Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

In libreria dal 19 maggio “Un senso di te” di Eleonora Geria

In libreria dal 19 maggio “Un senso di te” di Eleonora GeriaRoma, 14 mag. (askanews) – È una storia vera quella narrata da Eleonora Geria nel suo primo romanzo “Un senso di te” pubblicato da La Corte Editore e in libreria dal 19 maggio, la toccante narrazione auto-biografica di una madre che non si rassegna di fronte alla sordità del suo primogenito. Un romanzo capace di dare voce ai sentimenti più profondi e contrastanti, alle dinamiche familiari che inevitabilmente si modificano, ai tanti perché.

Che cosa non farebbe una madre per aiutare un figlio in difficoltà? Cambierebbe la propria vita; ribalterebbe orari, abitudini, certezze; lascerebbe il lavoro per dedicare tempo ed energie solo a lui. È quello che accade ad Eleonora: la sua esistenza si trasforma radicalmente dopo la scoperta che Nicola, il suo primogenito, è sordo. Un muro di silenzio profondo, abissale, sembra separarlo dal mondo. È una distanza che pare incolmabile, una condizione di isolamento che fa paura e con la quale è difficile immedesimarsi se non la si prova sulla propria pelle, se non si vive a stretto contatto con chi deve affrontarla ogni istante e da quando è nato non ha mai sentito suoni, rumori, musiche, parole. Eleonora non si rassegna. Vuole combattere per migliorare la situazione del figlio, vorrebbe “guarire” Nicola, farlo vivere come ogni ragazzo “normale”. Negli anni spinge per sottoporlo a ben cinque interventi chirurgici e ogni volta l’illusione è l’anticamera per una delusione più profonda. Il tempo porta soltanto nuove incertezze, nuove difficoltà, con l’ansia di non sapere se si sta facendo la scelta giusta, se l’aiuto che vorremmo portare non si trasformi nell’affannoso e forse presuntuoso inseguimento di una normalità senza senso. Nicola cresce precipitando dentro se stesso, non sente il suono della propria voce, spesso per farsi capire ricorre a capricci terribili. Intorno a lui si muovono confusi il marito di Eleonora, Gigi, il nonno, gli amici che non sanno come comportarsi, e poi i due fratellini di Nicola, Valeriano e Fabio Massimo, che si contendono le attenzioni del maggiore.

Eleonora sembra l’unica in grado di fare da ponte tra suo figlio e il resto del mondo. Il suo è un mondo sospeso fatto di ospedali, dottori, attese fuori dalla sala operatoria, studi di specialisti, sempre con l’ultima speranza nel cuore, e tante notti passate sulla sedia accanto al letto di Nicola per vegliarlo, appesa a un suo minimo cenno. Il racconto serrato e coinvolgente di una sfida d’amore che coinvolge una madre e tutta la sua famiglia. Sullo sfondo il tema della diversità che da ostacolo alle volte quasi insormontabile può diventare ricchezza e dono per le persone, pungolo a non arrendersi mai e a mettersi continuamente in discussione.

Una storia vera narrata con passione e concretezza, con uno sguardo amoroso capace di leggere le proprie contraddizioni, le debolezze, le paure, ma di vedere anche la forza e la speranza che è dentro di noi e ci porta a ricominciare sempre. Eleonora Geria Laureata in Scienze politiche e specializzata in tecniche di comunicazione. Mamma di tre figli, ha scritto questo libro per permettere al primogenito Nicola, nato sordo di ritrovare se stesso attraverso il racconto dettagliato degli interventi e delle decisioni che i genitori hanno preso al suo posto e cercare di dare voce, con la massima umiltà, a un messaggio di educazione e accettazione delle diversità in tutte le sue sfaccettature.

A Roma “A un passo dalle stelle”, l’universo secondo Pamela Ferri

A Roma “A un passo dalle stelle”, l’universo secondo Pamela FerriRoma, 10 mag. (askanews) – Sarà visitabile dal 18 maggio al 13 luglio, presso la galleria SpazioCima di Roma, “A un passo dalle stelle”, l’installazione site specific di Pamela Ferri. Protagonisti dell’appuntamento, organizzato da Roberta Cima e curato da Roberta Cima e Anna Baldini, saranno i temi da cui scaturisce tutta la produzione dell’artista romana: la geometria, lo spazio e l’universo, nonché la complessità degli stessi e la ricchezza di interconnessioni tra loro.

