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Dal 4 al 6 ottobre 18esima edizione di Internazionale a Ferrara

Dal 4 al 6 ottobre 18esima edizione di Internazionale a FerraraMilano, 23 ago. (askanews) – Nuove prospettive di pace. È questo il tema al centro della diciottesima edizione di Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo organizzato da Internazionale, il settimanale che da oltre 30 anni porta in Italia il meglio della stampa straniera, e dal Comune di Ferrara. Dal 4 al 6 ottobre il mondo del giornalismo e della cultura si dà appuntamento a Ferrara per confrontarsi e riflettere sui grandi temi dell’attualità: dai diritti civili alla tecnologia, dall’ambiente ai nuovi scenari geopolitici. Giornaliste e reporter, intellettuali e scrittrici arriveranno da ogni parte del mondo per confrontarsi e condividere punti di vista e prospettive. Oltre 150 ospiti da 26 Paesi per 3 giorni di dibattiti, incontri, rassegne e spettacoli completamente gratuiti. E la pace è anche nel logo della manifestazione: per il 2024, il mondo disegnato come ogni anno dall’illustratrice Anna Keen stringe fra le mani una bandiera con una colomba bianca.


Zerocalcare al festival. E proprio alla ricerca di nuovi punti di equilibrio sarà dedicato l’incontro fra il disegnatore Zerocalcare e la regista e sceneggiatrice Alice Rohrwacher. Due immaginari tanto distanti che però trovano un punto d’incontro nel tentativo di parlare del mondo contemporaneo, delle sue contraddizioni e dei punti di frattura, a partire dai margini, con uno sguardo al tempo stesso ingenuo e ironico ma anche disincantato e critico. Da questo approccio nascerà una riflessione sui limiti della nostra società e i conflitti che essa genera, da quelli combattuti con le armi, a quelli sociali, a quelli contro l’ambiente e contro stili di vita più sostenibili. L’anteprima. Anche quest’anno il festival si aprirà con un’anteprima in collaborazione con Ferrara sotto le stelle. Appuntamento la sera di giovedì 3 ottobre al Teatro Comunale, dove si esibirà Einstürzende Neubauten, il gruppo berlinese annoverato tra i maggiori e più originali innovatori del rock sperimentale.


I Ritratti degli ospiti. La sezione Ritratto, che ogni settimana sulla rivista approfondisce la storia di un personaggio, arriva a Ferrara. Con le storie di Fátima Muriel Silva, attivista colombiana, difensora dei diritti delle donne e di genere in Putamayo, una delle regioni della Colombia più colpite dal conflitto armato, e Tunde Onakoya, scacchista e attivista nigeriano che si batte per sostenere l’istruzione dei bambini africani delle comunità povere utilizzando il gioco degli scacchi come strumento pedagogico. Dalla Russia alla Cina, la geopolitica contemporanea. A Internazionale a Ferrara si tornerà a parlare di Russia con Mikhail Zygar, giornalista, scrittore e regista russo-americano nonché fondatore e caporedattore dell’unico canale televisivo indipendente russo, Dozhd/TVRain. Della prospettiva Ucraina, di resistenza, mobilitazione militare e di costruzione di una nuova identità collettiva e nazionale a due anni e mezzo dall’inizio della guerra si parlerà con lo scrittore ucraino Andrei Kurkov. L’Argentina con il suo presidente, Javier Milei, al centro del talk del giornalista e scrittore, Martín Caparrós. Ma anche Corea del Nord con John Delury, professore americano che insegna studi cinesi alla Yonsei University di Seoul e Barbara Demick, giornalista del Los Angeles Times e autrice del volume I mangiatori di Buddha (Iperborea 2024). Di Cina, per riflettere sul cambiamento degli equilibri di potere nel mondo, invece, parlerà Wang Hui, professore cinese dell’Università di Tsinghua a Pechino, esperto in letteratura e storia intellettuale cinese. E poi gli Stati Uniti per parlare dei movimenti studenteschi e del nuovo attivismo giovanile, dell’impatto che potrebbero avere sulla prossima campagna elettorale statunitense, in particolare sulla sinistra. E ancora, di politica e marxismo si discuterà con Kohei Saito, filosofo giapponese che ha ribaltato l’interpretazione della dottrina di Marx in chiave ecologista e Astra Taylor, regista e scrittrice canadese-americana. Interverranno all’incontro il direttore di Internazionale Giovanni De Mauro e lo storico Giuliano Milani. Di resistenze si discuterà, poi, con Olivier Roy professore di scienze politiche francese e massimo esperto di Islam e Adam Shatz, giornalista della London Review of Books. Non mancherà un momento di approfondimento su Gaza attraverso le storie di resistenti, vittime e testimoni del conflitto per raccontare l’offensiva israeliana da chi ha vissuto e lavorato in quel territorio, con Youmna ElSayed, giornalista egiziano palestinese, l’Illustratrice palestinese, Malak Mattar e Ruba Salih dell’Università di Bologna. Si parlerà ancora di Israele e Palestina, a un anno di distanza dal massacro del 7 ottobre che ha portato mesi di guerra e distruzione a Gaza, con Amira Hass, scrittrice e giornalista israeliana del quotidiano Haaretz.


