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Manovra, Giorgetti: non ci saranno più tasse. I ministeri taglino o farò la parte del cattivo

Manovra, Giorgetti: non ci saranno più tasse. I ministeri taglino o farò la parte del cattivoRoma, 12 ott. (askanews) – “Sicuramente non ci saranno più tasse, dopodiché meno tasse lo stiamo facendo, non lo stiamo promettendo: basti vedere quello che abbiamo fatto nella precedente legge di Bilancio, il taglio del cuneo fiscale contributivo di 6-7 punti percentuale che tutti giudicavano impossibile, o comunque precario, diventerà strutturale. Quindi rispondiamo con i fatti rispetto a una narrativa che, diciamo, vuole sostenere il contrario”. Lo ha affermato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti intervenendo alla Festa dell’Ottimismo del Foglio. “Io credo che in queste settimane, in questi giorni in particolare, ci sia stato uno stillicidio di interpretazioni, quindi si tratta solo di aspettare fino a martedì – ha detto – e poi tutto sarà più chiaro”.


“Confermo che – ha aggiunto il ministro – come peraltro già annunciato in Consiglio dei ministri, qualche settimana fa io ho preannunciato a tutti i miei colleghi che occorre fare sacrifici e rinunciare a qualche programma, magari totalmente inutile, magari che sopravvive dal passato ma che non dà nessuna concreta utilità. Quindi ho sollecitato tutti i colleghi a fare proposte rispetto alle spese che sono da considerarsi inutili. Dopodiché se i colleghi non presenteranno proposte, al ministro dell’Economia toccherà fare la parte del cattivo, farò la parte del cattivo, e provvederà lui”. Giorgetti, interpellato sulle polemiche attorno al termine “sacrifici” durante l’intervista in video collegamento con la festa del quotidiano il Foglio, ha usato anche un’analogia per chiarire l’obiettivo della sua manovra: i “sacrifici” in riferimento alla manovra di Bilancio vanno considerati alla stregua delle rinunce che una persona eccessivamente in sovrappeso deve fare a beneficio della sua salute. “Faccio un esempio concreto: se una persona pesa 115 kg e il medico gli dice ‘guarda che starai molto meglio se pesi 90’. penso che la dieta non sia una cosa eccezionale. Uno preferirebbe mangiare e bere quello che gli pare, ma quando dopo questa dieta magari peserà 90 kg starà molto meglio anche lui”, ha detto. E “questo tipo di sacrificio lo faranno tanti ministeri, anche tanti enti pubblici e anche tanti enti pubblici non economici. Tutta quella realtà che vive di contributo pubblico e che deve rendersi conto che ogni euro che spende – ha avvertito Giorgetti – è un euro che si toglie a un cittadino o un’impresa che pagano le tasse”.


Il ministro dell’economia ha anche affrontato il tema pensioni, rivelando: al governo “stiamo perfezionando quelli che sono gli incentivi di carattere fiscale a chi vuole rimanere sul luogo di lavoro. Questo risponde non semplicemente a un’esigenza di finanza pubblica, ma se vogliamo anche a quello che è anche il desiderio di realizzazione delle persone che ritengo di essere più utili a lavorare che ad andare in pensione”. “Lo dico anche con riferimento a determinate qualifiche che nel mondo pubblico cominciano a diventare assai difficili da rimpiazzare e da colmare, soprattutto quelle di carattere tecnico – ha proseguito -. Io credo che questo tipo di libertà sia qualcosa che va nell’interesse sia” dei singoli che del pubblico. “Questa è la linea storica della Lega su cui (il vicepremier e segretario Matteo) Salvini concorda e che fa riferimento alle vecchie misure adottate da Maroni all’epoca. Che ribadisco: vanno perfezionate e che, se diciamo accettate o condivise, porteranno anche a quello che è un’età media più elevata di pensionamento. Certo, su 10 persone magari 7 ambiscono a tutti costi andare in pensione e 3 magari vogliono continuare a lavorare. E prendono uno stipendio che sicuramente è più alto della pensione e magari su quello stipendio lo Stato può accettare di rinunciare a dei contributi per dare una soddisfazione economica supplementare. Quindi – ha concluso – è un meccanismo che secondo me rimette la libertà personale ma nel beneficio collettivo”.

