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Maltempo, SIMEST: dal 26 giugno al via richieste ristori per aziende

Maltempo, SIMEST: dal 26 giugno al via richieste ristori per aziendeRoma, 8 giu. (askanews) – SIMEST – la Società del Gruppo CDP che sostiene la crescita delle imprese italiane nel mondo – comunica che – a partire dal 26 giugno alle ore 09:00 – le aziende esportatrici potranno accedere al portale dedicato sul sito simest.it per richiedere i ristori relativi ai danni materiali diretti subiti a causa dell’eccezionale ondata di maltempo.

Si tratta di contributi a fondo perduto per 300 milioni di euro complessivi che SIMEST mette a disposizione delle imprese in quanto gestore dei fondi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Le risorse possono essere richieste dalle PMI e dalle Mid Cap che abbiano sede operativa o unità locali nei comuni e nelle frazioni colpite dall’alluvione e che abbiano registrato nell’ultimo esercizio un fatturato dedicato all’export del 10%.

In particolare: una quota fino a 30 milioni di euro è riservata alle Micro e Piccole imprese una quota fino a 180 milioni di euro è riservata alle PMI (incluse le Micro e Piccole imprese) una quota fino a 90 milioni di euro è invece riservata alle Mid Cap (un numero di dipendenti oltre le 250 unità e fino a 1.500). Ciascuna impresa potrà richiedere un importo massimo fino a 1,5 milioni di euro. La concessione dei Contributi sarà disposta secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili.

Contemporaneamente ai ristori, SIMEST dà avvio, per le imprese dei territori colpiti, a una sospensione fino al 31 dicembre 2023 dei pagamenti in quota capitale e interessi su tutti i finanziamenti in essere a valere sul Fondo 394 e sulla misura PNRR-Fondo 394, fermo restando la durata massima del finanziamento originariamente concesso. L’impegno di SIMEST in supporto del tessuto produttivo colpito dall’alluvione si completerà con la concessione di finanziamenti agevolati per €400 milioni a valere sul Fondo 394/81 gestito per conto della Farnesina. La misura sarà accessibile non solo alle imprese esportatrici ma – per la prima volta – anche a tutte le aziende della filiera produttiva locale.

Eurolandia cade in recessione tecnica, Pil primo trimestre -0,1%

Eurolandia cade in recessione tecnica, Pil primo trimestre -0,1%Roma, 8 giu. (askanews) – L’economia dell’eurozona è caduta in recessione tecnica. Nel primo trimestre del 2023 il Pil ha subito una contrazione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, secondo i nuovi dati diffusi da Eurostat. Il calo segue una contrazione analoga dello 0,1% nel quarto trimestre del 2022.

In questo modo, con due trimestri consecutivi di contrazione l’area euro si trova in quella che gli economisti definiscono recessione tecnica, laddove una recessione vera e propria è rappresentata dal calo del Pil su un intero anno. Il dato comunicato oggi dall’ente di statistica comunitario segna una revisione in peggio, rispetto alla stima di una crescita congiunturale dello 0,1% che era stata indicata lo scorso 16 maggio. Sempre nel primo trimestre, la dinamica di crescita su base annua dell’area euro si è indebolita al più 1%, a fronte del più 1,8% di fine 2022.

La dinamica dell’economia si è rivelata particolarmente negativa in Germania, con un calo dello 0,3% nel primo trimestre che segue un meno 0,5% a fine 2022, e in Olanda con un meno 0,7%, laddove il finale dello scorso anno era stato positivo per lo 0,4%. Tra le altre grandi economie Ue, in Francia il Pil ha segnato un aumento dello 0,2% dopo una dinamica piatta fine 2022, in Italia ha registrato una ripresa dello 0,6% dopo il meno 0,1% del quarto trimestre e in Spagna un aumento dello 0,5% dopo il più 0,4% di fine 2022.

Si conferma invece, nello stesso periodo, una crescita più sostenuta per l’occupazione dell’insieme dell’area euro: +0,6% rispetto al trimestre precedente, peraltro in accelerazione rispetto al +0,3% segnato da questa voce e quarto trimestre. La crescita degli occupati su base annua si è attestata l’1,6%, a fronte del +1,5% del quarto trimestre.

