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Flashmob di Volt in piazza Montecitorio contro astensionismo

Flashmob di Volt in piazza Montecitorio contro astensionismoRoma, 27 feb. (askanews) – Questa mattina, davanti Montecitorio, si è tenuto un Flashmob organizzato da alcuni attivisti ed esponenti di Volt – partito paneuropeo progressista – per manifestare contro il pacchetto di misure restrittive, in discussione in questi giorni in Parlamento, rispetto alla partecipazione al voto e all’accesso alla politica.


“Alle ultime elezioni politiche 4 persone su 10 non hanno partecipato al voto, ovvero il 37,2% dell’elettorato. E’ una percentuale enorme su cui la politica dovrebbe perdere il sonno. Numeri che evidenziano una volontà della politica tradizionale a tenere i cittadini lontani dalla gestione della cosa pubblica e una gravissima mancanza di fiducia degli stessi nell’attuale classe politica considerata sostanzialmente inadeguata e inaffidabile”, ha denunciato il co-presidente di Volt Italia. Guido Silvestri “Con la campagna ‘4 su 10’, Volt vuole puntare un riflettore sull’ampio partito degli astensionisti sensibilizzando sull’importanza di partecipazione al voto e sulla necessità urgente di agevolarlo, allargando quanto più possibile l’accesso. Il nostro è un paese che di fatto continua ad esprimere una grave chiusura alla partecipazione: non è prevista la firma digitale, rimane irrisolto il problema del voto per i fuori sede, ad un milione di italiani ed italiane senza cittadinanza è negato il voto. Volt ribadisce l’appello presentato dal palco della convention per gli Stati Uniti d’Europa da Emma Bonino il 24 febbraio scorso, alla politica tutta, alle cittadine e ai cittadini italiani: non importa a favore di chi, ma è fondamentale che si voti e che si faccia votare. Non è solo un tema di rappresentanza, è un tema di democrazia, di libertà ” conclude Silvestri.

Roma, ritrovata una parte della Porticus Minucia Frumentaria

Roma, ritrovata una parte della Porticus Minucia FrumentariaRoma, 27 feb. (askanews) – A Roma, durante i lavori di ristrutturazione a Palazzo Lares Permarini, in via delle Botteghe Oscure, è stata ritrovata una parte della Porticus Porticus Minucia Frumentaria. Una importante scoperta archeologica che aiuta a conoscere qualcosa in più sul quadriportico costruito in epoca repubblicana, che abbracciava l’area del Campo Marzio, dove avvenivano le cosiddette frumentationes, le distribuzioni gratuite di grano ai cittadini di Roma.


Le strutture sono state ritrovate grazie alla stretta collaborazione tra Finint Investments, società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Finint, e la Soprintendenza Speciale di Roma, durante una ristrutturazione dell’edificio per la realizzazione di un hotel 5 stelle della linea Radisson Collection. I resti ritrovati saranno visitabili al piano interrato dell’hotel, anche con un video multimediale. “Il ritrovamento di una porzione della Porticus Minucia ha una grande importanza a livello scientifico e costituisce l’occasione per ribadire come la Soprintendenza possa lavorare in modo efficace con enti privati – ha spiegato Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma -.Finint Investments ha finanziato sia le operazioni di scavo archeologico, sia una innovativa valorizzazione dei reperti, in modo da renderli fruibili a tutti e non disperdere il prezioso lavoro di scavo e di studio degli archeologi”. Mauro Sbroggiò, ad di Finint Investments, ha sottolineato: “Siamo un player molto attento alla rigenerazione urbana e al contesto in cui operiamo. Questa ristrutturazione, che ridà vita ad un palazzo prestigioso, rappresenta per noi un successo perché ci ha permesso anche di valorizzare questi importanti ritrovamenti archeologici mettendoli a disposizione della collettività grazie ad una collaborazione continua e sinergica con la Soprintendenza. Ridare luce a questi reperti e aprirli ad una fruizione costante della comunità è un esempio tangibile degli ottimi risultati che possono nascere da una proficua collaborazione tra pubblico e privato”.


