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Assegnati i riconoscimenti della 64esima edizione del Premiolino

Assegnati i riconoscimenti della 64esima edizione del PremiolinoMilano, 1 ott. (askanews) – Si è svolta al Piccolo Teatro Grassi di Milano la cerimonia di premiazione de Il Premiolino, storico riconoscimento italiano dedicato al giornalismo, sostenuto da Pirelli. Ogni anno la giuria, composta da firme di rilievo del giornalismo nazionale, assegna Il Premiolino a sei professionisti attivi su carta stampata, radio, televisione e nuovi media che si siano distinti per l’impegno professionale, e per aver difeso con il loro lavoro la libertà di stampa e di opinioni da qualsiasi condizionamento. I premiati della 64esima edizione per il 2024 sono Stefania Battistini (TG1), Annalisa Camilli (Internazionale), Mariano Giustino (Radio Radicale, Huffington Post), Gaia Piccardi (Il Corriere della Sera), Daniele Raineri (La Repubblica), Lorenzo Tondo (The Guardian). A loro si aggiungono i vincitori della prima edizione del Premio Pirelli per la Scuola istituito nel 2024, Eugenio Bruno e Claudio Tucci de Il Sole 24 Ore Scuola. “Viviamo una stagione impegnativa – ha detto Marco Tronchetti Provera, vice presidente esecutivo di Pirelli – densa di trasformazioni tecnologiche e sociali, di drammatici conflitti e di forti squilibri geopolitici. E un impegno libero, consapevole e responsabile per la diffusione della conoscenza di qualità è indispensabile non solo per costruire una nuova stagione di sviluppo sostenibile, ambientale e sociale, ma anche per cercare vie di pace giusta e duratura. L’impegno per la qualità dell’informazione e dunque della convivenza civile si inserisce in questo quadro. E la Pirelli è lieta di sostenere, anche quest’anno, un’iniziativa prestigiosa come ‘Il Premiolino’, che valorizza le migliori espressioni del giornalismo scritto, radiofonico, televisivo e del web”.


Chiara Beria di Argentine, presidente della giuria de Il Premiolino, ha ricordato l’importanza cruciale del giornalismo oggi come nel passato: “A Milano, nel 1960, un gruppo di inviati speciali capeggiati da Enzo Biagi volle fortissimamente il Premiolino. Sessantaquattro anni dopo ho l’onore di presiedere una giuria di giornalisti – grandi firme della carta stampata e dell’online, celebri volti televisivi – che entrati spesso assai giovani nell’Albo d’oro del premio si impegnano in maniera volontaria a difenderne lo spirito e la reputazione conquistata in questi lunghi anni. Una sfida da due anni sostenuta con liberalità, visione e rispetto da Pirelli. Il nostro è orgoglio e passione per un mestiere spesso liquidato come obsoleto al pari di altri corpi intermedi e in nome di una artificialità ingannevole. E però il mondo gira. Quasi all’improvviso ce lo ritroviamo a pezzi tra attacchi cibernetici e trincee da secolo scorso. In un simile scenario geopolitico ritorna, e il Premiolino 2024 lo testimonia, il prezioso lavoro dei cronisti in particolare della carta stampata, che hanno la stessa voglia e necessità di raccontare criticamente ciò che accade al pari degli inviati padri fondatori del Premiolino”. Una novità importante dell’edizione 2024 de Il Premiolino è il Premio Pirelli per la Scuola, dedicato ad una delle istituzioni più importanti per lo sviluppo delle nuove generazioni. A chiusura della serata l’attore Sergio Leone ha letto alcuni brani tratti dal discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Cerimonia del Ventaglio 2024, da il Manifesto del libero giornalismo di Albert Camus, e da La libertà di stampa di George Orwell. La premiazione si è tenuta nella storica sala del Piccolo Teatro Grassi, a Milano. Ai vincitori è stato consegnato il premio, consistente in una somma in denaro e in una pergamena in lino vergata a mano, originariamente ideata dall’artista Riccardo Manzi in occasione della prima edizione de Il Premiolino.