Lavoro, entro agosto imprese prevedono quasi 1,4 mln di assunzioni

Lavoro, entro agosto imprese prevedono quasi 1,4 mln di assunzioniRoma, 8 giu. (askanews) – Sono circa 568mila le assunzioni, a tempo determinato superiori ad un mese o a tempo indeterminato, previste dalle imprese a giugno e salgono a quasi 1,4 milioni avendo come orizzonte previsionale l’intero trimestre giugno-agosto, con un incremento di oltre 9mila unità rispetto a giugno 2022 (+1,5%) e di circa 37mila unità sul corrispondente trimestre (+2,8%). Nel mese, sono turismo e manifatturiero (rispettivamente con oltre 7mila e 4mila assunzioni in più) a sostenere la domanda di lavoro, mentre registrano una flessione costruzioni, servizi alle persone, i servizi finanziari e assicurativi e servizi informatici e delle telecomunicazioni. Anche per giugno si conferma elevata la difficoltà di reperimento incontrata dalle imprese nel reclutare il personale: sono difficili da reperire quasi la metà dei lavoratori ricercati (+6,8 p.p. su giugno 2022). A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

A giugno, l’industria nel suo complesso ricerca circa 134mila lavoratori che salgono a 348mila nel trimestre giugno-agosto. Per il manifatturiero, che è alla ricerca di 89mila lavoratori nel mese e di 237mila nel trimestre, le maggiori opportunità di lavoro riguardano le industrie della meccatronica che ricercano 22mila lavoratori nel mese e 58mila nel trimestre, seguite dalle industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (circa 18mila nel mese e 45mila nel trimestre) e da quelle alimentari (13mila nel mese e 46mila nel trimestre). Per il settore delle costruzioni sono programmate 44mila assunzioni nel mese e circa 111mila assunzioni nel trimestre. Sono invece 434mila i contratti di lavoro previsti dal settore dei servizi nel mese in corso e oltre 1 milione quelli per il trimestre giugno-agosto. È il turismo a offrire le maggiori opportunità di occupazione con oltre 164mila lavoratori ricercati nel mese e circa 353mila nel trimestre, seguito dal comparto dei servizi alle persone (71mila nel mese e 165mila nel trimestre) e dal commercio (69mila nel mese e 171mila nel trimestre).

La difficoltà di reperimento conferma il dato elevato di maggio, attestandosi al 46,0%. Il Borsino delle professioni del Sistema Informativo Excelsior segnala, tra le professioni tecniche e ad elevata specializzazione, gli specialisti nelle scienze della vita (farmacisti, biologi, agronomi ecc.) con l’80,3% di difficile reperimento, seguiti dai tecnici in campo ingegneristico (68,9%) e i tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (68,5%), mentre tra le figure degli operai specializzati si distinguono gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (72,5%) e i fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (70,7%). In aumento la previsione per i contratti a tempo indeterminato (rispetto a giugno 2022 +12mila unita; +14,8 %), anche come effetto dell’elevata difficoltà di reperimento del personale; mentre d’altra parte l’incremento è meno rilevante per i contratti a termine e stagionali (rispetto all’anno precedente +8mila; + 2,3%) e diminuiscono le previsioni peri contratti di collaborazione occasionale e a partita IVA (rispetto al 2022 -15mila; -40,5%) e i contratti in somministrazione (-2mila; -2,9%). Cresce ancora, inoltre, la domanda di lavoratori immigrati con 114mila ingressi programmati nel mese (+18mila rispetto allo stesso periodo del 2022), pari al 20,1% del totale.

Sotto il profilo territoriale è da sottolineare l’elevato mismatch riscontrato dalle imprese nel Nord est per cui sono difficili da reperire circa il 52% dei profili ricercati con punte del 57,8% per il Trentino-Alto Adige. Mismatch che si attesta al 47,1% per le imprese del Nord ovest, al 42,5 per le imprese del Sud e isole e al 42,4% per le imprese del Centro.

Eurozona, crescita prosegue sommessa nel I trimestre, Pil +0,1%

Eurozona, crescita prosegue sommessa nel I trimestre, Pil +0,1%Roma, 8 giu. (askanews) – Nel primo trimestre di quest’anno la crescita economica dell’eurozona ha mantenuto una dinamica sottotono, con un più 0,1% del Pil rispetto ai tre mesi precedenti, analoga a quanto registrato nel quarto trimestre del 2022. Lo riporta Eurostat, secondo cui la dinamica di crescita su base annua si è attenuata al più 1%, a fronte del più 1,8% di fine 2022.

