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Bio-On riparte: Tribunale di Bologna omologa il concordato fallimentare

Bio-On riparte: Tribunale di Bologna omologa il concordato fallimentareMilano, 10 mar. (askanews) – La proposta di concordato fallimentare per l’acquisizione di tutti gli asset di Bio-On presentata dal Gruppo Maip ha ricevuto l’omologa da parte del Tribunale di Bologna. La proposta è stata avanzata da Haruki, controllata al 75% da Maip Compounding e al 25% da Plastotecnica (entrambe appartenenti al Gruppo Maip) ed appositamente costituita per l’acquisizione di Bio-On.
A seguito del provvedimento di omologa, nei tempi tecnici necessari si procederà all’acquisizione definitiva dell’azienda. Haruki verrà dotata di un patrimonio iniziale di circa 20 milioni di euro per garantire l’esecuzione della proposta concordataria e per iniziare il percorso di recupero, messa a punto e ripartenza dell’azienda di Castel San Pietro.
L’obiettivo è di produrre in Italia il PHA più puro e controllato esistente sul mercato a livello mondiale. Il PHA è un polimero creato dalla natura, per la natura in grado di eliminare completamente il problema delle microplastiche inquinanti. La sinergia tra i Centri Ricerca di Maip e Bio-On permetterà di introdurre in tempi brevi nel mercato oltre 500 formulazioni a base polidrossialcanoati (PHA) tra polvere base e compounds “tailor made” oltre a quelle già presenti negli assets sviluppati da Bio-On.

Btp Italia: in seconda fase l’84,7% collocato a investitori italiani

Btp Italia: in seconda fase l’84,7% collocato a investitori italianiMilano, 10 mar. (askanews) – Il collocamento della diciannovesima emissione del Btp Italia nella seconda fase rivolta agli investitori istituzionali ha visto una predominante presenza di investitori domestici, che ne hanno sottoscritto l’84,7%. Il restante 15,3% dell’emissione è stato sottoscritto da investitori europei, in particolare residenti in Svizzera (5,7%), in Francia (4,7%), in Germania (2,7%), nel Regno Unito (1,3%) e presso altri paesi europei (0,9%). Lo rende noto il Ministero dell’Economia.
La seconda fase si è svolta il 9 marzo nell’arco di 2 ore e ha registrato 178 contratti per un controvalore complessivo domandato interamente accolto, pari a 1,353 miliardi di euro circa. Questo dato, insieme a quello della prima fase di collocamento che ha visto un ammontare di 8,56 miliardi circa acquistati da piccoli risparmiatori, ha determinato una raccolta complessiva finale di quasi 10 miliardi di euro.
In particolare, il 43% dell’ammontare emesso nella seconda fase è stato collocato presso le banche mentre il 33,9% presso asset manager. Gli investitori con un orizzonte di investimento di lungo periodo hanno acquistato il 23,1% dell’emissione: in particolare il 5,6% è andato ad assicurazioni, mentre il 17,5% è stato allocato a istituzioni governative.

