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Assicurazioni, Ania: ruolo centrale ma Italia fanalino coda in Ue

Assicurazioni, Ania: ruolo centrale ma Italia fanalino coda in UeRoma, 21 ago. (askanews) – Le assicurazioni hanno un “ruolo centrale” nello sviluppo del Paese. Non riescono a redistribuire ricchezza, ma sono molto efficaci nella mutualizzazione dei rischi. Oggi, però, gli italiani “si assicurano poco, molto poco. Siamo il fanalino di coda in Europa su questo tema” e “questo rende il Paese più fragile perché essere scoperti di fronte ai rischi che si presentano significa non poter investire abbastanza”. Così il presidente dell’Ania, Maria Bianca Farina, intervenendo al meeting di Rimini.

“Drenare risorse aggiuntive, quante ne servirebbero per il welfare, nella situazione in cui siamo e quasi impossibile”, ha sottolineato. “Questo rende un Paese più fragile, mentre se arriviamo a gestire in maniera sana, seria e trasparente un’integrazione di prestazioni pubbliche con quelle assicurative sicuramente il Paese sarà più protetto. Le persone, le famiglie e le imprese potranno svilupparsi”.

Intesa Sp, Barrese: nell’ultimo anno supportate 30 mln di persone

Intesa Sp, Barrese: nell’ultimo anno supportate 30 mln di personeRoma, 21 ago. (askanews) – “Nell’ultimo anno, attraverso anche il profitto generato, abbiamo supportato circa 30 milioni di persone attraverso pasti, vestiti, farmaci. Questo è un Paese in cui le differenze si stanno accentuando e, quindi, riuscire a dare indietro anche componenti importanti di quel profitto è un aspetto molto importante e serve anche per tenere insieme la società”. Lo ha detto il responsabile della divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo, Stefano Barrese, intervenendo al Meeting di Rimini.

Mutti: da imprenditore d’accordo su salario minimo, ma lo applichino tutti

Mutti: da imprenditore d’accordo su salario minimo, ma lo applichino tuttiRimini, 21 ago. (askanews) – “D’accordo sul salario minimo” perché per continuare a essere competitivi e produrre eccellenze occorre un “salario dignitoso ad ogni lavoratore”. Però “le leggi che vengono promosse” devono essere “applicate in modo omogeneo su tutta la nazione”, altrimenti le “aziende che rispettano giustamente le leggi” rischiano di essere svantaggiate. Lo ha detto l’amministratore delegato di Mutti, Francesco Mutti, anche presidente di Centromarca, a margine di un incontro al Meeting di Rimini.

“Come imprenditore – ha spiegato Mutti – sono d’accordo: sul salario minimo noi come sistema Paese dobbiamo, ancora una volta, capire qual è il sistema economico nel quale vogliamo muoverci. L’Italia deve essere un Paese delle eccellenze e per fare eccellenze dobbiamo riuscire, tra le tante cose, anche a dare un salario dignitoso ad ogni lavoratore”. “Dobbiamo però anche essere certi di un’altra cosa – ha aggiunto l’imprenditore – che le leggi che vengono promosse, vengano applicate in modo omogeneo su tutta la nazione, perché tante volte si rischia di avere una lotta interna e uno svantaggio competitivo per quelle aziende che rispettano giustamente le leggi, rispetto ad altre realtà che invece vivono in realtà separate”.

Citigroup valuta riassetto con più potere a Ceo Jane Fraser

Citigroup valuta riassetto con più potere a Ceo Jane FraserRoma, 21 ago. (askanews) – L’amministratore delegato di Citigroup Jane Fraser sta prendendo in considerazione un piano per sciogliere la più grande divisione della banca in quello che sarebbe il più significativo cambiamento della sua struttura aziendale in quasi 15 anni. Lo hanno rivelato al Financial Times fonti che hanno familiarità con la proposta.

Il piano suddividerebbe l’Institutional Clients Group (Icg) – che ha generato quasi i tre quarti dei 14,8 miliardi di dollari di profitti netti di Citi nel 2022 – nei suoi tre principali segmenti di attività: investment e corporate banking, mercati globali e servizi di transazione. Le unità appena separate sarebbero state gestite dai loro attuali capi, che riferirebbero direttamente a Fraser, affidandole un maggiore controllo quotidiano. La proposta, se adottata, porterebbe al maggiore rinnovamento delle linee di riporto da quando la top manager è subentrata nel 2021.