Alla base di tutto c’è una matrice, MatriceMater, leit motiv della sua produzione artistica e concepita come una costellazione che lei percepisce nell’universo e che si concretizza sulla Terra. Il processo di creazione, generato da un procedimento tecnico definito, materializza entità geometriche che costituiscono l’opera allo stesso modo di come le miriadi di stelle formano le galassie. “È un procedimento tecnico che parte da un codice base simile a una stella a cinque punte aperta in rotazione antioraria lungo una curva a spirale – ha spiegato l’artista Pamela Ferri – ma non è tutto, perché le sue dimensioni tendono all’infinito grazie alla sua capacità di poter replicare il codice iniziale in diverse scale di grandezza che ricordano quelle della geometria frattale”. Le opere di Pamela Ferri sono vive e pulsanti e generano sensazioni diverse di volta in volta che si entra in contatto con loro. Sensazioni che poi, quando accompagnate dalla riflessione, riescono a diventare parole, espressioni, realtà. “Paradossalmente è come se il percorso creativo che genera l’opera, si trasferisse nelle opere stesse e loro lo trasmettessero a chi le osserva, attraverso il dinamismo e la molteplicità di sfaccettature che contengono – ha spiegato la curatrice Anna Baldini – e così anche il percorso di scrittura solo se diventa un percorso creativo che si compone di diversi momenti di osservazione e restituzione di una successione di visioni, riesce a dare l’idea della produzione artistica di Pamela Ferri”.

Esce in Italia il libro “Xi Jinping, l’uomo più potente al mondo”

Esce in Italia il libro “Xi Jinping, l’uomo più potente al mondo”Roma, 10 mag. (askanews) – Dal 12 Maggio arriva in libreria “Xi Jinping. L’uomo più potente al mondo” (Paese Edizioni), la prima biografia edita in Italia sul primo ministro cinese Xi Jinping, scritta a quattro mani dai giornalisti tedeschi Stefan Aust e Adrian Geiges.

Il libro, tradotto già in 12 lingue, risponde alle domande che si moltiplicano intorno alla figura misteriosa del Presidente della Repubblica Popolare Cinese, che può essere definito, a buon ragione, come l’uomo più potente del mondo. Un saggio di quasi 300 pagine documentate per raccontare l’operato, ma anche la storia intima di famiglia e di come sia stato plasmato nel tempo il pensiero di Xi Jinping, tra l’amore per la tradizione maoista e la volontà di creare un “nuovo mondo” a trazione cinese. Osteggiata da Pechino, i cui centri di cultura e studi confuciani in Europa ne hanno boicottato la diffusione, questa biografia raccoglie informazioni di prima mano sulla storia nascosta della vita di Xi, dall’infanzia all’ascesa ai vertici del Partito e dello Stato, dall’arresto del padre ai tempi di Mao al matrimonio con una cantante folk, dal successo ai giochi olimpici del 2008 alla questione tibetana e degli Uiguri, dalla gestione della pandemia tra sorveglianza elettronica e politica “zero Covid”, alla guerra contro Taiwan e al futuro della Via della Seta.

L’edizione italiana si distingue dalle altre biografie ufficiali del leader cinese per il fatto di non schierarsi a favore o contro Xi Jinping: un ritratto basato su fonti disponibili, interviste, discorsi, reportage realizzati in Cina, fatti reali e documentati della sua storia politica e personale. Sulla scia del successo ottenuto da titoli come “Leaders”, “Sergio Mattarella”, “Berlinguer e il diavolo”, la Paesi Edizioni pubblica un nuovo importate titolo che si aggiunge a quelli dedicati ai Presidenti e ai personaggi emblematici della politica italiana ed internazionale, andando ad ampliare la Collana Montesquieu.