Lo scavo è stato diretto dall’archeologa della Soprintendenza, Marta Baumgartner: “La scoperta è per noi motivo di orgoglio – ha detto – perché, per la prima volta, vediamo i muri della Porticus Minucia in elevato e le decorazioni marmoree che li impreziosivano: possenti blocchi di tufo uniti da grappe e rivestiti, almeno nella parte inferiore con lastre di marmo. Un secondo dato importante è la collocazione del limite orientale della Porticus Minucia, noto ma ora posizionato in modo esatto”. La scoperta archeologica ha così permesso di ricostruire l’aspetto della Porticus Minucia in modo estremamente attendibile, come mai accaduto prima d’ora. La realizzazione di un modello tridimensionale del monumento ha consentito inoltre di individuare la sua esatta collocazione rispetto all’odierno tessuto urbano.

”Dio. La scienza, le prove”, in Italia il libro di Bolloré-Bonnassies

”Dio. La scienza, le prove”, in Italia il libro di Bolloré-BonnassiesRoma, 26 feb. (askanews) – Si intitola “Dio. La scienza, le prove”, il libro di Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnassies, con una prefazione del premio Nobel per la Fisica Robert Wilson e la prefazione all’edizione italiana di Antonino Zichichi.


In libreria dal 27 febbraio, 250.000 copie vendute in Francia, 50.000 copie vendute in Spagna in poco più di 3 mesi, tradotto in 10 lingue; 3 anni di lavoro e 20 scienziati e specialisti di altissimo livello. Soltanto 100 anni fa gli scienziati pensavano che l’Universo fosse eterno e stabile, mentre oggi sappiamo che ha avuto un inizio, avrà una fine, è in espansione e proviene da un Big Bang. Ed è qui che si solleva la questione di un’intelligenza creatrice.


Perché arriva sempre un punto in cui la fisica non basta più a sé stessa e deve confrontarsi con i grandi interrogativi dell’esistenza. Dalla quantistica alla relatività, da Einstein a Gödel, sono molti e determinanti gli scienziati e le scoperte che tra Otto e Novecento hanno dato una svolta all’ipotesi dell’esistenza di una forza regolatrice del mondo. Di tutti loro Dio. La scienza, le prove di Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnaisses illustra il pensiero e la portata rivoluzionaria con una prosa vivida e sorprendente, arrivando a conclusioni inaspettate. In un linguaggio accessibile a tutti, gli autori offrono infatti un’inedita panoramica delle prove scientifiche dell’esistenza di Dio, impensabili fino a poco tempo fa, ma che alla luce delle teorie più recenti assumono tutto un altro valore. L’idea di un’intelligenza creatrice non sembra più inconciliabile con l’evidenza scientifica: forse siamo all’alba di una rivoluzione. Un team di 20 specialisti ingaggiati dagli autori in tre anni di ricerche, con oltre 500 fonti di riferimento, per realizzare il libro che stravolgerà tutte le nostre certezze.

10 Corso Como si rinnova, Ethridge inaugura la nuova Galleria

10 Corso Como si rinnova, Ethridge inaugura la nuova GalleriaMilano, 26 feb. (askanews) – 10 Corso Como a Milano si rinnova e presenta la Galleria e la Project Room, con spazi interamente ripensati dall’agenzia interdisciplinare 2050+. L’area culturale è incentrata sull’idea di una “archeologia selettiva” che, rimuovendo materiali ed elementi accumulati nel tempo, restituisca gli ambienti al loro originario carattere industriale di inizio Novecento. Pareti mobili autoportanti e grandi tavoli pantografo permettono differenti soluzioni e volumi, mentre le tribune possono ospitare talk e incontri. Tiziana Fausti, che guida il 10 Corso Como, ci ha raccontato la sua visione: “La mia vita – ha detto ad askanews – si snoda tra questo mondo, che è quello del fashion e quello dell’arte. Io qui ora sono riuscita a rimettere tutto insieme, a rimettere in ordine e ad avere le mie passioni un po’ come si può dire, raccontate. L’etica del viandante mi ha portato piano piano ad arrivare qua, guardandomi in giro e pensando e ripensando e oggi questo è il mondo nel quale voglio vivere: arte, fashion e food”.


