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Bankitalia raddoppia la stima del Pil 2023 (+1,3%) e abbassa le stime dell’inflazione (6,1%)

Bankitalia raddoppia la stima del Pil 2023 (+1,3%) e abbassa le stime dell’inflazione (6,1%)Roma, 16 giu. (askanews) – La Banca d’Italia ha rivisto nettamente al rialzo la previsione di crescita economica della Penisola di quest’anno, all’1,3% ora l’espansione del Pil attesa è più del doppio del più 0,6% stimato lo scorso gennaio. All’opposto Bankitalia ha ritoccato al ribasso le attese sul successivo biennio, al più 1% sul 2024 e al più 1,1% sul 2025, laddove sei mesi fa prevedeva il più 1,2% di crescita per ognuno di questi due anni. Migliorano le attese su inflazione e mercato del lavoro.

La crescita è rivista al rialzo nel 2023 grazie a un andamento migliore delle attese nel primo trimestre, afferma Bankitalia co un comunicato, e al ribasso nel biennio 2024-25, principalmente per via di un più forte deterioramento delle condizioni finanziarie. Lo scorso 7 giugno anche l’Ocse aveva raddoppiato la previsione di crescita del Pil dell’Italia sul 2023 al più 1,2%, mentre sul 2024 prevedeva un più 1%. Queste proiezioni sono state elaborate dagli esperti di Via Nazionale nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema, relativo all’intera area euro e che è stato rese note ieri dalla Bce. Sono basate sulle informazioni disponibili al 23 maggio per la formulazione delle ipotesi tecniche e al 31 maggio per i dati congiunturali. Una più ampia discussione dello scenario previsivo verrà presentata, come di consueto, nel Bollettino economico della Banca d’Italia in uscita il prossimo 14 luglio.

Lo scenario presentato presuppone che le tensioni connesse con il conflitto in Ucraina non comportino ulteriori difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime. Il quadro macroeconomico risente invece degli effetti di condizioni monetarie e creditizie più restrittive per imprese e famiglie. Lo scenario incorpora le misure contenute nel c.d. “Decreto Lavoro” e tiene conto degli interventi finanziati nell’ambito del programma Next Generation Eu, sulla base delle informazioni più aggiornate relative al Pnrr. Le previsioni di inflazione sono state attenuate al 6,1% sulla media di quest’anno, al 2,3% sul prossimo e al 2% sul 2025. A gennaio Bankitalia pronosticava un carovita 2023 al 6,5%, sul 2024 il 2,6% e sul 2025 al 2%. Migliorano anche le attese sul tasso di disoccupazione: 7,7% sia quest’anno che il prossimo e 7,6% del 2025. Sei mesi fa era previsto un 8,2% quest’anno, il 7,9% il prossimo, per poi calare al 7,6% nel 2025 L’inflazione è stata rivista al ribasso principalmente per la discesa dei corsi energetici, più rapida di quanto ipotizzato a gennaio. “Queste proiezioni sono circondate da un’incertezza elevata, con rischi per la crescita orientati prevalentemente al ribasso. Il conflitto in Ucraina rimane uno dei principali fattori di instabilità, da cui possono scaturire nuovi rincari delle materie prime e un deterioramento della fiducia di famiglie e imprese – avverte Bankitalia -. Rischi non trascurabili sono anche connessi con l’evoluzione dell’attività economica globale, che potrebbe risentire in misura maggiore degli effetti della restrizione monetaria in atto nelle economie avanzate, riflettendosi in una minore domanda dall’estero di beni e servizi italiani”.

Il Pil “potrebbe inoltre essere frenato da un più forte irrigidimento delle condizioni di offerta del credito. I rischi per l’inflazione sono bilanciati. Pressioni al rialzo potrebbero provenire, oltre che da nuovi aumenti dei prezzi delle materie prime, dalla possibilità che la trasmissione del calo dei prezzi dell’energia a quelli degli altri beni e dei servizi risulti significativamente più lenta e meno pronunciata rispetto alle regolarità osservate in passato. Per contro – conclude lo studio – la possibilità di un deterioramento più marcato e duraturo della domanda aggregata potrebbe tradursi in una inflazione più contenuta rispetto a quanto prefigurato”.