La moda italiana alla conquista degli Usa: +40,3% export

La moda italiana alla conquista degli Usa: +40,3% exportMilano, 10 mar. (askanews) – Al via il progetto per il potenziamento dell’export negli Stati Uniti realizzato da Confindustria, che vede il coinvolgimento di Confindustria Moda e di Agenzia Ice. Forte di una crescita che nei primi 10 mesi del 2022 registra un +40,3% rispetto al 2021 (+49,1% sul pre-Covid), il mercato Usa gioca un ruolo sempre più importante per l’industria italiana del tessile, moda e accessorio, classificandosi al secondo posto nel ranking export dei paesi, con un valore di circa 7,3 miliardi di euro. Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato extraeuropeo per il Made in Italy: con una quota di mercato di quasi il 5%, l’Italia si colloca al quarto posto nel 2022 tra i principali Paesi fornitori degli Stati Uniti, secondo i dati dell’United States Department of Commerce, e un posizionamento che vede il nostro Paese nel 2022 come primo fornitore statunitense di occhiali, pelletteria, pelli, pellicce e calzature.
Proprio per questa rilevanza strategica del mercato Usa e per l’apprezzamento che le collezioni Made in Italy hanno registrato presso i buyer presenti alle Fiere appena concluse, il roadshow “INSPR Italia – Innovations In Style”, che partirà da Los Angeles per poi spostarsi a Dallas e Miami, creerà importanti nuove opportunità per 30 aziende italiane e farà vedere da vicino a nuovi buyer B2B collezioni che sanno essere innovative partendo dalla grande tradizione del saper fare del Made in Italy. La prima tappa dell’iniziativa, prevista a Los Angeles dal 13 al 15 marzo, vedrà 30 brand italiani di moda contemporanea femminile, accessori e calzature presentare le loro collezioni.
“L’internazionalizzazione delle aziende italiane è da sempre uno degli obiettivi prioritari di Confindustria – ha dichiarato Barbara Beltrame Giacomello, vice presidente per l’internazionalizzazione Confindustria – e gli Stati Uniti sono il primo mercato di destinazione del nostro export fuori dall’Europa. Questo road show, che avvicina consumatori sempre più attenti alla qualità, è un’opportunità importante per le nostre aziende; per la collaborazione alla sua organizzazione va il nostro grazie a Ice New York”.
“Questo progetto è un’opportunità unica per conoscere al meglio il mercato regionale statunitense, gettando le basi per nuovi contatti commerciali”, ha detto Ercole Botto Poala, presidente di Confindustria Moda. “I dati del nostro export dimostrano l’interesse degli Usa per la moda Made in Italy. È importante che 4 associazioni di Confindustria Moda – SMI, Assocalzaturifici, Assopellettieri e AIP – abbiano partecipato con le loro aziende a questo progetto, aiutando le imprese più piccole a approcciare i mercati internazionali”.

Urso: con Israele possiamo vincere sfida autonomia energetica

Urso: con Israele possiamo vincere sfida autonomia energeticaRoma, 10 mar. (askanews) – “Israele è una superpotenza tecnologica, l’ Italia una grande potenza industriale, la più grande nel Mediterraneo e la seconde in UE. Dobbiamo vincere la sfida dell’ autonomia energetica e insieme lo possiamo fare meglio. Anche perché l’Italia deve diventare un hub del gas europeo e Israele dove diventare un punto di forza per la produzione e di gas e idrogeno”.
Lo ha detto il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso intervenendo al forum economico per le imprese al quale prende parte il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
“Insieme possiamo operare di più e meglio per raggiungere la piena sovranità tecnologica dell’occidente” ha aggiunto.

Avvio in forte calo per Piazza Affari (-2%), tonfo banche

Avvio in forte calo per Piazza Affari (-2%), tonfo bancheMilano, 10 mar. (askanews) – Avvio di seduta in netto calo per Piazza Affari, così come per le altre Borse europee, in scia alle forti vendite che hanno colpito Wall Street e i listini asiatici. A Milano l’indice principale Ftse Mib ha aperto con un ribasso del 2%, scivolando a 27.134 punti, trascinato dal tonfo dei titoli bancari. In avvio maglia nera a Unicredit (-4,9%), seguita da Fineco (-4,4%), Bper (-3,8%), Azimut Holding (-3,8%), Banco Bpm (-3,6%), Intesa Sanpaolo (-3,5%), Banca Generali (-3,4%), Banca Mediolanum (-3,11).
In attesa dei dati sul lavoro Usa, pesa sui mercati il crollo dei titoli degli istituti di credito statunitensi sui timori per i portafogli obbligazionari, con l’inversione della curva dei rendimenti dei Treasury, dopo che Svb Financial, capogruppo della Silicon Valley Bank, ha avviato una raccolta di oltre 2 miliardi di dollari per contribuire a compensare le perdite sulle vendite di bond. Nella solo seduta di ieri sono stati spazzati via 52,4 miliardi di dollari di capitalizzazione delle quattro maggiori banche statunitensi (JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup e Wells Fargo).