Per questo a inaugurare la nuova galleria è una mostra di fotografia che unisce diversi mondi, dalla moda all’arte: “Happy Birthday Louise Parker”, prima mostra personale in Italia del fotografo americano Roe Ethridge, curata con la consueta brillantezza da Alessandro Rabottini. “È una mostra che, mostrando questo transito continuo anche della stessa immagine attraverso più ambiti della cultura dell’immagine, attraverso più supporti – ci ha detto il curatore – rende anche questa idea del trascorrere del tempo. C’è questo riferimento che è colto nel titolo al Buon compleanno Louis Parker, che è la modella la cui immagine ricorrente fa un po’ d’architettura portante di tutta la mostra, però un po’ l’idea quella di indagare quel momento, per esempio il compleanno è un giorno in cui tu hai da una parte l’eccitazione di questa attesa, ma anche un momento di riflessione malinconica sul tempo che trascorre. E quindi questa dicotomia, questa coesistenza di seduzione, ma anche di fine delle cose, attraversa un po’ tutta quanta la mostra, che ha diverse temperature emotive”. Concepita appositamente per 10 CorsoComo, la mostra riunisce opere degli ultimi 15 anni e lavori inediti, mescolando temi e soggetti che, a un primo sguardo, possono sembrare estranei tra loro. Ma proprio la dimensione del tempo e l’intreccio con la biografia di Ethridge fanno da filo rosso di un’esperienza che è visiva – ad alto livello – ma anche sentimentale e intima.

Ripensare il Rinascimento: la storia de Preraffaelliti a Forlì

Ripensare il Rinascimento: la storia de Preraffaelliti a ForlìForlì, 26 feb. (askanews) – Una mostra molto grande, articolata, profonda, per raccontare il movimento dei Preraffaelliti in relazione alla grande arte italiana che lo ha ispirato. I musei di San Domenico a Forlì hanno inaugurato l’esposizione “Preraffaelliti – Rinascimento moderno”: un viaggio denso tra il Quattrocento e il primo Novecento, che tocca corde estetiche, ma anche psicologiche e sentimentali, e accosta capolavori italiani alle riletture di Dante Gabriel Rossetti o John Everett Millais.


“È un confronto tra due rinascimenti – ha detto ad askanews il direttore della mostra, Gianfranco Brunelli – un confronto per differenza, per dialogo, per ricreazione di una nuova interpretazione perché i Preraffaelliti, con il loro movimento che si è sviluppato nell’arco di tre generazioni, hanno ridato vita al Rinascimento italiano in una nuova chiave. Hanno portato nel Novecento artisti del Quattrocento italiano come Botticelli o Piero della Francesca”. L’esito è affascinante e può dare una forma diversa al nostro modo di pensare l’arte più vicina a noi, ma anche di riconsiderare il potenziale moderno del Rinascimento italiano, riletto da una prospettiva che è omogenea e cerca di essere affine, ma non può non fare i conti con i secoli che sono passati. In questo conforto si gioca la scommessa della mostra e anche l’esperienza dei visitatori, che attraverseranno spazio espositivi molto ampi e articolati, carichi di diversità e suggestioni. Con tante possibili letture.


“Questa mostra – ha aggiunto Peter Trippi, co-curatore dell’esposizione – racconta una storia d’amore tra Italia e Gran Bretagna, che parte dal fatto che c’è sempre stata una simpatia dei britannici per l’Italia: si è rivelata nel periodo della letteratura classica, ma negli anno Quaranta dell’Ottocento tutto è cambiato. Si è iniziato a guardare al primo Rinascimento e a imparare da quel periodo a livello visivo, ma anche emotivo. Credo che sia qualcosa di molto potente perché riguarda le persone, non solo opere visuali e parole”. Da Firenze al Veneto, da Michelangelo all’architettura gotica: le fonti, per così dire, a cui i Preraffaelliti hanno attinto sono numerose e la mostra le documenta, così come documenta la presenza femminile nel movimento, le diverse anime e la costante tensione che lo hanno caratterizzato in profondità.

”Ferragnez” entra nei neologismi Treccani a rischio estinzione

”Ferragnez” entra nei neologismi Treccani a rischio estinzioneRoma, 23 feb. (askanews) – L’Osservatorio della Lingua Italiana Treccani ha registrato i neologismi scomparsi dopo un periodo di effimero successo: tra questi petaloso, meteorina, tronista e mignottocrazia. Sarà così anche per Ferragnez? Solo il tempo ci potrà dire se il neologismo Ferragnez, registrato nel Libro dell’Anno Treccani 2018, subirà, linguisticamente, la stessa crisi della famosa coppia. Si sa invece di certo che alcuni recenti neologismi dopo un periodo di inaspettato successo sono spariti dal linguaggio comune. Una notorietà “effimera” legata a un episodio, a una moda, a un fenomeno sociale o altro che li ha portati per poco tempo sotto le luci della ribalta. A registrare questo fenomeno è L’Osservatorio della Lingua Italiana Treccani in una ricerca curata da Valeria Della Valle, condirettrice del Vocabolario Treccani assieme a Giuseppe Patota.