Ita, Mef: ok Corte dei Conti ad accordo con Lufthansa

Ita, Mef: ok Corte dei Conti ad accordo con LufthansaRoma, 16 giu. (askanews) – La Corte dei Conti ha registrato l’atto di approvazione dell’accordo per la cessione di una quota di minoranza di ITA Airways a Deutsche Lufthansa.

Il contratto già firmato dal Mef, dalla compagnia tedesca e da Ita prevede per il biennio 23-24 che Lufthansa acquisisca una partecipazione pari al 41% del capitale sociale di ITA Airways a fronte di un investimento di 325 milioni di euro. Il piano industriale 2023-2027 condiviso tra MEF e Lufthansa prevede una crescita dei ricavi dai 2,5 miliardi di euro attesi quest’anno a 4,1 miliardi di euro previsti per il 2027.

Bankitalia raddoppia stima Pil 2023 +1,3%, lima 2024 +1% e 2025 +1,1%

Bankitalia raddoppia stima Pil 2023 +1,3%, lima 2024 +1% e 2025 +1,1%Roma, 16 giu. (askanews) – La Banca d’Italia ha rivisto nettamente al rialzo la previsione di crescita economica della Penisola di quest’anno, all’1,3% ora l’espansione del Pil attesa è più del doppio del più 0,6% stimato lo scorso gennaio. All’opposto Bankitalia ha ritoccato al ribasso le attese sul successivo biennio, al più 1% sul 2024 e al più 1,1% sul 2025, laddove sei mesi fa prevedeva il più 1,2% di crescita per ognuno di questi due anni. Migliorano le attese su inflazione e mercato del lavoro.

La crescita è rivista al rialzo nel 2023 grazie a un andamento migliore delle attese nel primo trimestre, afferma Bankitalia co un comunicato, e al ribasso nel biennio 2024-25, principalmente per via di un più forte deterioramento delle condizioni finanziarie. Lo scorso 7 giugno anche l’Ocse aveva raddoppiato la previsione di crescita del Pil dell’Italia sul 2023 al più 1,2%, mentre sul 2024 prevedeva un più 1%. Queste proiezioni sono state elaborate dagli esperti di Via Nazionale nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema, relativo all’intera area euro e che è stato rese note ieri dalla Bce. Sono basate sulle informazioni disponibili al 23 maggio per la formulazione delle ipotesi tecniche e al 31 maggio per i dati congiunturali. Una più ampia discussione dello scenario previsivo verrà presentata, come di consueto, nel Bollettino economico della Banca d’Italia in uscita il prossimo 14 luglio.

Lo scenario presentato presuppone che le tensioni connesse con il conflitto in Ucraina non comportino ulteriori difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime. Il quadro macroeconomico risente invece degli effetti di condizioni monetarie e creditizie più restrittive per imprese e famiglie. Lo scenario incorpora le misure contenute nel c.d. “Decreto Lavoro” e tiene conto degli interventi finanziati nell’ambito del programma Next Generation Eu, sulla base delle informazioni più aggiornate relative al Pnrr. Le previsioni di inflazione sono state attenuate al 6,1% sulla media di quest’anno, al 2,3% sul prossimo e al 2% sul 2025. A gennaio Bankitalia pronosticava un carovita 2023 al 6,5%, sul 2024 il 2,6% e sul 2025 al 2%. Migliorano anche le attese sul tasso di disoccupazione: 7,7% sia quest’anno che il prossimo e 7,6% del 2025. Sei mesi fa era previsto un 8,2% quest’anno, il 7,9% il prossimo, per poi calare al 7,6% nel 2025 L’inflazione è stata rivista al ribasso principalmente per la discesa dei corsi energetici, più rapida di quanto ipotizzato a gennaio. “Queste proiezioni sono circondate da un’incertezza elevata, con rischi per la crescita orientati prevalentemente al ribasso. Il conflitto in Ucraina rimane uno dei principali fattori di instabilità, da cui possono scaturire nuovi rincari delle materie prime e un deterioramento della fiducia di famiglie e imprese – avverte Bankitalia -. Rischi non trascurabili sono anche connessi con l’evoluzione dell’attività economica globale, che potrebbe risentire in misura maggiore degli effetti della restrizione monetaria in atto nelle economie avanzate, riflettendosi in una minore domanda dall’estero di beni e servizi italiani”.