Nel frattempo l’aumento dell’occupazione è proseguito in maniera più +vigorosa, con un più 0,6% nell’area euro nel primo trimestre, segnando anzi una accelerazione rispetto al più 0,3% del quarto trimestre del 2022. In questo caso la dinamica di crescita dell’occupazione su base annua si è rafforzata all’1,6%, secondo lente di statistica Ue, a fronte del più 1,5% di fine 2022.

Ocse raddoppia la stima di crescita 2023 sull’Italia, ma ritardi Pnrr

Ocse raddoppia la stima di crescita 2023 sull’Italia, ma ritardi PnrrRoma, 7 giu. (askanews) – L’Ocse ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica globali e dell’Italia, in particolare per quest’anno. Sulla Penisola, ora la stima sul Pil 2023 è del più 1,2%, praticamente raddoppiata rispetto a quanto indicava lo scorso 17 marzo. Sul 2024 è invece confermata l’attesa di un più 1%. Per l’inflazione, dopo l’8,7% dello scorso anno, l’Ocse prevede una moderazione al 6,4% sulla media del 2023, sempre in Italia, e un ulteriore rallentamento al 3% nel 2024.

Secondo l’ente parigino, il tasso di disoccupazione resterà invariato all’8,1% sia quest’anno che il prossimo. Un livello contenuto in base ai precedenti storici, mentre “i posti liberi sono elevati e l’occupazione continua a crescere vigorosamente nonostante un calo della popolazione in età lavorativa”, recita il capitolo sull’Italia dell’Economic Outlook. Passando al quadro generale, la crescita globale ora è prevista al 2,7% quest’anno, mentre lo scorso marzo l’Ocse prevedeva un più 2,6%. Il quadro di insieme quindi è leggermente migliorato, ma secondo il rapporto resta “fragile” e caratterizzato dal persistere di diversi rischi e incognite, a cominciare dalla guerra in Ucraina. La stima sul 2024 è stata confermata al più 2,9%. Per l’area euro ora l’ente parigino prevede un più 0,9% del Pil quest’anno e più 1,5% il prossimo. Per gli Usa +1,6% quest’anno e +1% il prossimo. Per la Cina +5,4% quest’anno e +5,1% il prossimo.

Il Pil aggregato dell’area Ocse dovrebbe crescere dell’1,4% sia sul 2023 che sul 2024. Da segnalare, poi, che l’organizzaizone ha ulteriormente ridimensionato la previsione di calo del Pil della Russia di quest’anno, ora stima un meno 1,5%, ossia un intero punto percentuale meno grave rispetto alla previsione che era stata già ritoccata al ribasso lo scorso 17 marzo. Per il 2024 l’ente parigino ha limato la previsione di calo del Pil russo al meno 0,4%. Tornando sull’Italia, l’organizzazione, che ha sede a Parigi, rileva diffusi ritardi sulle spese dei piani del Pnrr e chiede al governo di sostituire “i progetti irrealizzabili” con altri. Guardando alla spesa cumulata a fine 2022 del Pnrr “circa il 50% è al di sotto dei piani iniziali”, prevalentemente a riflesso di “ritardi sull’attuazione degli investimenti dei progetti di investimento pubblico. La priorità – si legge – dovrebbe essere di rimpiazzare rapidamente i progetti irrealizzabili con piani realizzabili e rafforzare la capacità della Pubblica amministrazione di gestire efficientemente e attuare i progetti di spesa pubblica previsti dal Pnrr”.

Passando ai conti pubblici, quest’anno il rapporto tra deficit di bilancio e Pil dell’Italia risulterà praticamente dimezzato al 4,1%, fronte dell’8% dello scorso anno, mentre nel 2024 l’incidenza del deficit dovrebbe ulteriormente attenuarsi al 3,2%, appena sopra la soglia Maastricht. Sempre secondo l’Ocse, il debito pubblico sul Pil è previsto calare quest’anno al 140,7%, a fronte del 144,3% del 2022, e limarsi ulteriormente al 139,4% nel 2024. Mentre iniziano a farsi sentire gli effetti della stretta monetaria e le misure di aiuto a imprese e famiglie contro il caro energia vengono progressivamente rimosse, il quadro della politica economica in Italia “sta diventando restrittivo”. E questa linea “leggermente restrittiva appare ampiamente appropriata – prosegue l’Economic Outlook -: sarà necessario proseguire il consolidamento nei prossimi anni per mettere il debito-Pil su una traiettoria più sostenibile”.