Fra questi petaloso, “ricco di petali”, inventato da un bambino di terza elementare per descrivere un fiore e diventato di straordinario e temporaneo successo; ma anche meteorina, “annunciatrice televisiva delle previsioni meteorologiche”, arrivata dopo le veline ma sparita prima; esattamente come tronista “partecipante a uno spettacolo televisivo che si presta a essere corteggiato, su un trono”, che dopo avere trionfato qualche anno si aggira oggi in trasmissioni di secondo ordine; e che ha determinato la fine anche di torsonudista, chi come lui aveva la deprecabile “abitudine di girare a torso nudo”. La televisione, si sa, è il media più potente, ma come crea è capace di distruggere: ne sa qualcosa il gieffino “il partecipante al programma televisivo Grande Fratello, che alla 17esima edizione fa meno breccia nelle conversazioni; segno di come è mutevole la “mediacrazia, “il potere dei mezzi di informazione”, altra parola di cui si persa traccia. Alcuni di questi neologismi effimeri – si pensi ad asinocrazia (“il dominio esercitato dalle persone ignoranti o stupide”), guerrasantista (“da guerra santa, tipico di un conflitto dichiarato in nome della religione”), barcamenista (“chi ha l’abitudine di barcamenarsi, di sapersi abilmente destreggiare”), lamentologia (“lo studio del perché l’essere umano si lamenta) e lanacaprinesco (“di scarso rilievo e utilità”) – si devono alla firma di chi li aveva creati: firme prestigiose e in questi casi geniali come Giovanni Sartori, Guido Ceronetti, Aldo Grasso e perfino Mina; ma la genialità della creazione, legata alla polemica del momento, non ha garantito al neologismo d’autrice o d’autore l’ingresso nei vocabolari della lingua italiana contemporanea. “Nella ricerca – commentano Della Valle e Patota – ci siamo limitati a osservare quei neologismi occasionali che erano stati registrati, per dovere di documentazione, nella banca dati e nei nostri Dizionari di neologismi Treccani, ma che non hanno fatto in tempo a essere registrati nei dizionari dell’uso perché effimeri, e quindi privi dei requisiti necessari per entrare in queste opere”.


Un capitolo a parte, che potrebbe suscitare ancora oggi polemiche a non finire, è la parola mignottocrazia, inventata da un giornalista linguisticamente creativo come Paolo Guzzanti per indicare “il potere ottenuto compiacendo, eventualmente anche sul piano sessuale, chi ha la prerogativa di affidare importanti incarichi istituzionali e politici”. Honi soit qui mal y pense.

La Dea Roma e l’Altare della Patria. Prorogata mostra al Vittoriano

La Dea Roma e l’Altare della Patria. Prorogata mostra al VittorianoRoma, 23 feb. (askanews) – Prorogata, fino al primo maggio, la mostra “La Dea Roma e l’Altare della Patria. Angelo Zanelli e l’invenzione dei simboli dell’Italia unita” ospitata nella Sala Zanardelli al Vittoriano.


L’esposizione – a cura di Valerio Terraroli – ripercorre le vicende storiche che hanno condotto alla realizzazione dell’Altare della Patria ed il percorso artistico dello scultore lombardo Angelo Zanelli, ideatore della sua decorazione, proponendo una riflessione sull’importanza avuta dal monumento, emblema dell’Italia unita, nel plasmare la simbologia e l’immaginario di un’intera nazione. Un excursus storico-artistico che culmina con l’installazione della statua della Dea Roma nel 1925, vero e proprio focus dell’esposizione nonché fulcro visivo dell’intero Vittoriano. In mostra ben 57 pezzi, fra cui una selezione di gessi provenienti dalla Gipsoteca del Vittoriano ed esposti per la prima volta; un patrimonio fino a pochi mesi fa quasi sconosciuto e che vanta un forte legame con l’Altare della Patria ed Angelo Zanelli. A chiudere il percorso di mostra una sala immersiva consentirà ai visitatori di entrare letteralmente nel fregio del celebre scultore, osservandolo in ogni suo minimo dettaglio.


