seguire: qui siamo sempre stati accolti bene e siamo felici di firmare questa intesa, daremo concretezza ai grandi discorsi”. L’ Imam Nader Akkad, Grande Moschea di Roma, ha sottolineato come si tratti di una firma epocale, “un patto comune per produrre energia per la pace e per donare energia” e nel ricordare che la comunità musulmana italiana è un modello per altre comunità mondiali, ha concluso: “Passaggio dal dialogo incartato al dialogo incarnato e con questa firma facciamo questa trasformazione”.

Regione Umbria: ok a 25 nuovi alloggi per combattere disagio abitativo

Regione Umbria: ok a 25 nuovi alloggi per combattere disagio abitativoRoma, 13 mar. (askanews) – “Potranno finalmente concretizzarsi due importanti interventi volti a ridurre il disagio abitativo a Gubbio e a Marsciano, previsti nel vecchio Piano di edilizia residenziale pubblica del 2010 ma che non sono iniziati per varie problematiche tecnico-amministrative. La Giunta regionale, infatti, ha provveduto a reperire le risorse necessarie anche a copertura del noto aumento dei costi dei materiali”. Ad affermarlo è l’assessore alle Politiche della casa della Regione Umbria, Enrico Melasecche, evidenziando le ricadute positive della delibera con cui la Giunta regionale ha rimodulato il Piano regionale di edilizia abitativa approvato nel 2010 e per il quale è stato firmato un Accordo di programma tra Regione e Ministero nel 2011.
“Gli interventi sulle varie linee del Piano, che vanno dalla nuova costruzione di alloggi, al recupero, ad interventi dentro piani urbanistici, sia di edilizia sociale che convenzionata – spiega – sono in gran parte conclusi e liquidati, quindi le modifiche odierne prevedono la sostituzione di interventi non avviati e sono in linea con quanto stabilito nell’Accordo di Programma”.
“A Marsciano – ricorda – era previsto il recupero di 13 alloggi. La Regione ha chiesto ad ATER di individuare lo stesso numero di alloggi da rendere fruibili nel territorio comunale. ATER ne ha acquistati 5 che sono già entrati a far parte del suo patrimonio di edilizia residenziale pubblica e ne ha individuati altri 8 da recuperare al fine di immetterli rapidamente sul mercato della locazione a canone sociale. Integreremo il finanziamento già stanziato con le risorse derivanti da economie di interventi già conclusi”.
A Gubbio, dove era prevista la costruzione di 10 alloggi da destinare alla locazione a canone sociale “è stata risolta la criticità riguardante l’assegnazione dell’area e il Comune ha approvato il progetto definitivo in variante al PRG, che prevede anche due alloggi in più. ATER ha già predisposto il progetto esecutivo – rende noto l’assessore – ed ha evidenziato la necessità di reperire un finanziamento integrativo, dovuto sempre agli aumenti eccezionali dei materiali da costruzione, di circa 1,155 milioni di euro rispetto all’importo stimato nel Piano che sarà coperto da risorse a carico della Regione Umbria, già individuate a bilancio”.
In conclusione – sottolinea l’assessore – “nessuna risorsa disponibile per l’edilizia abitativa viene sprecata ma, grazie all’efficace gestione e all’attenzione rivolta alle esigenze abitative su tutto il territorio regionale, rispetto al vecchio Piano non solo mette a disposizione i 23 alloggi previsti, ad oggi non realizzati, ma ne aumenta anche il numero per cui gli alloggi complessivamente da realizzare passano da 286 a 288. Nonostante le notevoli difficoltà dovute al momento storico che stiamo vivendo, le Politiche per la casa della Giunta Tesei continuano a segnare passi avanti significativi nel conseguimento degli obiettivi altamente sfidanti che ci siamo dati come prospettiva di legislatura”.