Ue, contro spreco cibo sui pack “spesso buono oltre”. Federalimentare frena

Ue, contro spreco cibo sui pack “spesso buono oltre”. Federalimentare frenaMilano, 9 mar. (askanews) – Indicare in etichetta la frase “spesso buono oltre” da aggiungere alla dicitura attuale “da consumare preferibilmente entro” è la proposta della Commissione Europea contenuta in una bozza di regolamento delegato con l’obiettivo di ridurre gli sprechi alimentari. Una iniziativa che per esempio diverse catene della grande distribuzione in Gran Bretagna hanno da tempo introdotto. Lo scopo è quello di ridurre lo spreco alimentare sensibilizzando il consumatore a usare i propri sensi per capire se l’alimento è ancora buono.
La dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, infatti, non è un limite invalicabile per il consumo degli alimenti a differenza della dicitura “da consumarsi entro”. Come ricorda la normativa europea (Regolamento UE n. 1169/2011 sull’informazione alimentare ai consumatori) la maggior parte degli alimenti preconfezionati, infatti, deve riportare sulla confezione una data e una dicitura di accompagnamento che spieghi se la data riportata in etichetta indica un limite per il consumo in sicurezza del prodotto (“da usare entro”) o un limite per la sua qualità (“da consumarsi preferibilmente entro”). Nel primo caso si tratta di un indicatore di sicurezza che sostituisce il Termine minimo di conservazione (preferibilmente entro) nel caso di alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico che potrebbero pertanto costituire, dopo un breve periodo, un pericolo immediato per la salute umana.
Coldiretti saluta queste eventuali aggiunte in etichetta positivamente “purché siano chiare e ben comprensibili, senza ingenerare confusione”. E’ infatti importante mantenere in etichetta il termine minimo di conservazione. “Tanto più ci si allontana dalla data del Tmc, tanto più – precisa la Coldiretti – non sono più garantiti dal produttore i requisiti di qualità del prodotto, quale il sapore, odore, fragranza. La giusta esigenza di combattere gli sprechi non deve andare a scapito della qualità soprattutto per un Paese come l’Italia che ha fatto del made in Italy a tavola il sinonimo di eccellenza”.
Per Federalimentare la dicitura “Spesso buono oltre” “non può essere legalmente definita, quindi crediamo che questo tipo di espressioni non dovrebbero essere richieste su base obbligatoria, ma solo volontaria. Condividiamo l’obiettivo della Commissione Europea di combattere lo spreco alimentare ma il principio di un descrittore basato sulla sicurezza e di un descrittore basato sulla qualità rimane appropriato e non dovrebbe essere modificato”. Espressioni come “spesso buono dopo”, invece, possono sollevare preoccupazioni a causa delle incertezze relative alla responsabilità legale degli operatori del settore alimentare con possibili conseguenze per l’integrità del marchio. Ciò è dovuto al fatto che concetti come “spesso”, “buono” e “dopo” non possono essere legalmente definiti. “Anche se rilevante per molti prodotti, ‘spesso buono dopo’ non è appropriato per tutti” dicono da Federalimentare.
Per questo, Federalimentare ritiene che espressioni del genere debbano essere a discrezione del produttore. “Un sistema di marcatura della data armonizzato, affidabile e coerente rivolto al consumatore è uno degli strumenti che possono aiutarlo a prevenire lo spreco alimentare. Ciò deve essere accompagnato da una comunicazione coordinata e duratura a livello di UE, anche attraverso iniziative per aumentare la consapevolezza su come prevenire e ridurre lo spreco alimentare” conclude Federalimentare.
In Italia l’app Too Good To Go aveva già lanciato l’iniziativa “etichetta consapevole” per incoraggiare i consumatori a utilizzare i propri sensi prima di gettare un prodotto: nel 2021 il messaggio era stato veicolato grazie a un accordo volontario con un 11 partner su 10 milioni di prodotti, un numero che nel 2022 puntava a toccare i 50 milioni di prodotti.

