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Bicentenario elezione Papa Leone XII: celebrazioni a Roma e a Genga

Bicentenario elezione Papa Leone XII: celebrazioni a Roma e a GengaRoma, 26 set. (askanews) – Il 28 settembre 2023 ricorre il bicentenario dell’elezione al soglio pontificio di Leone XII, al secolo Annibale della Genga (Genga, 2 agosto 1760 – Roma, 10 febbraio 1829) Papa dal 1823 al 1829. Per la commemorazione del bicentenario sono in programma una serie di iniziative, il 28 settembre a Roma e il 29 settembre a Genga, paese natale di Papa Leone XII, promosse dal Comune di Genga e dal Consorzio Grotte di Frasassi in collaborazione con la Pontificia Università Gregoriana e l’Associazione “Sulla pietra di Genga”, sostenute dalla Regione Marche e con i patrocini del Ministero della Cultura e della Deputazione di storia patria per le Marche. Il programma è affidato alla cura scientifica dei docenti della Pontificia Università Gregoriana il Prof. Roberto Regoli e la Dott.ssa Ilaria Fiumi Sermattei discendente di Papa Leone XII per via del fratello Filippo che sposò Marianna Sermattei di Assisi. “Era necessario un considerevole sforzo di approfondimento critico per conoscere meglio la figura di Papa Leone XII – Ha affermato Ilaria Fiumi Sermattei – .Grazie al Prof. Roberto Regoli della Pontificia Università Gregoriana abbiamo avviato un programma decennale di ricerca per tappe, affrontando gradualmente, ogni anno, un aspetto particolare del pontificato della Genga. L’Assemblea legislativa della Regione Marche, da parte sua, ha dato un fondamentale contributo alla nostra iniziativa pubblicando ben 11 volumi di studi sulle tematiche politiche, sociali e culturali dell’età leonina, con i saggi di oltre 100 studiosi italiani e stranieri”. “I 200 anni dell’elezione a papa di Leone XII permettono di presentare alla comunità scientifica e al grande pubblico gli studi più recenti e approfonditi su quel periodo storico – Ha spiegato Regoli – l’epoca non era facile. Bisognava ricostruire dopo la rivoluzione francese e le guerre napoleoniche. Un mondo vecchio era venuto meno, uno nuovo andava costruito. E qui si gioca la grande partita della Chiesa cattolica: quale contributo dare a questo mondo in trasformazione? Leone XII cercò di fornire una risposta fortemente religiosa, secondo lo spirito romantico dell’epoca, pensando più ai popoli che ai governi. Leone XII nella sua azione di governo ha incarnato la tensione della sua epoca tra restaurazione e innovazione, tra desideri di religiosità ed esigenze politiche, alla ricerca di nuovi equilibri”. Il programma delle celebrazioni prenderà il via a Roma il 28 settembre e prevede nella mattinata, dalle ore 9:00, presso la Pontificia Università Gregoriana, la prima sessione del Convegno internazionale “Ripensare la Restaurazione. Bilanci e prospettive del pontificato di Leone XII”. I lavori verranno introdotti e moderati da Roberto Regoli e Ilaria Fiumi Sermattei e vedranno gli interventi di: Rémy Hême de Lacotte (Sorbonne Université), Stefano Tabacchi (Consigliere parlamentare), Pierangelo Gentile (Università degli Studi di Torino), Giovanna Capitelli (Università di Roma Tre) e Christopher Korten (Adam Mickiewicz University, Poznan). Alle ore 17:00 nella Basilica Papale di San Pietro in Vaticano si terrà la Santa Messa presieduta da Sua Eminenza il Signor Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità; la funzione verrà animata dalla Corale “Sulla pietra di Genga” diretta dai Maestri Andreina Zatti e Marco Agostinelli. Seguirà l’omaggio del Cardinale Pietro Parolin alla tomba del pontefice all’interno della stessa Basilica. Alle ore 19:30 presso la Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, concerto per soli, coro e orchestra “Missa in honorem Leone Duodecimo” composta nel 1821/1822 da Don Pedro d’Alcántara I imperatore del Brasile e da lui dedicata nel 1829 a papa della Genga. Il concerto, diretto dal Maestro Franco Radicchia vedrà l’esibizione della Corale “Sulla pietra di Genga” diretta dai Maestri Andreina Zatti e Marco Agostinelli, dell’orchestra “Fideles et amati” diretta dal Maestro Tina Vasaturo, del soprano Sauretta Ragni, del contralto Andreina Zatti, del tenore Nicola De Filippo e del basso Matteo Mencarelli. Il 29 settembre la celebrazione continuerà a Genga nel piccolo Comune marchigiano che ha dato i natali a Papa Leone XII. “La celebrazione del bicentenario dell’elezione al soglio pontificio di Papa Leone XII, nostro illustre concittadino, è stata fortemente voluta dalla comunità che mi onoro di rappresentare. – Ha dichiarato il sindaco di Genga Marco Filipponi – Arriviamo infatti a questa data del 28 settembre 2023 dopo un percorso di studi e pubblicazioni, di oltre un decennio, che hanno toccato molteplici aspetti del pontificato di Leone XII. Sono particolarmente orgoglioso del percorso intrapreso dagli studiosi, che grazie al loro impegno hanno messo a disposizione della comunità testi che costituiscono testimonianza storica di quanto accaduto, anche a Genga, in quegli anni. L’amministrazione comunale sarà pronta, come ha fatto sino ad oggi, a sostenere il percorso di valorizzazione culturale legato a Papa Leone XII, anche dopo le celebrazioni del 28 e 29 settembre”.

