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Il 5 maggio torna la Festa della Primavera a Bracciano

Il 5 maggio torna la Festa della Primavera a BraccianoRoma, 2 mag. (askanews) – La Festa della Primavera torna a Bracciano, domenica 5 maggio il centro storico sarà animato da fiori e attrazioni gastronomiche e musicali.


Nel corso della giornata il centro di Bracciano sarà animato da stand, attività ludiche e laboratori per i bambini, negozi aperti musica e spettacoli, grazie al lavoro dell’Associazione Commercianti. Sarà l’occasione di scoprire la creatività di molti espositori nel settore del florovivaismo e il clou della festa si svolgerà alle 17 di domenica, quando lo chef Andy Luotto si esibirà in Piazza IV Novembre per uno cooking show con la realizzazione del Pancotto, una ricetta che propone nei suoi tour televisivi e cucinerà anche delle erbe spontanee, che saranno raccolte la mattina in una passeggiata per le campagne di Bracciano.

Roma, Et Lux in Tenebris: in mostra le porcellane di Yuriko Damiani

Roma, Et Lux in Tenebris: in mostra le porcellane di Yuriko DamianiRoma, 30 apr. (askanews) – Dopo la prima personale di Raffaele Canepa, prosegue con Yuriko Damiani il progetto espositivo della Galleria SpazioCima a Roma, “Et Lux in Tenebris”, a cura di Antonio E.M. Giordano e Roberta Cima, in occasione della ricorrenza del centenario dalla fondazione del quartiere romano di Coppedè, progettato e realizzato tra il 1915 e il 1927.


Le opere di Yuriko Damiani in mostra dal 2 al 25 maggio sono ispirate alla complessa simbologia dispiegata in ogni angolo del quartiere: dall’alveare delle api e dal Gorgoneion dell’anguicrinita Medusa sull’egida di Minerva al capitello firmato da Gino Coppedè e alla Vittoria alata che sormonta il Palazzo degli Ambasciatori con il portico di ingresso in via Dora e il lampadario in ferro battuto. L’artista, attraverso il simbolismo cromatico dell’oro, dell’argento, del rosso e del bianco e nero, cerca di riuscire a esprimere dapprima una sensazione di mistero e successivamente un messaggio di rivelazione. In tal senso, rivelazione è intesa quale sinonimo di Illuminazione spirituale, di ricerca della conoscenza, attraverso la quale è possibile raggiungere la libertà. Leit-motiv è la luce, elemento costante di tutte le opere di Yuriko, che simboleggia l’idea di speranza e di bellezza, risplendente anche nelle tenebre; non disgiunta dall’invito a esplorare idee e prospettive sempre nuove. Le mostre proseguiranno con Mauro De Luca, dal 28 maggio al 14 giugno, e Valerio Prugnola, dal 18 giugno al 12 luglio. Accanto alle esposizioni, saranno allestite performance in spazi aperti e itineranti come in piazza Mincio e sotto l’arco con il lampadario, che rappresenta simbolicamente il progetto. In programma anche un’esposizione con foto di scena di Franco Bellomo per i film di Dario Argento; reading di poesia e letteratura “tra le due guerre” a cura del Prof. Claudio Cipriani; una giornata di studio sul quartiere Coppedè con interventi di architetti e specialisti di architettura; concerti di musica classica, contemporanea e jazz di celebri compositori del primo trentennio del XXI secolo.

Biennale, il Leone d’Oro dell’Australia: siamo tutti imparentati

Biennale, il Leone d’Oro dell’Australia: siamo tutti imparentatiVenezia, 30 apr. (askanews) – Raccontare i popoli delle Prime Nazioni dell’Australia, che sono tra i più antichi sulla Terra, per dare una nuova prospettiva sulla storia e ricordare i legami di parentela che uniscono tutti gli esseri umani. Di questo parla il progetto del Padiglione australiano alla Biennale Arte di Venezia, che ha ricevuto il Leone d’Oro per la miglior partecipazione internazionale. “Sinceramente non me lo aspettavo, ma, certo, è una bella sorpresa”, ha detto ad askanews l’artista Archie Moore, che ha realizzato un vasto murale e una grande installazione, capace di abbracciare migliaia di anni.