Bitto e Casera Dop: valore al consumo cresce del 5,5% a 26,8 mln euro

Bitto e Casera Dop: valore al consumo cresce del 5,5% a 26,8 mln euroMilano, 9 mar. (askanews) – Per il Casera e il Bitto, i due formaggi Dop simbolo della Valtellina, il 2022 si è chiuso con un valore al consumo di 26,8 milioni di euro, pari a un +5,5% sull’anno precedente. A fare da traino è il Valtellina Casera che con 21,5 milioni (+9%), rappresenta l’80,4% del valore delle due Dop, mentre il Bitto si attesta a 5,2 milioni.
“La crescita in valore del 2022 – commenta il presidente del Consorzio di Tutela Valtellina Casera e Bitto, Marco Deghi – è conseguita in un anno difficile per tutto il comparto lattiero-caseario in Italia, caratterizzato da una siccità mai vista, che ha comportato una fortissima carenza di foraggi, nell’ordine del 35%, e di latte, con picchi del -25% nella sola provincia di Sondrio. Criticità che hanno portato a una produzione complessiva di 16.747 quintali (14.891 per il Valtellina Casera e 1.856 per il Bitto), con cali produttivi nell’ordine del 5,9% per il Valtellina Casera e addirittura del 14% sul Bitto. Nonostante le avversità, il mercato ha tenuto, grazie alla crescente notorietà del prodotto e per aver potuto attingere alle scorte del precedente anno del Valtellina Casera, anche a fronte di una rimodulazione del peso medio per forma del Bitto Dop, passato da 12,5 a 11,5 kg. Azioni, queste che hanno portato a un incremento del prezzo medio per forma nell’ordine del 8% per il Bitto e del 16% per il Valtellina Casera e che hanno permesso di mantenere il fatturato alla produzione a 14 milioni di euro”. Questo risultato è figlio “dell’aumento della remuneratività del prodotto nel biennio 2021-2022” ha sottolineato.
Secondo la nuova indagine di SG Marketing “Conoscenza e percepito dei formaggi Bitto e Valtellina Casera DOP nel consumatore nazionale”, è infatti cresciuta anche la notorietà dei due formaggi presso il pubblico nazionale rispetto al 2021: +5 punti percentuali per il Bitto e +2 punti percentuali per il Valtellina Casera. Oggi Bitto e Valtellina Casera sono conosciuti dal 27% degli italiani, con una penetrazione al consumo rispettivamente del 16% e del 17% (+3 e +2 punti percentuali sul 2021). Una conoscenza che aumenta tanto più ci si avvicina al Nord, con picchi del 57% in Lombardia e del 47,5% al Nord Ovest e con una penetrazione al consumo del 42% e del 34%. L’analisi identifica inoltre per entrambi i formaggi una propensione media di consumo incrementale (ovvero il saldo tra chi dichiara di voler ridurre il consumo e chi ammette di volerlo aumentare) pari al 10% per il Bitto e al 14% per il Valtellina Casera).

