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Malattie rare, UNIAMO: felici per ok Comitato a Piano nazionale

Malattie rare, UNIAMO: felici per ok Comitato a Piano nazionale

Coronato grande lavoro di squadra. Scopinaro: elementi per migliorare qualità di vita

Roma, 21 feb. (askanews) – Il parere favorevole del Comitato Nazionale Malattie Rare corona tre anni di un grande lavoro di squadra del tavolo precedente. È quanto si legge in una nota di UNIAMO – Federazione Italiana Malattie Rare. A detta di tutti, la bozza presentata era un ottimo lavoro concreto e sintetico. Fondamentale però – si sottolinea nel comunicato – l’appello del sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, alla ragionevolezza e alla rapidità. Questo ha consentito di superare le possibili divergenze che potevano emergere da una compagine più ampia, in nome di un bene maggiore per la comunità delle persone con malattia rara, che attendono il piano dal 2016.
“Siamo felici che il testo su cui abbiamo lavorato per tanto tempo abbia incontrato il parere favorevole del Comitato. Questo piano ha diversi elementi che potranno migliorare la qualità di vita della nostra comunità”, ha dichiarato Annalisa Scopinaro, Presidente di UNIAMO – Federazione Italiana Malattie Rare. “Siamo fiduciosi che il Comitato lavorerà sulle prossime sfide con l’armonia e la determinazione che hanno contraddistinto il precedente gruppo e che il sottosegretario Gemmato accompagnerà i lavori con l’attenzione che ha sempre dimostrato verso le malattie rare”, ha concluso.