“Si va indietro fino a 65mila anni fa – ha aggiunto Moore – ma anche solo 3mila anni fa troviamo un antenato comune a tutti gli esseri umani. Io volevo mostrare che siamo tutti legati sulla Terra da una più grande rete di parentela. E questa era anche l’idea della finestra sui canali: l’acqua là fuori va nella laguna, poi nell’oceano Atlantico e nel resto del mondo, compreso il continente australiano, e questo è un altro modo per mostrare i nostri legami”. Lo scopo del progetto “Kith and Kin” è quindi anche quello di parlare del desiderio di pace, di rispetto e di responsabilità di ciascuno verso l’altro. Una prospettiva che attraversa le opere dell’artista da sempre, come ci ha raccontato la curatrice del Padiglione Australia, Ellie Buttrose: “È esattamente il lavoro di Archie – ha detto – che ha una storia incredibile di installazioni ambiziose, lungo tutta la sua carriera. Io sono venuta qui per guidare la sua visione e per fare in modo che la sua voce si sentisse in ogni parte del progetto”.


Un progetto che, come tutta la Biennale di Adriano Pedrosa, restituisce visibilità alle popolazioni indigene, alle storie che sono state spesso passate sotto silenzio, alle tragedie e alle violenze che hanno dovuto subire. “Volevo dare voce a queste storie non raccontate – ha concluso Archie Moore – grazie ai materiali sulla mia famiglia che ho trovato in archivio e che non conoscevo: così sono arrivato a nuove persone e a nuove storie. Volevo dare loro una voce davanti a un pubblico internazionale come quello della Biennale”. Il Leone d’Oro sembra certificare che l’obiettivo è stato raggiunto.

Cinema, a Roma, torna il festiva del riuso creativo delle immagini

Cinema, a Roma, torna il festiva del riuso creativo delle immaginiRoma, 26 apr. (askanews) – Dopo il successo dello scorso anno, torna per la sua seconda edizione UnArchive Found Footage Fest, a Roma dal 28 maggio al 2 giugno 2024. Ideato e prodotto dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e diretto da Alina Marazzi e Marco Bertozzi, il Festival racconta gli orizzonti cinematografici del riuso creativo delle immagini, con l’intento di intercettare nuove e diverse forme espressive, al confine tra cinema, videoarte, istallazioni e live performance.


Al Cinema Intrastevere le proiezioni offrono un’ampia selezione di opere filmiche, in concorso e fuori concorso, unitamente a retrospettive, focus, carte blanche e spazi dedicati agli allievi delle scuole di arte e di cinema. Nelle altre sedi del Festival, tra l’Accademia di Spagna e il Live Alcazar, prendono vita installazioni artistiche, loop audiovisivi, cineconcerti e live performance, oltre a panel tematici, talk e masterclass. Tra gli eventi speciali del Festival si anticipano due partecipazioni di grande pregio: Studio Azzurro propone per la prima volta uno sguardo ai propri archivi attraverso una installazione site specific nel Tempietto del Bramante realizzata appositamente per UnArchive; Teho Teardo esegue dal vivo, su immagini dell’Istituto Luce nell’anno del suo centenario, “Acqua, porta via tutto”, per la regia di Roland Sejko. Un cine-concerto che ripercorre un secolo di questa risorsa del nostro pianeta a rischio esaurimento, realizzato in collaborazione con Cinemazero e Cinecittà.


