Landini sul Def: tre miliardi per il cuneo non bastanoRoma, 12 apr. (askanews) – “La riduzione di due punti del cuneo contributivo che avevamo ottenuto dal governo Draghi, solo quella costava 4,5 miliardi di euro. Non so con tre miliardi cosa vogliano fare”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervistato a SkyTG24 Economia. “La nostra richiesta era di una riduzione di 5 punti che porterebbe ad un aumento reale medio dei salari di 100 euro” ha aggiunto “Mi sembra che queste risorse non servano a risolvere l’emergenza salariale e poi parliamo comunque di sei mesi”.
Ocse, record “aiuti a sviluppo” 204 mld in 2022 (16,1 mld a Ucraina)Roma, 12 apr. (askanews) – La montagna di fondi inviati all’Ucraina impegnata nella guerra contro la Russia – 16,1 miliardi di dollari nel 2022 contro meno di 1 miliardo nel 2021 (918 milioni) – ha consistentemente contribuito all’esplosione dell’ammontare totale degli “aiuti pubblici allo sviluppo” stanziati dall’insieme dei paesi Ocse. Secondo l’organizzazione parigina nel 2022 complessivamente questa voce è cresciuta del 13,6% raggiungendo un ammontare mai visto prima, 204 miliardi di dollari a fronte di 186 miliardi nel 2021.
Con un comunicato, l’Organizzazione per la cooperazione lo sviluppo economico riporta che l’incremento riflette anche l’esplosione dei fondi dedicati all’accoglienza di rifugiati (tra cui ovviamente ci sono anche quelli dall’Ucraina) che hanno raggiunto 29,3 miliardi di dollari lo scorso anno, il 14,4% degli aiuti totali allo sviluppo contro 12,8 miliardi nel 2021. Escludendo questa voce, precisa l’Ocse, lo scorso anno la crescita degli aiuti allo sviluppo si ridimensiona al 4,6%. I rialzi più marcati hanno riguardato i fondi stanziati da Polonia (+255,6%), Repubblica Ceca (+167,1 %), Irlanda (+125,1%), Lituania (+121,6%), Slovenia (+48,7%) e Austria (+36,2 %). Con 6,468 miliardi di dollari, secondo le tabelle dell’Ocse gli aiuti allo Sviluppo erogati dall’Italia lo scorso anno sono cresciuti del 15,8%, sopra la media.
Roma, 11 apr. (askanews) – Il Documento di economia e finanza (Def) 2023, approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, è improntato a stime “prudenti e realistiche”, per dare messaggi di “serietà e affidabilità ai mercati e all’Unione europea”. “Ambizione responsabile” come l’ha definita il Ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, inviando un suo commento prima di partire per Washington per gli incontri del Fondo Monetario. Se i conti tengono, limitate risultano le risorse a disposizione per misure espansive nella prossima manovra, solo 4 miliardi di euro come differenza tra il deficit/pil tendenziale del 2024(3,5%) e quello programmatico (3,7%). Ulteriori misure dovranno essere coperte da tagli alla spesa, maggiori entrate o rimodulazioni di voci di bilancio. Per il 2023 sono a disposizione ulteriori risorse pari a 3 miliardi di euro che, come ha annunciato il Mef, verranno destinate alla riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori a reddito medio-basso.
Il Documento dà conto di una crescita del prodotto interno lordo dell’1% nel quadro programmatico (lo 0,9% nel tendenziale), più sostenuta di quanto stimato a novembre scorso nel Documento Programmatico di bilancio (0,6%). Per il 2024 la stima di crescita viene invece prevista al ribasso rispetto al Dpb: all’1,5% contro l’1,9% di novembre scorso. E ancora in calo all’1,3% nel 2025. Il rapporto deficit/pil e quello debito/pil continuano la tendenza alla discesa graduale. Per quanto riguarda l’indebitamento netto della P.a, il Def conferma gli obiettivi programmatici del Dpb: 4,5% nel 2023, 3,7% nel 2024, 3% nel 2025 e 2,5% nel 2026. Il rapporto debito/pil nel 2022 è risultato migliore delle aspettative, al 144,4%, inferiore di 1,3 punti percentuali rispetto al Dpb di novembre. Il calo continuerà nei prossimi anni per raggiungere il 142,1% nel 2023, il 141,4% nel 2024, il 140,9% nel 2025 e il 140,4% nel 2026. Il Mef tiene a precisare che gli effetti di riduzione del debito sarebbero stati più marcati se “il superbonus del 110% non avesse avuto gli impatti sui saldi di finanza pubblica che si sono finora registrati”.