Aeroporti, Tesei: in Umbria 2022 record, nuove rotte internazionali

Aeroporti, Tesei: in Umbria 2022 record, nuove rotte internazionaliRoma, 21 feb. (askanews) – Nuove rotte, incremento di quelle esistenti, bilancio del 2022, ma anche e soprattutto prospettive, lavori strutturali e collegamenti futuri. Questi gli assi portanti della conferenza stampa che hanno tenuto a Palazzo Donini la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, e il presidente di Sase spa, società che gestisce lo scalo internazionale dell’Umbria ‘San Francesco di Assisi’ Stefano Panato.
“L’aeroporto è l’unico vero acceleratore di breve termine dei collegamenti per una regione atavicamente isolata. Le grandi opere infrastrutturali che abbiamo avviato saranno disponibili con i tempi dei lavori pubblici, mentre l’aeroporto ci consente nell’immediato di collegarci con Italia, Europa e mondo intero”. È quanto ha sostenuto la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei.
“Il 2022 è stato un anno da record 370.000 passeggeri, il 30% in più rispetto a quanto previsto nel piano industriale e primo aeroporto italiano per crescita rispetto al pre Covid (2019), terzo a livello europeo. Un contributo dato al Pil regionale quantificabile nello 0,90% con circa 350 nuovi occupati nell’indotto (stima Defr 2022). Importante anche aver conseguito un solido equilibrio nel bilancio Sase 2022, senza alcuna tensione finanziaria ed aver avvalorato la quota regionale rispetto al momento della ricapitalizzazione del 25%. E gennaio 2023 ha già registrato rispetto allo stesso periodo 2022 un +168%”, ha sottolineato.
La Presidente ha poi guardato al domani iniziando dalle rotte: “Avremo il nuovo collegamento per Cracovia, seconda città della Polonia, prima città commerciale ed industriale del Paese, patrimonio Unesco. Stiamo chiudendo la trattativa per avere nuova rotta dal primo giugno per Olbia per tutta l’estate, 2 volte a settimana. In tutto la stagione prevederà circa 100 voli settimanali di cui il 70% internazionali. Abbiamo poi un aumento delle frequenze dei voli esistenti e la conferma del volo sul hub mondiale di Londra Heathrow, con British Airways, 4 voli settimanali, oltre ai 7 settimanali di Ryan su Stansted. L’obiettivo del 2023 è di 500.000 passeggeri, anche tramite una programmazione da novembre che sarà più consistente rispetto al passato”, ha continuato la Presidente Tesei.
Ma lo scalo internazionale dell’Umbria, oltre alle novità dei voli, prevede anche degli interventi strutturali per adeguarlo ai nuovi fabbisogni di traffico. “L’aeroporto è costato 60 milioni di euro pubblici ed era garantito per 500.000 passeggeri. Invece non ha retto nemmeno l’impatto estivo dei 250.000. Si sono resi dunque necessari dei lavori di miglioramento strutturali, condivisi con Enac. Verrà creato il quarto gate, che permetterà la gestione di ulteriori 200 passeggeri decongestionando l’aeroporto, vi sarà un nuovo sistema di smistamento bagagli e lo spostamento degli uffici. Il tutto avrà un costo totale di circa 850.000 euro di cui si farà carico la Regione nell’ambito della propria contribuzione”, ha sottolineato la presidente.
Tesei ha parlato poi dei collegamenti nel mirino della Regione: “Francoforte è il principale hub europeo, cuore della Germania. Ho lavorato a lungo per creare tre voli mattino/sera settimanali, voli che avrebbero il pregio di aprire l’Umbria ad un altro enorme network mondiale, un collegamento business ed una fonte di incoming turistico. Il costo dell’operazione è di 1,2 milioni l’anno, per questo abbiamo lanciato un appello alle forze economiche della Regione ottenendo una risposta positiva da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e di Confindustria, che ringrazio, a copertura di circa il 15% dell’investimento”.
“Se tutti i soci verseranno il loro contributo, come fatto da Regione e Camera di Commercio, l’obiettivo è raggiungibile per Sase che sarebbe in grado di rendere operativo il volo in 5 mesi, diventando così un cardine della prossima stagione autunno-inverno”, ha spiegato.
“Ho anche sempre creduto che un collegamento con Milano sia indispensabile per il business, l’incoming turistico e la crescita complessiva della nostra regione. Il volo con Ita, 5 giorni su sette, partenza la mattina e ritorno la sera, avrebbe un costo di 5 milioni l’anno, una cifra che anche se ci fosse riconosciuto il contributo governativo che sto richiedendo al ministero delle Infrastrutture per la continuità territoriale, 50% dei costi, comunque rappresenterebbe un costo che allo stato attuale, senza modificare le scelte fin qui fatte, non sarebbe sostenibile né da Regione, né da Sase. È comunque una strada che continueremo a percorrere e che, come ogni scelta futura, prevede la necessità che tutti gli attori del territorio facciano la loro parte”, ha detto ancora.
Novità ed incrementi – OLBIA: in via di definizione, dal 1 giugno, 2 voli settimanali CRACOVIA (RYANAIR) NOVITÀ 2023: dal 27 marzo, 2 voli settimanali LONDRA STANSTED (RYANAIR): 7 voli settimanali per tutta la stagione CAGLIARI (RYANAIR): dal 26 marzo, 4 voli settimanali (rispetto ai 2 del 2022) CATANIA (RYANAIR): dal 26 marzo passa a 5 voli settimanali (3 nel 2022) PALERMO (RYANAIR): dal 28 marzo passa a 3 voli settimanali (2 nel 2022) MALTA (RYANAIR): dal 28 marzo passa a 3 voli settimanali (2 nel 2022) TIRANA (WIZZ AIR): dal 28 marzo passa a 3 voli settimanali (2 nel 2022) TIRANA (ALBAWINGS): dal 28 marzo passa a 3 voli settimanali (2 nel 2022) VIENNA (RYANAIR): dal 28 marzo (nel 2022 iniziò il 1 luglio), 2 voli settimanali BRINDISI (RYANAIR): dal 26 marzo (nel ’22 iniziò il 1 maggio), 2 voli settimanali
Le altre rotte – BARCELLONA (RYANAIR): dal 28 marzo, 2 voli settimanali BUCAREST (RYANAIR): dal 26 marzo, 2 voli settimanali LONDRA HEATHROW (BRITISH AIRWAYS): dal 21 maggio, fino a 4 voli settimanali ROTTERDAM (TRANSAVIA): dal 22 aprile, 2 voli settimanali BRUXELLES CHARLEROI (RYANAIR): dal 27 marzo, 3 voli settimanali