Infine, l’Ocse ha ulteriormente rivisto al ribasso le previsioni di inflazione nell’area euro di quest’anno al 5,8%, ma ha ritoccato al rialzo al 3,2% la stima sul 2024. Quanto alla stretta monetaria che la Bce ha avviato per cercare di farla rientrare, l’ente prevede che aumenti complessivamente i suoi tassi di interesse di altri 50 punti base, portando il riferimento sulle principali operazioni di rifinanziamento al 4,25% e che mantenga questo livello per tutto il 2024. Ed “è probabile che sia necessario un periodo di crescita al di sotto della media per aiutare ad abbassare le pressioni sui prezzi”.

L’Ocse raddoppia la stima di crescita dell’Italia nel 2023 ma vede ritardi sul Pnrr

L’Ocse raddoppia la stima di crescita dell’Italia nel 2023 ma vede ritardi sul PnrrRoma, 7 giu. (askanews) – L’Ocse ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica globali e dell’Italia, in particolare per quest’anno. Sulla Penisola, ora la stima sul Pil 2023 è del più 1,2%, praticamente raddoppiata rispetto a quanto indicava lo scorso 17 marzo. Sul 2024 è invece confermata l’attesa di un più 1%. Per l’inflazione, dopo l’8,7% dello scorso anno, l’Ocse prevede una moderazione al 6,4% sulla media del 2023, sempre in Italia, e un ulteriore rallentamento al 3% nel 2024.

Secondo l’ente parigino, il tasso di disoccupazione resterà invariato all’8,1% sia quest’anno che il prossimo. Un livello contenuto in base ai precedenti storici, mentre “i posti liberi sono elevati e l’occupazione continua a crescere vigorosamente nonostante un calo della popolazione in età lavorativa”, recita il capitolo sull’Italia dell’Economic Outlook. Passando al quadro generale, la crescita globale ora è prevista al 2,7% quest’anno, mentre lo scorso marzo l’Ocse prevedeva un più 2,6%. Il quadro di insieme quindi è leggermente migliorato, ma secondo il rapporto resta “fragile” e caratterizzato dal persistere di diversi rischi e incognite, a cominciare dalla guerra in Ucraina. La stima sul 2024 è stata confermata al più 2,9%. Per l’area euro ora l’ente parigino prevede un più 0,9% del Pil quest’anno e più 1,5% il prossimo. Per gli Usa +1,6% quest’anno e +1% il prossimo. Per la Cina +5,4% quest’anno e +5,1% il prossimo.

Il Pil aggregato dell’area Ocse dovrebbe crescere dell’1,4% sia sul 2023 che sul 2024. Da segnalare, poi, che l’organizzaizone ha ulteriormente ridimensionato la previsione di calo del Pil della Russia di quest’anno, ora stima un meno 1,5%, ossia un intero punto percentuale meno grave rispetto alla previsione che era stata già ritoccata al ribasso lo scorso 17 marzo. Per il 2024 l’ente parigino ha limato la previsione di calo del Pil russo al meno 0,4%. Tornando sull’Italia, l’organizzazione, che ha sede a Parigi, rileva diffusi ritardi sulle spese dei piani del Pnrr e chiede al governo di sostituire “i progetti irrealizzabili” con altri. Guardando alla spesa cumulata a fine 2022 del Pnrr “circa il 50% è al di sotto dei piani iniziali”, prevalentemente a riflesso di “ritardi sull’attuazione degli investimenti dei progetti di investimento pubblico. La priorità – si legge – dovrebbe essere di rimpiazzare rapidamente i progetti irrealizzabili con piani realizzabili e rafforzare la capacità della Pubblica amministrazione di gestire efficientemente e attuare i progetti di spesa pubblica previsti dal Pnrr”.

Passando ai conti pubblici, quest’anno il rapporto tra deficit di bilancio e Pil dell’Italia risulterà praticamente dimezzato al 4,1%, fronte dell’8% dello scorso anno, mentre nel 2024 l’incidenza del deficit dovrebbe ulteriormente attenuarsi al 3,2%, appena sopra la soglia Maastricht. Sempre secondo l’Ocse, il debito pubblico sul Pil è previsto calare quest’anno al 140,7%, a fronte del 144,3% del 2022, e limarsi ulteriormente al 139,4% nel 2024. Mentre iniziano a farsi sentire gli effetti della stretta monetaria e le misure di aiuto a imprese e famiglie contro il caro energia vengono progressivamente rimosse, il quadro della politica economica in Italia “sta diventando restrittivo”. E questa linea “leggermente restrittiva appare ampiamente appropriata – prosegue l’Economic Outlook -: sarà necessario proseguire il consolidamento nei prossimi anni per mettere il debito-Pil su una traiettoria più sostenibile”.