Il prolungamento dell’esposizione di ulteriori due mesi rappresenta un’occasione significativa per continuare ad ammirare i risultati dell’ampio progetto di restauro e valorizzazione ideato e realizzato dalla Direttrice del VIVE Edith Gabrielli e sostenuto dal lavoro di ricerca del Professor Valerio Terraroli (Università degli Studi di Verona) e da una équipe di studiosi volto alla riscoperta della figura e delle opere di Angelo Zanelli nonché alla condivisione con il pubblico di un luogo simbolo del nostro Paese, quale il Vittoriano.

Gaeta si candida a Capitale Cultura 2026: un triennio di mostre

Gaeta si candida a Capitale Cultura 2026: un triennio di mostreRoma, 23 feb. (askanews) – Trasformare Gaeta in un laboratorio di arte e cultura moderna, consentendo alle iniziative artistiche di respirare incontaminate nelle loro evoluzioni. Nasce con questo obiettivo la Biennale Il blu e l’immensità del mare, uno dei punti di forza del progetto con cui la cittadina laziale si candida a Capitale italiana della Cultura 2026.


“Nostra intenzione -afferma il Sindaco, Cristian Leccese, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’evento- è di rendere Gaeta punto di riferimento turistico e culturale di ampio respiro, con un’offerta che non si limiti ai mesi estivi ma che ci permetta di essere luogo di attrazione per 365 giorni l’anno. Abbiamo del resto un ricco patrimonio storico-naturalistico e storico-artistico che va dall’epoca romana fino alla seconda metà del 1700, caratteristiche giuste per iniziare e consolidare un percorso culturale che possa far conoscerci conoscere meglio e trasmettere la nostra identità”. Un percorso culturale triennale che, pianificato da Cethegus e curato da Giuseppe Daghino e Pierluigi Carofano, inizierà a ottobre di quest’anno e terminerà ad aprile 2027: “Siamo convinti -spiega Daghino- che l’arte antica e quella contemporanea siano insieme in grado di intercettare la domanda italiana ed internazionale. Con un linguaggio universale che unisce mondi una volta distanti tra loro, generando un abbattimento delle barriere culturali che necessita di un nuovo modo di fare cultura. Idee, immagini, esperienze, visioni corrono veloci sulla rete, generando le sinergie necessarie per permettere alle iniziative di esprimersi in tutta loro essenza. Il tutto, reso magico dal supporto delle nuove tecnologie per diffondere, affiancare e supportare lo sviluppo delle esposizioni culturali e museali tradizionali mediante soluzioni informatiche, app per smartphone e tablet, sistemi di gaming e digitalizzazione, inclusa la modellazione 3D di manufatti, contenuti ed elementi culturali, artistici, storici ed architettonici”.


La Biennale insomma vuole costruire la reputazione di Gaeta come luogo di eccellenza per gli eventi culturali e per migliorare l’awareness e renderla decisamente più attraente, come è stato ricordato nel corso dell’incontro segnato dalla straordinaria presenza della Gorgona Grezza, scultura del grande maestro Igor Mitoraj: “In questo modo -sottolinea il Sindaco Leccese- vogliamo incrementare i flussi turistici favorendo la destagionalizzazione, produrre ricchezza al sistema economico territoriale, garantire una forte esposizione mediatica alla città, proporre un progetto funzionale allo sviluppo della didattica e, perché no, favorire un’architettura di sistema fondata sulle economie di scala. Vogliamo, per dirla in altri termini, essere noti a livello nazionale e internazionale non solo per le spiagge e il mare pulito ma anche come polo di attrazione culturale. Una storia mitologica, la nostra, ricca di testimonianze di uomini e donne che hanno definito i contorni della civiltà moderna. Condottieri, statisti, re e regine, santi, avventurieri, artisti e scienziati che rendono Gaeta nota nell’atlante del Mediterraneo”. Più di 60 gli eventi compresi nella candidatura a Capitale della Cultura 2026, e una prima grande mostra a partire da ottobre 2024, “Metamorfosi”, inserita in questo triennio di esposizioni denominato “Medusa”, la cui simbologia sposa gli elementi marini e mitologici, considerata la forte connessione tra il mare e la cultura di questo territorio. Medusa, una delle tre Gorgoni, è oggi -ricorda Carofano- una vera e propria icona pop, piena di fascino che non ha perso smalto nei secoli. La sua seducente bellezza dello sguardo, associata al terribile potere pietrificatore, ne fanno una figura senza tempo, capace di ispirare autentici capolavori come quelli di Cellini, Caravaggio e Rubens, ma anche di grandi artisti del Novecento come Giulio Aristide Sartorio sino ad Igor Mitoraj. La mostra intende ripercorrere attraverso esempi significativi, la fortuna figurativa di questo mito mettendo in luce la sua poliforme attualità, immagine simbolica derivata da una narrazione mitica fondata sulla memoria collettiva”.


