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Al via la 67esima Biennale Musica, esplorazione dell’elettronica

Al via la 67esima Biennale Musica, esplorazione dell’elettronicaMilano, 14 ott. (askanews) – Al via Micro-Music, il 67esimo Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia che inaugura lunedì 16 ottobre e accompagnerà l’autunno veneziano fino a fine mese. Terzo capitolo della direzione artistica di Lucia Ronchetti, il Festival propone un’esplorazione del suono elettronico, dalle prime sperimentazioni avanguardistiche alle sue espressioni contemporanee indissolubilmente legate agli sviluppi della tecnologia digitale.

Ad aprire il festival due figure profetiche dell’avanguardia americana: Morton Subotnick, a 90 anni ancora in piena attività, che presenterà al Teatro alle Tese dell’Arsenale (ore 20.00) As I Live and Breathe e a seguire Maryanne Amacher, scomparsa nel 2009, di cui viene ricostruito Glia grazie al lavoro di Bill Dietz con gli ensemble Contrechamps e Zwischentöne. Fra i massimi pionieri di un nuovo mondo sonoro fatto di suoni sintetici che spazzano via note e partiture, Subotnick e Amacher sono protagonisti del fermento culturale degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, incrociando nelle loro opere multimediali collaborazioni con altri musicisti ma anche con artisti di altre discipline, divenendo figure seminali capaci di influenzare ancora la musica oggi.

Dopo studi rigorosamente accademici e le prime prove compositive che lo porteranno anche alla Biennale Musica nel ’63, Morton Subotnick intuisce presto che il futuro di tanta musica sarebbe stata nella creazione di nuovi strumenti “che non chiedano di usare le dita, di fare le scale, ma che si muovano in base al gesto”, in una totale identificazione fra gesto e suono. Scardinando la gerarchia su cui si basava la musica occidentale – compositore/interprete/pubblico – Subotnick immagina un’arte nata interamente in studio. E’ così che entra nella storia con Silver Apples of the Moon del ’67, non solo il primo pezzo commissionato per computer (dalla Nonesuch Records), ma anche per il successo impensato che ebbe, fino a entrare nei 300 titoli scelti nell’intera storia dei lavori registrati della Library of Congress. Alla Biennale Subotnick sarà sul palco del Teatro alle Tese con As I Live and Breathe un lavoro interattivo impregnato dalle fantasmagoriche animazioni astratte di Lillevan, artista visivo e Vj, co-fondatore nel ’97, in occasione di Documenta X di Kassel, dei Rechenzentrum. Definito da Subotnik “una metafora della mia vita nella musica”, As I Live and Breathe fa del respiro uno strumento. Si apre con una singola inspirazione del maestro, presente sul palco, e via via la musica e l’immagine si sviluppano in lunghe frasi, dapprima semplici per trasformarsi gradualmente. “Le frasi diventano più complesse e animate – spiega il compositore – man mano che il mio respiro diventa l’innesco di nuovi suoni, ritmi e toni elettronici, con e senza il mio respiro. Il suono del mio respiro originale ritorna alla fine e, come una farfalla che emerge dal suo bozzolo, si trasforma in ritmi e melodie che si concludono con un unico, silenzioso respiro espirato”.

Lungo un rigoroso percorso di ricerca, Maryanne Amacher sviluppa le sue opere soprattutto attorno a tre ampi cicli di installazioni site specific multimediali: a partire dal ’67 la serie City Links, cui segue Music for Sound-Joined Rooms nei primi anni ’80 e infine Mini Sound Series dall’85. Ma sarà soprattutto dalle sperimentazioni sul fenomeno psicoacustico del terzo orecchio, sui suoni generati all’interno dell’orecchio umano scientificamente definiti “emissioni otoacustiche” che nasceranno i suoi lavori più memorabili. Come Glia, composto da Maryanne Amacher nel 2005 ed eseguito una sola volta con lei in vita, un’esperienza immersiva di 75 minuti, ricostruita per la Biennale Musica dagli ensemble Contrechamps e Zwischentöne sotto la guida di Bill Dietz, a lungo collaboratore della compositrice. Dal carattere fortemente esperienziale, e per questo eccezionalmente riproducibile se non attraverso la memoria di chi ne ha preso parte, la musica della Amacher mette in gioco i nostri suoni interiori, generati dal nostro stesso orecchio in risposta ad altri suoni, rendendo udibile “la musica dell’ascoltatore”. Ispirato alla scoperta del ruolo attivo delle cellule gliali nella trasmissione delle informazioni, Glia trasforma il Teatro alle Tese in un ambiente in cui i movimenti, le reazioni fisiche e psicologiche al suono degli spettatori incidono sul pezzo stesso perché ogni partecipante è esso stesso fonte sonora. I musicisti/performer con i loro strumenti sono raccolti attorno a una struttura piramidale al centro dello spazio, circondati da altoparlanti mentre gli ascoltatori si muovono intorno, costituendo, nell’ottica della Amacher, una sorta di interfaccia. “In Glia è come se le nostre orecchie fossero dei sintetizzatori particolari o degli amplificatori, mentre connettono elementi acustici ed elettronici. Il suono acquista una vita propria ma allo stesso tempo lo riconosciamo come fenomeno relazionale, un’interazione tra ascoltatori, ambiente e altri suoni” (Johanna Hardt).