Diritti umani. Da Gaza all’Italia. Si rinnova anche per questa edizione la partnership con Medici Senza Frontiere, che al festival porterà la sua testimonianza anche sul dramma di Gaza e permetterà al pubblico, grazie alla presenza di un’installazione, di sperimentare la realtà di chi lavora ogni giorno in situazioni di emergenza. La visita guidata a un’altra installazione, quella della street artist Alice Pasquini, sempre in collaborazione con Medici Senza Frontiere, invece, racconterà le storie di civili e personale sanitario colpiti in cinque diverse guerre, dall’Ucraina al Sudan. Femminismi tra bellezza e ciclo mestruale. A Internazionale a Ferrara, come ogni anno, si parlerà di femminismo anche a partire da un ragionamento sulle categorie estetiche con l’artista tedesca di origine afgana Moshtari Hilal, autrice di Bruttezza (Fandango 2024). Il ciclo mestruale, ancora un grande tabù dei nostri tempi, al centro dell’incontro con Kate Clancy, antropologa biologica americana e specializzata in salute riproduttiva, con il suo volume Ciclo (Luiss University Press 2024).


Un secolo di migrazioni. Si torna a parlare anche di migrazioni nell’incontro costruito a partire dall’ultimo libro di Gabriele Del Grande ‘Il Secolo Mobile’ (Mondadori), con le foto e i video d’archivio di un intero secolo per provare a raccontare la storia delle migrazioni vista dal futuro, con un monologo multimediale curato dall’autore. Le nuove città. Le città, le loro prospettive e le grandi sfide dell’urbanistica contemporanea: a Internazionale a Ferrara si parlerà anche di nuove modalità di abitare, di politiche urbane, ambiente e sostenibilità. Dal ‘caso Vienna’, città modello in tutta Europa per l’edilizia sociale, all’impatto energetico degli edifici, fino all’analisi in chiave critica del rapporto tra diritti, soggetti e spazi per esplorare la città nella sua matrice ambivalente come strumento di discriminazione o di inclusione. Ambiente e sostenibilità. Non mancherà una riflessione sull’ambiente nell’incontro in collaborazione con il Cospe, al quale interverranno l’avvocato colombiano e leader indigeno Cesar Wilinton Chapal Quenama e Catherine Yortady Figueroa Cadena, leader indigena colombiana, vice direttrice dell’associazione che difende i diritti degli indigeni e coordinatrice di progetti sostenibili per comunità indigene nel Putumayo. Mentre con lo scrittore e giornalista canadese John Vaillant, autore L’età del fuoco (Iperborea), si parlerà del ‘Petrocene’, l’età del petrolio. Un incontro organizzato con il sostegno del Canada Council for the Arts. AI e Scienza. Tanti gli incontri per esplorare limiti e potenzialità dell’intelligenza artificiale, da quello organizzato in collaborazione con Dg Connect, con Roberto Viola, Direttore Generale per le politiche digitali della Commissione Europea, alla proiezione di Life is a Game, il documentario del filmaker Luca Quagliato e della giornalista di Irpimedia Laura Carrer che, attraverso la storia di tre rider, esaminerà l’impatto che questa nuova forma di economia basata sulla gamification del lavoro ha, non solo sulla vita quotidiana delle persone coinvolte, ma anche sulla geografia urbana, costantemente ridisegnata nei percorsi e nelle destinazioni d’uso. Ma spazio anche alla scienza con il neurochirurgo e neuroscienziato, Rahul Jandial che scandaglierà il mondo dei sogni interpretandolo come il laboratorio del nostro cervello. I libri a Internazionale a Ferrara. Appuntamento con Daria Bignardi, giornalista e scrittrice, che presenterà il suo ultimo libro, Ogni prigione è un’isola (Mondadori), una narrazione nell’isolamento e nelle carceri raccontata attraverso storie e testimonianze dei protagonisti, in dialogo con il cantautore Vasco Brondi. L’evento sarà in collaborazione con Unipol Gruppo. Anche poesia al festival con Joëlle Sambi, autrice belgo-congolese, attivista LGBTQIA+ e poetessa, un incontro introdotto dalla traduttrice e giornalista Francesca Spinelli. Musica e arte. Non mancheranno momenti dedicati alla musica con Teho Teardo, musicista e compositore insieme a Giovanni Ansaldo, giornalista di Internazionale, e all’arte con una mostra di opere di artisti ferraresi e modenesi tra ottocento e novecento che incontrerà la collezione permanente del museo. È prevista una visita guidata a cura del direttore del museo e in collaborazione con Direzione regionale musei Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara, Legacoop Estense. Laboratori e rassegne. Con il festival di Internazionale a Ferrara tornano anche i workshop. Presso l’Università di Ferrara, infatti, si terranno 10 workshop su giornalismo, fumetto, podcast e tecnologia. Presenti anche le rassegne di Internazionale Mondovisioni – con tanti documentari su attualità, diritti umani e informazione, a cura di CineAgenzia in collaborazione con Internazionale e in collaborazione con Coop Alleanza 3.0 – e Mondoascolti – la rassegna di audiodocumentari a cura di Jonathan Zenti e realizzata grazie al contributo di Fandango podcast.