Pensioni, Giorgetti: perfezioniamo incentivi per restare al lavoro

Pensioni, Giorgetti: perfezioniamo incentivi per restare al lavoroRoma, 12 ott. (askanews) – Al governo “stiamo perfezionando quelli che sono gli incentivi di carattere fiscale a chi vuole rimanere sul luogo di lavoro. Questo risponde non semplicemente a un’esigenza di finanza pubblica, ma se vogliamo anche a quello che è anche il desiderio di realizzazione delle persone che ritengo di essere più utili a lavorare che ad andare in pensione”. Lo ha affermato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti intervenendo alla “Festa dell’ottimismo” del quotidiano Il Foglio.


“Lo dico anche con riferimento a determinate qualifiche che nel mondo pubblico cominciano a diventare assai difficili da rimpiazzare e da colmare, soprattutto quelle di carattere tecnico – ha proseguito -. Io credo che questo tipo di libertà sia qualcosa che va nell’interesse sia” dei singoli che del pubblico. “Questa è la linea storica della Lega su cui (il vicepremier e segretario Matteo) Salvini concorda e che fa riferimento alle vecchie misure adottate da Maroni all’epoca. Che ribadisco: vanno perfezionate e che, se diciamo accettate o condivise, porteranno anche a quello che è un’età media più elevata di pensionamento. Certo, su 10 persone magari 7 ambiscono a tutti costi andare in pensione e 3 magari vogliono continuare a lavorare. E prendono uno stipendio che sicuramente è più alto della pensione e magari su quello stipendio lo Stato può accettare di rinunciare a dei contributi per dare una soddisfazione economica supplementare. Quindi – ha concluso – è un meccanismo che secondo me rimette la libertà personale ma nel beneficio collettivo”.

Manovra, Giorgetti: ministri taglino o farò la parte del cattivo

Manovra, Giorgetti: ministri taglino o farò la parte del cattivoRoma, 12 ott. (askanews) – “Confermo che, come peraltro già annunciato in Consiglio dei ministri, qualche settimana fa io ho preannunciato a tutti i miei colleghi che occorre fare sacrifici e rinunciare a qualche programma, magari totalmente inutile, magari che sopravvive dal passato ma che non dà nessuna concreta utilità. Quindi ho sollecitato tutti i colleghi a fare proposte rispetto alle spese che sono da considerarsi inutili. Dopodiché se i colleghi non presenteranno proposte, al ministro dell’Economia toccherà fare la parte del cattivo, farò la parte del cattivo, e provvederà lui”. Così il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante una intervista alla “Festa dell’ottimismo” del quotidiano Il Foglio.

Banche, Abi: nuovi cali dei tassi per imprese e mutui a settembre

Banche, Abi: nuovi cali dei tassi per imprese e mutui a settembreRoma, 12 ott. (askanews) – Prosegue l’attenuazione dei tassi di interesse sui prestiti bancari in Italia, sulla scia della riduzione dei tassi di riferimento operata dalla BCE, ma prosegue anche la contrazione dell’erogazione di credito, sebbene con ritmo che tende ad attenuarsi. E la fotografia scattata dall’Abi nell’ultimo rapporto mensile.


A settembre il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è diminuito al 4,96%, rispetto al 5,13% di agosto 2024 e al 5,45% di dicembre 2023. Sui mutui alle famiglie, il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è diminuito al 3,33%, rispetto al 3,59% di agosto 2024 e in calo rispetto al 4,42% di dicembre 2023. Secondo l’Abi, il tasso medio sul totale dei prestiti (quindi sottoscritti negli anni) è sceso al 4,69% a settembre, dal 4,72% del mese precedente. L’associazione spiega che il persistente calo dei volumi di credito è conseguente al rallentamento della crescita economica, che contribuisce a deprimere la domanda di prestiti. A settembre i prestiti a imprese e famiglie sono scesi dell’1,2% rispetto a un anno prima, in rallentamento rispetto al calo registrato ad agosto 2024 (-2%) quando i prestiti alle imprese erano diminuiti del 3,5% e quelli alle famiglie dello 0,6%.

Manovra, Giorgetti: “Sicuramente non ci saranno più tasse”

Manovra, Giorgetti: “Sicuramente non ci saranno più tasse”Roma, 12 ott. (askanews) – “Sicuramente non ci saranno più tasse, dopodiché meno tasse lo stiamo facendo, non lo stiamo promettendo: basti vedere quello che abbiamo fatto nella precedente legge di Bilancio, il taglio del cuneo fiscale contributivo di 6-7 punti percentuale che tutti giudicavano impossibile, o comunque precario, diventerà strutturale. Quindi rispondiamo con i fatti rispetto a una narrativa che, diciamo, vuole sostenere il contrario”. Lo ha affermato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti intervenendo alla Festa dell’Ottimismo del Foglio.