Al Centro Studi Americani dibattito su sfida nuove tecnologie

Al Centro Studi Americani dibattito su sfida nuove tecnologieRoma, 21 feb. (askanews) – La guerra russo-ucraina ha evidenziato la portata strategica delle nuove tecnologie. Innovazioni costanti e costi più contenuti innescano una competizione serrata non solo fra grandi potenze ma anche tra Paesi di piccole e medie dimensioni e organizzazioni non statali.
Tale sfida tecnologica, geopolitica, normativa ed economica sarà al cuore del dibattito organizzato dal Centro Studi Americani e Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine in collaborazione con l’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, “The race to disruptive technologies: nations as ecosystems of knowledge”, che si terrà il 22 febbraio alle ore 15:00, presso la sede del Centro Studi, in via Michelangelo Caetani 32 a Roma. Dallo Spazio ai computer quantistici, dalla fusione nucleare all’intelligenza artificiale, nel 2022 si è assistito a un’accelerazione degli investimenti nelle tecnologie profonde al livello globale. Come sesta potenza al mondo e terza in Europa per spese in relazione al PIL, l’Italia è una delle pochissime Nazioni ad avere una filiera completa su tutto il ciclo: dall’accesso allo Spazio alla manifattura, dai servizi per i consumatori ai poli universitari e di ricerca. Tuttavia, il nostro Paese ha bisogno di colmare un gap normativo al fine di operare in un quadro comune di Governance.
Sempre in relazione al profilo normativo, l’Unione Europea è l’unica, fino ad oggi, ad aver proposto una disciplina sull’Intelligenza Artificiale in ambito civile. Ciononostante, non esiste una regolamentazione dell’impiego di questa tecnologia per scopi militari, né in Europa, né nel resto del mondo.
All’evento sarà presentato il white paper, realizzato da Centro Studi Americani e Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine, che approfondisce e analizza i rischi e le possibili strategie per gestire le evoluzioni già in atto, nella piena consapevolezza che la tecnologia vada orientata e sviluppata, nel quadro di norme, valori e principi etici e morali condivisi. Interverranno: Cosimo Accoto, Research Affiliate and Fellow del Massachusetts Institute of Technology, Alessandro Curioni, Vice President Europe and Africa and Director IBM Research di Zurigo, Francesco Marradi, Colonnello 4° Reparto di Stato Maggiore Aeronautica (Eurofighter Typhoon Programme Office), Dario Pagani, Head of Digital and Information Technology di ENI, Clementine Starling, Director of Forward Defence Programme, Scowcroft Center for Strategy and Security, Atlantic Council, Marco Bellezza, Amministratore Delegato di Infratel Italia, Andrea Billet, Ammiraglio, Capo del Servizio Certificazione e Vigilanza dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Francesco Di Sandro, Senior Vice President Strategic Planning-Strategy and Market Intelligence Office di Leonardo, Anna Puglisi, Director of Biotechnology Programs and Senior Fellow del Georgetown’s Center for Security and Emerging Technologies (CSET), Pietro Alighieri, Contrammiraglio, Capo dell’Ufficio Supporto e Coordinamento all’attività decisionale del Segretariato Generale della Difesa/DNA, Andrea Gilli, Senior Researcher NATO Defence College, Giancarlo Granero, Capo Unità di coordinamento e relazioni interistituzionali della DG DEFIS (Defence Industry and Space), Antonio Malaschini, già Segretario generale del Senato, Luca De Angelis, esperto per la microelettronica e l’innovazione, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, moderati da Riccardo Luna, giornalista, Direttore Italian Tech e Green & Blue, Barbara Carfagna, giornalista e conduttrice RAI e, infine, Barbara Gasperini, giornalista e autrice televisiva.