Arte e Sport, a Bologna Laminarie vara il progetto “Ginnasio”

Arte e Sport, a Bologna Laminarie vara il progetto “Ginnasio”Roma, 25 set. (askanews) – Mettere in comunicazione arte e sport: è la nuova iniziativa di Laminarie/Dom la cupola del Pilastro che ha Bologna ha organizzato per le giornate tra il 25 e il 30 settembre una rassegna che ribadisce la vocazione a mettere in contatto il teatro con gli abitanti del territorio e gli artisti con gli spazi di creazione. La rassegna si terrà nelle giornate di 25, 26, 29 e 30 settembre 2023 nel Parco del Polo Panzini, a DOM cupola del Pilastro e nel campo da baseball dell’Athletics Bologna Baseball – Pilastro.

La rassegna avrà inizio il 25 settembre alle ore 18:30 con l’inaugurazione dell’opera Gates composta da due arazzi in tessuto nautico realizzati dall’artista visivo Andrea Conte (Andreco) nel Parco del Polo Panzini. Attraverso quest’opera l’artista, che si è formato come ingegnere ambientale, estende il concetto scientifico di permeabilità dei terreni alla società, intendendo la città permeabile come un ecosistema aperto basato su un approccio multiculturale e intersezionale. La serata proseguirà a DOM cupola del Pilastro con la lettura Cronache di gesti atletici e rimbalzi di Laminarie in scena Cristiana Raggi e Donatella Allegro, con la collaborazione drammaturgica di Serena Viola. La lettura tratterà una selezione di vicende sportive raccontate dai grandi scrittori. In seguito, alle 21:00 si terrà il concerto Spiralis Aurea, un lavoro di architettura musicale che intreccia geometria sacra, esperienza collettiva e connessioni elusive tra natura e genere umano, con Stefano Pilia (chitarra elettrica ed elettronica), Mattia Cipolli (violoncello), Giuseppe Franchellucci (violoncello).

