E’ morto il pittore e scultore Fernando Botero, aveva 91 anniMilano, 15 set. (askanews) – Il quotidiano colombiano El Tiempo ha confermato la morte del pittore e scultore Fernando Botero, “il più grande artista colombiano di tutti i tempi”. È morto all’età di 91 anni dopo aver sofferto di complicazioni di salute per diversi giorni. Secondo quanto stabilito dal quotidiano colombiano El Tiempo e W Radio, il leggendario Botero è morto nella sua casa nel principato di Monaco oggi 15 settembre 2023.
Fonti vicine al pittore hanno riferito a El Tiempo che aveva problemi di salute; è stato ricoverato per diversi giorni in un centro medico, ma lui stesso ha chiesto di essere trasferito a casa per curarsi. L’opera di Botero (pittura, scultura e disegni) è molto vasta, al punto che servirebbero diversi libri per spiegarla e affrontarla. Le sue opere sono state acclamate in tutto il mondo e i collezionisti le pagano milioni di dollari. Nel 2022, ad esempio, la scultura ‘Man on Horse’ è stata venduta all’asta di Christies a New York per 4,3 milioni di dollari, un prezzo record per un’opera dell’artista.
Per Botero il lavoro e la famiglia erano le cose più importanti della sua vita. Uno dei momenti più complicati per lui fu la morte di suo figlio Pedrito, nel 1974, quando il bambino aveva 4 anni, in un incidente stradale in Spagna. Il presidente colombiano Gustavo Petro si è rammaricato della morte di Botero, che ha ricordato come il pittore “della nostra violenza e della nostra pace”.
Artissima, 30esima edizione all’insegna del “prendersi cura”Torino, 15 set. (askanews) – L’edizione 2023 di Artissima, la fiera torinese dedicata all’arte contemporanea, “racconta la capacità della fiera di spingere ancora più avanti la propria prospettiva di tre decenni. Il futuro è la parola chiave per un progetto che vuole continuare a guardare in avanti”. Lo ha detto il direttore della fiera, Luigi Fassi, presentando la 30esima edizione dell’evento che dal 3 al 5 novembre si terrà all’Oval del Lingotto, con poi ricadute ed eventi in tutta la città.
“Artissima in tre decenni si è strutturata come un’istituzione, ma anche come un’azienda che opera con un network diffuso in tutto il mondo. Un network fatto dalle gallerie partecipanti, dai collezionisti, dai direttori e curatori dei musei. È un’impresa anche, che collabora con le aziende che scelgono di sostenerla”, ha aggiunto Fassi. “Artissima – ha detto ancora il direttore – declina al futuro la storia del proprio passato, per questo il tema guida dell’edizione 2023 è Relations of care, relazioni di cura. Ci siamo ispirati al filosofo e antropologo Renzo Taddei, che studia i cambiamenti climatici sulle comunità indigene in Amazzonia, che hanno sempre messo la cura al primo posto. Se il sapere non diventa al servizio della cura è, secondo Taddei, completamente inutile. Quindi serve un’0altra forma di immaginario, la cura verso altre forme di vita. E per Taddei l’arte è la formulazione più potente per innescare questa nuova modalità di pensiero. Dobbiamo pensare in termini comunitari, anteponendo la comunità all’individuo. E siamo convinti sia un modo efficace per rispondere alla domanda su cosa ha fatto Artissima in 30 anni: ha fatto nascere una comunità e ha stabilito relazioni di cura. Artissima è una comunità al plurale, una serie di comunità”.
Alla conferenza di presentazione della fiera ha partecipato anche Michele Coppola, Executive director Arte Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo, sia nella veste di direttore delle Gallerie d’Italia, che hanno ospitato la presentazione, sia in quella di rappresentante della banca main sponsor di Artissima. Coppola ha anche confermato che “Intesa Sanpaolo ha preso un impegno nei confronti di Artissima e saremo al fianco della fiera fino al 2025”. Venendo ai numeri dell’edizione 2023: 181 partecipanti, con tanta attenzione all’Italia, “ma gallerie da 33 Paesi in quattro continenti. Trentanove di queste gallerie partecipano per la prima volta ad Artissima da diversi Paesi stranieri. Abbiamo anche una galleria di Bangkok, Thailandia, nazione che non aveva mai partecipato ad Altissima. Si creano ponti tra la scena italiana e il territorio torinese e le gallerie di tutto il mondo” ha concluso il direttore Fassi.
