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Piano Tesoro e Fed per proteggere SVB: tutti i depositi saranno pagati

Piano Tesoro e Fed per proteggere SVB: tutti i depositi saranno pagati

Chiusa anche Signature Bank. Biden: soldi dei contribuenti non a rischio

Milano, 13 mar. (askanews) – I depositanti della Silicon Valley Bank saranno rimborsati completamente e immediatamente. L’eccezionale rete di salvataggio sui depositi è stata decisa dal Tesoro Usa, dalla Federal Reserve e dall’Fdic (Federal Deposit Insurance Corporation) per evitare ricadute su tutto il sistema finanziario e rassicurare i clienti sulla sicurezza del loro denaro dopo il secondo più grande fallimento bancario nella storia degli Stati Uniti.
Sono state presentate misure di finanziamento di emergenza ed è stato chiuso un secondo istituto finanziario. Si tratta della Signature Bank di New York, specializzata in servizi al settore legale e immobiliare e affondata da scommesse sulle criptovalute. Anche ai depositanti di Signature è stato garantito che non subiranno alcuna perdita e che potranno accedere al loro denaro già da oggi.
La Fed ha annunciato una nuova linea di credito a disposizione di ogni istituto che ne abbia bisogno, volta a fornire finanziamenti supplementari per garantire che “le banche siano in grado di soddisfare le esigenze di tutti i loro depositanti”, dichiarandosi di essere “pronta ad affrontare qualsiasi pressione di liquidità che possa emergere”.
Nessuna perdita derivante dalla risoluzione dei depositi di SVB o Signature sarà a carico del contribuente. Qualsiasi ammanco sarà finanziato da un prelievo sul resto del sistema bancario. Il presidente Usa, Joe Biden, ha dichiarato in un comunicato di essere soddisfatto che sia stata raggiunta “una soluzione rapida che protegge i lavoratori e le piccole imprese americane e mantiene il nostro sistema finanziario al sicuro” mentre “i soldi dei contribuenti non sono messi a rischio”.

