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Condizioni sistema finanziario italiano nell’insieme favorevoli

Condizioni sistema finanziario italiano nell’insieme favorevoliRoma, 7 mar. (askanews) – Le condizioni del sistema finanziario italiano sono nell’insieme favorevoli. Il settore bancario beneficia di elevati livelli di redditività e la posizione patrimoniale ha continuato a rafforzarsi. Il comparto assicurativo ha registrato un aumento della raccolta e una flessione dei rischi di liquidità, e presenta un grado consistente di patrimonializzazione. I rischi del settore del risparmio gestito e di quello dei fondi pensione sono contenuti, anche per effetto delle loro caratteristiche strutturali.


Sono le conclusioni chiave del Comitato per le politiche macroprudenziali nella sua Relazione sulle attività nel 2024, che come riporta un comunicato della Banca d’Italia è stata inviata anche al Governo e al Parlamento. L’autorità indipendente designata per la conduzione delle politiche macroprudenziali in Italia, è composta dal governatore della Banca d’Italia (Fabio Panetta) che lo presiede, dai presidenti della Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob), della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) e dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass). Il Direttore generale del Tesoro partecipa alle riunioni senza diritto di voto. Il Comitato ha iniziato le sue attività nel gennaio dello scorso anno, con l’entrata in vigore del decreto istitutivo. Secondo la relazione, i principali rischi dell’Italia nel breve termine sono riconducibili al contesto esterno, in particolare agli effetti che potrebbero derivare dall’intensificarsi delle tensioni di natura geopolitica. L’alto livello del debito pubblico e la bassa crescita potenziale aumentano la vulnerabilità del Paese agli sviluppi del quadro internazionale e a mutamenti nella percezione e nell’attitudine al rischio da parte degli investitori. Politiche di bilancio responsabili riducono l’esposizione dell’Italia a possibili episodi di contagio associati a tensioni provenienti dall’estero.


In una situazione di generale solidità della condizione finanziaria delle famiglie, il Comitato continuerà a seguire gli sviluppi connessi con gli investimenti in strumenti di complessa valutazione, come i certificates e le criptoattività. Inoltre, l’esperienza dell’ultimo biennio ha mostrato l’importanza di proseguire nell’analisi dell’esposizione delle assicurazioni al rischio di liquidità, che potrebbe risentire – in termini di raccolta premi – delle situazioni di crisi che hanno interessato di recente compagnie europee operanti in Italia. In base all’evoluzione dei rischi legati alla stabilità del sistema finanziario italiano, il Comitato, se necessario, potrà adottare iniziative per contenerli, nell’ambito delle competenze assegnategli dall’ordinamento.


Il Comitato persegue la stabilità del sistema finanziario italiano. Con la sua azione contribuisce a contrastare l’accumulazione e la propagazione dei rischi, promuovendo la capacità del sistema di assorbire le conseguenze di eventi che possano minacciarne il corretto funzionamento. Nel 2024 le condizioni macrofinanziarie dell’Italia sono rimaste stabili, recita il capitolo sullo stato del sistema finanziario. La debolezza della crescita economica e il consistente debito pubblico, in presenza di forti tensioni internazionali e di un’elevata incertezza politica in alcune economie avanzate, rappresentano i principali elementi di rischio per il sistema finanziario italiano. I dati dell’Istat indicano che nel 2024 il Pil è cresciuto dello 0,7 cento. A dicembre l’inflazione armonizzata al consumo era pari all’1,4 per cento; la sua componente di fondo all’1,816. In prospettiva, la riduzione dei tassi di interesse e il recupero del potere d’acquisto delle famiglie, favorito dalla moderata inflazione e dalla graduale ripresa delle retribuzioni, potranno fornire un impulso positivo all’economia.