La rassegna continua martedì 26 settembre alle ore 17:30, al Parco del Polo Panzini, dove l’allenatore Renzo Ulivieri darà inizio alla partita amichevole dei giovanissimi atleti di Atlas, Gruppo Sportivo del Pilastro, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo 11. A seguire la replica della lettura scenica Cronache di gesti atletici e rimbalzi e alle 18:30 l’incontro pubblico con Renzo Ulivieri, già allenatore della squadra del Bologna e oggi presidente dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio. La rassegna riprenderà il 29 settembre con lo spettacolo HAMONIM di Patricia Carolin Mai alle 18:00 nel campo da baseball dell’Athletics Bologna Baseball, gruppo storico fondato negli anni ’80 e attualmente in serie A. Lo spettacolo è il risultato di due settimane di un laboratorio realizzato con la collaborazione di Gender Bender a DOM la cupola del Pilastro, dove un gruppo eterogeneo di partecipanti si è interrogato sul significato di comunità, restituendo in scena un poetico corpo collettivo. HAMONIM è la terza parte di una trilogia su corpi in stato di emergenza, costruita assieme a una folta schiera di persone appassionate di danza presenti nel territorio. Lo spettacolo ha avuto il sostegno dell’Unione europea – Fondi Strutturali e di Investimento Europei, nell’ambito della risposta dell’Unione alla pandemia di COVID-19 e del Programma Operativo Città Metropolitane 2014-2020 REACT EU, ed è supportato da Nationales Performance Netz International Guest Performance Fund for Dance, e finanziato dal Federal Government Commissioner for Culture and the Media.

In seguito, alle 21:00 si terrà a DOM la cupola del Pilastro lo spettacolo Alì di Laminarie, intervallato da incontri ufficiali di boxe a cura della palestra Boxe “Le Torri” Pilastro e dedicato a Alberto Marinozzi, detto “Gianni”, in collaborazione con Fondazione Cineteca di Bologna. La performance Alì, ideata e realizzata dalla compagnia Laminarie, intende valorizzare le attività della palestra di Boxe “Le Torri”, un’importante realtà del rione radicata al Pilastro dagli anni Novanta che conta la partecipazione di molti ragazzi del Quartiere. Nella performance si metteranno in relazione i lottatori di boxe, i cui movimenti costituiscono a tutti gli effetti una danza, con l’opera di Pasolini e in particolare con immagini tratte dai film “Accattone”, “Appunti per un Orestiade Africana” e tracce dal testo “Alì dagli occhi azzurri”. Per l’occasione a DOM saranno allestiti un ring regolamentare e un’installazione visiva, si potrà quindi assistere a combattimenti ufficiali per mettere in dialogo i lottatori di boxe con le immagini filmiche e gli interventi recitativi. La rassegna si conclude nella giornata del 30 settembre, con la replica dello spettacolo HAMONIM che si terrà alle 18:00 presso il campo da baseball dell’Athletics Bologna Baseball.

L’asteroide Wes Anderson torna in Fondazione Prada a Milano

L’asteroide Wes Anderson torna in Fondazione Prada a MilanoMilano, 24 set. (askanews) – Il cinema di Wes Anderson è in un certo senso un universo autosufficiente che ruota intorno alla visione del regista e al suo modo di porsi di fronte al mondo. Ma è un universo fatto anche di dettagli, moltissimi, che, in occasione dell’uscita del nuovo lungometraggio, “Asteroid City”, Fondazione Prada a Milano ha deciso di raccontare attraverso gli oggetti di scena originali del film.

“Quello di Wes Anderson in Fondazione Prada – ha detto ad askanews Chiara Costa, Head of program del museo – è sempre un gradito eterno ritorno. La nostra relazione con lui è iniziata nel 2015 quando ha disegnato il Bar Luce, che è il bar della Fondazione Prada”. In questo caso però è la prima volta che a essere oggetto centrale della collaborazione con il cineasta sia proprio un film di Anderson. “La mostra – ha aggiunto Costa – che sarà aperta al pubblico fino al 7 gennaio raccoglie alcune tra le scenografie più importanti del film Asteroid City che esce in Italia il 28 settembre. Sono scenografie accompagnate anche da delle tracce musicali che aiutano a riconoscere le specifiche scene del film”.