Silicon Valley Bank, in un solo giorno fuga da 42 mld dai conti

Silicon Valley Bank, in un solo giorno fuga da 42 mld dai contiRoma, 11 mar. (askanews) – In un solo giorno dai conti correnti della Silicon Valley Bank sono stati ritirati in fretta e furia 42 miliardi di dollari. Oltre un quarto del totale. A quel punto per la banca è stata la fine.
Mentre inizia a diradarsi il polverone attorno al più grande fallimento di un istituto di credito Usa dai tempi del tracollo di Washington Mutual del 2008, la stampa finanziara cerca di ricostruire cosa sia avvenuto in un tempo relativamente breve (elemento tipico dei bank run) fino a spingere la Federal Deposit Insurance Corporation (che garantisce i depositi sui conti correnti) a chiudere l’accesso ai clienti e assumere il controllo del gruppo.
Negli Usa i conti bancari sono garantiti find ad un ammontare massimo di 250mila dollari. Il problema è che buona parte della clientela di questa banca è costituita da investitori professionisti, Pmi del settore tecnologico, startup o imprese avviate che dispongono di conti con cifre spesso superiori alla soglia tutelata. Secondo la stessa Fdic l’89% dei 175 miliardi di dollari in depositi non è coperto.
E quando una agenzia dello Stato della California ha lanciato allarmi sulla solvibilità della banca è esploso il panico. Tutti coloro, privati o società, che avevano depositi non tutelati e che erano venuti a conoscenza del dissesto – e in una regione connessa come la Silicon Valley erano evidentemente molti – si sono precipitati a cercare di ritirare i fondi prima di finire intrappolati in una procedura fallimentare.
L’innesco è partito dall’annuncio nella serata di mercoledì da parte della banca, fino a quel momento ritenuta ben patrimonializzata e certamente solvibile, dell’intenzione di reperire 2,25 miliardi di dollari in nuovi finanziamenti, prevalentemente tramite l’emissione di bond.
Una decisione che ha colto di sorpresa, negativamente, gli operatori, prima, e i clienti subito dopo. Secondo alcune ricostruzioni, la banca si sarebbe trovata in affanno sulle liquidità dopo una prima sere di ritiri di depositi seguiti al crollo di Silvergrade, uno dei tanti gruppi di criptoasset falliti nelle ultime settimane.
Svb aveva già venduto tutti gli asset facilmente cedibili per reperire contanti. E quando ha annunciato l’intenzione di raccogliere nuovi fondi e si è vista nuovi nervosismi dei mercati, e nuovi prelievi dai conti, non disponeva di ulteriori margini.
Alcuni operatori puntano il dito contro il comportamento dei clienti attivi sul Venture Capital, ritenendoli responsabili dell’ondata di panico. I tentativi di raffreddare la situazione dell’amministratore delegato, Greg Becker, che ha chiesto ai clienti di “restare calmi” hanno avuto l’effetto diametralmente opposto. In poche ore giovedì il titolo Svb ha perso il 60%. E venerdì ha ripreso a collare. Dai quasi 270 dollari di mercoledì è precipitato sotto quota 80 dollari giovedì, e nell’after hours ha proseguito il tracollo ad un valore teorico di 39 dollari.
Sta di fatto che questo disastro finanziario si è verificato anche nell’ambito di un drastico inasprimento della linea monetaria portato avanti in questi mesi dalla Federal Reserve, in risposta alla galoppante inflazione. Proprio questa settimana, martedì pomeriggio, il presidente Jay Powell ha rilanciato la retorica rialzista sui tassi, avvertendo che nel caso in cui tutti i dati lo avessero giustificato la Fed sarebbe stata pronta a riaccelerare gli aumenti sul costo del denaro.
Questa situazione potrebbe avere ramificazioni diffuse nell’economia dato che le start-up più esposte alla necessità di finanziamenti potrebbero ritrovarsi nell’impossibilità di pagare dipendenti e fornitori e gli investitori del segmento del Venture Capital potrebbero trovarsi a corto di finanziamenti, un concomitare di fattori che potrebbe alimentarsi a vicenda.
E questo potrebbe essere uno degli elementi alla base del dissesto della Silicon Valley Bank quando, secondo fonti finanziarie citate da Cnbc, diversi player di Venture Capital hanno impartito ordini di ritiro di fondi temendo che un eventuale bank run (la classica profezia auto realizzante) avrebbe potuto innescare fallimenti di molte start-up clienti della banca.
L’autorità federale annunciato che i clienti potranno iniziare ritirare i loro depositi nel pomeriggio di lunedì 13 marzo, ma ovviamente questo non da alcuna garanzia a coloro che non siano sotto la soglia assicurata. Nei prossimi giorni si vedrà se il dissesto avrà ulteriori ricadute. Intanto ha innescato pressioni ribassiste su tutto il comparto bancario, non solo Usa.