Tra figura e astratto: a Brescia Musei i movimenti di MattottiBrescia, 15 set. (askanews) – Lo stile di Lorenzo Mattotti, fatto di una continua rigenerazione dell’immagine, mai ferma e mai completamente risolta nei canoni del realismo, è inconfondibile e, in un certo senso, accoglie lo spettatore dentro di sè, lo abbraccia. Per questo visitare la mostra che la Fondazione Brescia Musei gli dedica, con la curatela colta ed elegante di Melania Gazzotti, è un’esperienza che va oltre i confini dell’illustrazione per accogliere molte altre suggestioni, a partire dal costante riferimento al movimento. “Credo che il movimento faccia parte proprio del mio lavoro – ha detto l’artista ad askanews – l’idea della linea che si trasforma, il colore che non è mai fermo, l’idea di metamorfosi anche. Il disegno dà la possibilità con la linea di trasformare le forme, credo che il movimento faccia parte ormai della nostra percezione dell’immagine”.
L’esposizione, intitolata “Storie Ritmi Movimenti”, si articola su tre sezioni: i lavori di Mattotti sulla musica; quelli dedicati al cinema – tra cui i manifesti per molti festival, compresa la Biennale di Venezia – e quelli ispirati al mondo della danza. E in molti casi sono opere che nascono in relazione ad altri artisti, siano essi poeti come Edgar Allan Poe, musicisti Lou Reed, o registi come Antonioni, o ancora i ballerini del Carnevale di Rio de Janeiro. “Io – ha aggiunto – ho avuto la fortuna di collaborare con queste grandi personalità e forse è proprio il fatto di dover lavorare con loro e provare che ero all’altezza della loro qualità mi ha stimolato molto, perché io da solo casomai sono molto pigro”. La mostra bresciana ospita poi anche un’opera inedita: un grande trittico di oltre quattro metri ispirato a una danza collettiva, un’opera affascinante e complessa, che oggi appare un po’ la sintesi delle suggestioni che l’esposizione ha così ben raccontato, partendo dagli studi più piccoli per arrivare poi alle grandi tele. “Riuscire a farle in grande è stato un piacere – ha concluso Lorenzo Mattotti – e mi viene voglia di approfondire ancora di più il tema perché piano piano possono diventare sempre più astratti, voglio portare al limite proprio il confine tra astrazione e figurativo, è una cosa che mi ha sempre affascinato”.
Su questo confine, lungo il quale scorrono moltissime emozioni legate all’umano – dalla paura all’amore, dallo stupore alla felicità – l’arte di Mattotti trova il proprio punto mobile di equilibrio e si svela con tutta la forza del suo tratto e del suo colore, capaci di dare forma alla vita. (Leonardo Merlini)
Libri, in uscita “Operazione satellite” di Frediano FinucciRoma, 14 set. (askanews) – Non solo soldati, navi e droni. Il conflitto in Ucraina è stato combattuto, sin dall’occupazione russa della Crimea, anche nello Spazio con reciproci attacchi ai satelliti civili e militari da parte di Mosca e Washington. In “Operazione Satellite” (Paesi Edizioni) Frediano Finucci per la prima volta ricostruisce, con documenti inediti e fonti esclusive, le incredibili e pressoché sconosciute schermaglie tra superpotenze (Stati Uniti, Russia e Cina) a centinaia di chilometri di distanza dalla terra. Un’inchiesta rigorosa, un raro affresco divulgativo che svela e spiega le ultimissime tecnologie satellitari, un tempo riservate solo a militari e governi, oggi disponibili anche a utenti non specialisti, con risvolti economici, sociali e geopolitici finora impensabili.
La prima presentazione del libro, a livello nazionale, si terrà martedì 19 settembre alle ore 18, a Roma, presso la Sala Conferenze di Spazio Europa, gestito dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea, in via Quattro Novembre n. 149. Intervengono per l’occasione, insieme all’autore Frediano Finucci, la giornalista Rai Eva Giovannini e il Direttore della rappresentanza in Italia dell’UE Antonio Parenti. Il libro si potrà acquistare nella vicina libreria Tombolini, in via Quattro Novembre n. 146. Ingresso gratuito, fino ad esaurimento posti. È gradita la prenotazione all’indirizzo: ufficiostampa@paesiedizioni.it.