L’alto livello del debito pubblico continua a rappresentare una significativa fonte di vulnerabilità per l’economia italiana, si legge. Nel 2024 l’indebitamento netto è diminuito e, secondo il quadro programmatico del Piano strutturale di bilancio di medio termine per gli anni 2025-29, dovrebbe continuare a ridursi progressivamente nei prossimi anni. Tuttavia, il debito in rapporto al prodotto è aumentato nel 2024 e continuerebbe a espandersi fino al 2026, anche per gli effetti dei crediti di imposta sulle ristrutturazioni edilizie maturati negli anni precedenti. I rischi per la stabilità finanziaria associati al mercato immobiliare sono contenuti. Nel terzo trimestre dello scorso anno i prezzi degli immobili residenziali sono saliti del 3,9 per cento rispetto a dodici mesi prima, senza che si siano tuttavia manifestati segnali di sopravvalutazione. Le compravendite restano inferiori al picco del 2022, anche per effetto di una domanda di abitazioni più debole. Nel comparto non residenziale le compravendite hanno continuato ad aumentare nella prima metà del 2024, mentre i prezzi sono rimasti invariati. I rischi provenienti dal settore privato non finanziario sono moderati. Il debito delle famiglie italiane in rapporto al reddito è molto inferiore a quello della media dell’area dell’euro e la quota di debito detenuta da nuclei finanziariamente vulnerabili è bassa17. Nel 2024 i prestiti sottoscritti per l’acquisto di abitazioni hanno registrato una lieve ripresa rispetto a un anno prima, mentre quelli per finalità di consumo sono cresciuti in misura maggiore. I redditi sono sostenuti da un elevato tasso di occupazione. Lo scorso anno la capacità delle imprese di rimborsare i debiti ha beneficiato di condizioni di bilancio favorevoli, dice ancora la relazione, in particolare di una leva finanziaria molto inferiore al picco osservato nel 2011 e di ampie disponibilità liquide. La solvibilità delle imprese più indebitate potrebbe tuttavia risentire della debole crescita dell’economia e del permanere di alti costi di finanziamento.

Euro estende rally a 1,0852 dollari, bilancio settimanale da record

Euro estende rally a 1,0852 dollari, bilancio settimanale da recordRoma, 7 mar. (askanews) – Prosegue e si estende per la terza seduta consecutiva il rally rialzista dell’euro, la valuta condivisa si scambia a 1,0852 dollari nel pomeriggio, continuando ad aggiornare i massimi dallo scorso novembre. A spingere l’euro è stata la prospettiva di un ondata di spese pubbliche su infrastrutture e difesa, dopo l’accordo tra Cdu e Spd in Germania per superare i limiti costituzionali sulle spese in deficit.


Secondo il Financial Times per l’euro – che finora è salito del 4,5% sul dollaro – si profila il maggior apprezzamento su un bilancio settimanale dal 2009 ad oggi.

8 marzo, Panetta (Bankitalia): educazione finanziaria dà risultati

8 marzo, Panetta (Bankitalia): educazione finanziaria dà risultatiRoma, 7 mar. (askanews) – Con le iniziative sull’educazione finanziaria portate avanti lo scorso anno assieme alle reti pubbliche della Rai, la Banca d’Italia è riuscita a raggiungere 7 milioni di italiani e “le analisi condotte ex post su questi programmi indicano che c’è stato un miglioramento dell’educazione finanziaria di 10 punti percentuali, più ampio per le donne. Questo è un modo piuttosto efficace per raggiungere i gruppi con minori livelli di educazione finanziaria”. Lo ha spiegato il governatore di Banca d’Italia, Fabio Panetta nel suo intervento alla conferenza sulla giornata internazionale della donna organizzata oggi a Francoforte dalla Banca centrale europea.


Bankitalia sta operando attivamente sull’educazione finanziaria da oltre un decennio. “Abbiamo realizzato che in Italia abbiamo un difficile divario di genere” su questo aspetto ed “è anche importante cercare di capire il perché” di questi divari. “Abbiamo risultati interessanti che suggeriscono che il divario di genere sull’educazione finanziaria riflette la situazione occupazionale”, ha spiegato. Quindi a Bankitalia “abbiamo lanciato diversi programmi”, mentre “effettuiamo indagini per cercare di capire quali siano i gruppi più deboli, tra cui donne, disoccupati e immigrati. Cerchiamo di fare programmi molto mirati e abbiamo una attenta valutazione ex post che ci aiuta a migliorare. Abbiamo raggiunto la popolazione in modo diversi, uno dei più efficaci – ha detto – sono le collaborazioni tra la Banca d’Italia e i canali pubblici televisivi: i nostri esperti partecipiamo in programmi televisivi con la Rai e cerchiamo di farlo in orari in cui si possono raggiungere i gruppi con minore educazione finanziaria. E introduciamo questi argomenti non in maniera accademica, ma in maniera colloquiale tra i nostri esperti e il presentatore, introducendo concetti di base con esempi. Ad esempio, su quando un consumatore chiede un mutuo che cosa debba discutere e come dovrebbe pianificare il proprio futuro finanziario. Concetti molto semplici – ha detto – spiegati con esempi concreti”.