Il Pil “potrebbe inoltre essere frenato da un più forte irrigidimento delle condizioni di offerta del credito. I rischi per l’inflazione sono bilanciati. Pressioni al rialzo potrebbero provenire, oltre che da nuovi aumenti dei prezzi delle materie prime, dalla possibilità che la trasmissione del calo dei prezzi dell’energia a quelli degli altri beni e dei servizi risulti significativamente più lenta e meno pronunciata rispetto alle regolarità osservate in passato. Per contro – conclude lo studio – la possibilità di un deterioramento più marcato e duraturo della domanda aggregata potrebbe tradursi in una inflazione più contenuta rispetto a quanto prefigurato”.

Editoria, giganti informatici trattano accordi su “addestramento” IA

Editoria, giganti informatici trattano accordi su “addestramento” IARoma, 16 giu. (askanews) – I giganti informatici occidentali impegnati sull’intelligenza artificiale stanno negoziando accordi pilota con diversi gruppi editoriali sull’utilizzo delle notizie per lo sviluppo e “l’addestramento” di queste nuove tecnologie. Lo riporta il Financial Times, esso stesso coinvolto in alcune di queste trattative, secondo cui da un lato vi sono gruppi come Open AI, Google, Microsoft e Adobe, dall’altro la News Corporation, Axel Springer il New York Times e il Guardian.

L’ipotesi è che i gruppi editoriali si vedano riconoscere un abbonamento per il libero uso dei loro contenuti per lo sviluppo di tecnologie alla base di sistemi come ChatGpt (di Open AI) o Bard (di Google). Secondo il quotidiano l’industria editoriale vorrebbe evitare l’errore commesso all’inizio dell’era dell’Internet di massa, quando le case editrici offrirono contenuti gratuitamente ai giganti informatici che poi sfruttarono questo canale per allestire giri d’affari multimiliardari di pubblicità online.

Scioperi, Garante: in calo, da 1.617 in 2017 a 1.129 in 2022

Scioperi, Garante: in calo, da 1.617 in 2017 a 1.129 in 2022Roma, 16 giu. (askanews) – “In coincidenza con la crisi pandemica” si è evidenziata “una riduzione del conflitto. In particolare, si è passati da 1.617 scioperi effettuati nel 2017 a 894 nel 2020 (anno della crisi pandemica), 1.009 nel 2021 e 1.129 nel 2022”. questi i dati che emergono dalla Relazione annuale della presidente della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Orsola Razzolini, presentata a Roma presso la sede dell’Autorità.

“I rinnovi del Ccontratto collettivo nazionale di lavoro costituiscono certamente una delle possibili spiegazioni – seppure non l’unica – della significativa riduzione del conflitto nei settori dell’igiene ambientale, delle telecomunicazioni, delle pulizie e multiservizi”. Inoltre, “l’emergenza epidemiologica ha costretto tutte (o quasi) le imprese produttive ad una precipitosa conversione verso lo svolgimento del lavoro nella forma del cosiddetto smart working o “lavoro agile”, spingendo in avanti i processi di digitalizzazione già in atto. Questo, da un lato, ha modificato le abitudini dei lavoratori e dei cittadini utenti dei servizi pubblici essenziali, e, dall’altro, ha comportato per le Aziende erogatrici dei servizi un grande impegno nella trasformazione dei processi produttivi e nella rimodulazione dell’offerta commerciale”.