Greener, svelate le startup vincitrici call Meta e LVenture

Greener, svelate le startup vincitrici call Meta e LVentureRoma, 9 mar. (askanews) – Svelate le startup vincitrici della call lanciata da Meta e LVenture, in partnership con Legambiente e Giovani Imprenditori Confcommercio per selezionare le soluzioni innovative in grado di accelerare la transizione ecologica di aziende e Pmi, con particolare riferimento ai settori produttivi Retail & GDO, Food, Pharma, Fashion & Luxury e Mobility & Logistics, nelle tre challenge di riferimento: “Reduce”, ridurre le inefficienze delle imprese abilitando il risparmio energetico; “Reuse”, favorire l’economia circolare, soluzioni dedicate in particolare al settore Fashion e “Recycle”, implementare la soluzione delle problematiche connesse allo smaltimento dei rifiuti.
Al termine di un processo di selezione che ha visto la presentazione di oltre 180 candidature provenienti da 14 diverse regioni d’Italia, con una prevalenza nei settori Fashion & Luxury (23%), Mobility & e Logistics (20%), Food (14%) e Pharma (13%), 5 startup finaliste hanno presentato ai partner della call le loro soluzioni innovative; Around per “packaging-as-a-service” riutilizzabile per l’asporto e la consegna nel settore del Food, nata per eliminare i rifiuti di imballaggi monouso; Cargoful con software di logistica smart che ottimizza le operazioni di trasporto, riducendo al minimo i km percorsi dalle flotte, tagliando i costi e le relative emissioni di CO2: Movopack con packaging riutilizzabile per brand e-commerce, prodotto con plastica riciclata, sostenibile e completamente personalizzabile; Soseaty Collective (SEAY) con B-Corp che ha sviluppato una soluzione (RE3) per ridurre l’impatto ambientale degli indumenti usati e degli scarti tessili prodotti nel settore della moda e Zerow, marketplace per promuovere accessori, capi e materiali circolari, etici e Made-In-Italy, certificati attraverso la blockchain.
Ad aggiudicarsi il premio in denaro e crediti pubblicitari Meta per realizzare un processo di integrazione (Proof of Concept – PoC) con un’azienda della rete dei Giovani Imprenditori di Confcommercio sono state le startup Soseaty Collective e Cargoful. La startup Around è stata invece scelta da Meta per il premio al progetto con le migliori potenzialità di “social engagement”, considerando l’impatto che la soluzione sviluppata può avere a livello di coinvolgimento delle community di riferimento nel settore del Food.
“Siamo orgogliosi di aver contribuito a un tema importante come quello della transizione ecologica delle aziende. In un contesto economico complesso come quello attuale, imprese e PMI sono chiamate a innovare e a orientarsi verso nuovi modelli di business improntati alla sostenibilità – ha dichiarato Angelo Mazzetti, Head of Public Policy Italy and Greece di Meta. La collaborazione con LVenture, Giovani Imprenditori Confcommercio e Legambiente ci ha permesso di intercettare diverse startup che aiuteranno aziende e PMI a sviluppare il proprio business in modo sostenibile, sbloccando il potenziale ancora inespresso. Crediamo che la tecnologia digitale possa davvero svolgere un ruolo fondamentale nel favorire la loro trasformazione in termini di impatto ambientale”.
“Siamo molto soddisfatti del risultato di Greener, per il numero e la qualità delle startup che hanno partecipato alla call testimoniata dalle finaliste. La collaborazione proficua tra i partner che hanno messo a fattor comune competenze diverse, ha permesso di individuare soluzioni innovative in grado di rispondere concretamente a specifiche esigenze di transizione ecologica di imprese e aziende, favorendo un matching spesso molto complesso da realizzare. Siamo molto curiosi di vedere i risultati che gli “use case” produrranno: come LVenture Group le tecnologie per favorire la decarbonizzazione e la sostenibilità sono non solo uno dei principali focus di investimento, ma anche di Corporate Venturing e collaborazione con le corporate”, ha aggiunto Antonella Zullo, Head of Innovation & Corporate Venturing di LVenture Group.
“La sostenibilità è un tema “giovane” perché è la traduzione al futuro delle scelte presenti. Confcommercio Giovani Imprenditori ha pertanto accolto con entusiasmo la possibilità di aderire a Greener, in particolar modo per l’ambizione di questo progetto di mettere in luce “smart start up” che propongono soluzioni innovative ma semplici, cosiddette buone pratiche che incoraggiano innovazione diffusa, adottabile anche dalle aziende più piccole, ma capaci di generare effetti composti di vasta portata. E, in questo percorso, sono effettivamente emersi spunti di valore per alcune delle filiere rappresentate da Confcommercio, in particolare moda e trasporti”, ha proseguito Andrea Colzani, Presidente Giovani Imprenditori Confcommercio.
“Innovazione, sostenibilità ambientale, sociale ed economica e benefici collettivi, sono gli elementi comuni delle tante esperienze virtuose – ha concluso Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – che ci raccontano anche l’altra faccia dell’Italia: quella di un Paese che crede e punta con determinazione alla transizione ecologica. A scommettere su ciò sono in primis i giovani come racconta da anni la nostra associazione attraverso progetti, iniziative ed eventi promossi sui territori a partire dal Premio Innovazione Amica dell’ambiente. Con lo stesso spirito, abbiamo aderito con piacere anche al progetto Green?r di Meta ed LVenture e siamo lieti di premiare oggi le start up vincitrici della call lanciata insieme a Meta ed LVenture per accelerare la transizione green delle aziende. Siamo convinti che la transizione ecologica è una sfida che riguarda tutti a diversi livelli, che necessita di concretezza e coraggio per essere affrontata e in cui l’innovazione giocherà un ruolo decisivo per il successo”.