Di fronte a questo quadro di sostanziale tenuta dei conti pubblici, le risorse che sembrano essere a disposizione per misure espansive risultano limitate. Oltre al ‘tesoretto’ di 3 miliardi per quest’anno, che saranno presto indirizzati al taglio dei cuneo fiscale per i redditi medio-bassi, come annunciato dal Mef nel comunicato, le risorse per ridurre la prossione fiscale sono di poca entità. Nello stesso comunicato del Mef si dice che la pressione fiscale dovrebbe passare dal 43,3% del 2023 al 42,7% entro il 2026, a fine legislatura, quando dovrebbe andare in vigore la flat tax. Questo significa che gran parte della copertura sarà individuata attraverso la revisione delle tax expenditure, che comunque sono agevolazioni fiscali. E per il 2024, come già detto, le misure espansive per famiglie e imprese si aggireranno attorno ai 4 miliardi di euro. Nella nota del Mef si sottolinea inoltre che “il Governo è al lavoro per ottenere la terza rata del Pnrr. Sono in corso le interlocuzioni con le istituzioni europee per la revisione e la rimodulazione di alcuni degli interventi previsti dal Piano e delle relative milestone e target. È inoltre in fase di elaborazione il capitolo del programma relativo al REPowerEU, che comprenderà tra l’altro anche nuovi investimenti”. Tuttavia, “per rendere il Paese più dinamico, innovativo e inclusivo non basta il Pnrr. È necessario, infatti, investire anche per rafforzare la capacità produttiva nazionale e lavorare su un orizzonte temporale più esteso rispetto a quello del Piano” che si conclude, al momento, nel 2026.
Roma, 11 apr. (askanews) – “La prudenza di questo documento è ambizione responsabile. Abbiamo davanti a noi grandi sfide, dai cambiamenti climatici al declino demografico della popolazione italiana, ma anche notevoli opportunità di aprire una nuova fase di sviluppo del nostro Paese”. Così il ministro dell’econoia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, commentando il Def approvato oggi in Consiglio dei Ministri.
“Le riforme avviate intendono riaccendere la fiducia nel futuro – prosegue Giorgetti – tutelando la natalità e le famiglie anche attraverso la riforma fiscale che privilegerà i nuclei numerosi. Inoltre riconoscerà lo spirito imprenditoriale quale motore di sviluppo economico, promuovendo il lavoro quale espressione essenziale dell’essere persona”. “È realistico puntare per i prossimi anni – conclude il Ministro – ad un aumento del tasso di crescita del Pil e dell’occupazione, lungo un sentiero di innovazione e investimento all’insegna della transizione ecologica e digitale”.
Roma, 11 apr. (askanews) – Le tensioni innescate dal rialzo dei tassi di interesse delle banche centrali possono provocare “nuovi attacchi di instabilità finanziaria”, mentre “alcune istituzioni semplicemente non sono preparate al contesto di tassi più elevati”. Lo afferma il Fondo monetario internazionale nel Global Financial Stability Report, pubblicato in occasione delle assemblee primaverili e in cui, ovviamente, il problema più esaminato è rappresentato dalle recenti tensioni che hanno circondato i fallimenti della Silicon Valley Bank e di altre banche statunitensi e del Credit Suisse.
Secondo l’istituzione, in un contesto in cui non si vedono segnali rilevanti di calo dell’inflazione di fondo le banche centrali dovrebbero continuare con le loro manovre di inasprimento monetario. E queste operazioni, per quanto ben “citofonate” ai mercati, hanno visto l’insorgere di un quadro impegnativo per banche e istituzioni finanziarie non bancarie che non disponevano di gestioni adeguate. “La questione fondamentale che si trovano di fronte i partecipanti dei mercato e i policy maker è se questi recenti sviluppi siano l’anticipazione di una tensione più sistemica che metterà alla prova la resilienza del sistema finanziario globale, il classico canarino nella miniera di carbone (che veniva usato per rilevare la presenza di monossido di carbonio) oppure se siano state semplicemente manifestazioni isolate delle sfide derivanti da un inasprimento monetario e delle condizioni finanziarie, dopo oltre un decennio di liquidità abbondanti”, dice il Fmi.