Il primo giorno vede, inoltre, l’inaugurazione di quattro installazioni, commissionate dalla Biennale e pensate per spazi specifici della città di Venezia. Si inaugurano nella mattinata del 16 ottobre (ore 11.30) e restano fruibili lungo tutto l’arco del festival al Parco Albanese di Mestre l’installazione audiovisiva 1195 di Tania Cortés Becerra, ispirata alle architetture della Basilica di San Marco e Sounds of Venice Number Two di Andrea Liberovici e Paolo Zavagna, una passeggiata acustica che trasporta Venezia a Mestre. Al Padiglione 30 di Forte Marghera, sempre dal 16 al 29 ottobre, debutta Love Numbers, installazione plurifonica di Anthea Caddy e Marcin Pietruszewski con quattro altoparlanti parabolici capaci di proiettare raggi sonori fino a tre km di distanza e con un diametro di 50 cm. Nel pomeriggio, infine, alle ore 18.00 Louis Braddock Clarke, selezionato per Biennale College Musica, inaugura in Sala d’Armi E, Weather Gardens, un’esperienza di ascolto intima che esplora “ecologie sonore modellate dagli esseri umani nell’era dell’Antropocene”.

E’ morta la poetessa Louise Gluck, fu Nobel per la letteratura nel 2020

E’ morta la poetessa Louise Gluck, fu Nobel per la letteratura nel 2020Roma, 14 ott. (askanews) – È morta -riferisce la Bbc – all’età di 80 anni Louise Glück, poetessa americana e premio Nobel per la letteratura.

La Gluck ha ricevuto il Nobel nel 2020, diventando la prima poetessa americana a vincere l’onore dai tempi di TS Eliot più di 70 anni prima. Le sue poesie parlavano spesso di trauma e disillusione, con la sua poesia più famosa, “Mock Orange”, che metteva in discussione il valore dell’amore e del sesso. In Italia la sua opera è pubblicata da “Il Saggiatore”.

La morte di Glück è stata confermata venerdì dai suoi editori. “La poesia di Louise Gluck dà voce al nostro diffidente ma instabile bisogno di conoscenza e connessione in un mondo spesso inaffidabile”, ha detto in una nota il suo editore di lunga data Jonathan Galassi. “Il suo lavoro è immortale.” Un’amica ha detto al New York Times che la poestessa è morta di cancro nella sua casa di Cambridge, nel Massachusetts.

I giudici del Nobel nel 2020 l’hanno elogiata per ½la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza individuale». La Cluck vinse il Premio Pulitzer nel 1993 per la sua raccolta The Wild Iris, un libro di poesie che trattava temi di sofferenza, morte e rinascita. Tra i suoi altri riconoscimenti il Bollingen Prize for Poetry del 2001, il Wallace Stevens Award, assegnato nel 2008, il National Book Award nel 2014 e una National Humanities Medaglia, assegnata nel 2015 da Barack Obama.