“Io credo che in queste settimane, in questi giorni in particolare, ci sia stato uno stillicidio di interpretazioni, quindi si tratta solo di aspettare fino a martedì – ha detto – e poi tutto sarà più chiaro”.

Boeing taglierà 17.000 posti di lavoro in tentativo ridurre costi

Boeing taglierà 17.000 posti di lavoro in tentativo ridurre costiRoma, 11 ott. (askanews) – Drastica ristrutturazione in vista per Boeing. Il nuovo amministratore delegato del colosso aerospaziale statunitense ha annunciato i piani per ridurre la sua forza lavoro del 10%, ovvero circa 17.000 posti di lavoro, per ristrutturare l’azienda nel tentativo di tagliare i costi e migliorare la produzione di aerei, che è stata afflitta da numerosi ritardi. Kelly Ortberg, che ha preso le redini dell’azienda ad agosto, ha annunciato ai dipendenti in una nota che la Boeing, che ha riportato l’ultimo utile annuale nel 2018, ha dovuto affrontare grandi problemi e cambiare il suo modo di fare affari in modi che giocassero sui suoi punti di forza.


L’annuncio di venerdì giunge mentre Boeing sta affrontando uno sciopero costoso e destabilizzante iniziato quasi un mese fa, quando i membri del suo più grande sindacato hanno rifiutato un’offerta di contratto e hanno abbandonato il lavoro. Il sindacato, l’International Association of Machinists and Aerospace Workers, rappresenta oltre 33.000 dipendenti della Boeing. Venerdì la Boeing ha anche riportato 5 miliardi di dollari in nuovi costi associati a diversi programmi commerciali e di difesa. “La nostra attività è in una posizione difficile ed è difficile sopravvalutare le sfide che affrontiamo insieme”, ha affermato Ortberg.


I tagli, che includeranno licenziamenti e la mancata copertura di posizioni man mano che i dipendenti se ne vanno, ammontano a una riduzione del 10 percento dei 170.000 dipendenti di Boeing. Ortberg – riporta il New York Times – ha affermato che i tagli avverranno in tutta l’azienda, colpendo dirigenti, manager e addetti alla produzione. Boeing aveva già annunciato un taglio di posti di lavoro altrettanto ampio nell’aprile 2020, quando i viaggi aerei erano diminuiti di circa il 90 percento a causa della pandemia di coronavirus. Alla fine di quell’anno, Boeing impiegava 141.000 persone.


Ortberg, ex dirigente di alto livello di Rockwell Collins, un importante fornitore aerospaziale, ha anche annunciato che Boeing modificherà la sua gamma di prodotti e adattato il suo programma per la vendita di nuovi jet. Eliminerà il 767 cargo, il modello più vecchio, dopo aver evaso più di due dozzine di ordini in sospeso. Ha anche confermato che la società consegnerà il suo primo 777X, un grande aereo progettato per i viaggi internazionali che è stato ripetutamente ritardato, nel 2026, un anno dopo rispetto a quanto previsto in precedenza. Quando Boeing avviò il programma 777X, nel 2013, aveva programmato la prima consegna per il 2020. Venerdì la società ha anche presentato in anteprima i suoi risultati finanziari trimestrali, che dovrebbe condividere integralmente entro la fine del mese. Boeing prevede di registrare 17,8 miliardi di dollari di fatturato e una perdita di quasi 10 dollari per azione.


Questa settimana, S&P Global Ratings ha affermato di aver preso in considerazione l’abbassamento del rating creditizio di Boeing a livello di spazzatura a seconda della durata dello sciopero. Tale declassamento aumenterebbe il costo dei finanziamenti alla società, infliggendo un altro colpo alla sua posizione finanziaria. Boeing ha circa 58 miliardi di dollari di debiti, rispetto ai 9 miliardi di dieci anni fa. La nomina del signor Ortberg faceva parte di un rimpasto ai vertici in risposta a una crisi iniziata quando un pannello di una portiera è saltato via da un Boeing 737 Max 9 durante un volo dell’Alaska Airlines a gennaio. Quell’episodio ha rinnovato le preoccupazioni sulla qualità e la sicurezza degli aerei Boeing diversi anni dopo due incidenti mortali che hanno coinvolto il Max 8, una versione più piccola del jet. In risposta, la Federal Aviation Administration (Faa) ha limitato la produzione di tutti gli aerei Max fino a quando non si è convinta che l’azienda ha apportato sufficienti miglioramenti alla qualità.