Panetta è intervenuto ad un dibattito a cui partecipavano Christine Lagarde, presidente della Bce, Claudia Buch, presidente del ramo di Vigilanza bancaria della Bce, Klaas Knot, governatore della Banca centrale dell’Olanda, Annamaria Lusardi, professore della Stanford University e Joachim Nagel, presidente della Bundesbank. “In Italia rispetto ad altri paesi, il punto di inizio può essere stato diverso ma il miglioramento si è visto. E i programmi che abbiamo lanciato per gli studenti mostrano che abbiamo avuto un aumento medio dell’8%, ma più ampio per le ragazze che per i ragazzi. E abbiamo lanciato un programma chiamato ‘le donne contano’, disponibile sulla nostra piattaforma con sistemi interattivi. In alcuni casi la difficoltà che troviamo è entrare in contatto con quelli che hanno veramente più bisogno di educazione finanziaria, che a volte si sentono intimiditi dagli interlocutori. Quindi – ha detto Panetta – operiamo questi programmi assieme ai sindacati, a organizzazioni della società civile e a livello regionale”. (fonte immagine: ECB).

UniCredit perfeziona acquisizione di Aion Bank e Vodeno per 376 mln

UniCredit perfeziona acquisizione di Aion Bank e Vodeno per 376 mlnMilano, 7 mar. (askanews) – UniCredit, ottenute le approvazioni da parte di tutte le autorità competenti, ha acquisito l’intero capitale sociale della belga Aion Bank e della polacca Vodeno per un corrispettivo complessivo pari a 376 milioni di euro.


L’operazione, sottolinea UniCredit, segna un’accelerazione dell’attività della banca nel digital banking, rappresentando una delle prime mosse da parte di una banca nell’acquisizione della piena proprietà di una nuova tecnologia (senza alcuna dipendenza da fornitori terzi): questo garantisce una forte differenziazione rispetto ai puri fornitori di tecnologia, alle neobanche e agli operatori tradizionali in fase di trasformazione digitale. UniCredit ha ora accesso a una piattaforma cloud-based innovativa, scalabile e flessibile, basata su connettività API e con tecnologia smart contract incorporata, il tutto integrabile con i processi e le procedure della banca. I progetti iniziali consistono, tra l’altro, nel rientrare nel mercato polacco, nell’espansione nei paesi adiacenti dell’Europa occidentale e nell’offerta di soluzioni di Embedded Finance.


UniCredit prevede di investire progressivamente fino a 200 milioni di euro, con un payback inferiore ai due anni, con l’ambizione di aggiungere 2,5 milioni di clienti, raggiungendo un ROAC superiore al 25% e un rapporto costi/ricavi del 34% entro tre anni, il tutto con un impatto significativo sull’utile netto del Gruppo – come presentato con i risultati di fine anno 2024. “Il nostro impegno a fornire costantemente i migliori rendimenti sul mercato e distribuzioni sostenibili nel tempo è perfettamente bilanciato con l’impegno a investire nel futuro”, ha commentato Andrea Orcel, Ceo di UniCredit. “In questo contesto, Aion Bank/Vodeno rappresenta un investimento sia per migliorare la nostra capacità tecnologica – attraverso l’acquisizione di un team collaudato, che ha sviluppato uno dei sistemi bancari più moderni e flessibili in circolazione – sia per il nostro business, consentendoci di crescere in modo significativo attraverso l’ingresso in nuovi mercati, settori e segmenti di clientela. Questa è la dimostrazione dei risultati resi possibili dal nostro piano strategico e di tutti i successi che potremo raggiungere in futuro, a partire dal grande valore già generato da questo investimento”.


La chiusura di questa operazione – annunciata lo scorso 24 luglio – è perfettamente in linea con la nuova fase di accelerazione della strategia UniCredit Unlocked, che consente a UniCredit di imprimere maggiore velocità alla propria crescita organica entrando in nuovi mercati, business e segmenti di clientela, spiega la banca. Dimostra inoltre la disciplina in materia di M&A, che vede UniCredit concentrata sul valore incrementale derivante dagli investimenti che permetteranno al gruppo di migliorare il supporto ai clienti e alle comunità in tutta Europa.