ArtVerona, contaminazione e dialogo per il sistema italiano

ArtVerona, contaminazione e dialogo per il sistema italianoVerona, 13 ott. (askanews) – Il sistema dell’arte italiano si presenta, ormai da 18 anni, ad ArtVerona, appuntamento fieristico che per il 2023 ospita gallerie e premi, oltre a una volontà di dare spazio a curatori e ad artisti, emergenti, ma anche storici, con opere importanti come per esempio lo Spazio elastico di Gianni Colombo ricostruito in fiera. Alla direzione artistica di ArtVerona anche quest’anno Stefano Raimondi: “E’ una fiera – ha detto ad askanews – che si basa sempre sulla promozione e valorizzazione del sistema dell’arte italiano, quindi ci sono oltre 145 espositori, però è un sistema che si allarga, si allarga creando relazioni internazionali sia con artisti, come la presentazione di Peter Halley, il suo Magic Carpet di oltre 400 metri quadrati, sia con la partecipazione di importanti gallerie internazionali dalla Turchia, dalla Svizzera, dalla Germania, da Vienna e ospiti invitati dalla fiera sia a livello di collezionisti sia a livello di curatori di musei e istituzioni, anche in questo caso, sia italiani sia stranieri”.

La fiera assegna quest’anno 13 premi e vuole promuovere il confronto tra i diversi attori del panorama artistico nazionale. “Quindi è una fiera che ha nella contaminazione, nel dialogo – ha aggiunto il curatore – la sua anima fondante e nell’accoglienza e nella valorizzazione proprio di quello che è il nostro sistema dell’arte”. Un sistema che a volte oscilla bruscamente tra le visioni della politica e la ricerca portata avanti sui terreni anche meno convenzionali, ma che, comunque, cerca di mantenere vivacità e dinamismo, tenendo insieme attori anche molto diversi tra loro. “È un sistema altamente articolato – ha concluso Raimondi – e ovviamente più ampio è il dialogo tra tutti questi operatori, più la forza del sistema cresce”.

Importante infine anche la relazione con Verona: il progetto Art&TheCity vuole valorizzare luoghi meno noti al grande pubblico mentre due mostre, una dedicata a Giulio Paolini e una alla videoarte, sono state inaugurate in città in occasione della fiera.

Duchamp torna da Peggy, le sue copie alla Collezione Guggenheim

Duchamp torna da Peggy, le sue copie alla Collezione GuggenheimVenezia, 13 ott. (askanews) – Replicare, moltiplicare, appropriarsi, travestirsi, creare altre narrazioni e altre possibilità. Queste azioni oggi sono alla base praticamente di tutto ciò che definiamo arte contemporanea e questo è dovuto, in larga parte, alla lezione di Marcel Duchamp, a cui la collezione Peggy Guggenheim di Venezia dedica una mostra intitolata “La seduzione della copia”. A curarla è stato chiamato Paul B. Franklin. “L’approccio di Duchamp alla copia – ha detto lo studioso ad askanews – è unico: per lai prima volta nell’arte lui ci invita a guardare la copia e l’originale come se fossero uguali e ci suggerisce che ci forniscono la stessa forma di piacere visivo”.

Il concetto, a ben guardare è rivoluzionario, esplosivo. Innesca una serie di reazioni a catena che ci portano fino a oggi ed è probabile che accompagneranno gli sviluppi dell’arte anche domani, nel mondo degli NFT e dell’Intelligenza artificiale, che proprio sull’idea di copia si basano. Ma le copie di Duchamp sono ancora più particolari perché, come nel caso delle celebri “Scatole in valigia”, anche nei duplicati c’è un elemento di unicità, e tutto si confonde di nuovo. “Lavoro da 25 anni su Duchamp – ha aggiunto Franklin – e continuo a scoprire cose nuove, Duchamp è un esempio non solo del modo in cui ci si avvicina all’idea di fare arte, ma anche del modo in cui avvicinarsi al fatto di esistere nell’universo”. In mostra a Venezia alcuni pezzi importanti della collezione, accanto a prestiti del MoMA o del Guggenheim di New York, ma anche di una collezione privata veneziana ricca di Duchamp. A dare un’aura diversa al progetto espositivo è però soprattutto la relazione tra l’artista e Peggy Guggenheim, del cui legane ci ha parlato la direttrice del museo, Karole Vail. “Lui le insegna addirittura la differenza tra l’arte astratta e l’arte surrealista – ci ha detto – e Peggy parla e scrive su di lui, per esempio nella sua autobiografia, in modo affettuoso, dicendo che lui le aveva insegnato praticamente tutto sull’arte moderna”.

