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Fondazione Crt: avanzo 2022 a 127 mln, miglior bilancio ultimi 10 anni

Fondazione Crt: avanzo 2022 a 127 mln, miglior bilancio ultimi 10 anniMilano, 14 mar. (askanews) – Con un avanzo di esercizio 2022 pari a 127,2 milioni (+42,6% rispetto al 2021), una posizione finanziaria netta balzata a 569 milioni (+73,4%) e un patrimonio investito di oltre 3 miliardi, la Fondazione Crt ha varato il migliore progetto di bilancio degli ultimi dieci anni, nonché uno dei più brillanti di tutta la propria storia dal 1991 a oggi. Lo sottolinea una nota dell’ente, azionista, tra gli altri di Unicredit, Generali, Banco Bpm e della nuova Atlantia.
I proventi ordinari sono saliti a 196,5 milioni (+73%), beneficiando, in particolare, dell’incremento del 30% dei dividendi e proventi assimilati, che ammontano complessivamente a 108,4 milioni e del risultato dell’attività di negoziazione, salita a 202,4 milioni (26,4 nel 2021).
Sul fronte delle imposte, i dividendi incassati sono stati assoggettati all’Ires nella misura del 50% del loro ammontare, con destinazione del risparmio di imposta di 12,7 milioni al cofinanziamento dell’attività erogativa/istituzionale della Fondazione. Il carico fiscale complessivo è passato da 15,6 milioni nel 2021 a 49,5 milioni, riferibili in gran parte alla plusvalenza realizzata con l’adesione all’Opa su Atlantia. Rilevanti benefici economici sono arrivati dalle agevolazioni fiscali fruibili, tra cui oneri deducibili per 13,5 milioni e oneri detraibili per 3,1 milioni, oltre a crediti di imposta da Art Bonus per 3,4 milioni. Risorse reimmesse sul territorio dalla Fondazione.
Nel 2022 la Fondazione ha attivato oltre 65 milioni per l’attività istituzionale, rendendo possibili circa 1.400 progetti in molteplici ambiti. Considerando ulteriori iniziative a impatto orientate allo sviluppo (social impact investments o mission related investments), sono state messe complessivamente a disposizione del territorio risorse per circa 69 milioni.
“Sono orgoglioso di questo bilancio davvero straordinario, che rappresenta il punto di eccellenza dei miei sei anni alla guida della Fondazione – ha commentato il presidente Giovanni Quaglia -. La condivisione delle scelte strategiche da parte degli Organi e il grande lavoro di squadra coordinato dal Segretario Generale hanno contribuito in maniera determinante al risultato finale, ancora più significativo in un contesto generale tanto complesso e incerto. La Fondazione Crt riparte da qui, pienamente consapevole delle proprie responsabilità e del proprio ruolo a sostegno della crescita e dello sviluppo del territorio, per affrontare e vincere, insieme alle istituzioni, al Terzo Settore e al mondo produttivo, le sfide della transizione sociale, ecologico-energetica e digitale”.
“È il miglior bilancio dell’ultimo decennio – ha detto il Segretario Generale Massimo Lapucci -, che conferma l’efficacia della strategia perseguita nella gestione degli asset in portafoglio della Fondazione Crt, in un anno coronato anche dal successo dell’operazione Atlantia e dal ritorno della partecipazione nella banca conferitaria su valori plusvalenti, pur in un contesto internazionale ancora caratterizzato da una marcata incertezza del quadro globale”.

