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Inflazione, Istat ritocca stime: a febbraio in calo al 9,1%

Inflazione, Istat ritocca stime: a febbraio in calo al 9,1%Roma, 16 mar. (askanews) – Nel mese di febbraio, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività registri un aumento dello 0,2% su base mensile e del 9,1% su base annua, da +10% nel mese precedente; la stima preliminare era +9,2%. Lo ha reso noto l’Istat.
La flessione – ha spiegato l’Istat – è frutto dell’attenuazione delle tensioni sui prezzi dei Beni Energetici, sia della componente regolamentata sia di quella non regolamentata.
Tuttavia, si mantengono le spinte al rialzo dei prezzi nel comparto dei Beni alimentari, lavorati e non, dei Tabacchi e dei Servizi, quasi tutti in accelerazione tendenziale. Come conseguenza di tali andamenti, si accentua la crescita su base annua della componente di fondo (+6,3%) e quella del cosiddetto “carrello della spesa”, che risale a +12,7%, dopo il rallentamento osservato a gennaio.
L’inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,4% per l’indice generale e a +3,7% per la componente di fondo.
Mlp

Superbonus, Cande: 70mila aziende stanno per fallire, 2 mln dipendenti a rischio

Superbonus, Cande: 70mila aziende stanno per fallire, 2 mln dipendenti a rischioRoma, 16 mar. (askanews) – “Siamo sull’orlo del fallimento”. Lo slogan, scandito a più riprese dagli associati di CANDE, la Class Action Nazionale dell’Edilizia, nel corso della manifestazione tenutasi davanti al Ministero dell’Economia e delle Finanze, evidenzia lo stato comatoso in cui versano migliaia di imprese che si sono fidate dello Stato e ora rischiano di chiudere i battenti: “Sono 70mila le aziende che stanno per essere liquidate -afferma Igor Di Iulio, membro del direttivo e coordinatore del Lazio- a fronte di milioni e milioni di euro che vantano per i crediti derivanti in particolare dal Superbonus 110%. Il decreto 11 del 2023, il decreto Crediti, ha messo definitivamente la parola fine alla possibilità per il nostro settore di essere traino per il Pil nazionale”.
Qual è dunque la richiesta di CANDE? “Noi -continua Igor Di Iulio – vogliamo che vengano sbloccati i crediti e che ci sia chiarezza per ciò che sono i nostri soldi, perché in realtà quei crediti rappresentano il denaro che abbiamo investito nella ristrutturazione di appartamenti di altre persone. Vogliamo inoltre che venga prorogata la data del 31 Marzo per ultimare i lavori delle unità unifamiliari, perché non si potranno finire e i cittadini che hanno creduto in una legge dello Stato si troveranno oltre ad avere casa sfasciata -casa sostanzialmente ridotta un cantiere- a vedersi recapitata una cartella esattoriale per il doppio dei lavori fino adesso asseverati, con le conseguenze del caso”.
Se, ad esempio, si è avviato un lavoro di efficientamento energetico da 100mila euro, con lo Stato di avanzamento pari al 60%, quindi 60mila, l’Agenzia delle Entrate, qualora non si dovesse completare l’opera e effettuare il salto di due classi, chiederà all’ignaro cittadino il doppio dei 60mila euro. “Senza dimenticare -ricorda Igor Di Iulio – che molte famiglie hanno deciso di farsi demolire la casa per effettuare interventi anti-sismici perché fare in questo modo conveniva di più in termini economici. Il risultato è che quei nuclei non hanno più la propria abitazione. perché non si hanno i soldi per tirarla su, e devono pure pagare cartelle esattoriali salatissime. Oltre il danno, la beffa e questo sinceramente non lo si può accettare. Anche perché se non si paga il rischio pignoramento è dietro l’angolo”.
Milioni e milioni di euro incagliati e la spaventosa possibilità che molte imprese debbano procedere a licenziare i propri operai: “Solo la mia azienda -afferma Di Iulio – vanta quattro milioni di euro, di cui due milioni e mezzo nel cassetto fiscale e il resto da fatturare. Cosa che non faccio perché poi sarei costretto a pagare l’Iva. Una follia che si ripercuote anche sulla forza lavoro. A gennaio, 26 miei dipendenti si sono licenziati per giustificato motivo perché non li pagavo da ottobre e adesso sono in Naspi. Ma non sono l’unico caso. Questa è la condizione in cui versano, come dicevo, almeno 70mila imprese. Basta fare due calcoli per capire che qui sono a rischio almeno due milioni di posti di lavoro. Una cifra pazzesca che non può non determinare problemi di carattere sociale”.
Condomini a rischio pignoramento, aziende sull’orlo del fallimento, lavoratori mandati a casa. Il blocco dei crediti sta creando un disastro economico. Ma non è solo quello a indignare chi lavora nel mondo edile: “Non vogliamo -conclude l’imprenditore- essere trattati come delinquenti. Non lo meritiamo. Si parla di aumento dei prezzi fittizio, di lavori non eseguiti, di truffe. Sono tutte sciocchezze che poi sono smentite dai fatti. Proprio in questi giorni, il Mef ha diramato un comunicato in cui si dice che, l’anno scorso, sono stati pagati 50 miliardi di euro di tasse in più. Oltretutto, vi è stato un abbattimento del debito pubblico pari al 5% e tutto questo grazie al Superbonus e alla possibilità di pagare con crediti fiscali. A chi conviene interrompere questo ciclo virtuoso?”.