Sebbene vi siano pochi dubbi sul fatto che i cambiamenti attuati dalle autorità dalla crisi finanziaria globale, specialmente sulle banche più ampie abbiano reso il sistema generalmente più resiliente, “restano preoccupazioni sulle vulnerabilità che potrebbero essere nascoste, non solo nelle banche ma anche negli intermediari finanziari non bancari”. E secondo il Fmi le tensioni innescate dalla linea monetaria più restrittiva “potrebbero portare a ulteriori attacchi di instabilità finanziaria”. Viene messa enfasi soprattutto su segmenti di mercato come i prestiti a leva e sul rallentamento del credito. “Stanno aumentando le preoccupazioni anche sulle condizioni dei mercati immobiliari” che sono strettamente collegati al credito dalle banche più piccole. I titoli bancari hanno mostrato marcate oscillazioni e “se si verificasse una perdita di fiducia più estesa tra gli investitori o un diffondersi delle tensioni dalle banche alla finanza non bancaria”, il Fmi non esclude che si inneschi una corsa alle vendite globale sulle Borse.
Bruxelles, 11 apr. (askanews) – La Commissione europea presenterà “nelle prossime settimane” la sua proposta legislativa formale di revisione del Patto di stabilità, e non sembra intenzionata a includere nel testo la richiesta, avanzata la settimana scorsa da esponenti del governo tedesco, di imporre una riduzione annuale di un punto percentuale del rapporto debito/Pil per gli Stati membri che sono oltre la soglia del 60%. Lo ha spiegato oggi a Bruxelles la portavoce per gli Affari economici e finanziari della Commissione europea, Veerle Nuyts, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing quotidiano per la stampa dell’Esecutivo comunitario.
La richiesta tedesca, avanzata dal ministro delle Finanze Christian Lindner in un documento rivelato dal quotidiano “Die Welt” e subito accolta con favore dagli olandesi, contraddice in modo evidente due orientamenti finora piuttosto consolidati e tra loro legati nel dibattito in corso sulla revisione del quadro della “governance” economica (come viene chiamato oggi il Patto di stabilità): 1) l’ipotesi di abolire la “regola del debito”, secondo cui il rapporto debito-Pil doveva calare annualmente di 1/20 del differenziale tra l’indebitamento corrente e la soglia massima del 60% prevista dal Trattato di Maastricht; 2) sostituire questo obbligo erga omnes con l’introduzione di un percorso “su misura” per ogni Stato membro, riguardo al ritmo dell’aggiustamento dei bilanci, e in particolare alla riduzione del debito pubblico. “Noi – ha ricordato la portavoce – abbiamo accolto con favore l’avallo del Consiglio europeo di fine marzo sull’accordo, che era stato raggiunto dai ministri delle finanze in sede Ecofin il 14 marzo, sugli orientamenti per la riforma del nostro quadro di governance economica. Le aree di convergenza individuate tra gli Stati membri in sede di Consiglio Ue forniscono alla Commissione una solida base per portare avanti il proprio lavoro sulle proposte legislative, pur continuando a impegnarsi con gli Stati membri su alcune questioni ancora aperte; e data l’urgenza ci proponiamo di avanzare le proposte legislative nelle prossime settimane”.
Inoltre, ha aggiunto Nuyts, “abbiamo anche continuato a dialogare con gli Stati membri dopo l’accordo raggiunto all’Ecofin, e continueremo a farlo, così come con il Parlamento europeo, e continueremo a farlo ovviamente anche dopo la presentazione della nostra proposta. Perché lo scopo ultimo è garantire un ampio consenso su questo importante tema. A questo proposito accogliamo con favore l’obiettivo del Consiglio Ue di concludere il lavoro legislativo entro la fine di quest’anno” sulla proposta di riforma del Patto. A questo punto alla portavoce è stato chiesto se potesse confermare che la Commissione sta lavorando a un obiettivo annuale di riduzione del debito, come nella proposta tedesca. La risposta di Nuyts è stata chiaramente negativa: “Non posso confermarlo”, ha detto. “Quello che posso confermare – ha proseguito – è che stiamo lavorando alle proposte legislative, che verremo a presentare – ha ribadito – nelle prossime settimane. E vorrei anche ripetere quello che ho appena detto prima: che il Consiglio europeo ha approvato l’accordo raggiunto dall’Ecofin sui nostri orientamenti, e voi sapete benissimo – ha aggiunto rivolta ai giornalisti – cosa contengono quegli orientamenti”.