Lventure tratta fusione con Digital Magics, ok atteso entro l’anno

Lventure tratta fusione con Digital Magics, ok atteso entro l’annoRoma, 10 mar. (askanews) – LVenture, gruppo di Venture Capital che investe in startup digitali, e Digital Magics, business incubator italiano, hanno avviato trattative non vincolanti sull’integrazione tra le due società, tramite fusione per incorporazione di Digital Magics in Lvg. Secondo quanto riporta un comunicato, alla luce del contesto di elevato sviluppo del settore del venture capital, l’Operazione è volta a creare un operatore leader nel mercato nazionale e che assume rilevanza (per dimensioni e caratteristiche) nel panorama europeo, aprendo uno spettro di opportunità allo sviluppo anche internazionale.
Secondo le intese preliminari raggiunte, soggette ad ulteriori approfondimenti e verifiche sulla base di una due diligence reciproca nonché alla realizzazione di operazioni societarie funzionali, inter alia, a incrementare il patrimonio netto di Lvg , si prevede che la business combination possa essere realizzata sulla base di un rapporto di concambio basato su una valorizzazione di, rispettivamente, DM e di LV – in termini di apporto nella Combined Entity – compresa nel range del 61,5% – 38,5% / 66,5% – 33,5%.
L’ipotesi allo studio prevede che l’attuale Presidente Esecutivo di DM, Marco Gay, assuma il ruolo di Presidente Esecutivo e l’attuale Amministratore Delegato di LVG, Luigi Capello, rivesta il ruolo di Amministratore Delegato. “Questo processo di integrazione proietta LVenture Group in una nuova dimensione, facendo massa critica e mettendo a fattor comune con Digital Magics competenze, asset, risorse finanziarie e un portafoglio che comprende le migliori startup e scale-up italiane – ha commentato Capello -. L’operazione getta le basi per la creazione di uno dei principali operatori early-stage Venture Capital europei”.
Secondo Gay, “in Digital Magics siamo da sempre convinti che per crescere bisogna fare sistema. Abbiamo grandi sfide ed opportunità da cogliere in una industria che sempre più dimostra concretamente la capacità di crescere, creare valore e competere a livello internazionale. Con l’operazione che stiamo iniziando oggi vogliamo valorizzare 20 anni di storia di Digital Magics creando le basi per proseguire in un percorso di ulteriore forte dinamismo, grazie alla grande capacità del management e di tutto il team ed al supporto dei nostri soci storici”.
Le società non si attendono che l’Operazione dia luogo ad obblighi di offerta pubblica di acquisto. Il Term-Sheet concordato, si legge, ipotizza che i passaggi procedurali previsti per il perfezionamento dell’Operazione possano completarsi entro la fine del corrente anno.