Volkswagen ID.2all, svelato il concept della compatta elettrica

Volkswagen ID.2all, svelato il concept della compatta elettricaMilano, 15 mar. (askanews) – Sarà accessibile come una Polo, con un costo inferiore ai 25mila euro, ma “speciale” come una Golf. E’ la nuova compatta elettrica di Volkswagen, il concept ID.2all svelato in anteprima mondiale. Secondo Volkswagen sarà la vettura che renderà la mobilità elettrica accessibile a tutti, una “macchina per il popolo”. La versione definitiva per i mercati europei sarà presentata nel 2025 e sarà commercializzata insieme ad altri 9 nuovi modelli elettrici entro il 2026. Volkswagen ha anche annunciato che sta lavorando a un’altra vettura elettrica con un prezzo inferiore ai 20mila euro per avere la più ampia gamma di auto elettriche rispetto ai competitor e raggiungere una quota di mercato Bev in Europa dell’80% rispetto al 70% indicato in precedenza.
ID.2all è progettata seguendo tre caratteristiche proprie della filosofia del brand: affidabilità, accessibilità e qualità. Costruita sulla piattaforma Meb, è lunga circa 4 metri e avrà tecnologie, software e Adas, con guida autonomia di livello 2+, che si trovano su vetture di livello superiore, come ID.7 e ID.Buzz. La trazione è anteriore, la potenza è di 226 CV (166 kW) mentre l’autonomia sarà di circa 450 km, grazie a batterie di nuova generazione, come il software che permetterà di ricaricare dal 10 all’80% in circa 20 minuti. La velocità massima è di 160 km/h, mentre per lo 0-100 occorrono meno di 7 secondi. In futuro è prevista una versione Gtx più performante come per le altre ID.