La giuria internazionale è composta dall’artista statunitense Bill Morrison, dalla regista iraniana Firouzeh Khosrovani (entrambi premiati nella prima edizione del Festival) e dalla montatrice e regista italiana Sara Fgaier. La giuria degli studenti, provenienti da università, accademie di belle arti e scuole di cinema, sarà guidata dal regista Giovanni Piperno. “Fuori dalla corsa all’anteprima festivaliera, ma pienamente dentro un’onda internazionale – affermano i direttori artistici – siamo felici di poter riattivare l’interesse verso un Festival che ha l’ambizione di presentare opere ibride e stranianti, capaci di ribaltare convenzioni filmiche e dissotterrare inesplorate attitudini trasgressive. Una festa dell’immagine liberata, per forme cangianti, al confine tra memorie private e tracce pubbliche, tra micro e macrostoria, tra pensiero visivo e soundscape inattesi. Per disarchiviare il cinema che brucia, senza reti di protezione”.


La presentazione ufficiale del festival avrà luogo lunedì 6 maggio alle ore 11:30 nella splendida cornice dell’Accademia di Spagna a Roma, in piazza S. Pietro in Montorio 3. UnArchive Found Footage Fest è ideato e prodotto dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), in collaborazione con Archivio Luce, con il sostegno del MiC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e di altre istituzioni pubbliche e private. Il Festival gode del patrocinio di Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e Accademia di Spagna a Roma.

Libri, esce “Goldrake dalla A alla U” di Marco Pellitteri

Libri, esce “Goldrake dalla A alla U” di Marco PellitteriRoma, 24 apr. (askanews) – Rai Libri presenta “Goldrake dalla A alla U. Origine, viaggio e ritorno della Sentinella nel blu 1975-2024”, di Marco Pellitteri.


Compagno delle tele-avventure di generazioni di bambini e ragazzi, Goldrake è tra le icone pop più rappresentative degli anni Settanta. Era il 4 aprile del 1978 quando, tre anni dopo il debutto in Giappone, la serie animata Atlas Ufo Robot andò in onda per la prima volta in Italia su Rai 2, conquistando da subito la grande platea televisiva. Nel suo libro, Marco Pellitteri entra nel mondo di Goldrake “incontrando” anche gli affascinanti personaggi umani che popolano il cartone, Actarus in primis. Un’analisi mediatica (e sociologica) attenta e al tempo stesso appassionata, che dai Settanta vola ai giorni nostri con un Goldrake, eroe sempreverde, oggi protagonista della versione U. “Goldrake dalla A alla U” di Marco Pellitteri, edito da Rai Libri, è in vendita nelle librerie e negli store digitali dal 24 aprile 2024.


Marco Pellitteri, sociologo dei media e dei processi culturali, è professore associato di Media e Comunicazione alla Xi’an Jiaotong-Liverpool University. Tra i suoi libri, Mazinga Nostalgia. Storia, valori e linguaggi della Goldrake-generation, Conoscere l’animazione. Forme, linguaggi e pedagogie del cinema animato per ragazzi, Il Drago e la Saetta. Modelli, strategie e identità dell’immaginario giapponese e I manga. Introduzione al fumetto giapponese; con H.-w. Wong è curatore di Japanese Animation in Asia: Transnational Industry, Audiences, and Success; ha inoltre curato The Palgrave Handbook of Music and Sound in Japanese Animation. Suoi articoli sono usciti su quotate riviste italiane e internazionali. È direttore scientifico della rivista Mutual Images Journal e delle collane di saggistica delle edizioni Tunué. Digital Loop è la collana di Rai Libri dedicata alla crossmedialità e alla transmedialità, agli universi contigui a quello della televisione e alla loro influenza sull’evoluzione del linguaggio e del prodotto radiotelevisivo.

Baixeras: lavoriamo alla creazione dei kids profile su Audible

Baixeras: lavoriamo alla creazione dei kids profile su AudibleMilano, 23 apr. (askanews) – Audible lavora alla creazione di un kids profile sulla sua piattaforma, come avviene ad esempio con Youtube o con i social. Ad anticiparlo Juan Baixeras, country manager Spain & Italy di Audible. “Stiamo lavorando alla creazione di un kids profile su Audible – ha detto – Chi arriva su Audible troverà una collezione destinata ai bambini”.


