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Coldiretti: da siccità rischi per 300mila imprese agricole

Coldiretti: da siccità rischi per 300mila imprese agricoleMilano, 5 mar. (askanews) – Solo in Italia sono circa 300mila le imprese agricole che si trovano nelle aree più colpite dall’emergenza siccità che riguarda in gran parte dell’Europa, dalla Francia centrale e sud-occidentale alla Spagna settentrionale fino alla Germania meridionale, ma anche parti significative della Grecia settentrionale e meridionale Bulgaria e gran parte della Turchia. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base della mappa europea del programma Copernicus che mostra allarmi e allerte sulla bassa umidità del suolo in molte parti meridionali del Continente con effetti sull’ambiente, sull’agricoltura e sugli usi civili.
Il fiume Po è a secco e al Ponte della Becca (Pavia) si trova a -3,2 metri rispetto allo zero idrometrico, con le rive ridotte a spiagge di sabbia come in estate, secondo l’ultima rilevazione della Coldiretti mentre In Germania, le acque basse del Reno ostacolano il traffico commerciale costringendo le barche dirette verso l’Europa centrale a caricare a metà capacità, e in Spagna a Barcellona sono state adottate limitazioni per innaffiare i parchi.
Ma la situazione è preoccupante – continua la Coldiretti – soprattutto per le forniture alimentari con la siccità che ha colpito le principali economia agricole dell’Unione Europea, già in difficoltà per gli elevati costi di produzione spinti dalla guerra in Ucraina.
In Italia ad essere assediate dalla sete sono soprattutto le aree del Centro Nord con la situazione più drammatica che si registra nel bacino della Pianura Padana – spiega Coldiretti – dove nasce quasi 1/3 dell’agroalimentare Made in Italy e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo. Dalla disponibilità idrica dipende la produzione degli alimenti base della dieta mediterranea, dal grano duro per la pasta alla salsa di pomodoro, dalla frutta alla verdura fino al mais per alimentare gli animali per la produzione dei grandi formaggi come Parmigiano reggiano e il Grana Padano ed i salumi più prestigiosi come il prosciutto di Parma o il Culatello di Zibello. Senza parlare del riso le cui previsioni di semina prevedono un taglio di 8muila ettari e risultano al minimo da 30 anni.
Colpite anche le tipicità in altri Paesi come in Francia dove sono con le alte temperature – continua la Coldiretti – crescono le difficoltà per le produzioni di fiori da destinate ai raffinati profumi francesi alla Spagna dove per la mancanza di precipitazioni non ci sono le ghiande per alimentare i maiali destinati al prelibato Pata negra ma soffrono anche le esportazioni di ortofrutta tanto che in Gran Bretagna si segnalano scaffali vuoti con lavvio dei razionamenti nei supermercati.
“Gli agricoltori italiani sono impegnati a fare la propria parte per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti, ma non deve essere dimenticato che l’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio, la produzione di cibo e la competitività dell’intero settore alimentare” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “con l’Italia che perde ogni anno l’89% dell’acqua piovana abbiamo elaborato con Anbi il progetto laghetti per realizzare una rete di piccoli invasi diffusi sul territorio, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, per conservare l’acqua e distribuirla quando è necessario ai cittadini, all’industria e all’agricoltura”.