Le Tre Marie rinnova il marchio e si amplia in nuovi segmenti

Le Tre Marie rinnova il marchio e si amplia in nuovi segmentiMilano, 9 mar. (askanews) – Le tre Marie, nome storico dei prodotti da forno dell’industria italiana, rinnova il proprio marchio. Parte di questo “radicale” rinnovamento è anche l’ampliamento della gamma dei prodotti, che va a rafforzare il presidio in quei segmenti di mercato dove storicamente opera e dove, soprattutto nell’ultimo periodo la concorrenza si è fatta più serrata: i croissant surgelati e i prodotti da forno, tanto i continuativi, come frollini e wafer, quanto i lievitati delle ricorrenze, come il panettone. A decidere di rinnovare l’immagine del brand le due aziende che lo cogestiscono, Sammontana Italia e Galbusera.
Dal 2013 infatti Sammontana si occupa del segmento della pasticceria surgelata dopo aver ceduto a Galbusera la produzione di lievitati da ricorrenza e di prodotti continuativi da forno, oltre all’utilizzo del marchio per tutte le categorie in cui Galbusera opera in Italia e all’estero. Ora, a quasi dieci anni da quell’accordo, le due aziende hanno deciso di investire in questo restiling attualizzando graficamente il logo e recuperandone al tempo stesso le radici, che sono antichissime, quasi leggendarie. Non a caso nel nuovo marchio non c’è una data che ne sancisce l’origine. Al suo posto la dicitura “antica marca” che rimanda alla leggenda del forno milanese della confraternita cristiana delle Quattro Marie che nel 1150 offriva ai bisognosi farina e pane in cambio di monete raffiguranti Maria Vergine, Maria Maddalena, Maria Salome e Maria di Cleofa. Successivamente l’immagine della Beata Vergine venne separata lasciando come simbolo le tre figure femminili minori. Ora puntando sui valori di autenticità, femminilità e gentilezza, il nuovo marchio, erede di una pasticceria nata nel 1896 nel cuore di Milano, accompagnerà con il payoff “dolci gesti gentili” tutte le confezioni dei prodotti rivolti sia al mercato dell’horeca che a quello consumer.
Quello dell’horeca, in particolare, è un mercato che riguarda prevalentemente Sammontana con la produzione di croissant surgelati. “A oggi – ci ha spiegato il direttore marketing, Annalisa Ferri – il 90% dei nostri croissant viene venduto nel fuori casa e un 10% nella gdo. Qui Le tre Marie detiene la leadership con i suoi croissant surgelati grazie al boom registrato durante il Covid e ora consolidatosi”. Attualmente in Italia si stima si vendano 2 miliardi di prodotti da forno per la colazione all’anno nel fuori casa, la metà è surgelato. “Di questo mercato – ha aggiunto Ferri – il 30% è coperto dal marchio Le tre marie”. L’estero non è il mercato privilegiato perchè “sono prodotti molto legati alle abitudini e alle tradizioni locali”. Non a caso una novità in rampa di lancio sono i croissant a base neutra sviluppati per soddisfare le esigenze di chi fa una colazione salata “che è un trend in grande crescita”. Non è escluso per il futuro un ritorno del brand nel comparto dei gelati: “Noi come Sammontana – ha spiegato Ferri – stiamo immaginando questa pasticceria ideale di Le tre Marie e stiamo pensando a tutto quello che potrebbe esserci all’interno, non so se prima verrà il gelato o altro”. Del resto con la recente acquisizione da parte di Ferrero della campana Fresystem, che produce cornetti e altri dolci surgelati, la concorrenza sul mercato della colazione italiana nel fuori casa si fa più serrata ed è necessario rafforzare il posizionamento. “Noi abbiamo le idee abbastanza chiare su quello che vogliamo costruire e vogliamo concentrarci sul nostro – ha spiegato Ferri – Per le aziende italiane che non sono multinazionali la strada è focalizzarsi sulle proprie capacità e disegnare il futuro con determinazione”.
Per quanto riguarda invece la gdo, qui il presidio col marchio Le tre Marie è in mano a Galbusera, pronta a lanciare ad aprile un nuovo prodotto, i frollini morbidi “che creano un nuovo segmento nel comparto generale dei frollini visto che finora il morbido era associato alle merendine – ha spiegato Giovanna Solito, direttore marketing di Galbusera – per sviluppare questi biscotti è stato necessario un investimento in macchine nuove che sono state inserite in linee già esistenti e nuovi processi produttivi per garantire il risutlato”. Il mercato dei prodotti da forno continuativi nel 2022 per Le tre Marie è cresciuto del 7% a valore, ma le soddisfazioni più grandi sono arrivare dai prodotti da ricorrenza, come il panettone, cresciuto a volume del 15%.