Tim, Videndi: vogliamo vendere nostra quota, nelle migliori condizioni

Tim, Videndi: vogliamo vendere nostra quota, nelle migliori condizioniRoma, 6 mar. (askanews) – “Abbiamo chiarito che la nostra intenzione è di vendere la nostra quota in Telecom Italia e questo è il piano. Abbiamo visto molte speculazioni su questo ma quando saremo nella poszione di uscire dalla compagnia nelle migliori condizioni lo faremo. Siamo pragmatici e azionisti attivi e vogliamo dedicarci a fondo a trovare una soluzione per quanto riguarda l’attuale situazione”. Lo ha detto il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine in una call con gli analisti sui risultati del gruppo francese, primo azionista di Tim con una quota del 23,75%.

Bce taglia ancora i tassi ma ora potrebbe rallentare il passo

Bce taglia ancora i tassi ma ora potrebbe rallentare il passoRoma, 6 mar. (askanews) – La Banca centrale europea ha deciso un nuovo taglio da 0,25 punti percentuali ai tassi di interesse di riferimento dell’area euro, mentre ha rivisto al ribasso le sue previsioni sulla crescita economica. Al tempo stesso il Consiglio direttivo ha fornito segnali che fanno pensare ad un possibile cambio di passo sulla manovra di riduzione del freno monetario.


Con il taglio di oggi, infatti – con cui il tasso sui depositi, che resta il principale riferimento per il mercato, scende al 2,50% – “la politica monetaria diviene sensibilmente meno restrittiva”, recita il comunicato sulle decisioni. Una modifica significativa rispetto alle precedenti comunicazioni, che indicavano la linea monetaria come semplicemente “restrittiva”. Diversi analisti, ma non tutti, vi leggono un segnale sull’intenzione di fare una pausa sui tagli dei tassi al prossimo direttorio, che si terrà il 17 aprile. Interpellata su questa ipotesi, la presidente Christine Lagarde ha evitato di sbilanciarsi. Tanto più in questa fase di elevata incertezza, la Bce non intende vincolarsi ad un percorso predeterminato sui tassi. “Se i dati ci diranno che per raggiungere la destinazione la linea monetaria appropriata sarà tagliare lo faremo, se ci diranno che non è il caso allora non lo faremo e faremo una pausa. Decideremo volta per volta – ha detto -. Mi rendo conto che sia frustrante, mi dispiace, ma qualunque cosa dicessi di più non sarebbe responsabile, mentre la situazione cambia da un giorno con l’altro”.


Intanto la Bce ha rivisto al ribasso le sue previsioni sulla crescita economica media nell’area euro. Ora i tecnici dell’istituzione si attendono 0,9% del Pil quest’anno, 1,2% nel 2026 e 1,3% nel 2027. Nelle precedenti stime, lo scorso dicembre, indicavano 1,1% nel 2025, dell’1,4% nel 2026 e dell’1,3% nel 2027. Ha invece rimodulato quelle sull’inflazione: ora indicano 2,3% quest’anno, 1,9% nel 2026 e 2% nel 2027. Nelle precedenti stime indicavano 2,1% nel 2025, 1,9% nel 2026 e 2,1% nel 2027. L’obiettivo di inflazione della Bce è al 2%. Secondo l’istituzione una guerra commerciale innescata dai dazi decisi dall’amministrazione Usa dovrebbe indebolire la crescita economica dell’area euro e aumentare l’incertezza sul futuro dell’inflazione. “Una escalation delle tensioni commerciali abbasserebbe la crescita dell’area euro minando le esportazioni – ha detto Lagarde – e indebolendo l’economia globale”. Al tempo stesso “le crescenti frizioni nel commercio internazionale stanno aggiungendo incertezza alle prospettive per l’inflazione nell’area euro”.