Le discussioni interne arrivano dopo il recente annuncio che la che Paco Ybarra, il veterano di 36 anni che gestisce Icg, se ne andrà entro la metà del prossimo anno. Nessun sostituto è stato nominato per Ybarra e le persone che hanno familiarità con le deliberazioni affermano che la banca non ne sta attivamente cercando uno. Per più di un decennio Citi ha operato con due divisioni: Icg e una divisione focalizzata sul consumatore che comprende la banca al dettaglio, le carte di credito e la gestione patrimoniale di Citi.

Citi ha già detto che prevede di dividere la gestione patrimoniale dal resto della sua banca dei consumatori. La gestione patrimoniale sarà gestita da Andy Sieg, che entrerà a far parte della banca a ottobre dopo essere stato assunto da Bank of America. Lo scioglimento di Icg in esame darebbe alla banca un totale di cinque divisioni – tre unità di business commerciali e due consumer – che riportano direttamente a Fraser. Il feudo di Ybarra e un simile gruppo di gestione dal lato dei consumatori cesserebbe di esistere.

Citi ha rifiutato di commentare. Le persone che hanno familiarità con la proposta hanno avvertito che non è stata presa alcuna decisione definitiva e che il piano è solo una delle numerose opzioni prese in considerazione.

La Banca popolare cinese taglia prime rate di dieci punti al 3,45%

La Banca popolare cinese taglia prime rate di dieci punti al 3,45%Milano, 21 ago. (askanews) – La Banca popolare cinese (Pboc) taglia di 10 punti base il Loan prime rate a un anno, portando il tasso privilegiato di interesse al 3,45% contro il precedente 3,55%. E’ il valore più basso da quando nel 2019 è stato introdotto dalla Pboc il nuovo meccanismo di calcolo.

La Banca centrale di Pechino ha invece lasciato invariato al 4,2% il China loan prime rate a 5 anni, il tasso di riferimento per i mutui immobiliari. Una decisione contro le previsioni degli analisti che, ipotizzando una sterzata per dare vivacità all’economia del Dragone, avevano stimato una sforbiciata al 4,05%.

Inflazione, Mutti: fase critica è fortemente alle spalle

Inflazione, Mutti: fase critica è fortemente alle spalleMilano, 21 ago. (askanews) – “Credo che la fase critica sia fortemente alle spalle. Mi aspetto un autunno che ci possa permettere progressivamente di ritornare a una crescita dei costi non troppo dissimile da quella degli anni scorsi”. A dirlo in una intervista a IlSussidiario, nel giorno del suo intervento al Meeting di Rimini, il presidente di Centromarca Francesco Mutti.

“Stiamo uscendo dalla parabola del 2022. Anche qui con un nota bene – avverte – le banche centrali credono che l’incremento dei tassi possa provocare effetti immediati sull’economia reale. Non è così: le tempistiche sono diverse e molto più lunghe”. “L’economia reale è un’enorme portaerei. Prima di poter cambiare rotta, c’è bisogno di tanto tempo – conclude – In autunno, forse, risentiremo degli effetti di manovre effettuate lo scorso anno”.

Pil, Barrese: Italia con fondamentali forti, per 2023 ci attendiamo +1%

Pil, Barrese: Italia con fondamentali forti, per 2023 ci attendiamo +1%Milano, 21 ago. (askanews) – “L’Italia ha fondamentali forti e lo ha dimostrato in questi mesi crescendo più di molti importanti competitor internazionali”; “continuerà a essere un punto di riferimento dell’economia europea: per il 2023 ci attendiamo un aumento del pil intorno all’1%, più della media europea”. Lo ha detto Stefano Barrese, Responsabile della divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, ospite oggi del Meeting di Rimini, in una intervista a Il Sussidiario.

