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Corrado Augias ha lasciato la Rai ed è passato a La7

Corrado Augias ha lasciato la Rai ed è passato a La7Roma, 6 nov. (askanews) – Corrado Augias entra a far parte della squadra di La7 nell’ambito di un accordo biennale con la Tv del Gruppo Cairo Communication. Da lunedì 4 dicembre in prima serata, nel nuovo programma dal titolo “La Torre di Babele”, Augias affronterà un tema storico in relazione all’attualità e al mondo contemporaneo. Lo annuncia una nota de La7.

Corrado Augias giornalista, scrittore, saggista, autore e conduttore, nel corso della sua lunga e prolifica carriera ha firmato alcune delle più prestigiose pagine della televisione pubblica e privata del nostro Paese. In una intervista oggi al Corriere della Sera Augias spiega: “Passo a La7. Da lunedì 4 dicembre. Ho ceduto dopo anni al corteggiamento di Urbano Cairo e poi anche del direttore Andrea Salerno. Per il gusto della sfida. Farò un programma settimanale in prima serata: La torre di Babele. Un’ora di tv, dopo Lilli Gruber. Ci sarà uno spirito-guida, un ospite ad alto livello, a cominciare da Alessandro Barbero, e alla fine un personaggio a sorpresa, per tirare le somme”. “Su La7 parlerò di cultura. Sa cosa fece Fabiano Fabiani, quando Bernabei lo mandò via dalla direzione del telegiornale perché troppo di sinistra? Si fece nominare alla direzione centrale dei programmi culturali, che neppure esisteva. Fabiano, gli dissero, lì non c’è niente. E lui: ‘C’è tutto, perché tutto è cultura’”.

“Nessuno mi ha cacciato” dalla Rai, precisa Augias, “ma nessuno mi ha trattenuto. A 88 anni e mezzo devo lavorare in posti e con persone che mi piacciono; e questa Rai non mi piace perché non amo l’improvvisazione. E in Rai oggi vedo troppa improvvisazione, oltre a troppi favoritismi. La tv è un medium delicatissimo. Deve suscitare simpatia, nel senso alto dell’espressione”.

Mostre e iniziative in Belgio per 75 anni da morte del pittore Ensor

Mostre e iniziative in Belgio per 75 anni da morte del pittore EnsorRoma, 5 nov. (askanews) – Nel 2024 ricorre il 75° anniversario della scomparsa di James Ensor (1860-1949), figura di spicco del simbolismo belga e uno dei precursori del modernismo. Questo Maestro Fiammingo dell’arte moderna sarà commemorato attraverso un programma culturale ambizioso, con esposizioni e iniziative che coinvolgeranno attivamente la sua amata città Ostenda, dove è nato e ha trascorso quasi tutta la sua vita, Anversa, dove è conservata la collezione di Ensor più grande al mondo, e anche Bruxelles, grande fonte di ispirazione per l’artista.

L’obiettivo primario del progetto è offrire un’esperienza approfondita dell’opera di Ensor, rendendola accessibile non solo agli esperti, ma anche al grande pubblico. I musei fiamminghi che nel 2024 prendono parte alla celebrazione dell’arte di Ensor mirano tutti a dimostrare che l’opera del “pittore delle maschere” è molto più che un semplice susseguirsi di volti grotteschi. Ad Ostenda l’articolato programma culturale previsto offrirà un’esperienza totale per i visitatori amanti dell’arte ma anche per gli abitanti della città balneare, che potranno così riappropriarsi del loro James Ensor e del suo lascito. L’anno dedicato a James Ensor parte proprio da Ostenda il 16 dicembre 2023, con una prima mostra presso il Mu.Zee, museo di arte moderna: “Rose, Rose, Rose, A mes yeux” (fino al 14 aprile 2024) esplorerà il tema della natura morta, presente nell’intera produzione pittorica di Ensor. Il programma delle celebrazioni a Ostenda, che si apre con un variopinto festival cittadino, proseguirà poi con ulteriori esposizioni, dalla mostra per famiglie al Forte Napoleon a quella dedicata agli autoritratti presso la Ensorhuis (Casa di Ensor).