L’offerta destinata ai bambini è supportata dai dati del mercato. Secondo una ricerca NielsenIQ per Audible gli ascoltatori di audiolibri più assidui sono uomini, giovani (fascia d’età 25-34 anni), molto connessi (oltre 4 ore al giorno passate su internet), e per lo più provenienti dalle regioni del Sud Italia. Ma soprattutto emerge che gli audiolibri sono una passione che si trasmette di generazione in generazione e possono essere compagni di viaggio anche per i più piccoli: il 36% dei genitori intervistati ha figli che ascoltano audiolibri, e di questi il 54% è stato introdotto all’ascolto proprio dai genitori. “E’ una cosa che sta diventando sempre più normale – ci ha detto Baixeras – Otto anni fa quando Audible è arrivata in Italia si lavorava genericamente per tutti ora che assistiamo a uno sviluppo della categoria, ho interesse ad avere un catalogo specifico per i bambini con dei titoli che loro magari vedono in tv come Peppa Pig, Geronimo Stilton”.

Audible: cresce mercato italiano audiolibri, 2024 l’anno delle serie audio

Audible: cresce mercato italiano audiolibri, 2024 l’anno delle serie audioMilano, 23 apr. (askanews) – Continua a crescere nel 2024 l’ascolto degli audiolibri in Italia. Sono 11,1 milioni gli ascoltatori, con un incremento del 4% rispetto al 2023, secondo l’ultima ricerca di NielsenIQ per Audible, società Amazon attiva nella produzione e distribuzione di audio entertainment. “La crescita del 4% è una crescita di circa mezzo milione di persone anno su anno, molto importante perchè se guardiamo il mercato dei libri vediamo che la crescita è dell’1-2%, noi invece abbiamo una crescita doppia – ci ha detto Juan Baixeras, country manager Spain & Italy di Audible – Quando abbiamo iniziato otto anni fa la categoria audiolibri non esisteva, oggi il 19% degli italiani ascolta un audiolibro all’anno. Di questo 19% che sono 11,1 milioni un terzo lo ascolta abitualmente ogni settimana e questa è la cosa più importante perchè vuol dire più di quattro milioni di persone che ascoltano audiolibri per abitudine. Quando si crea un’abitudine possiamo dire che una categoria diventa popolare e questo richiede un catalogo più ampio e spinge l’industria a crescere”. Con la pandemia c’è stato un boom nella fruizione di storie in cuffia, sdoganando di fatto questo mercato culturale nel nostro Paese. “La paura era che dopo il mercato crollasse ai livelli precedenti – ci ha detto Baixeras – invece è cresciuto dal 2020 al 2024 del 22%, dai 9 milioni italiani del 2020 agli attuali 11,1 milioni”.


Secondo i dati della ricerca NielsenIQ esiste una forte complementarietà tra l’ascolto e la lettura dei libri: il 47% degli italiani ha ascoltato un libro già letto, così come quasi altrettanti (45%) dichiarano di aver letto un libro già ascoltato. Mettere le cuffie e premere play è poi per il 59% del campione un valido modo per fruire di piú libri in momenti in cui è impossibile dedicarsi alla lettura e per il 32% uno strumento importante per lasciarsi trasportare in altre storie quando si hanno mani e occhi impegnati in altro. Non a caso per Baixeras “Il 2024 per Audible in Italia è l’anno in cui normalizzare la pubblicazione simultanea: l’uscita del libro cartaceo e dell’ebook è normale che avvenga simultaneamente, deve accadere anche con l’audiolibro affinchè questa categoria audiolibro diventi normale come ha fatto HarperCollins con Life il libro di Papa Francesco che è uscito in contemporanea come audiolibro. In Usa e Germania è normale la pubblicazione simultanea, la casa editrice non contempla l’uscita di un libro senza la versione audio, in Italia questa normalità deve consolidarsi quest’anno”. Non solo. Il 2024 per Audible in Italia sarà anche l’anno delle serie audio. “Abbiamo lavorato in questi otto anni per avere una famiglia di oltre 300 Originals, tutti i podcast fatti da noi per i nostri utenti in esclusiva, che sono tantissimi perchè ognuno ha fino a 15 puntate. Però stiamo lavorando anche alla creazione di serie audio che prendono spunto dalle telenovelas – ci ha detto il country manager – Puntiamo a trasformare un libro in una sorta di radionovella. Un libro ha più vite: può essere oltre che cartaceo, digitale, audiolibro e una serie audio. Questo significa riscrivere la storia accanto all’autore per creare una decina di capitoli, di 40 minuti: lo stesso libro adattato in una radionovella. Questo l’abbiamo già fatto in Spagna dove abbiamo avuto un enorme successo e ora ci stiamo lavorando in Italia: i primi due titoli arriveranno nel 2024”.


