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Armando Testa a Ca’ Pesaro, l’artista (vero) nel pubblicitario

Armando Testa a Ca’ Pesaro, l’artista (vero) nel pubblicitarioVenezia, 16 giu. (askanews) – Una grande monografica che ricostruisce la carriera di Armando Testa, con le più celebri delle sue creazioni pubblicitarie, ma anche una consapevole immersione nella forza del suo lavoro come artista che, con il senno di poi, possiamo dire essere stato spesso in anticipo sui tempi. Ca’ Pesaro a Venezia apre le sue grandi sale all’ippopotamo Pippo e ai manifesti che hanno fatto la storia del costume popolare, ma pure a grandi murales e fotografie ossessive. A curare l’esposizione anche la moglie Gemma De Angelis Testa.


“Nonostante abbia seguito tutte le mostre di mio marito – ha detto ad askanews – ogni volta è un’emozione fortissima. Questa in maniera particolare perché ci ha lavorato anche un curatore straniero, inglese, un direttore di un museo, che comunque ha portato qualche cosa che non c’era forse nelle altre mostre. Una leggerezza, una freschezza, tantissime cose. Trovo che la mostra sia molto commuovente, quindi c’è lui, ma c’è lui oggi”. Alla curatela ha lavorato anche Tim Marlow, direttore del Design Museum di Londra. “È il genio di Testa – ci ha detto – può prendere qualcosa e farne un punto molto specifico, ma ha anche una risonanza universale. È un’intelligenza visiva, una poesia visiva. Lui inizia a fare l’artista da graphic designer e le due cose sono molto collegate”.


La sensazione più forte, pur a fronte delle icone storiche entrate nell’immaginario collettivo, è che la mostra trasporti lo spettatore non nel passato, ma in un presente che guarda anche al futuro, dal punto di vista della pratica, così come della consapevolezza sociale del lavoro creativo. Elisabetta Barisoni, direttrice di Ca’ Pesaro: “Assolutamente Armando Testa – ci ha spiegato – ha anticipato l’idea che non ci sia una soluzione di continuità tra le discipline, che per noi, intendo noi dalla generazione mia in poi, è abbastanza scontato. Per questo poi Armando Testa piace tantissimo anche ai giovani, che non lo hanno vissuto in televisione, non hanno vissuto nelle pubblicità, nei jingle, nei manifesti… veramente ha portato a un’altra dignità l’idea del creativo, del grafico, del pubblicitario”.


“Non si sentiva un pubblicitario – ha chiosato Marlow – si poteva permettere il lusso dell’ambiguità, e con l’ambiguità giocava con l’arte, ma ha sempre giocato anche con la pubblicità”. E il gioco funziona, è accattivante e strano, alcune sale sono rassicuranti, altre mettono più a disagio e in questo intreccio di ambiguità, appunto, la mostra veneziana diventa interessante e viva.

Al via la mostra di Marino Marini al Forte di Bard

Al via la mostra di Marino Marini al Forte di BardRoma, 15 giu. (askanews) – All’opera “Gentiluomo a cavallo”, concessa in prestito dalla Camera dei deputati, è stata assegnata la copertina del catalogo della mostra di Marino Marini, che aprirà oggi, sabato 15 giugno, fino al 3 novembre, al Forte di Bard.


La scultura è infatti tra i pezzi più rappresentativi della monografica dal titolo “Arcane fantasie”, organizzata in collaborazione con Sole24Ore Cultura e con il Museo Marino Marini di Firenze. Curata da Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento di Firenze, la mostra punta l’attenzione sulle principali fonti di ispirazione di Marini e sui temi ricorrenti della sua ricerca, presentando 23 sculture in tecnica mista e 39 opere su tela e carta. L’opera bronzea di Montecitorio ha dimensioni di 125x156x85 centimetri ed è stata realizzata nel 1937. L’attività dei prestiti di opere d’arte si inserisce nel contesto delle iniziative volte a valorizzare il patrimonio artistico della Camera, a beneficio dei cittadini ed appassionati, e a fini di studio. Funzionale a questo scopo è anche il portale arte.camera.it che consente un viaggio virtuale tra le opere (con relative informazioni) custodite dalla Camera sia a titolo di deposito temporaneo che a titolo di proprietà.