Nella seconda metà del 2024, il programma si sposta ad Anversa con la mostra “I sogni più sfrenati di Ensor. Oltre l’impressionismo” presso il KMSKA Museo Reale Belle Arti Anversa (28 settembre 2024 – 19 gennaio 2025) che si addentrerà nel mondo di visioni selvagge, maschere e satira di Ensor e confronterà la sua opera con quella degli artisti a cui si ispirava e con cui si misurava, da Monet a Bosch fino a Munch e Goya. Sempre ad Anversa, oltre al Museo Reale di Belle Arti, anche il Museo della Moda (MoMu) offrirà uno sguardo approfondito sul trucco e sul trasformismo attuale, mentre il Museo della Fotografia (FoMu) e il Museo Plantin-Moretus permetteranno di esplorare la carriera eclettica e singolare del Maestro, svelandone i segreti nascosti e offrendo interpretazioni contemporanee della sua opera.

Biennale Arte, Leoni d’oro ad Anna Maria Maiolino e Nil Yalter

Biennale Arte, Leoni d’oro ad Anna Maria Maiolino e Nil YalterMilano, 3 nov. (askanews) – Sono stati attribuiti all’artista brasiliana, italiana di nascita, Anna Maria Maiolino e all’artista turca risiedente a Parigi Nil Yalter i Leoni d’Oro alla carriera della 60esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, intitolata “Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere” che si terrà dal 20 aprile al 24 novembre 2024.

La decisione è stata approvata dal Cda della Biennale presieduto da Roberto Cicutto, su proposta di Adriano Pedrosa, curatore della 60esima Biennale Arte. La cerimonia di premiazione e inaugurazione della Biennale Arte 2024 si terrà sabato 20 aprile 2024 a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia. La Mostra aprirà al pubblico nello stesso giorno alle ore 11. “Questa decisione è particolarmente significativa – ha dichiarato Adriano Pedrosa – alla luce del titolo e del contesto della Mostra, incentrata su artisti che hanno viaggiato e migrato tra Nord e Sud, Europa e altri Paesi, o viceversa. La mia scelta, in tal senso, ricade su due artiste straordinarie e pionieristiche, nonché migranti, che incarnano in molti modi lo spirito di Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere: Anna Maria Maiolino, emigrata dall’Italia al Sud America, prima in Venezuela e poi in Brasile, dove oggi vive, e Nil Yalter, turca, trasferitasi dal Cairo a Istanbul e infine a Parigi, dove risiede”.

Entrambe le artiste parteciperanno per la prima volta alla Biennale Arte nel 2024: Maiolino con una nuova opera di grandi dimensioni che prosegue e sviluppa la serie delle sue sculture e installazioni in argilla; Yalter con una riconfigurazione della sua innovativa installazione Exile is a hard job, insieme alla sua opera iconica Topak Ev, collocate nella prima sala del Padiglione Centrale.

Esce “C’era una volta il (mio) tennis” di Claudio Pistolesi

Esce “C’era una volta il (mio) tennis” di Claudio PistolesiRoma, 2 nov. (askanews) – Sarà presentato per la prima volta a Roma, presso il Tennis Club Parioli, il libro autobiografico dell’ex campione di tennis, attualmente imprenditore e coach internazionale di tennis Claudio Pistolesi. L’incontro avrà luogo martedì 7 novembre alle ore 19:00. Insieme all’autore ne parleranno l’ex giocatore e tecnico nazionale FIT Claudio Panatta, il giornalista e coach Patrick vom Bruck e l’editore Alberto Gremese. Ad introdurre la serata sarà Emanuela Andreoli, Consigliere del TCP delegato agli eventi ed attività culturali.