Sita e Volocopter per un’infrastruttura digitale per i vertiporti

Sita e Volocopter per un’infrastruttura digitale per i vertiportiRoma, 14 mar. (askanews) – Volocopter, il pioniere nella mobilità aerea urbana (UAM), e SITA, il fornitore IT per il trasporto aereo, hanno avviato una collaborazione per la creazione dei sistemi IT e digitali per i vertiporti. Con questo accordo, SITA diventa l’investitore più recente a partecipare al round di finanziamenti di Volocopter, consolidando la visione strategica della partnership.
La mobilità aerea urbana, informa una nota, sarà una nuova forma di aviazione sostenibile e offrirà nuove opzioni di mobilità alle città di tutto il mondo. Il taxi aereo elettrico VoloCity, il prodotto di lancio dell’azienda, opererà rotte nelle megalopoli congestionate per offrire ai futuri passeggeri voli stabili, tranquilli e sicuri, che potranno essere chiamati tramite i punti d’imbarco designati (o “vertiporti”). La partnership ha quindi il potenziale per plasmare gli standard del settore dell’aviazione.
Sergio Colella, Presidente Europa di SITA, ha dichiarato: “Volocopter è in pole position nel settore, perché è la prima realtà ad aver realizzato i taxi aerei elettrici. Noi di SITA svolgeremo un ruolo chiave nella realizzazione di questo nuovo mondo digitale della mobilità aerea urbana e nella definizione di un approccio fluido e più intelligente al trasporto aereo in un ambiente urbano. Insieme passeremo dalla teoria alla pratica già nel 2024, quando ci aspettiamo che i primi velivoli commerciali eVTOL prendano il volo.”
Christian Bauer, Chief Commercial Officer di Volocopter, ha affermato. “Volocopter adotta un approccio olistico all’ecosistema. Lavoriamo di concerto con i nostri partner e ci prepariamo alle operazioni commerciali. Questo comporta la creazione delle infrastrutture necessarie, la manutenzione, le operazioni di volo, l’IT e i servizi ai clienti. SITA, in qualità di leader nella fornitura di tecnologie per aeroporti e compagnie aeree, riteniamo che sia il partner migliore per rendere possibile la nostra esperienza di viaggio senza intoppi.”
SITA metterà a disposizione la sua esperienza nel trasporto aereo per l’emergente industria mobilità aerea urbana, sviluppando nuovi standard operativi e un’esperienza digitale per i passeggeri. Il portafoglio di SITA comprende un’ampia gamma di soluzioni IT, tra cui la gestione e le operazioni aeroportuali, le operazioni passeggeri, le operazioni di volo e di aeromobile, il trattamento dei bagagli e la gestione delle frontiere.
Volocopter è nota per il suo approccio integrato all’ecosistema della mobilità aerea urbana. Il suo sistema operativo digitale, il VoloIQ, connette tutti i partner, consentendo così un servizio olistico. VoloIQ perciò permette un approccio digital-first che si tradurrà in esperienze di trasporto aereo end-to-end per i passeggeri. Questo sistema basato su cloud è in fase di certificazione da parte delle autorità aeronautiche competenti.

Coldiretti e Filiera Italia al Cairo con Tajani: nuovi accordi commerciali

Coldiretti e Filiera Italia al Cairo con Tajani: nuovi accordi commercialiMilano, 14 mar. (askanews) – L’Egitto è il protagonista di nuovi rapporti commerciali con l’Italia nell’agroalimentare, dal couscous ai fertilizzanti. A sottolinearlo Coldiretti e Filiera Italia che rispettivamente con il segretario generale, Vincenzo Gesmundo, e il consigliere delegato, Luigi Scordamaglia, compongono la delegazione guidata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in visita a Il Cairo, la capitale del Paese maggiormente a rischio per la crisi alimentare causata dalla guerra.
L’Italia si appresta a divenire un partner centrale con la fornitura di macchinari, tecnologia, sementi e conoscenze ma anche prodotti alimentari di base, dal grano al couscous, per consentire all’Egitto di sfamare la propria popolazione. L’Egitto è invece uno dei principali fornitori di fertilizzanti azotati dell’Italia il cui commercio è ostacolato dalla guerra in Ucraina. Il conflitto mette a rischio anche le forniture di cibo con il grano da Russia e Ucraina che costituiva prima del febbraio 2022 il 90% delle importazioni totali per oltre 10 milioni di tonnellate all’anno.
La novità, sottolinea una nota, è il modello della missione in cui le aziende italiane ed egiziane si incontrano e discutono di progetti comuni, non da sole ma insieme ai principali enti della cooperazione italiana che possono garantire il necessario sostegno finanziario a questi progetti selezionati come strategici e gestiti con la parte pubblica egiziana.
Al summit partecipano infatti tra gli altri aziende nazionali di trattori intelligenti, macchine agricole e componenti, oltre a imprese che si occupano di agricoltura di precisione, georeferenziazione, servizio geospaziale di osservazione della Terra per l’agricoltura oltre a realtà leader in diverse filiere nazionali come la produzione di latte e derivati, la produzione di pesce per l’acquacoltura, la produzione di sementi e nella genetica delle piante e Divulga, il centro studi sull’agroalimentare.