Ue rende più facili gli aiuti di Stato alle industrie del Green Deal

Ue rende più facili gli aiuti di Stato alle industrie del Green DealBruxelles, 10 mar. (askanews) – La Commissione europea ha finalmente adottato, ieri a Bruxelles, l’atteso nuovo “Quadro temporaneo di crisi e transizione” per gli aiuti di Stato che consentirà ai paesi dell’Ue di sostenere in modo consistente i settori industriali fondamentali per la transizione verso un’economia a zero emissioni, e gli investimenti e i finanziamenti per le tecnologie pulite.
La decisione è in linea con il Piano industriale del Green Deal, che la stessa Commissione proporrà martedì prossimo, 14 marzo, e risponde in parte alle preoccupazioni causate nell’Ue dai massicci sussidi previsti dall’”Inflation Reducion Act” americano, che si teme possano portare a delocalizzazioni di investimenti e produzioni dall’Europa agli Usa, e a forti svantaggi competitivi per gli europei, soprattutto se verrà applicata la logica del “buy American”. Il nuovo quadro prende in conto le reazioni degli Stati membri nel contesto di una consultazione condotta dalla Commissione, e modifica e proroga in parte il quadro temporaneo di crisi che era stato adottato il 23 marzo 2022 per permettere agli Stati membri di sostenere l’economia nel contesto della guerra della Russia contro l’Ucraina, e che era stato già modificato il 20 luglio 2022 e il 28 ottobre 2022.
Il Quadro temporaneo verrà applicato insieme alla modifica del “Regolamento generale di esenzione per categoria”, approvata anch’essa dalla Commissione oggi, che ha elevato in diversi settori le soglie minime, in termini di ammontare del sostegno, sotto cui gli aiuti di Stato non devono neanche essere notificati all’Ue.
E’ stata introdotta innanzitutto una proroga di due anni, fino al 31 dicembre 2025, della possibilità per gli Stati membri adottare aiuti di Stato per la transizione verde, in particolare riguardo ai regimi di sostegno per accelerare la diffusione delle energie rinnovabili, per lo stoccaggio di energia, e per la decarbonizzazione dei processi di produzione industriale.
In questi ambiti, sono previste diverse ulteriori misure: 1) verranno semplificate le condizioni per la concessione di aiuti a piccoli progetti e tecnologie meno mature, come l’idrogeno rinnovabile, eliminando la necessità di una procedura di gara competitiva, soggetta a precise salvaguardie; 2) saranno ampliate le possibilità di sostegno per la diffusione di tutti i tipi di fonti energetiche rinnovabili; 3) verranno allargate le possibilità di supporto alla decarbonizzazione dei processi industriali passando ai combustibili derivati dall’idrogeno; 4) saranno previsti dei massimali di aiuto più elevati e metodi di calcolo dell’aiuto semplificati.
Nuove misure, applicabili anch’esse fino al 31 dicembre 2025, potranno essere introdotte per accelerare ulteriormente gli investimenti nei settori chiave per la transizione verso un’economia a zero emissioni: per la produzione di attrezzature strategiche, in particolare batterie, pannelli solari, turbine eoliche, pompe di calore, elettrolizzatori; per la cattura e lo stoccaggio del carbonio (Ccs); per la produzione di componenti chiave; e per la produzione e il riciclaggio delle materie prime critiche pertinenti.
In particolare, gli Stati membri potranno fornire aiuti limitati a una soglia di importo nominale e una percentuale dei costi di investimento, a seconda dell’ubicazione e delle dimensioni dell’impresa beneficiaria. Le Pmi e le imprese situate in regioni svantaggiate potranno beneficiare di un sostegno più elevato, per garantire che gli obiettivi della politica di coesione siano debitamente presi in considerazione.
Considerando che le “zone A” della politica di coesione sono le regioni assistite dai fondi strutturali dell’Ue, con Pil pro capite sotto il 75% della media comunitaria (che in Italia comprendono Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna), e che le “zone C” sono aree con problemi strutturali nonostante un Pil pro capite superiore al 75%, le Pmi potranno avere aiuti fino a 350 milioni di euro, che coprano fino al 55% dell’investimento nelle zone A, 200 milioni di euro per il 40% dell’investimento nelle zone C, e 150 milioni con il 35% dell’investimento nelle aree non assistite.
Le imprese più grandi, invece avranno nelle zone A una soglia per gli aiuti di 350 milioni, per il 35% al massimo dell’investimento, nelle zone C un limite di 200 milioni e del 20% dell’investimento, mentre nelle aree non assistite il sostegno non dovrà superare i 150 milioni, e il 15% dell’investimento.
Gli Stati membri potranno concedere percentuali ancora più elevate dei costi di investimento se l’aiuto è fornito tramite agevolazioni fiscali, prestiti o garanzie.
Prima di concedere l’aiuto, le autorità nazionali dovranno verificare i rischi concreti che l’investimento produttivo finisca col finanziare attività al di fuori dello Spazio economico europeo, e, d’altra parte, che non sussista alcun rischio di provocare delocalizzazioni all’interno del mercato unico.
Il nuovo Quadro introduce poi per la prima volta la possibilità dei cosiddetti “matching aid”, aiuti di Stato che potranno essere chiesti dalle imprese, proposti dagli Stati membri e concessi dopo l’approvazione della Commissione per compensare il divario tra le misure di sostegno pubblico disponibili nell’Ue e misure analoghe, di ammontare più altro, offerte in paesi extra Ue.
L’obiettivo, dove esiste un rischio reale che gli investimenti vengano distolti dall’Europa, è quello di scongiurare la delocalizzazione delle aziende degli Stati membri verso i paesi terzi che offrono sovvenzioni più convenienti.
E’ una misura che era richiesta da diversi Stati membri, ma la Commissione ha inquadrato questi “aiuti complementari” in condizioni rigorose. Innanzitutto, il “divario di finanziamento”, ovvero l’aiuto superiore quello a cui l’impresa avrebbe diritto nell’Ue (fino raggiungere eventualmente l’ammontare del sostegno offerto dai paesi terzi), sarà possibile in generale solo nelle “zone A” assistite; oppure, se riguarderà almeno tre Stati membri, dovrà prevedere una significativa quota dell’investimento per almeno una zona A e per un’altra area assistita (anche una “zona C”).
In secondo luogo, il beneficiario dovrà utilizzare una tecnologia di produzione all’avanguardia dal punto di vista delle emissioni ambientali. In terzo luogo, l’aiuto non potrà comportare il trasferimento di investimenti tra Stati membri, o la delocalizzazione delle attività di produzione all’interno dello Spazio economico europeo: le società beneficiarie dovranno impegnarsi a mantenere gli investimenti nella zona interessata per almeno cinque anni (tre per le Pmi) dopo il completamento dei pagamenti.
Infine, l’impresa beneficiaria dovrà fornire prove solide delle sovvenzioni che verosimilmente riceverebbe in un paese fuori dallo Spazio economico europeo per un progetto simile, e dovrà dimostrare che senza l’aiuto l’investimento pianificato non avrebbe luogo in Europa.
Il nuovo Quadro temporaneo aiuterà gli Stati membri anche a realizzare progetti specifici nell’ambito dei Piani nazionali di ripresa (Pnrr) che rientrano nel loro ambito di applicazione.
Le restanti disposizioni del Quadro temporaneo (ammontare limitato degli aiuti, sostegno alla liquidità sotto forma di garanzie statali e prestiti agevolati, aiuti per compensare gli elevati prezzi dell’energia, misure volte a sostenere la riduzione della domanda di energia elettrica), che sono più legate all’immediata situazione di crisi, rimarranno applicabili fino al 31 dicembre 2023. La Commissione valuterà in una fase successiva la necessità di una proroga del nuovo Quadro.