E quindi la mostra in questo luogo rappresenta un vero e proprio ritorno a casa di Marcel Duchamp, ovviamente carico di duplicità, di rimandi e di sorprese. Come se il museo fosse a sua volta una scatola che contiene una valigia che a sua volta contiene il museo stesso, in un gioco di specchi all’infinito. “C’è una specie di filo conduttore, se vogliamo dire così – ha concluso Karole Vail – perché Duchamp assume questa parte nello sviluppo artistico e personale di Peggy stessa”. L’esposizione, che presenta una sessantina di opere realizzate tra il 1911 e il 1968, è aperta al pubblico fino al 18 marzo 2024. (Leonardo Merlini)

Giornate FAI d’autunno: aperti 700 luoghi inaccessibili in 350 città

Giornate FAI d’autunno: aperti 700 luoghi inaccessibili in 350 cittàRoma, 12 ott. (askanews) – Sabato 14 e domenica 15 ottobre 2023 tornano, per la dodicesima edizione, le Giornate FAI d’Autunno, l’amato e atteso evento di piazza che il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dedica ogni anno al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese. Durante il fine settimana – animato e promosso dai Gruppi FAI Giovani, assieme a tutti i volontari della Rete Territoriale della Fondazione – saranno proposte speciali visite a contributo libero in 700 luoghi straordinari in oltre 350 città d’Italia, spesso inaccessibili o semplicemente insoliti, originali, curiosi, poco conosciuti e valorizzati (elenco dei luoghi aperti e modalità di partecipazione su www.giornatefai.it).

Il programma dell’edizione 2023 è stato presentato oggi nel Museo dell’Arte Classica della Sapienza a Roma. Tra le aperture di questa edizione, infatti, si segnalano in particolare 11 sedi universitarie, da Trieste a Potenza, e fino a 32 luoghi di istruzione, da scuole ad accademie, da centri di ricerca a laboratori per la formazione. “Questa edizione delle Giornate FAI – ha dichiarato il Presidente Marco Magnifico – intende ribadire il ruolo fondante che scuole e università hanno sulla qualità del futuro del nostro Paese”. Università, licei o istituti tecnici in Italia sono spesso edifici di valore storico e artistico, meritevoli di essere visitati, scoperti e valorizzati, ma il loro valore è soprattutto nel custodire, tramandare e promuovere la conoscenza, per costruire la cultura dei cittadini di oggi e di domani. Educare i cittadini alla conoscenza è anche lo spirito che anima la missione del FAI, sussidiaria dello Stato, e in particolare che muove le Giornate FAI: la concreta occasione che il FAI offre agli italiani per avvicinarsi e appassionarsi al patrimonio culturale del nostro Paese, scoprendo il beneficio e il piacere di apprendere, come in una scuola fuori dalla scuola. Per due giorni 700 luoghi in Italia saranno come “classi” a cielo aperto, in cui tornare ad imparare, e in cui ad insegnare saranno gli studenti, nella consueta veste di Apprendisti Ciceroni. I Delegati e Volontari della Fondazione, come ogni anno, metteranno a disposizione energia, creatività ed entusiasmo per svelare la ricchezza e la varietà del patrimonio di storia, arte e natura che è in ogni angolo di questo Paese. Un patrimonio sorprendente e inaspettato, che non consiste solo nei grandi monumenti o nei musei, ma anche in edifici e paesaggi inediti e sconosciuti, luoghi speciali che custodiscono fascino, culture e tradizioni, e che tutti siamo chiamati a curare e a proteggere per le generazioni presenti e future, com’è nella missione del FAI, cominciando innanzitutto a conoscerli, per scoprirne il valore.

Settecento proposte in oltre 350 città d’Italia, in tutte le regioni. Settecento meraviglie da scoprire che raccontano, ognuna a suo modo, l’Italia. Oltre ai luoghi del sapere, sarà possibile visitare palazzi storici, ville, chiese, castelli, ma anche esempi di archeologia industriale, laboratori artigiani e siti produttivi, ricchi di storia e curiosità. E ancora musei, collezioni d’arte, aree archeologiche, biblioteche. Saranno in programma, inoltre, itinerari nei borghi e percorsi in aree naturalistiche, parchi urbani, orti botanici e giardini storici. Insomma: archeologia e architettura, arte e artigianato, tradizione e memoria, antico e moderno, città e campagna. Tutto questo è il patrimonio culturale dell’Italia, il “nostro patrimonio”, che il FAI svela al pubblico in due giorni di festa, di divertimento, ma anche di apprendimento. A chi desideri partecipare verrà suggerito un contributo libero, che andrà a sostegno della missione e dell’attività del FAI.