Covid, Ricciardi: fare tesoro dell’esperienza. Ci saranno nuove emergenze

Covid, Ricciardi: fare tesoro dell’esperienza. Ci saranno nuove emergenzeRoma, 21 feb. (askanews) – Anni complessi, questi del Covid, e difficili per le decisioni spesso non comprese dalla politica. Ma anche anni che hanno visto l’Italia fare da apripista per altri Paesi. Ed ora il Paese è più pronto, per affrontare nuove emergenze, se e quando ci saranno. A tracciare un bilancio a tre anni dall’identificazione del paziente zero di Codogno di Covid-19 è Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, consigliere scientifico del Ministro della Salute Speranza durante l’emergenza Covid-19.
“Sono stati anni difficili – racconta ad askanews – soprattutto i primi mesi molto difficili, da parte nostra – gli scienziati – per far capire alla politica che bisognava agire con decisione, anche con decisioni inaudite, come il lockdown. Ma sono stati anni anche di grande soddisfazione, perché nel nostro Paese i governi hanno seguito l’evidenza scientifica, a volte un po’ lentamente ma l’hanno sempre fatto. Questo ha differenziato il compito dell’Italia rispetto ad esempio agli Stati Uniti di Trump, al Brasile di Bolsonaro, o alla Gran Bretagna di Johnson. Siamo stati gli apripista e quasi tutti ci hanno seguito”.
“Siamo sicuramente più pronti – assicura Ricciardi -. L’esperienza ci ha insegnato molto. È chiaro che quello che sta succedendo è un po’ il dimenticarsi e il cercare di ritornare alla normalità, che è una cosa naturale. L’errore che non va fatto è dimenticarsi completamente delle lezioni apprese. Ma molto abbiamo appreso, dal punto di vista organizzativo, gestionale, scientifico, tecnologico, sicuramente c’è stato un passaggio importante che non va dimenticato”.
“Quello che è importante ricordare – è l’appello – è che se tutto questo oggi è possibile, cioè fare una vita normale, è per i vaccini e le vaccinazioni. Queste sono state le tecnologie che ci hanno salvato e ci stanno consentendo di tornare alla normalità. Ma non dobbiamo dormire sugli allori. Ci sono molti milioni di italiani che non sono di fatto oggi protetti e sono dunque esposti nel momento in cui ci sia una nuova ondata pandemica a conseguenze più gravi. L’invito è vaccinarsi, vaccinarsi, non accontentarsi della vaccinazione di partenza, ma andare anche sulla quarta o quinta dose per i soggetti più fragili”.
L’esperienza del Covid, sottolinea il professore, “ci ha insegnato che non dovremmo trascurare il servizio sanitario nazionale, non dovremmo trascurare gli investimenti nel personale, nelle attrezzature, nei vaccini, nei farmaci. Perché quando lo facciamo ci troviamo sprovvisti di protezione nel momento in cui ci sarà, e purtroppo ci sarà, una nuova emergenza”.
“E’ una certezza che ci saranno nuove emergenze – aggiunge – perché le condizioni in cui viviamo – l’affollamento, il cambiamento climatico, i viaggi, la mancanza di protezione vaccinale di molte persone – ci inducono a pensare che prima o poi questo si verificherà di nuovo. È dunque importante farsi trovare preparati. Sicuramente abbiamo imparato molto ma non dobbiamo dimenticare: la lezione principale è che dobbiamo avere la memoria forte”.
Di Serena Sartini