Stefan Aust è lìex caporedattore della principale testata gior- nalistica tedesca Der Spiegel e autore di numerosi bestseller, tra cui Il complesso Baader-Meinhof. Oggi è redattore di Die Welt. È uno dei pochi giornalisti al mondo ad aver intervistato un capo di Stato cinese. Adrian Geiges è corrispondente di lunga data da Pechino per il settimanale Stern. In precedenza ha lavorato come giornalista televisivo per SpiegelTV e RTL a Mosca e NewYork. Ha studiato cinese, è sposato con una cinese e le loro figlie crescono in modo bilingue. È autore di numerosi libri.

Biennale Architettura Pestellini Laparelli presidente di giuria

Biennale Architettura Pestellini Laparelli presidente di giuriaMilano, 8 mag. (askanews) – È stata scelta la Giuria della 18esima Mostra Internazionale di Architettura 2023 della Biennale di Venezia, che è composta dall’architetto e curatore italiano Ippolito Pestellini Laparelli (presidente); dall’architetta e curatrice palestinese Nora Akawi; dalla direttrice dello Studio Museum di Harlem, la statunitense Thelma Golden; dal direttore di Cityscape Magazine, il sudafricano Tau Tavengwa; dall’architetta e docente polacca Izabela Wieczorek.

La composizione della Giuria è stata deliberata dal Cda della Biennale di Venezia su proposta di Lesley Lokko, Curatrice della Mostra intitolata The Laboratory of the Future, che si svolgerà a Venezia (Giardini e Arsenale) dal 20 maggio al 26 novembre 2023. Ippolito Pestellini Laparelli (Italia) – presidente – è architetto e curatore, vive a Milano. Ha fondato l’agenzia interdisciplinare 2050+, il cui lavoro spazia tra tecnologia, politica, design e pratiche ambientali. Ha curato il Padiglione Russo alla 17. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia e co-curato la dodicesima edizione di Manifesta a Palermo nel 2018. Tra il 2007 e il 2019 ha lavorato come architetto e partner presso OMA (Office for Metropolitan Architecture). Al Royal College of Arts di Londra insegna Data Matter, uno studio di ricerca e design che esplora la relazione complessa tra dati e mondo materiale. Progetti recenti includono Synthetic Cultures alla 10a Biennale di Architettura di Rotterdam; il dittico di cortometraggi Riders Not Heroes; le mostre Aquaria al MAAT di Lisbona e Penumbra a Venezia; il design dello spazio per la collezione Fredriksen al National Museum of Norway di Oslo e la trasformazione dell’icona modernista de La Rinascente a Roma.

Nora Akawi è architetta e curatrice palestinese, vive a New York. È assistant professor di architettura alla Cooper Union for the Advancement of Science and Art (New York) ed è co-fondatrice dello studio interdisciplinare di ricerca e design interim. Ha co-curato il Padiglione del Barhain alla 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia (2018) dal titolo Friday Sermon. I suoi studi si concentrano sulla cancellazione e sui confini del colonialismo e sull’incontro tra architettura e border studies, cartografia e teoria degli archivi. Ha insegnato alla Graduate School of Architecture, Planning and Preservation (GSAPP) della Columbia University, dove è stata direttrice dello Studio-X Amman e dove ha avviato la Janet Abu-Lughod Library and Seminar. Fa parte del comitato editoriale di Faktur: Documents and Architecture e della rivista di architettura peer-review InForma dell’Universidad di Puerto Rico. Thelma Golden (Stati Uniti) è direttrice e Chief Curator dello Studio Museum di Harlem, la principale istituzione mondiale dedicata ad artisti di provenienza africana, dove nel 1987 ha lanciato la sua peculiare pratica curatoriale, prima di entrare a far parte del Whitney Museum of American Art nel 1988. Nel 2000 è tornata allo Studio Museum come Deputy Director for Exhibitions and Programs ed è stata nominata direttrice e Chief Curator nel 2005. Fa parte del Consiglio di Amministrazione della Andrew W. Mellon Foundation, della Barack Obama Foundation, del Crystal Bridges Museum e del Los Angeles County Museum of Art. È laureata in storia dell’arte e studi afroamericani presso lo Smith College. Nel 2010 il presidente Barack Obama l’ha nominata parte del Comitato per la Conservazione della Casa Bianca.