Infine, l’Ocse ha ulteriormente rivisto al ribasso le previsioni di inflazione nell’area euro di quest’anno al 5,8%, ma ha ritoccato al rialzo al 3,2% la stima sul 2024. Quanto alla stretta monetaria che la Bce ha avviato per cercare di farla rientrare, l’ente prevede che aumenti complessivamente i suoi tassi di interesse di altri 50 punti base, portando il riferimento sulle principali operazioni di rifinanziamento al 4,25% e che mantenga questo livello per tutto il 2024. Ed “è probabile che sia necessario un periodo di crescita al di sotto della media per aiutare ad abbassare le pressioni sui prezzi”.

Mes, Gramegna: “Negativo che un Paese non ratifichi la riforma”

Mes, Gramegna: “Negativo che un Paese non ratifichi la riforma”Roma, 7 giu. (askanews) – “Il fatto che un paese non ratifichi la riforma del Mes non è negativo solo perché non ci dà il backstop sulle banche, ma anche perché così non riusciamo a completare un impegno che abbiamo preso” collettivamente come governi Ue. Lo ha affermato il direttore del Meccanismo europeo di stabilità, Pierre Gramegna durante un dibattito alla conferenza sull’integrazione finanziaria organizzata da Bce e Commissione europea, con un chiaro riferimento alla mancata ratifica da parte dell’Italia.

“Il Mes potrà fare di più in futuro col nuovo Trattato, soprattutto sulle linee di credito precauzionali – ha detto – se ci fossero shock e dei paesi scegliessero di farvi ricorso prima che si creino problemi”. Più in generale, secondo Gramegna “ci servono banche europee forti. Questo è anche più importante che parlare dell’Unione bancaria. Oggi le banche hanno utili da record e ne sono contento – ha detto – perché aiuterà la salute finanziaria delle nostre banche”.

Inflazione, Istat stima 6,6% in 2023, 2024 2,9%, 2025 e 2026 2%

Inflazione, Istat stima 6,6% in 2023, 2024 2,9%, 2025 e 2026 2%Roma, 7 giu. (askanews) – L’Istat prevede che in Italia l’indice di inflazione armonizzato con il resto dell’Ue (Ipca) si attenui quest’anno al 6,6%, per poi continuare a moderarsi al 2,9% nel 2024 e al 2% sia sul 2025 che sul 2026. Lo si legge in una comunicazione sugli scostamenti tra inflazione stimata e effettiva sui dati relativi al 2019-2022 e sulle previsioni per gli anni 2023-2026.

“La previsione – spiega l’Istat – tiene conto dei cambiamenti metodologici introdotti quest’anno relativi alla scelta dell’indicatore di riferimento da utilizzare per i prezzi dei beni energetici importati e della nuova elasticità di risposta dei prezzi al consumo dei prodotti energetici rispetto alle variazioni tendenziali dei prezzi all’import della componente energia. Essa risulta pari a 0,308. Nell’aggiornamento della nota metodologica si evidenzia come, nella fase di crescita dei prezzi dei beni energetici relativa al periodo 2021-2022, la stima della nuova elasticità di risposta, con riferimento alla finestra di stima 2013-2022, sia statisticamente più significativa”.

Sangalli: mancano 480mila lavoratori nel turismo e nel commercio

Sangalli: mancano 480mila lavoratori nel turismo e nel commercioRoma, 7 giu. (askanews) – Mancano all’appello quasi 500 mila lavoratori nei settori del commercio e del turismo. Trovarli, in oltre il 40% dei casi, sarà complicato perchè non ci sono le competenze adeguate. Ecco perchè è necessario fare formazione e programmare flussi ad hoc di lavoratori immigrati. A lanciare l’allarme è il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, dal palco dell’assemblea annuale dell’associazione.