Esce “Siamo stelle che brillano” il romanzo di Schisano e Piccirillo

Esce “Siamo stelle che brillano” il romanzo di Schisano e PiccirilloRoma, 12 ott. (askanews) – Sarà disponibile in tutte le librerie dal 10 novembre, “Siamo stelle che brillano”, un romanzo toccante e divertente sulla scoperta della propria identità, scritto a quattro mani da Vittoria Schisano, attrice e doppiatrice, e Alessio Piccirillo, ufficio stampa cinematografico.

I due autori attingono dalle proprie esperienze personali e da quelle di migliaia di storie vere, per raccontare di Crilù, un ragazzino che crescendo negli anni ’80 deve imparare a scoprire chi è veramente. Con l’indimenticabile colonna sonora di quegli anni che fa da fil rouge per tutto il libro, “Siamo stelle che brillano” è un romanzo che mette in luce l’intima tempesta che si scatena dentro il protagonista e che non riesce più a soffocare; ma anche la collettiva e rumorosa presa di coscienza del movimento LGBTQ+ che inizia a far sentire la propria voce all’interno di una società che sembra non voler né vedere né ascoltare. Il percorso che porta a questo traguardo è pieno di ostacoli e mille sono i dolorosi sacrifici che occorre mettere in conto. Ma Crilù e tutta la sua variopinta comunità queer – una vera e propria grande famiglia – sono pronti a tutto, perché non vogliono più rimanere in silenzio e nascosti nell’ombra. Vogliono finalmente poter brillare. Come stelle.

Musica, l’Associazione Fonografici Italiani festeggia 75 anni

Musica, l’Associazione Fonografici Italiani festeggia 75 anniRoma, 12 ott. (askanews) – “Per Primi, da Sempre” è lo slogan con cui il presidente Sergio Cerruti riassume i 75 anni di attività dell’Associazione Fonografici Italiani (AFI), la più storica associazione a tutela dell’industria discografica italiana. “Come la Costituzione e il Senato della Repubblica, anche la musica quest’anno festeggia la tappa di un viaggio lungo 75 anni – dichiara Cerruti – un traguardo che non interessa solo l’Associazione che ho l’onore di presiedere ma, in senso più ampio e guardando alla sua storia, tutta l’industria musicale del nostro Paese fatta anche di quelle giovani corporazione che proprio dall’AFI discendono”.

Il primo di una futura serie di festeggiamenti è previsto per venerdì 13 ottobre alle ore 10.30 a Milano presso la Sala Alessi di Palazzo Marino, durante il quale sarà ripercorsa – insieme alle istituzioni milanesi Filippo Barberis (Presidente del gruppo consiliare del Partito Democratico) e Isabella Menichini (Direttore Spettacolo – Assessorato alla Cultura presso Comune di Milano), importanti giornalisti come Mario Luzzatto Fegiz (Corriere della Sera), Paolo Giordano (Il Giornale), Massimiliano Castellani (Avvenire), Fabrizio Biasin (Libero), Giampiero di Carlo (Rockol) e John Vignola (Rai Radio 1) – la storia di AFI, associazione costituita nel 1948 che nel tempo ha rappresentato le principali espressioni artistiche e i più famosi produttori musicali italiani, continuando a essere fino ai nostri giorni un punto di riferimento per tutta l’industria musicale del nostro Paese e, sicuramente, un fiore all’occhiello per la città di Milano. “75 anni di storia vissuti interamente in via Vittor Pisani a Milano, la capitale italiana della musica” specificano dall’Associazione Fonografici Italiani. Una giornata altamente celebrativa voluta e guidata dal Presidente Sergio Cerruti accompagnato da uno speciale intervento di Franco Bixio, Past President e associato AFI dal lontano 1960, che donerà alla Città di Milano un raro spartito della canzone ‘Violino Tzigano’ a testimonianza degli albori dell’industria musicale italiana, dichiarando che “all’inizio del ‘900 la prima industria della musica italiana nasceva intorno alle espressioni artistiche degli autori. Si faceva musica nelle case, nei locali da ballo, nei tabarin e questo alimentava la richiesta continua di nuove canzoni e di nuovi spartiti dai titoli talvolta esotici che raccontavano di terre e viaggi lontani per far sognare avventure impossibili. Mio padre Cesare Andrea Bixio, uno degli autori di maggior successo dell’epoca, aprì la prima casa editrice di canzoni a Milano proprio in quella Galleria del Corso che oggi è ancora il punto di riferimento della musica leggera e ospita alcuni tra i più grandi editori del nostro Paese – conclude il Past President -. Quando arrivò il disco, l’idea di industria musicale si consolidò e si sentì la necessità di unire le varie case discografiche in una associazione per salvaguardarne i diritti e svilupparne gli interessi economici, un’idea che oggi è quanto mai reale e si traduce in 75 anni di AFI che per molti di noi è sempre stata la Casa della Musica”.