Libri, esce “Romanzetto Marino” di Paolo ZagariRoma, 13 set. (askanews) – Una travolgente e delicata commedia ambientata in una realtà che è patrimonio genetico della nostra cultura: l’estate trascorsa al mare. Il protagonista di questa opera attraversa un trentennio della nostra storia tra il 1969 e il 1998 e fotografa attraverso il sentimento, l’emozione, la scoperta, la comicità, i sensi e la malinconia una generazione cresciuta per fortuna o suo malgrado senza cellulari e senza social network.
Si intitola “Romanzetto Marino”, è l’ultimo libro di Paolo Zagari; la forma più di classica commedia all’italiana si mescola con il romanzo di formazione creando un raffinato gioco letterario in cui il comico si dissolve nel sentimento, l’affresco storico nella riflessione interiore, la spavalderia e la paura di un ragazzo che diventa uomo. “Romanzetto Marino” inizia nel 1969 con il racconto di un bambino di otto anni e mano mano con ironia, sagacia, piglio e sense of humour, mettendo a nudo la generazione che ha vissuto negli anni a cavallo dei ’70 e ’90, racconta le sue estati di gloria, di scoperta, e di battaglie, fino ad arrivare al 1998 quando quel “piccolo bambino” ha quaranta anni. Una vera e propria “educazione sentimentale” con cui attraversiamo un mondo al contempo vicinissimo e lontanissimo dal nostro, nel quale le esperienze avvengono tramite il contatto umano in prima persona e non tramite uno smartphone. Un modo diverso di crescere, maturare e amare. Nè migliore né peggiore. Il teatro di “Romanzetto Marino” e delle otto incredibili avventure del protagonista è Santa Severa, una località del litorale laziale. Uscito a luglio per Mds Editore il libro è stato nominato tra i primi dieci libri dell’estate dal settimanale Grazia (Mondadori).
Art Bonus: premiati i progetti vincitori e finalisti del ConcorsoRoma, 13 set. (askanews) – Rendere il territorio protagonista e fautore della propria identità, favorire la partecipazione diretta di cittadini, imprese ed enti nel recupero del patrimonio diffuso, offrire un momento di visibilità e riconoscimento agli istituti promotori e loro benefattori: sono i molteplici obiettivi del concorso Art Bonus, collegato all’omonimo programma di sostegno al mecenatismo, lanciato nel 2014 dal Governo, che riconosce ai donatori un credito d’imposta nella misura del 65% delle erogazioni liberali effettuate a sostegno di un bene culturale.
Sono stati 269 i progetti a prendere parte alla 7^ edizione del Concorso Art Bonus, di cui 116 hanno partecipato alla semifinale sul sito artbonus.gov.it e 12 progetti hanno raggiunto la votazione finale sui canali social di Art Bonus. La partecipazione dei cittadini dei territori è stata altissima, con oltre 222.000 voti. La novità di questa edizione, la cui cerimonia di premiazione si è tenuta questa mattina presso la sala Spadolini del Ministero della Cultura, è stata l’introduzione di due categorie di progetti: categoria “Beni e luoghi della cultura”, riguardante progetti di restauro e manutenzione di beni culturali e progetti di sostegno a favore di musei, biblioteche, archivi, aree archeologiche, complessi monumentali e categoria “Spettacolo dal vivo”, tra cui progetti di sostegno agli enti e alle attività di spettacolo.
I due vincitori assoluti della 7^ edizione, uno per ciascuna categoria, sono stati il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo della Provincia di Livorno, che si è aggiudicato il 1° posto nella categoria “Beni e luoghi della Cultura” con un totale di 18.848 voti ricevuti e l’International Salieri Circus Award di Legnago (VR), che si è aggiudicato il 1° posto nella categoria “Spettacolo dal vivo” con un totale di 13.054 voti ricevuti. Il Museo di Storia del Mediterraneo della Provincia di Livorno si è affermato, nel tempo, non solo come punto di riferimento scientifico ma anche come epicentro culturale fondamentale per la città e non solo, con un grande valore identitario per questo territorio. Non sorprende la grande mobilitazione della comunità che ha permesso al Museo di vedere riconosciuti i propri meriti classificandosi primo nella sua categoria.