Lo spazio poetico di una pioniera: Helen Frankenthaler a Firenze

Lo spazio poetico di una pioniera: Helen Frankenthaler a FirenzeFirenze, 30 set. (askanews) – La pittura nella sua essenza. Sembra banale, ma è questo il punto intorno a cui è costruita la mostra che Palazzo Strozzi dedica ad Helen Frankenthaler: la pittura dell’Espressionismo astratto americano, ma non solo. Perché le tele dell’artista nata nel 1928 e morta nel 2011 hanno una luce potente, in grado di irraggiarsi nelle sale del museo. Arturo Galansino, direttore di Palazzo Strozzi ci ha raccontato cosa attiva la mostra: “Ci immerge in 50 anni di ricerche, sperimentazioni, innovazioni tecniche, anche formali, espressive di questa grande protagonista del secondo Novecento – ha detto ad askanews – che presentiamo non da sola, ma nel contesto più ampio fatto dai suoi compagni di strada, che sono nomi eccellenti: da Pollock a Rothko, a Motherwell, che era anche suo marito, ma anche Kennethe Nolan, Morris Louis, Anthony Caro, Anne Truitt, per creare appunto questo senso di contesto. Però resta comunque una mostra monografica”.


Organizzata dal museo fiorentino con la Helen Frankenthaler Foundation, l’esposizione è la più ampia dedicata all’artista in Italia e indaga il modo i cui la pittrice ha cambiato il rapporto tra colore, spazio e forme. In un mondo dominato degli uomini, Frankenthaler oggi ci appare come una figura cruciale, la cui importanza forse è stata nel passato troppo poco sottolineata. “Una pioniera – ha aggiunto Galansino – per quanto riguarda in particolare alcune innovazioni tecniche, quali quelle della pittura macchia, che ha messo insieme l’effetto dell’acquerello a grandi dimensioni verso la pittura a olio, che è stata una cosa davvero dirompente in quel momento”. E guardandoli, e soprattutto sentendoli, questi dipinti sono finestre spirituali, evidenze di un’arte più grande, che ha la stessa densità di un Rothko, e forse non ce lo avevano mai detto. Anche per questo la mostra è interessante, così come è affascinante vedere il modo in cui le opere cambiano anche le sale di Palazzo Strozzi, illuminandole in modo inedito e sentimentale.

Genova, Far Fading West di Menazzi Moretti alla galleria Capoverso

Genova, Far Fading West di Menazzi Moretti alla galleria CapoversoRoma, 29 set. (askanews) – In occasione di START 2024, la notte bianca delle gallerie genovesi d’arte moderna e contemporanea, giovedì 3 ottobre, dalle 18.00, verrà esposta in anteprima, a Genova, alla galleria Capoverso Arte Contemporanea, una selezione di opere in grande formato del progetto fotografico Far Fading West di Luisa Menazzi Moretti, scatti di un Texas inedito. Stefania Ghiglione, direttrice della galleria ha conosciuto l’artista alla GAM di Genova Nervi, nel 2014, restando “colpita dalla nitidezza e la forza delle sue immagini, unite ad una grande sensibilità umana e civile”. La mostra sarà visitabile previo appuntamento fino al 3 dicembre 2024.


Pochi decenni e quella texana è diventata una delle dieci economie più potenti al mondo, un Paese che ha subito una metamorfosi demografica e culturale senza precedenti, inurbando comunità californiane, ispaniche, asiatiche e afroamericane sulla spinta di un dinamismo economico favorito dall’abbondanza di risorse, la bassa imposizione fiscale, l’abbondante manodopera, e la fitta rete di trasporti. Un Giano bifronte che oggi contrappone ricchezza e affollate metropoli a polverose e semideserte cittadine. È quest’ultima realtà periferica e desolata che affiora dalle immagini parlanti, forti, potenti, capaci di catturare lo sguardo e accompagnarlo in un lungo viaggio in Far Fading West (volume edito da Artem, 174 pagine).Luisa Menazzi Moretti ha vissuto in Texas dall’adolescenza fino agli anni dell’università. E ancora oggi vi ritorna per soggiornarvi per lunghi periodi. “Ci arrivai in una giornata di agosto – racconta – Immaginavo i grandi Stati Uniti così come li avevo visti in televisione con le luci di Broadway, i ritmi veloci di Manhattan, le spiagge californiane, nulla a che vedere con lo sconfinato Texas, caldo e umido, nel quale avrei vissuto per anni. Oggi assisto alla crescita di metropoli e città che cambiano straordinariamente il paesaggio. Ma è il Texas che ho incontrato da ragazza che mi fa battere il cuore – ammette – . Non lo amo, non lo odio, lo osservo.” Come in un ricordo, la mostra restituisce le immagini di un Far West che sta scomparendo. Le fotografie esposte a Genova sono una selezione di un lavoro che ora, dopo la pubblicazione del libro Far Fading West che vede raccolti 169 scatti, comincia il suo percorso in forma di mostra con fotografie, dove i luoghi o i non luoghi, le piccole case di legno sgretolate dai tarli, l’asfalto spaccato dal sole, la solitudine e l’isolamento, sono protagonisti accanto a un’umanità che resta volutamente in secondo piano. Il Texas di Luisa Menazzi Moretti è uno stato mentale, una solitudine immensa, come nell’immagine che ritrae il cowboy che precede lentamente, in sella al suo cavallo, testimone di un passato su una modernissima, desolata autostrada di Houston.   Come scrive la curatrice del volume e del progetto, Roberta Valtorta, “questo Texas c’era negli anni più importanti della sua vita, e oggi sopravvive nei suoi pensieri (come nel nostro immaginario). Ciò che Luisa Menazzi Moretti rincorre è un’iconografia grafica e cinematografica con la quale il destino, la sua biografia stessa, l’hanno messa a diretto contatto”.