L’enigma di un artista precursore: ripensare a James Lee Byars

L’enigma di un artista precursore: ripensare a James Lee ByarsMilano, 11 ott. (askanews) – Eclettico, enigmatico, a suo modo leggendario. James Lee Byars è un artista difficile da incasellare, che ha però lasciato un segno nel contemporaneo, grazie soprattutto alla capacità di stratificare linguaggi diversi, dalle grandi sculture o installazioni fino alla performance. Pirelli HangarBicocca a Milano gli dedica una mostra che comprende opere realizzate tra il 1974 e il 1997, anno della sua morte. A curarla Vicente Todolì, direttore artistico del museo. “James Lee Byars – ha spiegato ad askanews – è un outsider, è un ‘maverick’, come dicono in America, ossia un toro che si muove fuori dal branco. Nato a Detroit, sceglie però come suo luogo dei sogni il Giappone. E molto giovane si trasferisce lì”.

L’esperienza giapponese è fondamentale nella traiettoria artistica di Byars, che subisce influenze dal teatro No come dal buddismo zen, che a loro volta si innestano nella cultura artistica e filosofica dell’occidente, di cui era profondo conoscitore. E questa intersezione genera una figura che sostanzialmente è unica e che sapeva muoversi in modo originale sulla scena dell’arte, tanto concettuale quanto performativa. “Era un po’ anche sciamano – ha aggiunto il direttore di HangarBicocca – e le sue performance non erano momenti isolati della vita normale, per lui la vita era invece un’azione continua”. Il flusso costante del lavoro di James Lee Byars viene bene interpretato anche dallo spazio espositivo delle Navate, che è enorme e difficile da occupare: alcune opere di grandi dimensioni lo fanno con naturalezza, altre invece lo fanno con l’energia e il senso di urgenza che solo i precursori riescono a tenere così alto. In alcuni casi lo scambio con l’ambiente riesce alla perfezione, in altri è più faticoso, ma questo fluire di sensazioni garantisce vita a tutta la mostra.

“Qui ci siamo concentrati sulle opere che realizza a partire dagli anni Settanta – ha concluso Todolì – che sono come dei veicoli che trasportano la sua riflessione sull’effimero, ma anche sull’eterno. E la sfida era proprio portare il suo lavoro in uno spazio ex industriale come questo, mentre lui preferiva spazi barocchi o rinascimentali, con una componente molto forte della storia”. La sensazione che si percepisce, implicita ma costante, è quella di una spiritualità diffusa, che non prende la forma di affermazioni positive o esemplari, ma è la base che rende possibile l’idea stessa di uno spirituale nell’arte contemporanea. Qualunque cosa questo possa significare. (Leonardo Merlini)

La libertà umanistica e le migrazioni: El Greco a Milano

La libertà umanistica e le migrazioni: El Greco a MilanoMilano, 11 ott. (askanews) – Figure inconfondibili, sguardi che hanno fatto la storia dell’arte, una capacità di creare composizioni incredibili, che portano una nuova idea di armonia, ai confini con altri mondi, che oggi diremmo fantascientifici. El Greco è un pittore unico e Palazzo Reale a Milano gli dedica una mostra importante, con 41 opere e un dialogo con artisti come Tiziano o Tintoretto.

“Quello che diciamo con questa mostra – ha spiegato ad askanews Palma Martinez-Burgos Garcia, una dei curatori dell’esposizione – è di tornare a guardare El Greco e soffermarci sui suoi colori, sulla sua luce. C’è una leggenda nera intorno a lui, che vuole che sia triste, oscuro, molto religioso. No, no: El Greco è luce, è colore, è una concezione assolutamente originale, libera e umanistica della narrazione, che sia religiosa, di ritratto oppure mitologica”. La forza delle opere è impressionante e permette di dimenticare i limiti, evidenti, dello spazio espositivo. La luce naturale che manca – drammaticamente – alle sale è però compensata da quella che emerge dai dipinti, che è ovviamente luce pittorica, ma anche interiore, profonda. Che parte anche dall’esperienza italiana di El Greco.