C’era una volta il (mio) tennis (Gremese editore) è un libro rivolto a tutti gli appassionati di tennis che, scritto in prima persona, narra emozioni, tensioni, frustrazioni, speranze, illusioni e gioie dei giocatori e dei loro allenatori in un excursus che spazia dal tennis “romantico”, che Pistolesi ha giocato in un’epoca marcata da nomi quali McEnroe, Borg e Connors, a quello moderno, contrassegnato dai successi di Federer, Djokovic e Nadal. I suoi ricordi lasciano affiorare gli entusiasmi, le tensioni, le speranze e le delusioni che questo sport straordinario porta con sé, insieme ai profondi mutamenti che ne hanno cambiato le dinamiche di gioco nel corso degli ultimi trent’anni. E tra tante emozioni vissute in prima persona, c’è anche posto per gli aneddoti più scanzonati e divertenti della sua movimentata vita sportiva. Il volume gode della prefazione di Adriano Panatta.

Artissima 2023, una fiera che cerca l’empatia del contemporaneo

Artissima 2023, una fiera che cerca l’empatia del contemporaneoTorino, 2 nov. (askanews) – Una fiera d’arte contemporanea che ragiona sul tema del prendersi cura: Artissima 2023, che a Torino apre la propria trentesima edizione, prova a offrire una prospettiva più consapevole su quello che è un evento principalmente commerciale, ma che da anni prova ad andare anche oltre. A introdurci nel modo in cui la fiera pensa se stessa è il direttore Luigi Fassi.

“Siamo partiti dall’ispirazione di un antropologo brasiliano contemporaneo – ha detto ad askanews – che invita ad utilizzare l’arte come grande fabulazione che possa nutrire il nostro immaginario e portarci a delle rivoluzioni nell’ambito sociale, politico e anche personale. Forse dobbiamo superare le crisi del nostro tempo anche attraverso il contributo che ci dà l’arte. Ecco perché nella condivisione del tema con le gallerie che partecipano, le abbiamo invitate a pensare anche in termini di cura, a riscoprire artisti, a portarli alla nostra attenzione, a presentare nuove opere, nuove committenze che sono qui per la prima volta visibili. Come se fosse un luogo felicemente teso, non è lo studio dell’artista, non è ancora il museo, è un luogo magmatico intermedio dove proprio il nostro immaginario è sollecitato al massimo, facciamo scoperte e abbiamo questo rapporto così empatico con l’arte”. In questo spazio intermedio si muove anche l’anima più intellettuale di Artissima, con le sezioni curate e i tanti direttori di musei coinvolti, che però trova modo pure di dialogare a tutto tondo con le gallerie, offrendo una piattaforma che consente tanto di dare spazio a messaggi politicamente forti, per esempio sul tema dei rifugiati, quanto di essere occasione commerciale rilevante. E lo fa con una energia che, complice anche la struttura dell’Oval, si percepisce fisicamente passando tra i vari stand.

“Abbiamo gallerie da 33 Paesi – ha aggiunto Fassi – abbiamo gallerie dal Sud America, dal Nord America, dal Medio Oriente, abbiamo gallerie da Israele, abbiamo gallerie fatte di persone e di artisti che sono qui per guardarsi negli occhi, parlare, parlare di idealità, che significa di idee sul nostro presente, per parlare del nostro futuro, di come imparare a vivere meglio e di farlo guardando all’arte e lasciandoci ispirare anche empaticamente, emotivamente, idealmente dall’arte. E questo mi sembra oggi in Italia qualcosa di straordinario”. Le gallerie presenti sono 181, 68 di esse propongono progetti monografici e curati, con grande attenzione anche alle emergenti. Lo spirito di Artissima poi si apre anche alla città, che vive la propria settimana dell’arte e vede inaugurazioni e mostre in tutta Torino.