Usa, Marta Stella: scelta cruciale Harris su difesa “corpo donne”

Usa, Marta Stella: scelta cruciale Harris su difesa “corpo donne”Milano, 13 ago. (askanews) – (di Cristina Giuliano) ‘Ciò a cui stiamo assistendo in questo Paese sono leader repubblicani estremisti che cercano di criminalizzare e punire le donne per aver preso decisioni sul proprio corpo’. Lo aveva detto a maggio 2022 la vicepresidente Usa Kamala Harris, oggi in corsa per la presidenza americana. Il suo percorso e la sua rapida affermazione nei sondaggi dimostra che uno dei temi chiave del suo discorso politico ha una importanza cruciale per l’America di oggi. Un tema che è anche il cuore di un libro che ha fatto molto parlare in Italia: “Clandestine. Il romanzo delle donne” di Marta Stella (Bompiani, 2024, 396 pagine). Un volume letterario ma pure frutto di anni di ricerche, svolte dall’autrice, anche in quella America che nelle elezioni di novembre, potrebbe optare per una donna come capo di stato. Per la prima volta nella sua storia. E proprio in un’intervista con l’autrice di “Clandestine” affrontiamo questi temi.


askanews: La difesa del ‘corpo delle donne’ ha una chiara centralità nel discorso politico di Kamala Harris, sin dalle prime parole del presidente Joe Biden nel presentarla. Perché è così cruciale oggi in America? Potrebbe diventare a suo avviso un tema chiave nel contrastare la dialettica, talora sprezzante, di Donald Trump sulle donne? Stella: È già un tema chiave per le americane: riguarda non solo il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, ma la sanità intera. Utilizzato in chiave propagandistica dalla retorica populista di Trump, derubricato come un tema da donne e per le donne, il diritto alla libera scelta sul proprio corpo è il seme primigenio non solo dell’autodeterminazione, ma anche delle politiche sociali sul lavoro, infanzia, famiglia e welfare. Non riguarda solo le donne, ma la società intera.


La presa di posizione pubblica di Harris è il culmine di un allarme sul corpo delle donne in atto ben prima del 24 giugno 2022. Quella data ha segnato però un momento decisivo, dallo stato di allerta si è passati all’inizio di una vera e propria emergenza sanitaria: quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rovesciato la storica sentenza “Roe v. Wade” del 1973, base giurisprudenziale che ha garantito negli Usa il diritto all’aborto su scala nazionale per quasi 50 anni, il tempo è sembrato riavvolgersi su se stesso. Il recente studio del Guttmacher Institute riportato dal NY Times parla di 171mila donne americane che solo nel 2023 hanno varcato un confine per abortire, raddoppiando i numeri del 2019. Si lascia il Texas per il New Mexico, si viaggia clandestinamente in North Carolina partendo dalla Georgia. In alcuni stati come l’Idaho e il Tennessee si è persino provato a perseguire penalmente chi aiuta le donne a recarsi in un altro Stato per abortire. In Texas, uno dei più integralisti, dopo il 24 giugno 2022 la mortalità infantile e neonatale sono cresciute rispettivamente dell’8,3% e del 5,8%: lo dice la Johns Hopkins University in uno studio su JAMA Pediatrics. L’ultimo report di Amnesty International dedicato interamente all’aborto negli Stati Uniti parla di una vera e propria crisi umanitaria: “violazione dei suoi diritti umani, compresi i diritti alla privacy e all’autonomia corporea e riproduttiva’. Anche il personale sanitario, secondo lo studio dell’Università di Chicago e dalla Ohio State University, è a rischio burnout.


Infine, il pericolo del ritorno alla clandestinità, e quindi alle morti. Per Harris potrebbe diventare cruciale non solo per contrastare la dialettica di Donald Trump, ma anche per parlare al suo elettorato. La difesa della libera scelta, la libertà dei corpi delle donne e delle bambine che saranno donne, non dovrebbe avere nessuna insegna politica: riguarda tutte e tutti, nessuno escluso. askanews: Harris in campagna elettorale ha promesso dal Michigan ‘when I am president of the United States and Congress passes a bill to restore reproductive freedoms, I will sign it into law’. Lei ritiene che sia davvero possibile, vista la storia tormentata dell’aborto nel Paese e l’annullamento della sentenza Roe vs. Wade?