Dal lancio di Audible in Italia, avvenuto 8 anni fa, l’azienda ha investito nella creazione e nella concessione di licenze di contenuti in lingua italiana. “Nel 2023 abbiamo investito 5,5 milioni di euro per la creazione di contenuti italiani unicamente di Audible – ha spiegato il country manager – in questi 5,5 milioni ci sono audible books più gli Audible Originals che hanno pesato per 1,4 milioni”. Questo ha consentito di arricchire ulteriormente il catalogo con una crescita del 4% rispetto allo scorso anno, e un totale di 82.000 contenuti attualmente disponibili su Audible.it, di cui più di 16.000 in lingua italiana, molti dei quali in esclusiva grazie alla collaborazione di Audible con le case editrici italiane. “La ragione del successo dei nostri audiolibri è che abbiamo lavorato al rafforzamento del catalogo – ha spiegato Baixeras – non abbiamo mantenuto un catalogo solo di best seller ma accanto a una front list abbiamo una back list perchè Ken Follet va benissimo ma non è sufficiente e non è un motivo valido per pagare un abbonamento mensile per questo abbiamo fatto crescere il catalogo in questi otto anni da 1.500 titoli a 16mila titoli in italiano”. Un catalogo che quest’anno si arricchirà di due novità importanti: “Il lancio del Signore degli Anelli col il primo titolo il 7 maggio narrato da Massimo Popolizio e poi entro la fine del 2024 tutta la saga e poi il lancio al Salone di Torino di Gomorra”. Tutte iniziative che lasciano intendere una fiducia nel mercato italiano. “Sono assolutamente fiducioso – ha concluso – il business si sviluppa in modo molto forte. La parola stessa audiolibro ormai è entrata nella normalità”.

Libri, “Verso le stelle. 150 canzoni per sentirsi vivi” di Ernesto Assante

Libri, “Verso le stelle. 150 canzoni per sentirsi vivi” di Ernesto AssanteRoma, 23 apr. (askanews) – Rai Libri presenta “Verso le stelle. 150 canzoni per sentirsi vivi”, di Ernesto Assante.


Da “Heroes” di David Bowie a “Now And Then” dei Beatles, passando da brani indimenticabili come “Il cielo in una stanza” (Mina), “Bohemian Rhapsody” (Queen), “Start Me Up” (Rolling Stones), “E la luna bussò” (Loredana Berté) e tantissimi altri. Capolavori che hanno segnato e segnano le nostre esistenze, un viaggio musicale e delle emozioni che unisce 150 stelle sotto lo stesso cielo. “Come in una mostra ho scelto alcuni brani che possono, ognuno per il proprio specifico motivo, colpire la vostra curiosità – aveva scritto l’autore -. Ne avrei potuti scegliere altrettanti, o dieci volte tanti, questa non è una lista del “meglio”, nemmeno l’elenco delle mie “canzoni preferite”, neanche di quelle che conosco di più. È una “mostra sull’arte della canzone” e sulle sue infinite declinazioni, su come questi brani possano essere parte di una storia più grande, addirittura quella dell’umanità, e di storie piccine e insignificanti, rispetto al grande gioco dell’universo, come le nostre”.