Il Salieri Circus è un festival unico nel suo genere, che unisce il circo contemporaneo internazionale con la musica classica. Nell’inclusività di generi e di pubblico che caratterizza il Salieri Circus possiamo individuare la matrice di questa grande vittoria, leggendo nei numeri, nei nomi e nelle voci che sono dietro ai 13.000 voti il desiderio di premiare il coraggio di chi porta ogni anno sulle scene dell’étoile l’arte di strada, affermandone il lignaggio artistico. Premiati anche gli altri finalisti della categoria “Beni e luoghi della Cultura”: 2. Ex Gil del Comune di Forlì (FC), 18.162 voti complessivi. 3. Complesso ex Convento e Chiesa di San Domenico del Comune di Narni, 16.315 voti complessivi. 4. Biblioteche civiche del Comune di Torino, 9.689 voti complessivi. 5. Certosa di San Giacomo di Capri della Direzione Regionale Musei Campania MiC, 8.795 voti complessivi. 6. Biblioteca Storica del Conservatorio di Musica “Benedetto Marcello” di Venezia, 8.566 voti complessivi.
Premiazioni classifica finale categoria “Spettacolo dal vivo”: 2. Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, 12.236 voti complessivi. 3. La Baracca, Teatro Testoni Ragazzi di Bologna, 8.207 voti complessivi. 4. Fondazione Teatro Massimo di Palermo, 6.855 voti complessivi. 5. Catalyst Associazione Culturale di Barberino di Mugello (FI), 5.828 voti complessivi. 6. Trame Sonore, Mantova Chamber Music Festival, 5.099 voti complessivi. Altra novità di questa edizione, annunciata a sorpresa, è stata l’assegnazione di un Premio Speciale. Ad aggiudicarsi il “Premio Speciale Concorso Art Bonus 2023” è stata la Fondazione Teatro Donizetti, una delle istituzioni tra le più longeve nell’applicazione della misura fiscale, che si è distinta tra i finalisti del Concorso per la qualità e i risultati della campagna di mecenatismo “Ambasciatori di Donizetti” e per il coinvolgimento nel Concorso del tessuto civile ed economico cittadino e non solo. Questo premio vuole quindi essere un riconoscimento alla capacità dell’ente di coinvolgimento della collettività, a partire dalle le imprese e fino ai giovani del territorio, nell’anno in cui Bergamo è Capitale italiana della Cultura. Il conferimento delle targhe di riconoscimento è avvenuto alla presenza, fra gli altri, di Gianmarco Mazzi, Sottosegretario di Stato al Ministero della cultura, Mario Turetta, segretario generale del MiC, Massimo Osanna, direttore generale Musei, Paolo D’Angeli, direttore generale Bilancio, Antonio Parente, direttore generale Spettacolo, Mario De Simoni, presidente e amministratore delegato di ALES, Carolina Botti, direttore divisone rapporti pubblico-privati ALES e di Francesca Velani, direttore LuBeC e vicepresidente Promo PA Fondazione. Ideato da Ales – Arte Lavoro e Servizi spa, società in-house del Ministero della Cultura e da Promo PA, fondazione di ricerca attiva nel campo della formazione e dei beni culturali e organizzatrice di LuBeC, il concorso 2023 ha visto una ampia partecipazione, grazie al coinvolgimento di moltissime istituzioni territoriali, testimonial del mondo dello spettacolo, blogger con migliaia di follower e delle stesse aziende che hanno sostenuto i progetti in qualità di mecenati. “L’Art bonus è un’intelligente operazione di valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale attraverso il contributo diretto offerto dai privati, grandi o piccoli che siano. Uno strumento che risponde a pieno al principio secondo cui la cura e la custodia delle bellezze artistiche della nostra Nazione non sia un compito riservato solo allo Stato ma riguardi tutti i cittadini che