Ue-Usa, Von der Leyen: intese su materie prime chiave e incentivi

Ue-Usa, Von der Leyen: intese su materie prime chiave e incentiviRoma, 10 mar. (askanews) – Nell’ambito degli attriti sull’Inflation Reducution Act, Unione europea e Usa hanno concordato di stipulare un accordo sulle materie prime chiave e sull’avvio di un “dialogo per la trasparenza” sui rispettivi incentivi alle industrie “pulite”. Lo ha annunciato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen con un punto stampa al termine di una bilaterale a Washington, con il presidente Usa Joe Biden (che non ha partecipato al punto stampa).
Un incontro bilaterale “molto positivo e molto costruttivo”, ha detto. “Il primo tema è l’Ira, diamo il benvenuto perché è un investimento massiccio della transizione verde, verso una economia a zero emissioni. Poche settimane fa abbiamo trovato un accordo sui veicoli elettrici e sull’accesso al mercato Usa. Oggi abbiamo raggiunto un accordo sulle materie prime critiche, che vengono lavorate nella Ue per dare loro accesso al mercato Usa. Lavoreremo a un accordo su questo”.
Inoltre “abbiamo accettato di lavorare sul dialogo trasparente sugli incentivi che si danno alle industrie pulite su ambo le sponde dell’Atlantico, per assicurare che lavoriamo assieme per spingere su queste industrie cruciali per raggiungere un’economia circolare e net zero”, ha concluso.