Stella: Per ora Harris ha fatto ciò che nessun vicepresidente o candidato abbia mai fatto nella storia degli Stati Uniti: ha visitato pubblicamente una clinica di Planned Parenthood in Minnesota, parlando di “crisi sanitaria”, “strutture costrette a chiudere” e “cure essenziali per le donne”. Rovesciare nuovamente la sentenza è un’impresa ardua, se non impossibile: il sistema federale Usa è costellato di trigger laws, le cosiddette “leggi grilletto” pronte a esplodere, ed è il caso delle leggi sopite che vietavano l’aborto prima del ’73. Kamala Harris ha il supporto, ma soprattutto l’azione, di altre esponenti politiche che su questo diritto hanno fondato la loro campagna: Tina Smith, senatrice democratica del Minnesota ed ex dirigente di Planned Parenthood. È stata lei a mettere in guardia per prima gli americani circa il Comstock Act, una legge vecchia 150 anni, citata per ben tre volte alla Corte Suprema durante le discussioni sull’accesso al mifepristone, uno dei due farmaci utilizzati negli aborti farmacologici. Una delle sue clausole proibisce di inviare per posta “ogni articolo, strumento, sostanza, farmaco, medicina o cosa” che potrebbe portare ad un aborto. Alle primarie democratiche del 13 agosto è invece in lizza Kristin Lyerly: ginecologa impossibilitata a svolgere il proprio lavoro nel suo Wisconsin a causa delle nuove restrizioni. (Candidata senza opposizione alle primarie democratiche per un seggio vacante alla Camera dei rappresentanti, ndr) Anche l’ultimo discorso pubblico di Tim Walz, il racconto della fecondazione in vitro da cui nacque sua figlia, in questo momento non è ovviamente casuale. askanews: Come scrittrice, non le sembra che la definizione di ‘libertà riproduttive’, utilizzato da Harris, sia più esatta perché svincola il diritto sul proprio corpo dalle vecchie tematiche sull’aborto, ormai storicizzate? Stella: Ricordiamo innanzitutto che le femministe degli anni Settanta hanno lottato per una “maternità libera e consapevole”. La definizione di “libertà riproduttive” rimanda sicuramente alle lotte che hanno portato Harris alla corsa per la prima presidente donna degli Stati Uniti: non per questo bisogna darle per scontate, né desuete. L’apparente storicizzazione è il grande inganno del nostro tempo. Il diritto è ancora il termine della discordia come negli anni Settanta, quando invece gran parte delle femministe chiedeva che questa scelta di libertà sul proprio corpo andasse al di là della legge e dello Stato. Le tematiche a cui fa riferimento, solo apparentemente storicizzate, hanno continuato a covare sotto la cenere come un conflitto irrisolto a discapito delle donne e dei loro corpi. È grazie a quell’approccio, certo radicale in anni incredibili ma anche terribili, che le donne hanno potuto compiere la loro scelta di libertà, ma soprattutto salvare la propria vita e quella delle altre. Una nazione come la Francia ha avuto il coraggio di ricordarlo: nel proclamare il diritto all’aborto in Costituzione, nato dall’iniziativa della senatrice Mélanie Vogel, il primo ministro Gabriel Attal ha dedicato quella giornata storica a tutte le donne “morte per voler essere libere”. Tutto è stato documentato, tutto purtroppo è stato dimenticato. Nessun diritto è poi mai garantito. Sempre in Francia lo ricordò anche Simone De Beauvoir alla sua giovane sodale, Claudine Monteil, dopo la proclamazione della Loi Veil: “Certo, Claudine, abbiamo vinto, ma temporaneamente. Basta una crisi politica, economica e religiosa per mettere in discussione i diritti delle donne, i nostri diritti. Dovrai rimanere vigile per tutta la vita”. askanews: Nel suo romanzo la vicenda individuale si intreccia alla biografia collettiva dei movimenti femministi: quali sono le protagoniste americane di “Clandestine. Il romanzo delle donne”? Stella: Accanto alla storia intima ma collettiva della protagonista troviamo le storie delle donne che hanno lottato lungo il tormentato cammino per la libertà. C’è Shulamith Firestone: giovanissima, nel suo La dialettica dei sessi, teorizzò per prima – scandalizzando l’America – la “liberazione delle donne dalla tirannia della loro biologia con tutti i mezzi a disposizione”, immaginando già negli anni Settanta un futuro in cui “la produzione dei bambini sarebbe compiuta dalla tecnologia”. Carol Hanisch, che coniò lo slogan “Il personale è politico”. Anne Koedt, newyorkese d’adozione e danese d’origine, che osò per prima riflettere sul ” mito dell’orgasmo vaginale”. Valerie Solanas, l’attentatrice di Andy Warhol e autrice dell’esplosivo Manifesto SCUM, Society for Cutting Up Men, in cui teorizzava, tra le altre cose, “l’eliminazione del maschio”. E poi Margaret M. Crane, detta Meg, inventrice del primo test di gravidanza casalingo. Chi è clandestina se non lei, che dopo aver venduto il suo geniale prototipo alla cifra di un dollaro si è svelata alla Storia solo negli anni Duemila dopo aver letto il racconto della sua invenzione sul New York Times dove ovviamente il nome non figurava?” askanews: Lei afferma: “Come per le italiane e le francesi, anche la storia dei femminismi americani dà vita a un’epica femminile trionfante, ma dimenticata”. Dimenticata e clandestina? Stella: Clandestina, appunto, come clandestine sono le storie che nel romanzo raccontano le vite di donne conosciute e meno conosciute, tutte legate dalla clandestinità come oblio di fronte alla grande Storia degli uomini. Nel 1968 in Virginia, nella contea di Arlington, un gruppo di donne si intrufolò clandestinamente nel più grande cimitero militare degli Stati Uniti. Da soli tre anni, dal 1965 grazie alla sentenza Griswold vs. Connecticut, queste giovani erano libere dal divieto di contraccezione. Tra le tombe dei caduti, nel tempio della memoria americana a pochi passi dal Pentagono, inscenarono il “funerale della femminilità tradizionale”: seppellirono la sottomissione della donna accanto agli eroi di guerra. Sembra uno show, una boutade, invece è una diapositiva di un tempo burrascoso ma incredibile: potentissima.