“Una generale escalation delle tensioni potrebbe far deprezzare l’euro – ha proseguito – e aumentare i costi alle importazioni, che potrebbero creare pressioni al rialzo sull’inflazione. Al tempo stesso una minore domanda di esportazioni e un dirottamento di esportazione nell’area euro da altri paesi in sovracapacità potrebbe creare pressioni al ribasso sull’inflazione”. Invece, secondo il direttorio della Bce sia il piano di “riarmo” annunciato dalla Commissione europea, sia gli accordi in Germania tra Cdu e Spd per aumentare le spese in disavanzo avranno effetti “chiaramente a sostegno della crescita economica dell’area euro. Tutto poi è da valutare nei dettagli e siamo molto attenti a ulteriori sviluppi”. Ad ogni modo “è un lavoro in corso, dovremo capire come questo lavorerà, le tempistiche, i finanziamenti così potremo trarre delle conclusioni e valutare quanto contribuirà alla crescita e che impatto avrà su eventualmente sull’inflazione. Questa parte del lavoro non l’abbiamo ovviamente determinata”, ha aggiunto.


Infine, Lagarde ha mantenuto una linea causa sull’ipotesi che è stata riportata nelle discussioni da ricostruzioni di stampa, di passare alla confisca vera a propria dei titoli congelati della Russia, prevalentemente in Europa, a seguito della guerra in Ucraina. In merito alle ricadute che ci sarebbero da parte di altri investitori esteri, ha avvertito, qualunque decisione andrebbe basata sulle normative internazionali. L’euro ha consolidato i rialzi delle ultime due sedute e nel pomeriggio si scambia a 1,0828 dollari, sempre sui massimi da 4 mesi. Le Borse europee hanno chiuso in ordine sparso, la più positiva Francoforte (+1,59%) che continua a presagire una pioggia di spesa pubblica, Londra invece ha concluso con un meno 0,68%, Milano al più 0,68%. (fonte immagine: ECB 2025).

Lagarde: guerra dazi riduce crescita e alza incertezza su inflazione

Lagarde: guerra dazi riduce crescita e alza incertezza su inflazioneRoma, 6 mar. (askanews) – Una guerra commerciale innescata dai dazi decisi dall’amministrazione Usa dovrebbe indebolire la crescita economica dell’area euro e aumentano l’incertezza sul futuro dell’inflazione. Lo ha riferito la presidente della Bce, Christine Lagarde nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.


“Una escalation delle tensioni commerciali abbasserebbe la crescita dell’area euro minando le esportazioni – ha detto – e indebolendo l’economia globale”. Al tempo stesso “le crescenti frizioni nel commercio internazionale stanno aggiungendo incertezza alle prospettive per l’inflazione nell’area euro”. “Una generale escalation delle tensioni potrebbe far deprezzare l’euro – ha proseguito – e aumentare i costi alle importazioni, che potrebbero creare pressioni al rialzo sull’inflazione. Al tempo stesso una minore domanda di esportazioni e un dirottamento di esportazione nell’area euro da altri paesi in sovracapacità potrebbe creare pressioni al ribasso sull’inflazione”. (fonte immagine: ECB 2025).

La Bce taglia i tassi dell’eurozona di altri 0,25 punti, depositi al 2,50%

La Bce taglia i tassi dell’eurozona di altri 0,25 punti, depositi al 2,50%Roma, 6 mar. (askanews) – Nuovo taglio da 0,25 punti percentuali ai tassi di interesse di riferimento dell’area euro da parte della Bce, che ha rivisto al ribasso le sue previsioni sulla
crescita economica. Al termine del Consiglio direttivo, l’istituzione ha comunicato che il tasso sui depositi, che resta il principale riferimento per il mercato, scenderà così al 2,50%, il tasso sulle principali operazioni di rifinanziamento scenderà al 2,65% e il tasso sulle operazioni marginali al 2,95%. La decisione è in linea con le aspettative. “La politica monetaria diviene sensibilmente meno restrittiva, poiché – afferma l’istituzione in un comunicato – le riduzioni dei tassi di interesse rendono meno onerosi i nuovi prestiti a imprese e famiglie e il credito accelera”. Per le future mosse, la Bce ribadisce la volontà di mantenere “un approccio guidato dai dati, in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione”, “senza vincolarsi a un particolare
percorso dei tassi”. Intanto la Bce ha rivisto al ribasso le sue previsioni sulla crescita economica media nell’area euro. Ora i tecnici dell’istituzione si attendono 0,9% del Pil quest’anno, 1,2% nel
2026 e 1,3% nel 2027. Nelle precedenti stime, lo scorso dicembre, indicavano 1,1% nel 2025, dell`1,4% nel 2026 e dell`1,3% nel 2027. Ha invece rimodulato quelle sull’inflazione: ora indicano
2,3% quest’anno, 1,9% nel 2026 e 2% nel 2027. Nelle precedenti stime, lo scorso dicembre, indicavano 2,1% nel 2025, 1,9% nel 2026 e 2,1% nel 2027. L’obiettivo di inflazione della Bce è al 2%.