“L’opportunità che offre una mostra come questa – ha aggiunto il produttore Ben Adler – è di mostrare al pubblico che gli oggetti non sono meravigliosi solo sullo schermo, ma lo sono anche nella vita reale”. L’esposizione dedicata ad “Asteroid City” testimonia, poi, un’altra cosa piuttosto interessante, ossia la capacità – e la volontà esplicita – di Fondazione Prada di cambiare continuamente pelle, di essere in grado di passare dal contemporaneo all’antico, dall’anatomia al cinema. Senza mai perdere l’eleganza e la ricercatezza, ma con un corroborante senso di sotterranea inquietudine che è il motore della vitalità della programmazione.

Centrale Fies, tre giorni per mettere in scena la cura e l’amore

Centrale Fies, tre giorni per mettere in scena la cura e l’amoreDro, 24 set. (askanews) – Tre giorni di spettacoli, performance e anche di corpi. Tre giorni per parlare di cosa significa prendersi cura e di come le pratiche performative contemporanee lo possono mettere in pratica. Centrale Fies a Dro, in Trentino, ha ospitato nella ex centrale elettrica, oggi centro di ricerca artistico, il programma di “Enduring Love”, con artisti come Alessandro Sciarroni, Marco D’Agostin, CollettivO CineticO, Mali Weil o Emilia Verginelli.

“Questa tre giorni di programmazione – ha detto ad askanews Elisa Di Liberato di Centrale Fies – consente a noi e al pubblico di approfondire queste diverse forme di cura, di curatela, di progettazione e di interscambio con le artiste e gli artisti. Tutto quello che è l’azione performativa è in realtà un momento di conoscenza condiviso molto più ampio che dà delle opportunità molto più ampie di conoscenza e di esplorazione del contemporaneo”. Tra gli artisti che hanno preso parte a “Enduring Love” anche Giulia Crispiani, che ha portato in scena il suo testo “Inevitabile”. “L’inevitabilità – ci ha detto l’artista e scrittrice – è intesa appunto come questo incontrarsi nella vita e quando ci si incontra si capisce che tutta la vita precedente era un po’ in preparazione a questo incontro e quindi è un testo che parla d’amore ed è un testo che parla di restare dentro un amore”.

Parola difficile, amore; parola che gli artisti arrivati in Trentino per questo nuovo capitolo della programmazione di Centrale Fies hanno affrontato attraverso pratiche diverse e molteplici. “Tutto il modo in cui mi azzardo a parlare d’amore, che poi è solo ovviamente è sempre un tentativo non è mai una scrittura esaustiva – ha aggiunto Giulia Crispiani – è tramite il corpo, tramite il sensibile, diciamo, quello che passa e sente il corpo e che tenta di descrivere attraverso le immagini”. L’altra parola chiave per questo “Enduring Love” è proprio corpo, che si fa danza, che si fa collettivo, che si fa storie che si inseguono e si intrecciano. Che si fa presenza e affermazione, anche, anzi soprattutto, al tempo dell’immaterialità digitale dominante.

La pittura europea di Rubens: tre mostre tra Mantova e Roma

La pittura europea di Rubens: tre mostre tra Mantova e RomaMilano, 22 set. (askanews) – Riscoprire la grandezza di Rubens attraverso due delle città italiane che hanno segnato la sua vicenda culturale e personale: Mantova e Roma, che dedicano all’artista fiammingo importanti esposizioni. Per presentarle, anche alla luce dei grandi prestiti internazionali, si è scelto di partire da Madrid, dal Museo del Prado e dal Thyssen-Bornemisza, e ovviamente dai loro Rubens.