Archivio centrale dello Stato, si inaugura “Lo scrigno della memoria”

Archivio centrale dello Stato, si inaugura “Lo scrigno della memoria”Roma, 13 mar. (askanews) – L’Archivio centrale dello Stato inaugura “Lo scrigno della memoria”, un percorso espositivo che ripercorre la storia d’Italia attraverso le preziose testimonianze custodite dall’Istituto. L’inedita narrazione si sviluppa all’interno di un nuovo e permanente spazio museale situato al piano terra del corpo centrale dell’edificio, nel cuore del complesso monumentale progettato per la mostra delle Forze Armate nell’ambito dell’Esposizione Universale del 1942, sede dell’Archivio dagli anni Cinquanta del Novecento.
L’inaugurazione si svolgerà il 14 marzo (alle 12) alla presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, mentre la mostra sarà aperta al pubblico a partire dal 22 marzo prossimo. L’esposizione si sviluppa attraverso pannelli testuali, teche espositive e apparati multimediali articolati lungo cinque aree tematiche. Protagonista del racconto, uno dei tre testi originali Costituzione della Repubblica Italiana conservato dall’Archivio. L’opera L’Italia dell’art. 5, realizzata dal Maestro Emilio Isgrò appositamente per l’Archivio ispirandosi ai principi della Carta Costituzionale, accoglie i visitatori al centro del Museo.
Assieme alla raccolta completa degli originali delle Leggi e dei decreti dall’Unità d’Italia fino ai giorni nostri e ai fondi della Consulta nazionale e dell’Assemblea Costituente, è possibile fruire di una selezione di documenti tra i più significativi per la storia del Nazione: il telegramma di Garibaldi al generale La Marmora (“Obbedisco”), l’elenco dei Mille di Marsala, i progetti per le opere governative per la nuova Capitale, la documentazione prodotta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri durante la Prima guerra mondiale, le bandiere delle associazioni operaie coinvolte nel cosiddetto biennio rosso e le fonti relative al regime fascista dalla marcia su Roma fino alla sua caduta.
Un posto di rilievo è riservato inoltre al materiale documentario sulle leggi razziali, sulla Seconda guerra mondiale, sull’attività di tutela e protezione dei beni culturali durante gli eventi bellici, sulla lotta di Liberazione, sulle stragi degli anni 1969-1980, recentemente declassificato in seguito alle direttive dei Presidenti del Consiglio Prodi, Renzi e Draghi. Il museo rende omaggio anche alla creatività e originalità italiana dedicando uno spazio al Made in Italy: brevetti e modelli che ripercorrono il processo sociale, economico e culturale dell’Italia post unitaria. “L’Archivio Centrale dello Stato è fin dalla sua istituzione un luogo in cui studiosi e ricercatori operano per indagare la storia della nazione. Spesso le carte conservano la memoria collettiva. Oggi si apre a un pubblico più vasto con un’iniziativa che ha il pregio di valorizzare documenti di eccezionale valore, capaci di trasmettere il senso profondo della nostra identità nazionale. Nello ‘Scrigno della memoria’ ognuno di noi potrà trovare le tracce di quel percorso che ha portato alla nascita e allo sviluppo dell’Italia, permettendoci di proseguire con maggior consapevolezza nel nostro essere nazione italiana”, dichiara Gennaro Sangiuliano.
Il nuovo ambiente, inoltre, svolge anche funzione di deposito e accoglie gli archivi personali dei Presidenti del Consiglio dei Ministri e di eminenti personalità della politica italiana. Il percorso museale che si sviluppa al suo interno è finalizzato alla valorizzazione del patrimonio e alla promozione della conoscenza della storia del Paese; si rivolge ad un pubblico eterogeneo e agli istituti scolastici che possono usufruire di specifiche visite storico-didattiche.
“Il progetto nasce per promuovere l’educazione al patrimonio e la conoscenza della storia del Paese e delle sue istituzioni democratiche- spiega il Direttore generale e Sovrintendente dell’Archivio centrale dello Stato, Andrea De Pasquale – seguendo le esperienze delle maggiori istituzioni archivistiche nazionali e internazionali, tra cui i National Archives and Records Administration (NARA) degli Stati Uniti e le Archives Nationales di Francia. La preziosa esposizione permette di ripercorrere la storia del Paese, dall’Unità ai nostri giorni, dal punto di vista politico, economico e sociale attraverso documenti, cimeli, materiali bibliografici, fotografici e audiovisivi, provenienti dai fondi dell’Istituto ed è rivolta in particolar modo alle nuove generazioni. La realizzazione del percorso museale – prosegue il Sovrintendente – fa parte di un più ampio progetto dell’Istituto finalizzato alla razionalizzazione degli spazi dei depositi della sede, finanziato dal ministero della Cultura nell’ambito del Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” 2021-2023.”