Governo, sindacati: mobilitazione unitaria per cambiare la rotta

Governo, sindacati: mobilitazione unitaria per cambiare la rotta

Landini lancia proposta. Sbarra e Bombardieri: vediamoci subito

Roma, 15 mar. (askanews) – Prove di unità sindacale al XIX congresso della Cgil, che si è aperto questo pomeriggio al palacongressi di Rimini dal titolo “Il lavoro crea il futuro”. E proprio le scelte sul futuro del Paese illustrate ai sindacati dal premier Giorgia Meloni, attesa venerdì dalla platea congressuale, mettono d’accordo le tre confederazioni sulla necessità di una mobilitazione unitaria per cambiare la rotta.
Nella relazione introduttiva il leader della Cgil, Maurizio Landini, si è rivolto ai segretari generali di Cisl e Uil, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri, per mettere in campo iniziative di lotta: “E’ il momento di mobilitarci. Facciamolo insieme. Organizziamo già nei prossimi giorni una campagna straordinaria di assemblee nei luoghi di lavoro e sul territorio aperte a tutti i lavoratori, ai pensionati, ai giovani, ai cittadini, alle associazioni per discutere e sostenere le nostre proposte su fisco, sanità, previdenza, salario e rinnovo dei contratti, politiche industriali e ambientali, superamento della precarietà”.
Dal palco della Cgil la risposta di Sbarra non si è fatta attendere: “Se il Governo mette alla prova la capacità di mobilitazione del sindacato, stia pur certo che non ci tireremo indietro. Siamo pronti a valutare con voi quali iniziative di lotta mettere in campo a sostengo delle nostre ragioni. Vediamoci subito per definire le modalità, l’intensità e i tempi da dare per una fase di lotta e mobilitazione”. Il numero uno della Cisl ha sottolineato che il dialogo con Palazzo Chigi “si va affievolendo. Ora basta. Caro Maurizio, caro Pierpaolo: incontriamoci. Siamo pronti a valutare insieme iniziative di lotta comuni per dare risposte sul merito ai tanti dossier aperti e aprire uno spazio di confronto vero, strutturato, che attivi ogni energia sociale nella costruzione di un futuro migliore per tutti”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il leader della Uil: “Possiamo vederci già domenica. Maurizio, hai lanciato una proposta: è ora di mobilitarci. Ho sentito Gigi e con piacere ho registrato una disponibilità. Dico che la mobilitazione l’abbiamo cominciata da due mesi e siamo pronti a continuarla insieme se l’obiettivo è quello di cambiare le cose. Mi pare ci siano le condizioni per l’unità sindacale”.

Intesa Sp con Consorzio Parmigiano per pegno rotativo: plafond da 100 mln

Intesa Sp con Consorzio Parmigiano per pegno rotativo: plafond da 100 mlnMilano, 15 mar. (askanews) – Intesa Sanpaolo e il Consorzio del Parmigiano Reggiano hanno siglato un accordo per supportare l’accesso al credito delle aziende consorziate della filiera casearia attraverso il pegno rotativo su forme di Parmigiano Reggiano. Nell’occasione è stato stanziato un plafond da 100 milioni di euro da parte della banca per supportare le prime operazioni di finanziamento. L’accordo, spiega l’istituto, rientra tra le iniziative messe in atto a supporto degli investimenti legati al Pnrr.   Particolare attenzione è stata riservata ai finanziamenti garantiti da “pegno rotativo su forme di Parmigiano Reggiano”, garanzia che rende possibile smobilizzare il valore economico delle forme in stagionatura e soddisfare le esigenze finanziarie delle imprese associate al Consorzio. La modalità operativa scelta da Intesa Sanpaolo è la prima che prevede una diretta collaborazione con il Consorzio, che verificherà l’idoneità delle forme di Parmigiano Reggiano che verranno date in pegno dalle aziende consorziate, a garanzia delle linee di credito messe a disposizione dall’istituto di credito. Il Consorzio comprende 305 caseifici produttori presenti in cinque province di due regioni. Nel 2022 sono state prodotte oltre 4 milioni di forme di Parmigiano Reggiano.   “Per andare incontro alle esigenze dei produttori di Parmigiano Reggiano, il Consorzio ha aperto un tavolo di confronto con gli istituti di credito: siamo dunque molto orgogliosi del primo accordo raggiunto, quello con Intensa Sanpaolo, il maggiore gruppo bancario italiano – dichiara Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano – L’ultimo anno è stato caratterizzato dal caro energia, dall’incremento del costo delle materie prime e da un’inflazione crescente che riduce il potere d’acquisto delle famiglie. È diventato pertanto estremamente rilevante uno strumento come quello del pegno rotativo, che garantisce alle nostre aziende liquidità nei mesi in cui la nostra Dop matura sulle scalere”.   “Operazioni di valore come questa a fianco del Consorzio del Parmigiano Reggiano, oltre a essere motivo di orgoglio, sono alla base del ruolo di riferimento che la nostra banca è sempre più impegnata a svolgere per il mondo agroalimentare italiano. Grazie anche ad un plafond da 100 milioni di euro, l’ accordo mira ad agevolare l’accesso al credito per tutti i fornitori della filiera oltre che a rafforzare le aziende consorziate per la valorizzazione di un prodotto come il Parmigiano Reggiano dalla qualità ed eccellenza riconosciuta a livello internazionale – dichiara Massimiliano Cattozzi, responsabile Direzione Agribusiness Intesa Sanpaolo – Attraverso il pegno rotativo, nel settore agroalimentare abbiamo erogato oltre 42 milioni di euro alle aziende del Paese per sostenerne i piani di sviluppo e la transizione green e digitale in linea con gli obiettivi del PNRR. Ambito che vede oltre 2.000 imprese dell’agroalimentare accedere ai vari bandi per il settore”.