attraverso quest’iniziativa possono devolvere fondi preziosi. L’Art bonus dimostra che non dobbiamo avere paura dei soldi privati né dei mecenati. Occorre una grande collaborazione virtuosa tra pubblico e privato per tutelare e valorizzare il patrimonio culturale italiano attraverso anche il marketing culturale. Mi piacerebbe creare una Giornata del mecenate come segno di gratitudine verso chi sostiene l’arte” ha spiegato Gianmarco Mazzi, Sottosegretario di Stato al Ministero della cultura. “Grazie ad Art Bonus il mecenatismo ha assunto un’importanza che mai aveva avuto in Italia e una visione più anglosassone diventando uno strumento chiave per l’attuazione di una nuova politica culturale. C’è ancora molto da fare: bisognerebbe semplificare i processi di incasso e quelli di donazione da parte dei privati, investire nella comunicazione e formazione. È chiaro che questo percorso vada implementato visto l’impatto importante che sta avendo” dichiara Mario Turetta, segretario generale del Ministero della Cultura. “L’importante adesione al voto di questa edizione del concorso è il miglior riconoscimento del successo di una misura e di un bonus che, oltre ad offrire un importante vantaggio fiscale, tocca valori e bisogni molto sentiti dalle persone, creando una sorta di senso di ‘responsabilità’ nei confronti di tali beni. Un’occasione significativa a sostegno del nostro straordinario patrimonio culturale che merita di essere tutelato e valorizzato” dichiara Mario De Simoni, presidente e amministratore delegato ALES. “Il Concorso, anno dopo anno, si conferma una grande opportunità di partecipazione culturale e di consolidamento dei legami tra cittadini e imprese, eredità culturale ed energia creativa – Il messaggio che amplifica è quello di una crescente fiducia tra pubblico e privato, un messaggio positivo che gratifica mecenati e beneficiari e contribuisce a consolidare l’intesa nel tempo” sostiene Francesca Velani, direttore LuBeC e vicepresidente Promo PA Fondazione.
Arte, selezionati i 20 artisti del Premio Cairo: vincitore il 9 ottobreMilano, 13 set. (askanews) – La 22esima edizione del Premio Cairo, l’appuntamento con l’arte contemporanea organizzato dal mensile ARTE di Cairo Editore, diretto da Michele Bonuomo, entra nella fase finale che culminerà lunedì 9 ottobre con la serata-evento con la proclamazione del vincitore al Museo della Permanente di Milano. A seguire la mostra aperta al pubblico dal 10 al 15 ottobre.
“A distanza di 23 anni dalla nascita del premio oltre 400 giovani artisti hanno potuto mostrare il loro talento e la loro creatività”, ha detto Urbano Cairo, presidente di Cairo Editore. “Sono orgoglioso di poter affermare che l’idea con la quale è nato questo progetto, quello di valorizzare giovani artisti offrendo loro una prestigiosa vetrina, è stato raggiunto. La concreta testimonianza è data dagli oltre cinquanta artisti che dopo aver partecipato a questa manifestazione hanno esposto le proprie opere alla Biennale di Venezia”. Nato nel 2000 per sostenere i giovani artisti italiani, il Premio Cairo si è confermato un trampolino di lancio. Nel 2023 i finalisti sono Alessio Barchitta, Andrea Barzaghi, bn+BRINANOVARA, Andrea Bocca, Giuditta Branconi, Nina Carini, Martina Corà, Michele D’Agostino, Roberto de Pinto, Marco Emmanuele, Luca Grimaldi, Rebecca Moccia, Ismaele Nones, Eric Pasino, Stefano Perrone, Giuliana Rosso, Giorgio Salvato, Lena Shaposhnikova, Alessandro Sicioldr Bianchi, Eltjon Valle.
Al vincitore dell’edizione 2023 verrà assegnato un premio di 25mila euro e l’opera entrerà a far parte della Collezione Premio Cairo.