“Verso le stelle” di Ernesto Assante, edito da Rai Libri, è in vendita nelle librerie e negli store digitali. Ernesto Assante, recentemente scomparso, è stato giornalista e critico musicale di Repubblica, e in più di quarant’anni di carriera ha pubblicato circa una trentina di libri. Tra gli altri ricordiamo: Reggae, La grande storia del rock, Le leggende del rock, Masters of Rock Guitar (con prefazione di Adrian Belew e introduzione di Joe Satriani). Insieme a Gino Castaldo ha scritto, tra gli altri, Genesi, Blues, Jazz, Rock, Pop, 33 dischi senza i quali non si può vivere e Lucio Dalla. Tra le sue ultime pubblicazioni ci sono i libri su Lucio Battisti e Bruce Springsteen.

Stranieri ovunque, ipotesi sul valore di una Biennale diversa

Stranieri ovunque, ipotesi sul valore di una Biennale diversaVenezia, 20 apr. (askanews) – La Biennale di Adriano Pedrosa ha segnato un nuovo confine: è indiscutibile che l’apertura dello spazio di una delle istituzioni del contemporaneo più rilevanti al mondo a una così massiccia presenza del “Global South”, come si è sentito più volte dire in questi giorni, rappresenta una svolta. Se si aggiunge che di questo grande Sud sono state ascoltate con attenzione anche le voci queer, indigene e normalmente invisibili, si capisce che la portata del progetto è significativa e profondamente contemporanea. Così come contemporanea e interessante è la postura di fronte all’idea di globalizzazione, che è un fenomeno complesso, violento, discriminante nelle sue manifestazioni politico-economico-sociali e governato dai colossi finanziari, ma è anche lo spazio nel quale è possibile aprire l’attenzione ai margini del mondo, a ciò che non è Occidente o “Global North”, e non solo per qualche esposizione in un grande museo di uno o più artisti, ma per un’intera Biennale con una grande e molteplice rappresentanza di artisti. Ambiguità, certo, però produttiva.


Un’altra espressione molto sentita e molto usata in questi giorni è stata “in between”, per rappresentare lo stato di permanente movimento, l’impossibilità (e la non necessità) di identificare un punto d’approdo definito, univoco. Tutto è ricerca, in un certo senso, tutto è processo, per poter crescere, per poter restare attaccato al contemporaneo, nella sostanziale impossibilità di raggiungerlo pienamente, come ha ben teorizzato Giorgio Agamben. E poi, naturalmente, la dimensione di “In between” è anche quella tra i generi, gli orientamenti sessuali, l’identità, alla fine, ma in un contesto tenacemente plurale, le identità. “Stranieri ovunque” ha voluto mettersi nel mezzo di quell’in-mezzo, lasciando scorrere le correnti tutto intorno, in un circuito continuamente alimentato dalla sua stessa energia. Che tra le proprie fonti trova spesso echi delle culture indigene, trova i materiali umani della foresta amazzonica o delle zone aborigene dell’Oceania, sente l’eco politico di battaglie civili, del femminismo, delle militanze LGBTQ+, ma anche delle antiche tradizioni sapienziali e delle pratiche tradizionali degli Indios. L’effetto è una grande contro-storia del mondo, nella quale in molti casi il contemporaneo dialoga con altre temporalità, soprattutto nell’ampia sezione chiamata Nucleo storico, nella quale hanno trovato posto artiste come Frida Kahlo o Tina Modotti, in un certo senso antesignane di un cambiamento che la Biennale di Pedrosa ha tentato di fare interamente suo. Aspetto questo che ha attirato anche perplessità nel corso delle giornate di pre-apertura della Mostra, vuoi per la presenza di alcune quadrerie molto museali e di impianto tradizionale in diverse sale del Padiglione centrale, con conseguente smorzatura del carattere dirompente a livello formale che a volte si vorrebbe essere connesso alle Biennali (ma questa è un’opinione sulla quale ci sentiamo di avere molti dubbi) vuoi per un’attenzione alle tematiche queer secondo alcuni non sufficientemente forte o realmente legata alla contemporaneità. Quest’ultima osservazione ha certamente una sua pertinenza, ma incontrando gli artisti e parlando delle loro pratiche la sensazione che se ne ricava è quella di moltissime idee in fermento, di un forte e perdurante legame con comunità marginali, geograficamente, politicamente e socialmente. L’anima queer è davvero estremamente presente ed è presente in modi non banali, come nel caso dei molti artisti indigeni che hanno sottolineato più volte come le categorizzazioni delle persone e degli orientamenti siano un fenomeno moderno, che non apparteneva a molte delle società tradizionali. Passato e futuro si fondono quindi in un intreccio che è fecondo e forse fornisce una parziale risposta a molte delle domande poste da questa Biennale. Una risposta che in certi momenti permette addirittura di azzardare il pensiero che qualcosa possa esistere oltre il Realismo capitalista, che guardando lontano anche l’Occidente possa trovare strade per ripensarsi e riscattarsi, che ci siano ancora degli spazi per provare a negoziare una nuova relazione con l’ambiente, oltre che con tutte le differenze e le divisioni che la dimensione di straniero porta con sé. Ma se esiste un tema sul quale tutti siamo coinvolti e nessuno può dirsi straniero quello è proprio la crisi climatica, che non a caso entra moltissimo nella narrazione dei lavori degli artisti indigeni.