Fiere, alleanza Milano-Parma per l’agroalimentare: nasce “campione europeo”

Fiere, alleanza Milano-Parma per l’agroalimentare: nasce “campione europeo”Milano, 9 mar. (askanews) – Dopo oltre due anni di discussioni, stop and go, è stato raggiunto l’accordo tra Fiera Milano e Fiere di Parma per la nascita di una piattaforma fieristica unica dedicata all’agroalimentare che ha in Cibus e Tuttofood le manifestazioni cardine. Con il via libera dal consiglio di amministrazione di Fiera Milano, infatti, stata finalizzata la partnership con l’ente di Parma, la cui assemblea aveva dato già la sua approvazione lo scorso 7 marzo. In questo modo nasce un “campione fieristico europeo” in grado di competere con le due grandi manifestazioni di riferimento, quella di Anuga in Germania e quella di Sial in Francia, dopo anni di concorrenza interna tra i due eventi dedicati al food and beverage.
L’accordo prevede un aumento di capitale di Fiere di Parma per un ammontare di 16,5 milioni di euro riservato a Fiera Milano, che entra con una quota del 18,5%, diventando di fatto il secondo azionista privato dell’ente fieristico parmense. Fiera Milano, dal canto suo, conferirà a Parma il ramo d’azienda relativo alla manifestazione Tuttofood, che continuerà a essere organizzata nei padiglioni del polo espositivo di Rho e che prenderà il nome di “Tuttofood powered by Cibus”.
In seguito all’aumento di capitale, i soci di Fiere di Parma diluiranno le rispettive partecipazioni. Nel nuovo assetto Crédit Agricole Italia si confermerà primo socio col 26,44% (prima dell’operazione deteneva il 34,42%), poi Fiera Milano, a seguire i soci pubblici Comune e Provincia di Parma col 15,97% ciascuno (dal precedente 19,58%), Camera di Commercio al 9,78% (dal 12%), Unione parmense degli industriali, con una quota del 6,88% (era dell’8,44%) e la Regione Emilia Romagna al 4,15% (dal 5,08%).
Il nuovo consiglio di amministrazione dovrebbe essere composto da nove membri di cui quattro espressi dai soci pubblici cui spetta la nomina del presidente e cinque dai soci privati. A Fiera Milano toccherà esprimere due consiglieri di cui, a quanto si apprende, uno dovrebbe essere il presidente Carlo Bonomi, che è anche presidente di Confindustria. Uno dei nodi nel “faticoso percorso” che ha portato all’accordo, oltre alla valutazione di Tuttofood, è stata proprio la governance. I soci pubblici, a tal proposito, hanno sottoscritto un patto di sindacato ampliato alla Camera di Commercio e inserito nello statuto alcune clausole che blindano le decisioni più rilevanti a partire dalla modifica dello statuto che potrà avvenire in un’assemblea straordinaria con l’85% delle azioni favorevoli, “una blindatura notevole perchè per avere l’85% si devono mettere d’accordo sia pubblico che privati” aveva sottolineato l’assessore all’Sviluppo economico della Regione Emilia Romagna, Vincenzo Colla in una recente audizione. Si consolida, inoltre, un accordo tra i soci privati che hanno guidato la società Ducale negli ultimi 14 anni la quale, da ora, gestirà entrambe le manifestazioni con il partner storico di Cibus, Federalimentare, che detiene il 50% della manifestazione di Parma. L’operazione prevede inoltre che Fiera Milano partecipi alla governance di Fiere di Parma supportando i soci privati e pubblici nel valorizzare l’esecuzione del piano industriale delle manifestazioni, oltre a fornire servizi a Fiere di Parma relativamente alla manifestazione “Tuttofood powered by Cibus”.