Green Film, il protocollo trentino rende sostenibile il cinema

Green Film, il protocollo trentino rende sostenibile il cinemaMilano, 21 feb. (askanews) – Sono stati divulgati a Berlino, nel contesto dello European Film Market, i primi risultati del Green Film Research Lab, il progetto di studio e ricerca triennale finanziato tra i progetti speciali del MiC nel 2021 e supportato dalla collaborazione di CineRegio, Anica e APPA. Il Green Film Research Lab è volto a ottenere informazioni utili per una corretta ed efficace connessione tra audiovisivo e ambiente, in grado di proporre soluzioni e fornire strumenti che permettano una crescita della cultura della sostenibilità all’interno delle competenze cinematografiche.
Alla base del progetto ci sono il disciplinare e la certificazione GREEN FILM, progetto sviluppato nel 2016 da Trentino Film Commission, area di Trentino Sviluppo Spa, per incentivare le produzioni ecosostenibili, che ha assunto una dimensione internazionale grazie ad una rete di Film Commission e fondi regionali e nazionali europei che hanno deciso di utilizzarlo. Questa ricerca vuole porsi come punto di partenza per le industrie cinematografiche che oggi sono chiamate a dare il proprio contributo per sostenere la lotta ai cambiamenti climatici.
I risultati ottenuti provengono dalla comparazione tra i dati raccolti su alcune produzioni che hanno ottenuto la certificazione Green Film nell’arco del biennio 2021-22 e i dati raccolti su alcune produzioni girate in modo tradizionale , in modo da valutare qual è l’impatto ambientale ed economico dell’applicazione del disciplinare. L’analisi comparativa è stata portata avanti dall’azienda Punto3 in collaborazione con APPA Trento, e con la revisione critica di ARPAE Emilia-Romagna per garantire la scientificità dell’approccio.
Gli aspetti fondamentali emersi da questo studio sono due: il primo è la conferma che l’applicazione di ciascuno dei criteri del disciplinare GREEN FILM permette di ridurre gli impatti ambientali in termini di emissioni climalteranti; l secondo è il fatto che l’applicazione del disciplinare comporta il più delle volte anche un risparmio economico. Dal punto di vista delle emissioni climalteranti, rispetto a tutti gli ambiti presi in considerazione dal disciplinare, i due che impattano maggiormente in termini assoluti sono quelli relativi agli alloggi e ai trasporti.
Le azioni specifiche che riducono notevolmente l’impatto in termini di emissioni climalteranti sono: l’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili che comporta un risparmio del 96% di emissioni di CO2 rispetto all’utilizzo di energia proveniente da combustibili fossili; l’approvvigionamento di acqua dalla rete idrica, che comporta un risparmio del 93% di emissioni di CO2 rispetto all’utilizzo di bottiglie di plastica usa e getta; l’eliminazione delle comunicazioni in formato cartaceo che comporta un risparmio di emissioni di CO2 del 75%; la raccolta differenziata dei rifiuti che comporta un risparmio di emissioni di CO2 dell’85%.
Dal punto di vista economico è stato evidenziato che l’applicazione del disciplinare Green Film sui set è un vantaggio anche a livello produttivo, in quanto non implica necessariamente un costo maggiore che i produttori devono sostenere ma, anzi, costituisce spesso un risparmio: Con riferimento agli stessi criteri, emerge che la loro applicazione costa: utilizzo di energia da fonti rinnovabili 2 % in più; utilizzo di acqua potabile (non in bottiglie di plastica) 45 % in meno; non utilizzo di comunicazioni in formato cartaceo 100 % in meno; raccolta differenziata 54% in meno. GREEN FILM è stato già scelto a livello europeo dall’associazione Cine Regio come standard di riferimento per la certificazione delle produzioni sostenibili e diversi Fondi europei si stanno impegnando per adottarlo.

Covid, Ricciardi: non trascurare Ssn, nuove emergenze arriveranno

Covid, Ricciardi: non trascurare Ssn, nuove emergenze arriverannoRoma, 21 feb. (askanews) – L’esperienza del Covid, a tre anni dall’identificazione del paziente zero di Codogno, “ci ha insegnato che non dovremmo trascurare il servizio sanitario nazionale, non dovremmo trascurare gli investimenti nel personale, nelle attrezzature, nei vaccini, nei farmaci. Perché quando lo facciamo ci troviamo sprovvisti di protezione nel momento in cui, e purtroppo ci sarà, ci sarà una nuova emergenza”. Lo dice ad askanews Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, consigliere scientifico del Ministro della Salute Speranza durante l’emergenza Covid-19.
“E’ una certezza che ci saranno nuove emergenze – aggiunge Ricciardi – perché nelle condizioni in cui viviamo – l’affollamento, il cambiamento climatico, i viaggi, la mancanza di protezione vaccinale di molte persone – ci inducono a pensare che prima o poi questo si verificherà di nuovo. È dunque importante farsi trovare preparati. Sicuramente abbiamo imparato molto ma non dobbiamo dimenticare, la lezione principale è che dobbiamo avere la memoria forte”.

Pd Veneto: nostra regione prima in Italia per rischio climatico

Pd Veneto: nostra regione prima in Italia per rischio climaticoRoma, 21 feb. (askanews) – “Il Veneto è tra le prime dieci regioni europee più esposte agli eventi meteorologici estremi e al cambiamento climatico da qui al 2050. La triste classifica la posiziona al quarto posto nella Ue e purtroppo prima tra le regioni italiane. A dirlo la prima analisi globale del patrimonio immobiliare e del territorio compiuta per gli investitori dal The Cross Dependency Initiative, ente leader mondiale nell’analisi del rischio climatico fisico. E gli effetti sono sotto gli occhi dei veneti: i canali di Venezia ridotti a rivoli d’acqua con difficoltà alla navigazione, i grandi fiumi come Po, Adige, Brenta, Piave ridotti a rigagnoli, scarsissima neve in montagna, il Lago di Garda mai così basso, smog delle città alle stelle e altissimo consumo di suolo. La tempesta Vaia pare non averci insegnato nulla”. Lo dichiara Matteo Favero, responsabile Ambiente Forum Pd Veneto.
“Non basta però lanciare l’allarme c’è da chiedere cosa si fa a Palazzo Balbi con la stagione irrigua alle porte serve partire subito con un piano d’emergenza concreto, con la programmazione di nuovi invasi di pianura – quelli idroelettrici in montagna sono impianti industriali con regole particolari e non semplici catini di riserva idrica, con interventi strutturali per cambiare radicalmente il volto dell’irrigazione, con la sensibilizzazione di cittadini e imprese per limitare il consumo di acqua, specie quella potabile”, conclude Favero