La sensazione è che per la prima volta negli ultimi anni anche la Biennale Arte abbia abbracciato quella visione che da diverse edizioni anima la Biennale Architettura, ossia un abbandono della postura delle archistar per un ritorno ai progetti locali, alle soluzioni reali, alle possibilità concrete di cambiamento. E forse fa storcere il naso a qualche critico vedere tutti quei colori brillanti o quelle stoffe indigene; forse ci sono alcuni momenti di retorica in certi lavori; forse delle scelte sono dettate da una forma di politicamente corretto; forse alcune opere hanno un aspetto meno “da Biennale” (anche questa frase si è sentita molte volte, ma cosa vuol dire davvero?). D’altra parte però basta guardare le biografie e le opere dei due Leoni d’oro alla carriera – l’italo-sudamericana Anna Maria Maiolino e la turca-francese Nil Yalter – donne che hanno lottato per i diritti per tutta la vita che continuano a farlo con il loro lavoro, per capire che è di questo che stiamo parlando, non solo di una “mostra”. La posta in gioco è più grande, e la Biennale dall’epoca di Baratta in avanti questa partita ha scelto di giocarla. Per il futuro, ovviamente, starà al nuovo presidente. Ci sono opere, come la tenda delle spose di Yalter nel Padiglione centrale oppure la grande installazione del Mataaho Collective – gruppo di artiste neozelandesi premiato con il Leone d’oro per la Mostra internazionale – che hanno la forza di imprimersi nella memoria di visitatori. Ci sono le scritte luminose di Claire Fontaine che ritornano in più momenti. Ci sono alcuni padiglioni, tra i quali quello italiano con l’installazione sonora di Massimo Bartolini, che ha un’intensità nuova e intima, oppure quello della Santa Sede, che ha avuto il coraggio di andare in un carcere. Ci sono in mostra video queer bellissimi e c’è il lavoro tra video e danza di Isaac Chong Wai che ricompone le ferite della violenza, c’è l’America trans di Rigdon Johnson. Ci sono le voci raccolte da Gabrielle Goliath per denunciare la violenza patriarcale o ancora le vibrazioni sonore di Evan Ifekoya. Ma forse le opere che più raccontano queste personali sensazioni sono le fotografie di River Claure, artista boliviano classe 1997, che con le sue fotografie costruite ha riscritto Il piccolo principe nel contesto andino. Quell’uomo in costume tradizionale che guarda verso il cielo con un visore 3D rappresenta, con la sua conciliazione tra umanità e tecnologia, una speranza di futuro. La stessa del “Principito” che vola leggero sopra le Ande e sopra il nostro iper presente.