Poggi (Cevi): etichette nutrizionali e riforma IG preoccupano i vignaioli

Poggi (Cevi): etichette nutrizionali e riforma IG preoccupano i vignaioliMilano, 13 mar. (askanews) – Matilde Poggi è una delle produttrici di vino più stimate non solo in Italia. Titolare dell’azienda agricola di famiglia, Le Fraghe a Cavaion Veronese (Verona), ha iniziato nel 1984 a vinificare le uve del papà. “Ho avuto la fortuna di non avere davanti una strada già tracciata e mi sono permessa di fare dei vini che piacessero a me: secchi e di grande bevibilità” racconta ad askanews a margine dell’Anteprima Chiaretto, di cui è una degli interpreti più interessanti, sottolineando con il suo tono autocritico che “solo negli ultimi 4-5 anni ho cominciato a dire che la strada che ho intrapreso 40 anni fa alla fine era quella giusta e sono arrivata dove volevo: nulla è scontato”.
Poggi è stata presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi) per nove anni, fino all’anno scorso quando ha passato le redini a Lorenzo Cesconi. Oggi dirige la Confédération européenne des vignerons indépendants (Cevi), fondata a Bordeaux alla fine del 2002 dalle associazioni dei vignaioli francesi, portoghesi (Fenavi) e svizzeri (Asvei), che è l’organismo di rappresentanza e difesa dei viticoltori indipendenti, e che oggi riunisce poco meno di 12mila vigneron di 12 Paesi europei. “Siamo portatori di interessi presso le istituzioni europee e rappresentiamo aziende familiari che fanno prodotti artigianali, la stragrande maggioranza delle quali sono piccole o piccolissime” spiega Poggi, sottolineando che “nonostante le loro dimensioni, queste Cantine hanno una visione, sanno pensare e andare lontano ed, essendo delocalizzate, svolgono un ruolo importantissimo per la tutela dei territori rurali, luoghi marginali in cui danno lavoro permettendo alle famiglie di continuare a vivere lì”.
Tra i principali temi all’ordine del giorno, c’è quello dell’etichettatura delle bottiglie. Quella “ambientale” che deve indicare se gli imballaggi possono essere riciclati o meno, è già in vigore, ma da dicembre 2023 l’etichetta dovrà riportare anche gli “ingredienti” contenuti nel vino (ad esempio solfiti, tannini, contenuto alcolico, ecc.) e le informazioni nutrizionali e i valori energetici (quantità di proteine, carboidrati, zuccheri, e via dicendo). “Il vino cambia di anno in anno, a seconda della stagione, del clima e delle condizioni fitosanitarie dell’uva, il che significa che dobbiamo farci carico di far analizzare il vino ogni vendemmia e poi modificare l’etichetta” spiega Poggi, sottolineando che “dobbiamo impedire che ai nostri vignaioli capiti ciò è successo a certi piccoli caseifici artigianali che sono stati spinti fuori dal mercato quando negli anni ’90 è arrivato l’Hccp (il protocollo obbligatorio di salubrità degli alimenti, ndr): un sistema di regole che, come per tutta la burocrazia, è facile da seguire per le grandi realtà, ma molto meno per quelle piccole, infatti piace solo agli industriali”. “L’etichetta nutrizionale dovrà poi essere scritta nella lingua del consumatore finale – aggiunge – ma noi non imbottigliamo per ogni singolo mercato, però poi spediamo per esempio 20 casse in Polonia e altre 20 in Spagna”.