Quindi, è stato chiesto ancora alla portavoce, la Commissione pensa che questo accordo del 14 marzo sia ancora valido? E la proposta legislativa proporrà una soluzione per le questioni ancora controverse fra gli Stati membri, o metterà sul tavolo un testo con questioni ancora aperte che spetterà ai ministri risolvere? “Penso che sia importante sottolineare – ha replicato Nuyts – che continuiamo a impegnarci con gli Stati membri: lo abbiamo sempre fatto, abbiamo continuato a farlo dopo l’accordo che è stato raggiunto all’Ecofin, e continueremo a farlo anche dopo” la presentazione della proposta legislativa, “così come anche con il Parlamento europeo”. “L’obiettivo – ha concluso la portavoce – è proprio quello di garantire un ampio consenso su questo importante tema; ma è anche importante sottolineare che, vista l’urgenza, puntiamo a presentare le proposte legislative nelle prossime settimane.
Roma, 11 apr. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale ha ritoccato al rialzo di un decimale di punto percentuale la previsione di crescita economica dell’Italia di quest’anno, ora indicata allo 0,7%. E nell’ultimo World Economic Outlook ha limato in misura analoga la stima di crescita del 2024 allo 0,8%.
Sempre per la Penisola, il Fmi prevede che l’inflazione, dall’8,7% dello scorso anno, rallenti sull’insieme del 2023 al 4,5% e prosegua la dinamica di calmieramento il prossimo anno a una media del 2,6%. Il tasso di disoccupazione dall’8,1% del 2022 salirebbe all’8,3% quest’anno e all’8,4% il prossimo.
Roma, 11 apr. (askanews) – Le possibilità di un “atterraggio morbido” dell’economia si sono indebolite mentre tornano a prevalere i rischi al ribasso e le possibilità di un “atterraggio brusco sono marcatamente aumentate”. È il quadro poco rassicurante fornito dal Fondo monetario internazionale nel sommario che apre il World Economic Outlook, pubblicato in occasione delle assemblee primaverili a Washington.
A pesare sono innanzitutto l’inflazione persistentemente elevata e le recenti turbolenze delle Borse. Sebbene il carovita si sia attenuato, l’inflazione di fondo si dimostra tenace mentre i mercati del lavoro restano tirati in diverse economie. Intanto, rileva il Fmi “gli effetti collaterali del rapido rialzo dei tassi di interesse delle banche centrali stanno diventando evidenti, con le vulnerabilità del settore bancario che sono finiti sotto i riflettori e i timori di contagio che sono cresciuti su tutto il settore finanziario, incluse nelle istituzioni non bancarie”. Nel rapporto le previsioni di crescita globale sono state riviste al ribasso di 0,1 punti percentuali sia per quest’anno, al 2,8%, sia per il prossimo al 3%. Nel frattempo “i livelli di indebitamento restano elevati, limitando la capacità dei policy maker di rispondere a nuove sfide. I prezzi delle materie prime, che sono cresciuti marcatamente dopo l’invasione russa dell’Ucraina, si sono moderati, ma la guerra continua e le tensioni geopolitiche restano sono elevate”.
“I rischi sulle prospettive economiche sono pesantemente sbilanciati al ribasso e le possibilità di un atterraggio brusco (dell’economia) sono marcatamente aumentate – prosegue l’executive summary del Weo -. Le tensioni nel settore finanziario potrebbero amplificarsi e potrebbe prendere piede il contagio, indebolendo l’economia reale tramite un marcato deterioramento delle condizioni finanziarie e con le banche centrali che potrebbero riconsiderare le loro linee”. Secondo il Fmi nel quadro di elevati costi di rifinanziamento e bassa crescita potrebbero materializzarsi “sacche di dissesto sui debiti pubblici”, che potrebbero poi diffondersi e diventare più sistemiche. La guerra in Ucraina potrebbe intensificarsi e portare a maggiori rincari su alimentari e energia, spingendo nuovamente al rialzo l’inflazione. L’inflazione di fondo potrebbe rivelarsi più persistente del previsto richiedendo ancora più stretta monetaria e intanto la frammentazione in blocchi geopolitici ha il potenziale per creare perdite sulla produzione e sugli investimenti esteri diretti.