 

Festival Treccani al via a Lecco,i vocabolari scoprono il sesso negli anni ’60

Festival Treccani al via a Lecco,i vocabolari scoprono il sesso negli anni ’60Roma, 27 set. (askanews) – In occasione del Festival Treccani della lingua italiana che si tiene da oggi a domenica a di Lecco la linguista Valeria Della Valle ripercorre l’interessante storia del termine sessismo registrato nei vocabolari a partire dagli anni ’80 per denunciare le discriminazioni di genere La battaglia contro la discriminazione di genere ha bisogno anche del sostegno linguistico e la parola sessismo, protagonista oggi del dibattito sociale e presente sempre più spesso in tutti i media, ha trovato riscontro ufficiale nei vocabolari a partire dagli anni ’80, in particolare, tra gli altri, nel Vocabolario della lingua Italiana Treccani, pubblicato tra il 1986 e il 1994.


A ricostruire l’interessante storia di un termine “coniato nell’ambito dei movimenti femministi degli anni Sessanta del Novecento per indicare l’atteggiamento di chi (uomo o donna) tende a giustificare, promuovere o difendere l’idea della inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile e la conseguente discriminazione operata nei confronti delle donne in campo socio-politico, culturale, professionale, o semplicemente interpersonale; anche, con significato più generale, tendenza a discriminare qualcuno in base al sesso di appartenenza” è la linguista Valeria Della Valle, direttrice con Giuseppe Patota del Vocabolario Treccani, in occasione del Festival Treccani della Lingua Italiana organizzato a Lecco dalla Fondazione Treccani Cultura e dal Comune di Lecco dal 27 al 29 settembre e dedicato alla parola sessualità. “La battaglia civile per un uso non sessista della lingua è stata aiutata dai vocabolari che hanno registrato la parola sessismo con definizioni chiare e non conformiste. Al contrario, una parola come omosessualità fu accolta nel 1942 nel Dizionario Moderno di Alfredo Panzini, ma era definita come Aberrazione del senso genetico, il quale è invertito, si risveglia cioè soltanto per effetto di persone dello stesso sesso. Antico e nuovo pervertimento. È interessante notare che la parola sessismo apparve negli anni ’70 ed entrò a pieno titolo nei vocabolari negli anni ’80, per segnalare l’esistenza di un fenomeno sempre più ampio di discriminazione delle donne in vari contesti sociali”.


Dopo sessismo un gran numero di parole collegate alla sessualità si è imposto nei dizionari, come ad esempio asessuale, bisessuale, intersessuale, transessuale (da preferire agli inutili prestiti dall’inglese, come bigender, cisgender, transgender). La prova, per Valeria Della Valle, che la lingua italiana “è una lingua viva, cha sa rinnovarsi e che ha tutti gli strumenti per creare le parole necessarie per denominare nuove realtà, nuove sensibilità, nuove situazioni. Per discuterne, quest’anno la parola sessualità è stata posta al centro del Festival Treccani della Lingua Italiana”. Festival che continua a portare avanti l’impegno e le raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana.

L’Ottocento di Lorenzo Bartolini in Fondazione Rovati a Milano

L’Ottocento di Lorenzo Bartolini in Fondazione Rovati a MilanoMilano, 26 set. (askanews) – La Fondazione Luigi Rovati a Milano ha inaugurato la mostra “Il volto e l’allegoria. Sculture di Lorenzo Bartolini”, un’esposizione che presenta l’esperienza romantica del purismo italiano della prima metà dell’800, di cui Bartolini è stato tra i maggiori protagonisti, con il ritorno formale e spirituale all’idealismo artistico quattrocentesco.