Tau Tavengwa (Sudafrica) è co-fondatore, curatore e direttore di Cityscapes Magazine, una rivista ibrida annuale che presenta punti di vista inediti sulle città e sull’urbanizzazione dell’Africa, America Latina e Asia meridionale. È Loeb Fellow 2018 presso la Harvard Graduate School of Design (GSD). Oltre a essere Research Fellow in Advanced Visualization presso il Max Planck Institute (2019-2023) e Aspen Global Leadership Fellow, è stato Visiting Fellow presso la London School of Economics LSE Cities (2020-22). È Curator-at-Large presso l’African Centre for Cities dell’Università di Città del Capo ed è stato curatore della Triennale di Architettura di Lisbona del 2022. Izabela Wieczorek (Polonia) pratica la professione di architetto in Spagna ed è professore associato presso l’University of Reading di Londra, dove dirige il Master of Architecture Program e Acting Research Lead for Architecture. È stata co-direttrice del pluripremiato studio Gálvez+Wieczorek Arquitectura a Madrid (2003-2016). Il suo lavoro è stato presentato in diverse pubblicazioni, tra cui “Cartographies of the Imagination” Londra (2021), “Works+Words Biennale of Artistic Research in Architecture”, KADK, Copenaghen (2019) e al Padiglione Spagna alla 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia (2018). Ha curato la serie di conferenze pubbliche In-Between presso l’Arkitektskolen Aarhus, Danimarca (2013-2016).

La Giuria assegnerà i seguenti premi ufficiali: Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale; Leone d’Oro per il miglior partecipante alla Mostra Internazionale The Laboratory of the Future; Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante alla Mostra Internazionale The Laboratory of the Future La Giuria avrà anche la possibilità di assegnare inoltre: un massimo di una menzione speciale alle Partecipazioni Nazionali; un massimo di due menzioni speciali ai partecipanti alla Mostra Internazionale The Laboratory of the Future. La cerimonia di premiazione si svolgerà a Venezia sabato 20 maggio 2023.

Libri, esce “Io sono l’uomo nero” di Ilaria Amenta

Libri, esce “Io sono l’uomo nero” di Ilaria AmentaRoma, 7 mag. (askanews) – Una vita tra crimine e carcere senza nessun pentimento. Angelo Izzo ha rapinato, ha sequestrato, ha ucciso barbaramente. Ha poi espiato la sua pena per tornare, ancora una volta, a uccidere. Prima il massacro del Circeo, poi, trent’anni più tardi, quello di Ferrazzano. Ilaria Amenta racconta un uomo che con grande freddezza ha più volte superato la linea del male, lo fa analizzando i suoi scritti, documenti inediti che fotografano l’orrore profondo di crimini spietati. Cresciuto nella Roma bene, legato agli ambienti dello squadrismo neofascista romano, Izzo si è reso protagonista di eventi che per la loro ferocia sono tutt’ora impressi nell’immaginario collettivo. A quasi cinquant’anni dal Circeo, delitto che aprì il dibattito sulla necessità di una legislazione contro la violenza sessuale che porterà alla legge sul reato di stupro nel 1996, le parole di Izzo suonano quanto mai dilanianti.

“Io sono l’uomo nero” di Ilaria Amenta, edito da Rai Libri, è in vendita nelle librerie e negli store digitali dal 5 maggio 2023 (Euro: 19,00). Ilaria Amenta, oltre 20 anni passati in Rai. Nata e cresciuta a Roma, una laurea in giurisprudenza, giornalista professionista dal 1997, nel 2000 entra nella grande famiglia di Radio 1 e del Giornale Radio. Appassionata di viaggi e di libri, si è occupata di economia, società e costume, cronaca, e ha curato e condotto programmi di attualità: “Gioco a premier”, la trasmissione che ha seguito la nascita del primo governo Conte, “Obiettivo Radio 1”, un focus su immigrazione cronaca e tecnologia, “Centocittà”, una finestra sul territorio in onda nel periodo della pandemia. Attualmente lavora al Gr.

I 40 anni del Giornale dell’Arte: “Lontani da vanità e interessi”

I 40 anni del Giornale dell’Arte: “Lontani da vanità e interessi”Torino, 7 mag. (askanews) – Il Giornale dell’Arte compie 40 anni: dal primo numero del maggio 1983 sta provando a racontare la scena e i protagonisti della cultura con stile e visione giornalistica. Oggi è una testata autorevole, di cui sono nate diverse edizioni internazionali, che ha pure la particolarità di non avere mai cambiato il direttore, Umberto Allemandi, che guida anche la casa editrice e che abbiamo incontrato nella sede torinese del mensile.