La scheda della scultura di Marini esposta a Forte di Bard è consultabile all’indirizzo: https://arte.camera.it/Camera-OA/detail/IT-CD-GA-OA-000002148/gentiluomo-cavallo.

Al via il 15 giugno la 52esima edizione della Biennale Teatro

Al via il 15 giugno la 52esima edizione della Biennale TeatroVenezia, 14 giu. (askanews) – Inizia domani, sabato 15 giugno (fino a fine mese), Niger et Albus il 52esimo Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, diretto da Stefano Ricci e Gianni Forte (ricci/forte). “Un’avventura straordinaria”, promettono i direttori al quarto anno di mandato, il Festival animerà la città di Venezia e Forte Marghera con 130 artisti, 55 appuntamenti, 16 prime, di cui 7 produzioni e coproduzioni della Biennale.


“Se non riusciamo a immaginare un mondo migliore e più armonioso – scrivono i direttori – non avremo mai i mezzi necessari per ricostruirlo. Niger et Albus diviene allora, in questa 52esima edizione del Festival, la promessa di una nuova luce che si fa strada: ricca di performance e spettacoli magnetici, proseguirà ad appartenere a tutti noi interfacciandosi con le nostre essenze, la curiosità, le nostre aspirazioni, le contraddizioni, le nostre vulnerabilità per stupirci raccontando la metamorfosi di un mondo in perpetuo movimento. Con energia inventiva, la poliedricità delle proposte più eterogenee, il Festival offrirà un’avventura senza uguali, rimanendo per gli spettatori uno spazio di desiderio, meraviglia, crocevia di dibattiti e confronti, irradiando risolutamente la vitalità della città di Venezia, e non solo”. La nuova creatività trova spazio nel festival con drammaturghi, registi, performer, giovani artisti selezionati per Biennale College. E’ il caso di Stefano Fortin e Carolina Balucani, autori rispettivamente di Cenere e Sleeping Beauty, testi che, dopo le letture sceniche dello scorso anno, debuttano in forma compiuta per la regia di Giorgina Pi e Fabrizio Arcuri. Sempre sul fronte della drammaturgia, quest’anno sarà la volta di Rosalinda Conti con Così erano le cose appena nata la luce, di cui si vedrà la lettura scenica curata da Martina Badiluzzi; mentre Eliana Rotella e il suo Livido verrà visto sempre sotto forma di lettura scenica per mano di Fabio Condemi.


Anche Ciro Gallorano, dopo una serie di tappe di avvicinamento da cui esce vincitore del College Registi, presenterà sul palcoscenico del festival il suo Crisalidi, “un’indagine intima attorno alle grandi domande evocative di Francesca Woodman, in risonanza con le inquietudini dell’oggi”. Fresco di nomina sul fronte della performance site specific è, infine, Elia Pangaro con Bolide | deus ex machina, “un lavoro sulla velocità che caratterizza il nostro tempo annullandone il senso”, che si vedrà in azione in Via Garibaldi.


I “game-changer” della scena contemporanea, compagnie che sono espressione di nuove forme della teatralità e un nuovo modo di essere spettatori, saranno ospiti della Biennale. Back to Back Theatre, la pluripremiata formazione australiana che trova nella disabilità uno strumento di indagine artistica, vincitrice del Leone d’oro alla carriera, sarà per la prima volta in Italia alla Biennale con un suo spettacolo, Food Court. Gob Squad Theatre, il collettivo anglo-tedesco che riceverà il Leone d’argento, sarà presente con due opere emblematiche: Creation (Picture for Dorian) ed Elephants in Rooms, installazione visiva a schermi multipli. Sulla stessa lunghezza d’onda l’ensemble lituano – costituito dalla scrittrice Vaiva Grainyté, la musicista Lina Lapelyté, la regista Rugile Barzdžiukaité e già premiato con il Leone d’oro per il miglior padiglione alla Biennale Arte 2019 – presenterà Have a Good Day!, un’opera per dieci cassiere di un supermercato e pianoforte che è un affondo sottilmente eversivo dei nostri riti consumistici. Il regista e drammaturgo iraniano Amir Reza Koohestani, da anni presente sulle maggiori scene d’Europa, sarà a Venezia con il suo ultimo spettacolo, Blind Runner, dove il corpo a corpo ad alta tensione psicologica tra un uomo e una donna si intreccia alla storia di oppressione del suo paese.