Urso: biofuel e idrogeno per fare ripartire filiera automobili

Urso: biofuel e idrogeno per fare ripartire filiera automobiliMilano, 5 mar. (askanews) – Il rinvio della decisione europea sullo stop alla produzione di motori termici dal 2035 “rappresenta una svolta e apre una discussione ampia che coinvolge diversi dossier, dall’introduzione dell’Euro7 agli standard sui mezzi pesanti, dai regolamenti sul packaging, alle microplastiche, all’ecodesign. Questioni che determinano la competitività delle imprese italiane ed europee. Abbiamo il merito di aver mostrato che il re è nudo. Ora bisogna andare avanti”. Lo ha detto il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, intervistato dal Corriere della Sera.
“Sono convinto – ha aggiunto il ministro – che la posizione italiana diventerà maggioritaria. Altri Paesi in queste ore ci hanno manifestato il loro consenso. E nel 2024 ci saranno le elezioni europee e cambierà sia il Parlamento sia la Commissione. Nel frattempo, noi abbiamo aperto una riflessione sul fatto che la transizione green non può fondarsi solo sull’elettrico, che invece è uno dei mezzi per raggiungere il risultato insieme a biofuel e idrogeno”.
“La situazione – ha concluso Urso – è profondamente cambiata, con la pandemia e con la guerra. Bisogna ricondurre intere filiere produttive in Europa e raggiungere l’autonomia energetica. Ho riscontrato particolare attenzione su questo dei due commissari con cui mi confronto, Vesteger e Breton. In tale contesto va vista la transizione green nel settore auto. Se altre tecnologie oltre l’elettrico, come i carburanti biologici e l’idrogeno, dove l’Italia è in posizione avanzata, garantiscono gli stessi risultati in termini di emissioni zero, perché non battere anche queste strade?”.

Eni e Adnoc siglano accordo strategico su riduzione emissioni

Eni e Adnoc siglano accordo strategico su riduzione emissioniMilano, 4 mar. (askanews) – Claudio Descalzi, Ad di Eni, e Sultan Ahmed Al Jaber, ministro dell’Industria degli Emirati Arabi Uniti e Dg e Ad di Adnoc, hanno firmato oggi un Memorandum of Understanding (MoU) che delinea un quadro di cooperazione per futuri progetti congiunti in ambito di transizione energetica, sostenibilità e decarbonizzazione. La firma è avvenuta alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, e di Sua Altezza lo Sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti.
Con questo accordo, Eni e Adnoc esploreranno potenziali opportunità nei settori delle energie rinnovabili, idrogeno blu e verde, cattura e stoccaggio di CO2 (CCS), riduzione delle emissioni di gas serra e metano, efficienza energetica, riduzione del flaring di routine e l’impegno nel Global Methane Pledge, per sostenere la sicurezza energetica globale e traguardare una transizione energetica equa. Inoltre, valuteranno aree di cooperazione per lo sviluppo sostenibile e la promozione di una cultura della sostenibilità all’interno dell’industria energetica e dei suoi stakeholder.
“Questo accordo fa leva sulla relazione strategica che Eni e Adnoc hanno sviluppato negli anni, per rafforzare la cooperazione nell’impegno alla decarbonizzazione e per una giusta transizione energetica. Arriva in un momento cruciale, in una complessa situazione internazionale e in vista dell’imminente COP28 in cui gli Emirati Arabi Uniti, in quanto paese ospitante, dovranno definire la loro visione per un’agenda che porti ad una transizione energetica pulita”, afferma Descalzi.
Eni è presente ad Abu Dhabi dal 2018. Con un significativo portafoglio di progetti negli Emirati Arabi Uniti, Eni è una delle principali società internazionali del Paese.