A Bologna “Ad occhi aperti”, nuovo non-festival erede di Bilbolbul

A Bologna “Ad occhi aperti”, nuovo non-festival erede di BilbolbulRoma, 2 nov. (askanews) – Si chiama “Ad occhi aperti. Disegnare il contemporaneo” la nuova creatura di Hamelin, associazione che da più di vent’anni si occupa di educazione alla lettura, letteratura per l’infanzia, fumetto e illustrazione. Dopo l’annuncio, nel 2022, della conclusione di BilBOlbul, Festival Internazionale di Fumetto nato nel 2007, che nel corso di 15 edizioni ha aperto un’importante finestra sul fumetto contemporaneo portando a Bologna le proposte più interessanti del panorama italiano e internazionale, Hamelin è pronta a intraprendere un nuovo cammino tornando alle origini, quando BilBOlbul, prima ancora che festival, era un gruppo di studio e di ricerca sul fumetto. “Ad occhi aperti” segue queste tracce, avendo l’ambizione di essere uno spazio di conversazione intorno al disegno come processo: disegnare è un meccanismo che permette di guardare e provare e capire. Tutto il programma ruota intorno a un tema – QUI? Come abitare oggi? – e comprende mostre, laboratori, residenze, incontri, produzioni artistiche ed editoriali. Ogni elemento è un tassello di un’indagine che, attraverso le opere di un gruppo di fumettist* diversi per provenienza e stile, va alla ricerca delle storie e delle immagini che meglio esprimono il nostro rapporto con gli spazi che abitiamo. Un tema che, non a caso, riprende il titolo del celebre graphic novel di Richard McGuire tutto dedicato alla storia di un angolo del salotto della casa di famiglia. Ma il punto interrogativo aggiunto sta proprio a porre il dubbio: possiamo ancora avere un rapporto così radicato con la realtà dove viviamo? E come racconta il fumetto questo rapporto e le sue mutazioni?

“Ragionare sul modo in cui alcune espressioni del fumetto contemporaneo stanno rappresentando le mutazioni del modo di abitare è un’occasione fertile per porsi delle domande – dice Emilio Varrà di Hamelin. – Il fumetto è stato, fin dalle origini, uno specchio del nostro modo di abitare gli spazi, e oggi è chiamato ad assolvere questa funzione con forme congruenti alle radicali trasformazioni che stiamo vivendo: l’incertezza circa l’abitabilità del pianeta; la dialettica tra spazio reale e virtuale, dove il secondo si rivela in fin dei conti il più abitato nella quotidianità; l’esperienza ancora recente di una pandemia che ha provocato una frattura del rapporto tra interno ed esterno e ha mutato il modo di vivere la casa; la trasformazione in atto di tante città che si offrono al mercato della mobilità di massa. Come si pone il fumetto contemporaneo di fronte a queste trasformazioni? E ancora: quanto è presente l’abitare come tema delle storie a fumetti che leggiamo? E in che modo questo tema si esprime visivamente? Sono queste le domande alla base di questa edizione di Ad occhi aperti”. L’appuntamento è dal 23 al 26 novembre prossimi a Bologna, con un evento speciale in programma il 18 novembre con Manuele Fior e Sammy Stein. In quell’occasione inaugureranno le due mostre dedicate al tema dell’abitare. Da un lato, la collettiva Qui? Come abitare oggi? alla Sala Museale Elisabetta Possati del Quartiere Santo Stefano (via Santo Stefano 119), con le opere di 5 autori – Jérôme Dubois, Marijpol, Erik Svetoft, Lisa Mouchet e Sammy Stein – che hanno lavorato sulle diverse dimensioni dell’abitare e delle sue rappresentazioni, in un presente fortemente caratterizzato dall’incertezza collettiva sull’abitabilità del pianeta nel presente e nel futuro, dall’abitabilità della Rete, dall’esperienza di una pandemia che ha generato una frattura tra interno ed esterno, dalle mutazioni delle città. Artisti che mettono in scena uno squilibrio nuovo nel rapporto tra noi e lo spazio, che nasce nel momento in cui ci rendiamo conto che non ne abbiamo davvero il controllo, e che forse non siamo neppure coloro che possono avere più voce in capitolo su come si può leggere e prevedere il mondo fuori di noi.