Allo stesso modo la mostra dedicata alle Metamorfosi prende spunto dall’omonimo testo di Ovidio che godette sin da subito di grande fortuna: “I miti degli dèi e le loro trasformazioni, la celebrazione degli eroi troiani sino al loro arrivo nel Lazio con Enea, il trionfo di Giulio Cesare e la profezia della maggiore gloria di Augusto, con cui si chiude il poema, fecero di questo libro -conclude Carofano- una sorta di accessibile summa non soltanto della storia dell’umanità nel suo rapporto con il divino, ma anche di Roma stessa e quindi del mondo latino al suo apogeo. Il percorso della mostra avrà carattere modulare, organizzato in senso cronologico e tematico: protagonisti (semidei, eroi, personaggi di rango ma anche gente umile) che subiscono i mutamenti (nova corpora) in animali  (come, ad esempio, Callisto in Orsa; le figlie di Anio in colombe), alberi o fiori (Ciparisso e Narciso) oppure minerali (Niobe), ma anche fonti d’acqua (Aretusa, Ciane, Egeria) o addirittura in eco. Un altro percorso sarà quello di protagonisti che cambiano sesso (Ifide, Ceneo, Ermafrodito) o che da uno stato inferiore passano ad uno stato superiore (Deucalione e Pirra, Pigmalione, i vascelli di Enea in ninfe marine)”.

Esce il quinto album “Artonauti”, Arte e Scienza

Esce il quinto album “Artonauti”, Arte e ScienzaRoma, 21 feb. (askanews) – Esce in edicola il quinto album Artonauti, Arte e Scienza – Le invenzioni che hanno cambiato il mondo, dedicato ai bambini, ma anche agli adulti di tutte le età, con 100 pagine e 100 opere d’arte, tra mosaici, dipinti, sculture e architetture, da comporre e scoprire attraverso 280 figurine adesive. L’album, inoltre, contiene 14 illustrazioni che raccontano la storia dei personaggi dipinte dall’artista Pietro Canepa. La collezione è arricchita da 25 Twin Cards, coppie di carte gemelle da collezionare per giocare a memory e approfondire l’arte e la scienza divertendosi.


La raccolta guida il lettore in un viaggio straordinario nella storia, alla scoperta delle eccezionali imprese di artisti e scienziati. Attraverso la speciale lente dell’arte, sono messe in risalto opere, invenzioni e tecnologia, frutto dell’ingegno umano e di quella creatività che ha rivoluzionato la storia e che ancora oggi muove il mondo – dalle piramidi dell’antico Egitto, passando per la cupola di Brunelleschi, fino ad arrivare all’invenzione del microscopio, del telescopio e alle ultime missioni nello spazio. Insieme agli Artonauti, i protagonisti di questa storia sono gli architetti, gli artisti e gli scienziati che hanno lasciato un’impronta nella storia dell’umanità, plasmando la realtà che conosciamo oggi. Dall’antichità alle epoche più moderne, figure come Imhotep, Policleto, Leonardo Da Vinci, Fibonacci, Brunelleschi, Nadar, Gaudì ci ricordano che l’incontro tra scienza e arte non solo è possibile ma auspicabile per ottenere risultati sorprendenti. L’album introduce anche il tema delle applicazioni dell’intelligenza artificiale, cercando di suscitare una riflessione nei giovani lettori. In questo contesto, anche loro si trovano ad affrontare una nuova sfida, tra curiosità e timore, che la storia ci insegna essere inevitabile ma al contempo un’opportunità da comprendere e vivere. Nell’album sono presenti inoltre alcuni contenuti speciali, come un QR code sulla copertina che rimanda a ulteriori approfondimenti e articoli, giochi, indovinelli e quiz che coinvolgono i lettori nell’apprendimento attraverso il gioco. Ad arricchire l’album, anche brevi video di scienziati, architetti e artisti, che forniscono un’esperienza più approfondita del loro lavoro, come Luca Perri, esperto di astrofisica, che condivide in modo chiaro e coinvolgente le misteriose peculiarità dell’universo e dei pianeti e Paola Roccabianca, docente di microbiologia molecolare presso l’Università Statale di Milano, che guida i lettori in un viaggio attraverso delle straordinarie immagini al microscopio che sottolineano la complessità della vita.