Riso Gallo: in 2022 estero spinge lieve crescita, su 2023 incognita siccità

Riso Gallo: in 2022 estero spinge lieve crescita, su 2023 incognita siccità

Ebitda in leggero aumento, soffre gdo. Riso italiano non mancherà

Milano, 4 mar. (askanews) – Grazie soprattutto ai risultati raggiunti all’estero, il 2022 per Riso Gallo si è chiuso con un incremento, sia pur lieve, di margini e ricavi. A soffrire un po’ è stata la grande distribuzione italiana, in un anno in cui ai galoppanti rincari di materie prime ed energia si è aggiunta una stagione di straordinaria siccità che ha colpito tutto il comparto del riso italiano. E questa resta anche la principale incognita del 2023 per l’azienda risiera, nata a Genova nel 1856 e oggi operativa a Robbio Lomellina, nel Pavese.
“Il 2022 – ci ha detto Carlo Preve, consigliere delegato della storica azienda – si chiuderà con un Ebitda in leggera crescita rispetto al 2021 e questo grazie alla crescita sull’estero, ristorazione e clienti industriali e una leggera sofferenza nella nostra Gdo dove abbiamo dovuto presentare tre aumenti di listino per compensare gli aumenti della materia prima e dell’energia. Il 2023 speriamo sia più facile, ma questa resta una speranza che, se non piove, rischia di essere disattesa”. Il fatturato, da bilancio civilistico, dovrebbe chiudersi a valore a 134 milioni contro i 117 del 2021, con una lieve crescita anche a volume, grazie sempre al traino dei mercati esteri. “L’estero – puntualizza – pesa ormai più della metà dei volumi, già da qualche anno il dipartimento estero si vanta di vendere più scatole di riso dell’Italia”.
Certo i prezzi dell’energia in alcune fasi dell’anno sono cresciuti così tanto da erodere quasi completamente i margini. “A un certo punto quasi tutto l’Ebitda veniva mangiato dal costo dell’energia. Eravamo tra quelle aziende – ha raccontato – che se non riuscivano a far passare gli aumenti di listino andavamo a gambe all’aria. È stato un anno che non vedevamo da tanto tempo”. Per non parlare della siccità, che ha pesantemente penalizzato la coltivazione di riso italiano, unico mercato da cui Riso Gallo si approvvigiona tranne che per la varietà Basmati. “Ora il costo dell’energia e del gas è in discesa e questo aiuta ma il riso vive un momento particolare perché dopo la siccità storica dello scorso anno, che nemmeno i nostri ex dipendenti in pensione si ricordavano, una cosa del genere purtroppo rischia di ripetersi anche quest’anno se non piove”. Quindi dovremo aspettarci nuovi aumenti dei prezzi finali? “Questo occorrerà vederlo – ha detto – finché non si vede il raccolto non sai mai cosa ti porta la natura”.
Le sfide poste dalla congiuntura economica e dalla crisi climatica, però, non distolgono l’attenzione da uno sviluppo che parla la lingua dell’innovazione tanto sul fronte della sostenibilità quanto del prodotto. “Noi puntiamo soprattutto su sostenibilità e servizio. Nel caso del servizio interveniamo con la linea Bontà pronta, pronta in 2 minuti e nel caso della sostenibilità con un riso da agricoltura sostenibile che è l’unica sostenibilità vera perchè il nostro è un prodotto povero di cui non buttiamo nulla”. Quello adottato da Riso Gallo è un approccio alla sostenibilità che non può che essere di filiera, a partire dalle aziende agricole che forniscono la materia prima, il risone. Il perchè lo spiega Carlo Preve: “L’industria risiera in sè, nel senso delle riserie dove riceviamo il risone dagli agricoltori e lo trasformiamo in riso, è per definizione sostenibile: la lolla viene bruciata direttamente per fare energia o venduta per essere bruciata, mischiata con la terra per i fiori, diventa letto per le stalle oppure nel nostro caso, attraverso Ricehouse, ci costruiamo pannelli isolanti per l’edilizia. Anche gli scarti sono recuperati e finiscono nell’alimentazione animale per cui l’industria è di per sé circolare. La filiera agricola del riso è invece in centro classifica quanto a sostenibilità, e lì si può fare la differenza visto che il 90% delle opportunità sono lì”.
Di qui il progetto Il riso che sostiene che dal 2018 coinvolge le realtà agricole della filiera risicola, oggi arrivate a 155 tra Lombardia e Piemonte, tutte certificate secondo il protocollo Farm sustainability assessment, che punta a promuovere pratiche agricole sostenibili come la Carta del riso e l’impiego di soluzioni tecnologiche e innovative di precision farming. Un impegno che gli è valso l’inserimento nella classifica delle prime 100 aziende sostenibili, unica azienda risiera. E seguendo questo approccio anche il problema della siccità, ora che si è fatto minaccia concreta, impone un cambio di visione e interventi concreti. Partendo da un presupposto: “Il riso ha bisogno di acqua ma meno di altre colture perché quando si allaga la risaia l’acqua rimane lì e non scorre quindi possiamo sfatare il mito che il riso consumi più acqua di tutte le altre colture – precisa Riccardo Preve, anche lui consigliere delegato – L’acqua che viene utilizzata dal riso in Italia viene dalle Alpi, dai laghi e una volta usata torna nei fiumi quindi viene usata ma non consumata. Detto questo il 2022 è stato un anno con molta meno acqua, cosa che ha colto impreparato il settore perché in questa zona noi veniamo da decenni di abbondanza di acqua, siamo abituati a usare l’acqua quando vogliamo, basta scavare 3-4 metri e si trova l’acqua. Ora non è più così, occorre cambiare mentalità, fare investimenti sulle strutture per evitare le perdite e in agricoltura usarla in modo consapevole, quando c’è e non quando si vuole”.
Per ora entrambi i fratelli Preve, tuttavia, escludono di dover ricorrere ai mercati esteri per rifornirsi di materia prima. “Il calo della produzione l’anno scorso ha inciso e si è visto dell’andamento dei prezzi, noi però abbiamo relazioni secolari col territorio e questo ci ha aiutato. Non credo assolutamente” si debba importare ha detto Riccardo Preve. “L’Italia esporta il 50% del proprio riso – ha aggiunto Carlo – io credo che i primi a soffrirne saranno gli stranieri, il riso italiano per gli italiani non mancherà”. E qui con orgoglio ha rivendicato che “Alla Cop26 di Glasgow siamo stati l’unica azienda a vendere al Regno Unito ovviamente Carnaroli e Arborio per risotti ma anche basmati fregando gli indiani”.