Le prime inaugurazioni si terranno a Mantova, il 7 ottobre: “Rubens a Palazzo Te. Pittura, trasformazione e libertà” e “La Pala della Santissima Trinità”, ospitata a Palazzo Ducale. A raccontarci la relazione tra l’artista e la città dei Gonzaga, il direttore di Palazzo te, Stefano Baia Curioni. “Rubens – ha detto ad askanews – è un uomo molto particolare, è un grande intellettuale, un grande diplomatico cattolico che passa la vita cercando di saldare la lacerazione religiosa che si apre in Europa nel ‘600. Come opera questa pittura? Opera nella relazione con l’antico, la relazione con la grande potenza di Roma che lui vuole in un certo senso mostrare come una possibile prospettiva per l’Europa del futuro. Quindi l’incontro con Giulio Romano nel quale si raccoglie l’eredità di Raffaello e della pittura antica è cruciale perché da lì lui trova la fonte per rilanciare la sua opera”. Il dialogo con la classicità e il desiderio di essere artista totale di Rubens ci portano poi a Roma, dove dal 14 novembre alla Galleria Borghese arriva il confronto con la grande scultura. Francesca Cappelletti, direttrice del museo romano: “Questo incontro con le statue – ci ha spiegato – è un incontro che sicuramente Rubens mette a grandissimo frutto e disegna molto, impara attraverso il disegno, anima le statue antiche attraverso il disegno ed è per questo che la mostra si chiama ‘Il tocco di Pigmaglione’. C’è quest’idea di animazione, di alterazione dell’antico, che Rubens rende più vibrante, rende più vivido, proprio attraverso il tratto e che poi, ovviamente, immette anche nella pittura”.

Le tre esposizioni sono raccolte sotto un unico cappello, che fa risalire all’opera dell’artista fiammingo “La nascita di una pittura europea”, ma sono anche l’occasione per riflettere sulla continuità del passaggio dal Rinascimento al Barocco e sulla relazione tra l’arte italiana e l’Europa.

”DIA-LOGÒI”, da domani a Quartu la prima edizione del festival

”DIA-LOGÒI”, da domani a Quartu la prima edizione del festivalRoma, 20 set. (askanews) – Creare connessioni per trovare soluzioni. E’ questo l’obiettivo di “DIALOGOI-Dialoghi dal Quartu Mondo”, il primo festival di giornalismo e letteratura dedicato a tutti i Sud del mondo, in programma domani 21 e venerdì 22 settembre 2023 presso gli spazi della Biblioteca Centrale di via Dante 68, a Quartu Sant’Elena, con il titolo “UN NUOVO UMANESIMO PER I POPOLI DEL MEDITERRANEO”.

Il Festival, patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Quartu con la collaborazione dell’Associazione della Stampa Sarda, dell’Unione delle Università del Mediterraneo Unimed, dell’Associazione Accus, della Fondazione di Sardegna e della Regione Autonoma della Sardegna, accoglierà le voci di scrittori, studiosi e giornalisti di rilievo nazionale ed internazionale impegnati nel confronto sulle grandi sfide dell’attualità, partendo dai versanti convergenti della letteratura, della cronaca e della ricerca. Tra gli ospiti della due giorni Marco Impagliazzo, Presidente S.Egidio, Marco Ansaldo, corrispondente per Repubblica e consigliere politico per Limes, Alberto Negri, inviato speciale ed analista, Mons.Giuseppe Baturi, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, Hamaid Ben Aziza, Segretario Generale Unimed, già rettore dell’Università di Tunisi. Saranno moderati da grandi nomi del giornalismo come Anna Piras, vicedirettore Rai Parlamento, Antonio Di Rosa, Direttore editoriale gruppo SAE, Simonetta Selloni, Presidente Assostampa Sardegna, Giacomo Mameli, giornalista e scrittore, Vittorio Giacopini, conduttore di Pagina Tre su RadioRai3, Francesca Bellino, giornalista, scrittrice, autrice radiotelevisiva. Per la sezione “letteratura” saranno presenti grandi nomi dello scenario internazionale fra cui: Inaam Kachahi, giornalista e scrittrice irachena, corrispondente da Parigi per le testate Al-Awsat e Kol-Al-Usra. Khadija Abdalla Bajaber, pluripremiata scrittrice proveniente dal Kenia, Najwan Darwish, importante voce palestinese, uno dei poeti più eminenti del panorama poetico arabo moderno, Fariborz Kamkari, affermato regista e sceneggiatore iraniano di origine curda già attivo in Italia. Il Festival DIALOGÒI intende provare a dare un contributo alla riflessione sui nuovi fenomeni globali e sulle problematiche dei paesi dell’Area Mediterranea e dei vari “Sud” del mondo, nella convinzione che solo attraverso il metodo del dialogo e del confronto sia possibile trovare soluzioni comuni a sfide comuni. Conoscere per conoscersi meglio, per superare le differenze e costruire percorsi di pace, di crescita, di progresso, con ricadute diffuse e durature per le collettività coinvolte. Da qui l’idea di provare a immaginare un nuovo umanesimo, alla riscoperta di una radice comune fra i popoli del Mediterraneo, da cui possa nascere un domani la risposta ai tanti problemi della contemporaneità.