Giorgetti annuncia spending review ministeri. Verso tagli 4 mld

Giorgetti annuncia spending review ministeri. Verso tagli 4 mldRoma, 11 ott. (askanews) – “Le persone fisiche e le imprese non hanno niente da temere. Sarà una manovra equilibrata”. Il Ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti rassicura queste categorie precisando che non sarà ad esse che saranno chiesti sacrifici. Che invece dovranno fare Ministeri e enti pubblici. Intervenendo ad una iniziativa di FdI “Far crescere insieme l’Italia” il Ministro annuncia una spending review consistente, parla di “tagli significativi a ministeri e enti pubblici” aggiungendo ironicamente “se nessuno si offende”.


In questi giorni i tecnici del Ministero macinano simulazioni e tabelle per far quadrare i conti. Operazione non facile e il tempo stringe, considerando che il Documento programmatico di bilancio (Dpb) deve essere trasmesso a Bruxelles entro la mezzanotte del 15 ottobre (termine comunque non perentorio). Il Consiglio dei Ministri per l’esame del Documento, ha riferito Giorgetti, si riunirà lo stesso giorno, non prima delle 20. I Ministeri, dunque, saranno chiamati a dare un contributo importante per il reperimento di risorse per finanziare le misure espansive della manovra per circa 25 miliardi. Si parlerebbe con sempre più insistenza di tagli 2025 per complessivi 4 miliardi (3 agli stanziamenti di bilancio e 1 miliardi sui residui passivi). I tagli dovrebbero essere ancora più incisivi negli anni successivi. Per gli enti territoriali si profilerebbero riduzioni delle risorse per circa 600 milioni nel 2025 e una cifra più elevata, intorno a 1,5 miliardi nel 2026. Ma per le Regioni i ‘sacrifici’ saranno compensati da aumenti dei fondi per la sanità.


Il puzzle si va componendo. Gli ‘spazi di bilancio’ da utilizzare valgono 9 miliardi di euro, ulteriori 5-6 miliardi vengono dal fondo per l’attuazione delle delega fiscale e dal fondo per la riduzione della pressione fiscale nel quale vengono trasferite le maggiori entrate strutturali dalla lotta all’evasione. I tagli di spesa nel 2025 sono previsti in circa 4,6 miliardi tra ministeri e enti. Alla voce definita genericamente ‘altre misure’ sono attribuiti circa 7 miliardi, risorse ancora da dettagliare. Potrebbero rientrare in questo capitolo l’avvio del riordino delle tax expenditure, il ‘contributo’, come lo definisce Giorgetti, alle imprese che hanno realizzato gramdi profitti dalla favorevle situazione di mercato (banche, assicurazioni, difesa, energia) un inastrimento della tassa sui colossi del web. Anche l’annunciato allineamento delle accise con l’aumento per quella del gas e la diminuzione per quella della banzina potrebbe portare maggiore gettito, anche se il Ministro oggi ha tenuto a precisare che sarà un’operazione “graduale, neanche percepibile”. Il tema della tassazione globale digitale è stato affrontato anche in un incontro che Giorgetti ha avuto oggi al Mef con il Segretario al Commercio Usa, Gina Raimondi.

Stellantis, Tavares: non abbandoniamo l’Italia, ma servono incentivi

Stellantis, Tavares: non abbandoniamo l’Italia, ma servono incentiviMilano, 11 ott. (askanews) – “Non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare l’Italia”, anzi “lotteremo come dannati per mantenere nostra leadership”. Carlos Tavares, ceo di Stellantis, non si sottrae al confronto con i parlamentari e per più di due ore battaglia con deputati e senatori: “Mi sembra di vedere una certa rabbia, un certo livore, ma la causa” delle difficoltà dell’automotive “è il quadro regolatorio che ci è stato imposto dall’Europa”, sottolinea il top manager. Fare auto elettriche, spiega, “costa il 40% in più” e la concorrenza dei cinesi, che hanno un vantaggio competitivo del 30%, “non fa che aumentare la pressione sull’industria”.