“Se oggi siamo in grado di segnare certi risultati – ha spiegato Barrese – lo dobbiamo alla capacità delle piccole e medie imprese di trasformarsi e adattarsi, con una flessibilità che trova nel sistema delle filiere italiane un ulteriore punto di forza e distintivo. Filiere corte e ramificate a livello locale e molto diffuse nei distretti industriali, che offrono esempi positivi su cosa possono fare le imprese per rafforzarsi, crescere e offrire maggiori prospettive occupazionali”. Barrese ha ricordato che “dal 2015 Intesa Sanpaolo investe sulla crescita e gli investimenti di queste imprese attraverso Programma Sviluppo Filiere, a oggi sono oltre 860 le filiere che hanno aderito con un beneficio diretto per circa 20.000 fornitori che complessivamente muovono un giro d’affari di oltre 97 miliardi di euro. Oltre a questo, il nostro intervento a supporto delle Pmi si è tradotto in oltre 19 miliardi di euro di credito a medio e lungo termine nei primi sei mesi di quest’anno. Sono 1.900 le aziende sostenute nel ritorno alla normale operatività da inizio anno, con beneficio nella salvaguardia dei posti di lavoro. A conferma del nostro ruolo di riferimento per l’economia reale – ha concluso – abbiamo infine stanziato oltre 30 miliardi di euro a favore di imprese e famiglie per contrastare l’impatto dell’aumento dei costi e dell’inflazione, dando la possibilità di sospendere o rimodulare mutui e prestiti, allungandone la durata, in particolare e unici tra tutti, fino a 40 anni per gli under 36 e permettendo rateizzazioni a tasso zero”.

Mutti: trimestre anti-inflazione non strada giusta, Gdo ha potere abnorme

Mutti: trimestre anti-inflazione non strada giusta, Gdo ha potere abnormeMilano, 21 ago. (askanews) – Per il presidente di Centromarca, Francesco Mutti, la strada per riportare i prezzi del largo consumo in un alveo di sostenibilità passa per il taglio del cuneo fiscale, a cui già il governo sta lavorando, ma anche per una riduzione se non un azzeramento dell’Iva su questi prodotti. La strada imboccata dal governo, di un paniere di prodotti a prezzi calmierati per un trimestre, invece, non è quella giusta da percorrere, anche perchè la distribuzione “ha potere di vita e di morte sulle aziende”.

Mutti parla, in una intervista a IlSussidiario nel giorno del suo intervento al Meeting di Rimini, dopo la decisione della associazione che dirige, insieme a Unionfood, di non aderire all’iniziativa del governo del trimestre anti-inflazione. “Ci sono diverse manovre da attuare per incrementare la capacità di acquisto dei consumatori. Sicuramente la riduzione del cuneo fiscale, su cui sta lavorando il governo, permette di mettere più euro nelle tasche dei lavoratori – dice – Il secondo elemento può essere una riduzione o addirittura un azzeramento delle aliquote Iva su alcuni beni di largo consumo. Il Governo poi dovrebbe intervenire per rendere più efficienti le filiere. Come dicevo in precedenza, le aziende italiane sono piccole”. E c’è il tema del salario minimo: “Mi sembra corretto. Dobbiamo essere in grado di pagare il giusto prezzo per la manodopera. Ma con un nota bene: dobbiamo essere certi che tutti seguano le leggi. E questo è un compito dello Stato”.

La decisione di non aderire all’iniziativa lanciata dal ministero delle Imprese, appoggiata invece dalla grande distribuzione, è stata dirompente e ha messo in luce, ancora una volta, la spaccatura tra industria e distribuzione. Mutti torna sulle ragioni di questa scelta spiegando che “non è possibile per un’associazione svolgere attività sui prezzi. Il nostro legislatore prevede che il mercato sia libero di muoversi senza alcuna interferenza. Aggiungo, inoltre, che fra le aziende dei beni di largo consumo non esiste un monopolio. Nessuna azienda italiana, per le sue dimensioni, può condizionare il mercato. Cosa che non è altrettanto vera per quanto riguarda la distribuzione. Che esercita il cosiddetto ‘buying power’” Questo potere delle grandi catene nella negoziazione con i propri fornitori secondo Mutti “rischia di fornire ulteriore potere alla distribuzione. Che ha catene, non dimentichiamocelo, con quote di mercato non dell’1% ma del 10% e oltre, con miliardi di euro di fatturato. E un potere di vita o di morte rilevante nei confronti delle aziende. Un potere enorme e abnorme. Quindi non è con quella strada che noi andiamo a migliorare la situazione”.