DIALOGÒI nasce con l’intenzione di capovolgere il paradigma dominante nella gerarchia delle notizie e nella narrazione della realtà, a partire da noi stessi. L’idea è quella di volgere lo sguardo non più e non soltanto a Roma, Parigi, Berlino o Bruxelles, ma anche più a Sud, verso Tunisi, Algeri,Abuja, Nairobi, Ramallah, il Cairo, ed ancora oltre, dove spesso la lente dell’interesse occidentale non si sofferma. Dai Dialogòi di Quartu Sant’Elena si vuole scommettere sull’accensione di un’antenna di informazione nuova e diversa, partendo dal punto di osservazione privilegiato di un’isola al centro del Mediterraneo che ambisce a conoscere quello che accade intorno a sé a 360 gradi, riconoscendo l’importanza di creare connessioni per trovare soluzioni. Quartu, all’interno dell’isola, rappresenta il luogo paradigmatico di questo incontro: gli anni dell’inurbamento massivo nel recente passato hanno cambiato profondamente il volto della città, popolandola per successive stratificazioni di nuovi abitanti spesso ben integrati all’interno del tessuto sociale e civile cittadino. Fra questi, non soltanto sardi originari del capoluogo o dei vari territori dell’isola, ma anche gruppi di stranieri provenienti prevalentemente dal bacino del Mediterraneo e che oggi stando alle ultime rilevazioni Istat rappresentano il 3,3% della popolazione residente. Spicca in questi gruppi la capacità di integrazione favorita in modo particolare dal mondo dell’associazionismo locale o da forme di autoorganizzazione e di rappresentanza, che l’Amministrazione intende valorizzare.

Il Festival Dialogoi nasce sotto curatela di un comitato scientifico che per la parte letteraria vede l’autorevole direzione artistica dello scrittore e giornalista Giacomo Mameli, coadiuvato dall’esperienza culturale, autoriale e letteraria di Francesca Bellino e Vittorio Giacopini. Per la sezione giornalismo la curatela è stata assunta dalla giornalista Paola Pintus.

Addio a Gianni Vattimo, il filosofo del pensiero debole

Addio a Gianni Vattimo, il filosofo del pensiero deboleMilano, 20 set. (askanews) – “Ero debole”. Si congeda così Gianni Vattimo, con l’autoironia sull’impostazione che gli era valsa la fama internazionale, il “pensiero debole” che nei primi anni ’80 segnò l’inizio dell’epoca postmoderna, in contrasto con la metafisica tradizionale. “Ero debole. Gianni Vattimo”. E poi le date di nascita, 04-01-1936, e di morte, 19-09-2023, recita l’epitaffio pubblicato sui social dal suo compagno, Simone Caminada che spiega: “Sul suo profilo ho scritto ciò che lui tempo fa mi chiese di scrivere nel caso estremo e in fondo è tutto dentro la sua grande autoironia”.

Nato a Torino, a pochi mesi già orfano di padre, a soli 28 anni ebbe la cattedra di Estetica, nell’università del capoluogo piemontese di cui poi divenne anche preside della facoltà di Filosofia. Comunista e cattolico, oltre all’impegno accademico si dedicò attivamente alla politica e per due mandati è stato parlamentare europeo: dal 1999 al 2004 per i Democratici di Sinistra, dal 2009 al 2014 con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.