“E’ per noi un grande piacere ospitare Lorenzo Bartolini, ospitare l’Ottocento – ha detto ad askanews Monica Loffredo, direttrice della Fondazione Rovati – che per la prima volta entra nelle stanze della Fondazione Luigi Rovati. Un periodo storico che è la prima volta che affrontiamo, ma l’abbiamo fatto con un curatore di eccezione, uno storico dell’arte di grande caratura che è Carlo Sisi, che ci ha aiutato a riuscire a far vedere delle opere d’arte inedite in qualche maniera e a fare una piccola mostra di ricerca”. Uno dei temi centrali della mostra è il volto, che ricostruisce la grande ricerca e la sensibilità di Bartolini nel collegare la bellezza naturale con la bellezza esistenziale dei ritratti, frutto dell’indagine anche sulla fisionomia psicologica di ciò che l’artista scolpisce. E, come tipico dell’eclettico museo milanese, accanto al classico trova spazio anche il contemporaneo.


“In questa occasione oltre alle sculture di Lorenzo Bartolini – ha aggiunto la direttrice – abbiamo una nuova opera della collezione permanente di Sergio Roger che ci permetterà di vedere anche a distanza di quasi due secoli dopo lo stesso approccio sul ritratto dentro la scultura in maniera diversa”. La mostra su Bartolini resta aperta negli spazi della Fondazione Rovati fino al 16 febbraio.

La 17esima edizione de Lo Schermo dell’Arte, alcune anticipazioni

La 17esima edizione de Lo Schermo dell’Arte, alcune anticipazioniMilano, 25 set. (askanews) – La diciassettesima edizione dello Schermo dell’arte diretto da Silvia Lucchesi si svolgerà a Firenze dal 13 al 17 novembre 2024. Il Festival di cinema e arte contemporanea, sostenuto da Fondazione CR Firenze e che rientra nel programma 50 giorni di cinema a Firenze, torna per offrire al pubblico una selezione della più recente produzione di film d’artista e di documentari sull’arte contemporanea che affrontano temi quali l’identità di genere, la relazione con il passato coloniale, con l’ambiente e con il mondo animale, e quella tra arte e potere politico, attraverso finzione, documentario e uso delle nuove tecnologie.


“Le visioni degli artisti che Lo schermo dell’arte presenta sono assunzioni e richieste di responsabilità che arrivano a mettere in discussione le nostre certezze e il ruolo di noi spettatori. Libertà di creazione per gli artisti e di programmazione per gli operatori culturali assumono, oggi, ancor più importanza nell’inquietante contesto politico internazionale nel quale viviamo. Ciò che Lo schermo dell’arte fa, e sempre farà, nasce infatti dai nostri incontri, dalla condivisione di idee e progetti, dalla nostra accoglienza verso tutti e tutte. Questi sono i valori che sosteniamo e che fondano e danno senso al nostro lavoro”, afferma Silvia Lucchesi, direttrice del Festival. Il Cinema La Compagnia di Firenze sarà come sempre il centro del Festival, non solo sede del suo intenso programma di proiezioni, curato da Silvia Lucchesi e Valeria Mancinelli, tra cui anteprime mondiali, europee e italiane alla presenza degli autori e autrici, ma anche luogo di incontro con artisti, curatori e ospiti internazionali. Anche questa edizione si espanderà online con lo streaming di una selezione dei film del programma (fino al 24 novembre 2024) sul nuovo canale permanente Lo schermo dell’arte su Mymovies ONE lanciato a luglio con film presentati in edizioni passate del Festival.