“È il Rinascimento – ha aggiunto Martinez-Burgos Garcia – ed è la modernità, è una costante rielaborazione del suo apprendistato in Italia: come interpreta Tiziano, Tintoretto, Bassano, Michelangelo, Parmigianino. Come vede la scultura classica e poi, anni dopo, continua a ricordarlo e continua a trasformare, continua a dialogare con questo bagaglio culturale che ha acquisito nella penisola italiana”. L’esposizione milanese è anche il complesso risultato di collaborazioni tra pubblico e privato, tra istituzioni italiane e spagnole. “I prestiti che sono stati ottenuti da 40 musei diversi di tutto il mondo – ci ha spiegato Simone Todorov, amministratore delegato di MondoMostre, organizzatore dell’esposizione – sono dei prestiti che non si erano mai visti prima”.

Accanto a questi aspetti, però, ne emergono altri, che guardano al rapporto tra la cultura e la società, tra la storia dell’arte e il nostro presente. “Queste mostre sono fatte per diffondere cultura – ha aggiunto Todorov – per una crescita sociale anche, per far aumentare quello che è il dialogo tra le culture diverse che si incrociano nelle migrazioni che le popolazioni di tutto il mondo hanno”. Ecco, se mai ci fossero stati dei dubbi, la modernità di El Greco si rivela anche in questo, nella vicenda mobile di un uomo che nel 1500 partì da Creta per attraversare l’Europa mediterranea e raccogliere sensazioni, immagini, storie, che hanno poi stratificato la sua pittura, che più di 500 anni dopo continua a brillare.

Curata anche da Juan Antonio Garcia Castro e Thomas Clement Salomon, la mostra a Palazzo Reale resta aperta al pubblico fino all’11 febbraio 2024. (Leonardo Merlini)

Al via a Roma la nona edizione del Mercato Internazionale Audiovisivo

Al via a Roma la nona edizione del Mercato Internazionale AudiovisivoRoma, 9 ott. (askanews) – Ha riaperto i battenti il MIA, Mercato Internazionale Audiovisivo diretto da Gaia Tridente, in programma a Roma da oggi a venerdì a Roma nelle sue storiche sedi di Palazzo Barberini e del Cinema Barberini.

Il Mercato romano si presenta alla sua nona edizione con oltre 80 eventi tra panel e incontri, keynote e interviste e masterclass, 5 content showcase – da quest’anno tutti internazionali , 4 pitching forum, 50 market screening e 11 presentazioni di film ancora in progress. E ancora, 9 premi, 5 esperienze immersive in realtà virtuale, una sala tech dotata di uno schermo LED curvo Absen Cinema passo 2.5 di 8 metri per 4 e di un tappeto sensoriale per le demo di virtual production, 2 live podcast. 121 i progetti selezionati che saranno presentati tra Co-Production Market & Pitching Forum e Content Showcase, con titoli in sviluppo e work in progress, provenienti da ben 47 paesi. L’edizione del MIA di quest’anno porta a compimento un processo di maturazione sviluppatosi nel corso degli anni che ha garantito al mercato una crescita continua e il riconoscimento internazionale da parte di tutta l’industria audiovisiva. Il MIA 2023 si presenta ricco e ampio in termini di contenuti e di ricerca curatoriale, con un programma ambizioso ed “esteso”, che coniuga un attento lavoro di studio e ricerca del comparto industriale nelle varie categorie di formato e di generi di cui il MIA si occupa, per trasformarlo in uno strumento chiave per lo sviluppo del mercato nazionale e internazionale. Una fucina di discussione e confronto per i maggiori player del mercato, un fondamentale hub di co-produzione e di vendita, con potenzialità di crescita ancora ampie per soddisfare le necessità del complesso ecosistema audiovisivo. Il MIA rappresenta un unicum nel settore, uno dei pochi appuntamenti professionali a mettere realmente insieme industria e creatività. E’ dedicato a un’ampia gamma di generi e formati, rappresentando le istanze di tutti gli interlocutori della filiera e anticipando i temi e gli spazi del futuro, che troveranno una nuova sede proprio in questa edizione del mercato. Un teatro ideale per un business che si basa sulla visionarietà degli imprenditori, sulla loro passione e dedizione e sul rischio che si corre quando si lavora su un prodotto immateriale. Tra le opere italiane presentate nei content showcase del MIA 2023, troviamo Sono ancora vivo, con la regia di Roberto Saviano, un progetto di animazione tratto dal suo graphic novel autobiografico. Sempre tra i progetti di animazione anche il lungometraggio Fiammetta con la sceneggiatura di Enzo D’Alò, sulla storia di Fiammetta e Boccaccio. In ambito Doc, l’esordio alla regia dell’attrice Kasja Smutniak con Walls dedicato alla drammatica questioni dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia. Per i Drama, Miss Fallaci, prima serie originale di Paramount+ per l’Italia prodotta da Minerva Pictures e Paramount Television International Studios, in associazione con RedString Pictures, che vede Miriam Leone come protagonista nei panni della giovane Oriana Fallaci; e ancora Fireworks di Susanna Nicchiarelli prodotta da Fandango e Rai Fiction. Tra i film Per amore di una donna di Guido Chiesa prodotto da Colorado Film Production e Vivo film con Rai Cinema.