Nuova bufera sulle Borse dopo crollo Credit Suisse, Milano -4,6%

Nuova bufera sulle Borse dopo crollo Credit Suisse, Milano -4,6%

Giornata di passione per le banche. Forti vendite anche sui petroliferi

Milano, 15 mar. (askanews) – Dopo il rimbalzo di ieri, le Borse europee sono tornate a crollare con le banche nuovamente nella bufera, questa volta affossate dalla vicenda Credit Suisse dopo l’annuncio del presidente della Saudi National Bank, maggiore azionista dell’istituto elvetico, che ha spiegato che in caso di ulteriori necessità non inietterà nuovi capitali. Milano, dove dominano i titoli bancari, è maglia nera, con il Ftse Mib che ha lasciato sul terreno il 4,61% scivolando a 25.562 punti. A Parigi il Cac40 ha perso il 3,58%, a Francoforte il Dax il 3,25%.
In attesa dalla riunione della Bce di domani, per cui è atteso un rialzo dei tassi di 50 punti base, le vendite sono tornate a colpire pesantemente il settore bancario, in un clima già di altissima tensione innescato nei giorni scorsi dal fallimento della Silicon Valley Bank e di altri istituti regionali americani. Protagonista, in negativo, è stata oggi Credit Suisse, che ha registrato un tonfo del 24%. Il titolo era già sotto pressione nelle ultime sedute dopo che la banca aveva ammesso di controlli interni inefficaci. Oggi il presidente della Banca nazionale saudita, che l’anno scorso ha acquistato una partecipazione del 10% nel secondo gruppo bancario svizzero, ha avvertito che non parteciperà a eventuali aumenti di capitale, motivando la scelta con la volontà di non superare la soglia del 10% per ragioni regolatorie e statutarie. A Piazza Affari, Unicredit ha perso il 9,06%, seguita da Fineco (-7,63%), Bper (-7,23%), Banco Bpm (-7,13%) e Intesa Sp (-6,85%).
Oltre alle banche, ad essere colpiti dalle vendite sono stati anche i titoli petroliferi, con il prezzo del greggio statunitense Wti sceso sotto i 70 dollari al barile per la prima volta dal dicembre 2021. A Milano, Saipem è crollata del 9,88%, Tenaris del 8,95%.

Fisco, bozza delega: riforma in 22 articoli suddivisi in 5 titoli

Fisco, bozza delega: riforma in 22 articoli suddivisi in 5 titoliRoma, 15 mar. (askanews) – Ventidue articoli suddivisi in cinque titoli che riguardano: principi generali e tempi di attuazione; i tributi; i procedimenti e le sanzioni; testi unici e codici; disposizioni finanziarie. Si compone così la bozza di disegno di legge delega per la riforma fiscale, che disegna la cornice per il nuovo sistema. Il provvedimento, che Askanews anticipa, sarà domani all’esame del Consiglio dei Ministri, che si terrà intorno alle 16.30.
L’ultimo articolo sulle disposizioni finanziarie prevede che dall’attuazione delle deleghe “non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e non deve derivare incremento della pressione tributaria rispetto a quella risultante dall’applicazione della legislazione vigente”. Insommma, la riforma sarebbe sostanzialmente a costo zero per le casse dello Stato.