Auto, Urso ottimista: mossa Italia ha già un primo effetto sull’Ue

Auto, Urso ottimista: mossa Italia ha già un primo effetto sull’UeRoma, 3 mar. (askanews) – Il voto negativo annunciato dall’Italia sulla mesa al bando dei motori termici dal 2035 ha “suonato la sveglia” all’Europa e ha già avuto “un primo effetto” positivo: il rinvio “sine die” del voto al Coreper, e quindi al Consiglio Ue, mentre ora “anche altri paesi si sono resi conto che non si può andare in un vicolo cieco”. Lo ha rivendicato il ministro di Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso a margine della 41esima assemblea Legacoop a Roma.
“Io sono ottimista – ha detto Urso – perché le prime reazioni sono davvero per alcuni sorprendenti. L’Italia, prendendo atto della realtà, così come si è modifica negli ultimi mesi, tra l’altro e non per ultimo con la decisione dell’amministrazione Biden di realizzare una politica industriale molto assertiva e competitiva, mettendo in campo quasi 2.000 miliardi di dollari sul proprio sistema industriale, con misure anche protezionistiche a cui l’Europa deve rispondere, per non essere schiacciata dalla sfida tra Stati Uniti e Cina; abbiamo, il governo Meloni, con intesa piena del ministro (di ambiente e sicurezza energetica Gilberto) Picchetto e del sottoscritto, espresso questa posizione netta in merito al regolamento che aveva già compiuto il percorso del trilogo Ue ed aver superato, seppure con qualche difficoltà, anche in questo caso sorprendente, il giudizio del Parlamento europeo”.
“Abbiamo detto no al regolamento CO2 sui veicoli leggeri – ha spiegato il ministro – perché siamo fautori, da sempre, di un approccio programmatico, quello che deve derivare dei fatti concreti, per esempio riteniamo che l’elettrico sia una tecnologia tra le tante, anche se forse la più significativa nel periodo della transizione ecologica, ma non è una religione. Bisogna anche guardare ad altre tecnologie, penso ai biocombustibili che possono dare gli stessi positivi effetti per quanto riguarda le regole ambientali che ci siamo dati. Per questo abbiamo espresso il nostro no, abbiamo anticipato il nostro no alla riunione del Coreper che si sarebbe dovuta realizzare mercoledì”.
“Il nostro no ha svegliato l’Europa – ha rivendicato Urso – la presidenza svedese ha deciso prima di rinviare ad oggi, cioè a venerdì, il punto all’ordine del giorno, poi consapevole che la riflessione si era ancora amplificata e aveva coinvolto più paesi ha deciso di togliere questo punto dall’ordine del giorno, rinviando sine die, a dimostrazione che la sveglia italiana avuto un primo effetto: quello di far capire all’Europa che nulla è scontato, che il destino delle imprese e del lavoro europeo è nelle nostre mani e che anche altri paesi si sono resi conto che non si può andare in un vicolo cieco, che ci porterebbe alla sottomissione alla tecnologia della Cina, che oggi sul green ha sostanzialmente un oligopolio”.