Vino, Bricolo: accelerare con Vinitaly su promozione integrata in Giappone

Vino, Bricolo: accelerare con Vinitaly su promozione integrata in GiapponeMilano, 21 feb. (askanews) – Accelerare sulla promozione integrata e di sistema per efficientare la promozione del vino italiano in Giappone, evitando frammentazione e dispersione di risorse. È l’unità di intenti emersa oggi a Tokyo nella penultima tappa del Road show globale realizzato da Veronafiere-Vinitaly in collaborazione con Ice Agenzia e con la partecipazione unitaria dei principali player istituzionali del nostro Paese nel Sol Levante: l’Ambasciata d’Italia a Tokyo, la Camera di Commercio italiana in Giappone e il supporto della Fondazione Italia Giappone.
“Stiamo gettando le basi per un progetto di promozione del vino italiano in Giappone a medio e lungo termine, con Vinitaly che conferma il ruolo di brand collettivo su scala globale” ha dichiarato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo davanti ad una platea di oltre 50 top buyer, stakeholder del vino e rappresentanti istituzionali. “Questa campagna straordinaria, fortemente voluta dalla nuova governance della Spa fieristica, punta non solo al potenziamento dell’incoming già dalla prossima 55esima edizione di Vinitaly (che si terrà dal 2 al 5 aprile) ma a realizzare un efficace programma di promozione unitaria a favore del vino italiano”.
Sul fronte dei dati annunciati nel corso della presentazione del prossimo Vinitaly, si registra una chiusura d’anno molto positiva per il vino italiano in Giappone, con una crescita in volume a +18,4% nel 2022, esattamente il doppio rispetto al totale delle importazioni di vino dal Sol Levante (+9,2%). Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, la performance italiana nel sesto mercato importatore al mondo (nel 2021 Tokyo ha scavalcato Pechino nel ranking mondiale), è particolarmente positiva sia nelle importazioni di vini fermi imbottigliati, in particolare rossi, che hanno chiuso a 165 milioni di euro (+25%), che per gli spumanti, a +26% (44 milioni di euro il controvalore). Il totale import di vino italiano in Giappone chiude così il 2022 con un valore complessivo di 278 milioni di euro, al secondo posto tra i Paesi fornitori dietro a una Francia che da sola supera la soglia di un miliardo di euro di ordini dal Sol Levante.
“L’Italia è il secondo esportatore al mondo di vini ma questo primato non è confermato in Asia, dove altri Paesi riescono a vendere quantità maggiori, nonostante una varietà e un rapporto qualità-prezzo generalmente inferiori a quello dei vini italiani” ha commentato il presidente della Camera di Commercio Italiana in Giappone, Rosario Pedicini, sottolineando che “i produttori italiani sono spesso troppo piccoli per approcciare da soli mercati complessi come quelli asiatici e il sistema Italia, di cui la Camera di Commercio italiana in Giappone è parte attiva, è al fianco dei produttori per migliorare il posizionamento in Giappone”.
“In questo momento è fondamentale creare sinergie in uno spirito di sistema Paese” ha affermato l’ambasciatore italiano, Gianluigi Benedetti, aggiungendo che “la presenza in questa tappa di Vinitaly dell’Ambasciata, di Ice Agenzia, della Camera di Commercio insieme al sistema fieristico italiano rappresentato da Veronafiere è un segno evidente della determinazione di fare bene e di lavorare insieme a sostegno del tessuto produttivo italiano”. “Gli operatori giapponesi amano il vino italiano, amano l’Italia e amano Verona: credo che tutte le iniziative Ice, realizzate nel settore dei vini, possano essere fatte in collaborazione con Vinitaly” ha detto la direttrice della sede Ice Agenzia di Tokyo, Erica Di Giovancarlo, evidenziando che “questo aiuterebbe ad aumentare la potenza dell’Italia perché solo ragionando come sistema si riesce a battere la concorrenza”.
Il Roadshow di Vinitaly si chiuderà il 23 febbraio in Corea del Sud.