Il lavori in mostra esibiscono un nuovo approccio nel raccontare storie e rappresentare spazi: quelli di Jérôme Dubois con rigore stilistico esplora la fascinazione per le rovine, portando la bellezza nei luoghi della catastrofe; le storie di Marijpol indagano il rapporto tra i corpi disegnati e gli sfondi su cui si muovono; gli universi narrativi dello svedese Erik Svetoft sono specchi distorti delle ingiustizie e delle storture del nostro mondo; Lisa Mouchet si muove al confine tra fumetto e illustrazione nel rappresentare architetture, interni e paesaggi abitati da presenze spettrali; infine Sammy Stein porta il fumetto agli estremi della sperimentazione e realizzerà una produzione apposta per “Ad occhi aperti”. Lo stesso Stein condurrà un workshop intensivo in cui creare storie a fumetti a partire dalla rappresentazione dello spazio. Accanto alla collettiva, sarà realizzata una seconda mostra che si pone come vera e propria produzione artistica attraverso il coinvolgimento diretto nella progettazione della fumettista Eliana Albertini e della fotografa Valentina D’Accardi: combinando fumetto e fotografia cercheranno di raccontare il senso dell’abitare attraverso il rapporto con gli oggetti e la dimensione intima degli spazi quotidiani. Le due artiste hanno immaginato una “convivenza fantastica” tra un personaggio reale, la nonna di D’Accardi, protagonista di una delle sue indagini fotografiche che esplorano la dimensione della memoria e lo spazio intimo, e uno immaginario, la protagonista di Anche le cose hanno bisogno, graphic novel di Eliana Albertini uscito per Rizzoli nel 2022 e vincitore del premio Boscarato nello stesso anno. La mostra, in programma nella Sala Museale Giulio Cavazza del Quartiere Santo Stefano (via Santo Stefano 119), è un esercizio di archeologia degli oggetti, in apparenza ordinari, che abitano le nostre case e fanno parte del paesaggio intimo di ognuno di noi; lo sguardo delle due artiste si sofferma su tutte quelle cose che, lontanissime dall’estetica Ikea che rende le case contemporanee uniformi, rivelano le tracce di chi le abita.

In programma anche la pubblicazione del volume Qui? Come abitare oggi, che, oltre ad accompagnare i visitatori nella scoperta delle mostre e degli ospiti, raccoglie in una serie di saggi critici le riflessioni del gruppo di lavoro che ha curato “Ad occhi aperti”: una riflessione a tutto tondo che, a partire dal disegno, si interroga sugli immaginari visivi intorno al tema dell’abitare, e a cui si legano le mostre e gli eventi in programma, a partire dalle personali di Miguel Vila e di Samuele Canestrari, costruite attorno al tema dell’abitare. La prima mostra il lavoro di studio quasi antropologico sul nord Italia di Vila, uno dei giovani talenti italiani più attenti al lavoro sul paesaggio, di cui è appena uscito per Canicola il terzo graphic novel, Comfortless. La seconda mostrerà, tra le altre, le tavole dell’ultimo libro di Canestrari, Urlare la morte con la testa nel cuscino e quelle del progetto Alice abita ancora qui, realizzato assieme ad Ahmed Ben Nessib, entrambi editi da Tricromia. “Ad occhi aperti” ha l’ambizione di funzionare come un radar, esplorando le forme del disegno più capaci di cogliere gli indizi di ciò che accade nei mondi che abitiamo, e appoggiandosi al fumetto per raccontare il presente.

La mostra “Manibus Experience” fino al 19 novembre a Copertino (Le)

La mostra “Manibus Experience” fino al 19 novembre a Copertino (Le)Roma, 2 nov. (askanews) – Il Premio Internazionale Manibus, l’evento cofinanziato dall’Unione Europea, Repubblica italiana, Regione Puglia, Assessorato regionale all’Industria Turistica con l’Agenzia Regionale del Turismo Pugliapromozione, fa tappa a Copertino (Lecce) con la mostra “Manibus Experience”. Fino a domenica 19 novembre il Castello Angioino di Copertino ospiterà sette storie di eccellenza della comunità artigiana di Puglia: una comunità operosa e silenziosa che costantemente produce capolavori di manualità, frutto di tradizioni antiche e innovazione, sintesi di storia e futuro. “Manibus Experience è un format che racconta le storie degli artigiani di Puglia, pensato come archivio digitale per documentare la comunità operosa che è linfa vitale per l’economia della nostra terra e custode del patrimonio di saperi scolpito nel nostro Dna”, ha spiegato il direttore artistico Nicola Miulli.