La performance Edge of Life dell’artista americano John Menick aprirà questa edizione dello Schermo dell’arte. Anche filmmaker e scrittore, Menick indaga in che modo il cinema, e le sue nuove forme, con film di vampiri, zombie, revenant, sia affascinato dal tema della “digital resurrection”, come che egli stesso la definisce. Attraverso un testo narrato e un montaggio di immagini di science fiction, computer graphics, film della storia del cinema, ricerche biologiche e folkloriche, l’artista compone un saggio dal ritmo serrato. È dedicato all’artista e filmmaker americana Garrett Bradley (New York 1986, vive a New Orleans), il Focus con cui Lo schermo dell’arte celebra ogni anno una figura che si è distinta nell’utilizzo innovativo e sperimentale del linguaggio cinematografico. Il lavoro di Bradley si caratterizza per la fusione di uno stile visivo estremamente personale con cui l’artista indaga conflitti umani e ingiustizie sociali. Il suo lungometraggio Time (2020), epica storia d’amore e dura accusa al sistema giudiziario americano, è stato selezionato in concorso in oltre 50 Festival, è stato nominato agli Oscar e ha vinto il Best Director Award for U.S. Documentary al Sundance Film Festival, facendo di Garrett la prima donna nera nella storia del Festival a vincere questo premio. Sue mostre personali si sono tenute tra gli altri al MoMA New Yok (2020) e al MoCA di Los Angeles.(2022). Nel 2023, ha ottenuto l’Eye Art & Film Prize dell’Eye Filmmuseum di Amsterdam. Il suo libro Devotion (2024) è il primo di una serie di pubblicazioni sugli artisti realizzate da MIT Press e Lisson Gallery. Garrett Bradley torna al festival con 5 opere realizzate tra il 2017 e il 2023, tra le quali una puntata della miniserie Netflix Naomi Osaka che documenta nel corso di due anni la vita della celebre tennista giapponese, vincitrice di 4 Grand Slams. L’artista terrà inoltre un incontro aperto al pubblico del festival alla New York University Florence.


Nell’ambito dell’edizione 2024 torna anche VISIO – European Programme on Artists’ Moving Images, a cura di Leonardo Bigazzi, dedicato ad artisti under 35 che utilizzano le immagini in movimento. La XIII edizione conferma il sostegno alla produzione di nuove opere di giovani artisti tramite il VISIO Production Fund, un fondo di produzione di 35.000 euro finanziato in partnership con Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci (Prato), Fondazione In Between Art Film (Roma) e FRAC Bretagne (Rennes). Grazie al sostegno di Human Company, azienda storica e punto di riferimento nell’hospitality openair in Italia, il VISIO Production Fund 2024 è stato incrementato di 5000 euro e per la prima volta sarà previsto un rimborso per le spese di viaggio degli artisti partecipanti. Quest’anno sono state ricevute 153 candidature (+20%) provenienti da 53 paesi diversi (+18%), tra cui Armenia, Australia, Benin, Brasile, Cina, Colombia, Corea del Sud, Giappone, Indonesia, Iran, Kazakistan, Messico, Nigeria, Perù, Senegal, Singapore, Stati Uniti, Taiwan, Thailandia e Turchia. Tra i progetti presentati verranno selezionati 8 partecipanti che saranno in residenza a Firenze durante il Festival e le tre nuove opere che saranno prodotte e presentate allo Schermo dell’arte nel 2025. Gli 8 artisti selezionati saranno annunciati entro la fine di settembre 2024.