 

Bce taglia stime crescita e abbassa i tassi di altri 0,25 punti

Bce taglia stime crescita e abbassa i tassi di altri 0,25 puntiRoma, 6 mar. (askanews) – Nuovo taglio da 0,25 punti percentuali ai tassi di interesse di riferimento dell’area euro da parte della Bce, che ha rivisto al ribasso le sue previsioni sulla crescita economica. Al termine del Consiglio direttivo, l’istituzione ha comunicato che il tasso sui depositi, che resta il principale riferimento per il mercato, scenderà così al 2,50%, il tasso sulle principali operazioni di rifinanziamento scenderà al 2,65% e il tasso sulle operazioni marginali al 2,95%. La decisione è in linea con le aspettative.


“La politica monetaria diviene sensibilmente meno restrittiva, poiché – afferma l’istituzione in un comunicato – le riduzioni dei tassi di interesse rendono meno onerosi i nuovi prestiti a imprese e famiglie e il credito accelera”. Per le future mosse, la Bce ribadisce la volontà di mantenere “un approccio guidato dai dati, in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione”, “senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”. Intanto la Bce ha rivisto al ribasso le sue previsioni sulla crescita economica media nell’area euro. Ora i tecnici dell’istituzione si attendono 0,9% del Pil quest’anno, 1,2% nel 2026 e 1,3% nel 2027. Nelle precedenti stime, lo scorso dicembre, indicavano 1,1% nel 2025, dell’1,4% nel 2026 e dell’1,3% nel 2027. Ha invece rimodulato quelle sull’inflazione: ora indicano 2,3% quest’anno, 1,9% nel 2026 e 2% nel 2027. Nelle precedenti stime, lo scorso dicembre, indicavano 2,1% nel 2025, 1,9% nel 2026 e 2,1% nel 2027. L’obiettivo di inflazione della Bce è al 2%.

Lufthansa, Spohr: Ita è la priorità, saliremo al 90% e poi al 100%

Lufthansa, Spohr: Ita è la priorità, saliremo al 90% e poi al 100%Roma, 6 mar. (askanews) – Per il gruppo Lufthansa in questa fase “Ita è la priorità, è dove ci stiamo maggiormente focalizzando” posto che “quello che abbiamo per ora è una quota finanziaria”, mentre il vettore non è ancora pienamente integrato nel gruppo. Lo ha affermato l’amministratore delegato di Lufthansa, Carsten Spohr, durante la conference call con gli analisti sui risultati di bilancio. In una precedente conferenza stampa di presentazione, il manager ha sottolineato che in base agli accordi sottoscritti “abbiamo l’opzione per salire al 90% su Ita, ma la decisione non è stata ancora presa. Andremo al 90% e poi, in un secondo o in un terzo passo, andremo al 100%”.


Il tutto posto che “qualunque acquisizione” di quote detenute dallo Stato italiano potrà avvenire ove l’azionista pubblico sia a sua volta “disponibile affinché un completo takeover sia possibile. Non posso dare una risposta su questo”, ha puntualizzato. Al tempo stesso “spero che la Commissione europea comprenda che le compagnie europee hanno perso quote di mercato negli ultimi decenni, non solo rispetto all’Asia ma anche rispetto agli Usa e che ci serve un consolidamento” del trasporto aereo in Europa. Perché “ci sono troppe compagnie aeree piccole in Europa per avere la possibilità di competere con le grandi compagnie internazionali”.


E in questa ottica Spohr ha rivendicato come non ci sia “nessun altro che unisca così tante compagnie sotto un unico gruppo”. L’operazione su Ita “è un esempio” di questa costante integrazione. Il manager ha sottolineato che includendo il fatturato della compagnia italiana in quello totale “nel 2025 meno del 20% del nostro fatturato complessivo sarà realizzato in Germania. E già oggi più della metà dei nostri passeggeri viaggia con più di un marchio”. Il direttore finanziario, Till Streichert durante la call con gli analisti ha spiegato che anche a seguito del contributo di Ita per quest’anno è atteso un aumento dell’utile ante imposte (Ebit) di Lufthansa “a due cifre”. (fonte immagine: Lufthansa).