Altro tema di stretta attualità è la “Riforma del sistema delle indicazioni geografiche dell’Unione europea di vini, bevande spiritose e prodotti agricoli”. Se il Nutriscore (il discutibilissimo sistema a punti per l’etichettatura dei prodotti alimentari) e gli “health warning” che l’Irlanda vuole apporre sulle etichette degli alcolici, hanno trovato in Italia una contrarietà pressoché unanime, qui il fronte è spaccato: industriali da una parte e sindacati e cooperative dei contadini e dei vignaioli dall’altra. “La riforma dà meno peso alla parte agricola e rischia di far perdere al vino la sua specificità” attacca la viticultrice veneta, aggiungendo che “inoltre non avremo più un solo regolamento ma due: oltre all’Ocm Vino, ce ne sarà un altro orizzontale che si occuperà dell’indicazione geografica. Si complica invece che semplificare – prosegue – e non ci piace che alcune competenze vengano demandate all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo), perché le indicazioni geografiche non sono una proprietà intellettuale ma rappresentano molto di più, sono patrimoni collettivi di interi territori”. “Il vino – ricorda – rappresenta un sistema virtuoso totalmente diverso da quello dei settori agroalimentari: è il prodotto più regolamentato ed è l’unico settore dove ci sono attori che curano l’intera filiera nello stesso territorio”.
La discussione sulla riforma delle IG, ha rilanciato in Italia anche il tema della cancellazione di diverse piccole Denominazioni. “E’ sbagliato perché le Denominazioni sono il valore del vino europeo perché nel resto del mondo questo sistema non esiste – sbuffa la presidente della Cevi – si dice vino di Napa perché è prodotto lì ma non c’è un Disciplinare, non c’è alcun regolamento, mentre le nostre sono denominazioni geografiche che hanno regole precise, ben determinate e c’è una protezione, una garanzia che è data dalla certificazione e dalla tracciabilità”.
Matilde Poggi è una che non molla perché crede in quello che fa, ma sul vino si addensano nubi nere, quelle del cambiamento climatico, delle nuove abitudini alimentari, delle tendenze salutiste, delle diverse abitudini delle nuove generazioni, elementi che, tutti insieme, influiscono sulla tendenza già in atto di un minor consumo. “Ci sono Paesi dove i consumi aumentano, quindi bisognerà cercare di indirizzare il nostro export lì ma non bisogna smettere di presidiare l’Italia, dove la gente beve meno, ma beve meglio” spiega, sottolineando sconsolata “che c’è sovrapproduzione in quasi tutte le Denominazioni anche in quelle dove ci sono vini di punta che vengono venduti molto bene. L’altro giorno parlavo con un vigneron di Bordeaux dove si discute di espiantare 10mila ettari di vigne – prosegue – e hanno chiesto alla Francia e all’Europa di aiutarli con un premio di seimila euro a ettaro, seimila euro per espiantarlo e non piantarlo più: significa che sono messi davvero male!”. “Personalmente sono contraria all’idea dell’espianto, così come a quella del fermo – conclude – ma serve che si smetta di piantare vigna ovunque e comunque e che si ripensi il modello distribuitivo da parte delle Regioni di quell’1% di nuova superficie vitabile che l’Europa da ai Paesi membri ogni anno”.
Nel nostro Paese esiste poi l’annoso problema della rappresentatività all’interno dei Consorzi di tutela, un tema molto caro ai vignaioli indipendenti. “Credo che questo sia il momento giusto per riprendere in mano questo discorso, cercando di avviare un tavolo con il nuovo Parlamento” spiega, ricordando che “si può ragionare su varie ipotesi: dal mettere degli scaglioni minimi molto più alti (ad esempio un voto ogni mille quintali anche se ne produci di meno), al prevedere che per certe decisioni serva la maggioranza qualificata data dal numero di ‘teste’, oppure togliere le deleghe in bianco dei conferitori alle Cantine sociali, o ancora escludere le cooperative dalle decisioni sulla parte strettamente viticola ma far invece votare i loro soci”.