Federlegnoarredo: Feltrin confermato presidente fino al 2026

Federlegnoarredo: Feltrin confermato presidente fino al 2026Milano, 3 mar. (askanews) – Con oltre il 95% dei voti, l’assemblea straordinaria di FederlegnoArredo ha deliberato che Claudio Feltrin, attuale presidente in carica fino al 2024, prosegua il suo mandato per altri due anni, come previsto dalla delibera del Consiglio generale di Confindustria che ha introdotto tale possibilità straordinaria per i presidenti delle Associazioni territoriali e di categoria del Sistema, eletti entro il 31 dicembre 2020. Una norma voluta da Confindustria per offrire alle realtà che lo ritenessero opportuno una continuità nell’azione associativa messa a dura prova dalla fase pandemica.
L’esito dell’assemblea riunitasi nella sede di Foro Buonaparte conferma quanto già deliberato lo scorso 20 dicembre dal Consiglio di presidenza di FederlegnoArredo prima e dal Consiglio generale poi.
“A tutti gli associati, ai membri del Consiglio generale e del Consiglio di presidenza va il mio ringraziamento per la rinnovata fiducia accordatami”, ha commentato Feltrin. “Porterò avanti, insieme a tutti voi, il mio impegno con determinazione e convinzione per completare il lavoro avviato in questi anni, in un’ottica di continuità nell’esclusivo interesse degli associati. I miei punti fermi sono e rimangono quelli con cui sono stato eletto presidente nel 2020: trasparenza e collegialità della governance, rappresentanza, qualità dei servizi erogati, efficienza della struttura e impegno al fianco delle aziende nella transizione ecologica. Con il voto di oggi, l’assemblea degli associati ha deciso di proseguire nel cammino intrapreso a supporto delle aziende del legno-arredo. Una filiera – ha proseguito Feltrin – che abbiamo l’onore di rappresentare con le istituzioni italiane ed europee e all’interno del sistema confindustriale, di cui siamo e intendiamo continuare ad essere una componente importante, che vuole portare il proprio contributo all’impegno unitario di Viale dell’Astronomia, a tutela degli interessi complessivi del nostro sistema industriale nazionale”.

Italia-Francia, visione comune per transizione verde e digitale in Ue

Italia-Francia, visione comune per transizione verde e digitale in Ue

Urso e Le Maire, prima riunione Forum Consultazione ministeriale del Trattato del Quirinale