Il Padiglione Italia di MCA per Expo 2025 per la sostenibilitàMilano, 13 set. (askanews) – “Progettare il Padiglione Italia per l’Expo di Osaka 2025 è un’opportunità unica per la creazione di un vero e proprio palcoscenico in cui non solo mostrare – ad un pubblico globale – cultura, storia e innovazione del nostro paese, ma creare un luogo in cui tessere connessioni: per future collaborazioni, per rafforzare legami per scambi culturali, sociali ed economici. In linea con il tema Saving lives e con gli obiettivi degli SDGs, il progetto e le conseguenti scelte compositive, tecnologiche e materiche, si faranno promotori di un rinnovato equilibrio tra uomo, natura e tecnologia e potrà diventare un potente strumento per promuovere, ispirare azioni e instaurare nuove sinergie per lo sviluppo di un futuro più sostenibile. Il Padiglione rappresenta una nuova idea di società e di città: un organismo vivente in cui le relazioni fra uomo, arte, ambiente e storia possano materializzarsi”. Lo ha detto l’architetto Mario Cucinella, al cui studio MCA è stata affidata la responsabilità di realizzare il Padiglione Italia per l’Expo di Osaka del 2025.
Il Padiglione – è stato spiegato durante la presentazioone del progetto – sarà un organismo vivo, che produce conoscenza e innovazione attraverso la contaminazione fra generazioni e culture: un grande Hangar del saper fare italiano, che accoglierà sperimentazioni artistiche, scientifiche, imprenditoriali, sociali. Lo spazio metterà in luce e stimolerà quel DNA creativo che ci appartiene e che tutto il mondo ci invidia. Le opere del patrimonio nazionale saranno messe a nudo, scomposte e riproposte in maniera inaspettata e contemporanea. La struttura è composta da 2 corpi: una teca che contiene il cuore espositivo ed esperienziale del padiglione; un corpo secondario posto nella parte retrostante la teca che ospiterà le funzioni accessorie. Si presenterà come una struttura permeabile alla luminescenza del cielo e del mare che la circondano. Sul fronte principale si aprirà con un ordine gigante di portali che concorreranno all’immagine di grande atrio porticato, posto ad inquadrare le architetture interne del percorso espositivo. Il visitatore, che sarà accompagnato attraverso un percorso creativo fino a diventarne parte, “respirerà” l’Italia in maniera inequivocabile quando sarà investito dai colori dei quadri rinascimentali, dalle proporzioni degli spazi urbani e dalla socialità. Tale esperienza sarà divisa in 3 atti, ciascuno dei quali affonda le proprie radici in luoghi ed esperienze di cui l’Italia è stata innovatrice: Il Teatro, la Cottà ideale e Il giardino all’italiana.
Il patrimonio teatrale italiano è sconfinato in termini di spazio architettonico, di innovazione tecnologica e di attori rivoluzionari. Sarà il Teatro il luogo del Padiglione dove, ibridando l’osservatore con l’attore, il reale con il virtuale, si stravolgerà l’esperienza del visitatore e si suggeriranno possibili scenari futuri. Sarà un Teatro immersivo e multisensoriale che metterà in scena suggestioni visive, suoni, movimenti, colori. La città ideale è un tema della pittura sviluppato attorno al XV secolo come rappresentazione del concetto teorico rinascimentale della città ideale. È il luogo in cui l’utopia diventa distopica, metafisica, a causa dell’assordante mancanza di vita. Riflettere su questo tema sarà l’occasione per riportare l’uomo, la natura, la sostenibilità e la vita al centro della città ideale futuribile. La città ideale funge qui da spazio per creare un nuovo futuro, proponendo un approccio inclusivo e sociale volto a valorizzare qualità e artigianalità in associazione con le nuove tecnologie. Sarà il corpo narrativo e di approfondimento del Padiglione, lo spazio del creare; accoglierà un insieme di moderne botteghe ognuna dedicata a diversi temi: tecnologia ed energia; alimentazione ed ambiente, manifattura e design, arte e architettura.
Ospitato sulla copertura del padiglione, il giardino all’italiana è il luogo dello svago e del diletto, emblema del controllo dell’uomo sulla natura, costretta nelle regole definite dal rigore e dalla matematica. Il giardino, una rielaborazione contemporanea del classico elemento del labirinto, sarà l’opportunità di sperimentare un nuovo equilibrio tra uomo e pianta, tra naturale e artificiale, bilanciando l’originalità organica della vita con il disegno razionale dell’uomo. La progettazione è partita da un’analisi climatica per definire le peculiarità del clima di Osaka. Nell’ambito della proposta per il Padiglione Italia si vuole superare la logica di pura e semplice valutazione di impatto ambientale a valle, tipica di un processo lineare, proponendo un approccio integrato in cui il fine ultimo non è solo la mitigazione dell’impatto generato dall’intervento, ma la promozione di un’economia circolare interna al sito. Saranno favoriti aspetti quali l’origine naturale dei prodotti, la filiera corta, il contenuto di riciclato, l’assenza di ingredienti tossici e la disponibilità di certificazioni. Per la struttura, si intende privilegiare l’impiego di una delle risorse a più alta disponibilità locale, il legno proveniente da filiere locali certificate; la scelta dei materiali prediligerà la monomatericità dei componenti, per ridurre al minimo la contaminazione.