Vino, al via le nuove “Conversazioni” di Bigot sul cambiamento climatico

Vino, al via le nuove “Conversazioni” di Bigot sul cambiamento climaticoMilano, 13 mar. (askanews) – Qual è il futuro della viticoltura in un mondo in cui il cambiamento climatico si fa sempre più evidente? Come reagire a uno scenario sconosciuto, dove fenomeni violenti si manifestano sempre più frequentemente? Sono questi alcuni dei temi della nuova rubrica di Giovanni Bigot, fondatore della società Perleuve e ideatore dell’Indice Bigot, metodo di valutazione oggettivo del potenziale qualitativo del vigneto che prende in considerazione i nove parametri agronomici più importanti.
A partire da mercoledì 15 marzo alle 7.30, una volta al mese, l’agronomo e ricercatore friulano analizzerà l’impatto del cambiamento climatico sulla viticoltura attraverso l’Indice, i dati di oltre 400 aziende e gli indici bioclimatici calcolati per ogni area viticola. La nuova rubrica si inserisce nella quarta stagione delle dirette “Conversazioni viticole con Giovanni Bigot”, che avranno come ospiti docenti universitari, ricercatori ed esperti dei diversi temi trattati. Le puntate saranno trasmesse in diretta streaming e rese disponibili in podcast su LinkedIn, Facebook, YouTube e sul sito di 4Grapes®.
Nella prima puntata, a discutere di viticoltura di precisione assieme a Giovanni Bigot ci saranno anche i professori Maurizia Sigura e Rino Gubiani, docenti del Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università degli Studi di Udine. Negli appuntamenti successivi interverrà anche l’enologo Ramon Persello, laureato in Viticoltura ed Enologia con una tesi sugli indici bioclimatici ed esperto di agrometeorologia e cambiamenti del clima.
“Bisogna conoscere il cambiamento climatico per valutare le azioni da mettere in campo: abbiamo acquisito i dati agronomici delle aziende presenti nelle più importanti zone viticole mondiali, li abbiamo analizzati e ne abbiamo ricavato delle previsioni che esporremo durante le dirette” ha spiegato Bigot, aggiungendo che “questi dati servono per comprendere il futuro, intravederne gli scenari e anticipare le scelte agronomiche”.
Da quest’anno, Giovanni Bigot insegnerà Scouting viticolo nell’ambito dell’insegnamento di “Viticoltura di precisione” del corso di laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Università di Udine. Le lezioni si concentreranno sulla raccolta di dati riguardanti le condizioni delle viti, delle foglie e dei grappoli, con l’obiettivo di identificare eventuali problemi e prendere le opportune misure preventive o correttive, aumentando il potenziale qualitativo del vigneto, riducendo l’impatto ambientale e i costi.
“Il monitoraggio del vigneto e la viticoltura di precisione entrano per la prima volta in un corso accademico, segno che si tratta di temi sempre più rilevanti nell’ambito dell’agricoltura e della produzione vinicola” ha aggiunto Bigot, sottolineando che “l’introduzione di corsi universitari su questi argomenti rappresenta un importante passo avanti nella formazione di professionisti del settore”.

Salute, DMlab Infernetto: 425 visite gratis per chi è in difficoltà

Salute, DMlab Infernetto: 425 visite gratis per chi è in difficoltàRoma, 13 mar. (askanews) – DMlab Infernetto, centro polispecialistico, ormai noto a livello regionale come fiore all’occhiello della sanità privata romana, sceglie di lanciare un’iniziativa benefica in collaborazione con la parrocchia territoriale. Come spiega il Ceo di DMlab Infernetto, Daniele Marino, “la struttura e il progetto DMlab Infernetto nasce per garantire solo il meglio della qualità in ambito sanitario in tanti diversi ambiti, come viene appunto offerto da questo centro polispecialistico di Roma Sud”.
Il grande successo e la calorosa accoglienza ricevuti fino ad ora da DMlab Infernetto da parte del territorio hanno portato la struttura a scegliere di mettere a disposizione 1 visita per ogni branca del centro (425 in tutto) di coloro che non possono accedere per motivi economici a servizi privati come questi in ambito di visite specialistiche di eccellenza.
“Sarebbe un grande cambiamento se tutte le strutture come le nostre potessero lanciare un’iniziativa benefica a loro volta, così da poter garantire un servizio sanitaria di qualità a tantissime persone”, prosegue Daniele Marino.
Presso DMlab Infernetto è possibile prenotare una visita specialistico in ogni tipologia di ambito sanitario, avendo così la possibilità di accedere a strumentazioni di ultima generazione per esami diagnostici specialistici, analisi cliniche e screening dei più diversi settori medicali.