Wwf, siccità è problema strutturale. Bisogna preservare l’acqua

Wwf, siccità è problema strutturale. Bisogna preservare l’acquaRoma, 21 feb. (askanews) – La siccità è ormai un problema strutturale, è uno dei prezzi che paghiamo al cambiamento climatico. Dobbiamo prepararci a una realtà nuova, caratterizzata anche da una riduzione della disponibilità idrica media annua del 19% dell’ultimo trentennio rispetto al precedente (ISPRA, 2022) e cambiare, anche ponendo rimedio agli errori del passato a cominciare dagli sprechi e dalle perdite della rete di distribuzione (oggi fino al 40%) e nelle case, dove gli italiani sono campioni d’Europa di spreco (220 litri in media abitante al giorno). Dobbiamo anche ridurre il fabbisogno di acqua in agricoltura che utilizza oggi il 60% della risorsa acqua disponibile. A lanciare l’allarme è il Wwf.
Secondo l’associazone invece di intervenire sugli effetti, si deve intervenire sulle cause attraverso una strategia ad ampio raggio che dovrebbe avere al centro un adeguato Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, basato sulle più aggiornate conoscenze ed esperienze realizzate in Europa utilizzando soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions) per una corretta ricarica delle falde, per creare aree di laminazione naturale, per favorire processi di autodepurazione e per ridurre in generale la vulnerabilità del nostro territorio.
Per il Wwf resta prioritaria la necessità non procrastinabile, richiamata anche nell’ultimo rapporto dagli scienziati dell’IPCC, di abbattere rapidamente le emissioni di gas climalteranti, per scongiurare il pericolo che la situazione divenga tale da rendere impossibile fronteggiare la crisi climatica e adattarsi. Occorre poi ridare centralità alle Autorità di Bacino perché ci sia una regia unica che rediga e/o aggiorni i “bilanci idrici” per riprogrammare gli usi dell’acqua in base alla reale disponibilità della risorsa e alle priorità.
Rivedere le concessioni idriche dando priorità agli usi idropotabili, all’agricoltura e all’ambiente, evitando o riducendo drasticamente utilizzi inopportuni in un’ottica di adattamento ai cambiamenti climatici, come per la neve artificiale (la stagione sciistica ormai si protrae fino a maggio quando l’agricoltura è già da un paio di mesi bisognosa d’acqua).
Necessario poi combattere lo spreco, ammodernando la rete di distribuzione per uso civile dell’acqua e migliorando sempre più i sistemi di irrigazione; e incentivare il risparmio idrico anche attraverso politiche di premialità. Ridurre il consumo di suolo che avanza ad un ritmo di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, avviando anche azioni di recupero e ripristino ambientale. Rinaturalizzare i fiumi e la rete idrica superficiale, tutelando e ripristinando le fasce ripariali e le zone umide, ricreandone di nuove per tutelare la biodiversità ma anche come bacini da utilizzate per contrastare periodi di stress idrico. Incrementare le infrastrutture verdi all’interno delle aziende agricole (filari di siepi e alberate, fasce tampone, stagni, ecc.) che aumentano la ritenzione idrica dei terreni agricoli.
Per l’associazione bisogna puntare sull’agroecologia. Per ridurre la dipendenza dall’acqua della nostra agricoltura – seuggerisce il Wwf – andrebbero incentivate l’agricoltura biologica e le altre pratiche agricole che incrementano la sostanza organica nel suolo che trattiene l’acqua (cover-crops, sovesci, non lavorazione del terreno tramite la semina su sodo, ecc.) e privilegiare le colture che richiedono una ridotta irrigazione.
Il proliferare di nuovi invasi e programmi d’intervento straordinari, dettati dall’emergenza, derogando dalla pianificazione ordinaria e dai suoi vincoli territoriali, – avverte il Wwf – rischia di peggiorare la situazione aggravando il bilancio idrico complessivo degli ecosistemi e delle falde. Gli invasi devono essere ricaricati e con l’andamento delle precipitazioni rischiamo di realizzare solo cattedrali nel deserto. È prioritario realizzare un censimento degli invasi già presenti sul territorio e dei loro attuali usi e gestori per incrementare la loro efficienza. Privilegiare in ogni caso i piccoli invasi diffusi sul territorio invece dei grandi bacini idrici montani che sottraggono acqua a tutto il bacino idrografico sottostante.