Museo Picasso a Malaga esporrà opera di William Kentridge

Museo Picasso a Malaga esporrà opera di William KentridgeRoma, 13 ago. (askanews) – Il Museo Picasso Málaga ospiterà un’installazione monumentale dell’artista sudafricano William Kentridge, More Sweetly Play the Dance, dal 21 novembre 2024 al 20 aprile 2025.


Inoltre, in concomitanza con la riorganizzazione della programmazione del museo, è posticipata al 31 gennaio l’inaugurazione della mostra Picasso: i taccuini di schizzi di Royan, cui è affidata l’apertura del programma espositivo 2025. More Sweetly Play the Dance (“Suonate la danza più dolcemente”) dell’artista sudafricano William Kentridge (Johannesburg, 1955) è una grandiosa videoinstallazione di quasi quaranta metri di lunghezza in cui sfila una processione infinita di persone in movimento. Kentridge usa regolarmente questa risorsa nelle sue creazioni per rivendicare l’individualità dell’essere umano, l’importanza del corpo e il potere che ha la danza di tenere lontana la morte.


La sfilata di figure umane che trasportano i propri effetti personali o oggetti di vario tipo evoca i movimenti migratori determinati da guerre, dalla ricerca di utopie o da minacce climatiche, sulla base della convinzione dello stesso Kentridge che “nel XXI secolo, la forza motrice del piede è il principale mezzo di locomozione”. More Sweetly Play the Dance unisce due aspetti molto importanti del lavoro dell’artista: l’immagine in movimento e i gruppi di persone. L’opera, appartenente alla collezione della Fundació Sorigué, sarà esposta al Museo Picasso Málaga come opera ospite da novembre 2024 ad aprile 2025. William Kentridge è celebre a livello internazionale per i suoi disegni, film e produzioni teatrali e liriche. Il suo metodo combina disegno, scrittura, film, performance, musica e teatro per creare opere d’arte che traggono linfa dalla politica, la scienza, la letteratura e la storia, pur mantenendo uno spazio per la contraddizione e l’incertezza. I lavori di Kentridge sono stati oggetto di mostra in musei e gallerie di tutto il mondo, tra cui il Museum of Modern Art di New York, il Musée du Louvre di Parigi e il Museo Reina Sofía di Madrid. Ha partecipato più volte a Documenta a Kassel (1997, 2002, 2012) e alla Biennale di Venezia (1993, 1999, 2005, 2013, 2015). Le sue opere sono esposte in musei e in collezioni private di tutto il mondo.


La Fundació Sorigué, legata al gruppo imprenditoriale Sorigué, possiede una delle collezioni d’arte contemporanea più pregevoli di Spagna e la più importante collezione di opere di William Kentridge in Europa.

”Italianità”, a Roma una nuova opera di Laika dedicata a Paola Egonu

”Italianità”, a Roma una nuova opera di Laika dedicata a Paola EgonuRoma, 12 ago. (askanews) – La notte del 12 agosto, davanti alla sede del CONI di viale Tiziano 70, a Roma, è apparsa una nuova opera della street artist Laika, dal titolo “Italianità”.