L’attore, autore, regista affermatosi sulla scena non solo britannica per la forza dei suoi testi, Tim Crouch, sarà in scena con Truth’s a Dog Must to Kennel nella parte del Fool di Re Lear, dando corpo e voce all’ultimo tassello di un ciclo di monologhi, spin-off di commedie e tragedie del Bardo che affrontano Sheakespeare dalle retrovie, ricorrendo allo sguardo dei personaggi minori. Luanda Casella, regista, scrittrice e performer brasiliana residente a Gent, riscrive l’Orestea concentrandosi su Elettra. L’artista e regista svedese Markus Öhrn che con Karol Radziszewski, fotografo e artista polacco, denuncia in Phobia la violenza e gli stereotipi attorno alle minoranze di genere. L’artista multidisciplinare Miet Warlop torna a Venezia con il suo magico mondo dove tutto, persone e oggetti, è pronto ad animarsi e trasformarsi nelle più strane creature, come in After All Springville. Reduci dal successo parigino per l’installazione Bar Luna, realizzata al Centre Pompidou con Alice Rohrwacher, la regista Claudia Sorace e il drammaturgo e sound artist Riccardo Fazi, nucleo artistico di Muta Imago, affrontano per la prima volta un classico del teatro, Tre sorelle di Cechov. Milo Rau e il suo teatro militante a Venezia riserva la prima nazionale di Medea’s Children, che prende spunto, ancora una volta, da un vero e proprio caso criminale, per intrecciare tragedia moderna e tragedia classica. Gob Squad, Vaiva Grainyté, Lina Lapelyté, Rugilé Barzdžiukaité, Davide Carnevali, Tim Crouch, Muta Imago, Gianni Staropoli saranno, inoltre, artisti in residenza per le masterclass che integrano il programma del festival. Uno sguardo approfondito su tutti gli aspetti del fare teatro oggi.

Art Basel, il mercato dell’arte vale 65 miliardi di dollari

Art Basel, il mercato dell’arte vale 65 miliardi di dollariBasilea, 14 giu. (askanews) – È la fiera d’arte più importante al mondo ed è anche il momento in cui tutti gli attori della scena contemporanea si ritrovano e in qualche modo danno il polso della situazione. Art Basel è un grande evento economico, ma anche uno spazio per progetti che vanno oltre, come per esempio il campo di grano di Agnes Denes o le grandi installazioni museali della sezione Unlimited. Ma il focus principale restano i galleristi.


“Abbiamo 285 gallerie che provengono da 40 Paesi e territori in tutto il mondo – ha spiegato Vincenzo de Bellis, direttore fiere e piattaforme espositive di Art Basel – ci sono 22 nuove partecipazioni e nella sezione Unlimited esponiamo 70 progetti”. L’atmosfera è frizzante, la città di Basilea offre, oltre la fiera, altre grandi mostre come la magnifica collettiva alla Fondazione Beyeler, che esplora i confini del presente, o l’esposizione dedicata a Dan Flavin al Kunstmusem, dove i neon dell’artista americano brillano sulle nostre percezioni. Ma Art Basel è poi l’occasione anche per misurare il valore del mercato dell’arte, che negli ultimi mesi ha sofferto soprattutto per le vicende geopolitiche.