Un nuovo nome per Atlantia: nasce Mundys, saranno investiti 10mld

Un nuovo nome per Atlantia: nasce Mundys, saranno investiti 10mldMilano, 15 mar. (askanews) – Un nuovo nome per Atlantia. La holding controllata dalla famiglia Benetton volta pagina: si chiamerà Mundys. Un rebranding che vuole segnare discontinuità con il passato, dopo un 2022 conclusosi con il delisting da Piazza Affari e un nuovo assetto azionario. L’obiettivo è continuare a crescere, in Italia e all’estero, anche con un piano di investimenti da oltre 10 miliardi di euro, di cui otto andranno a finanziare progetti green per Aeroporti di Roma.
“Atlantia diventa Mundys e non è soltanto un mero cambio di nome”, ha sottolineato il presidente di Mundys, Giampiero Massolo. L’ambizione è “lanciare una grande piattaforma di mobilità integrata e sostenibile che punta sulla internazionalizzazione e sulla tecnologia senza mai dimenticare che il nostro cuore e la nostra mente sono in Italia”.
La parola chiave del grande evento di lancio di Mundys a Milano è stata discontinuità. “La nascita di Mundys è la conclusione di un anno di lavoro nel quale abbiamo portato avanti un profondo cambiamento e una forte discontinuità dei valori e del business”, ha spiegato il presidente di Edizione, Alessandro Benetton. Una “nuova visione” racchiusa nel nuovo nome della holding che dovrà saper cogliere le rivoluzioni attese dal mondo dell’ingegneria, della robotica e dell’intelligenza artificiale.
In cinque anni Mundys vuole diventare il primo gruppo mondiale delle infrastrutture, scommettendo proprio su innovazione e sostenibilità. “Le grandi priorità che abbiamo, compresa quella dell’emergenza ambientale, devono essere vissute come un’opportunità per disegnare nuovi modelli di business” che saranno sostenuti con il piano di investimenti: “Non c’è altra strada che continuare a investire e pensare che anche i momenti più critici possono essere l’occasione per disegnare modelli più sostenibili”, ha evidenziato il presidente di Edizione.
Per la famiglia Benetton con Mundys si “apre un nuovo capitolo della nostra storia imprenditoriale” e a guidarlo come amministratore delegato sarà un manager già individuato e “presto” nominato, ha assicurato Alessandro Benetton. In un giorno in cui si volta pagina il pensiero corre al Ponte Morandi: “Molte, troppe deleghe erano state date. La discontinuità è immaginarsi che il gruppo di persone che oggi lavoreranno a questo progetto avranno bene a mente che ognuno ha il proprio ruolo”. Quella del Ponte Morandi, ha concluso Benetton, è “una tragedia che per sempre peserà sul cognome della nostra famiglia. Potevamo come azionisti voltarci dall’altra parte, invece cogliamo la sfida di immaginarci un progetto ambizioso”.