Il poster raffigura Paola Egonu, pallavolista della nazionale italiana neo campione olimpica che schiaccia un pallone su cui appare la scritta: “Stop razzismo, odio, xenofobia, ignoranza”.“Questa vittoria è uno schiaffo a tutti i cosiddetti ‘patrioti’ che non accettano un’Italia multietnica, fatta di seconde generazioni, che non vuole lo ius soli. Una pallonata in faccia a chi parla di ‘italianità’ riferendosi ai tratti somatici”, ha dichiarato l’artista, riferendosi alle posizioni di Vannacci.


“Nel nostro paese non c’è più spazio per xenofobia, razzismo, odio ed intolleranza. Il razzismo è una piaga sociale che va sconfitta. Farlo anche attraverso lo sport è importantissimo. Credo in un futuro di inclusività, di accoglienza e di rispetto dei diritti umani. Essere rappresentata da atlete come Paola Egonu, Myriam Sylla, Ekaterina Antropova è un onore. Vederle con la medaglia più preziosa dei giochi olimpici al collo, mentre cantano commosse l’inno italiano è una gioia immensa. Dedico questo poster a tutti gli Italiani non riconosciuti come tali dal nostro stato”, ha concluso Laika 

Le costellazioni di Kimsooja a Parigi nella Bourse di Pinault

Le costellazioni di Kimsooja a Parigi nella Bourse di PinaultParigi, 7 ago. (askanews) – Le costellazioni illuminano le nostre vite da lontano, ma sono anche tutte intorno a noi, anzi sono dentro di noi, noi ne siamo parte attiva. E lo si capisce vivendo l’esposizione dell’artista coreana Kimsooja, che alla Bourse de Commerce della Collezione Pinault ha dato una nuova dimensione allo spazio di Tadao Ando, mostrando in maniera clamorosa come si possa fare grande arte “senza opere”, ma costruendo qualcosa che è non solo un mondo, ma molti universi insieme. Nella rotonda del museo parigino Kimsooja ha trasformato il pavimento in un grande specchio, e così facendo ha spalancato un’altra dimensione, che è certamente poetica, ma è anche visionaria, nella quale le cose che conosciamo cambiano prospettiva.


E così la grande cupola diventa un abisso, e così il nostro rispecchiarci diventa una sorta di viaggio nello spazio lontano, lontanissimo e bellissimo. La Fondazione Pinault ha inviato l’artista offrendole “carte blanche” – carta bianca – e il risultato è questo progetto invisibile, invendibile, semplicemente meraviglioso: “To Breathe – Constellation”. Che offre a tutti un’esperienza vera di cosa significa fare e vivere l’arte oggi, in un contesto che non deve per forza essere esperienzale. Nei piani superiori del museo sono esposte una sere di opere che fanno parte della collezione Pinault e che, anche qui, ci offrono la cifra di uno sguardo che sa cogliere le inquietudini del presente. Sotto il cappello del progetto “Le monde comme il va”, si possono incontrare una delle celebri farmacie di Damien Hirst così come un grande Ballon Dog di Jeff Koons, ma anche una serie importante di Christopher Wool e le meravigliose foto di Wolfgang Tillmans dedicate al Concorde. Ma forse l’emozione più forte, e più difficile, la proviamo quando, nella sala dedicata ai Fantasmi del passato, ci imbattiamo nell’opera Him di Maurizio Cattelan, il suo famosissimo piccolo Hitler inginocchiato che ogni volta ci costringe a fare i conti con noi stessi, prima che con chiunque altro. (Leonardo Merlini)

Parigi 2024, tra bagnanti, bracieri volanti e baci per Baudelaire

Parigi 2024, tra bagnanti, bracieri volanti e baci per BaudelaireParigi, 6 ago. (askanews) – Parigi nei giorni delle Olimpiadi ha mille facce diverse, offre infinite possibilità e tanti itinerari per vivere sia i Giochi sia la città. Proviamo a raccontarli attraverso dei simboli, partendo dal braciere olimpico a Le Tuileries, che di giorno fa pensare alla fantascienza e la notte decolla, come un sogno simbolista infuocato. Dall’alto questo grande occhio vede il Museo del Louvre, dove, in fuga dalla folla, ci si può fermare nelle sala di Ingres e ammirare le sue bagnanti, così sensuali e indimenticabili, esplicite e tenere.