“Manibus Experience” è un circuito dedicato allo storytelling di alcuni progetti di artigianalità del mondo produttivo pugliese. In primo piano tecniche, materiali, strumenti, curiosità e storie delle personalità più esemplari che caratterizzano i prodotti e il design di botteghe e aziende affermate sul mercato locale e globale. Sette i nomi selezionati per questa prima edizione, importanti per storia, tradizione e visione dei processi creativi e di lavorazione, per un viaggio attraverso gli antichi saperi pugliesi: Domenico Arbues, confettaio di Barletta (Bt), Celeste Capurso, calzolaio di Bari, Giuseppe Fasano, ceramista di Grottaglie (Ta), Peppino Campanella, artigiano del vetro di Polignano a mare (Ba), Denichiloinox, fabbri di Molfetta (Ba), il cartapestaio Luigi Baldari e l’artista Roberto Miglietta, entrambi di Lecce. A ricevere il Premio Manibus sono stati lo chef patron de La Madonnina del Pescatore, Anikò e Il Clandestino Moreno Cedroni, la presidente e ceo del gruppo Artemide Carlotta de Bevilacqua, l’ad del gruppo Kiton Antonio De Matteis, l’attore Neri Marcorè, il maestro trabucchista Giuseppe Marino, il maestro trullaro Giuseppe Palmisano, la liutaia Ester Passiatore, la presidente de Le Costantine Maria Cristina Rizzo, l’ad di Ratti Spa Società Benefit Sergio Tamborini, lo stilista Jamal Taslaq e il regista Edoardo Winspeare.

“Manibus non è solo celebrazione, ma anche programmazione – ha concluso Miulli – nella serata di premiazione è emersa l’urgenza di un ricambio generazionale e di nuovi orizzonti di mercato per la comunità e le produzioni fabrili Made in Italy. Da qui l’idea di scommettere sull’alta formazione come chiave di un successo ancora più ampio, valorizzando al massimo la perfezione e l’unicità dell’intelligenza manuale”.

Da Trapani a Catania in bici, pubblicata la guida della Sicily Divide

Da Trapani a Catania in bici, pubblicata la guida della Sicily DivideRoma, 31 ott. (askanews) – Da Trapani, o Palermo, fino a Catania in bicicletta: 460 km nell’entroterra di una Sicilia inedita e inaspettata. E’ la Sicily Divide, un percorso che taglia in due l’Isola attraverso un itinerario cicloturistico davvero meraviglioso. Esce il volume-guida “Sicily Divide in bicicletta. La grande traversata dell’Isola”, edizioni Terre di Mezzo, autore Giovanni Guarneri (120 pp – 16,00 euro).

Una esperienza straordinaria nel cuore di un’isola dalla cultura millenaria, Sicily Divide è un’avventura da provare: ad ogni pedalata gli occhi si colmano di bellezza nell’incontro con un entroterra davvero lussureggiante, distese di campi dominate dai colori della natura che cambiano con l’alternarsi delle stagioni, un paesaggio che conserva le tracce della storia, dai Greci agli Arabi e ai Normanni; nella scoperta dei sapori e dei profumi di una cucina che scova le tipicità di ogni zona e infine nell’incontro più prezioso, quello con le persone che abitano questa terra, custodi della memoria, delle tradizioni e della cultura, sempre disponibili ad accogliere in maniera unica. Un viaggio in bicicletta, da ovest ad est, lungo 460 chilometri e che mostra il lato meno conosciuto della Sicilia. Si inizia a pedalare dalle saline di Trapani, si lascia il mare alle spalle e ci si addentra in un territorio votato all’agricoltura e all’allevamento. Per chi decidesse di partire da Palermo, esiste una variante che conduce fino a Gibellina. Si raggiungono i territori distrutti dal terremoto del Belice del 1968 e nel Cretto di Burri, la più grande opera di land art italiana, si incontra il simbolo della ricostruzione. Il percorso continua verso il borgo di Sambuca di Sicilia, da dove il tracciato diventa un continuo sali e scendi di colline e montagne fino ad Enna. Superato il capoluogo di provincia più alto d’Italia si inizierà a scorgere l’Etna, il più alto vulcano attivo d’Europa, fino a raggiungere le sue pendici con l’arrivo a Catania. Si è raggiunta la meta di questo viaggio, è tempo di scendere dalla bici per ammirare le tantissime meraviglie del suo centro storico.