Roma, 3 mar. (askanews) – Si è svolta oggi, presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), la prima riunione del Forum di Consultazione ministeriale tra Italia e Francia previsto dal Trattato del Quirinale, co-presieduto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e dal ministro dell’Economia, delle Finanze e della Sovranità industriale e digitale della Francia, Bruno Le Maire.
Al termine della riunione, informa un comunicato diffuso dal Mimit, è stata adottata la dichiarazione congiunta dei ministri su ‘Una visione condivisa per una strategia industriale dell’Ue verso la transizione verde e digitale’ che, sulla base dello stesso Trattato, e consolidandone le ambizioni, riafferma la volontà di approfondire la cooperazione bilaterale dei due Paesi a favore di una visione strategica industriale aggiornata dell’Unione, che contemperi le sfide di breve e medio periodo e le aspettative di lungo termine. La dichiarazione, strutturata in 16 punti, rappresenta la comune visione di Italia e Francia per un’Europa sempre più competitiva e attrattiva per gli investitori, a fronte del potenziale della transizione green e digitale.
I due Paesi – aggiunge il comunicato – dichiarano di accogliere con favore le conclusioni del Consiglio europeo straordinario del9-10 febbraio scorso, sulla maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi europei e nella prospettiva che venga istituito un fondo sovrano a sostegno della capacità produttiva nei settori strategici. A questo scopo, Italia e Francia hanno sottolineato la loro determinazione nel voler contribuire ai lavori dell’Unione con una proposta congiunta da presentare alla Commissione, al fine di delineare un’agenda ambiziosa.
Il documento si basa sulle conclusioni dei gruppi di lavoro tra le due amministrazioni, istituiti ai sensi del Trattato del Quirinale dopo il precedente incontro a Parigi fra Urso e Le Maire, con l’obiettivo di identificare soluzioni da proporre a livello europeo in ambiti di comune interesse, mediante un dialogo produttivo e inclusivo, aperto agli stakeholder dei due Paesi.
“La prima riunione del Forum di Consultazione ministeriale tra Italia e Francia rappresenta un momento decisivo nell’elaborazione di una rinnovata politica industriale europea, pragmatica e non ideologica. La dichiarazione approvata oggi – ha affermato Urso nel corso del suo intervento – ne è la dimostrazione, affermando chiaramente che i due Paesi condividono l’ambizione di consolidare, a livello comunitario, un’autonomia strategica sulle transizioni green e digitale. Tale percorso potrà realizzarsi con una maggiore flessibilità nell’utilizzo di fondi europei e con l’adeguamento delle norme sugli aiuti di Stato fondato sul principio di solidarietà, per garantire un equo sostegno ai settori strategici attraverso un’effettiva ed efficace semplificazione e velocizzazione delle procedure. Questa la strada per fornire una risposta concreta da parte dell’Unione Europea alle sfide di natura globale per il nostro comparto industriale”.
“Questa riunione è tanto più necessaria in quanto si svolge in un contesto globale radicalmente nuovo, in cui dobbiamo proiettarci insieme. Per affrontare queste nuove sfide – ha dichiarato il ministro Le Maire – Francia e Italia devono rafforzare la loro cooperazione, in particolare nei settori industriali, definendo una chiara tabella di marcia. È su questo che abbiamo potuto lavorare oggi e la dichiarazione che firmiamo rappresenta una nuova tappa decisiva nelle relazioni franco-italiane. Condividiamo le stesse ambizioni: definire una nuova politica industriale europea, più verde, e più competitiva e indipendente”.

Al Centro Studi Americani il Transatlantic Forum: the future of the West

Al Centro Studi Americani il Transatlantic Forum: the future of the WestRoma, 3 mar. (askanews) – Il Centro Studi Americani e Aspen Institute Italia, in collaborazione con European Council on Foreign Relations e Ambasciata Usa in Italia, organizzano il Transatlantic Forum: the future of the West.
Il dibattito si svolgerà in presenza il 6 febbraio presso la sede del Centro Studi Americani in via Michelangelo Caetani 32, Roma. L’evento è aperto alla stampa ed è realizzato anche grazie al contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Partecipano tra gli altri Gianni De Gennaro, Presidente CSA, Giulio Tremonti, Presidente di Aspen Institute Italia, Shawn Crowley, Chargé d’Affaires, U.S. Embassy to Italy, Paula J. Dobriansky, former Under Secretary of State for Global Affairs, Kurt Volker, Distinguished Fellow, Center for European Policy Analysis; Founding Partner, American University of Kyiv, Hanna Halchenko, Consigliere dell’Ambasciata ucraina in Italia, Viktor Elbling, Ambasciatore della Germania in Italia e Ian Lesser, Vice President, German Marshall Fund of the United States. Ad un anno dall’invasione russa dell’Ucraina, le implicazioni globali del conflitto hanno portato all’ulteriore rafforzamento del ruolo della NATO e dell’Unione Europea nell’ambito dei rapporti transatlantici. Il dibattito affronterà le possibili ripercussioni e i futuri scenari interni ed esterni per l’Occidente sul lungo termine.