Il Padiglione, una volta terminato il suo ciclo di vita, diventerà miniera di materiale: ogni suo singolo elemento ha caratteristiche (materiche, di design, tecnologiche, ecc.) che gli permetteranno di trasformarsi in maniera naturale senza subire successive lavorazioni, per potersi adattare a nuove esigenze. Al termine dell’esposizione questo “laboratorio Italia” dovrà diventare un archivio da mettere in mostra, una banca dati di best practice, brevetti, opere, idee sostenibili, collaborazioni tra intelligenza umana e intelligenza artificiale, successi sociali in termini di integrazione, di partnership commerciali tra aziende e accordi tra paesi, perché l’arte rigenera la vita. L’Italia già nel Rinascimento si è fatta laboratorio di genialità e capitale globale dell’arte e dell’innovazione.
Ombre e reincarnazioni, l’arte molteplice di Thao Nguyen PhanMilano, 13 set. (askanews) – Una mostra con opere di grandi dimensioni, ma che mantiene una forte componente di intimità e di delicatezza, una sensazione di cose lievi e sottili. Pirelli HangarBicocca a Milano ha inaugurato “Reincarnations of Shadows”, prima personale in Italia dell’artista vietnamita Thao Nguyen Phan, con la curatela di Lucia Asperi e Fiammetta Griccioli. Un’esposizione che racconta in modo onirico la storia del Vietnam in relazione ai cambiamenti ambientali e sociali contemporanei e che utilizza diversi media espressivi, nel solco della lezione di Joan Jonas, che è stata mentore dell’artista a Chicago. “Sono stata molto influenzata dalla sua pratica, che unisce il disegno, la performance e le immagini in movimento – ha detto Thao ad askanews – e qui nella mostra potete vedere che c’è un combinazione fluida di dipinti, film e opere di installazione, perché ho scelto di lavorare con diversi media”.
Le opere occupano lo spazio dello Shed in maniera al tempo stesso forte e delicata, le sculture dialogano con i video e i dipinti con naturalezza, l’intero spazio espositivo sembra in un certo senso rigenerarsi di continuo. E se nella prima parte della mostra si trova una sorta di antologica di opere precedenti, nella seconda trovano spazio nuovi lavori, realizzati per Pirelli HangarBicocca, come la bellissima e toccante installazione video inedita prodotta con la Fondazione In Between Art Film che dà il titolo all’intera esposizione. “È una combinazione di diverse sculture – ha aggiunto Thao Nguyen Phan – di un’artista che mi ha ispirata molto, Dieng Phung Ti. Era un’artista vietnamita che è emigrata in Francia negli anni quaranta e che ha vissuto lì per altri 40 anni prima di poter tornare in Vietnam all’inizio degli anni Novanta. Quindi l’opera è un omaggio a questa figura, ma in qualche modo vuole anche dare una forma ai concetti di reincarnazione e ombre. In Asia percepiamo le ombre in modo molto intimo, come qualcosa che rivela la bellezza. Le reincarnazioni invece hanno a che fare con il mio vissuto di ragazza cresciuta in una famiglia buddista vietnamita, ma qui nella mostra i film vogliono dare la sensazione di non essere mai finiti, e cercano sempre di trasformarsi e prendere una nuova vita”. Una vita che, con le sue possibilità e le sue infinite sfumature, sembra essere l’oggetto principale dell’esposizione, una fonte di ispirazione effimera e irripetibile, che le opere provano a restituirci da una prospettiva inedita e molteplice.