In linea generale, scrive la presidente Razzolini, “può confermarsi l’efficacia dell’attività preventiva esercitata da questa Autorità. In questi sei anni, gli adeguamenti alle indicazioni della Commissione e le revoche delle azioni di sciopero susseguenti ad un invito in tal senso si sono attestati su una percentuale del 95%”. E “non v’è dubbio che, in un contesto caratterizzato da un certo tasso di conflittualità e attraversato negli ultimi anni da eventi drammatici e dirompenti come la crisi pandemica, la guerra e l’emergenza inflazionistica, l’efficacia degli interventi preventivi della Commissione, così come il basso ricorso a strumenti sanzionatori, sottendono una consolidata accettazione delle parti sociali della funzione preventiva e regolativa esercitata quotidianamente da questa Autorità”.

A tale fine, rileva la presidente “resta ferma l’importanza di una costante ricerca del coinvolgimento delle parti sociali nelle decisioni di indirizzo adottate dall’Autorità tenendo fede all’ispirazione e all’impostazione di fondo della Legge 146 del 1990”.

L’Istat: l’inflazione scende al 7,6%. Calano i prezzi dell’energia

L’Istat: l’inflazione scende al 7,6%. Calano i prezzi dell’energiaRoma, 16 giu. (askanews) – A maggio l’inflazione registra un aumento dello 0,3% su base mensile e del 7,6% su base annua, da +8,2% nel mese precedente. Lo ha reso noto l’Istat confermando la stima preliminare. La decelerazione del tasso di inflazione si deve, in prima battuta, al rallentamento su base tendenziale dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (da +26,6% a +20,3%) e, in misura minore, di quelli degli alimentari lavorati (da +14,0% a +13,2%), degli altri beni (da +5,3% a +5%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +6,0% a +5,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +6,9% a +6,7%). Tali effetti sono stati solo in parte compensati dalle tensioni al rialzo dei prezzi degli alimentari non lavorati (da +8,4% a +8,8%) e di quelli dei servizi relativi all’abitazione (da +3,2% a +3,5%). L’”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, registra un lieve rallentamento da +6,2% a +6%, così come quella al netto dei soli beni energetici, che passa da +6,3% a +6,2%.

Si attenua la crescita su base annua dei prezzi dei beni (da +10,3% a +9,3%) e in misura minore quella relativa ai servizi (da +4,8% a +4,6%), portando il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni a -4,7 punti percentuali, da -5,5 di aprile. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano in termini tendenziali (da +11,6% a +11,2%), come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +7,9% a +7,1%). L’aumento congiunturale dell’indice generale si deve principalmente ai prezzi degli alimentari non lavorati (+1,5%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,0%), degli alimentari lavorati (+0,6%) e dei servizi relativi all’abitazione (+0,4%), a cui si oppone il calo dei prezzi degli Energetici non regolamentati (-1,6%) e regolamentati (-0,2%).

L’inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,6% per l’indice generale e a +4,7% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo aumenta dello 0,3% su base mensile e dell’8% su base annua (in decelerazione da +8,6% di aprile); la stima preliminare era +8,1%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% su base mensile e del 7,2% su base annua.

Inflazione, Istat conferma: a maggio in calo al 7,6%, giù energia

Inflazione, Istat conferma: a maggio in calo al 7,6%, giù energiaRoma, 16 giu. (askanews) – A maggio l’inflazione registra un aumento dello 0,3% su base mensile e del 7,6% su base annua, da +8,2% nel mese precedente. Lo ha reso noto l’Istat confermando la stima preliminare.

La decelerazione del tasso di inflazione si deve, in prima battuta, al rallentamento su base tendenziale dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (da +26,6% a +20,3%) e, in misura minore, di quelli degli Alimentari lavorati (da +14,0% a +13,2%), degli Altri beni (da +5,3% a +5%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +6,0% a +5,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +6,9% a +6,7%). Tali effetti sono stati solo in parte compensati dalle tensioni al rialzo dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +8,4% a +8,8%) e di quelli dei Servizi relativi all’abitazione (da +3,2% a +3,5%). L’”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, registra un lieve rallentamento da +6,2% a +6%, così come quella al netto dei soli beni energetici, che passa da +6,3% a +6,2%.