Auto, lunedì a Strasburgo coalizione Paesi Ue contro norme Euro 7

Auto, lunedì a Strasburgo coalizione Paesi Ue contro norme Euro 7Bruxelles, 10 mar. (askanews) – Il ministro dei Trasporti ceco, Martin Kupka, sta organizzando per lunedì pomeriggio un incontro a Strasburgo con i suoi colleghi di una decina di altri paesi dell’Ue, compresa l’Italia, che condividono l’obiettivo di “alleggerire” la proposta legislativa in discussione sui nuovi standard Euro 7 per le emissioni degli autoveicoli e furgoni.
Le nuove norme Euro 7 riguardano la riduzione degli inquinanti come ossidi d’azoto e particolato ma non della CO2, per la quale c’è l’altro regolamento Ue, che prevede l’azzeramento delle emissioni nel 2035, e che è attualmente bloccato in Consiglio Ue da Germania, Italia, Polonia, Bulgaria e la stessa Repubblica ceca.
A quanto si apprende a Bruxelles, i ministri degli altri 10 paesi che sono stati inviati a partecipare alla riunione, che si terrà nei locali del Parlamento europeo a margine della plenaria, grazie alla disponibilità del relatore della proposta sull’Euro 7, il ceco Aleksandr Vondra (del gruppo conservatore Ecr) sono quelli di Finlandia, Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria. L’Italia dovrebbere essere rappresentanta dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.
Durante la riunione, che è previsto duri fino alle 15, è molto probabile che oltre all’Euro 7 venga affrontato anche il tema del regolamento che pone l’obettivo delle auto a a zero emissioni di CO2 nel 2035, su cui è soprattutto dal governo tedesco che ci si aspetta la proposta di una soluzione che, senza stravolgere l’accordo già raggiunto fra Europarlamento e Consiglio Ue, garantisca il mantenimento in produzione dei motori endotermici, anche se alimentati da solo da carburanti sintetici a zero emissioni nette.
Quanto all’Euro 7, l’obiettivo che verrà proposto per la discussione, a quanto si apprende, sarebbe quello di applicare i nuovi standard di emissione solo al particolato prodotto dall’attrito degli pneumatici sull’asfalto e dai dispositivi meccanici dell’auto durante le frenate, lasciando nvece inalterate le norme attuali Euro 6 per le emissioni dal motore.

Gse, Vinicio Mosè Vigilante nominato Amministratore delegato

Gse, Vinicio Mosè Vigilante nominato Amministratore delegatoRoma, 10 mar. (askanews) – Il nuovo Consiglio di Amministrazione del Gestore dei Servizi Energetici – GSE S.p.A., società del ministero dell’Economia e delle Finanze che opera attraverso gli indirizzi strategici del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha conferito a Vinicio Mosè Vigilante l’incarico di Amministratore Delegato.
Secondo quanto riporta un comunicato, Vigilante, avvocato, in Gse fin dalla nascita della società, ha maturato una significativa esperienza nel settore energetico, prima in Enel e poi in Grtn. È stato direttore della Direzione Affari Legali e Societari e direttore della Divisione Corporate Affairs e, negli ultimi quattro anni, ha ricoperto il ruolo di direttore del Dipartimento Affari Legali, Regolatori e Istituzionali del GSE.
Nel CdA, che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio dell’esercizio 2023, accanto al Presidente Paolo Arrigoni e all’Ad, siedono Caterina Belletti, Roberta Toffanin e Andrea Ripa di Meana.
Il Presidente, l’Ad e i consiglieri, conclude la nota, ringraziano il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Onorevole Giancarlo Giorgetti, per la fiducia accordata.