Il 25 marzo a Costigliole d’Asti convegno su vino e sostenibilità

Il 25 marzo a Costigliole d’Asti convegno su vino e sostenibilitàMilano, 13 mar. (askanews) – Come e perché produrre vini sostenibili. E’ il tema al centro del convegno organizzato a partire dalle 10 di sabato 25 marzo nel Teatro comunale di Costigliole d’Asti (Asti).
L’appuntamento promosso dal Comune di Costigliole e dal titolo “Sostenibilità, il nuovo valore”, farà il punto su quanto costa e quanto rende produrre vino in modo sostenibile: impegni, certificazioni, mercato e territorio.
Moderati dal giornalista Ercole Zuccaro, interverranno al convegno Vincenzo Gerbi (professore di Enologia dell’Università di Torino e presidente del Comitato tecnico scientifico etico di Equalitas), Giuseppe Liberatore (direttore generale dell’organismo di certificazione ValorItalia), Luigi Bersano (consigliere e coordinatore del Tavolo politico normativo di Unione italiana vini), Denis Pantini (economista agroalimentare e responsabile Business Unit Agrifood e Wine Monitor di Nomisma).
In conclusione svilupperanno le loro riflessioni Daniele Comba, (presidente dell’associazione produttori “Noi di Costigliole”), e Filippo Mobrici (presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato).

In Italia mille aziende biodinamiche, Demeter: “Viviamo con l’export”