Dal centro si può poi prendere la RER e andare verso lo Stade de France, per vedere l’effetto che fa essere nel cuore più cuore delle Olimpiadi, lo stadio dell’atletica. Ci sono le gare ovviamente, ma potrebbe anche bastare guardare il cielo sopra Parigi e sopra i sogni di medaglia. Se poi si vuole girare nei dintorni, ecco che a Saint-Denis capita di imbattersi in un festival culturale con spettacoli di danza contemporanea del CollettivO CineticO, tra hula hop e performance tra corpo e scrittura. Seguendo le suggestioni culturali, e magari anche il silenzio, ecco che arriviamo al cimitero di Montparnasse: qui ci si può fermare sulla tomba di Serge Gainsbourg, o, poco oltre, da Samuel Beckett e sentire tutta l’eredità del più grande scrittore del secondo Novecento, oppure ancora camminare fino alla lapide di Baudelaire, sorprendentemente coperta di baci colorati, come per una rockstar che ha saputo rappresentare un’intera epoca parigina, quella che viene raccontata al Musée d’Orsay, dove ci si può fare un selfie con Van Gogh, ma soprattutto farsi largo tra la folla per arrivare alla Déjeuner sur l’herbe di Manet, capolavoro segreto della modernità.


Parigi è anche tutto questo, ma forse la sua vera poesia la si coglie per intero dai finestrini della metropolitana, una città che scorre, che non si può afferrare e, per questo, si fa amare anche di più.

Parigi 2024, il Louvre e i Giochi: storie “olimpiche” dal museo

Parigi 2024, il Louvre e i Giochi: storie “olimpiche” dal museoParigi, 4 ago. (askanews) – Il Louvre e la vita di un museo durate le Olimpiadi. La mattina presto intorno alla famosa Piramide ci sono già turisti e visitatori, ma la sensazione è di relativa tranquillità; il clamore dei Giochi è vicino, ma nella grande corte del palazzo reale l’eco arriva abbastanza flebile. Il museo continua la sua vita, costellata di incredibili capolavori, ma in questi giorni di sport è possibile guardare alle collezioni di uno dei templi della cultura mondiale con occhi diversi, magari seguendo anche qualche suggestione olimpica.


Del resto tante delle statue antiche conservate qui rappresentano momenti di azione, di combattimento, comunque dinamiche che possono fare pensare a delle forme si competizione sportiva, ma pure la meravigliosa Nike di Samotracia sembra un manifesto alla velocità, al fronteggiare ogni sfida senza timore di essere fermati. Poi, quando si arriva nel grande corridoio italiano, uno dei luoghi con una concentrazione del genio del nostro Paese da far paura, la sfida di resistenza è quella del visitatore chiamato a percorrerlo per intero, camminando dentro la meraviglia della Vergine delle rocce di Leonardo o della Morte della Vergine di Caravaggio, o ancora del San Francesco di Giotto, e poi le Nozze di Cana del Veronese. Una maratona estetica ed emotiva straordinaria, anche per giovani tifosi al museo con la maglia di Bellingham. Restando nel gioco dello sport ci sono i cavalieri di Paolo Uccello nella Battaglia di san Romano, così come gli Orazi di David che sembrano prepararsi a una sfida finale, e perfino un Virgilio pronto a lottare con Filippo Argenti, nell’inferno dantesco re immaginato da Delacroix. Ma poi Olimpia arriva davvero, con parti dei marmi del fregio del grande tempio di Zeus che nella città dei giochi dell’antichità era una delle meraviglie del mondo. E qui forse il cerchio si chiude. Anzi no, perché le folle assiepate davanti alla Gioconda ci ricordano quanto sano importanti, nei grandi eventi sportivi, anche gli spettatori, e Monna Lisa in questa gara per fare sold out è sempre in testa, anche nelle giornate meno sovraccariche di visitatori.


Giornate nelle quali l’intero Louvre sembra risplendere ancora di più, quasi come una medaglia d’oro nel sole.

Parigi 2024, l’architettura possibile di Tresoldi per Casa Italia

Parigi 2024, l’architettura possibile di Tresoldi per Casa ItaliaParigi, 2 ago. (askanews) – Ad accogliere i visitatori a Casa Italia a Parigi c’è un’opera d’arte: una struttura imponente ma anche impalpabile, un’architettura del possibile di Edoardo Tresoldi. “Sacral” ricorda un battistero rinascimentale, ma lo fa attraverso un intreccio di maglie metalliche, tipiche dello stile dell’artista, che sembrano creare una condizione di solida invisibilità.


La struttura gioca con la luce e l’ambiente, apre le porte al giardino all’italiana che caratterizza Casa Italia e in qualche modo diventa manifestazione tangibile di un’immagine mentale, che va oltre il tempo e, nei momenti migliori, ambisce a diventare spazio puro, luogo di nuovi codici della rappresentazione. Ma quello che si sente, attraversando l’opera, è anche il sentimento dell’accoglienza attraverso la possibilità dello stupore, emozione sottile per definizione. “Sacral” è parte della mostra d’arte contemporanea curata per Casa Italia da Beatrice Bertini e Benedetta Acciari, che presenta anche lavori di artisti come Claire Fontaine, Marinella Senatore o Fabio Viale.