“Il mercato ha avuto una flessione del 4 per cento all’incirca – ha detto Eric Landolt, specialista del mercato dell’arte di UBS – ma si attesta ancora sui 65 miliardi di dollari, che è una cifra molto significativa”. Così come significativa è l’attenzione globale intorno alla fiera, a testimonianza della costante, seppur complessa, vitalità del sistema dell’arte

Scuola,Treccani: libertà,memoria, solidarietà parole chiave per studenti

Scuola,Treccani: libertà,memoria, solidarietà parole chiave per studentiRoma, 14 giu. (askanews) – “Libertà, difesa della memoria, inclusione e solidarietà”. Sono queste le parole scelte da 1500 alunni della scuola secondaria di secondo grado italiana nell’ambito di un progetto del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), portato avanti durante l’anno scolastico, per la “Promozione del libro e della lettura”, promosso dalla Fondazione Treccani Cultura ETS e da Edulia Treccani Scuola, polo ed-tech del Gruppo


Oltre 1500 studentesse e studenti di 12 scuole secondarie di secondo grado, distribuite in tutta Italia, hanno scelto come parole chiave di questa epoca Libertà, Futuro, Memoria, Inclusione e Solidarietà, nell’ambito di un progetto del Ministero dell’Istruzione e del Merito, portato avanti durante l’anno scolastico, per la “Promozione del libro e della lettura”, promosso dalla Fondazione Treccani Cultura ETS e da Edulia Treccani Scuola, polo ed-tech del Gruppo. Al primo posto della cinquina scelta dagli alunni la parola Libertà, votata da 500 studenti, seguita a pari voti da Futuro e Memoria, 375, e Inclusione e Solidarietà con 125 voti.


“Questa scelta – commentano Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, condirettori del Dizionario dell’italiano Treccani – dimostra quanto siano attenti i giovani all’attualità e alla realtà che ci circonda, anche dal punto di vista lessicale. Libertà, essere libero, non poter rinunciare alla libertà, in contrapposizione a schiavitù e prigionia, è un termine che ricorre sempre più spesso nel dibattito ed esprime il desiderio di pensare, operare e scegliere in modo autonomo la propria vita, tipico delle nuove generazioni. Ma il risultato della ricerca promossa dall’Istituto della Enciclopedia italiana nelle scuole conferma ancora una volta la rilevanza linguistica per i giovani di un futuro sostenibile, della conservazione della memoria storica e della diffusione di una sensibilità sociale fatta di solidarietà e inclusione”. Con il progetto “Ti Leggo. Viaggio con Treccani nelle forme della lettura”, Treccani Cultura vuole favorire la diffusione e la promozione del libro e della lettura attraverso una rassegna di iniziative culturali rivolte alle studentesse e agli studenti delle scuole di istruzione secondaria di secondo grado, che prevede una riflessione con alcuni dei più importanti autori delle voci dell’Istituto della Enciclopedia italiana. Libertà è stata affidata a Filippo La Porta (Intellettuali, Treccani libri)Futuro è stata affidata a Gianluca Genovese (Rinascimento digitale, Treccani libri) Inclusione a Piero Sorrentino (Seconde generazioni, Echi Treccani)Memoria a Davide Grippa (Giacomo Matteotti, Treccani) Solidarietà a Sara Sanzi (Solidarietà, Treccani libri)

Il mistero e il racconto, cosa ci dicono le fotografie

Il mistero e il racconto, cosa ci dicono le fotografieMilano, 13 giu. (askanews) – La fotografia è un medium che vive soprattutto di mistero. Mistero per alcune immagini enigmatiche, certo, ma anche perché, come il XX secolo e gli ultimi due decenni hanno ampiamente dimostrato, è caduto del tutto il velo intorno alla pretesa oggettività del medium, e questo in molti casi vale perfino per i grandi fotoreportage. Per questo, quando si parla di fotografia come arte contemporanea, certo, ma non solo, “leggere” un’immagine è un lavoro che ha profondamente a che fare con la letteratura, con l’interpretazione (individuale, non imposta, come insegna Susan Sontag), con l’invenzione. E così il libro “La foto mi guardava” di Katja Petrowskaja, che esce per Adelphi, è un piccolo viaggio fatto di decine di storie legate ad altrettanti scatti, storie che sono racconti sospesi tra documentazione e fiction, tra dati e pensieri. Il genere ha un nome che mette un po’ soggezione: ecfrasi. Ma nei fatti la scrittrice ci offre pezzi di vita, indagini psicologiche o cronache che hanno lo stile di una short story raffinata, a volte felice, a volte drammatica o pericolosa. Scrivere, in fondo, questo fa.