Tra le opere internazionali, la serie A Prophet, co-produzione internazionale di CPB Films e Media Musketeers Studios, Co-prodotta da UGC, Orange Studio, Entourage Series e Savon Noir, per OCS tratta dall’omonimo film di Jacques Audiard del 2009; l’attesa serie The Count of Monte Cristo, diretta da Bille August e prodotta da Palomar, in collaborazione con DEMD Productions, Rai Fiction e France TV. E ancora il nuovo atteso progetto di animazione del creatore di Paw Patrol Keith Chapman, PaddyPaws; e Savages! il nuovo lungometraggio in stop-motion del pluripremiato regista Claude Barras candidato all’Oscar nel 2017. Per i film, Persona non grata di Antonin Svoboda, fondatore del collettivo austriaco Coop99 filmproduktion insieme ai colleghi registi e produttori Jessica Hausner e Barbara Albert; En vigília, opera prima di Vigília Collective, Clara Serrano Llorens e Gerard Simó Gimeno, prodotto da Ringo Media e ancora il terzo lungometraggio del portoghese André Gil Mata, Sob a chama da candeia/The Flame of a Candle.

Il MIA è oggi uno dei principali appuntamenti di mercato internazionali dedicati all’industria audiovisiva. Nato nel 2015 e cresciuto grazie alla consolidata joint venture tra ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali), presieduta da Francesco Rutelli e APA (Associazione Produttori Audiovisivi) presieduta da Chiara Sbarigia, gode del supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, e del contributo di Creative Europe MEDIA. Riceve inoltre il sostegno del Ministero della Cultura, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e della Regione Lazio. “Il nostro piano d’azione – ha dichiarato la Sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni- si prefigge quale scopo il potenziamento dell’industria audiovisiva italiana: riteniamo infatti che il suo valore in termini culturali ed economici sia di vitale importanza per la crescita dell’Italia. Dunque, è nostro compito accrescerlo sempre.

“Dall’impegno per la ripartenza delle sale all’attività di promozione all’estero dell’intero sistema audiovisivo, delle opere e dei professionisti che vi operano. Dagli investimenti in formazione delle nuove generazioni al lavoro per rimodulare il sistema di incentivi fiscali dedicati al settore. E poi accordi di coproduzione cinematografica con altri Paesi, protocolli d’intesa per agevolare l’accesso al credito delle imprese, ma anche finanziamenti da fondi Pnrr per accelerarne lo sviluppo in chiave green e digitale, nonché eventi di portata internazionale che aprano a nuove occasioni di confronto e collaborazione con partner globali. Sono tutti appuntamenti – ha sottolineato la Sottosegretaria – che il ministero della Cultura sostiene o di cui si fa promotore. Frutto di una strategia che guarda al lungo periodo e si articola su binari diversi”. “L’edizione del MIA di quest’anno – ha sottolineato la direttrice del market Gaia Tridente- dporta a compimento un processo di maturazione che si è sviluppato nel corso degli anni e ha garantito una crescita fenomenale e il riconoscimento internazionale da parte di tutta l’industria audiovisiva. Quello che si è voluto introdurre per questa edizione, così ricca e ampia in termini di contenuti e di ricerca curatoriale, ci permette di presentare oggi un programma ambizioso ed espanso, che ha saputo coniugare un attento lavoro di studio e ricerca del comparto industriale nelle varie categorie di formato e di generi di cui il MIA si occupa, per trasformarlo in un prezioso ingranaggio in grado di mettere a sistema e innescare nuovi e interessanti contenuti, che rendono ogni edizione del MIA unica.”