Dalla ricerca IIT un nuovo materiale per sostituire la plastica

Dalla ricerca IIT un nuovo materiale per sostituire la plasticaMilano, 15 mar. (askanews) – Dalla ricerca IIT – Istituto Italiano di Tecnologia – nasce un nuovo materiale biodegradabile, compostabile, ecosostenibile e colorabile che può sostituire la plastica in diverse applicazioni. Il nuovo biocomposito – sviluppato in un’ottica di economia circolare a chilometro zero, è frutto dell’attività di ricerca del laboratorio IIT presso Novacart – viene ora lanciato sul mercato dalla startup IIT “Alkivio” con il nome di “Alkipaper”. La startup – che ha assunto lo statuto di di società benefit – vede Novacart come co-fondatrice e finanziatrice del progetto con due milioni di euro.
Alkipaper potrà essere impiegato per la realizzazione di oggetti, che attualmente vengono prodotti in plastica, in diversi comparti industriali: dal packaging all’agricoltura, dallo sport al design, dall’animal care fino agli oggetti di uso quotidiano o per la cura della persona e tante altre applicazioni.
Novacart dopo aver investito e sostenuto dal 2016 le attività del laboratorio congiunto di ricerca realizzato con il gruppo Smart Materials di IIT presso la sede di Garbagnate Monastero, ha deciso di sponsorizzare la costituzione della start-up. Le attività di ricerca del laboratorio congiunto IIT@Novacart hanno portato oltre che alla fondazione della nuova azienda allo sviluppo di proprietà intellettuale concessa in licenza esclusiva ad Alkivio da IIT e Novacart.
“Con questo nuovo materiale biocomposito possiamo realizzare oggetti, contenitori, suppellettili di utilizzo quotidiano in svariati settori – dice l’amministratore delegato di Alkivio , Fulvio Puzone – Soluzioni in grado di essere durature ma che, a fine-vita, non mostrano la resistenza tipica della plastica tradizionale”.
Alkivio – dal greco antico “la forza della vita” – ha sede in Garbagnate Monastero (Lecco) presso il quartier generale del Gruppo Novacart. Nel corso del 2023 la startup installerà la propria linea di produzione industriale a pochi metri dalle produzioni Novacart, riuscendo così a trasformare “a km zero” il residuo di produzione, composto essenzialmente da carta, cartoncino e cellulosa, in Alkipaper. Il residuo industriale Novacart rappresenta una spesa di gestione per il gruppo cartiario, ma grazie alla tecnologia sviluppata con IIT e alla nascita di Alkivio, può essere trasformato in “materia prima seconda” per ottenere un ulteriore prodotto ad alto valore commerciale in una logica di economia circolare. Alkipaper, materiale “sostenibile” per la sua origine, per il processo di produzione e per le sue caratteristiche intrinseche, viene realizzato sottoforma di granuli -pellet- ed è utilizzabile da tutte le aziende che producono oggetti in plastica tradizionale attraverso tecniche di produzione industriali come la stampa ad iniezione, l’estrusione, la termoformatura, il soffiaggio e la stampa 3D, senza alcun bisogno di modificare gli impianti esistenti.
“Innovazione e sviluppo sono elementi fondanti ogni azienda del Gruppo Novacart. In quasi 100 anni di storia abbiamo raggiunto una chiara leadership nei nostri settori di riferimento. Alkivio ci aprirà nuovi orizzonti e siamo felici di realizzare una produzione high-tech, green e di qualità, completamente italiana – afferma il presidente di Alkivio e azionista Novacart, Carlo Anghileri – Con Alkivio scommettiamo nel condurre un materiale green in settori anche molto lontani da quelli tradizionalmente serviti dai prodotti Novacart”.
Questo nuovo biocomposito, oltre a essere caratterizzato da una filiera produttiva completamente sostenibile, facilita la strada alla transizione ecologica in un settore sensibilmente inquinante, soprattutto a causa delle difficoltà di smaltimento dei prodotti in plastica tradizionale che presentano ancora basse percentuali di riciclo, difficoltà di riuso ed un’elevata persistenza se dispersi, dato che la degradazione nell’ambiente può superare anche i mille anni.
La neonata azienda oggi è già in grado di produrre centinaia di kg di Alkipaper grazie a un impianto preindustriale installato nei laboratori di ricerca e sviluppo presso Novacart. Nei prossimi mesi con l’arrivo delle nuove strumentazioni inizierà la produzione su larga scala che raggiungerà le oltre 900 tonnellate annue di materiale, mentre nei successivi 24 mesi è prevista l’assunzione di oltre 10 ulteriori unità di personale.
Il team di Alkivio è composto da Fulvio Puzone, in arrivo dal Trasferimento Tecnologico di IIT ed oggi amministratore delegato, Malena Oliveros, Maria Genovese ed Alexander Davis ricercatori IIT ed esperti di materiali innovativi divenuti Product Developer Alkivio che si dedicheranno all’attività di ricerca, sviluppo e produzione. Il team operativo è strettamente affiancato dalla Novacart presente ampliamente nel board della società.

Credit Suisse ancora a picco, -16% dopo aver toccato un -30%

Credit Suisse ancora a picco, -16% dopo aver toccato un -30%Roma, 15 mar. (askanews) – Credit Suisse continua a perdere pesantemente in Borsa, in un quadro di marcata volatilità nel pomeriggio il titolo della seconda maggiore banca svizzera cerca di arginare il tracollo riducendo le perdite al meno 16,88% a 1,862 franchi per azione nel pomeriggio a Zurigo. Precedentemente era arrivato a precipitare di oltre i 30%, facendo scattare sospensioni per eccesso di ribasso secondo vari portali di finanza.
Dopo anni di vicissitudini negative, nel clima di alta tensione che si è innescato nei giorni scorsi con il fallimento di due banche statunitensi, tra cui la Silicon Valley bBank, Credit Suisse è finita sotto fortissime pressioni dopo che il suo primo azionista, la Saudi National Bank ha avvertito che non parteciperà a eventuali aumenti di capitale, motivando la scelta con la volontà di non superare la soglia del 10%.
Il titolo è caduto a nuovi minimi storici e ai livelli attuali risulta del 32% più basso da inizio anno con una perdita cumulata del 73% sugli ultimi 12 mesi. La tensione si è riflessa con pesanti pressioni al ribasso anche su altre grandi banche europee, mentre Wall Street ha aperto con nuovi netti cali.