Dal minatore del Donbass, che dà il titolo al libro, perché il soggetto di quella foto effettivamente sembra guardare tutti noi da lontanissimo, ma con una chiarezza quasi inquietante, alle campagne della Georgia: da Robert Frank all’immagine dei manoscritti di Kafka, Petrowskaja ripete insieme frammenti che vengono dal contesto dell’immagine, dalle sue vicende personali e culturali e dalla sua immaginazione. Il mistero non si risolve, per fortuna, ma abbiamo la possibilità di viverlo più in profondità, di esserne parte in modo più significativo. E spesso i brevi racconti sono dirompenti perché riportano attenzione sulla dimensione umana della storia, ma sono anche cronache di atti, come l’azione artistico-politica di Per Pavlenskij che ha dato fuoco al portone della Lubjanka a Mosca – storica sede dei servizi segreti zaristi, sovietici e poi della Russia putiniana – e per questo a, volutamente, essere accusato di terrorismo. La fotografia rappresenta l’opera, se volete, in maniera meravigliosa, ma l’opera porta in sé anche le conseguenze, la detenzione, la violenza, la repressione. Il nostro stare, come diceva ancora Sontag, “davanti al dolore degli altri”, è evidente con non può in nessun modo essere neutro. Letteratura, dicevamo, ovvero la continua compromissione con i fantasmi del mondo fuori (e ovviamente dentro) di noi. Cui le fotografie hanno il potere complesso di farci avvicinare. (Leonardo Merlini)

Art Basel con un’anima ecologica: torna il grano di Agnes Denes

Art Basel con un’anima ecologica: torna il grano di Agnes DenesMilano, 12 giu. (askanews) – Il primo, e ormai leggendario, campo di grano Agnes Denes lo aveva fatto crescere a New York, sotto le Torri Gemelle, nel 1982. Poi, in occasione di Expo 2015 era arrivato, meravigliosamente, anche a Milano, davanti ai grattacieli di Porta Nuova, per parlare ancora una volta della relazione complessa tra la natura e la città. Oggi l’artista americana ha portato una nuova versione del suo “Weathfield” a Basilea, dove è già diventato una delle opere simbolo della fiera di Art Basel, tempio del mercato certo, ma anche di una riflessione sulle tante forme del contemporaneo, compresa la Land Art concettuale.


In fondo Denes, nata a Budapest nel 1931 e ora newyorkese, ci appare oggi chiaramente come una pioniera dell’impegno ecologico, oltre che dei linguaggi artistici. L’installazione nella città svizzera copre circa 1000 mq della Messeplatz, punto nevralgico di passaggio per il pubblico e gli operatori di Art Basel. Il grano deve ancora crescere, e continuerà a farlo per tutta l’estate, ben oltre il tempo della fiera. Un elemento che porta a riflettere anche sul senso del tempo, sul valore dell’arte pubblica, sulla forza di un messaggio che si fa elementare senza perdere la propria complessità. E poi, quando sarà  il momento della raccolta, l’opera se ne andrà, seguendo il ritmo della natura e non quello del mercato o delle esposizioni.

Cultura, al via il Festival dell’Argentario

Cultura, al via il Festival dell’ArgentarioRoma, 12 giu. (askanews) – Ad oltre mezzo secolo di distanza, una delle più belle località turistiche della Toscana avrà di nuovo il “suo” festival: dal 27 al 30 giugno, infatti, Porto Santo Stefano accoglierà il “Festival dell’Argentario”, rassegna di incontri e dibattiti sui temi del nostro tempo con i grandi protagonisti della cultura e del giornalismo, che nasce come ideale prosecuzione dello storico evento, la cui prima edizione si svolse nel 1961.


Promosso dal Comune di Monte Argentario, il nuovo format proporrà degli incontri pubblici, dal giovedì alla domenica, condotti dal giornalista Gigi Marzullo. Location d’eccezione sarà la centralissima Piazza dei Rioni, affacciata sul mare, che dalle ore 21.30 alle ore 23.00 circa si trasformerà in una sorta di “salotto” cittadino all’aria aperta, una vera e propria occasione di dibattito e condivisione in luogo ideale di ritrovo e confronto. La rassegna tornerà esattamente lì dove era nata e, se nelle edizioni degli anni ’60 i protagonisti del palco erano i linguaggi dell’arte, dalla musica al teatro al balletto, quest’anno il festival si immergerà nell’attualità, per provare a decifrarne i molteplici significati. Pur nella sua diversità, la manifestazione manterrà tuttavia lo stesso spirito: l’obiettivo resta infatti lo stesso, quello di condividere, confrontarsi, generando crescita culturale e bellezza.