Sono parte del programma del Festival le prime mondiali delle opere Flowering and Fading di Andro Eradze (Georgia 1993), After Colossus di Timoteus Anggawan Kusno (Indonesia 1989) e La Defence III – Demons to Diamonds di Valentin Noujaïm (Francia 1991) realizzate grazie al supporto del VISIO Production Fund 2023. In anteprima italiana, inoltre, Razeh-del (2024) dell’artista iraniana Maryam Tafakory, prodotto con il Visio Production Fund 2022, selezionato nel concorso Pardi di domani del Festival di Locarno che, tra gli altri, sarà presentato al 68° BFI London Film Festival e al 62° New York Film Festival, opera collage che usa poesia, documentario e materiali d’archivio per raccontare il desiderio di due studentesse iraniane di girare nel 1998, sotto il regime teocratico, un film impossibile. Evento speciale del festival sarà la presentazione di exergue – on documenta 14 (2024) del regista greco Dimitris Athiridis che per due anni ha seguito la preparazione di documenta 14 filmando le riunioni e i sopralluoghi del direttore artistico Adam Szymczyk e del suo team curatoriale. Con il titolo Learning From Athens, l’edizione del 2017 di quella che è considerata la più importante mostra d’arte contemporanea al mondo, si è tenuta per la prima volta, oltre che a Kassel, ad Atene. Le scelte curatoriali e politiche di Szymczyk hanno portato a un deficit finanziario seguito da uno scandalo mediatico che hanno oscurato i meriti artistici della mostra. Il film, dalla straordinaria durata di 14 ore, è un’esplorazione senza precedenti del dietro le quinte del mondo istituzionale dell’arte contemporanea. Composto da 14 capitoli di circa un’ora ciascuno, verrà presentato a Palazzo Strozzi, negli spazi della Strozzina, in collaborazione con Fondazione Palazzo Strozzi, durante tutto l’arco dei giorni del Festival. Adam Szymczyk, che sarà ospite del Festival, terrà una conversazione con Salvatore Lacagnina, curatore e co-ideatore del programma Studio14 per Athens documenta 14. Al centro del programma sono i film d’artista, voci e forme nuove del panorama delle moving images internazionali. Tra questi, in anteprima alla presenza di autori e autrici, ‘Lolo & Sosaku’ The Western Archive (2024), personale rivisitazione del genere western tra fiction, documentario e cinema d’autore del poliedrico artista spagnolo Sergio Caballero, direttore del Sónar Advanced Music and Multimedia Art Festival; The Invisible Worm (2024) dell’artista anglo-palestinese Rosalind Nashashibi sull’amicizia che può esistere tra due donne artiste, l’autrice e la scultrice danese Marie Lund;The Book of Flowers (2023) dell’artista polacca Agnieszka Polska nel quale composizioni visive di fiori vivono grazie all’uso dell’AI e dell’animazione. Tra le altre proiezioni, tornerà allo Schermo dell’arte uno degli artisti italiani che, tra le nuove generazioni, si sono distinti maggiormente nel panorama internazionale per l’utilizzo sperimentale del video, Diego Marcon (1985) con il suo recente La Gola (2024), racconto epistolare tra due personaggi, Gianni e Rossana, bambole iperrealistiche animate digitalmente, che esplora in maniera innovativa la narrazione visiva del melodramma. Lo schermo dell’arte presenterà inoltre una selezione di alcuni tra i più recenti documentari su protagonisti e su vicende poco conosciute dell’arte contemporanea. Tra questi, la prima europea di Art of Diplomacy (2023) del regista brasiliano Zeca Brito, ricostruzione di un’affascinante vicenda di diplomazia culturale che in piena Seconda Guerra Mondiale coinvolse l’arte del modernismo brasiliano e Arte Povera, Appunti per la Storia (2023) di Andrea Bettinetti, sulla forza dissacrante di un movimento e di un gruppo di giovani artisti che hanno inciso profondamente sul panorama dell’arte contemporanea non solo italiana. Con il Premio del pubblico Under 30 per il miglior film della 17a edizione, Lo schermo dell’arte conferma l’attenzione verso la giovane generazione di spettatori che potranno avere accesso libero alle proiezioni e partecipare attivamente partecipare al Festival votando il proprio film preferito attraverso l’App Lo schermo dell’arte.

Al via la mostra ‘Lizori. Segni e dialoghi’ dal 27 settembre a Torino

Al via la mostra ‘Lizori. Segni e dialoghi’ dal 27 settembre a TorinoRoma, 24 set. (askanews) – L’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino ospiterà dal 27 settembre al 29 ottobre 2024 la mostra ‘Lizori. Segni e Dialoghi’, organizzata dalla Fondazione di Ricerca Scientifica e Umanistica Antonio Meneghetti.


L’esposizione, che include opere d’arte, tavole, modelli fisici e digitali, video e libri scientifici, offrendo una narrazione multidisciplinare tra architettura, paesaggio e arte, propone una riflessione artistica e metodologica sulla rigenerazione dei borghi storici. Il caso studio di Lizori appunto, un borgo medievale dell’Umbria in totale stato di abbandono, poi protagonista di un totale recupero conservativo che dimostra come la storia possa essere preservata attraverso l’innovazione. L’obiettivo della mostra, si spiega in una nota, è infatti esplorare il rapporto tra segni architettonici, paesaggistici e artistici, stimolando il dialogo tra tradizione e innovazione. Tra i protagonisti figurano maestri del disegno, artisti e ricercatori sul tema della rappresentazione architettonica, che hanno contribuito con oltre 100 opere al percorso espositivo: Franco Purini, accademico e protagonista del dibattito culturale dell’architettura disegnata, Gian Piero Frassinelli, ultimo architetto del famoso Superstudio, Ruggero Lenci, ordinario di composizione architettonica alla Sapienza di Roma, Stefano Bertocci e Sandro Parrinello, ordinari di disegno all’Università di Firenze, Emanuele Chiavoni, acquarellista e ordinario di disegno della Sapienza, Valerio Morabito, docente di architettura del paesaggio all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Raffaele Federici, pittore e docente di sociologia dell’Ateneo di Perugia.