Medici e dirigenti sanitari: 1 su 3 disposto a cambiare lavoro

Medici e dirigenti sanitari: 1 su 3 disposto a cambiare lavoro

Indagine Anaao-Assomed, fascia età più in crisi tra i 45 e i 55 anni.

Roma, 21 feb. (askanews) – Più della metà (56,1%) tra medici e dirigenti sanitari è insoddisfatta delle condizioni del proprio lavoro e 1 su 4 (26,1%) anche della qualità della propria vita di relazione o familiare. Un sintomo inequivocabile di quanto il lavoro ospedaliero sia divenuto causa di sofferenza e di alienazione. Una insoddisfazione che cresce con l’aumentare della anzianità di servizio e delle responsabilità, tanto che i giovani medici in formazione (24,6%) si dichiarano meno insoddisfatti dei colleghi di età più avanzata (36,5%), tra i quali si raggiunge l’apice nella fascia di età tra i 45 e i 55 anni, un periodo della vita lavorativa in cui si aspetta quel riconoscimento professionale che il nostro sistema, però, non riesce a garantire.
Questi i principali risultati della survey condotta dall’Anaao Assomed cui hanno risposto 2130 tra medici e dirigenti sanitari.
“Possono sembrare risultati scontati – sottolinea il sindacato medico – ma oggi più che mai è importante controllare e misurare la temperatura dell’insoddisfazione che serpeggia nelle corsie ospedaliere fra i colleghi riguardo alle condizioni del loro lavoro, anche perchè dal CCNL ai nastri di partenza attendiamo risposte alle necessità e alle aspirazioni dei medici e dirigenti sanitari del nostro Paese. Comprendere i motivi di un disagio diffuso, e prospettare possibili soluzioni, può contribuire a rallentare l’esodo dei medici ospedalieri verso il settore convenzionato o privato o verso l’estero, nonchè a evitare forme di ‘uberizzazione’ dell’attività medica che contribuisce a generare contratti a cottimo tanto ricchi quanto poco chiari sulle norme e sulla sicurezza”.
Per quanto riguarda i cambiamenti desiderati nel lavoro, il podio è occupato da incrementi delle retribuzioni con il 63,9 % delle risposte, e da una maggiore disponibilità di tempo con il 55,2%, con una prevalenza del fattore tempo per le donne (39,5%) sugli uomini (47,56%) che invece mirano, in maggiore misura, a retribuzioni più adeguate. Si evidenzia anche come per gli over 65 (15,8%) sia prioritaria una maggiore sicurezza rispetto ai colleghi più giovani (6,3%). Al contrario, l’esigenza dei giovani di una maggior disponibilità di tempo per la famiglia e il tempo libero è più alta (37,9 %) rispetto ai colleghi con maggior anzianità di servizio (27,6%). In generale aumento delle retribuzioni e del tempo libero hanno un peso maggiore nelle aspettative rispetto alla progressione di carriera.
“La domanda finale sul futuro del proprio lavoro registra risposte che rappresentano il segnale più inquietante della crisi della più antica professione di cura: il 36%, ovvero quasi 1 su 3, specie nelle classi di età tra i 45 e i 55 anni, appare disposta a cambiare il lavoro attuale. Il 20% degli intervistati si dichiara ancora indeciso, segno del fatto che almeno una volta si è interrogato sul futuro della professione e sul suo ruolo all’interno del sistema. Forte è il rischio che, procedendo la sanità pubblica per la impervia strada del definanziamento e della privatizzazione, vadano ad accrescere le fila delle migliaia di desaparecidos che già oggi abbandonano la professione in cerca di altri lidi o, perché no, di altri lavori”. Per Anaao-Assomed “serve una profonda riprogrammazione strategica delle politiche sanitarie, un cambio di paradigma che realizzi un netto investimento sul lavoro professionale, che nella sanità pubblica rappresenta il capitale più prezioso. Altrimenti anche il Pnrr rappresenterà la ennesima occasione perduta”.