Calderone: con supporto formazione e lavoro 350 euro al mese per occupabili

Calderone: con supporto formazione e lavoro 350 euro al mese per occupabiliRimini, 21 ago. (askanews) – Dal primo settembre sarà operativo il supporto per la formazione e il lavoro: una indennità di 350 euro al mese per 12 mesi al massimo. A spiegare la nuova misura che sostituirà il vecchio Reddito di cittadinanza è Marina Elvira Calderone, ministro del Lavoro e delle politiche sociali, in una intervista a IlSussidiario.net, nel giorno in cui è previsto il suo intervento al Meeting di Rimini.

“Gli occupabili escono dal Reddito di cittadinanza – spiega – per accedere, se decideranno di aderirvi, al Supporto per la formazione e il lavoro, gestito attraverso la nuova piattaforma Siils (Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa). Si tratta, come dice la legge, di una ‘misura di attivazione al lavoro, mediante la partecipazione a progetti di formazione, di qualificazione e riqualificazione professionale, di orientamento, di accompagnamento al lavoro e di politiche attive del lavoro’. Lo strumento è richiedibile dal prossimo primo settembre e prevede un’indennità di 350 euro al mese per un massimo di 12 mesi, subordinata alla partecipazione al proprio progetto personalizzato, per la durata dello stesso”. “Certamente è uno strumento che parte da un presupposto totalmente diverso rispetto al passato – prosegue Calderone – Chi deciderà di aderire avrà a disposizione un percorso di accompagnamento a comprendere i propri fabbisogni formativi, le opportunità di crescita delle competenze individuali, le opportunità di partecipare a progetti di utilità collettiva o al servizio civile, le possibilità di entrare in contatto con il sistema delle Agenzie per il lavoro, l’adesione a proposte di lavoro”. “Il tutto – conclude la ministra – con una sinergia tra i soggetti che in Italia sono autorizzati a intermediare la domanda e offerta di lavoro. Siamo in una fase di forte crescita della domanda di lavoratori da parte delle imprese, anche per i profili medio bassi. Quindi le condizioni per affrontare questa sfida crediamo ci siano, soprattutto se a raggiungere l’obiettivo, insieme alle Regioni, concorrono le Agenzie per il lavoro, gli enti formativi accreditati e il sistema della bilateralità. E se la dimensione della sussidiarietà sarà pienamente coinvolta”.

Calderone: su salario minimo uscire da contrapposizione ideologica

Calderone: su salario minimo uscire da contrapposizione ideologicaRimini, 21 ago. (askanews) – Quello del salario minimo legale è un tema “complesso e va fatto uscire dalla contrapposizione ideologica”. Per questo resta “fondamentale” il ruolo dei sindacati con i quali occorre continuare il “confronto”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone, oggi ospite al Meeting di Rimini, in un’intervista a IlSussidiario.net.

“Il tema del salario minimo legale è complesso e va fatto uscire dalla contrapposizione ideologica, tanto più se si vuole affrontare il più complesso scenario del lavoro povero – ha spiegato Calderone – Per questo viene affidata al Cnel, organo costituzionale che è formato dalle rappresentanze delle parti sociali e presso il quale si depositano i contratti collettivi, la realizzazione di un’analisi approfondita e comparata sulla contrattazione italiana. La ricognizione effettuata dal Cnel sarà complementare alle valutazioni degli strumenti e degli interventi, anche a valere sulla prossima Legge di bilancio, che il ministero del lavoro e il Governo individueranno e sottoporranno al Parlamento”. Il ruolo dei sindacati sarà “fondamentale”. Infatti, ha ricordato il ministro del Lavoro “la stessa Commissione europea nei giorni scorsi ha rimarcato che l’obiettivo della Direttiva sul salario minimo è quello di estendere la contrattazione collettiva, particolarmente in Paesi come l’Italia in cui oltre il 90% dei lavoratori è coperto da un contratto collettivo di riferimento. Ne consegue che il ruolo dei sindacati è di primaria importanza, per la loro funzione di tutela delle condizioni di lavoro. Per questo motivo, su un tema così delicato come quello del lavoro povero, il confronto deve esserci”.