L’invito è fermare le polemiche, “mettersi al lavoro” e dare “stabilità ai regolamenti”. Per uscire dal pantano bisogna essere “grandi abbastanza” e Stellantis ha “la dimensione giusta per essere tra i vincitori: è una società di Serie A con una strategia flessibile, tra propulsione tradizionale, ibrida ed elettrica: questo è una tutela per il futuro”, dice il ceo. Ma la politica deve fare il suo: “Bisogna stimolare la domanda, con notevoli iniezioni di incentivi per aiutare la classe media. Non chiediamo soldi per noi, ma di dare un aiuto per i vostri cittadini” con sostegni che possano rendere “le auto accessibili”. A chi gli chiede se così si potrà centrare il target di un milione di veicoli prodotti, Tavares chiarisce: “Non parlerò mai di un milione di veicoli, ma di un milione di clienti: se avessimo un milione di clienti il sistema manifatturiero in Italia potrebbe soddisfare la domanda”. La capacità produttiva, assicura, non è un problema: “Se manteniamo le fabbriche in Italia è perché vogliamo mantenere la fornitura. Siamo ambiziosi e condividiamo l’ambizione del Governo di Roma”, sostiene. “I nostri impianti industriali sono la risposta giusta alle sfide del futuro. C’è tanta conoscenza tecnica ed è per questo non li vendiamo ai cinesi”. Niente trattative nemmeno su Maserati: “Stellantis non ha alcuna intenzione di vendere Maserati. Quando dite che non ci sono prodotti, mi scuso, sbagliate: non è vero”. Il gruppo, mette però in guardia Tavares, resta pur sempre “una azienda globale” che deve “considerare la competitività in tutto il mondo” e quindi “non tutte” le auto che verranno vendute in Italia potranno essere prodotte nel Paese.


Sguardo ampio anche per valutare per gli investimenti, come quelli per la gigafactory di Termoli che potrebbe ospitare la produzione di batterie nell’ambito della joint venture con Mercedes e Saft: “E’ nei nostri piani” ed “è sicuramente il sito privilegiato”, rivela il ceo che ricorda come “la concorrenza sia tanta. Noi pensiamo di aver bisogno di 3-4 gigafactory in Europa se l’Europa diventa un mercato al 100% Bev, alimentato a batterie elettriche. Se non c’è domanda, non facciamo nessun investimento”.

Francia, piano Bilancio governo: -41 mld a spesa e +19 mld in tasse

Francia, piano Bilancio governo: -41 mld a spesa e +19 mld in tasseRoma, 11 ott. (askanews) – Oltre 41 miliardi di euro di tagli alla spesa pubblica, di cui 21,5 miliardi colpiranno lo Stato, 14,8 miliardi la sicurezza sociale e altri 5 miliardi le comunità locali. Parallelamente Parigi intende aumentare le entrate fiscali, tramite interventi straordinari mirati, per 19,3 miliardi di euro.


Sono alcune delle cifre chiave annunciate dal ministero dell’Economia e delle finanze, sotto la guida di Antoine Armand, per cercare di rimettere in carreggiata i conti pubblici dell’Esagono, dove secondo le previsioni dello stesso esecutivo quest’anno il deficit potrebbe raggiungere il 7% del Pil. L’obiettivo è ricondurlo al 5% Per il 2025. Il rientro del disavanzo sotto la soglia del 3% del Pil – stabilita dal Patto di stabilità e di crescita, e confermata nella sua ultima revisione – è rinviato al 2029.


La manovra da circa 60 miliardi, presentata di fatto contestualmente a una legge di revisione delle spese sociali e sanitarie, dovrà ora passare al vaglio del Parlamento francese e della Commissione europea. Ma nel frattempo sarà anche sotto i riflettori di mercati e agenzie di rating, dove il giudizio potrebbe risultare non meno tenero. Specialmente tenuto conto del fatto che buona parte dell’aggiustamento previsto dovrebbe avvenire nei prossimi anni, quando è quantomai improbabile che sia in carica il vacillante governo messo in piedi su iniziativa del presidente Emmanuel Macron, dopo lo stallo emerso dalle le recenti elezioni.

Bankitalia migliora stime disoccupazione, 2024 6,7%, 2025 6,3%

Bankitalia migliora stime disoccupazione, 2024 6,7%, 2025 6,3%Roma, 11 ott. (askanews) – La Banca d’Italia ha rivisto in meglio le previsioni per il mercato del lavoro della Penisola, per cui ora prevede un tasso di disoccupazione al 6,7% quest’anno, un punto percentuale in meno rispetto al 2023, e poi un ulteriore calo al 6,3% nel 2025 e al 6,2% nel 2026. Le stime sono contenute in un riquadro inserito nell’ultimo bollettino economico. Lo scorso giugno Bankitalia prevedeva disoccupazione al 7,3% su tutti e tre gli anni in esame.


Per l’occupazione, in termini di numero di occupati, ora stima una crescita dell’1,7% quest’anno, il +0,9% il prossimo e un +0,6% nel 2026. Lo scorso giugno indicava +1% quest’anno, +0,3% il prossimo e +0,5% nell’anno successivo.