Poste, accordo strategico con Dhl nella distribuzione dei pacchi

Poste, accordo strategico con Dhl nella distribuzione dei pacchiRoma, 10 mar. (askanews) – Poste Italiane e Deutsche Post Dhl hanno siglato una partnership strategica nel mercato italiano e internazionale dei pacchi. L’accordo prevede che “Dhl eCommerce Solutions si occuperà della consegna dei pacchi di Poste italiane verso le destinazioni europee”. “Poste italiane e Dhl Express offriranno ai clienti italiani una più ampia scelta e flessibilità per le spedizioni internazionali veloci attraverso i loro network. Poste italiane consegnerà i pacchi internazionali in arrivo in Italia da Dhl eCommerce Solutions e Dhl Parcel Germany”, spiega una nota. Poste Italiane e Dhl eCommerce Solutions “investiranno in una joint venture per realizzare una moderna e sostenibile rete di locker automatici per i pacchi in Italia”. “Combinando la straordinaria infrastruttura nazionale e il potenziale di Poste Italiane sui mercati internazionali con il nostro network globale e la nostra esperienza nel commercio internazionale, saremo in grado di far leva sui nostri punti di forza in una partnership davvero efficace. L’e-commerce non è solo uno dei quattro megatrend identificati nella nostra strategia di Gruppo, ma è anche uno dei maggiori driver di crescita del nostro business. Siamo convinti che la nostra partnership offrirà la massima qualità ai clienti e risponderà alla crescente domanda di soluzioni efficienti e sostenibili”, ha dichiarato Tobias Meyer, CEO designato del Gruppo Deutsche Post DHL. Per Matteo Del Fante, amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane: “Questo importante accordo rappresenta un ulteriore tassello nella nostra trasformazione strategica in operatore logistico a tutti gli effetti, offrendo ai nostri clienti una gamma di prodotti dedicati ai mercati internazionali. La nostra leadership è al servizio dell’Italia, la cui economia ha una storica vocazione al commercio internazionale. DHL è il partner ideale per connettere al meglio i nostri clienti ai mercati internazionali, con opzioni di consegna in entrata e in uscita dall’Italia e un network avanzato di locker automatizzati, oltre alle soluzioni di e-commerce esistenti.”

Cgil, Meloni al congresso il 17 marzo. Landini: fatto positivo

Cgil, Meloni al congresso il 17 marzo. Landini: fatto positivoRoma, 10 mar. (askanews) – Il premier Giorgia Meloni sarà presente al XIX congresso della Cgil, in programma a Rimini dal 15 al 18 marzo, e interverrà dal palco nella mattinata del 17. Ad annunciarlo è stato il segretario generale Maurizio Landini, candidato per il suo secondo mandato, nella conferenza stampa di presentazione dell’assise dal titolo “Il lavoro crea il futuro”. Landini ha ricordato che nel 2014 e nel 2019 i presidenti del consiglio dell’epoca (Matteo Renzi e Giuseppe Conte) “decisero di non partecipare”. Nel 2010, con Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, “partecipò Gianni Letta a nome del Governo”, ha detto. I precedenti premier intervenuti a un congresso della Cgil sono stati Giovanni Spadolini nel 1981, Bettino Craxi nel 1986 e Romano Prodi nel 1996.
Nella prima giornata è prevista la relazione introduttiva di Landini. A seguire gli interventi dei leader di Cisl e Uil, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri. Il 16 è invece in programma una tavola rotonda, condotta da Lucia Annunziata, con tutti i leader dell’opposizione: Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (M5S), Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana)e Carlo Calenda (Azione).
La presenza di Meloni “la considero un fatto positivo”, ha commentato il numero uno della Cgil, in quanto è “un elemento di rispetto e riconoscimento di un’organizzazione che rappresenta milioni di persone (a fine 2021 gli iscritti erano 5.195.710). Allo steso tempo mi auguro si determini quello che fino ad ora non si è realizzato e che sosteniamo con molta forza: le riforme annunciate devono essere oggetto di confronto e negoziazione. Penso a fisco, pensioni, reddito di cittadinanza, aumento dei salari a partire dal rinnovo dei contratti nel settore pubblico, lotta alla precarietà”.
Landini ha anche sottolineato che “c’è una crisi democratica senza precedenti”. Pertanto, “c’è bisogno che il mondo del lavoro torni a essere al centro dell’azione sindacale e politica dei governi e dei parlamenti. Questo vuol dire capacità di allargare la nostra rappresentanza alle nuove generazioni ed essere in grado di offrire la possibilità che tutte le persone che lavorano abbiano tutele e diritti che permettano di vivere dignitosamente, a prescindere dal rapporto di lavoro. Vogliamo una trasformazione del modello sociale ed economico”.
Sulla riforma fiscale “mi sembra, da quel poco che ho capito, che la proposta che stiamo facendo noi va in una direzione opposta” a quella dell’esecutivo, ha aggiunto, “ma prima di esprimere un giudizio su una proposta del Governo voglio conoscerla e capire concretamente quale sia perché non siamo pregiudiziali. Non discuto di bozze, ma di cose concrete. Ad oggi quello che continuiamo a dire è che ci si confronti con noi prima di prendere decisioni. Questa cosa ad oggi non è avvenuta. Se proseguono su questa strada, dovremo decidere eventualmente anche come sosteniamo le rivendicazioni e le proposte che stiamo avanzando”.
Il segretario generale della Cgil ha inoltre parlato di salari: “C’è un problema che riguarda le retribuzioni. Si è poveri anche lavorando. Per noi è un tema centrale. Ci sono due strade: una è la questione del rinnovo dei contratti e lì bisogna arrivare a una legge sulla rappresentanza; allo stesso tempo è necessaria una radicale e vera riforma fiscale. Da qui a un anno e mezzo – ha concluso – ci saranno dai 7 agli 8 milioni di persone cui rinnovare i contratti di lavoro”.