Nicola Sangiorgi, il successo dei miei collaboratori è il mio successo

Nicola Sangiorgi, il successo dei miei collaboratori è il mio successoRoma, 3 mar. (askanews) – Il successo in un’impresa non è mai solamente legato al capo o al team di vertice, ma è frutto del lavoro di tutti i collaboratori. Nicola Sangiorgi, imprenditore di successo, ha affermato con forza questo concetto: “il successo dei miei collaboratori è il mio successo”. Ma cosa significa veramente questa frase a livello di business? Ce lo ha spiegato in un’intervista in cui sono stati toccati tre punti chiave: la collaborazione e la sinergia tra i membri del team, l’investimento nei collaboratori e la responsabilità condivisa.
Collaborazione e sinergia
La collaborazione e la sinergia sono elementi fondamentali per la creazione di un team coeso e la conseguente crescita dell’azienda. In un ambiente lavorativo, la collaborazione tra i dipendenti è essenziale per portare a termine progetti complessi e per raggiungere gli obiettivi prefissati. La condivisione delle idee e delle competenze all’interno del team, infatti, può portare a soluzioni innovative e inaspettate che potrebbero non emergere altrimenti. La collaborazione permette di individuare le competenze specifiche di ogni membro del team e di valorizzarle al meglio. In questo modo, ogni dipendente si sente parte integrante del progetto e ne assume una maggiore responsabilità, contribuendo in modo attivo al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Una collaborazione efficace, inoltre, permette di creare un clima lavorativo sereno e di fiducia reciproca tra i membri del team. La sinergia, invece, è l’effetto positivo che si ottiene dalla combinazione di diverse competenze e conoscenze. Lavorare in sinergia significa mettere insieme le proprie forze e le proprie competenze per ottenere risultati migliori di quelli che si potrebbero raggiungere lavorando da soli. In un team di lavoro, la sinergia si crea quando i membri del team sono in grado di integrare le proprie competenze e conoscenze per affrontare in modo efficace le sfide del progetto. La sinergia non si crea automaticamente, ma richiede una comunicazione aperta e costante tra i membri del team, una comprensione reciproca dei propri ruoli e competenze e una condivisione degli obiettivi comuni. Nicola Sangiorgi ha sempre sostenuto l’importanza della collaborazione e della sinergia all’interno del suo team. Infatti, ha sempre promosso una cultura aziendale basata sull’apertura al dialogo e sulla valorizzazione delle competenze individuali, mettendo sempre al primo posto gli obiettivi comuni dell’azienda.
Investimento nei collaboratori
Investire nei propri collaboratori è un aspetto fondamentale per il successo dell’azienda e per la crescita professionale e personale dei dipendenti. Nicola Sangiorgi ha sempre creduto che l’investimento nei collaboratori sia uno degli elementi chiave per il successo dell’azienda, e ha sempre promosso una cultura aziendale che mette al centro la valorizzazione delle risorse umane. L’investimento nei collaboratori può assumere diverse forme: dalla formazione continua alla creazione di percorsi di carriera personalizzati, dalla definizione di obiettivi condivisi alla promozione di un ambiente di lavoro stimolante e gratificante. Tutti questi elementi contribuiscono a creare un clima lavorativo sereno e a motivare i dipendenti, aumentando la loro produttività e il loro senso di appartenenza all’azienda. La formazione continua, ad esempio, permette ai dipendenti di acquisire nuove competenze e conoscenze, mantenendoli costantemente aggiornati sulle nuove tecnologie e sulle novità del settore. Questo consente loro di migliorare il proprio lavoro e di aumentare la propria qualità professionale, contribuendo così alla crescita dell’azienda.
Responsabilità condivisa
Il concetto di responsabilità condivisa è fondamentale per comprendere il significato della frase “il successo dei miei collaboratori è il mio successo”. Quando un imprenditore decide di condividere la responsabilità con i suoi collaboratori, significa che non si aspetta da loro solo di eseguire i compiti assegnati, ma li coinvolge attivamente nella gestione dell’azienda. Ciò significa che i collaboratori diventano parte integrante dell’azienda e si sentono coinvolti nelle scelte e nelle decisioni prese. In questo modo, il senso di appartenenza aumenta e la motivazione dei collaboratori cresce, in quanto si sentono valorizzati e responsabili del successo dell’azienda. Inoltre, l’imprenditore che condivide la responsabilità con i suoi collaboratori dimostra di avere fiducia in loro e nella loro capacità di prendere decisioni importanti per l’azienda. Ciò porta a un clima lavorativo più positivo, in cui le relazioni tra i membri del team sono improntate alla collaborazione e alla fiducia reciproca. Per mettere in pratica il concetto di responsabilità condivisa, l’imprenditore deve delegare compiti e responsabilità ai suoi collaboratori, ma anche offrire supporto e feedback costante. In questo modo, i collaboratori si sentiranno responsabili dei risultati ottenuti e sapranno di poter contare sull’aiuto e sul supporto dell’imprenditore.