Infine Elisabetta Silvestri e Elisa De Santis pittrici umbre, Fausta d’Ubaldo, romana e legata alla scuola di Pedro Cano, Fabrizio Ciappina, architetto messinese con dottorato in campo architettonico, Claudio Patanè, architetto catanese con dottorato nell’ambito rappresentativo.

Massimo Sestini, il fotoreporter acrobata del nostro presente

Massimo Sestini, il fotoreporter acrobata del nostro presenteBrescia, 24 set. (askanews) – Immaginate un Cartier-Bresson o un Robert Capa che arrivano in volo, per esempio fuori da un elicottero, per scattare un’immagine decisiva in condizioni quasi impossibili. Forse, così, si può provare a racontare la fotografia zenitale di Massimo Sestini, vincitore del World Press Photo nel 2015 per uno scatto dall’alto su un barcone di migranti. La Fondazione Brescia Musei dedica al fotografo della prospettiva verticale la mostra “Massimo Sestini – Zenit della fotografia. E lo stesso autore ci ha raccontato come si può lavorare in condizioni estreme: “Fotografi le cose in maniera predittiva – ha detto Sestini ad askanews – cioè tu prevedi quello che dovresti trovare realizzato a valle, ci arrivi sopra e lo scatti in una condizione molto difficoltosa. In quell’istante quasi non la vedi l’immagine, perché ha gli occhi che ti lacrimano, ha gli occhiali da paracadutista, c’è il mirino, la macchina fotografica, il super teleobiettivo, l’elicottero si sposta a 300 km all’ora minimo e la velocità al suolo è di 500 km all’ora, immagini di vedere un fiume che scorre a 500 all’ora quindi quando fai clic è già troppo tardi, devi pensare tutto prima sulla supposizione della tua esperienza che dice sta per succedere questa cosa, ma in realtà la fotografia è questa”.


Negli scatti esposti a Brescia ci sono momenti che hanno fatto la storia, come il naufragio della Costa Concordia, oppure la strage di Capaci, o i funerali dei Papi. Tutti ripresi dall’alto, in una sorta di distanza che ridefinisce la nozione di realtà e cambia la percezione della stesa fotografia. “È diventato un acrobata per assecondare il suo desiderio per una narrazione diversa, dei punti di vista completamente impossibili per l’osservatore comune – ci ha spiegato Angelo Bucarelli, curatore dell’esposizione – e quindi raccontare le cose da un punto di vista completamente diverso. Questa è la cosa più importante, ma quello che ne fa un autore ancora più unico è la capacità istintiva e talentuosa di cogliere il momento dell’immagine, mettendo insieme tutti gli elementi compositivi in maniera istintuale e in un attimo”. Quell’attimo che è il tempo sospeso, e in questi casi quasi impossibile, dello scatto. Che poi, molto spesso con Sestini, diventa, pur nella tragedia, anche sguardo etico ed empatico sul mondo e le sue persone. “È un fotoreporter molto impegnato anche dal punto di vista sociale – ha detto Francesca Bazoli, presidente della Fondazione Brescia Musei – questo intercetta un altro ambito di nostro grande impegno che è quello di valorizzare nel contesto dell’arte contemporanea quella più vicina al tema dei diritti, perché crediamo che per una istituzione civica come la nostra sia importante frequentare questi temi nell’ambito del contemporaneo”.


“Cosa è una fotografia – ha concluso Massimo Sestini -. Un’opera bidimensionale che ti entra talmente nel cuore perché ha fermato il tempo e io ogni volta mi emoziono a farla e soprattutto poi a vederla nascere come un parto”. La mostra a Santa Giulia resta aperta al pubblico a Brescia fino al 2 marzo 2025.

Esce “Tanti Auguri – 70 anni di tv, 100 anni di radio” di Marco Carrara

Esce “Tanti Auguri – 70 anni di tv, 100 anni di radio” di Marco CarraraRoma, 23 set. (askanews) – Rai Libri presenta il volume ufficiale delle celebrazioni per il centenario del Servizio Pubblico, “Tanti Auguri – 70 anni di tv, 100 anni di radio” di Marco Carrara. Un viaggio lungo un secolo, cento anni che hanno visto radio e televisione al fianco degli italiani, preziose testimoni e attente protagoniste della nostra storia.