Si attenua la crescita su base annua dei prezzi dei beni (da +10,3% a +9,3%) e in misura minore quella relativa ai servizi (da +4,8% a +4,6%), portando il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni a -4,7 punti percentuali, da -5,5 di aprile. I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano in termini tendenziali (da +11,6% a +11,2%), come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +7,9% a +7,1%).

L’aumento congiunturale dell’indice generale si deve principalmente ai prezzi degli Alimentari non lavorati (+1,5%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,0%), degli Alimentari lavorati (+0,6%) e dei Servizi relativi all’abitazione (+0,4%), a cui si oppone il calo dei prezzi degli Energetici non regolamentati (-1,6%) e regolamentati (-0,2%). L’inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,6% per l’indice generale e a +4,7% per la componente di fondo.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo aumenta dello 0,3% su base mensile e dell’8% su base annua (in decelerazione da +8,6% di aprile); la stima preliminare era +8,1%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% su base mensile e del 7,2% su base annua.

Pnrr, Gentiloni: decisione su III rata entro fine mese o a breve

Pnrr, Gentiloni: decisione su III rata entro fine mese o a breveRoma, 15 giu. (askanews) – “Complessivamente penso che questa decisione arriverà per la fine del mese o nel breve termine”. Lo ha affermato il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, rispondendo ad una domanda sul pagamento della III rata del Pnrr all’Italia, durante la conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo.

“In questi giorni – ha riferito – ci sta una delegazione dei nostri servizi a Roma e penso che questa missione probabilmente darà alcune risposte” alle domande sul Pnrr italiano. “Voglio anche aggiungere, non per minimizzare il problema, che la stessa cooperazione costruttiva è stata necessaria con altri Paesi che non sono stati in grado di concludere nei giorni previsti. Quindi, complessivamente, lavoriamo in maniera positiva e avremo una decisione penso per la fine del mese”, ha ribadito.

Gentiloni: economia eurozona resta resiliente, ma alta incertezza

Gentiloni: economia eurozona resta resiliente, ma alta incertezzaRoma, 15 giu. (askanews) – “L’economia dell’eurozona resta resiliente”, ma “in un contesto di persistente elevata incertezza, come dimostra la revisione dei dati sul Pil del primo trimestre di diversi Stati membri”. Lo ha affermato il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni nella conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo.

Ai lavori, oggi e domani con tutto l’Ecofin, partecipa anche la direttrice del Fmi, Kristalina Georgieva rispetto alle valutazioni dell’istituzione di Washington sui Paesi Ue. “Particolarmente incoraggiante è la forza dei nostri mercati del lavoro: nel primo trimestre dell’anno l’occupazione è cresciuta dello 0,6% nell’eurozona”, hanno notato Gentiloni. E intanto i prezzi dell’energia e l’inflazione totale hanno continuato ad attenuarsi, sebbene al 6,1% a maggio il carovita resti elevato. “Quindi è cruciale che le politiche di bilancio e monetarie spingano nella stessa direzione”, ha concluso.

La Bce alza ancora i tassi e spazza via l’ipotesi di una “pausa”

La Bce alza ancora i tassi e spazza via l’ipotesi di una “pausa”Roma, 15 giu. (askanews) – La Banca centrale europea tira dritto sui rialzi dei tassi di interesse. Nonostante dati che hanno sancito una caduta in recessione (per ora) “tecnica” dell’eurozona, e nonostante calmieramenti della dinamica inflazionistica, l’istituizione ha operato un nuovo aumento da 25 punti base su tutti i riferimenti. Inoltre, la presidente Christine Lagarde ha spazzato via qualunque ipotesi di “pausa”, dopo quella decisa ieri dalla Federal Reserve americana.

“E’ molto probabile che a luglio continueremo ad alzare i tassi”, ha detto chiaro e tondo nella conferenza stampa a seguito del Consiglio direttivo. Perché alla Bce “siamo determinati” a far abbassare l’inflazione e la manovra rialzista proseguirà “fino a quando non ci sarà un cambiamento materiale” della dinamica. Il tasso sulle principali operazioni di rifinanziamento sale così al 4%, massimo dal luglio del 2007, il tasso sui depositi sale al 3,50%, massimo dal maggio del 2001, e quello sulle operazioni marginali al 4,25%, massimo dall’ottobre del 2007.