“È una storia che ha avuto fortuna – ha detto Allemandi ad askanews – è una storia che è nata da un’invenzione. Io credo nelle cose che sono diverse dalle altre, credo alle cose che portano un passo avanti, un cambiamento. Non c’era mai stato in Italia e nel mondo un giornale d’arte: c’erano tante riviste d’arte, ma mai un giornale. E, tutto sommato, il nostro giornale rimane forse ancora l’unico, essenzialmente”. Ricco di inserti e approfondimenti, il Giornale dell’Arte ha la peculiarità di essere sempre rimasto fedele anche al “formato giornale”, come ulteriore testimonianza della volontà di fare giornalismo, prima che opinione. E nel corso dei decenni ha raccontato, in presa diretta potremmo dire, l’evoluzione del Sistema dell’arte, oggi diventato globale. “Il mondo dell’arte – ha aggiunto il direttore – è basato sulla vanità, quando non è basato sull’interesse economico: questi sono due demoni da vincere. Se uno vuole fare un buon lavoro, deve fare un’informazione che ignori la vanità degli artisti e di quanti vogliono cercare di affermare un proprio merito. Bisogna invece portare dei fatti. Noi abbiamo rigidamente adottato l’antico slogan di tenere i fatti separati dalle opinioni”.

La sensazione, passando accanto alle raccolte di copie e in mezzo ai libri della casa editrice Allemandi, è che qui si pensi alla notizia ancora come a un valore centrale, anche in ambito culturale. Ma dopo 40 anni è inevitabile chiedere quali sono gli obiettivi per i prossimi 40 e come intende continuare a crescere il Giornale dell’Arte. “Io ho 85 anni – ha concluso Umberto Allemandi – da 65 anni lavoro in questo campo. Ma la cosa bella è che si è creata una squadra formidabile di collaboratori che sono dei grandi e seri professionisti e loro continueranno”. Lasciando la sede di piazza Emanuele Filiberto resta una chiara sensazione: avere incontrato una grande storia editoriale, certo, ma soprattutto una visione e una passione.

(Leonardo Merlini)

Torinodanza 2023, il contemporaneo nello specchio del classico

Torinodanza 2023, il contemporaneo nello specchio del classicoTorino, 5 mag. (askanews) – Trentatre spettacoli, quattro prime nazionali e un’anteprima, quindici compagnie provenienti da otto Paesi: è stata presentata l’edizione 2023 di Torinodanza, il festival di danza contemporanea realizzato dal Teatro Stabile di Torino e diretto da Anna Cremonini, che ha voluto sottolineare, fin dal manifesto, la relazione tra le produzioni più d’avanguardia e la tradizione classica.

“La danza contemporanea – ha detto la direttrice ad askanews – comunque si avvale nella stragrande maggioranza dei casi di danzatori che hanno una formazione tecnica classica molto accentuata, ma questo non impedisce di creare un linguaggio contemporaneo. È vero, la coreografia contemporanea non si basa solo sui fondamenti della danza classica, ma spazia attraverso qualsiasi tipo di forma di ricerca, di movimento e di linguaggio, però un rapporto con l’origine e la tradizione lo ha, ed è molto forte”. Questo rapporto, che in fondo sta alla base di tutta la cultura contemporanea più consapevole, verrà esplorato dal festival torinese con il lavoro di artisti come Peeping Tom, Oona Doherty, la Sydney Dance Company o il Ballet du Grand Théâtre du Genève. Ma anche con attenzione alla scena italiana, con le presenze di Silvia Gribaudi o Francesca Pennini. Con una serie di spettacoli che intrecciano gli approcci e le esperienze, provando a superare steccati e distinzioni, sotto il bellissimo titolo di “Dance me to the end of Love”.