Nelle quattro serate del festival saranno tanti i temi affrontati, da quelli più strettamente attuali alle storie di vita, e molti i protagonisti dell’informazione e della cultura: ad inaugurare il programma sarà Bruno Vespa, che giovedì 27 giugno salirà sul palco con la giornalista e scrittrice Maria Latella. La serata di venerdì sarà interamente dedicata a Fausto Leali, che interpreterà alcuni dei suoi brani più celebri e amati. Sabato 28 giugno il padrone di casa, Gigi Marzullo intervisterà Serena Autieri, interprete di grandi successi a teatro, al cinema e in tv, che per l’occasione regalerà al pubblico un medley di canzoni, e Adriano Galliani, autore del libro “Le memorie di Adriano G.”, scritto con Luigi Garlando ed edito da Piemme. Infine, domenica 30 giugno, la serata finale della manifestazione sarà animata da un talk conclusivo con le conduttrici televisive Caterina Balivo ed Eleonora Daniele, e Marcello Simoni, autore bestseller da quasi 2 milioni e mezzo di copie vendute solo in Italia, che presenterà, a pochissimi giorni dall’uscita nelle librerie, il suo nuovo thriller storico “L’enigma del cabalista”, edito da Newton Compton. Proprio come accadeva negli anni ’60, quando la manifestazione era diventata un appuntamento imperdibile, anche il nuovo “Festival dell’Argentario” ambisce dunque a diventare un punto fermo nell’estate di Porto Santo Stefano. Idee, spunti, connessioni, ma anche buon umore e un pizzico di leggerezza: sarà una piccola grande finestra sul mondo, nella convinzione che oggi più che mai ci sia bisogno di un momento per fermarsi a comprendere i fatti e le persone, le sfide e le criticità, riscoprendo il valore sociale della piazza e il privilegio dello stare insieme.

A ottobre la XXII edizione del Pisabook Festival

A ottobre la XXII edizione del Pisabook FestivalRoma, 12 giu. (askanews) – È con l’annuncio della terzina dei finalisti dei Translation Awards (Premio alla letteratura in traduzione) che riparte la XXII edizione del Pisa Book Festival, in programma dal 3 al 6 ottobre. Ospite d’onore di questa edizione: lo scrittore svedese Bjorn Larsson.


La giuria scientifica del premio Translation Awards (Roberta Ferrari, Serena Grazzini, Lucia Della Porta, Giulietta Bracci Torsi, Enrico Di Pastena, Andrea Nuti) ha nominato i finalisti in gara: Rosalba Molesi, con Il destino che mi portò a Trieste di Radoslav Petkovic (Bottega Errante), Marco Federici Solari con L’Inchino del gigante di Christoph Ransmayr (L’Orma), e Giulia Zavagna con L’invincibile estate di Liliana di Cristina Rivera Garza (SUR). La parola spetta ora alla giuria di esperti, (Susanna Basso, Bruno Mazzoni e Vanni Santoni), che, coadiuvata dal gruppo lettura della Libreria Pellegrini, decreterà il vincitore assoluto della IV edizione. La cerimonia di premiazione avrà luogo il 4 ottobre al Pisa Book Festival, in questa occasione saranno consegnati anche i premi alla carriera a Roberto Francavilla, massimo traduttore di letteratura in lingua portoghese e a Roberto Keller, editore che ha esplorato con grande intuito e passione la letteratura mitteleuropea scoprendo, tra l’altro, il premio Nobel Herta Müller. I premi speciali della Giuria vanno a Massimo Bacigalupo per la poesia e a Joseph Farrell per la traduzione in inglese del teatro di Dario Fo e Franca Rame.