Culatello Zibello Dop: produzione 2022 +5,9%, 25 mln fatturato al consumo

Culatello Zibello Dop: produzione 2022 +5,9%, 25 mln fatturato al consumo

Un culatello su quattro va all’estero. Crescono vendite in vaschetta

Milano, 14 mar. (askanews) – Nel 2022 i culatelli di Zibello avviati alla produzione tutelata che certifica la Dop sono stati 102.591, con un incremento del 5,87% rispetto al precedente anno per un fatturato al consumo di a 25,2 milioni di euro, con un incremento superiore al 5% rispetto al 2021. A tracciare il bilancio per questa denominazione il Consorzio di tutela del Culatello di Zibello Dop, un comparto che riunisce 23 produttori, per circa 250 occupati tra addetti diretti e lavoratori legati all’indotto.
“Il culatello di Zibello Dop – dichiara Romeo Gualerzi, presidente del Consorzio – prosegue nella sua affermazione di prodotto di eccellenza grazie agli apprezzamenti e ai successi che riscuote dal mercato pur confermandosi prodotto di nicchia. Nel 2022 registriamo una crescita a valore che sfiora il 6%: ottime le performance del pre-affettato che ci ha permesso una maggiore penetrazione del prodotto nelle catene retailer”.
Uno dei trend più significativi è quello del pre-affettato, con oltre 1,27 milioni di vaschette prodotte: secondo i dati del Consorzio infatti nel 2022, i culatelli destinati all’affettamento sono stati 40.171, pari al 41,5% della produzione annuale. Soltanto dieci anni fa, nel 2013, questa percentuale era ferma al 5,6%. Al consumo, nel 2022, il segmento del pre-affettato incide per un valore di 10,8 milioni di euro.
L’export per questo prodotto dell’eccellenza gastronomica italiana si attesta su un 25% del totale del mercato. I Paesi dell’area Ue, in primis Francia e Germania, insieme con la Svizzera, rappresentano l’88% delle esportazioni, seguono Nord America, con Canada e Stati Uniti, Giappone, Oriente e Regno Unito. Il canale di commercializzazione principale si conferma quello del normal trade, con una quota pari al 60% del comparto. La grande distribuzione organizzata rappresenta il restante 40%.

Filiera agroalimentare all’Ue: le Tea non sono Ogm, serve normativa ad hoc

Filiera agroalimentare all’Ue: le Tea non sono Ogm, serve normativa ad hoc

Paper su nuove tecniche genomiche. Italia consenta sperimentazione in campo

Milano, 14 mar. (askanews) – Le tea, tecniche di evoluzione assistita, sono radicalmente diverse dagli Ogm e necessitano di una legislazione ad hoc. E’ questa la richiesta che la filiera agroalimentare, dall’agricoltura all’industria, rivolge alle istituzione europee, chiamate a esprimere un parere a giugno. Per quella data, infatti, la Commissione prevede di presentare un progetto di normativa in relazione a quelle tecniche di biologia sviluppate negli ultimi 10 anni che consentono di correggere il Dna delle piante e quindi di selezionare caratteri specifici utili per l’agricoltura che difficilmente sarebbero ottenibili con altri metodi.
La grande differenza rispetto agli Ogm transgenici è che le piante ottenute con le Tea non contengono Dna di altri organismi: il patrimonio genetico utilizzato è unicamente quello delle piante stesse. Le Tea replicherebbero processi che potrebbero avvenire in natura, mentre nel caso di Ogm transgenici il passaggio può avvenire anche tra regni diversi, ad esempio tra batteri e piante. Gli Ogm sono inoltre molto costosi da ottenere, richiedono tempi lunghi (sia a livello di ricerca che di validazione) e non assicurano un livello di precisione paragonabile a quello delle Tea.
Su queste basi, per la prima volta, i rappresentanti del mondo produttivo, della ricerca e delle istituzioni si sono incontrati per promuovere un sistema pubblico-privato di miglioramento genetico basato sulle tecnologie genomiche più avanzate, strategico per adeguare l’agroalimentare nazionale al futuro e mantenere la sostenibilità e la competitività del comparto del food&beverage nazionale. Durante un evento, che si è svolto a Roma, è stato illustrato il position paper “Nuove tecniche genomiche genome editing e cisgenesi” elaborato dal Cluster agrifood aazionale (l’associazione riconosciuta dal ministero dell’Università e della ricerca che aggrega imprese, associazioni di categoria, università, organismi di ricerca, enti di formazione e rappresentanze territoriali che operano nel settore agrifood), dal Crea e da Federchimica Assobiotec.
Il position paper illustra le potenzialità delle Tea all’interno di un contesto agricolo italiano sempre più messo a dura prova dagli effetti del cambiamento climatico e dalla necessità di migliorare la resistenza alla siccità e alle avversità, anche alla luce degli obiettivi dell’European green deal e delle strategie Farm To Fork e Biodiversity. Su queste basi, vengono stilate alcune raccomandazioni e suggerite agli attori della politica tre azioni: consentire la sperimentazione in campo delle Tea in tempi brevi; rilanciare un programma di ricerca sulle biotecnologie pulite per l’agricoltura di domani, dato che nei prossimi mesi è atteso un cambiamento del quadro autorizzativo a livello europeo e sarebbe grave se l’Italia non si presentasse all’appuntamento con un adeguato programma di investimento; predisporre strumenti di trasferimento tecnologico dei risultati dalla ricerca al mondo produttivo, coinvolgendo anche le industrie private, in modo da rinnovare il panorama varietale e renderlo idoneo al nuovo scenario climatico. Negli ultimi anni il sistema scientifico italiano ha sviluppato conoscenze nell’ambito delle Tea relativamente alle più importanti specie agricole italiane (frumento, riso, pomodoro, vite, melo, agrumi, ecc). Questo lavoro però è rimasto fino a oggi confinato nei laboratori.