Chiude domani la Biennale Danza: oltre 17.500 presenze

Chiude domani la Biennale Danza: oltre 17.500 presenzeVenezia, 2 ago. (askanews) – Sono state 17.659 le presenze del pubblico al 18esimo Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia che si conclude domani, sabato 3 agosto, con la prima coreografia veneziana del direttore artistico Wayne McGregor, “We Humans are movement”. Lo spettacolo sarà in scena per la seconda replica nella Sala Grande del Palazzo del Cinema con i danzatori di Biennale College e della Company McGregor (ore 21.00). Nel pomeriggio replica anche per Tambourines di Trajal Harrell alle Tese dei Soppalchi (ore 18.00).


Con un incremento del 47 % rispetto allo scorso anno, le presenze sono state raggiunte nell’arco di due settimane di programmazione che hanno portato a Venezia e in terraferma oltre 160 artisti da tutto il mondo per 80 appuntamenti – tra spettacoli, performance, installazioni, workshop, incontri – con tutte novità nei titoli (7 mondiali, 2 europee, 12 italiane). Il Leone d’oro alla carriera è stato attribuito quest’anno a Cristina Caprioli, artista che con la sua ricerca teorico sperimentale sul movimento ha contribuito ad allargare gli orizzonti della coreografia, e il Leone d’argento a Trajall Harrell, formato ai più recenti studi su genere, femminismo, post colonialismo e autore di un linguaggio nuovo e originale.


Intitolato We Humans, Wayne McGregor, con questa sua quarta edizione del festival di danza, ha inteso “svelare la grande complessità, la contraddizione e il mistero della vita umana” in quanto “prerogativa dei creativi del movimento invitati alla Biennale Danza 2024. Tutti gli artisti e le compagnie di quest’anno adottano il mezzo della danza come atto filosofico di comunicazione, mettendo alla prova i fondamenti della nostra conoscenza, sfidando le nostre nozioni di realtà ed estendendo la comprensione della nostra esistenza. Attraverso il loro lavoro ci sollecitano a chiederci da dove noi veniamo e dove siamo diretti, sondando il fulcro dell’essenziale, il cosa e il perché della sensibilità”. Accanto ai Leoni, compagnie da tutto il mondo con uno sguardo aperto a 360 gradi sul panorama coreografico d’oggi, come Sankofa Danzafro (Colombia), Shiro Takatani/Dumb Type (Giappone), Cloud Gate (Taiwan) Melisa Zulberti (Argentina), Dorotea Saykaly (Canada), oltre ai tanti ensemble europei e ai giovani danzatori e coreografi di Biennale College, punto di forza del festival secondo il direttore Wayne McGregor. Il lavoro di Biennale College viene testimoniato per il quarto anno consecutivo da Rai 5, che produrrà un film documentario focalizzato sulla nuova produzione coreografica We Humans are movement.


La Biennale Danza continua con Iconoclasts – Donne che inffrangono le regole alla Biennale, la mostra dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee allestita al Portego di Ca’ Giustinian fino a fine anno.

”Cartografia dell’Inconscio”, Benanzato da collezione con il Corsera

”Cartografia dell’Inconscio”, Benanzato da collezione con il CorseraRoma, 30 lug. (askanews) – Musicista, pittrice e giornalista, corrispondente dal Veneto di askanews, l’eclettica Antonella Benanzato oggi è all’onore del Corriere della Sera che le dedica una pagina per presentare il numero 66 de La Lettura, con una copertina multimediale dotata di certificato digitale di appartenenza, cioé un numero da collezione; l’acquirente ottiene un NFT dell’opera e della musica che la accompagna.


Infatti “Cartografia dell’inconscio” (olio su tela e pastelli, 130×170 cm), nasce dalla composizione “Esicasmo per la pace”, brano arrangiato dal musicista Mirko Di Cataldo. Benanzato ha da poco pubblicato il disco “L’attimo prima del tempo” con il nome d’arte Bertil, e realizzato il progetto “Cromogonie”. Tramite l’app Corriere Art Collection si può accedere anche al video che mostra Benanzato al lavoro nel suo studio, girato e montato dalla videomaker Chiara Segatel, e accompagnato dalla composizione musicale. Pittura e musica così si sovrappongono e nutrono a vicenda. “Nella tela” spiega l’artista “c’è tutto, notazioni, cadenze, arpeggi; per me vedere un’opera è come vederne lo spartito, la cartografia dell’inconscio che appunto è la partitura su cui ognuno incide la sua essenza più profonda”.


Ritrarre insomma il mondo sonoro su tela. Benanzato, 57 anni, vive e lavora a Padova dove sta preparando una nuova personale.