La premessa del leader di Confcommercio è che “c’è spazio, per nuova occupazione” perchè “il terziario di mercato sta vivendo una persistente carenza di personale”. Dati alla mano, Sangalli ha spiegato che “nel turismo e nel commercio, mancano, ad esempio, rispetto al 2022, circa 480 mila lavoratori. E per oltre il 40 per cento, vi è un concreto rischio che la domanda non possa essere soddisfatta, soprattutto per la mancanza di competenze”. Occorre, allora, “intervenire per colmare la distanza tra formazione ed esigenze delle imprese, così come per programmare adeguati flussi di lavoratori immigrati”.

Quanto al recente decreto lavoro, “il nostro giudizio – ha detto – è positivo. Penso all’ulteriore intervento di riduzione del cuneo contributivo sui redditi da lavoro dipendente ed al maggiore tetto di detassazione per i premi aziendali. Occorre proseguire con determinazione su questa strada. Andrà però chiarito come confermare, nel 2024, i tagli del cuneo fin qui operati”. Mlp

L’Ocse raddoppia la stima di crescita dell’Italia (+1,2%), ma sul Pnrr avverte: ritardi sulle spese

L’Ocse raddoppia la stima di crescita dell’Italia (+1,2%), ma sul Pnrr avverte: ritardi sulle speseRoma, 7 giu. (askanews) – L’Ocse ha consistentemente rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica dell’Italia per quest’anno: ora stima un aumento del Pil dell’1,2%, praticamente il doppio di quanto indicato lo scorso 17 marzo. Nel capitolo sulla penisola contenuto nell’ultimo Economica Outlook, l’ente parigino conferma invece all’1% la previsione di crescita sul 2024. Per l’inflazione, dopo l’8,7% dello scorso anno, l’Ocse prevede una moderazione al 6,4% sulla media del 2023 e un ulteriore rallentamento del carovita al 3% nel 2024.

Bene anche su un altro fronte: quest’anno il rapporto tra deficit di bilancio e Pil dell’Italia risulterà praticamente dimezzato al 4,1%, fronte dell’8% dello scorso anno, mentre nel 2024 l’incidenza del deficit dovrebbe ulteriormente attenuarsi al 3,2%, appena sopra la soglia Maastricht. Sono le previsioni dell’Ocse, contenute nel capitolo sull’Italia dell’ultimo Economic Outlook. Il livello del debito pubblico sul Pil è previsto calare quest’anno al 140,7%, a fronte del 144,3% del 2022, e limarsi ulteriormente al 139,4% nel 2024. L’Ocse promuove anche la politica economica restrittiva dell’Italia, ma sottolinea la necessità di attenzione al percorso del Pnrr, avvertendo ritardi di spesa. Mentre iniziano a farsi sentire gli effetti della stretta monetaria e le misure di aiuto a imprese e famiglie contro il caro energia vengono progressivamente rimosse, il quadro della politica economica in Italia, infatti, “sta diventando restrittivo”. E questa linea “leggermente restrittiva appare ampiamente appropriata – afferma l’Ocse nel suo Economic Outlook – e sarà necessario proseguire il consolidamento nei prossimi anni per mettere il debito-Pil su una traiettoria più sostenibile”. “La rapida attuazione delle riforme strutturali e dei piani di investimento del Pnrr sarà di importanza primaria per sostenere l’attività sul breve termine – aggiunge l’ente parigino – e gettare le basi per una crescita sostenibile nel medio termine”.

Sul Pnrr l’Ocse infatti rileva diffusi ritardi sulle spese dei piani del Pnrr e chiede al governo di sostituire “i progetti in realizzabili” con altri progetti praticabili, rafforzando al tempo stesso l’efficienza della Pubblica amministrazione e la sua capacità di gestire le spese previste dal piano. “Le spese sui fondi di NextGenerationEU sono ben indietro rispetto al previsto, con la spesa cumulata a fine 2022 circa il 50% al di sotto dei piani iniziali, che prevalentemente riflette ritardi sull’attuazione degli investimenti dei progetti di investimento pubblico”, afferma l’Ocse. “La priorità dovrebbe essere di rimpiazzare rapidamente i progetti irrealizzabili con piani realizzabili – afferma l’ente parigino – e rafforzare la capacità della Pubblica amministrazione di gestire efficientemente e attuare i progetti di spesa pubblica previsti dal Pnrr”. E per l’Ocse “è cruciale che questi progetti includano spese su infrastrutture per facilitare le transizioni digitali e verde, così come l’espansione degli asili nido per promuovere la partecipazione al mercato del lavoro delle donne in un contesto di rapida riduzione della popolazione in età lavorativa”.