I 70 anni delle merendine: la pausa dolce per 8 italiani su 10

I 70 anni delle merendine: la pausa dolce per 8 italiani su 10Milano, 14 mar. (askanews) – Sono un’invenzione tutta italiana, figlia di quell’industria alimentare che dagli Anni 50 contribuì a modernizzare la nostra società, declinando la tradizione della merenda casalinga alle esigenze dei consumatori di allora. Fedeli compagne di intere generazioni, le merendine spengono quest’anno 70 candeline, un lungo viaggio segnato da una continua innovazione che le ha mantenute sempre al passo coi tempi.
Oggi, secondo una ricerca Bva Doxa-Unione Italiana Food, le consumano otto italiani su 10 (83%) e più della metà dei nostri connazionali (55%) le mangia almeno 1-2 volte a settimana. A riprova del gradimento dei consumatori, i dati di vendita del 2022 quando a valore sono cresciute del 10% a circa 1,3 miliardi di euro – pari al 29% del totale dei prodotti da forno e cereali – ma anche a volume hanno segnato un aumento del 2% rispetto all’anno precedente per un totale di 205.073 tonnellate (Dati di vendita Circana per Unione italiana food, totale Italia incluso Discount).
Ma quando ha inizio questa storia industriale? Era il 1953, e il Mottino, panettone in formato mignon, quell’anno si trasformava nel Buondì, segnando di fatto quella svolta che decreterà l’affermazione a livello industriale di questa categoria di prodotto. Se negli anni Sessanta, a essere riproposte sotto forma di merendine erano soprattutto le torte fatte in casa, negli Anni 70 la merenda si fa più golosa con le farciture al cioccolato, i lievitati sfogliati e le crostatine di pasta frolla. Ma il decennio d’oro delle merendine resta quello degli anni ’80, quando accanto alle golosità, si fa strada una tipologia attenta più attenta alla sana alimentazione, con la presenza tra gli ingredienti di fibre e yogurt. Nel decennio successivo l’innovazione porterà all’affermarsi delle merendine refrigerate oltre che alla nascita dei croissant che diventano anche un classico della prima colazione. Il percorso “healthy” intrapreso negli Anni ’80 si amplifica negli anni 2000, quando l’industria lavora per diminuirne l’apporto calorico, le quantità di zucchero e grassi saturi contenuti, eliminando definitivamente grassi idrogenati e con essi gli acidi grassi trans.
In questa evoluzione lunga 70 anni, hanno continuato a convivere sugli scaffali dei nostri supermercati grandi classici, che spesso hanno anche 50 anni di storia, a prodotti nuovi, dalla marcata innovazione. Basti pensare che ogni anno vengono lanciate sul mercato in media 8-10 nuove merendine, contribuendo alla varietà dell’offerta apprezzata da sei italiani su 10, che consumano sia le classiche che quelle nuove. E i dati delle vendite (a valore) ne sono un riflesso: sul podio infatti delle più vendute troviamo trancini (32%) e i croissant (27%) rappresentano il cuore del mercato. Seguono i plumcake (9,6%) le tortine (8%), le sfoglie (6,3%), le crostatine (5,3%), le altre brioches (4,7%), i panini al latte arricchiti (4,6%).
“Se siamo qui a celebrare i 70 anni delle merendine – afferma Luca Ragaglini, vice direttore di Unione italiana Food – significa che questo prodotto è stato capace nel tempo di conquistare l’apprezzamento di diverse generazioni di italiani. Da una parte grazie all’innovazione che rappresenta uno dei plus principali del settore e dall’altra in virtù dell’unicità di un prodotto che è esclusivo del mercato italiano: in nessun altro Paese europeo esistono prodotti definiti con questo nome. Dobbiamo, infatti, per forza, ricorrere ad un’intera frase per spiegare di cosa si tratta, ovvero ‘piccoli prodotti dolci da forno monoporzione’ e in questo sta la peculiarità del loro successo”.