Dal primo annuncio radiofonico trasmesso il 6 ottobre del 1924 dai microfoni dell’URI, Unione Radiofonica Italiana (poi EIAR e RAI), a oggi, il Servizio Pubblico ha raccontato ogni giorno la contemporaneità, evolvendo insieme al Paese e ai propri spettatori. Sono 231 le fotografie, tra queste lo scatto del 1954 in cui un giovanissimo Mike Bongiorno dialoga con Alberto Moravia, quello di Vittorio Gassman a cui la Rai affidò nel 1959 il programma “Il Mattatore” oppure quella con Alberto Sordi in posa nello studio radiofonico per il programma “Gran Varietà” in onda dal 1966. Sono solo alcuni dei rarissimi scatti che la Rai restituisce al pubblico, insieme ad aneddoti e testimonianze. Il volume racconta la storia della radio e della tv di Stato, suscitando sin dal titolo, “Tanti Auguri”, celebre sigla di Raffaella Carrà, ricordi ed emozioni. Grazie al patrimonio fotografico straordinario di Rai Teche l’autore guida una macchina del tempo che parla a tutte le generazioni, per riscoprire una radio artigianale in cui fino al 1940 il segnale orario era anticipato da un gong suonato in diretta dall’annunciatrice (una foto ne testimonia il momento), gli esordi radiofonici e televisivi di big della Tv, la nascita di Sanremo e di Carosello. E ancora il passaggio al colore, i grandi varietà che segnano il successo di Mina e di Raffaella Carrà, gli sceneggiati, la tv della divulgazione e quella dei bambini.


“Tanti Auguri” di Marco Carrara, edito da Rai Libri, è in vendita nelle librerie e negli store digitali dal 2 ottobre 2024. Marco Carrara. Bergamasco, classe 1992, ha condotto il suo primo programma di informazione Rai all’età di venticinque anni. Giornalista professionista, è il conduttore e l’autore di “Timeline”, il programma di Rai 3 che analizza il mondo dei social media, ed è tra i volti e gli autori di “Agorà”, il talk show politico di Rai 3.

Arte, a Roma “Inside” di Patrizia Trevisi: anatomia, miti e psiche

Arte, a Roma “Inside” di Patrizia Trevisi: anatomia, miti e psicheRoma, 23 set. (askanews) – La cruda bellezza dell’anatomia umana per raccontare la profondità della psiche è il leitmotiv della nuova personale di Patrizia Trevisi “Inside”, alla Galleria SpazioCima di Roma dal 2 ottobre al 14 novembre, a cura di Antonio E.M. Giordano.


Al primo sguardo, nelle opere dell’artista, si nota la metamorfosi della materia tessile in carne e pelle, ossa, vene e arterie. Solo in un secondo momento, però, si comprende che la sua intenzione è quella di far intraprendere un viaggio di introspezione psicanalitica entro le viscere della psiche. Archetipi e miti offrono l’occasione di sezionare emozioni e sentimenti, sviluppare una coscienza critica delle debolezze e dei comportamenti umani. “La riflessione di Patrizia Trevisi sulla memoria e sul tempo, l’uso di tecniche arcaiche e di gesti lenti e ripetuti come quelli muliebri del cucito e del ricamo, ci invitano a mettere in discussione la frenetica tecnologia del progresso che sta conducendo il pianeta verso il collasso – ha spiegato il curatore Antonio Giordano nel suo testo critico – l’invito a guardare al passato equivale a ritrovare l’equilibro tra Uomo e Natura, a vivere in armonia con il Cosmo, rispettandone le leggi fisiche e giuridiche anziché in connessione digitale ma isolati nel proprio ego”.


“La mia ricerca formale si svolge nell’ambito dell’Astrazione Organica biomorfa e della Fiber art – ha dichiarato Patrizia Trevisi – indago il corpo come strumento d’esperienza. Lo scavo per scoprirne le connessioni, i legami, i nodi che mi possano portare al suo centro vitale, generativo. La tela è una pelle che cucio, annodo, ferisco. Gli squarci, le ferite sono tenute forzosamente aperte da pinze, cuciture, legacci, come su un tavolo operatorio. Mostrano agli sguardi indagatori le viscere, il Dentro, il contenuto nascosto, il loro mistero. La consunzione del colore, arcaico e primitivo, gli infiniti legami, le connessioni, il loro continuo intersecarsi, ci narrano il trascorrere del tempo che continuamente tesse la trama organica dell’essere”. La mostra sarà visitabile dal mercoledì alla domenica (15:30-19. Chiusure straordinarie: 2-3-8-9-10 novembre. A ingresso libero).