Luiss Business School: nasce a Belluno Advisory board Nordest

Luiss Business School: nasce a Belluno Advisory board Nordest

Berton: pronti a nuovo passo. Abete inaugura cabina regia

Belluno, 3 mar. (askanews) – Si è insediato a Belluno l’Advisory Board della Luiss Business School per il Nordest, organismo che avrà il delicato compito di valorizzare e radicare l’hub veneto delle Dolomiti. “A tre anni dall’avvio della Luiss Business School a Belluno siamo pronti a compiere un nuovo passo per rendere questa iniziativa ancora più attrattiva e strategica”, afferma Lorraine Berton, Presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, associazione che per prima ha creduto nella possibilità di portare nel capoluogo dolomitico una delle più prestigiose scuole di alta formazione in Italia e nel mondo. “Il successo dei primi corsi e l’aumento continuo delle iscrizioni ci dice che è stata la scelta giusta, che il nostro territorio può competere con tutti gli altri a patto che si punti sull’eccellenza delle proposte”, sottolinea Berton. Da qui la nascita dell’Advisory Board, presieduto dalla presidente Lorraine Berton, e composto da grandi nomi dell’imprenditoria e del management che supporteranno Luiss Business School nella sfida delle competenze e della crescita del capitale umano, focalizzandosi sulle necessità delle imprese del Nordest.
La presentazione ufficiale della squadra è avvenuta oggi a Palazzo Bembo, sede dell’hub, con gli interventi di Luigi Abete e Raffale Oriani, rispettivamente Presidente e Dean della Luiss Business School.
“Ci tengo ad esprimere il mio personale ringraziamento e quello della Luiss Business School ai membri dell’Advisory Board, ed in particolare alla Presidente Maria Lorraine Berton, per l’impegno che metteranno nel veicolare i valori e le attività della Scuola e dell’Hub di Belluno – ha dichiarato Abete -. Inaugurammo questa sede a gennaio 2020, pochi giorni prima che si abbattesse sull’Europa la pandemia. Oggi, ripartiamo, resilienti, nel percorso che vede la Luiss Business School radicarsi ulteriormente nel territorio, proponendosi come luogo di formazione di eccellenza per contribuire alla crescita del tessuto manageriale ed imprenditoriale ed allo sviluppo ed all’internazionalizzazione delle aziende del Nordest, per dotarle di competenze e know-how necessari a gestire, con flessibilità e velocità, le continue evoluzioni dell’attuale contesto macro-economico e socio-politico”.