(Leonardo Merlini)

Libri, “Book Sun Lover. Il taccuino per chi ama leggere e viaggiare”

Libri, “Book Sun Lover. Il taccuino per chi ama leggere e viaggiare”Roma, 20 apr. (askanews) – Oscar Wilde diceva di non viaggiare mai senza il suo diario per avere qualcosa di sensazionale da leggere. Da qui l’idea di Isa Grassano di creare Book Sun Lover (Giraldi Editore), un taccuino ricco di curiosità e frasi da leggere, ma anche di pensieri ed emozioni da appuntare, specie durante i viaggi e le vacanze, soprattutto in estate (la sua stagione del cuore). Un compagno ideale per coloro che vogliono esplorare il mondo attraverso le parole e i luoghi da ricordare.


Una sorta di “carnet de voyage”, che rimanda al Grand Tour di epoca romantica, che ha accompagnato nei loro viaggi illustri personaggi come Goethe, ma anche Herman Hesse che lo arricchiva di schizzi e acquerelli, fino a Bruce Chatwin. Questo “taccuino” – nel cui titolo compaiono “messe a caso” le parole “libro”, “sole”, “amante” – è pensato, appunto, per chi ama leggere (e scrivere) all’aperto, in balcone o in terrazza, sulla spiaggia, in montagna, al lago o ovunque si possa godere dell’incantevole atmosfera estiva, ma anche per i viaggiatori e le viaggiatrici che, oltre al loro bisogno di conoscenza, desiderano conservare i ricordi in modo intimo e creativo.


Le pagine offrono le immancabili schede di lettura per le annotazioni personali, le riflessioni o le recensioni, ma anche per descrivere l’ambiente in cui si legge, creando così un legame tra il luogo e la storia. Ci sono spazi per i libri da portare in vacanza, quelli letti da ricordare, le frasi sottolineate da riportare che si uniscono alle citazioni avvincenti tratte da romanzi classici e contemporanei, ai proverbi che esprimono saggezza. Non mancano le più originali librerie e biblioteche nel mondo, le case degli scrittori e delle scrittrici, le App a tema, ma anche locali e strutture ricettive che hanno sposato la filosofia dei libri, per un aperitivo o per un soggiorno letterario di quelli che non si dimenticano. E persino “le pagine da mangiare”. La seconda sezione, invece, è pensata per ricordare le mete che ci fanno battere il cuore e che ci evocano sentimenti, sia che ci si vada da soli o in coppia, con amiche e amici o in famiglia. “Perché – come dice Isa Grassano – il viaggio è ciò che ti conduce là dove il tuo cuore è già arrivato”. Proprio come un libro. Quindi le schede sulle destinazioni, per indicare le attività da fare, il piatto da assaggiare e “il posto instagrammabile”. Ancora i musei particolari, i giochi, lo shopping, qualche pillola di gastronomia.


Qua e là le cose da non perdere, da vedere – anche attorno a noi – se solo imparassimo a guardare tutto con occhi diversi. Lo sapevate, ad esempio, che in Italia abbiamo un angolo di Islanda? O che c’è un paese con le fiabe dipinte sui muri? E per coloro che amano le fiction in tv, ci sono dritte sulle loro ambientazioni, sulla scia del Movie Tourism. Ovviamente c’è anche l’elenco per i “propri best”, i libri da avere assolutamente e i viaggi dei desideri. Tutto arricchito da divertenti quiz per testare la conoscenza letteraria e turistica da fare in solitaria o per trascorrere qualche ora in compagnia, stando magari sotto l’ombrellone, sdraiati in un parco.


Infine, la particolarità della copertina interamente “plastic free” (evidenziata anche con il logo in quarta) per un’attenzione – e della Casa Editrice Giraldi e dell’Autrice – alla salvaguardia ambientale.