Imprese, Italia protagonista con P-Trex a “Maintenance 2023” di Anversa

Imprese, Italia protagonista con P-Trex a “Maintenance 2023” di AnversaRoma, 14 mar. (askanews) – La manutenzione degli impianti e dei processi produttivi al centro di “Maintenance 2023”, la fiera europea più importante per il settore, che si terrà ad Anversa, in Belgio, il 22 e 23 marzo. Il tema è sempre più centrale in questa fase di rilancio economico e produttivo, a livello italiano e globale, dopo la pandemia, ripresa che tuttavia deve fare i conti con la grave e persistente piaga degli incidenti e delle morti sul lavoro. La corretta manutenzione, infatti, contribuisce a garantire alle aziende la sicurezza degli operatori, la funzionalità degli impianti, una migliore produttività e, in definitiva, una maggiore competitività e qualità dei prodotti e dei servizi.
Tra le aziende italiane presenti all’Antwerp Expo, il gruppo friulano Fibre Net partecipa alla rassegna belga con la business unit P-Trex che offre soluzioni alternative in Prfv (Polimero rinforzato con fibra di vetro) per ridurre costi e tempi della manutenzione periodica. Il Prfv è un materiale composito che presenta notevoli vantaggi in termini di durabilità e resistenza e, proprio per questi motivi, è spesso impiegato per componenti strutturali o semi-strutturali destinati a un utilizzo prolungato.
Non solo materie prime, ma anche ingegneria: P-Trex rappresenta una garanzia in termini di soluzioni custom, in grado di rispondere ad ogni esigenza dei differenti player. In particolare, verrà presentato un sistema di chiusura orizzontale in Prfv, altamente resistente alla corrosione, autoportante e completo di sistema anticaduta con barre di protezione, per la tutela degli operatori durante gli interventi di manutenzione nei pozzetti e i sollevamenti.

L’euro digitale implicherebbe l’obbligo di accettarlo sui pagamenti

L’euro digitale implicherebbe l’obbligo di accettarlo sui pagamentiRoma, 14 mar. (askanews) – L’adozione di un euro digitale implicherebbe, con ogni probabilità, l’obbligo di accettare i pagamenti con questo strumento a carico di chiunque. Lo ipotizza un rapporto che, secondo indiscrezioni di stampa, è stato presentato ieri ai ministri delle Finanze europei, nell’ambito delle riunioni di Eurogruppo e Ecofin, mentre la Commissione Ue sta procedendo a elaborare la sua proposta di legislativa che intende presentare già nel secondo trimestre.
Il documento chiederebbe anche ai ministri “se debbano essere prese in considerazione esenzioni per assicurare una applicazione proporzionale, e bilanciare i principi di libertà contrattuale e di obbligo di accettazione”.
Il documento viene citato in un articolo del portale Coindesk, specializzato sui cripto asset. Ma previsioni analoghe erano ipotizzate in un rapporto sull’euro digitale pubblicato già nell’ottobre del 2020 dalla Bce e dall’Eurosistema delle Banche centrali: “La legislazione primaria Ue – recita il documento di oltre due anni fa – non esclude la possibilità di emettere euro digitale come valuta legale, che conseguentemente richiederebbe a coloro che ricevono pagamenti di accettarlo”.
Sempre secondo Coindesk, in una precedente discussione tenuta a gennaio sull’euro digitale, i ministri avrebbero puntato i piedi sull’ipotesi di rendere programmabile questa versione digitale della valuta della banca centrale, perché limitarne l’uso solo su determinati scopi ne avrebbe fatto venir meno la fungibilità rispetto ai contanti.