Con 90 editori da tutta Italia già confermati e 100 eventi in programmazione, il Pisa Book Festival scalda i motori e prepara la XXII edizione che si svolgerà dal 3 al 6 ottobre. Previsti 200 ospiti nazionali e internazionali, tema dell’edizione sarà il Mare, un filo rosso che unirà i grandi classici della letteratura come Conrad e Stevenson ai contemporanei che lo hanno cantato in prosa e in versi, ma anche un omaggio a Pisa e al suo glorioso passato di repubblica marinara. Pisa Book Festival 2024 ripropone la formula di evento diffuso sperimentata nel 2021, e poi ripetuta con successo negli anni successivi, che prevede il polo espositivo con 90 stand di editori presso gli Arsenali Repubblicani, e sei grandi palcoscenici storici per gli eventi: il Fortilizio della Torre Guelfa, il Museo delle Navi, la Chiesa di San Vito, Palazzo Reale, Palazzo Blu e il Royal Victoria Hotel. Un percorso che nel nome del libro unisce simbolicamente i luoghi iconici della città e coinvolge i lettori di tutte le età.


Il programma culturale è costruito in collaborazione con gli editori presenti e si articolerà secondo le sezioni del Festival, le Anteprime, i Grandi Ospiti, il Made in Tuscany, (la rubrica curata da Vanni Santoni), la sezione Giallissima, il ciclo Lezioni di Storia e la Scuola di Editoria, momenti di formazione gratuiti per tutte le professioni del libro, il traduttore, l’editor, il grafico, l’illustratore e l’agente letterario. Non mancheranno i momenti celebrativi: oltre i Translation Awards, l’anniversario della Rivoluzione dei Garofani, un omaggio a R.J.Tolkien e una mostra a Palazzo Blu dedicata a Yambo (150 anni dalla nascita) che farà da Anteprima al Festival. Il Pisa Book Festival è un salone del libro riservato alle piccole-medie case editrici italiane con marchio indipendente e rappresenta per loro una vetrina molto importante, visto che si svolge in una città culturale come Pisa. L’editoria medio-piccola rappresenta la maggioranza del mercato editoriale, ma fatica a trovare spazio in libreria, per questo il Pisa Book Festival offre agli editori canali di vendita diretti e la possibilità di avvicinare un vasto pubblico di lettori. Il festival ospita, poi, ogni anno scrittori e artisti, scoprendo nuove voci del panorama letterario e organizzando iniziative che coinvolgono i professionisti del settore.


Ideato e diretto dall’editrice Lucia Della Porta, il Pisa Book Festival è realizzato dall’Associazione ETS Pisa Book Festival con il contributo fondamentale della Fondazione Pisa, il patrocinio e sostegno del Comune di Pisa, della Regione Toscana e della Camera di Commercio Toscana-Ovest, in collaborazione con i Musei Nazional di Pisa, il Museo di Palazzo Blu e il Museo della Grafica. L’evento è inoltre sostenuto da Acque SpA.

Matteotti, esce “Tempesta su Mussolini” di Andrea Frediani

Matteotti, esce “Tempesta su Mussolini” di Andrea FredianiRoma, 10 giu. (askanews) – Il delitto Matteotti cento anni dopo. Con “Tempesta su Mussolini. Un grande romanzo storico sul delitto Matteotti” (Rai Libri) lo scrittore Andrea Frediani affronta una delle pagine decisive della storia italiana.


Con i toni della suspense e nel pieno rispetto della vicenda storica, Frediani accompagna il lettore al cospetto di uno dei più importanti “gialli” dell’epoca contemporanea. È il 30 maggio 1924 quando nell’aula della Camera Giacomo Matteotti accusa il presidente del Consiglio Benito Mussolini, ex compagno di partito, di essersi macchiato di brogli e violenze per vincere le elezioni e ottenere la guida di un governo di coalizione. Una denuncia coraggiosa quella di Matteotti, dai suoi soprannominato “Tempesta” per il temperamento risoluto e impavido. All’origine dello scontro con Mussolini posizioni politiche ormai inconciliabili. Il 10 giugno, il tragico epilogo: Matteotti sarà rapito e barbaramente ucciso.


Il romanzo fa parte della collana di Rai Libri “Cristalli Sognanti”.