In Italia mille aziende biodinamiche, Demeter: “Viviamo con l’export”Milano, 13 mar. (askanews) – L’anno prossimo l’agricoltura biodinamica compirà cento anni. Sarà infatti passato un secolo da quando Rudolf Steiner fornì in un ciclo di conferenze una serie di “impulsi scientifico-spirituali” e pratiche dettagliate per raggiungere “le giuste condizioni affinché l’agricoltura possa prosperare”, evitando “il degradarsi del terreno e permettere una sana alimentazione”, con l’obiettivo non indifferente di “rendere possibile la continuazione fisica della vita umana sulla Terra”. Correva appunto l’anno 1924 e il fondatore dell’antroposofia poneva, con la sua visione, le basi per contrastare la deriva dell’agricoltura industriale, con lo sfruttamento intensivo e l’utilizzo dei composti chimici. Cinque anni più tardi, gli agricoltori che avevano fatto loro queste pratiche, si erano uniti in un’associazione creando il marchio Demeter, ispirato alla dea greca della fertilità e della terra, Demetra.
Oggi Demeter Italia è un’associazione privata che riunisce non soltanto produttori ma anche allevatori, trasformatori e distributori di prodotti agricoli, alimentari e cosmetici biodinamici. In totale un migliaio di aziende sparse su tutto il territorio nazionale, tra cui circa 600 agricoltori e poco meno di 200 viticoltori. Per essere associate, le aziende devono prima essere certificate biologiche secondo il sistema europeo.
Fondata nel 1985 a Parma e affiliata alla Biodynamic Federation Demeter International (BFDI) con sede a Darmstadt, in Germania, Demeter Italia è oggi presieduta da Enrico Amico, titolare della “Amico Bio”, un’importante azienda ortufrutticola di Capua (Caserta) al cui interno, tra le tante cose, ha aperto anche un asilo steineriano. Askanews lo ha intervistato per fare il punto sul biodinamico e sull’associazione.
“L’agricoltore biodinamico ha innanzitutto un approccio attivo e responsabile, e un metodo di lavoro sostenibile in sintonia con l’ambiente, rispettoso della vitalità del terreno e della diversità delle specie vegetali e animali, con l’obiettivo di coltivare prodotti sani e genuini, in armonia con le stagioni e con la natura” esordisce Amico, sottolineando che “oggi Demeter Italia sente ancora di più la responsabilità di affermare questo metodo e di farlo conoscere perché in questo momento è ancor più forte lo strapotere dell’agricoltura industriale”.
Ricordando che questo tipo di agricoltura “è stata un po’ l’antesignana del movimento ecologista mondiale, che si è sviluppato qualche decennio dopo”, il presidente precisa che “alla base della biodinamica c’è un profondo desiderio di giustizia sociale, rispetto e responsabilità nei confronti del mondo e delle generazioni future”. “E’ un’agricoltura per certi versi tradizionale e per certi versi innovativa, oggi fortemente attuale” continua, aggiungendo che “attraverso Demeter e la conoscenza di questi principi, vorremmo far sì che le nostre aziende siano poi un esempio e un modello per tante altre, che possono così passare ad una agroecologia amica dell’ambiente”.
Le associazioni Demeter nel mondo sono 44, con la Germania che storicamente fa la parte del leone, con cinquemila aziende associate, e il Centro-Nord Europa che ha tradizionalmente il mercato più sensibile. “Il nostro è un marchio di qualità che certifica le produzioni attraverso una squadra interna di oltre 20 ispettori che effettuano controlli in campagna, così come nelle industrie di trasformazione e persino sui banchi di vendita” precisa Amico, ricordando che “si tratta di controlli aggiuntivi che si sommano a quelli fatti per legge nelle aziende certificate biologiche”.
“Le nostre aziende associate hanno una media di una cinquantina di ettari, quasi cinque volte la media nazionale” spiega l’imprenditore campano, evidenziando però come nel caso di “Cascine Orsine si superino i mille ettari, e in quello di Fattoria La Vialla i 1.400”. La prima, è stata fondata nel Parco del Ticino (Pavia) da Giulia Maria Crespi, ed è completamente biodinamica dal 1976, mentre la seconda, fondata nel 1978, è la più grande azienda agricola biodinamica in Europa e ha la sua sede centrale a Castiglion Fibocchi (Arezzo).
La caratteristica che però accumuna la maggior parte delle aziende Demeter è che buona parte del fatturato, se non addirittura tutto, viene principalmente dall’export così come succede per il biologico: l’Italia è il primo produttore d’Europa ma uno degli ultimi mercati. “E’ un cane che si morde la coda: il mercato italiano recepisce poco, i prezzi sono così sempre alti (+10-15% sul bio, +30-35% sul tradizionale) e quindi si cercano sbocchi all’estero, dove il mercato risponde bene e quindi si continua ad andare in quella direzione e non si crea un mercato interno” spiega il presidente, sottolineando che “è necessario far crescere nel consumatore la consapevolezza dei principi fondanti la biodinamica e da lì costruire la domanda, come è successo in Germania”. “Lì il prodotto Demeter è entrato nei supermercati non perché la Gdo avesse deciso di imporlo ai consumatori, ma perché i consumatori hanno chiesto quel tipo di prodotti – continua – tanto che inizialmente i supermercati si sono trovati spiazzati perché per i loro numeri e la loro logistica non sapevano dove andare a rifornirsi”. “Noi abbiamo bisogno di un consumatore consapevole – chiosa Amico – quello che non ti abbandona perché la sua scelta di acquisto non è dettata dalla moda”.