Il progetto per la sua originalità e qualità, ha vinto la quarta edizione del bando di Fondazione Cariplo per l’Innovazione Culturale e il premio Piccolo Plauto 2022 come progetto caratterizzato da elevata qualità pedagogica e didattica. “Con Artonauti è come se portassimo i musei direttamente nelle mani delle persone, avvicinandole all’arte in modo divertente. L’arte è un linguaggio, ed è necessario abituarsi a leggerla e a capirla. Imparare a farlo fin da piccoli, con uno strumento pensato appositamente per facilitare la comprensione di questo mondo, è un’occasione unica”, commentano Daniela Re, e Marco Tatarella, founder di Artonauti.

Una Pop Art meno luccicante, dopo Warhol arriva Cattelan

Una Pop Art meno luccicante, dopo Warhol arriva CattelanBilbao, 20 feb. (askanews) – La Pop Art sta perfettamente dentro gli spazi del museo Guggenheim di Bilbao, per attitudini e dimensione e la collezione vanta pezzi importanti del movimento che negli anni Sessanta ha portato la cultura di massa alla scena dell’arte contemporanea e viceversa. Per questo la mostra “Segni e oggetti – La Pop Art nella Collezione Guggenheim” è un’occasione affascinante per riavvicinarsi a Roy Lichtenstein o Andy Warhol da una prospettiva che però è diversa: nonostante i colori e la patina di glamour, infatti, l’esposizione ci racconta di un’anima più oscura, meno luccicante, in un certo senso “sporca”, come alcune opere di Rauschenberg, un maestro la cui influenza ancora forse non abbiamo capito fino in fondo. Alla dimensione più politica contribuisce la presenza di diversi artisti europei, come Mimmo Rotella o Sigmar Polke, ma anche l’accostamento di opere contemporanee che hanno rinnovato la tradizione del Pop.


“Non presentiamo solo la celebrazione della cultura del consumo tipica della Pop Art americana e britannica – ha detto ad askanews la co-curatrice della mostra Lauren Hinkson – ma abbiamo anche una prospettiva internazionale, che apre una posizione molto più politica e riflette i conflitti sociali che hanno caratterizzato molti Paesi”. Come sempre accade con la Pop Art il portare sotto i riflettori la cultura popolare rappresenta anche una critica pungente, e il fatto di avere scelto di puntare su un’opera di Lichtenstein che ritrae un cane aggressivo e ringhiante, oppure su una serie di Rauschenberg fatti di cartone e molto lontani da ogni patinatura, offre un taglio preciso, poco rassicurante, a tutta l’esposizione. Ed è qui la sua forza oggi. “C’è una violenza – ha aggiunto Lauren Hinkson – che è parte della storia, perché è parte del modo in cui la cultura e la comunicazione di massa si sono sviluppate velocemente negli anni Sessanta. E il fenomeno continua oggi”.


Accanto alle opere gigantesche di Rosenquist o di Oldenburg ci sono però due lavori più recenti che in qualche modo possono provare a tirare le fila più profonde della mostra del Guggenheim: la prima è il “Bootleg” pirata di Douglas Gordon, che nel 1997 ha ripreso per due ore il film “Empire” di Andy Warhol, e in qualche modo restituisce la storia da un punto di vista ancora più oscuro e perduto su un artista e un edifico a loro modo canonizzati. La seconda è “Daddy, Daddy” di Maurizio Cattelan, il suo celebre Pinocchio affogato che usa il linguaggio del Pop per spalancare, come sempre nel grande artista italiano, le riflessioni sulla morte, sull’infanzia e sulle relazioni. Come dire, benvenuti in un presente che non passa mai. (Leonardo Merlini)