Industria, Istat: produzione gennaio -0,7% su mese, +1,4% su anno

Industria, Istat: produzione gennaio -0,7% su mese, +1,4% su annoRoma, 14 mar. (askanews) – A gennaio l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,7% rispetto a dicembre. Corretto per gli effetti di calendario l’indice complessivo, nel primo mese del 2023, è aumentato in termini tendenziali dell’1,4%. Lo ha reso noto l’Istat aggiungendo che i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 20 di gennaio 2022.
Nella media del trimestre novembre-gennaio il livello della produzione diminuisce dell’1% rispetto ai tre mesi precedenti.

Banche regionali Usa nella tempesta dopo il caso Svb

Banche regionali Usa nella tempesta dopo il caso SvbRoma, 13 mar. (askanews) – Turbolenze e forte volatilità a Wall Street, dove una tempesta ha travolto l’intero comparto bancario, innescata dal fallimento della Silicon Valley Bank seguito a ruota dal dissesto di un altro istituto regionale, la Signature Bank. Due colpi a stretto giro che hanno costretto le autorità, il Tesoro e la Federal Reserve, ad annunciare frettolosamente misure di emergenza per garantire tutti i correntisti, ampliando una copertura che prima sarebbe stata molto più limitata.
Ma nonostante le rassicurazioni la vicenda continua a trascinarsi su diverse altre banche Usa finora poco note all’estero, mentre inevitabilmente è finita anche sul tavolo dei ministri delle Finanze dell’area euro, che si sono prodigati in rassicurazioni sull’assenza di contagio in Europa mentre i titoli di molti gruppi bancari Ue hanno segnato a loro volta cali.
Sui titoli bancari statunitensi prosegue una dinamica di marcata volatilità e forti pressioni al ribasso. Le più in affanno sono altre banche regionali, con crolli drammatici che si sono solo in parte ridotti nel pomeriggio, come la First Republic Bancorp (-54%), la Western Alliance Corp (-45%), Key Corp (-27%), PacWest (-21%) e la Zions Bankcorporation (-22%). Alcuni dei maggiori titoli del comparto bancario Usa registrano ribassi comunque consistenti, ma meno estremi: -5,09% per Bank of America e -7,24% per Citigroup.
La vicenda è ancora da definire nella sua portata e nelle sue effettive cause. Le prime ricostruzioni sembrano indicare che la Silicon Valley Bank sia rimasta vittima delle ricadute indirette della manovra restrittiva portata avanti dalla Federal Reserve, combinata con il moltiplicarsi di dissesti nel segmento dei cripto asset negli ultimi mesi. Questa particolare banca è infatti una sorta di concentratore di conti correnti sia di startup (secondo alcune ricostruzioni di stampa addirittura una di queste aziende su due di tutti gli Usa avrebbe un conto presso la Svb) sia del Venture Capital che sostiene proprio queste avventure imprenditoriali. Realtà spesso molto esposte e sensibili ai criptoasset.
Ai prelievi dai conti effettuati nelle settimane scorse da diverse startup dopo il caso Ftx la banca ha risposto vendendo quello che era in grado di vendere rapidamente per reperire liquidità. Ma quando si sono create ulteriori pressioni con un nuovo fallimento di un cripto player (Silvergrade) ha cercato di reperire nuovi fondi annunciando un aumento di capitale, puntando a raccogliere oltre 2 miliardi, ed è scattata una spirale incontrollabile.
Sempre secondo le ricostruzioni finora circolate, su cui mancano ancora conferme a livello ufficiale, sia gli operatori di Venture Capital, consapevoli delle esposizioni delle startup, sia molte di queste realtà avrebbero deciso di ritirare di corsa i depositi, per non incappare in un fallimento bancario su cui si sarebbero ritrovati non tutelati, tanto da far defluire oltre 40 miliardi di dollari dai conti Svb nella sola giornata di giovedì.
Dopo il contagio alla Signature Bank, domenica a tarda serata è stata diramata una dichiarazione congiunta del segretario al Tesoro Usa, Janet Yellen – che poche ore prima aveva affermato che non vi sarebbero stati salvataggi pubblici – e del presidente della Federal Reserve, Jay Powell – che pochi giorni fa al Congresso aveva assicurato che il sistema bancario Usa era solido e ben capitalizzato – con cui di fatto veniva esteso a tutti i correntisti la piena garanzia dei depositi.