“Secondo me è un problema abbastanza irrisolto soprattutto nel nostro Paese – ha aggiunto Anna Cremonini – dove il classico è patrimonio del repertorio lirico-sinfonico, mentre la danza contemporanea sta altrove: nei festival nelle programmazioni dei teatri… Invece le due cose sono legate, si guardano l’un l’altra, si nutrono l’un l’altra. Perché anche l’evoluzione della danza classica si è nutrita di grandi innovazioni nella sua storia”. Torinodanza 2023 si terrà dal 14 settembre al 25 ottobre e cercherà di fotografare idee e tumulti che agitano il nostro presente esplorando sia i modi in cui si formano i nuovi immaginari culturali sia il bisogno di armonia e di condivisione, usando il corpo come “antenna” per intercettare e descrivere gli interrogativi e le possibili opportunità che abbiamo di fronte.

Libri, escono le Fiabe magiche di Tagore per i più piccoli

Libri, escono le Fiabe magiche di Tagore per i più piccoliRoma, 5 mag. (askanews) – TS Edizioni pubblica, anche in edizione e-book, un nuovo libro della Collana “Gli Aquiloni – Grandi autori per piccoli lettori”: Fiabe magiche di Rabindranath Tagore, a cura di Anna Peiretti, impegnata da anni nell’editoria per bambini, con illustrazioni di Alessandro Sanna, uno dei più affermati illustratori italiani, vincitore di tre premi Andersen.

Tagore è la figura più eminente della cultura indiana contemporanea. La sua opera è pervasa da un profondo senso di misticismo e i suoi scritti, altamente lirici, esaltano la bellezza della vita e dell’universo, l’infinita bontà di Dio, l’amore universale. Scrive nella fiaba Il mistero di un bambino: Il bambino chiama la mamma e le domanda: ‘Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato?’. La mamma ascolta, piange e sorride, stringendo il bimbo al petto: ‘Eri un desiderio dentro il mio cuore. Eri il mio balocco nel gioco di fare e disfare, all’alba, nel tempo della preghiera”. Le fiabe di uno degli scrittori più letti, amati e pubblicati del Novecento rivivono in questa pregiata edizione adatta ai bambini. Storie universali per avvicinare i piccoli a quella profonda e semplice saggezza che regala la felicità.

“Gli Aquiloni, grandi autori per piccoli lettori” è una collana narrativa di libri per bambini firmati dai più accreditati autori per l’infanzia del panorama italiano e internazionale e racconta emozioni, avventure, misteri e mondi fantastici in una collana di racconti a misura di bambino accompagnati dalle tavole a colori di famosi illustratori per un primo approccio alle questioni importanti del ‘diventare grandi’. Storie emozionanti, curiose, fiabesche, storie che, sulle ali della fantasia, aiutano i piccoli a vivere meglio la loro realtà. Il testo è stato impaginato con TestMe, un font ‘libero’, work in progress, basato sui principi del Design for All e sulle ricerche nell’ambito della dislessia, a cura dei professori Luciano Perondi e Leonardo Romei.

”Santo Piacere – Dio è contento quando godo”, Giovanni Scifoni a Teatro

”Santo Piacere – Dio è contento quando godo”, Giovanni Scifoni a TeatroRoma, 5 mag. (askanews) – E’ in scena, il 12 maggio (ore 21.00) all’Auditorium della Conciliazione, a Roma, “Santo Piacere – Dio è contento quando godo”, lo spettacolo di Giovanni Scifoni, per la regia di Vincenzo Incenzo e con Anissa Bertacchini, organizzato da Fondazione per la Natalità all’interno della terza edizione degli Stati generali della natalità.

Non c’è sesso senza amore è solo il riff di una canzone o una verità assoluta? Come la mettiamo con il VI Comandamento? Tutti dobbiamo fare i conti con la nostra carne e troppo spesso i conti non tornano. Anima e corpo sono in guerra da sempre, alla ricerca di una agognata indipendenza. Come in tutte le guerre, nel tempo mutano le strategie e i rapporti di forza. Ma noi, credenti, bigotti o atei incalliti, continuiamo ad inciampare nelle nostre mutande, tra dubbi e desideri. Scifoni ha un piano: porre fine all’eterno conflitto tra Fede e Godimento e fare luce su una verità definitiva e catartica, dove l’anima possa ruzzolarsi sovrana nel sesso e il corpo finalmente abbracciare l’amore più puro, in grazia di Dio. Sequestra così il pubblico e lo pone al centro di un esperimento unico e irresistibile, avventurandosi tra vizi, ragioni e sentimenti della fauna umana, oscillando come un esilarante pendolo tra gli estremi del sesso e della Fede, in metamorfosi continua tra i suoi personaggi, il morigerato Don Mauro, schiavo di un catechismo improbabile, e l’illuminato Rashid, pizzettaio musulmano modernista.