A 87 anni si è spento nell’ospedale di Rivoli, dove era ricoverato da qualche giorno: a dare la notizia il compagno dei suoi ultimi 14 anni, accusato e condannato per circonvenzione di incapace nei confronti del filosofo: “Mia madre come ogni sera gli ha detto ‘Ci vediamo domani Gianni’ e lui ha avuto la forza col dito di indicare ‘No’. Io gli ho assicurato che stava lasciandoci nell’amore del suo grande popolo”.

Piero Manzoni torna a Soncino: cosa resta della sua lezione

Piero Manzoni torna a Soncino: cosa resta della sua lezioneSoncino, 16 set. (askanews) – Piero Manzoni torna a casa: a 90 anni dalla nascita il lavoro dell’artista, uno dei più importanti del Novecento, arriva nel Museo della Stampa di Soncino, in provincia di Cremona, dove Piero era nato nel 1933. Organizzata dalla Fondazione Piero Manzoni di Milano e dalla Pro Loco di Soncino, la mostra “Relazioni (im)possibili” espone, accanto agli Achrome, alle Linee e alla Merda d’artista, anche lavori di artisti delle generazioni più recenti che, in modi diversi, hanno proseguito nel solco concettuale tracciato da Manzoni. E i nomi sono importanti: Gianni Caravaggio, Fabio Roncato, Liliana Moro, Andrea Francolino, David Reimondo, solo per citarne alcuni.

Curata da Demis Martinelli e da Rosalina Pasqualino di Marineo, l’esposizione cerca di fare emergere, in modo ovviamente indiretto, quel “sangue manzoniano” che scorre nelle vene degli artisti ospitati e che prende anche la forma di una maggiore libertà che i curatori hanno lasciato nell’interpretare questa relazione. Con il risultato di avere opere molto diverse, di proporre ai visitatori una varietà di strade possibili – o impossibili, come suggerisce il titolo – che partono dalla lezione di Piero per arrivare all’oggi. La mostra, che resta aperta fino al 1 ottobre, ha anche ospitato diverse performance.

Conversazioni con artisti italiani di oggi: una visione corale

Conversazioni con artisti italiani di oggi: una visione coraleMilano, 16 set. (askanews) – Due dei curatori italiani più noti e con una solida esperienza internazionale si confrontano con le storie e le parole degli artisti del nostro Paese che operano sulla scena del XXI Secolo. Ne nasce un volume interessante, molto ricco, affascinante anche come oggetto librario: si tratta di “Strata: arte italiana dal 2000 – Le parole degli artisti”, di Vincenzo de Bellis e Alessandro Rabottini, pubblicato da Lenz Press. Un volume con 37 conversazioni – “non sono interviste nel senso giornalistico” hanno detto i due autori – che affrontano naturalmente il tema dei lavori e delle pratiche, ma esplorano anche territori più personali, di relazione e a volte di amicizia, a partire da quella tra de Bellis e Rabottini stessi. “E’ un po’ anche un nostro ritratto”, hanno spiegato durante la presentazione a Milano, ma soprattutto è una visione corale della scena delle arti visive, ma non solo, data la presenza anche di molti performer. Il volume è anche il progetto con il quale la Fondazione Arnaldo Pomodoro, che ha ospitato il lancio del libro, si è aggiudicata la decima edizione dell’Italian Council.