Fino a quel momento era stabilito che gli unici che si sarebbero visti pienamente tutelare i depositi erano i correntisti individuali per ammontare massimo di 250.000 dollari. Inizialmente, infatti, la linea delle autorità sembrava essere quella di confermare questa soglia e di lasciar finire tutti gli altri nel calderone di una procedura fallimentare. Ma quando una seconda banca è finita in dissesto e in questo modo si è aperta la prospettiva di una reazione a catena che avrebbe visto fallimenti di imprese titolari di conti correnti, altre fughe di correntisti da altre banche, che sarebbero state a loro volta costrette a svendere attivi per reperire liquidità, Tesoro e Fed hanno deciso di alzare lo scudo, per tentare di spezzare il circolo vizioso e convincere i titolari di conti correnti a non fare mosse precipitose.
Il provvedimento è stato accompagnato dalla assicurazione che “nessuna perdita verrà pagata dai contribuenti”. Tesi oggi ribadita dal presidente Usa, Joe Biden. Intanto, tuttavia, la Fed ha dovuto rendere disponibili 25 miliardi di dollari tramite un suo fondo di stabilizzazione, pur affermando che si tratta di garanzie che non ritiene dovranno essere utilizzate.
Già la gestione non proprio lineare della crisi è passibile di sollevare dubbi. La stampa più vicina alla componente Repubblicana ha poi rapidamente puntato il dito contro il fatto che si procede a un aiuto generalizzato perché, è l’accusa, molte di queste startup californiane, che dispongono di milioni non garantiti sui conti Svb, sarebbero anche finanziatori rilevanti delle campagne elettorali di esponenti Democratici.
La mossa, poi, ovviamente va nella direzione diametralmente opposta alla stretta monetaria combinata alla riduzione del bilancio che la Fed sta portando avanti da mesi. E i tentativi di stabilizzazione e recupero degli indici generali a Wall Street sembrerebbero proprio collegati all’aspettativa che questa vicenda provochi una inversione di rotta, o quantomeno una pausa, della Fed sulla manovra restrittiva. Il rialzo dei tassi atteso la prossima settimana potrebbe essere rimesso in discussione.
Questo repentino cambio di prospettive si è riflesso con un brusco calmieramento dei tassi sui titoli del Tesoro Usa, che da poco sotto il 4% di mercoledì oggi sono crollati al 3,50%, segnano il ribasso più marcato dal 1987.
Restano diversi interrogativi da chiarire sulla vicenda. Primo fra tutti quale sia la base dello stratosferico aumento proprio di depositi bancari alla Silicon Valley Bank: tra 2019 e 2021 sono più che triplicati fino a sfiorare 190 miliardi di dollari. Guardando all’intero comparto bancario, anche incorporando l’effetto di lockdown e delle restrizioni alle attività imposti a motivo del Covid, che hanno provocato un forte aumento del risparmio, la crescita media sullo stesso periodo è stata del 37%, secondo i dati della Autonomous Research citati dal Financial Times.
Un altro elemento da valutare è l’anomala concentrazione di Venture Capital e di startup che hanno fatto sì che la stragrande maggioranza dei conti correnti a Svb non fosse garantita: addirittura il 95%.
Questo chiama in causa l’attività di vigilanza bancaria Usa, soprattutto ora che bisogna mettere in campo provvedimenti generalizzati. Per non menzionare la sgradevole circostanza che Svb, pur essendo la 16esima maggiore banca degli Stati Uniti non è stata sottoposta a stress test della Fed, né era soggetta ai requisiti prudenziali previsti dalle regole bancarie di Basilea.
Quello che si è appena verificato potrebbe essere visto come il primo bank run digitale che per la sua natura ha colto impreparati i regolatori. E secondo l’ex analista capo sul settore bancario di Morgan Stanley, Oliver Wyman, potrebbe anche fornire elementi sui potenziali rischi che alcuni cripto asset ritenuti più sicuri, come le stablecoin potrebbero accusare in situazioni analoghe di improvvisi riscatti da parte degli investitori. (di Roberto Vozzi).