Sky Italia, sindacati: previsto riassetto costi per 1200 lavoratori

Sky Italia, sindacati: previsto riassetto costi per 1200 lavoratoriMilano, 10 mar. (askanews) – Sky Italia ha illustrato ai sindacati un percorso di riassetto dei costi che interesserà 1200 lavoratori, fra interni ed esterni. Lo rende noto un comunicato congiunto di Slc-Cgil, Fistel Cisl e Uilcom al termine dell’incontro con l’Ad dell’azienda per la presentazione del piano 2024-25.
“Da quanto è emerso in questa prima discussione odierna – spiegano – i/le lavoratori/trici interessate dovranno scegliere fra un esodo volontario incentivato (fino a capienza del budget aziendale stanziato per gli esodi), oppure una riconversione professionale verso le attività che verranno reinternalizzate in questo biennio, con un particolare impatto sul settore del Customer”.
“In Sky – sottolineano i sindacati – sono diversi anni che, partendo dalla contrattazione di anticipo, siamo riusciti a governare una gestione non traumatica di molte situazioni critiche, partendo soprattutto dal concetto della riqualificazione dei lavoratori dinanzi ad una fase di profondo cambiamento tecnologico. Per noi non c’è spazio, in questa azienda, come nel resto del settore, per scelte diverse rispetto a quanto fatto sino ad ora. Contratteremo ogni singola situazione, con particolare attenzione per i processi di reinternalizzazione e di reskilling di tutto il personale coinvolto, per verificare che si tratti effettivamente di un percorso concreto, e non di un semplice tentativo di guadagnare un po’ di tempo prima di soluzioni più drastiche”. In ogni caso, sottolineano le sigle sindacali, “pur nella consapevolezza delle difficoltà che vivono il mondo del broadcasting e della pay-tv tradizionale, un riassetto che tocca 1200 persone su un organico di poco più di 4000 unità, rappresenta un elemento che potrebbe diventare dirompente se, questi strumenti messi in campo, non fossero utilizzati in modo efficace”.
“Siamo evidentemente di fronte – osservano i sindacati – agli effetti di una crisi strutturale del settore, acuita dall’entrata in campo delle piattaforme streaming, le cui economie di scala, unite alla forza economica e all’assenza pressoché totale di costo del lavoro nel nostro paese, stanno mettendo a dura prova l’esistenza dei broadcaster tradizionali. Una crisi che, in assenza di un intervento regolatorio capace di riequilibrare il vantaggio competitivo strappato dalle piattaforme streaming, rischia di mettere in ginocchio l’intero settore, almeno a giudicare dall’andamento dei ricavi pubblicitari, sempre più sbilanciati a favore degli OTT”.