Sicily Divide è un itinerario con molto dislivello, un fondo prevalentemente irregolare e anche impegnativo, con sezioni di sterrato, per questo è preferibile optare per una bicicletta di tipo gravel o mountain bike. Sette sono le tappe suggerite, si pedala su strade secondarie con traffico molto ridotto o addirittura nullo, che è possibile modulare a seconda delle proprie esigenze di ritmo e di tempo. Un viaggio in bici che può essere pianificato in ogni momento dell’anno, con le dovute precauzioni per le alte temperature durante i mesi estivi. Una guida completa per preparare il viaggio in bici: le tracce Gps, i consigli per l’attrezzatura, l’indicazione dei servizi bike friendly e quelli per il trasporto bici, le mappe, le altimetrie e i luoghi da vedere. A cui si aggiungono le informazioni utili sul tipo di percorso, il fondo stradale, le officine, l’attrezzatura, e il tipo di bagaglio. La guida si arricchisce inoltre della sezione “A portata di pedale”: per ciascuna tappa vengono proposte e descritte alcune brevi varianti per raggiungere e scoprire, a poca distanza dalla traccia principale, ulteriori tesori dell’isola come il tempo di Segesta o la sfidante ascesa all’Etna. In occasione della Giornata mondiale del cicloturismo 2023, a Cesena, il Sicily Divide ha ricevuto il premio come secondo classificato all’Oscar Italiano del Cicloturismo, premio assegnato ogni anno alle migliori ciclovie d’Italia.

Libri, esce “Nella tana del coniglio” di Francesca Fialdini

Libri, esce “Nella tana del coniglio” di Francesca FialdiniRoma, 31 ott. (askanews) – Sei storie di vita vera, racconti a cuore aperto di persone affette da disturbi del comportamento alimentare. Francesca Fialdini incontra Martha, Benedetta, Giulia, Valentina, Marco e Anna, lo fa guardando, insieme a loro, all’interno delle tane in cui sono caduti mentre rincorrevano un mito, un ideale di perfezione, la considerazione degli altri, un bisogno d’amore. Sei interviste intime e potenti in cui le parole sono strumenti centrali per riflettere sui motivi di un dolore che punisce e trasfigura il corpo, mettendo a repentaglio serenità e futuro. Il volume, che l’autrice scrive con lo psichiatra Leonardo Mendolicchio, propone una riflessione sull’uso delle parole nel racconto di anoressia, bulimia, bindge eating, con la consapevolezza di come proprio il linguaggio sia alla base delle nostre relazioni, proponga un’immagine di noi stessi e dia forma alle nostre ansie e paure più profonde.

“Nella tana del coniglio” di Francesca Fialdini con Leonardo Mendolicchio, edito da Rai Libri, è in vendita nelle librerie e negli store digitali da oggi, 31 ottobre (Euro: 19,00). Francesca Fialdini, inviata, conduttrice e autrice. Lavora in Rai dal 2005, dedicandosi con particolare attenzione ad argomenti di attualità che hanno al centro le donne e i giovani. Da cinque edizioni conduce su Rai 3 “Fame d’amore”, programma pluripremiato dedicato al racconto di disturbi del comportamento alimentare e altre espressioni di disagio giovanile.