Lavori e ricerche nella Domus Aurea negli anni 2010-2016Roma, 12 set. (askanews) – Ad un anno dall’importante giornata di studi che si è tenuta all’Istituto Archeologico Germanico di Roma in memoria di Fedora Filippi, archeologa funzionaria del Ministero della cultura e responsabile della Domus Aurea dal 2009 al 2014, il 15 settembre la Curia Iulia ospita la presentazione del volume “Lavori e ricerche nella Domus Aurea durante gli anni 2010-2016”, a cura di Elisabetta Segala e Heinz-Jürgen Beste.
Il volume raccoglie i contributi presentati nel corso di quella Giornata che rappresentò un momento importante di incontro e confronto sulle attività svolte in Domus Aurea negli anni della direzione di Fedora Filippi con la partecipazione del gruppo di lavoro da lei stessa creato e coordinato. Il sogno di Fedora Filippi, ovvero di pubblicare e divulgare tutto il lavoro svolto in Domus Aurea, compie il primo passo grazie alla pubblicazione degli atti che inaugurano una collana di monografie dedicate alla Domus Aurea e intitolata “Per Artem Temptare. Studi sulla Domus Aurea” (Sfera Edizioni): la prematura scomparsa che le aveva impedito di portare a termine l’edizione sistematica delle ricerche e degli studi dedicati alla Domus Aurea, trova ora il suo compimento grazie all’ideazione del progetto da parte del Parco archeologico del Colosseo.
La collana è dedicata a Fedora Filippi, proprio per mantenere viva la memoria del suo impegno per la tutela, la conservazione e la valorizzazione del monumento. La pluralità di temi di ricerca che riguardano questo monumento rende del tutto imprescindibile pubblicare una serie di monografie, non solo dedicate alla storia degli studi e delle ricerche, ma finalizzate soprattutto a rendere pubblici i risultati ottenuti attraverso la catalogazione e lo studio dei reperti provenienti dai vecchi e nuovi scavi e custoditi nei depositi, così come attraverso le indagini preventive, gli interventi di rilievo, scavo e restauro condotti negli ultimi anni all’interno della Domus Aurea e sulla sovrastante terrazza traianea per la messa in sicurezza del monumento. “Ricordare Fedora Filippi in questo momento assume un rilievo particolare, in quanto si sta finalmente realizzando, sul giardino del Colle Oppio, quel sistema di protezione della Domus Aurea, che recepisce in pieno le sue metodologie d’intervento e che mira a stabilizzare il micro clima interno riducendo i carichi che gravano sul monumento a causa degli alti terrapieni”, dichiara Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo. E prosegue: “Il Parco archeologico del Colosseo, grazie anche alla continuativa collaborazione con l’Istituto Archeologico Germanico di Roma, può guardare al futuro della tutela e valorizzazione della Domus Aurea con la consapevolezza di essere sulla giusta direzione di una conservazione integrata e di una messa in valore definitiva”.
Il primo volume sarà presentato dalle colleghe e amiche di Fedora Filippi, Marina Magnani e Nicoletta Pagliardi, architetto e archeologa della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. La presentazione sarà introdotta da Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo e da Ortwin Dally, Direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, istituto di rilevanza internazionale che con il PArCo ha in essere una lunga consuetudine di studi e ricerche ed in particolare lo studio storico-architettonico della Domus Aurea e le attività di rilievo. Concluderà il pomeriggio Henner von Hesberg, già Direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, eminente studioso e accademico tedesco ma soprattutto compagno di vita di Fedora Filippi. Per la prosecuzione del progetto editoriale dedicato alla Domus Aurea e a Fedora Filippi sono già pronti ulteriori volumi che analizzeranno l’influenza degli affreschi della Domus Aurea sull’attività di artisti, pittori e antiquari a partire dal Quattrocento, ma anche le recenti ricerche e attività di restauro, fino ai materiali conservati nei depositi. Nel biennio 2024-2025 saranno pubblicati quattro volumi che si aggiungono al quello che sarà presentato il 15 settembre: Jerzy Miziolek, Smuglewicz e la Domus Aurea; Marco Brunetti, Di grotte in rovine. Artisti e antiquari rinascimentali tra le pendici dell’Esquilino e la Valle del Colosseo; AA.VV, Il cantiere della Domus Aurea dal 2021 al 2023; A. Cristilli, Le sculture in marmo dai depositi della Domus Aurea.