Fiere di Parma dal canto suo sottolinea come l’operazione seppure di natura industriale, abbia “risvolti inevitabilmente politici, fortemente voluta non solo da tutti i soci di Fiere di Parma e da Fiera Milano, ma anche sollecitata dai diversi soggetti coinvolti nella promozione del made in Italy agroalimentare, dai ministeri degli Affari esteri, delle Imprese e del made in Italy, dell’Agricoltura e dall’Agenzia Ice.
Operativamente, la nuova piattaforma fieristica vedrà Tuttofood posizionato come evento internazionale che punta a diventare un riferimento per gli espositori provenienti dai Paesi leader nel comparto agroalimentare, mentre Cibus a Parma si qualificherà come un evento iconico per il made in Italy alimentare e per i suoi territori. Nel primo caso la manifestazione, che resta biennale, verrebbe spostata a ottobre, mentre Cibus, con lo slot di maggio libero negli anni dispari, potrebbe diventare annuale.
“La nostra visione è ambiziosa: creare un sistema delle fiere italiane, coordinate tra loro, che mantenga l’attenzione al territorio ma diventi più forte e attrattivo per gli operatori esteri. È il momento per far sì che le nostre filiere industriali trovino in Italia la loro casa e che siano sempre meno incentivate a rivolgersi a manifestazioni fieristiche estere”, ha commentato l’amministratore delegato e direttore generale di Fiera Milano, Luca Palermo, che non ha escluso “la possibilità di realizzare ulteriori sinergie” per gli eventi non food. “Non dimentico quando in piena pandemia nell’autunno 2020, Giampiero Maioli, ceo di Credit Agricole Italia, Enrico Pazzali, presidente della Fondazione Fiera Milano, Carlo Bonomi presidente di Fiera Milano e il nostro Ceo Antonio Cellie mi parlarono di questa loro visione di unire le due piattaforme dell’agroalimentare italiano come da tanti anni tutti gli operatori auspicavano, – ha ricordato Gino Gandolfi, presidente di Fiere di Parma – per valorizzare sempre di più e in modo coordinato le produzioni tipiche del made in Italy, e coinvolgendomi, diedero vita al progetto che oggi si realizza. Sono anche convinto che l’ingresso nel capitale sociale di Fiere di Parma del principale operatore fieristico italiano produrrà altre significative e fruttuose sinergie”.
Soddisfazione è stata espressa anche dai soci pubblici di Fiere di Parma a partire dal sindaco, Michele Guerra che ha parlato di “un passaggio storico che schiude prospettive di crescita molto rilevanti nel contesto socio-economico e fieristico in cui ci troviamo. Parma è compatta e pronta ad accompagnare con responsabilità e coscienza questo nuovo percorso”.”Per la prima volta tutti i soci pubblici si sono alleati e hanno siglato un patto forte e vincolante volto a tutelare il territorio e Cibus – ha aggiunto Andrea Massari, presidente della Provincia di Parma – Sono stati mesi di confronti intensi con l’unico scopo di lavorare per il bene comune e il futuro della nostra straordinaria terra”. Per Vincenzo Colla, assessore allo Sviluppo economico di Regione Emilia Romagna si tratta di “un’operazione espansiva per catalizzare gli espositori e i visitatori, mettendo a sistema l’agroalimentare italiano e non solo. Vogliamo rafforzare la ‘Food valley’ a beneficio di tutta la Regione e del Paese”.