In tutto questo i decisori politiche politici hanno “un sentiero stretto su cui muoversi per migliorare le prospettive di crescita e minimizzare i rischi”. Il Fmi afferma che le banche centrali devono restare pronte a stringere la loro linea antinflazionistica ma anche capaci di aggiustare e di usare tutto il loro armamentario, inclusi gli strumenti per la stabilità finanziaria, in base a quello che verrà richiesto dagli sviluppi concreti.
Milano, 8 apr. (askanews) – Base per Altezza, la società che edita le riviste Formiche e Airpress, rende noto l’ingresso nel proprio capitale di Urania Media, spin-off editoriale della società di public affairs Utopia, titolare della testata The Watcher Post. Urania Media entra con una quota del 22,5%.
“Si tratta di una scelta di matrice industriale che rafforza l’identità di Formiche e abilita traiettorie di crescita più ambiziose”, spiega Gianluca Calvosa, presidente del Cda di Base per Altezza. “Investire in Formiche e Airpress significa investire nell’autorevolezza e nell’indipendenza delle nostre testate”, dichiara il direttore responsabile, Flavia Giacobbe. “L’ingresso di un nuovo socio con competenze specifiche nella produzione di contenuti video e multimediali è una sfida particolarmente rilevante per un soggetto editoriale come il nostro che è presente nel digitale ma anche nella carta stampata. Il nostro impegno – conclude il direttore – sarà innovare nella piena continuità della nostra esperienza editoriale”.
Milano, 8 apr. (askanews) – Ogni giorno in Italia poco meno di due filiali chiudono i battenti e oltre 15 dipendenti spariscono: lo scorso anno gli sportelli sono diminuiti di 664 unità, passando da 21.650 nel 2021 a 20.986. “Una desertificazione che trascina con sé anche una diminuzione del personale bancario, pari lo scorso anno a 264.132 in flessione del -2,1% rispetto all’anno precedente per -5.647 dipendenti”. Sono alcuni numeri contenuti in un report prodotto dall’ufficio studi della Fisac Cgil Nazionale su dati di Bankitalia.
“La dinamica del settore è estremamente preoccupante che disegna una desertificazione, bancaria e occupazionale, al momento inarrestabile: serve con urgenza invertire questa tendenza”, ha detto la segretaria generale della categoria, Susy Esposito. Il report della Fisac Cgil rileva che considerando gli ultimi cinque anni il numero di sportelli è diminuito di -6.388 unità, quasi il -24% delle 27.374 filiali rilevate a fine 2017 rispetto alle 20.986 del 2022. Alla contrazione del numero di sportelli è corrisposta quella degli organici bancari: a fine 2022 i dipendenti bancari italiani erano 264.132 e sugli ultimi cinque anni la flessione registrata è del -7,7%, quando nel 2017 i dipendenti bancari erano 286.222.
“Il settore bancario – ha aggiunto la segretaria generale della Fisac Cgil Esposito – sta vivendo una situazione estremamente preoccupante. I maggiori gruppi proseguono, tra digitalizzazione e piani industriali, nell’operazione di desertificazione e sparizione bancaria e occupazionale. Una tendenza ancora più grave perché incide in aree del paese caratterizzate da comuni di minori dimensioni e dove un tessuto finanziario solido è funzionale allo sviluppo economico e al contrasto all’illegalità”. La riduzione degli sportelli bancari è generalizzata in tutte le regioni e ha inciso in misura maggiore, nel dato anno su anno, in Molise (-5,8%), nelle Marche (-4,9%) e in Sardegna (-4,1%). Per quanto riguarda i dipendenti le flessioni maggiori in percentuale, tra il 2022 e il 2021, si sono registrate in Liguria (-19,9%), in Toscana (-9,7%) e in Campania (-7,6%). Sul raffronto 2017-2022 emergono in negativo ancora una volta la Liguria (-38,7%), seguita dalla Valle d’Aosta (-28,2%) e dall’Umbria (-26%).