Ca’ Foscari: solo 7,2% delle aziende agricole produce energia green

Ca’ Foscari: solo 7,2% delle aziende agricole produce energia greenRoma, 13 mar. (askanews) – Il binomio agricoltura e rinnovabili può portare benefici economici concreti alle aziende agricole. Lo rivela uno studio pubblicato sul Journal of Productivity Analysis da due ricercatrici dell’Università Ca’ Foscari Venezia che hanno analizzato i dati di quasi 10mila aziende agricole italiane. Tuttavia, integrare l’attività zootecnica o agricola con la produzione di energia green è ad oggi un’opportunità sfruttata solo dal 7,2% delle imprese del settore. “Le rimanenti 9.216 aziende agricole, pari al 92,8% del nostro campione, non producono rinnovabili, evidenziando il grande potenziale del comparto agricolo per contribuire alla crescita sostenibile”, affermano le autrici Antonella Basso e Maria Bruna Zolin, professoresse di matematica applicata ed economia agraria all’Università Ca’ Foscari Venezia.
Le ricercatrici hanno analizzato i dati del database europeo Rete di Informazione Contabile Agricola (RICA). In particolare, i risultati di un questionario del 2018 che coinvolse 10.386 aziende italiane. Nello studio sono state prese in considerazione le aziende del settore agricolo italiano con una produzione tra un minimo di 8000 e un massimo di 10 milioni di euro e un’area utilizzata superiore ad un ettaro di terreno. In totale sono state prese in considerazione 9.927 aziende agricole.
Nello studio – spiega l’Ateneo – si mette a confronto la produttività della forza lavoro e della terra delle aziende produttrici di energie rinnovabili e di quelle non produttrici. Per produttività viene intesa la resa, misurata in euro, per ogni unità di lavoro o di terreno.
La produttività media del terreno ammonta a 11.672 euro per le aziende non produttrici di rinnovabili. Soltanto prendendo in considerazione le aziende produttrici di energie rinnovabili nel loro complesso la media è di 12.552 euro. Tuttavia, prendendo in considerazione solo le produttrici di biogas la produttività media sale a ben 30.676 (+162,81 %).
La produttività media della forza lavoro è di 56.279 euro nelle aziende prive di impianti a rinnovabili. Si tocca una produttività media di 83.092 euro per le aziende produttrici di energie rinnovabili e di 85.752 euro per quelle che producono energia solare. Per le autrici “i risultati economici dimostrano come, specialmente nel caso della produzione di biogas e di energia solare, questa attività aggiuntiva generi risultati economici superiori nelle aziende produttrici di energie rinnovabili rispetto a quelle che non lo sono”.
Tuttavia, spiegano, ci sono dei colli di bottiglia: “Ci sono molte barriere che ostacolano la produzione e il conseguente uso di energie rinnovabili nell’agricoltura. In primis questioni finanziarie, tecniche, sociali e regolatorie relative alle risorse naturali”. Risulta molto importante il possibile conflitto fra sicurezza alimentare e sicurezza energetica. Attualmente le normative italiane prevedono che la prima abbia precedenza sulla seconda, preferendo dunque la produzione alimentare a quella energetica. Una soluzione, suggeriscono le ricercatrici, è quella di utilizzare i terreni abbandonati, al fine di evitare un possibile conflitto tra i due tipi di produzione.

Vino, tra giugno e luglio doppio appuntamento con “Enovitis in campo”

Vino, tra giugno e luglio doppio appuntamento con “Enovitis in campo”Milano, 13 mar. (askanews) – Doppio appuntamento, tra giugno e luglio, per “Enovitis in campo”, la manifestazione itinerante di Unione italiana vini (Uiv) dedicata alle tecnologie per la viticoltura, che torna dopo 5 anni nel 2023, anche nella sua veste “Extreme” riservata alle soluzioni per le zone impervie, con alte pendenze e ristretti spazi di manovra.
Si inizia il 7 e 8 giugno a Polpenazze del Garda (Brescia), dove l’azienda agricola Erian-Cantina Bottenago attrarrà enologi, agronomi, tecnici, viticoltori ed aziende vitivinicole per la 17esima edizione della rassegna dinamica, unica in Italia in quanto a rappresentatività di espositori e visitatori. Prove e dimostrazioni live in vigneto animeranno i filari con le proposte più innovative per le operazioni agronomiche sul fronte delle tecnologie e delle attrezzature più avanzate, segnalate anche dal consueto “Innovation challenge”, il contest volto a valorizzare le novità di prodotto presentate in fiera, a cui si affiancheranno il programma di workshop e le presentazioni tecniche.
Spazio alla viticoltura eroica, invece, per la seconda edizione di “Enovitis Extreme”, “clone” di “Enovitis in campo” dedicato ai vigneti di montagna e in elevata pendenza, che torna con cadenza biennale dopo l’arresto per la pandemia. In calendario per il 13 luglio, “Enovitis Extrême” si terrà in territorio alpino, nei vigneti della Cantina Valle Isarco-Eisacktal a Chiusa (Bolzano). Evento di riferimento per viticoltori “eroici”, si propone come un approfondimento specifico sull’utilizzo di macchine operatrici e attrezzature destinate all’impiego in condizioni orografiche impervie, dove la produzione è tradizionalmente associata ad elevatissimi costi di produzione.