Ora, se il rialzo di oggi era ampiamente atteso e scontato, meno lo è questa presa di posizione così esplicita sulle decisioni di luglio. Tanto più che finora la stessa istituzione affermava che avrebbe fatto le sue scelte in base all’evolversi dei dati determinandole “volta per volta”. Eloquente che quest’ultimo aspetto (sulle decisioni riunione per riunione) sia stato omesso stavolta dalla comunicazione. A spiegare questo rinnovato spirito “da falco” della Bce e di Lagarde possono contribuire le nuove previsioni economiche. I tecnici della Bce hanno rivisto al rialzo le attese di inflazione: al 5,4% sul 2023, al 3% sul 2024 e al 2,2% sul 2025. Soprattutto hanno nettamente rivisto al rialzo le attese sull’inflazione di fondo, cioè quella depurata da energia e alimentari: nel 2023 si collocherebbe al 5,1%, per poi ridursi al 3% nel 2024 e al 2,3% nel 2025. Tutti valori superiori all’obiettivo del 2% della Bce.

Parallelamente la Bce ha ritoccato al ribasso le attese di crescita economica su quest’anno e sul prossimo: indicando ora un tasso di crescita dello 0,9% nel 2023, dell’1,5% nel 2024 e dell’1,6% nel 2025. Con l’aumento dei tassi di oggi “abbiamo fatto quello che avevamo detto. Abbiamo finto? – si è chiesta retoricamente Lagarde -: No, non siamo a destinazione. Abbiamo ancora strada da fare? Sì, e posso anche dare una indicazione: è molto probabile che a luglio continueremo ad alzare i tassi”.

Nonostante i calmieramenti l’inflazione è prevista restare “troppo alta per troppo tempo”. E per questo il Consiglio intende portare i tassi “a livelli sufficientemente restrittivi” e poi tenerceli “finché necessario”. La Bce ha anche formalizzato la decisione, su cui si era già orientata, di azzerare a partire da luglio i rinnovi di titoli in scadenza accumulati con il programma di acquisti App. Lagarde non ha invece posto enfasi sulla recente revisione in peggio dei dati sul Pil da parte di Eurostat: con due cali consecutivi dello 0,1%, sul quarto trimestre 2022 e il primo del 2023, l’area è ufficialmente in recessione tecnica. La recessione piena è quando il Pil segna una diminuzione su un intero anno. Secondo la presidente Bce “l’attività economica dell’area euro ha ristagnato negli ultimi mesi” ed è probabile che si mantenga “debole nel breve termine”, ma poi dovrebbe “rafforzarsi nel corso dell’anno con il calo dell’inflazione”. Le preoccupazioni di Francoforte restano tutte sbilanciate sul caro vita. Lagarde ha reiterato i richiami ai governi a ritirare le misure di aiuto contro il caro energia, ora che i prezzi stanno calando. Mentre ha lanciato segnali anche alle parti sociali sulle contrattazioni salariali. “I recenti accordi salariali in alcuni Paesi hanno aggiunto pressioni all’inflazione”. All’opposto, ha aggiunto, la debolezza della domanda interna potrebbe frenare le pressioni sui prezzi. E ha comunque chiarito che al momento la Bce non ravvisa spirali tra prezzi e buste paga. Non vi è traccia nella linea mostrata delle richieste delle “colombe”, che vorrebbero una maggiore prudenza nella conduzione di questa fase finale della stretta monetaria, accordando al rischio di fare troppo sui tassi la stessa attenzione che finora si è data, in maniera prevalente, a quello opposto di fare troppo poco. E secondo alcuni analisti la pretesa di vedere “un materiale cambiamento” della dinamica inflazionistica, prima di interrompere la stretta sui tassi, potrebbe implicare un rialzo anche a settembre. (di Roberto Vozzi)