Leonardo Mendolicchio, medico psichiatra, è direttore dei reparti di riabilitazione disturbi alimentari e Auxologia dell’Auxologico Piancavallo e direttore del laboratorio di ricerca di Neuroscienze Metaboliche. Founder del progetto Food For Mind, è da anni impegnato nella cura dei disturbi alimentari. È tra i sostenitori del progetto “Fame d’amore”, nonché supervisore scientifico. Ha già pubblicato Bisogna pur mangiare (Lindau, 2017), Prima di aprire bocca (Guerini, 2019) e Il peso dell’amore (Bur, 2021).

Roma, Palazzo Bonaparte ospiterà la più grande mostra di Escher

Roma, Palazzo Bonaparte ospiterà la più grande mostra di EscherRoma, 30 ott. (askanews) – Dal prossimo 31 ottobre, a 100 anni dalla sua prima visita nella Capitale avvenuta nel 1923, Escher torna a Roma con la più grande e completa mostra a lui mai dedicata, a Palazzo Bonaparte.

Olandese inquieto, riservato e indubbiamente geniale, Escher è l’artista che, con le sue incisioni e litografie, ha avuto e continua ad avere la capacità unica di trasportarci in un mondo immaginifico e impossibile, dove si mescolano arte, matematica, scienza, fisica e design. Artista scoperto in tempi relativamente recenti, Escher ha conquistato milioni di visitatori nel mondo grazie alla sua capacità di parlare ad un pubblico molto vasto. Escher è amato da chi conosce l’arte, ma anche da chi è appassionato di matematica, geometria, scienza, design, grafica. Nelle sue opere confluiscono una grande vastità di temi, e per questo nel panorama della storia dell’arte rappresenta un unicum. La mostra di Roma si configura come un evento eccezionale che presenta al pubblico, oltre ai suoi capolavori più celebri, anche numerose opere inedite mai esposte prima.

Un’antologica di circa 300 opere che comprende l’ormai iconica Mano con sfera riflettente (1935), Vincolo d’unione (1956), Metamorfosi II (1939), Giorno e notte (1938), la celebre serie degli Emblemata, e tantissime altre. Inoltre, a impreziosire il percorso espositivo, anche una ricostruzione dello studio che Escher aveva a Baarn in Olanda che, qui a Roma, espone al suo interno i vari strumenti originali coi quali il Maestro produceva le sue opere e il cavalletto portatile che lo stesso Escher portò con sé nel suo peregrinare per l’Italia. Dopo vari viaggi in Italia iniziati nel 1921 quando visitò la Toscana, l’Umbria e la Liguria, Escher giunse a Roma dove visse per ben dodici anni, dal 1923 al 1935, al civico 122 di via Poerio, nel quartiere di Monteverde vecchio.

Il periodo romano ebbe una forte influenza su tutto il suo lavoro successivo che lo vide prolifico nella produzione di litografie e incisioni soprattutto di paesaggi, scorci, architetture e vedute di quella Roma antica e barocca che lui amava indagare nella sua dimensione più intima, quella notturna, alla luce fioca di una lanterna. Le notti passate a disegnare, seduto su una sedia pieghevole e con una piccola torcia appesa alla giacca, sono annoverate da Escher tra i ricordi più belli di quel periodo. In mostra a Palazzo Bonaparte, infatti, sarà presente anche la serie completa dei 12 “notturni romani” prodotta nel 1934 – tra cui “Colonnato di San Pietro”, “San Nicola in Carcere”, “Piccole chiese, Piazza Venezia”, “Santa Francesca Romana”, “Il dioscuro Polluce” – insieme ad altre opere che rappresentano i fasti dell’antica Urbe come Roma (e il Grifone dei Borghese) del 1927, San Michele dei Frisoni, Roma (1932) e Tra San Pietro e la Cappella Sistina (1936).

La mostra, col patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e dell’Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi, è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con la M. C. Escher Foundation e Maurits ed è curata da Federico Giudiceandrea – uno dei più importanti esperti di Escher al mondo – e Mark Veldhuysen, CEO della M.C. Escher Company.