Il volume raccoglie estese conversazioni individuali tra gli autori e artisti rappresentativi della scena italiana degli ultimi vent’anni: Yuri Ancarani, Giorgio Andreotta Calò, Francesco Arena, Rosa Barba, Elisabetta Benassi, Luca Bertolo, Rossella Biscotti, Chiara Camoni, Gianni Caravaggio, Giulia Cenci, Danilo Correale, Roberto Cuoghi, Enrico David, Patrizio di Massimo, Lara Favaretto, Formafantasma, Linda Fregni Nagler, Giuseppe Gabellone, Martino Gamper, Francesco Gennari, Massimo Grimaldi, Petrit Halilaj, Adelita Husni Bey, Giovanni Kronenberg, Luisa Lambri, Marcello Maloberti, Diego Marcon, Masbedo, Luca Monterastelli, Adrian Paci, Diego Perrone, Alessandro Pessoli, Paola Pivi, Pietro Roccasalva, Alessandro Sciarroni, Marinella Senatore, Francesco Vezzoli. “I trentasette artisti che abbiamo invitato a condividere con noi visioni, ricordi e prospettive, hanno fatto parte e fanno parte dei nostri percorsi come curatori – spiegano de Bellis e Rabottini -. Nel corso degli anni, sono stati compagni di viaggio, ci hanno ispirato e provocato, ci hanno fornito i quesiti e le emozioni che hanno nutrito le nostre traiettorie umane e professionali. Ecco perché abbiamo voluto strutturare un racconto degli ultimi vent’anni dell’arte italiana attorno allo strumento del dialogo, che è uno strumento di condivisione e di incontro ma anche uno strumento vitale per decentrare la prospettiva critica e autoriale individuale e contaminarla quanto più possibile, e così facendo metterla in questione, arricchirla ed espanderla”.

L’obiettivo della pubblicazione è quello di restituire una panoramica polifonica della produzione artistica italiana attraverso il mezzo che possa rendere possibile una storia collettiva: le parole degli artisti. Le conversazioni affrontano i momenti salienti della carriera di ciascun artista, di cui si indagano le istanze concettuali e formali, a partire dall’estetica, la filosofia e la politica alla base del loro lavoro. Ogni conversazione si apre con un’introduzione a cura di Micola Clara Brambilla, Federico Florian, Bianca Stoppani. Il volume ritrae diverse generazioni di artisti e presenta una serie di approcci disparati alla pittura, alla scultura, al cinema, alla performance, all’installazione, all’intervento sociale e collettivo, alla fotografia e all’attivismo. Il titolo scelto, Strata – l’espressione latina che indica la successiva concrezione di più strati di materia rocciosa -, funge perciò da metafora della molteplicità di linguaggi e della sensibilità che hanno animato il dibattito culturale in Italia negli ultimi due decenni. Il libro, inoltre, nasce dal desiderio di porsi come strumento conoscitivo per artisti più giovani, per i quali le esperienze delle generazioni precedenti possano rappresentare una risorsa diretta e l’opportunità di un passaggio di conoscenza altrimenti mediato dall’attuale gerarchia educativa.

Nel corso della presentazione, poi, de Bellis e Rabottini hanno voluto ricordare anche Alberto Garutti, artista fondamentale degli ultimi decenni e grande docente che ha seguito molti degli artisti poi presenti nel libro, che è morto lo scorso giugno. Per motivi anagrafici la sua storia viene prima del periodo preso in considerazione dal libro, ma la sua lezione continua ad attraversare molte delle carriere e delle vite che “Strata” ci racconta.

Sky Arte ripropone il documentario “Botero – Una ricerca senza fine”

Sky Arte ripropone il documentario “Botero – Una ricerca senza fine”Roma, 15 set. (askanews) – In occasione della scomparsa di Fernando Botero, Sky Arte ripropone il documentario “Botero – Una ricerca senza fine”, diretto da Don Millar, che restituisce un ritratto profondo e stimolante di un artista monumentale grazie anche alle riprese originali girate in 10 città tra Cina, Europa, New York e Colombia, oltre a foto e video di famiglia che risalgono a decenni fa.

La vicinanza senza precedenti sia all’artista sia alla sua famiglia, ha permesso al regista di coinvolgere curatori, storici e accademici per rivelare la creatività e le convinzioni di una delle personalità più geniali del mondo dell’arte del nostro tempo. Fernando Botero (Medellin 1932 – Montecarlo 2023) è l’artista che ha vantato il maggior numero di mostre monografiche in grado di attirare milioni di visitatori e libri pubblicati su di lui in ogni angolo del pianeta. Questo documentario offre l’opportunità unica di avvicinarsi e conoscere più nel profondo una vera leggenda, molto amato in Italia, paese che dagli anni ’80 è diventato anche la sua patria putativa.