In un flusso di coscienza tempestoso e irresistibile, alto e comico al contempo, Scifoni fa rimbalzare Papi e martiri, santi e filosofi, scimmioni primitivi e cardinali futuribili, anni ’80 e Medioevo, dribblando continuamente la tentazione di un meraviglioso e furastico corpo femminile che incombe sulla scena a intervalli regolari per saggiare l’effettiva disintossicazione da sesso del pubblico. Liberandosi di pregiudizi, luoghi comuni e vestiti, Scifoni ci trascina seminudo a riva con l’ultimo sorprendente quadro, che sembra mettere finalmente d’accordo Piacere e Santità: un ballo lento degli affetti e dei ricordi che ci farà uscire, dopo tante risate, con le lacrime della commozione.

”Epos – Iliade, Odissea, Eneide” al Teatro Arcobaleno di Roma

”Epos – Iliade, Odissea, Eneide” al Teatro Arcobaleno di RomaRoma, 5 mag. (askanews) – Al Teatro Arcobaleno (Centro Stabile del Classico) di Roma, fino a domenica 7 maggio, dopo lo straordinario successo ottenuto nelle precedenti edizioni, Vincenzo Zingaro ritorna in scena con un suo cavallo di battaglia, ÈPOS, che fa parte dell’avvincente ciclo di spettacoli-concerto sui grandi classici della letteratura, che porta avanti da anni e che chiude la stagione 2022 /2023. Coadiuvato da un ensemble di attori e musicisti, egli condurrà il pubblico in un viaggio nell’appassionante mondo dell’EPICA, la più antica e affascinante forma di narrazione della storia dell’uomo. L’Europa, nel cercare le proprie radici culturali, non può esimersi dal riconoscere il patrimonio tramandato dall’eredità classica. I poemi epici rappresentano dei capisaldi a cui attingere valori assoluti, sia per forma che per contenuti.

Fra Iliade, Odissea ed Eneide, lo spettatore, come in un film, sarà condotto in un cammino attraverso le gesta immaginarie di celebri eroi che hanno animato da sempre la fantasia di tutti: Ettore, Achille, Ulisse, Enea, uomini in bilico fra ideale e reale, fra sentimento e ragione, fra bene e male, che incarnano aspetti universali delle nostre esistenze, passioni e tormenti che ognuno di noi non può che riconoscere come propri. Uno spettacolo immersivo, di straordinario impatto emotivo, in cui la parola e la musica si fondono senza soluzione di continuità, dando vita ad un grande viaggio dell’anima. L’evento è inserito nelle celebrazioni nazionali dedicate alla poetessa Giovanna Bemporad (grande traduttrice dell’ODISSEA e dell’ENEIDE), per il centenario della sua nascita, inaugurate a Roma, il 23 aprile presso la GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA, con le letture di alcuni passi dell’ODISSEA nella traduzione della celebre poetessa, letti da Vincenzo Zingaro, in un simbolico passaggio di testimone. Dichiara l’organizzatore delle celebrazioni, Pierpaolo Pascali: “L’Odissea e l’Eneide: da Giovanna Bemporad a Vincenzo Zingaro. Come la Bemporad, con la sua celebre traduzione in versi dell’Odissea e dell’Eneide (a cui dedicò gran parte della sua vita), è riuscita a rendere contemporanei Omero e Virgilio, così Vincenzo Zingaro (premiato recentemente dalla Camera dei Deputati come “eccellenza nazionale”, per il suo significativo impegno nel Teatro classico), ha conservato la memoria del Teatro classico, riportando in vita autori altrimenti dimenticati. Entrambi, la Bemporad nelle Lettere e Zingaro nel Teatro, hanno sentito il bisogno di riallacciarsi alla grande tradizione del passato, con un atto di coraggio in un’epoca in cui conta solo il presente e si inseguono le mode.